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Dimenticate il contouring scolpito, le basi perfettamente opache e le texture pesanti. Nell'estate 2026 il make-up cambia prospettiva e mette al centro la luce, interpretandola in modi sempre diversi.
Il risultato non è necessariamente discreto, né sempre naturale. Può essere trasparente e quasi impercettibile oppure brillante, colorato, persino un po' sfacciato. A cambiare è soprattutto il concetto di glow, che non si limita più a un semplice punto luce ma diventa uno strumento espressivo con cui costruire il proprio look.
Dalla Glass Skin alle juicy lips, dal blush effetto baciato dal sole agli ombretti wet, ecco i beauty trend da tenere d'occhio questa stagione.
Dior Forever skin glow, Willow Smith
Durante l'estate 2026 la base viso cambia approccio. Le texture dei fondotinta diventano sempre più fluide, leggere e confortevoli, pensate per fondersi con l'incarnato senza nasconderne la naturale tridimensionalità.
Le nuove formule ibride, a metà tra skincare e make-up, non si limitano a perfezionare l'aspetto del viso, ma contribuiscono anche a mantenerlo idratato e rimpolpato grazie alla presenza di ingredienti come acido ialuronico, niacinamide, squalano e ceramidi.
Tra i fondotinta glow più interessanti ci sono Luminous Silk di Armani Beauty, ormai un classico per il suo finish setoso, Dior Forever Skin Glow, che unisce comfort e lunga tenuta, e Glowy Super Skin Foundation di Saie, dalla resa fresca e naturale. Per chi preferisce una formulazione ancora più leggera Fresh Rose Glow Cushion di Dolce&Gabbana Beauty offre una coprenza modulabile e un effetto naturalmente luminoso.
Il nuovo mantra è lasciare che la pelle respiri, senza coperture pesanti né stratificazioni inutili. E la cipria? Solo dove serve, soprattutto sulla zona T, lasciando che zigomi e guance catturino liberamente la luce.
Glass skin, nuvoledibellezza
La Glass Skin continua a guidare il beauty contemporaneo, ma dice addio all’estetica di porcellana rigida e artificiale. Il suo fascino si sposta verso un incarnato dall’aspetto sano, elastico e profondamente idratato.
Il segreto comincia prima del make-up, con una skincare capace di preparare la pelle. Sieri idratanti, creme confortevoli e primer luminosi diventano la tela su cui costruire una base sottile. Poi arriva l’illuminante, che cambia completamente consistenza: niente particelle glitterate evidenti, ma balsami trasparenti, texture gel e formule liquide che si fondono con la pelle.
Gli zigomi restano il punto focale, insieme al dorso del naso e all’arco di Cupido, ma quest’estate la luce si espande in modo più diffuso verso tempie e arcata sopracciliare. Il risultato è un effetto specchiato ma naturale, una luminosità tridimensionale che non nasconde la pelle, ma ne esalta la vitalità.
Irina Shestakova, Gallery Stock
Tra i protagonisti indiscussi della stagione c’è il blush, che da semplice tocco di colore conquista un ruolo centrale nella costruzione del look. L’obiettivo è ricreare il faux flush, quel rossore spontaneo che affiora sulla pelle dopo qualche ora trascorsa all’aperto, donando al viso un effetto naturalmente baciato dal sole.
La tecnica più apprezzata è quella dell’high blush placement: il prodotto viene sfumato nella parte alta delle guance e accompagnato verso le tempie, contribuendo a ridefinire i volumi del volto in modo delicato. Una scelta che prende le distanze dal contouring più strutturato e punta invece su un effetto armonioso e leggero, capace di esaltare i lineamenti senza irrigidirli.
Le nuance di riferimento evocano immediatamente l’estate: pesca, corallo, rosa caldo e terracotta. Applicate con mano leggera anche sul dorso del naso, aiutano a ricreare quell’aspetto sunkissed, come dopo una lunga giornata al mare.
Dopo anni di interpretazioni più discrete, il blush torna a farsi notare e si afferma come il dettaglio capace di scaldare l'incarnato, evocando immediatamente l’atmosfera rilassata delle vacanze.
Barrel Women Cut-Out One Piece-PINK
Tra le tendenze più interessanti del momento spicca il post-workout glow, un make-up che prende ispirazione dall’aspetto lucido del viso dopo una sessione di pilates o hot yoga.
