Tradizione, dialetto e musica pop si incontrano a Pescara. Il 4 settembre il concertone ideato da Enrico Melozzi arriva in prima serata su Rai 1, per la prima volta anche in Eurovisione
La tradizione, quando è autentica, non appartiene al passato. Vive, si trasforma e trova continuamente nuovi modi per raccontarsi. È questo lo spirito che anima La Notte dei Serpenti, il progetto ideato e diretto dal Maestro Enrico Melozzi che, nel giro di pochi anni, è riuscito a portare i canti popolari abruzzesi fuori dai confini della memoria per restituirli al grande pubblico attraverso un linguaggio contemporaneo e universale.
Domani, venerdì 4 settembre, alle 21.45 su Rai 1, il concertone torna in prima serata con la sua quarta edizione, confermandosi come uno degli appuntamenti culturali più originali del panorama televisivo italiano. Nato per valorizzare il patrimonio musicale e identitario dell'Abruzzo, il progetto è cresciuto fino a trasformarsi in una grande narrazione collettiva capace di unire spettacolo, ricerca e appartenenza. Un percorso che quest'anno raggiunge un nuovo traguardo: per la prima volta La Notte dei Serpenti varcherà i confini nazionali grazie alla diffusione in Eurovisione e su San Marino RTV, mentre Rai Italia lo porterà nelle case degli italiani nel mondo.
Al centro dell'evento resta una visione precisa: costruire un ponte tra passato e futuro, tra radici popolari e sensibilità contemporanee, dando nuova vita a canti, riti e tradizioni che continuano a parlare alle generazioni di oggi. Non una celebrazione nostalgica, ma un progetto culturale in costante evoluzione, dove la memoria diventa materia viva e la musica uno spazio di incontro, dialogo e contaminazione.
Una lingua antica dentro la musica contemporanea

Lo Stadio del Mare di Pescara farà da scenario alla quarta edizione de La Notte dei Serpenti, registrata il 25 luglio davanti a un pubblico di 50.000 persone. Un’affluenza che racconta la forza di un progetto capace di trasformare il patrimonio popolare in un’esperienza musicale condivisa e contemporanea.
Le melodie della tradizione abruzzese incontrano una line-up che attraversa generazioni e linguaggi differenti. Ci saranno Antonia, Baby K, le Bambole di Pezza, Clementino, Mr. Rain, Patty Pravo e Raf. A condurre la serata sarà Elettra Lamborghini, che oltre al ruolo di presentatrice si esibirà con le sue hit.

L’Orchestra dei Serpenti, diretta da Enrico Melozzi, accompagnerà gli artisti insieme a un coro composto esclusivamente da donne di tutte le età. A completare la formazione, cento tra orchestrali, performe, ballerini e cinquecento coristi delle associazioni folkloristiche regionali, riuniti per riportare nella serata la voce dell'Abruzzo.
Tra gli ospiti speciali arrivano l’attore comico sulmonese Gabriele Cirilli, il soprano pescarese Carmela Remigio, Le Farfalle – Squadra di Ginnastica Ritmica dell’Aeronautica Militare – e la Banda dell’Esercito, composta da 78 musicisti diretti dal Maestro Maggiore Filippo Cangiamila.
Il serpente come simbolo e memoria
Il nome della manifestazione affonda le proprie radici nel culto di San Domenico e nell'antica Festa dei Serpari di Cocullo, uno dei riti più suggestivi dell'Abruzzo. Qui il serpente assume un significato che va oltre il folklore: diventa simbolo di un legame profondo tra spiritualità, territorio e memoria collettiva.
Non è un caso che proprio questa figura sia stata scelta come emblema del progetto. La Notte dei Serpenti nasce infatti dall'incontro tra passato e presente, riportando alla luce canti, racconti e ritualità che continuano a trovare nuove forme espressive senza perdere la propria identità.

