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A Milano, tra aperture che si rincorrono senza sosta, esistono ancora spazi che scelgono il silenzio invece del rumore. Pa.Lato, inaugurato lo scorso settembre in Via Imperia 3 sul Naviglio Pavese, è uno di questi: un luogo che sembra sottrarsi alla logica della velocità per restituire un tempo diverso, più lento, più umano.
Non soltanto un ristorante con cocktail bar, ma una parentesi sospesa. Fuori restano il traffico, la frenesia e una città che non si ferma mai; dentro si apre un ambiente ampio e luminoso, circondato dal verde e attraversato da una calma quasi irreale per questa zona dei Navigli. L’ex opificio industriale che ospita il locale conserva la sua natura originaria, reinterpretata attraverso materiali caldi, dettagli vintage e opere artistiche che ne definiscono l’identità senza eccessi. È proprio in questo equilibrio tra memoria industriale, ricerca estetica e senso di accoglienza che Pa.Lato trova la sua voce più autentica: quella di un luogo pensato per essere vissuto e condiviso.
Il progetto nasce dall’incontro tra Gezim Gjinali e Michaela Liso, coppia nella vita e nel lavoro. Lui, originario di Durazzo, vive a Milano da oltre vent’anni e nella ristorazione ha costruito il proprio percorso professionale, prima con Officina del Pesce in Largo La Foppa e oggi con una nuova apertura che consolida la sua personale idea di ospitalità. Lei, interior designer di origini pugliesi, si occupa di allestimenti ed eventi, portando negli ambienti una sensibilità estetica capace di trasformare gli spazi in esperienze.

Pa.Lato è il punto di convergenza delle loro visioni: ospitalità, estetica, convivialità e ricerca. Gli interni riflettono questo incontro attraverso un linguaggio materico fatto di arredi selezionati con gusto, materiali naturali e installazioni floreali curate personalmente da Michaela, che definiscono il carattere del locale e ne accompagnano l’identità visiva.
Anche l'arte entra naturalmente nel racconto. Nella prima sala trovano spazio le opere astratte di Angela Menchise, in arte Angela Rock: acrilici che costruiscono un percorso visivo fatto di luce, paesaggi metropolitani e contrasti in bianco e nero.
Le fotografie firmate da Federico Laudicina aggiungono invece una dimensione poetica agli ambienti. Vicino all'ingresso, uno dei suoi scatti più evocativi raffigura piccole barchette di carta adagiate su uno specchio d'acqua, un'immagine che richiama le installazioni urbane visibili talvolta tra le vie di Brera, vicine all’ex locale di Gezim.
Ogni elemento contribuisce a costruire un'identità precisa, mai eccessiva ma immediatamente riconoscibile.
La cucina è il cuore pulsante del progetto. La brigata lavora su una proposta che mette al centro la qualità degli ingredienti, con particolare attenzione al pesce selezionato direttamente al Mercato Ittico. Il menù accompagna i diversi momenti della giornata, dal business lunch alla cena, passando per l'aperitivo, mantenendo una linea riconoscibile fatta di piatti curati ma dai prezzi accessibili.