Per ottenerlo si parte da una base dall’effetto leggero e impercettibile, a cui si aggiunge un blush cremoso capace di regalare freschezza e colore. La cipria viene utilizzata con parsimonia, lasciando emergere la naturale luminosità dell’incarnato, mentre spray fissanti dal finish glow contribuiscono a uniformare il risultato e a creare un aspetto fresco e leggermente bagnato.
Più che inseguire una perfezione costruita, questo trend celebra una bellezza naturale, dove skincare e make-up si incontrano fino quasi a confondersi.
Matteo Valle, LAUNCHMETRICS SPOTLIGHT
Il gloss è tornato e questa volta sembra destinato a restare. Le juicy lips dominano la stagione con un finish lucido e specchiato che amplifica visivamente volume e idratazione.
Gloss, lip oil e balsami colorati trasformano le labbra in uno dei punti focali del look. Le tonalità spaziano dai nude luminosi ai rosa succosi, fino ai rossi ciliegia che richiamano l'estetica delle cosiddette "ghiacciolo lips".
In questa versione il colore si concentra al centro della bocca e sfuma delicatamente verso i bordi, creando un effetto fresco e leggermente imperfetto. Per la sera, invece, il finish glossy può diventare ancora più intenso e scenografico.
Chappell Roan
Se il resto del viso punta sulla leggerezza, gli occhi possono concedersi un pizzico di audacia. L'estate 2026 segna infatti il ritorno di shimmer, texture metalliche e wet che trasformano la palpebra in una superficie riflettente.
Le nuance preferite sono bronzo, champagne, oro rosato e pesca, ideali per valorizzare l'abbronzatura. Per la sera entrano in scena pigmenti metallici e glitter multidimensionali che catturano la luce a ogni movimento.
Non servono tecniche elaborate: spesso basta un solo ombretto applicato con le dita per ottenere un risultato di grande effetto.
@paintedbyesther
La voglia di brillare non si ferma al volto. Oli illuminanti, creme shimmer e body glitter valorizzano spalle, clavicole, décolleté, braccia e gambe con riflessi raffinati e mai eccessivi.
L'estetica Y2K torna, ma in una versione più adulta e sofisticata. Le particelle luminose si fanno sottili, quasi impercettibili, e si accendono soltanto quando la luce colpisce la pelle.
Di giorno basta un velo di prodotto sulle zone strategiche; la sera, invece, il body glow può trasformarsi in un vero accessorio beauty capace di completare il fit.
Il beauty look dell’estate 2026 non segue una sola direzione, ma vive di contrasti e personalizzazioni. Può essere una base quasi invisibile con un blush intenso, una pelle effetto vetro abbinata a labbra trasparenti, uno sguardo metallico su un incarnato nude o un velo dorato che scende dalle spalle al décolleté.
Il glow non è più soltanto un risultato da ottenere, ma un vero linguaggio estetico con cui costruire il proprio stile.
Ci sono storie che nascono per essere raccontate ai più piccoli e finiscono per parlare, con la stessa forza, anche agli adulti. È il caso di Greta e le favole vere, il nuovo film diretto da Berardo Carboni, in arrivo nelle sale cinematografiche dal 6 agosto con Vision Distribution.
Al centro del racconto c'è Greta, una bambina di dieci anni interpretata da Sara Ciocca, che guarda il mondo con la determinazione di chi non ha ancora imparato a considerare impossibile ciò che sembra esserlo. Ispirata dalle battaglie ambientaliste di Greta Thunberg, decide che osservare non basta più. Quando, insieme all'amico Sauro, interpretato da Mattia Garaci, libera un cucciolo di orso polare dalle mani di due bracconieri, inizia un'avventura che li porterà lontano da casa e dentro una storia molto più grande di loro. L'obiettivo è riportare l'animale al Polo Nord. Quello che segue è un viaggio fatto di ostacoli, incontri e scelte, ma soprattutto un percorso di crescita in cui l'amicizia e il coraggio diventano strumenti per affrontare una realtà che sembra troppo grande per due bambini.

Carboni sceglie così di recuperare il linguaggio diretto e istintivo della favola per confrontarsi con una delle questioni più urgenti del presente: il rapporto tra l'uomo e la natura. Una scelta narrativa che non cerca il cinismo né il dubbio permanente, ma che prova a restituire ai più giovani la possibilità di immaginare un'alternativa.
