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Il 29 gennaio la cantautrice, chitarrista, cantante, insegnante ed educatrice musicale (con felici sconfinamenti nell’universo teatrale) aprirà il concerto di Gnut (e D’Alessandro) al Q-Hub di Milano: da Libero Bovio a Murolo, da Carosone a Pino Daniele passando per i brani più significativi dei repertori di Gnut e D’Alessandro riarrangiati da questo inedito duo- si legge nella nota stampa.
In uscita oggi Pensieri Bianconeri. Juventus: Dna di una tifoseria (Ultra Edizioni, Collana Sport) di Vincenzo Greco, tra le altre cose opinionista fisso di Radio Bianconera. Il libro, con prefazioni di Luigi Schiffo e Franco Leonetti, vuole essere un viaggio appassionato e appassionante dentro la juventinità: J-DNA, analisi giuridiche e socio-psicologiche e una emozionante carrellata di ricordi personali e collettivi, alla scoperta di una squadra che è un unicum storico e sportivo.
Avvocato! (è uno sgarbo a Paolo Conte), esordio solista del cantautore Alessio Cappello, in uscita il 23 gennaio su etichetta La Stanza Nascosta Records, accompagnato da un libro prezioso a tiratura limitata(Avvocato! (è uno sgarbo a Paolo Conte)-Brevissima e probabilmente non necessaria guida filosofica al disco) è un disco gioiello.
Venerdì 16 gennaio 2026, con inizio alle ore 22.00, riparte, al centro culturale Base di Palazzolo sull’Oglio (Via Costa 5, BS), Lady Day Live Club, il tour di musica e testimonianze contro la violenza di genere legato al progetto Lady Day.
Domenica 25 gennaio, ore 19.00, al mare culturale urbano (Cascina Torrette, Via Quinto Cenni, 11, Milano), va in scena il terzo appuntamento della settima stagione di Because The Night- Il palco delle cantautrici. Sul palco l'ideatrice e Direttrice della rassegna, Marian Trapassi, e la cantautrice Juno.
Alessia Borganti, in arte Juno, è una cantautrice e producer del ‘99.
Nerospinto ha incontrato Francesco Gronchi, il cantautore di Montopoli in V.no (PI), che ha recentemente pubblicato un progetto discografico dalla cifra fortemente personale, intitolato Oltre l’orizzonte .
Per le nuove generazioni il concetto di benessere è più solo una questione di forma fisica o successo personale, ma una ricerca di equilibrio, identità e autenticità. A raccontarlo sono i dati 2025 dell’Osservatorio Italiano Ben-Essere Teens (OIBET) realizzato da Excellentia, startup innovativa a vocazione sociale che si prefigge di incidere positivamente sulle nuove generazioni attraverso percorsi educativi dedicati e personalizzati, in collaborazione con Q8 Italia, che restituisce il ritratto di una generazione consapevole ma fragile, capace di grandi slanci emotivi e allo stesso tempo attraversata da ansie profonde.
Secondo la ricerca, oltre il 61% dei ragazzi definisce il benessere come equilibrio tra salute fisica e mentale, mentre più della metà (53%) indica nel tempo dedicato a sé stessi, alle passioni e agli hobby il vero motore dello stare bene. Un dato che segna una netta distanza dalle narrazioni adulte basate su risultati, produttività e performance.
Dietro questa ricerca di armonia, si nasconde però una vulnerabilità diffusa: il 52,1% dei giovani dichiara che la paura di essere giudicati frena le relazioni, rendendo difficile mostrarsi per ciò che si è davvero. L’autenticità diventa così un desiderio potente, ma anche una conquista complessa.
Tra i fattori esterni che influiscono sul benessere, emerge l’importanza di un "ambiente di vita sereno e stimolante” per quasi il 50% dei rispondenti, mentre tra i fattori interni troviamo l’autostima e l’accettazione di sé (53%).
L’autenticità e la cura di sé sono considerate degli strumenti per raggiungere l’armonia interiore, ma ben il 9,1% dichiara di non sapere cosa lo fa stare bene, segnale di un bisogno crescente di educazione emotiva e sostegno alla consapevolezza di sé.
Lo sport, in questo scenario, assume un ruolo educativo fondamentale, che travalica la mera attività fisica e diventa uno spazio di crescita personale: il 46,3% lo considera una scuola di impegno e disciplina, mentre per oltre un quarto dei ragazzi intervistati aiuta a gestire le emozioni. Quasi un giovane su cinque, però, non pratica sport con regolarità, segnale di un bisogno ancora non appagato di inclusione e accessibilità.