La carta alterna crudi, antipasti e primi che uniscono Mediterraneo e contemporaneità: dal carpaccio di capesante con mela verde, lime e bottarga alla tartare di gamberi con crema di pane, pomodorini confit e stracciatella, fino ai ravioli di pesce con salsa di lemongrass. Tra i secondi spiccano il calamaro alla piastra con crema di piselli, limone, zenzero e scaglie di bonito e il trancio di ricciola alla marchigiana con patate e friggitelli.
Con i suoi due piani, il giardino esterno e l’area cocktail bar, Pa.Lato è pensato come spazio fluido, aperto alla trasformazione. Ha già ospitato serate jazz e dj set, anticipando una stagione estiva che sarà scandita da eventi all’insegna della cucina, della musica e della socialità.
Non è soltanto un ristorante, ma un luogo da abitare in tempi diversi: un pranzo di lavoro, un aperitivo che si allunga, una cena che scorre tra conversazioni, luci soffuse e la quiete del giardino.
In una Milano segnata da aperture rapide e spesso transitorie, Pa.Lato sceglie una direzione alternativa. Più silenziosa, più misurata, forse più difficile. Ma proprio per questo, più memorabile.
Informazioni Utili
Indirizzo: Via Imperia, 3 || Alzaia Naviglio Pavese, 78/3 20142 – Milano ( MI )
Telefono: +39 39 391 934 24
Email: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Per maggiori informazioni: palatomilano.com
Firenze ha il suo primo whisky urbano. E ora ha anche la sua competition dedicata. Si è conclusa con la finale alla Florence Cocktail Week 2026 la prima edizione di "Boulevard to Florentis", la sfida ideata da Florentis attorno a uno dei cocktail più affascinanti della mixology classica: il Boulevardier.
A vincere è stato Leonardo Bartolozzi del W Lounge c/o W Hotel Firenze, con un drink chiamato "FULL CIRCLE" che racconta un viaggio attraverso i sapori: Florentis Super Tuscan Cask, bitter bianco, vermouth dry e cognac infusi con mela, cannella e limone, liquore all'iris e acqua all'uva. Un cerchio aromatico che parte da Firenze, passa per New York e torna a casa. Premio? Un viaggio a Parigi per il Whisky Live Paris 2026.
La location della finale non è un dettaglio secondario: lo spazio scelto diventerà la futura distilleria urbana di Florentis, un progetto nato all'interno di Winestillery che punta a fare del capoluogo toscano un riferimento per la cultura del whisky artigianale italiano.
Il Boulevardier come filo conduttore non è una scelta casuale. Cugino del Negroni a base whisky, nato nella Parigi degli anni Venti, questo cocktail lega idealmente le due città anche attraverso un curioso rimando urbanistico: i viali di circonvallazione fiorentini progettati da Giuseppe Poggi nel periodo in cui Firenze era capitale d'Italia echeggiano quella stessa idea di boulevard che ispirò il drink originale.

Il percorso verso la finale era iniziato mesi prima, con una semifinale d'eccezione: dodici bartender selezionati a livello nazionale si erano sfidati durante L'Eroica, la celebre manifestazione dedicata alle biciclette d'epoca nel Chianti, per poi presentare le proprie reinterpretazioni direttamente in distilleria. Sport, paesaggio e miscelazione, tutto nello stesso giorno.
Tra i finalisti, oltre al vincitore, figuravano Alessio Lupo de Le Sirenuse di Positano (vincitore della semifinale, che realizzerà un signature cocktail Boulevardier RTD imbottigliato in esclusiva per Florentis), Kevin Bettolini del Green Pub di Viterbo, Lorenzo Ghironi del Bolgheri Green, Fabio Santoro di Enoteca Violetta c/o Hoxton Firenze e Alessio Baneschi del Bar Bertelli c/o Collegio alla Querce Firenze.

A giudicare una giuria di tutto rispetto: Paola Mencarelli (ideatrice della Florence Cocktail Week), lo chef stellato Paolo Lavezzini del Four Seasons, Angelo Canessa di Velier Spa, Peppe Doria del bar Volare di Bologna e Daniele Cancellara, bar manager del secret bar fiorentino Rasputin.
"Il livello portato in scena dai finalisti ha lasciato tanto noi quanto la giuria davvero entusiasti", ha dichiarato il master distiller Enrico Chioccioli Altadonna. "Una competizione serrata che ha dimostrato ancora una volta che l'incontro tra luoghi e persone può creare qualcosa di straordinario."
La serata si è chiusa con il guest shift di Peppe Doria da Volare Bologna al Rasputin, con una selezione incentrata sul core range dei whisky Florentis. Un finale degno del viaggio.
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