«Oggi il compito del cinema non è solo mostrare la realtà, ma contribuire a inventarne una nuova», afferma il regista. Ed è forse proprio qui che Greta e le favole vere trova la sua ragione più profonda: nel ricordarci che una storia può ancora prendere posizione, indicare una direzione, suggerire che cambiare le cose sia possibile.
Presentato anche alla 56ª edizione del Giffoni Film Festival, il film costruisce una fiaba contemporanea che parla di ambiente, ma anche di responsabilità, amicizia e coraggio. Valori semplici, forse, ma tutt'altro che scontati. Perché a volte il gesto più rivoluzionario non è avere tutte le risposte, ma decidere di non restare a guardare.
E forse è proprio questo che fanno le favole migliori: ci ricordano che, anche quando il mondo sembra troppo grande, possiamo ancora scegliere da che parte stare.
D’estate anche i capelli meritano una pausa. Tra temperature elevate, umidità, tuffi in mare e giornate trascorse all’aria aperta, la voglia di dedicare tempo a pieghe impeccabili e styling elaborati diminuisce inevitabilmente. La soluzione? Puntare su un taglio capace di mantenere la propria forma e il proprio carattere anche senza l’aiuto costante di phon e piastra.
Per l’estate 2026, le tendenze premiano leggerezza e movimento, con scalature e sfilature pensate per dare dinamismo alla chioma e adattarsi a diverse lunghezze. Dai corti più decisi ai bob dall’allure effortless, ecco cinque tagli da cui lasciarsi ispirare durante la bella stagione.
Zoë Kravitz, Photo_ Jon Kopaloff (Getty Images)
Corto, fresco e decisamente cool, il Pixie Cut è uno degli haircut più radicali, ma anche uno dei più pratici per l’estate. Il collo rimane scoperto e il tempo dedicato allo styling si riduce al minimo. La versione leggermente allungata, inoltre, lascia spazio a ciocche più lunghe sulla fronte, da modellare in piccoli ricci decorativi o da portare semplicemente seguendo la forma naturale dei capelli. Una scelta essenziale per chi vuole cambiare look e alleggerire la propria routine.
Crop androgino Pinterest
Per chi vuole osare con le forbici, il crop androgino è una delle alternative più interessanti della stagione. Corto sui lati e dietro, presenta una lunghezza leggermente scalata sulla parte superiore e richiede pochissimo tempo per essere sistemato. Particolarmente adatto ai capelli naturalmente ricci, può essere valorizzato con una crema per lo styling o uno spray texturizzante, mentre sulle altre tipologie di capello può richiedere qualche attenzione in più. Il risultato è un look deciso, contemporaneo e dall’attitudine genderless.
Margot Robbie 2026
Morbido, scalato e volutamente imperfetto, l’Undone Bob è il caschetto pensato per asciugarsi all’aria e accompagnare il naturale movimento delle ciocche. Le punte sfilate alleggeriscono la chioma e contribuiscono a creare un effetto spontaneo e disinvolto. Particolarmente indicato per chi ha capelli ricci o a spirale, è una scelta ideale per chi preferisce lasciare che siano le caratteristiche naturali della propria chioma a definire il risultato finale.
launchmetrics.com spotlight
Tra i tagli corti di tendenza durante questa stagione spicca il Bixie, un incontro tra bob e pixie che si presta a interpretazioni diverse. Sui capelli mossi le scalature costruiscono una forma dinamica e ricca di carattere, mentre la versione più riccia ricorda uno shag in formato mini. A completarla è una frangia lunga e pari, da cui si sviluppano boccoli definiti e pieni di movimento, accompagnati da una scalatura graduale verso la nuca. Anche sui capelli lisci il Bixie funziona bene: in questo caso le linee più nette e la texture controllata mettono in risalto la struttura del taglio, creando un effetto grafico e leggermente più essenziale. Un taglio compatto, ma tutt’altro che statico.
Miley Cyrus, wolf cut
Il Wolf Cut si conferma protagonista anche dell’estate 2026 in una versione più lunga e vicina allo shag, il caratteristico taglio scalato e sfilato che combina lunghezze diverse per creare una forma morbida e dinamica. Le ciocche che si aprono ai lati del viso incorniciano i lineamenti, mentre le onde naturali contribuiscono a definire il look senza bisogno di una piega precisa.