Processione di Cocullo, Il Fatto Quotidiano
La stessa visione anima il Serpentario, la rivista di etnomusicologia nata all'interno della manifestazione e aggiornata quotidianamente. Il nome richiama il luogo in cui i serpenti vengono custoditi e osservati, ma rimanda anche all'iconica processione di Cocullo, durante la quale i rettili vengono posati sulla statua di San Domenico. Un'immagine che diventa metafora del progetto editoriale: raccogliere, preservare e raccontare un'eredità fatta di canti, dialetti, credenze e testimonianze del territorio.
L'obiettivo è renderla accessibile senza rinunciare al rigore della ricerca, creando un ponte tra gli studi etnomusicologici e un pubblico sempre più ampio.
Lo sguardo, però, va oltre i confini regionali. Dalle tradizioni pastorali ai canti di lavoro, dagli strumenti antichi alle narrazioni tramandate oralmente, il Serpentario mette in dialogo l'esperienza abruzzese con altre espressioni culturali italiane e mediterranee. Ne emerge un racconto in cui il patrimonio sonoro diventa una lingua universale, capace di attraversare epoche e geografie differenti mantenendo intatta la propria forza evocativa.
Dal dialetto alla prima serata
È proprio il dialetto uno degli elementi più forti del progetto. I canti vengono riproposti attraverso arrangiamenti nuovi, pensati per l’orchestra e per un pubblico contemporaneo, ma mantenendo l’autenticità dei testi e la loro poetica.
È un equilibrio delicato: intervenire sulla forma senza cancellare la voce originaria.
Il lavoro di Melozzi si muove precisamente in questa direzione. Le melodie popolari diventano materia da orchestrare, contaminare e reinventare, senza perdere il legame con il luogo da cui provengono. Un processo che il progetto ha portato avanti fin dalla sua nascita e che trova nella televisione un nuovo spazio di ascolto.
Enrico Melozzi, l’arte della contaminazione

Dietro questa visione c’è Enrico Melozzi, compositore, direttore d’orchestra, violoncellista e produttore discografico che ha costruito il proprio percorso proprio sulla contaminazione tra linguaggi.
Nel 2012 fonda insieme a Giovanni Sollima il progetto 100 Cellos. Quattro anni più tardi dà vita all’Orchestra Notturna Clandestina, ensemble indipendente attraverso il quale sviluppa una concezione della musica classica aperta e inclusiva, anche con i Rave Clandestini di Musica Classica.
Negli anni dirige l’orchestra del Festival di Sanremo per artisti appartenenti a generazioni e mondi musicali differenti, tra cui Måneskin, Mr. Rain, Ghali, Gazzelle, Bnkr44, Coma Cose e Damiano David. Nel 2021 è inoltre Maestro Concertatore della Notte della Taranta.
Il suo percorso racconta una ricerca costante di nuovi punti di contatto: tra musica colta e popolare, tra repertorio e contemporaneità, tra ascolto tradizionale e nuove forme di fruizione.
Una tradizione che non vuole stare ferma
La quarta edizione amplia ulteriormente questo dialogo attraverso nuove contaminazioni della cultura abruzzese, dalla musica elettronica all’arte visionaria di Gabriele D’Annunzio.
Anche la scelta di coinvolgere Teramo nelle prove e nelle attività che accompagnano la preparazione dell’evento va nella stessa direzione. La città era già stata protagonista nel 2023, quando aveva ospitato le prove della prima edizione. Il territorio entra così nel processo creativo e organizzativo della manifestazione, non limitandosi a fare da sfondo allo spettacolo.
La formula restituisce a La Notte dei Serpenti una dimensione che va oltre il semplice concerto televisivo. Il progetto si costruisce attorno a una domanda molto contemporanea: come si conserva una tradizione senza trasformarla in un oggetto del passato?
La risposta di Melozzi è nella musica.
Prendere ciò che è stato tramandato e permettergli di cambiare forma. Portare il dialetto sul palco insieme al pop. Far cantare centinaia di persone insieme. Lasciare che una melodia antica venga ascoltata da chi non l’ha mai sentita prima.
Tradizione, senza confini
È forse questa la vera intuizione di Melozzi: dimostrare che la tradizione non sopravvive perché viene conservata sotto vetro, ma perché continua a essere vissuta, reinterpretata e condivisa.
Con l’approdo su Rai 1 e in Eurovisione, La Notte dei Serpenti porta così la cultura abruzzese oltre i propri confini, trasformandola in un racconto capace di parlare a un pubblico nazionale e internazionale senza smarrire la propria identità. E, in un tempo che corre sempre più veloce, non è poco.
