Mi piacerebbe che si potesse parlare semplicemente di musica, senza dover specificare il genere di chi la scrive o la interpreta- Intervista a Marian Trapassi, cantautrice e direttrice della rassegna BTN
Because The night- Il palco delle cantautrici, il progetto Lady Day e il collettivo Dinamica Cantautrici in movimento insieme contro la violenza di genere, per l’appuntamento conclusivo della settima stagione della rassegna. Al mare culturale urbano (Cascina Torrette, Via Quinto Cenni, 11, Milano), il 19 aprile, ore 19.00, si esibiranno le cantautrici Marta De Lluvia e Sue, Gabriella Diana (GAMAAR) e DADA SUTRA.
Finalista di Dinamica Contest 2025 (dedicato alle cantautrici che vivono e operano in Italia, ideato e prodotto dal collettivo Dinamica Cantautrici in movimento, composto da Laura B, Sue e Vea) e destinataria in questa occasione della menzione speciale di Marian Trapassi, DADA SUTRA, al secolo Caterina Dolci, accoglie l’invito ad esibirsi all’interno del format Because the Night.
La serata sarà anche l’occasione, con la presenza sul palco di DADA SUTRA e di Gabriella Diana (voce e chitarra, GAMAAR) per il lancio del terzo volume della collana LE CRISALIDI, firmata da Lady Day Records, neonata etichetta discografica del marchio Lilium Produzioni (Self distribuzione).
Nerospinto ha incontrato la direttrice artistica di BTN- Il palco delle cantautrici, Marian Trapassi.
D. Vogliamo fare un bilancio di questa settima stagione di Because the Night, che sta volgendo al termine?
Fare un bilancio di questa settima stagione significa riconoscere un percorso cresciuto nel tempo, ma rimasto fedele alla sua identità.
Because the Night è nato come uno spazio necessario e oggi è diventato una piccola comunità: un luogo di incontro e di ascolto autentico. Questa stagione mi restituisce soprattutto un senso di maturità, sia nella proposta artistica che nella relazione con il pubblico.
Ogni serata è stata più di un concerto: uno spazio reale in cui le artiste hanno potuto raccontarsi senza filtri. Se devo scegliere una parola, direi consapevolezza: sappiamo meglio chi siamo e perché continuiamo a farlo.
D. Dal 2019, anno di nascita del suo format, ad oggi, quali ritiene siano gli obiettivi raggiunti?
Dal 2019 ad oggi, credo che il risultato più importante sia aver dato continuità a uno spazio dedicato alle cantautrici, cosa tutt’altro che scontata.
Because the Night è riuscito a costruire nel tempo una rete di artiste, collaborazioni e pubblico attento, creando un contesto in cui la musica d’autrice al femminile potesse essere ascoltata con la giusta attenzione. Un obiettivo importante è stato anche quello di aprirsi a realtà affini, come il progetto Dinamica cantautrici in movimento, Lady Day e il Collettivo La Cantautrice: incontri che hanno arricchito il percorso e ampliato lo sguardo, creando connessioni reali tra artiste e progettualità diverse. Infine, credo sia fondamentale aver mantenuto una coerenza: ogni scelta artistica è stata guidata da un’idea precisa, e questo ha permesso al progetto di crescere senza perdere autenticità.
D. Ci sono degli aspetti, in Because the Night - Il palco delle cantautrici, che a suo avviso andrebbero ripensati?
Più che aspetti da ripensare, parlerei di un progetto in continua evoluzione.
Because the Night è nato in modo molto spontaneo e negli anni è cresciuto insieme alle persone che lo hanno attraversato. Sicuramente c’è sempre spazio per ampliare lo sguardo: intercettare nuove generazioni di artiste, sperimentare formati diversi e trovare modalità ancora più efficaci per dialogare con il pubblico. Mi interessa molto, per il futuro, lavorare ancora di più sulle connessioni: tra musica e altri linguaggi, tra artiste e territori, tra dimensione live e nuovi spazi di diffusione. Credo che la cosa più importante sia restare in ascolto, senza perdere l’identità ma continuando a mettersi in discussione.
D. Fermo restando che il superamento del gender gap, anche in ambito musicale, è una finalità imprescindibile, non pensa che, almeno in Italia, ad essere bistrattata non sia solo la canzone d’autrice ma, più genericamente, il cantautorato, senza differenze di genere?
Assolutamente sì, credo che oggi in Italia il cantautorato, in generale, attraversi una fase complessa e spesso venga penalizzato rispetto ad altre forme musicali più immediate o commerciali. Detto questo, penso anche che esista ancora una specificità legata al genere: le cantautrici, storicamente, hanno avuto meno spazio e meno riconoscimento, e questo squilibrio non è ancora del tutto superato. Per questo sento che le due questioni non si escludono, ma convivono: da un lato c’è la necessità di difendere e valorizzare il cantautorato in quanto tale, dall’altro quella di continuare a creare spazi dedicati, che possano riequilibrare una disparità ancora presente.L’obiettivo, forse, è proprio questo: lavorare perché un giorno non sia più necessario fare questa distinzione.