Sui capelli lisci, invece, assume un’anima più rock e contemporanea: la scalatura è più marcata nella parte alta e le punte vengono alleggerite per creare un effetto volutamente disordinato. Il risultato è un taglio che aggiunge volume alle radici e movimento sulle lunghezze, valorizzando anche le chiome più compatte. Per esaltarlo al meglio, si può lavorare sullo styling con prodotti volumizzanti alla base, spray salini o cere leggere sulle punte per definire la texture.
Cinque tagli, cinque modi diversi di vivere l’estate. Il filo conduttore è una bellezza meno costruita, fatta di scalature, lunghezze e forme capaci di seguire il carattere di ogni chioma. Perché quando le temperature salgono, anche la routine beauty può diventare più semplice: basta trovare il taglio giusto e lasciare che siano i capelli a raccontare il resto.
Abbiamo raggiunto telefonicamente Vincenzo Greco (in arte Evocante), che ha recentemente pubblicato il suo ultimo lavoro in studio, Tempi Moderni (Dialettica Label-Tunecore- La Stanza nascosta Records): un concept album che ricalca-per ammissione stessa dell’autore- l’impostazione narrativa à la Roger Waters; una dichiarazione non solo artistica ma politica, un atto necessario di difesa dell’umanità e di resistenza verso le violenze del potere.
La pianista e arrangiatrice Cristina Massaro ha curato l'adattamento e ha diretto l'esecuzione del coro di voci bianche nel singolo Ràreche de La Niña, recentemente uscito per Sugar Music. Gli alunni dell’Istituto Comprensivo Sabatino Minucci di Napoli hanno preso parte al progetto scolastico di canto "School In Soul” e sono stati notati dall’artista partenopea, che li ha fortemente voluti nel suo nuovo singolo.
A Milano l’eleganza maschile si fa racconto, memoria e riflessione culturale. The Gentleman – Stile e gioielli al maschile, ospitata nelle sale di Palazzo Morando | Costume Moda Immagine e visitabile fino al 27 settembre 2026, riporta il gioiello al centro della scena, restituendogli il suo ruolo di segno distintivo tra identità, status e trasformazioni sociali.
Curata da Gian Luca Bovenzi e Mara Cappelletti, la mostra costruisce un percorso attraverso oltre tre secoli di storia, intrecciando moda, politica e costume in una narrazione visiva dove ogni oggetto diventa testimonianza dell’evoluzione dell’identità maschile.
L’esposizione nasce con l’obiettivo di restituire dignità storica a un elemento spesso trascurato del costume maschile: il gioiello.
Fibbia da scarpa circolare con decorazione floreale. Inghilterra. Seconda metà del 1700. Argento, acciaio, strass
Nel XVIII secolo, nelle corti europee, aristocratici e uomini di potere indossavano con disinvoltura anelli, catene, fibbie, gemelli e sigilli, elementi che completavano abiti sontuosi ricchissimi di dettagli. Non si trattava di semplici accessori, ma di veri indicatori di rango, strumenti visivi attraverso cui si esprimevano gerarchie, alleanze e identità sociali.
A questa dimensione si affiancava una forte valenza politica, resa particolarmente evidente dagli ordini cavallereschi. Tra questi, l’Ordine del Toson d’Oro rappresentava uno dei massimi esempi di prestigio nell’Europa moderna: la collana cerimoniale, da cui pendeva il celebre vello, non era soltanto un ornamento, ma una dichiarazione di appartenenza a una ristrettissima e potente cerchia.
In questo sistema visivo, in cui l’apparenza del lusso costituiva un linguaggio codificato e immediatamente riconoscibile, anche la materia stessa degli ornamenti divenne terreno di sperimentazione. Accanto ai materiali più preziosi, il Settecento sviluppò soluzioni innovative capaci di replicarne l’effetto: leghe come il princisbecco, i vetri sfaccettati perfezionati da Georges Frédéric Strass e le lavorazioni in cut steel conquistarono le corti europee, spostando l’attenzione dalla rarità dei materiali alla perizia tecnica.
Con l’Ottocento cambia tutto. L’ascesa della borghesia ridefinisce i codici del gusto: all’ostentazione si sostituisce una nuova tendenza fatta di misura, controllo e discrezione. Il gioiello non scompare, ma si ridimensiona, adattandosi a un’eleganza più sobria.
Si affermano così quegli elementi che ancora oggi associamo allo stile maschile: gemelli, spille da cravatta, catene da orologio. Dettagli calibrati pensati per accompagnare l’abito senza dominarlo.