I dati OIBET parlano chiaro: i ragazzi non chiedono modelli perfetti, ma luoghi sicuri in cui sperimentare, sbagliare e crescere. Ed è proprio da qui che nasce il bisogno di nuove alleanze educative.
Un confronto concreto su questi temi arriverà con “Hack the Sport”, il Simposio dello Sport promosso da Excellentia, in programma il 19 febbraio 2026 a Milano, dalle 10 alle 13, presso la sede della European School of Economics di via Tortona 35. Un evento-laboratorio, non a caso in concomitanza con le Olimpiadi Invernali, che metterà intorno allo stesso tavolo giovani, istituzioni, sportivi e imprese per ripensare lo sport come leva di benessere sostenibile e crescita autentica.
Fino al 1° febbraio 2026, la Galleria di 10 Corso Como, a Milano, ospita “Bernhard Schobinger. Democracy of Materials”, rassegna che ripercorre i materiali, le tensioni e le collisioni poetiche dell’opera dell’artista svizzero, tra scultura e gioiello contemporaneo.
L’esposizione si inserisce nel percorso di ricerca avviato dalla galleria sul gioiello come medium espressivo. Dopo “Pietro Consagra. Ornamenti” e “Andrea Branzi. Civilizations without jewels have never existed”, la mostra conclude una trilogia dedicata al significato e al valore dell’ornamento in dialogo tra arti visive, architettura e design.
Realizzata in collaborazione con la galleria Martina Simeti, la rassegna riunisce sculture e opere-gioiello dalla seconda metà degli anni Settanta a oggi, organizzate in un percorso scandito da isole tematiche. Linee curve e spezzate, contrasti e assonanze accompagnano il visitatore in una sorta di psicogeografia espositiva: un itinerario non lineare, costruito per libere associazioni, che privilegia l’esperienza percettiva e mentale rispetto a una lettura cronologica. Il riferimento è ai viaggi narrati da W. G. Sebald in Anelli di Saturno, un libro in cui paesaggio, memoria e riflessione storica si intrecciano in un flusso continuo, influenzando profondamente l’immaginario e la poetica di Schobinger.
Under Water Car Collection (2023), Bernhard Schobinger
Nato a Zurigo nel 1946, Bernhard Schobinger si forma alla Scuola di Arti Applicate e completa un apprendistato come orafo, aprendo nel 1968 il proprio studio-galleria a Richterswil. Fin dagli esordi mette in crisi le categorie tradizionali dell’oreficeria: il gioiello non è più solo ornamento o simbolo di lusso, ma diventa oggetto di pensiero, entità autonoma e dalla funzione ambigua. Nelle sue opere convivono il rigore formale della Concrete Art svizzera, l’eredità modernista e le istanze anarchiche e punk degli anni Settanta e Ottanta, oltre a una costante tensione verso la rottura dei codici formali e dei valori materiali. La sua estetica si fonda su contrasti radicali: metalli nobili e pietre preziose dialogano con oggetti comuni, come frammenti di vetro, forbici, ami da pesca e spille da balia, in una pratica che richiama la cultura dell’objet trouvé e ne amplifica la valenza etica e politica. Questa dialettica tra alto e basso, prezioso e ordinario, non è mai decorativa: scardina le gerarchie materiali e restituisce agli oggetti una memoria fatta di uso, consumo e abbandono. In mostra, opere come Under Water Car Collection (2023), collier composto da piccole automobili recuperate dal fondo del lago di Zurigo, o Ballet of Snails (2020), collana realizzata con conchiglie di Okinawa e lacci per scarpe, mostrano come bellezza, precarietà e poesia convivano in ogni oggetto ritrovato e trasformato dalla mano dell’artista.
Bernhard Schobinger. Democracy of Materials - 10 Corso Como
Curata da Alessio de’ Navasques, l’esposizione si configura come un percorso non lineare attraverso la produzione di Schobinger. Il titolo Democracy of Materials esprime una visione in cui ogni materiale possiede pari dignità narrativa, indipendentemente dal suo valore economico o simbolico.
Il gioiello diventa così un campo di sperimentazione in cui il confine con l’opera d’arte si dissolve. La poetica di Schobinger si fonda sulla decostruzione: frammenti, torsioni, tagli e innesti inattesi animano un lavoro guidato da un procedere dichiaratamente “contro il metodo”.
Lo spettatore si trova faccia a faccia con opere che mettono in crisi la presunta coerenza tra costruzione e funzione: pezzi indossabili convivono con oggetti che, pur richiamando il gioiello, rifiutano il corpo. È il caso di Mermaid’s Wedding (2020), collana composta da ami e attrezzi da pesca, o di Untitled (2025), collana realizzata con forbici unite tra loro, dove il gesto potenzialmente pericoloso si trasforma in simbolo.