D. Sogna un mondo in cui non sia più d’obbligo diversificare la musica al femminile da quella al maschile ma si possa parlare, con pari dignità, di Musica, senza distinzioni di genere?
Sì, è un sogno che sento molto vicino.
Mi piacerebbe che si potesse parlare semplicemente di musica, senza dover specificare il genere di chi la scrive o la interpreta.Allo stesso tempo, credo che oggi sia ancora necessario attraversare una fase di consapevolezza, in cui queste differenze vengano nominate e affrontate.
Gli spazi dedicati, in questo senso, non sono una separazione, ma uno strumento per riequilibrare.Mi auguro che, col tempo, tutto questo diventi superfluo.
Che si arrivi a un punto in cui il valore di una canzone sia l’unico parametro, e in cui ogni voce possa avere la stessa possibilità di essere ascoltata.
D. Recentemente sono usciti, su etichetta Adesiva Discografica, due nuovi singoli, Rosa e Voglio. In che direzione sta andando la sua musica?
La direzione è quella di una maggiore essenzialità, ma anche di una consapevolezza diversa nel raccontarmi. Rosa, pur essendo un brano che arriva da lontano, ha trovato oggi una nuova forma, più aderente a quello che sono adesso, sia nel suono che nel testo. Voglio, invece, rappresenta una spinta più urgente: nasce da una riflessione sul desiderio, sull’immediatezza in cui siamo immersi e su questa continua tensione tra bisogno autentico e consumo emotivo. In generale, sento che la mia musica sta andando verso una sintesi: meno sovrastrutture, più verità.
Mi interessa raccontare quello che vivo e osservo con uno sguardo il più possibile onesto, anche quando è scomodo.
D. Vuole regalare ai lettori di Nerospinto una playlist primaverile di 5 brani irrinunciabili?
Più che una playlist “primaverile” in senso stretto, sono cinque brani che per me hanno a che fare con il risveglio, con il movimento e con una certa forma di luce: Monde Nouveau di Oscar Anton, Acqua che scorre di Niccolò Fabi, In the mornng di Joe Bel, Here comes the sun dei Beatles, Che vita meravigliosa di Diodato, Sono canzoni che sto ascoltando in questi giorni, mi portano verso aria di primavera e di “leggerezza profonda”.
D. Qual è il suo rapporto con i social?
Il mio rapporto con i social è un po’ambivalente.
Da un lato riconosco che sono uno strumento importante, soprattutto per chi fa musica: permettono di comunicare, creare connessioni e far circolare il proprio lavoro. Dall’altro, sento il bisogno di mantenere una certa distanza. Non sempre mi riconosco nei ritmi e nelle logiche dei social, che spesso spingono verso una presenza costante e una semplificazione dei contenuti. Cerco quindi di usarli in modo consapevole, senza farmi troppo condizionare: come uno strumento, appunto, e non come un fine. La dimensione che continuo a sentire più mia resta quella dell’incontro reale, del live, dello scambio diretto.
D. C’è una canzone non sua che le sarebbe tanto piaciuto aver scritto?
Sì, senza dubbio Imagine di John Lennon.
È una canzone che riesce a essere universale senza perdere semplicità, e che porta con sé una visione potentissima, quasi disarmante nella sua chiarezza. Mi affascina la capacità di dire qualcosa di così grande con parole essenziali, senza retorica.
È una di quelle canzoni che non appartengono più solo a chi le ha scritte, ma diventano patrimonio di tutti. E forse è proprio questo il sogno di chi scrive: riuscire, almeno una volta, a toccare qualcosa di così profondamente condiviso.
D. Immaginiamola per un attimo Direttrice Artistica del prossimo Sanremo, 5 nomi che vorrebbe assolutamente su quel palco?
Cercherei un equilibrio tra scrittura, identità e visione artistica.
Cinque nomi che mi piacerebbe vedere su quel palco sono: Giulia Mei, come voce emergente capace di portare uno sguardo autentico e necessario, Niccolò Fabi, per la profondità e la coerenza del suo percorso, La Rappresentante di Lista, per l’energia e la libertà espressiva, Motta, per l’urgenza e la scrittura diretta, Madame, per uno sguardo contemporaneo e personale. Mi piacerebbe un Festival capace di mettere al centro le canzoni, ma anche le visioni, senza paura di mescolare linguaggi diversi.
D. Il suo sogno di felicità in questi tempi così bui?
Il mio sogno di felicità è qualcosa di molto semplice: poter continuare a fare quello che amo, restando libera e fedele a me stessa. Ma oggi è impossibile non allargare lo sguardo.
Viviamo un tempo in cui la guerra è tornata ad essere una presenza concreta, quasi normalizzata, e questo per me è profondamente inquietante. Sembra che la vita umana conti sempre meno, schiacciata da interessi economici e logiche di potere. Per questo il mio sogno di felicità coincide sempre di più con un desiderio di pace reale, non astratta: una pace che rimetta al centro le persone, la dignità, l’ascolto. E forse, nel nostro piccolo, anche la musica può essere questo: uno spazio in cui resistere a questa deriva, e provare a restare umani.