Spillino raffigurante il busto di Garibaldi. Inghilterra, 1864. Oro e corallo. Collezione privata Demaldè, Milano
Nonostante ciò il gioiello continua a svolgere una funzione narrativa e simbolica, legandosi a figure e avvenimenti di forte risonanza pubblica. Emblematico, in questo senso, è l’episodio della visita di Giuseppe Garibaldi in Inghilterra nel 1864: accolto con entusiasmo come una vera celebrità, l’Eroe dei Due Mondi diventa soggetto di gioielli commemorativi, come lo spillino qui esposto che ne raffigura il volto. Un cortocircuito tra politica, mito e moda che anticipa dinamiche profondamente contemporanee.
Il Novecento segna una fase di profonde trasformazioni nel rapporto tra uomini e ornamento. Se da un lato l’abbigliamento maschile tende a semplificarsi, dall’altro si affermano nuove modalità di espressione individuale.
Dalla raffinatezza della Belle Époque alle linee geometriche dell’Art Déco, fino alle sperimentazioni degli anni Sessanta e Settanta, questi elementi tornano a essere strumenti di creatività e definizione identitaria.
1964 Anello “Medioevo”. Oro rosa con incisioni, topazio cognac taglio tondo. Grimoldi, Milano
Negli anni Sessanta, la Peacock Revolution (movimento culturale legato alla moda maschile inglese) introduce colori vivaci, fantasie audaci e accessori ispirati alla cultura pop e al flower power. Nel decennio successivo, con la nascita di Pitti Uomo a Firenze, il guardaroba maschile si apre a nuove sperimentazioni.
Spilla-Ciondolo “Aton Trio”. James Rivière, Italia 1986. Oro giallo 18k, madreperla, lapislazzuli, corallo e turchese
Negli anni Ottanta, l’epoca degli yuppies, giovani professionisti alla ricerca di successo, riporta in auge uno stile appariscente, con spalle ampie, cravatte larghe e dettagli vistosi. Negli anni Novanta, invece, prevale un minimalismo elegante, con linee pulite e materiali di qualità, dove il gioiello si fa discreto ma significativo.
In questo contesto, la moda si afferma come linguaggio personale, capace di riflettere trasformazioni culturali e nuove forme di mascolinità.
Bracciale “Pungimi”. Lucilla Giovanninetti, Milano, 2008. Bronzo lavorato con la tecnica della cera persa. ©Michele Gala
La sezione finale della mostra è dedicata alla contemporaneità e presenta le creazioni di alcune delle più importanti maison della gioielleria internazionale, tra cui Cartier, Bulgari, Buccellati e Damiani, accanto al lavoro di designer e realtà artigianali come Grimoldi, Margherita Burgener, Milano Jewels e Lucilla Giovanninetti.
Tra i pezzi simbolo figurano gioielli iconici della storia del design contemporaneo come il Trinity Ring e il Love Bracelet di Cartier o l’anello B.zero1 di Bulgari.
Il risultato è un quadro ricco e diversificato che racconta come oggi il gioiello maschile stia vivendo una nuova stagione di libertà creativa. Collane, anelli, spille e catene tornano a essere strumenti di espressione personale, sempre più svincolati dalle tradizionali distinzioni di genere.
Più che una semplice esposizione di oggetti preziosi, The Gentleman – Stile e gioielli al maschile si configura come un’indagine culturale sull’evoluzione dell’identità maschile.
Attraverso abiti, accessori e gioielli, la mostra evidenzia come questi elementi abbiano contribuito nei secoli a definire l’immagine dell’uomo: da emblema di potere e appartenenza sociale, a dettaglio di stile, fino a forma di espressione individuale.
Un percorso che, dal Settecento aristocratico alla contemporaneità, invita a rileggere la moda maschile come specchio dei mutamenti sociali e culturali europei, offrendo anche l’occasione di riscoprire il fascino di Palazzo Morando, tra ambienti affrescati e raffinate atmosfere d’epoca.
Informazioni utili
Mostra: The Gentleman – Stile e gioielli al maschile
Dove: Palazzo Morando, via Sant'Andrea 6, Milano
Fino a: 27 Settembre 2026
Prezzo: Mostra gratuita
Una bambina attraversa l'acqua saltando da una piattaforma all'altra. È l'unica cosa mossa nell'inquadratura: le canne alle sue spalle sono nitide, le pietre ferme sul pelo dell'acqua scura, e lei è già altrove, sfocata dallo slancio. Perazzo ha fatto scattare l'otturatore nel momento esatto in cui il salto non è ancora riuscito né fallito. È lì che sta la cifra della sua fotografia: nel movimento, nel cogliere quell'attimo di un gesto improvvisato, spontaneo, irripetibile.

