Tra risaie, vigneti e borghi, settembre racconta un territorio attraverso sapori, paesaggi e storie. Da Risò alle Notti del Vino, un invito a rallentare e scoprire un Piemonte meno conosciuto
Risaie che riflettono il cielo, filari che seguono le colline, antichi canali e piccoli borghi dove il tempo sembra avere un ritmo diverso. L’Alto Piemonte si attraversa così, seguendo una geografia che cambia lentamente e che, a ogni tappa, racconta qualcosa della propria storia.
A settembre, questa varietà prende forma in un calendario di appuntamenti dedicati alla gastronomia, alla cultura e alla scoperta delle tradizioni locali. Dalle Terre del Riso ai vigneti del Supervulcano della Valsesia, il percorso attraversa il Novarese, il Vercellese e il Biellese, spingendosi fino alle sponde del Lago Maggiore e del Lago d’Orta.
È in questo scenario che si inserisce SUSTAINEVENTS, progetto Interreg promosso dalla Camera di Commercio Monte Rosa Laghi Alto Piemonte, che mette in relazione eventi e destinazioni accomunati da un’idea di turismo più attento alla sostenibilità ambientale e sociale e alla collaborazione tra le realtà locali. Un invito a posare lo sguardo anche oltre gli itinerari più battuti.
Il paesaggio che nasce dall’acqua

Per comprendere l’Alto Piemonte si può partire dal riso. Dall’11 al 13 settembre torna Risò, il Festival internazionale del riso, nelle province di Vercelli e nei Borghi delle Vie d’Acqua. Showcooking, degustazioni, talk, attività per famiglie e tour nelle Terre del Riso mettono al centro non soltanto il prodotto, ma il mondo che gli sta intorno.
Le risaie sono il risultato di un rapporto secolare tra terra e acqua, reso possibile anche dal Canale Cavour, che quest’anno celebra 160 anni dall’inaugurazione. Realizzato in soli 1.045 giorni grazie al lavoro di 14.000 operai, il canale si estende per 82,2 chilometri e trasporta l’acqua dal Po al Ticino. Ancora oggi la sua rete irriga 170.000 ettari di pianura, sostenendo la risicoltura piemontese.
L’edizione 2026 di Risò aggiunge a questa ricorrenza altri due anniversari: i 120 anni dalla conquista delle otto ore lavorative da parte delle mondine e gli 80 anni dalla selezione della varietà Arborio, riso nato nel Vercellese dall’intuizione dell’agronomo Domenico Marchetti.
Tre date che portano alla luce altrettanti capitoli: l’ingegneria che ha modificato la pianura, il lavoro delle mondine e la ricerca agricola. A completarli: “Riflessi di riso”, mostra che intreccia acqua, memoria, biodiversità e innovazione, mostrando quanta storia possa racchiudere un singolo chicco.
Risò diventa così un invito a scoprire le Terre del Riso anche attraverso un turismo più lento, capace di seguire il ritmo del paesaggio.
Novara, tra un biscotto e la Cupola

Da qui ci si sposta a Novara per una gita di un giorno, dove gastronomia e patrimonio artistico si incontrano tra botteghe storiche, architetture e scorci urbani.
La prima tappa è il Biscottificio Camporelli, storico laboratorio dei celebri biscotti novaresi. L’itinerario prosegue nel punto più elevato della città, alla Basilica di San Gaudenzio, dominata dalla sua celebre cupola.
La basilica venne edificata tra il Cinquecento e il Seicento su progetto di Pellegrino Tibaldi, mentre il campanile fu aggiunto nel Settecento da Benedetto Alfieri. La cupola arrivò più tardi, affidata nel 1840 ad Alessandro Antonelli e diventata nel tempo il simbolo più riconoscibile di Novara.
Alta 126 metri, compresa la statua del Cristo Salvatore, la struttura sorprende per la sua leggerezza apparente: una complessa architettura di mattoni, colonnati e vuoti che sembra spingersi verso il cielo. Antonelli la realizzò affidandosi a materiali locali e alle maestranze novaresi, dando forma a una delle opere più audaci dell’architettura italiana dell’Ottocento.
Dopo la parentesi architettonica, si torna nel centro storico, tra piazze, vicoli e panorami da osservare senza fretta.
Quando arriva il vino
Se le risaie raccontano il rapporto con l’acqua, le colline dell’Alto Piemonte raccontano quello con la vite.
A settembre, Le Notti del Vino portano degustazioni, musica e appuntamenti nei borghi del Novarese, Vercellese e Biellese. La seconda edizione coinvolge diversi comuni e trasforma cantine, piazze, ville e vigneti in luoghi d’incontro.

A Gattinara, dal 4 al 6 settembre, le iniziative si intrecciano con LUVA, storica manifestazione della città, con degustazioni enogastronomiche, appuntamenti musicali e culturali e mostre d’arte. A Boca, il 5 settembre, il programma riunisce degustazioni, prodotti locali, musica dal vivo e animazione per bambini; il giorno successivo, a Borgomanero, Villa Marazza ospita le cantine del territorio con assaggi gastronomici e intrattenimento musicale.
Il 19 settembre, Cavaglio d’Agogna e Suno uniranno una camminata tra le vigne alla degustazione dei vini locali. Il calendario proseguirà poi il 26 settembre a Bogogno, con una visita ai vigneti e alla cantina di Cà Nova, seguita da apericena, degustazione e musica.
Più che una semplice rassegna, Le Notti del Vino diventano un modo per entrare in contatto con queste colline: camminare tra i filari, visitare le cantine, incontrare i produttori e assaporare ciò che nasce dalla terra.
Ghemme e Gattinara, dove il Nebbiolo incontra la terra

Tra le tappe più interessanti per chi vuole approfondire la vocazione vitivinicola dell’Alto Piemonte ci sono Ghemme e Gattinara, dove il Nebbiolo dà origine agli omonimi vini DOCG.
Sono territori in cui la componente geologica acquista un ruolo importante. I vigneti si sviluppano infatti in un paesaggio segnato dalla storia del Supervulcano della Valsesia, tra porfidi dal caratteristico colore rosso-violaceo che contribuiscono alla mineralità dei vini.
Qui l’enoturismo può trasformarsi in un’esperienza immersiva: camminare tra i filari, visitare le cantine, osservare le attrezzature per la lavorazione della terra e seguire le diverse fasi della vinificazione fino all’invecchiamento nelle grandi botti.
A Gattinara, la visita può includere anche l’ecomuseo locale; a Ghemme, invece, il castello-ricetto, antico complesso fortificato nato per proteggere la popolazione e conservare le derrate, aggiunge una prospettiva storica alla visita del borgo.
Per chi predilige i vini bianchi, si prosegue verso le colline biellesi e vercellesi, dove nasce l’Erbaluce di Caluso.
Un territorio da attraversare, non soltanto da visitare
Riso e vino sono i due estremi di un racconto che, in realtà, parla di qualcosa di più ampio. Parlano del rapporto tra una comunità e le proprie risorse, tra agricoltura e cultura, tra memoria e innovazione.
È anche il senso di SUSTAINEVENTS, che punta a costruire un modello di progettazione degli eventi replicabile e certificabile secondo criteri ESG, mettendo insieme attenzione ambientale, inclusione e collaborazione tra le realtà locali.
A settembre, tra risaie, filari, borghi e cantine, l’Alto Piemonte invita così a prendersi il tempo di conoscerlo davvero: camminare, assaggiare, osservare. Senza fretta, lasciando che siano i luoghi a suggerire il ritmo.
Per maggiori informazioni:
Risò – Festival internazionale del riso
Le Notti del Vino – Città del Vino
