The Phair 2026, alle OGR la fotografia torna a interrogare il presente
by Alessandro Infortuna ⁄ 21 Mag 2026Dal 22 al 24 maggio Torino ospita la settima edizione della fiera dedicata alla fotografia e all’immagine contemporanea. Tra 42 gallerie, talk internazionali e nuove ricerche visive, le Officine Grandi Riparazioni si confermano laboratorio di cultura e innovazione.
Dalle officine dei treni alla fabbrica delle immagini
Un tempo luogo di manutenzione dei treni, oggi spazio di arte, innovazione e tecnologia. Le OGR di Torino raccontano, già nella loro architettura, una delle grandi trasformazioni urbane avvenute all’ombra della Mole dall’inizio degli anni Duemila: il passaggio da città industriale a laboratorio culturale capace di reinventare i propri luoghi simbolici.
È proprio dentro questo scenario che, da venerdì 22 a domenica 24 maggio, trova casa la settima edizione di The Phair | Photo Art Fair 2026, presentata questa mattina nella Sala Fucine delle Officine Grandi Riparazioni. Una fiera che, anno dopo anno, si è ritagliata uno spazio riconoscibile: non solo mercato, ma luogo in cui gallerie, istituzioni, artisti e nuove ricerche visive provano a parlarsi davvero.
L’edizione 2026 riunisce 42 gallerie italiane e internazionali, confermando una crescente apertura europea con realtà provenienti, tra gli altri Paesi, da Francia, Germania, Regno Unito, Svizzera, Montenegro e Svezia. Il percorso espositivo non si limita a mettere in fila stand e opere, ma prova a costruire un racconto unitario, in cui la fotografia diventa documento, memoria, interpretazione e costruzione del reale.

Un dialogo tra istituzioni, mercato e nuove visioni
A guidare simbolicamente questa edizione è il visual ufficiale della fiera: uno scatto di Nanda Lanfranco che ritrae Giuseppe Penone negli spazi del Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea. Una scelta che rafforza il legame tra The Phair e le istituzioni culturali torinesi, ma anche il rapporto tra corpo, spazio e trasformazione, temi che attraversano molte delle ricerche presenti in fiera.
Il peso delle istituzioni, l’arrivo di gallerie straniere e la cornice delle OGR danno alla manifestazione una dimensione che supera il semplice appuntamento di settore. The Phair si muove infatti su un confine sempre più interessante: quello tra fiera, piattaforma culturale e osservatorio sulle trasformazioni dell’immagine contemporanea.
Accanto agli spazi espositivi, il Talk Program porta alle OGR oltre trenta ospiti e sedici incontri dedicati al futuro della fotografia. Musei, archivi, collezionismo, pratiche artistiche femminili, nuove piattaforme creative e intelligenza artificiale diventano i temi centrali di un confronto che guarda alla fotografia non soltanto come oggetto da esporre o collezionare, ma come strumento per leggere la complessità del presente.
Tra gli appuntamenti più attesi, il dialogo tra Duncan Forbes, responsabile della fotografia del Victoria and Albert Museum, e François Hébel, direttore artistico di CAMERA Torino, sul ruolo dei grandi musei e dei centri specializzati nella fotografia contemporanea. Spazio anche alle riflessioni sugli archivi, sulla legacy artistica e sull’impatto dell’intelligenza artificiale nella costruzione dell’immaginario visivo.

Jacopo Di Cera - Pentagram, Sassolungo, 2021. Deodato Arte (Milano)
Tra gli stand, la notte romana di Kri Babusci
Camminando tra gli spazi espositivi, la fiera cambia passo. Le grandi traiettorie culturali diventano incontri, dettagli, lavori che chiedono tempo. Tra le gallerie presenti c’è anche RAW Messina, realtà romana con sede a Trastevere. Qui, una chiacchierata con l’artista Kri Babusci apre una prospettiva più intima sul rapporto tra fotografia, confessione e segreto.
Le sue immagini nascono nella notte romana, dentro uno spazio mobile e quasi privato: l’abitacolo della sua auto. Babusci incontra persone, le intervista, le ascolta. In cambio riceve un segreto, che viene riportato sul retro della fotografia. Ma per leggerlo bisogna compiere un gesto irreversibile: rompere l’opera.
È qui che il lavoro acquista forza. In quel momento la fotografia smette di essere solo qualcosa da guardare: diventa una scelta, quasi una piccola prova per chi la ha davanti. Conservare l’immagine intatta o violarla per accedere a ciò che nasconde. Proteggere il mistero o cercare la rivelazione.
Il dispositivo è semplice, ma efficace. Mette in crisi il rapporto tra autore, soggetto e spettatore, portando dentro l’opera una domanda precisa: quanto siamo disposti a rompere, simbolicamente e materialmente, pur di conoscere ciò che resta nascosto?
In una fiera che ragiona sulle nuove forme dell’immagine contemporanea, la ricerca di Babusci intercetta uno dei nodi più vivi del presente: il confine tra esposizione e intimità, tra visibile e invisibile, tra ciò che raccontiamo e ciò che continuiamo a custodire.

Kristina Babusci - "Pertra". RAW Messina (Roma)
Torino e il tempo lento delle immagini
The Phair 2026 conferma Torino come una delle città italiane più attente alla fotografia contemporanea. La presenza di gallerie internazionali, il dialogo con le istituzioni culturali e la scelta delle OGR come sede costruiscono un contesto in cui l’immagine non viene solo mostrata, ma messa alla prova.
In un tempo in cui le fotografie scorrono ovunque e spesso si consumano in pochi secondi, una fiera come The Phair prova a restituire loro peso, durata e complessità. Uscendo dagli stand, resta addosso proprio questa sensazione: che certe immagini non chiedano soltanto attenzione, ma tempo. E oggi, forse, è già molto.
