Le storie di Ieri: la voce di velluto di Denise Gueye, la chitarra del pluripremiato Marco Carta e la poesia di De André su disco e dal vivo
La voce di velluto di Denise Gueye ( Vincitrice del premio Mediterranean Fairplay Awards, collaborazioni- tra gli altri- con Bruno Tommaso, Antonella Ruggiero, Mario Biondi & Pino Jodice, Orchestra Jazz della Sardegna, Michele Corcella & Gianluca Petrella, Marino De Rosas, Peo Alfonsi, Accordi Disaccordi, Mudras, Francesco Piu, Train to Roots), la chitarra del pluripremiato chitarrista classico Marco Carta e la poesia di Fabrizio De André: sono questi gli ingredienti principali, conditi da un rigoroso spirito filologico e da un’urgenza di sincerità, de Le storie di Ieri, pubblicato su tutte le piattaforme digitali e su supporto fisico, per ClairedeLune. L’album è il secondo del duo e arriva dopo la pubblicazione di “Velas Blancas Y Ramas Verdes” (Classical Music, 2022), esito felice del progetto sulle Canciones Populares Antiguas di Garcìa Lorca.
La pubblicazione di questo disco- spiega il duo nella nota stampa di accompagnamento al disco - è il compimento di un progetto dedicato alla musica di Fabrizio De André, nato nel 2023 e presentato in anteprima al Faber Festival di Tempio e successivamente al Castello di Pergine (Trentino),in collaborazione con l'Associazione Musicale La Follia Nuova ODV, oltre che nell’ambito di altri importanti festival nazionali. Si è trattato di un lavoro corposo e in costante evoluzione, che ha visto anche l'esecuzione del recital “Le Anime di Spoon River” (con letture tratte dalla “Antologia di Spoon River ” e testi originali elaborati da Gueye), già presentato all’ Ethno's Festival Letterario e in altre rassegne culturali.
Il repertorio scelto attinge dagli album e dai singoli degli esordi di Faber, una miniera d’oro di brani, relativamente sconosciuti
(la lebretoniana Ballata del Miché, Fila la lana, adattamento di un brano popolare francese del XV secolo, File la laine; Il fannullone, una pernacchia in musica alle convenzioni borghesi, con l’emblematico verso non si risenta la gente per bene/se non mi adatto a portar le catene).
Alcune canzoni, tuttavia- proseguono gli artisti- sono legate ad album successivi (Storia di un impiegato, Non al denaro, non all’amore, né al cielo, Volume 8). Le tematiche affrontate sono molteplici, dall’umanizzazione e dall’amore verso gli ultimi ai grandi temi della fede, della religione e delle relazioni. Gli arrangiamenti, sebbene talvolta complessi, sono adagiati su una scrittura poetica e musicale essenziale. Questo ha permesso una trascrizione quasi integrale delle strutture. Inoltre, è un repertorio che amiamo istintivamente e, provando diversi brani di De André, alcuni brillavano più di altri nelle nostre esecuzioni.
La title-track Le storie di ieri- si legge nella nota stampa- è proposta nella versione contenuta in Volume 8 di Fabrizio De André, nato dalla collaborazione con Francesco De Gregori e pubblicato dalla Produttori Associati nel 1975. Inizialmente incluso nell’album omonimo di De Gregori, conosciuto come La Pecora, il brano venne bloccato dalla Rca e riproposto un anno dopo in Rimmel e in Volume 8.
Nella versione originaria del testo, al posto di “nuovi capi”(i nuovi capi hanno facce serene e cravatte intonate alla camicia) veniva nominato Giorgio Almirante, segretario del Movimento sociale. Il duo Denise Gueye e Marco Carta ripropone la versione incisa da De André, che scelse una sorta di via di mezzo,“il gran capo”.
Mio padre aveva un sogno comune, condiviso dalla sua generazione- canta Denise Gueye nella versione di De André, che fa retrocedere la storia comune a sogno condiviso; a parlare al cortile è “la mascella”, grottesca sineddoche in un brano sospeso tra totalitarismi vecchi e nuovi e speranza di una piratesca inversione di rotta.
Da Volume 8 sono tratte anche l’autobiografica Giugno’73 e Nancy, traduzione di una canzone del cantautore canadese Leonard Cohen (Seems so long ago Nancy).
Nel suo linguaggio attenuato e sfocato, [...] disegna le immagini quasi girando loro attorno, lasciando indizi e simboli - le calze verdi, il palazzo del mistero, i capelli - come nella scena di un sogno, di un ricordo, di una vecchia foto.
