Si è conclusa il 9 giugno l’edizione 2026 del Milano Film Fest, la manifestazione diretta da Claudio Santamaria che ha riportato il cinema internazionale al centro della scena culturale milanese. Durante la cerimonia di premiazione all’Anteo Palazzo del Cinema sono stati annunciati i vincitori delle sezioni competitive dedicate a lungometraggi e cortometraggi. Dal palmarès è emersa un'idea di cinema giovane, libero e profondamente connesso al presente, capace di raccontare identità, trasformazioni e desideri attraverso linguaggi diversi ma ugualmente incisivi.
A conquistare il premio per il Miglior Lungometraggio è stato Where the Wind Comes From di Amel Guellaty (Tunisia, Francia, 2025), un road movie che segue il viaggio di due giovani tunisini verso l'Europa. La giuria presieduta da Valeria Bruni Tedeschi ha premiato l'opera per la sua capacità di coniugare semplicità narrativa e raffinatezza formale, offrendo al tempo stesso uno sguardo autentico sulla società tunisina contemporanea. Nelle motivazioni, il film è stato definito un'opera "libera e poetica", sostenuto da una visione cinematografica forte e da un respiro capace di andare oltre i confini della storia raccontata.
Il successo dell'opera è stato avvalorato anche dalla menzione speciale “Futuro” assegnata ai protagonisti Eya Bellagha e Slim Baccar, premiati per la naturalezza e l'intensità con cui hanno dato vita a un legame capace di sostenere l'intero film. Where the Wind Comes From ha inoltre conquistato il premio della Giuria Studentesca, che ne ha sottolineato la capacità di trasformare un coming of age in una storia universale, sospesa tra sogno, speranza e ricerca del proprio posto nel mondo.

Sul fronte dei cortometraggi, il riconoscimento principale è andato a A Sisyphean Task di Gus Flind-Henry e George Malcher (Regno Unito, 2025). Attraverso una costruzione audiovisiva dinamica e un elaborato lavoro di montaggio, il film affronta il tema del sistema educativo riflettendo sul peso delle responsabilità individuali e collettive all'interno della scuola. La giuria ne ha premiato la capacità di coniugare riflessione critica ed efficacia emotiva, senza cadere in semplificazioni.
Tra i premi interpretativi, il riconoscimento per la Miglior Interpretazione Maschile è stato assegnato a Matthew Shear per Fantasy Life, premiato per l'equilibrio e la credibilità della performance. Il premio per la Miglior Interpretazione Femminile è andato invece a Sarah Pachoud, Mélanie Laurent e Angelina Woreth per The Wonderers di Josephine Japy, valorizzando il lavoro corale delle tre attrici e la loro capacità di restituire con sensibilità le dinamiche emotive e familiari al centro del film.
Completano il palmarès le menzioni speciali ai cortometraggi Concrete Kids di Saulius Baradinskas, premiato per la sua originalità estetica e la forte armonia visiva, e Faux Bijoux di Jessy Moussallem, riconosciuto per la delicatezza con cui affronta temi complessi e di grande attualità.
Si chiude così un'edizione che ha segnato il ritorno del Milano Film Fest, festival nato dalla collaborazione tra Il Cinemino, Esterni, Fondazione Dude e Perimetro. Un appuntamento che, fin dalla sua prima edizione, ha dimostrato la volontà di aprirsi a nuovi sguardi e nuove geografie del cinema contemporaneo. E quest'anno, più che mai, il vento arrivato da Tunisi e Londra ha trovato a Milano il luogo ideale per farsi ascoltare.