Per Schobinger, il valore non risiede nella lucentezza o nella rarità, ma nella capacità dell’opera di evocare significati, memorie e interrogativi: un’energia intrinseca che trascende la materia e ne sovverte l’uso.
Bernhard Schobinger. Democracy of Materials - 10 Corso Como
Nel percorso espositivo emerge una tensione costante tra memoria e rinnovamento. Materiali industriali, oggetti ritrovati e pietre preziose dialogano con la storia personale dell’artista e con la Zurigo dagli anni Settanta in poi, segnata da trasformazioni culturali, politiche e sociali.
La poetica di Schobinger non è mai neutra: è il riflesso di un pensiero critico sul consumo, sulle gerarchie del valore e sulla funzione stessa dell’arte, che qui si configura come laboratorio aperto di sperimentazione continua. La mostra non si limita a presentare un corpus di opere, ma invita a ripensare il modo in cui guardiamo e attribuiamo valore agli oggetti della nostra quotidianità.
L’esposizione si rivela, nonostante la sua brevità, intensa e suggestiva. All’uscita, vale la pena soffermarsi nello store della galleria per sfogliare una curata selezione di riviste di moda, design e arte, oppure concedersi una pausa al caffè, immersi nell’architettura iconica di 10 Corso Como, dove la natura disegna un’oasi di quiete lontana dalla frenesia urbana. Da qui, una passeggiata tra le geometrie moderne di piazza Gae Aulenti o una deviazione tra i profumi e i colori di Chinatown, con mochi e bubble tea in mano, completano l’esperienza, aggiungendo una nota di gusto e leggerezza.
Informazioni utili
Mostra: Bernhard Schobinger. Democracy of Materials
Sede: Galleria 10 Corso Como, Milano
Date: 12 dicembre 2025 – 1 febbraio 2026
Orari: Tutti i giorni dalle 10.30 alle 19.30
Ingresso libero
A cura di Anna Olivo
Dopo anni di sperimentazioni fluide, oversize rilassati e comfort assoluto, il 2026 segna un punto di svolta per la moda contemporanea. Il fashion system sembra sentire l’urgenza di un ritorno alla struttura, al dettaglio: non nostalgia, ma la nascita di una nuova consapevolezza estetica, capace di coniugare rigore e immaginazione, controllo e teatralità. In un contesto segnato dalle turbolenze del 2025, tra numerosi avvicendamenti ai vertici creativi, acquisizioni e scenari economici complessi, il ritmo rallenta, lasciando spazio a qualità, costruzione e durabilità. Il romanticismo creativo non scompare, ma si trasforma: meno protagonismo del singolo, più lavoro corale, meno eccessi e maggiore visione, delineando una moda più consapevole e precisa, dove ogni scelta diventa espressione di stile e personalità.

Pantone ha eletto “Cloud Dancer” (PANTONE 11-4201) come colore dell’anno 2026: un bianco chiaro, lattiginoso e impalpabile che evoca calma, equilibrio e leggerezza, ideale come base per un guardaroba più consapevole. Accanto a questa tonalità, le passerelle propongono colori più intensi e vibranti: nero, blu klein, blu notte, rosa morbidi e gialli polverosi si alternano con eleganza, creando una palette elegante, stratificabile e facilmente indossabile anche nella vita quotidiana.
Kenzo spring 2026, Daniele Oberrauch - Gorunway.com
Nell’inverno 2026, l’outerwear domina la scena: cappotti lunghi fino ai piedi e giacche dalle spalle strutturate, spesso arricchite da dettagli in finta pelliccia su colletti e polsini, definiscono look di forte impatto unendo estetica e funzionalità. Il tailoring si fa deciso e scolpito: i blazer abbandonano le proporzioni oversize a favore di vite segnate, spalle forti e tagli asimmetrici, mentre i doppiopetti vengono riletti in chiave contemporanea con costruzioni affilate e lunghezze variabili. La Napoleon jacket e le giacche embellished confermano l’importanza del dettaglio: spille, bottoni gioiello, ricami e applicazioni trasformano ogni capo in un elemento distintivo. La stessa cura si estende al denim, arricchito con applicazioni, ricami brillanti e lavorazioni.