[Doriano Fasoli, Fabrizio De André. Passaggi di tempo, Edizioni Associate, Roma, 1999, p. 202]
Tre le incursioni in Non all’amore, non al denaro né al cielo (Un malato di cuore, Il suonatore Jones, Un medico),liberamente tratto dall’Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters, nato dalla collaborazione con Giuseppe Bentivoglio e Nicola Piovani e pubblicato nel 1971 dalla Produttori Associati.
Il duo si cimenta con una narrazione profondamente umana, canta i topoi della vita di provincia, quell’invidia e quella scienza che sono le costanti dell’intero lavoro, e la rivincita - per usare le parole di Fabrizio De Andrè- dei disponibili.
Il suonatore di violino (che è diventato per ragioni metriche di flauto) è uno che i problemi esistenziali li risolve, e se li risolve perché, ancora, è un "disponibile". È disponibile perché il suo clima non è quello del tentativo di arricchirsi ma del tentativo di fare quello che gli piace: è uno che sceglie sempre il gioco, e per questo muore senza rimpianti. Non ti pare che sia perché ha fatto una scelta? La scelta di non seppellire la libertà. (Dall'intervista rilasciata da De André a Fernanda Pivano).
Canzone del padre e Verranno a chiederti del nostro amore sono tratti dal controverso Storia di un impiegato; una fulminante sintesi aforismatica del concept può forse trovarsi in un verso di Oliviero Malaspina, storico collaboratore di Faber: Poi diedero la parola agli innocenti | ed il silenzio fu terrificante (da Poi, Hydra/Ululati), che sembra riecheggiare il martellante per quanto voi vi crediate assolti siete per sempre coinvolti di Canzone del maggio.
Suggestivo il pot-pourri Il sogno di Maria- Ave Maria, da La buona novella, pubblicato nel novembre 1970 dalla Produttori Associati.
Se nel primo album- spiega il duo- i riferimenti erano stati i manoscritti originali di Lorca e le rivisitazioni di Chano Dominguez e Ana Belén, in questo caso ci siamo attenuti a un’unica fonte: i dischi di Fabrizio de André. Come anticipato, la trascrizione è stata fedele agli originali. Pur non essendo concepite per un unico strumento, le linee melodiche e armoniche dei vari ensembles che hanno accompagnato il cantautore sono chiare, sempre intellegibili. L’unica “licenza poetica”, intrapresa senza esitazioni per motivi di resa sonora, è stata quella di cambiare alcune tonalità, per differenze di registro canoro. In prima battuta, abbiamo registrato i brani come esecuzioni intere in presa diretta. Successivamente, pur convinti del risultato iniziale, ci siamo resi conto di quanta ricchezza questi brani potessero celare: gli originali sono scritti in modo egregio, e questo ne permette una forte rielaborazione. Abbiamo quindi aggiunto, qua e là, qualche discreta sovraincisione, soprattutto cori e doppie voci strumentali. Non abbiamo calcato troppo la mano, infine, per non determinare una differenza troppo grande tra quello che è il live e la registrazione in studio.
Rileggere De André, a nostro avviso, rischia quasi sempre di tradursi o in un’operazione iconoclasta o in una pedissequa e deludente esecuzione dell’originale (come accade in certi tributi al cantautore).
Le Storie Di Ieri fa, felicemente, eccezione, grazie ad un progetto- a monte- curatissimo e studiato nei dettagli dal duo e, specialmente, in virtù di una interpretazione preziosa di Denise Gueye, che sembra miracolosamente unire l’eleganza della Vanoni, l’esotismo di Malika Ayane e la versatilità timbrica di Amii Stewart.
Una voce che non ha niente da invidiare a quella, splendida, della conterranea Daniela Pes, a conferma che l’Isola, tradizionalmente dominata dai cori polifonici maschili, sa regalare anche voci femminili vicine, per sensibilità e maestria, alle grandi icone del jazz.
Perfettamente a suo agio nell’interpretazione del canzoniere di De André, dotata di una presenza scenica magnetica, Denise Gueye racconta le storie di ieri con misura e senza sbavature, mettendo la sua inconfondibile voce, classica e moderna al tempo stesso, a totale servizio di brani diventati immortali.
Il nostro augurio è che possa presto cantare- e incantare- anche con storie che portino la sua firma.
Prossimi live:
22 maggio, 2026, ore 20.30 , Porto Torres, Sala Filippo Canu- Festival Musicando per la Città
Introduzione Musicale a Michele Giua 60 anni dopo. Lo scienziato. Il politico. L’uomo.
30 maggio 2026, ore 20.30, Laerru Ethnos Festival
06 giugno, ore 20.30, Festival Letterario Un'isola in rete, Sennori
19 giugno, Ospiti del concorso Cantando De André, Sedilo
15 luglio, Faber Festival, Laerru
12 agosto, Festival Melos, Chiostro San Francesco, Alghero