Matteo Perazzo ha iniziato a fotografare nel 2017, dopo aver trovato in un cassetto a Genova la vecchia Pentax ME Super del padre. Da allora lavora solo in pellicola, rigorosamente in bianco e nero, mai più di due obiettivi. Una scelta, questa, che ha un peso importante sul suo modo di approcciarsi all'immagine: meno strumenti, meno possibilità di correzione, più intenzione in ogni scatto. Il confine, il limite, inteso come forza che genera bellezza, diventa così la cifra stilistica del suo lavoro. Fotografa città, corpi femminili, volti sfocati, musicisti di jazz, scorci di natura, e insiste su tre parole che tornano anche nel jazz: intuizione, improvvisazione, presenza.
Assolo, immersive experience artistica ideata da Greyheath Hospitality, sarà la sua prima mostra personale e nasce dal desiderio di unire due linguaggi: da un lato la fotografia, dall'altro l'improvvisazione musicale. Per questo primo appuntamento, che si terrà a Villa Sforni (Como) nelle serate del 18, 23 e 24 Luglio, Assolo prevede un dialogo tra la fotografia analogica in bianco e nero di Perazzo e il pianoforte. Le opere sono proiettate su uno schermo mentre la musica le commenta, improvvisando, e ogni serata diventa un ensemble irripetibile. Tommaso Perazzo, pianista jazz, aprirà il ciclo il 18 luglio, affiancando il fratello Matteo; il 23 e il 24 il pianoforte passa a Carlo Maria Nartoni. Nessuno dei due prepara una scaletta: improvvisano sul momento, seguendo gli scatti man mano che compaiono sullo schermo.
I due pianisti arrivano invece da percorsi diversi: Tommaso Perazzo, classe 1996, si è formato tra il Conservatorio di Amsterdam e la Manhattan School of Music e oggi vive a New York, dove suona in club come il Dizzy's e il Mezzrow; il suo ultimo disco, Portrait of a Moment (Red Records, 2025), è inciso in trio con il contrabbassista Buster Williams. Carlo Maria Nartoni è pianista e compositore con una formazione che intreccia classica, jazz e world music, uno stile intimista e una spiccata ricerca sul timbro. Due modi diversi di approcciarsi al pianoforte, per un format che di questa differenza fa il proprio valore intrinseco.
Dietro l'ideazione e l'organizzazione di Assolo c'è Greyheath Hospitality, hospitality house di lusso con base a Como che opera, forma e consiglia — possedendo e gestendo proprietà in prima persona, e affiancando proprietari, operatori e talenti attraverso tre linee: Operator, Academy e Consulting.
Il vernissage è il 18 luglio a Como, in Via Conciliazione 1, alle ore 20; il progetto prosegue il 23 e il 24 luglio, con tre sessioni dalle 17 alle 22. Ogni sessione dura circa quarantacinque minuti. I biglietti, disponibili sul canale IG di Assolo (@assoloevents), sono limitati per preservare l'atmosfera intimista del format.
In un tempo in cui le immagini si moltiplicano e si rivedono all'infinito, Assolo propone il contrario: qualcosa che accade una volta sola. Il formato si ripete, la musica no. Chi assiste a una sessione ascolta un'esecuzione che nessun altro potrà risentire, nemmeno chi torna la sera dopo davanti alle stesse fotografie. Alle serate seguirà una mostra degli scatti stampati e sarà servito un drink incluso nel biglietto.
E' appena calato il sipario sulla quarta edizione della rassegna Terrazza Leuciana: dal 29 maggio il Real Sito di San Leucio ha ospitato la kermesse che è diventata, negli anni, uno degli appuntamenti più attesi della stagione culturale casertana.
Tra le esperienze da non perdere durante una vacanza a Costa Paradiso c'è sicuramente una sosta al Ristorante Sardinia, un punto di riferimento per chi desidera assaporare la cucina mediterranea e le autentiche specialità della Sardegna in un ambiente elegante e rilassato.
