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Milano Tea Day 2026: quando il tè diventa esperienza, dalla pasticceria d'autore di Fusto all'aperitivo di 10 Corso Como

Milano Tea Day 2026: quando il tè diventa esperienza, dalla pasticceria d'autore di Fusto all'aperitivo di 10 Corso Como

C'è chi considera il tè una semplice bevanda da accompagnamento e chi, invece, lo interpreta come un linguaggio capace di dialogare con la gastronomia, il benessere e persino la mixology. È da questa visione che nasce il Milano Tea Day, l'evento itinerante organizzato da Accademia Ferri in collaborazione con Italia a Tavola che il 17 settembre ha condotto ospiti e professionisti attraverso sette tappe simboliche della città, dimostrando come una tazza possa raccontare molto più di quanto si immagini.

Dalla colazione in hotel fino al cocktail after dinner, il percorso ideato da Albino Ferri, Tea Master di Ferri dal 1905, ha trasformato Milano in una mappa sensoriale dove tè e infusioni diventano strumenti di ospitalità, cultura e narrazione. Un progetto ambizioso che ha trovato nella nuova linea premium Materia il proprio filo conduttore, mostrando la versatilità di una materia prima spesso sottovalutata nell'universo Horeca.

Pur non avendo seguito l'intero itinerario, sono bastate due tappe, quella della merenda presso FUSTO Milano e l'aperitivo da 10 Corso Como, per comprendere la portata di un'iniziativa che guarda al tè con uno sguardo decisamente contemporaneo. 

Accademia Ferri e il progetto Materia

Materia Ferri

Alla base del Milano Tea Day c'è il lavoro di Accademia Ferri, realtà che da anni promuove la cultura del tè attraverso attività di formazione, divulgazione e consulenza professionale. L'evento è stato anche l'occasione per accendere i riflettori su Materia – Ferri dal 1905, il progetto dedicato al canale Horeca e alla valorizzazione delle botaniche italiane.

Materia nasce da una visione precisa: approfondire il mondo delle infusioni partendo dalla qualità delle materie prime, dalla ricerca botanica e dal dialogo con la gastronomia 

È questa prospettiva a collegare i diversi indirizzi del Tea Day: mostrare come la cultura dell'infusione possa declinarsi in forme sempre diverse, dalla colazione all'alta pasticceria, dal ristorante al cocktail bar, dando vita a percorsi sensoriali studiati con precisione quasi sartoriale.

Da Fusto Milano il tè entra nella narrazione del dolce

Fusto x Ferri

Se esiste un luogo in cui la materia prima guida il processo creativo, questo è certamente FUSTO Milano. Lo spazio fondato da Gianluca Fusto e Linda Massignan in via Ponchielli è molto più di una pasticceria: è un laboratorio in cui produzione, ricerca, formazione e progettazione convivono sotto lo stesso tetto. Un progetto costruito sulla convinzione che l'innovazione nasca dalla conoscenza profonda degli ingredienti e delle relazioni tra gusto, consistenze e aromi.

Non sorprende quindi che una delle tappe del Milano Tea Day sia stata dedicata proprio all'incontro tra tè e alta pasticceria. 

L'esperienza si è aperta con un tè bianco in purezza proveniente dallo Yunnan, delicato e quasi etereo, scelto per predisporre il palato all'ascolto. Fin dal primo assaggio è emerso come l'obiettivo non fosse costruire semplici abbinamenti, ma esplorare il modo in cui il tè riesce a modificare la percezione di un dessert. A ogni dolce sono state associate due diverse infusioni: una in assonanza, pensata per richiamare gli aromi presenti nel piatto, e una in contrasto, capace di aprire a nuove letture gustative.

Pane, burro e marmellata, Fusto

Il percorso è iniziato con una raffinata reinterpretazione di pane, burro e marmellata, una delle immagini più radicate nell'immaginario della merenda italiana. Il pane a lievitazione naturale ha fatto da base a un burro montato dalla consistenza leggera e ariosa, accompagnato da una marmellata artigianale di lampone e ciliegia. Una rilettura che ha rispettato l'essenza del piatto, giocando con consistenze e sfumature per offrirne una nuova versione. 

Ad accompagnare l’assaggio due infusioni con ruoli distinti: da un lato il 713 Bergamotto, in armonia con i profumi della preparazione, dall’altro il 714 Vaniglia e Limone, capace di introdurre una nota più fresca e dinamica. Lo stesso boccone ha così cambiato carattere a seconda del sorso che lo ha accompagnato.

