Triennale Milano presenta una nuova produzione di Romeo Castellucci, uno dei più importanti artisti contemporanei, che per il quadriennio 2021 – 2024 è Grand Invité di Triennale. Nell’ambito di questa collaborazione pluriennale, Castellucci è stato invitato a ideare e produrre due nuovi progetti per la 23ª Esposizione Internazionale Unknown Unknowns. Come anticipazione della 23ª Esposizione Internazionale, dal 27 maggio al 5 giugno 2022 Castellucci presenta in prima assoluta nel Salone d’Onore di Triennale, Domani, un’azione performativa concettuale che trova il suo fulcro nell’elemento umano, nel corpo. Intervento quasi minimale, Domani si rivela al pubblico come un’azione reiterata, un moto instancabile ed essenziale in cui la componente umana rappresentata dalla performer in scena viene affiancata e completata da un secondo significante: la musica.
An Introduction to Mysteries dal 15 luglio all'11 dicembre 2022, si confronta con il tema dell’ignoto e si interroga su “quello che non sappiamo di non sapere”. Un rapporto paritario che trasforma in una figura a sé stante, l’opera sonora del visionario sound artist e compositore statunitense Scott Gibbons, che conferma nuovamente la collaborazione pluridecennale con Castellucci.
Romeo Castellucci è conosciuto in tutto il mondo per aver dato vita a una pratica performativa fondata sulla totalità delle arti e rivolta a una percezione integrale dell’opera. Nato a Cesena nel 1960, i lavori dell’artista sono stati presentati e prodotti dai più importanti teatri e festival internazionali, in oltre sessanta Paesi che coprono tutti i continenti. Domani, diventa un produttore di emblemi: immagini mute che hanno il solo bisogno di essere viste. Segni che attraverso un gioco di rimandi esprimono attivamente dei contenuti, significando altro da sé.
La seconda produzione di Castellucci per la 23ª Esposizione Internazionale sarà un’installazione, intitolata EL, che verrà presentata a novembre 2022. EL sarà un intervento meccanico in cui la componente umana scompare del tutto, e che occuperà uno degli spazi di irrealtà per eccellenza, quello del teatro. I due progetti, messi in dialogo e a confronto, acquisiscono ulteriori significati. Stressando due dispositivi in apparenza agli antipodi (umano e meccanico), l’artista costruisce un dittico capace di interrogare profondamente alcune delle tematiche centrali dell’Esposizione Internazionale.
Scott Gibbons, invece classe 1969 compone musica da più di 30 anni, con una duplice esplorazione delle possibilità del suono: quello acustico-naturale da una parte e quello della tecnologia audio dall'altra. Compositore affermato di dark ambient e micromusic, il suo lavoro non è facilmente classificabile. Le creazioni dell’artista dimostrano un acuto equilibrio tra delicatezza e fisicità, basandosi spesso su frequenze che si pongono ai limiti più estremi dell'udito umano. Ha creato molti strumenti elettronici unici ed è celebre per le sue performance live.
Testo di Tiziana Latorre