Si è conclusa con una grande partecipazione la seconda edizione di Corto Weekend, la gara di cortometraggi che dal 19 al 21 giugno ha animato Lecce grazie all'organizzazione di APS PartyVolontario ed EventiAvanti, con la collaborazione del Comune di Lecce e della Biblioteca Ogni Bene.
L'ex Convento degli Agostiniani, oggi importante polo culturale cittadino, ha ospitato le due serate di proiezioni: la prima dedicata ai cortometraggi internazionali a tematica sociale nell'ambito dello SHORT Week End Film Festival, la seconda, da tutto esaurito, riservata ai lavori in concorso.
Anche quest'anno la sfida ha messo alla prova la fantasia dei partecipanti attraverso tre elementi obbligatori da inserire all'interno dei cortometraggi: l'utilizzo della bicicletta in almeno una scena, una stampa fotografica di qualsiasi tipo alla quale attribuire un preciso ruolo narrativo e una scena girata in una zona di Lecce assegnata preventivamente dall'organizzazione. Vincoli che hanno dato vita a opere originali, capaci di raccontare il territorio con linguaggi e sensibilità differenti.
I vincitori della competizione sono stati, per la categoria Amatori, ex aequo "La Gara" di Antonio Vetrano e "Oggi ho visto Cinzia Volare" di Francesco Delle Site; nella categoria Professionisti il riconoscimento è andato a "Giro di Vite" di Gino Brotto. Il premio per il miglior utilizzo creativo dell'oggetto è stato assegnato a "Succede anche questo" di Davide Giarletti, mentre quello per il miglior utilizzo della bicicletta a "Rallentare" di Flavia Delle Donne.
L'esperienza di Corto Weekend proseguirà anche oltre il concorso. Il cortometraggio "Oggi ho visto Cinzia Volare" è stato infatti selezionato da Sayonara Film e sarà proiettato a Bologna durante le finali della gara "50h in Barca - Bologna 2026", dando vita a un ideale gemellaggio artistico tra Lecce e Bologna. I tre cortometraggi vincitori delle categorie Amatori e Professionisti saranno inoltre proiettati il 28 giugno sul maxi schermo di CineMare Puglia, a Marina di San Cataldo, prima del film in programma.
Parallelamente si è svolta anche l'undicesima edizione dello SHORT Week End Film Festival, dedicato ai cortometraggi internazionali a tematica sociale. Il premio come miglior cortometraggio è andato a "The Swap" di Valeria Luchetti; il riconoscimento per il miglior documentario a "Sunday" di Giulio Tonincelli; il Premio Speciale Ogni Bene a "The Words" di Maciej Piórek, mentre il Premio del Pubblico è stato assegnato a "Luciernagas" di Jorge Ruiz Laffond e Berry Espinosa.
Tra i protagonisti dell'edizione anche l'attore e filmmaker Francesco Stefanizzi, presente come presentatore, tecnico della regia video e interprete di un proprio monologo. «Ho sempre avuto un fascino particolare verso il cortometraggio – racconta – perché è una forma d'arte capace di condensare in pochi minuti un'idea, un'immagine e una visione del mondo. Sono rimasto davvero colpito dalla qualità dei lavori presentati, soprattutto nella categoria amatoriale, e dal calore del pubblico. Corto Weekend è un'esperienza da ripetere, perché è grazie a eventi partecipati come questo che il cinema continua a vivere e ad esistere, in una notte stellata di Lecce».
Soddisfatto anche Giulio Guerrieri, organizzatore e promotore della manifestazione con APS PartyVolontario ed EventiAvanti: «Questa edizione ha confermato come il cinema all'aperto possa essere un autentico servizio per la comunità. Corto Weekend nasce con una forte anima sociale e quest'anno i cortometraggi premiati hanno ricevuto anche un riconoscimento solidale destinato alle Case Famiglia Sacro Cuore, Mani Tese e Chiara Luce di Lecce, che operano a favore di minori in condizioni di disagio. Siamo il primo festival di cortometraggi ad aver istituito un Premio Solidale, perché crediamo che gli eventi culturali debbano generare valore, inclusione e sensibilizzazione, diventando strumenti concreti di cambiamento per il territorio».
Anche quest'anno, dunque, Corto Weekend ha confermato la propria identità: un festival capace di coniugare cinema, creatività, attenzione al territorio e impegno sociale, trasformando il cortometraggio in un'occasione di incontro, partecipazione e crescita culturale.
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