Fusto milano

Il percorso è proseguito con una torta morbida al tè e con una nuova lettura del riso al latte con wakoucha (tè nero giapponese), lampone e malva, continuando a esplorare il tema dell’assonanza e del contrasto. In ogni fase il tè è apparso prima come ingrediente del dolce e poi come infusione in tazza, creando un continuo gioco di rimandi tra memoria e percezione. 

Più che una degustazione, quella ideata da Fusto e Accademia Ferri è stata un'esplorazione del gusto e sulle sue trasformazioni. Due approcci accomunati dalla stessa attenzione per la materia prima, che hanno trasformato il tè da semplice accompagnamento a elemento attivo del racconto. Un dialogo capace di svelare, sorso dopo sorso, nuove sfumature del dessert e modi inaspettati di percepirlo.

10 Corso Como: il tè incontra la mixology

Se da Fusto il tè è entrato nel linguaggio della pasticceria, da 10 Corso Como ha trovato una nuova espressione nel mondo del beverage. L’aperitivo del Milano Tea Day si è svolto in uno spazio che, dal 1991, mette in dialogo moda, design, arte, cucina e ospitalità. Nato dall’intuizione di Carla Sozzani, 10 Corso Como ha costruito nel tempo un modello in cui convivialità e ricerca culturale convivono, invitando a esplorare il gusto attraverso esperienze diverse.

10 Corso Como drink

Protagonista della tappa è stato il blend 608 Uva e Mela della linea Materia 600, dedicata alle infusioni alternative, interpretato tra cucina e mixology. Le sue note fruttate sono state utilizzate per una tartelletta con formaggio e gel aromatizzato e, al tempo stesso, come base di un cocktail realizzato attraverso tecniche di estrazione a freddo. Due applicazioni differenti, accomunate dallo stesso profilo aromatico, che hanno portato l’infuso oltre il tradizionale servizio in tazza.

Nel dialogo con i finger food dell’aperitivo — dalle crocchette di baccalà agli arancini con fonduta, fino allo gnocco fritto con culatello — il tè è diventato così parte della costruzione del gusto. È proprio questa libertà di interpretazione a rendere interessante l’esperienza: un ingrediente antico come il tè può entrare nella cucina salata, diventare la base di un drink o accompagnare un momento conviviale.

10 corso como

L’esperienza del Milano Tea Day offre anche l’occasione per riscoprire 10 Corso Como al di là dell’appuntamento. Si può iniziare dal Caffè, immerso nel giardino interno, per un aperitivo o una pausa, e proseguire con la programmazione della Galleria. Dal 25 settembre al 22 novembre 2026, lo spazio ospiterà Viktor&Rolf. Spectrum, la prima mostra personale in Italia dedicata al duo olandese Viktor Horsting e Rolf Snoeren. Curata da Alessio de' Navasques, l’esposizione ripercorre oltre trent’anni di ricerca tra haute couture, arte contemporanea, performance e cultura visiva, ad ingresso libero.

Una nuova idea di ospitalità

Il merito del Milano Tea Day è stato soprattutto quello di dimostrare come il tè possa attraversare mondi apparentemente lontani tra loro.

Dalla ricerca artigianale di Fusto all'anima lifestyle di 10 Corso Como, passando per hotel, ristoranti, spa e cocktail bar, Accademia Ferri ha costruito una narrazione coerente attorno a un prodotto che spesso in Italia rimane ancora ai margini dell'esperienza gastronomica.

L'impressione finale è che il vero protagonista della giornata non fosse una singola miscela, ma il concetto stesso di ospitalità. Un'ospitalità che passa attraverso la cura del servizio, la conoscenza delle materie prime e la capacità di creare connessioni inaspettate tra persone, luoghi e sapori.

In un panorama gastronomico sempre più orientato all'esperienza, il Milano Tea Day suggerisce una riflessione interessante: forse il futuro del tè non è soltanto nella tazza, ma nella sua capacità di diventare racconto, ingrediente e cultura. E, a giudicare dalle tappe di Fusto e 10 Corso Como, quel futuro sembra essere già iniziato.

Anna Olivo

Laureata in Fashion Design presso l'Istituto Marangoni di Milano, scrive di arte, moda e costume con uno sguardo curioso e contemporaneo.

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