Fendi Sfilata Autunno Inverno 25/26, Milano
Le silhouette dei pantaloni riflettono una moda in evoluzione, sempre più attenta alle proporzioni e al dialogo con il corpo. Tornano ispirazioni anni ’90 come i jeans a sigaretta, aderenti sulla coscia e dritti sotto il ginocchio, insieme a jorts, pantaloncini larghi e lunghi fino a metà coscia o appena sopra il ginocchio, e skinny jeans. Sulle passerelle Autunno/Inverno 2025/26 trovano spazio anche pantaloni sartoriali over, ampi e strutturati, spesso abbinati a blazer. Accanto a questi, i pantaloni in satin, un tessuto liscio e luminoso, si distinguono per le interpretazioni fluide di Fendi e Jil Sander, adatte sia al giorno che alla sera. La pelle resta un materiale chiave, declinata in versioni a vita alta o con fondo svasato, anche in colori accesi. Il pantalone utility rilegge il classico cargo, noto per le tasche funzionali, in una versione più pulita ed elegante. Completano il panorama i flare extra lunghi (a zampa), i capri wide-leg ampi e fluidi come una gonna e i balloon pants, caratterizzati da volumi morbidi, con versioni animalier e dettagli decorativi che aggiungono personalità senza sacrificare armonia e stile.
The Attico Autunno Inverno 25/26, stivali slouchy
Le calzature del 2026 sposano comfort ed eleganza. Le sneakers lasciano spazio a scarpe più curate, mentre le babbucce evolvono in flat shoes sofisticate: scarpe basse, morbide e confortevoli, ma realizzate con materiali di qualità e design ricercato. Il raso, tradizionalmente serale, appare su décolleté e slingback, mentre le peep-toe, scarpe aperte sulla punta, rivisitano l’eleganza anni Cinquanta. Texture animalier e stivali slouchy, con la gamba morbida e leggermente arricciata, conferiscono carattere e femminilità ai look combinando comodità e stile.
Balmain Primavera Estate 2026 - Launchmetrics.com spotlight
Quest’anno gli accessori non completano il look, lo definiscono. Le borse spaziano dalle maxi bag capienti alle clutch, passando per materiali morbidi come suede e finta pelliccia, fino alle vanity bag rigide e compatte, capaci di elevare anche gli outfit più essenziali. Collane statement, vistose e d’impatto, e occhiali oversize, dagli aviator ai modelli a visiera, catturano lo sguardo e diventano punti focali dello styling. Anche i cappelli giocano un ruolo chiave: pillbox retrò a tamburello, cappelli da pescatore in lana, coppole e baschi rileggono codici del passato in una chiave contemporanea, donando carattere ed eleganza. Le calze, dal pizzo sofisticato alle versioni fantasia con pois, stampe e colori vivaci, rafforzano l’espressività del look, mentre frange e nappe su sciarpe e accessori introducono movimento. Ogni elemento concorre così a rendere gli accessori veri strumenti di stile e identità.
Forever Young Leather utility belt - Etsy
Tra i trend chiave del 2026 spicca l’apron, come visto nella collezione primavera/estate di Miu Miu, dove il grembiule, simbolo del lavoro, viene reinterpretato con audacia. Nella quotidianità, diventa elemento di design: gonne wrap sovrapposte, cinture utility con tasche e dettagli sui pantaloni uniscono funzionalità e stile, proponendo una femminilità funzionale e curata.
Erik Charlotte, circus core
Accanto a quest’eleganza strutturata, emergono anche estetiche più scenografiche. Il Circus Core prende ispirazione dai costumi circensi e vintage, con strisce, corsetti, volant, tessuti lucidi e paillettes, colori vivaci come rosso, nero e oro, e dettagli appariscenti, creando look unici. L’Opera Core si ispira invece al teatro d’opera, con tessuti ricchi come velluto e seta, abiti voluminosi, maniche a sbuffo, corsetti e accessori opulenti, fondendo riferimenti storici con un’estetica moderna e scenografica. Mescolando queste tendenze a uno stile più quotidiano si ottengono outfit comodi, ma d’impatto, misurati, ma originali.
Il 2026 segna l’anno in cui la moda torna a prendersi sul serio: meno casual, più progettuale. L’improvvisazione lascia spazio alla costruzione e la creatività si incanala in forme più consapevoli. Cresce l’anti-luxury, una tendenza che valorizza autenticità, qualità e individualità: vintage e second-hand diventano scelte strategiche, non solo per il fascino dei pezzi, ma anche per una maggiore coscienza sociale e ambientale. L’obiettivo è chiaro: comprare meno, ma meglio, selezionando capi capaci di durare nel tempo e raccontare qualcosa di chi li indossa. È un’eleganza silenziosa, che non ha bisogno di gridare, ma si percepisce nei dettagli, nei volumi e nella scelta dei materiali. Tutto lascia intendere che questa stagione rappresenti l’inizio di un nuovo capitolo: una moda più matura, sostenibile e consapevole del proprio ruolo.
A cura di Anna Olivo
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