Quando ti moltiplichi per cento, non è egocentrismo: è linguaggio
La Pupazza non ha mai amato i ritratti. Le sono sempre sembrati un limite, un tentativo troppo diretto di definire qualcosa che cambia forma di continuo.
Eppure oggi espone cento autoritratti. Come se finalmente avesse deciso di sedersi al centro del suo stesso mondo e dire: “Ok, guardatemi mentre mi moltiplico.”
Il paradosso è meraviglioso: un’artista che ha sempre evitato la rappresentazione statica ora si racconta in cento variazioni dinamiche. Non c’è un volto definitivo, ma un sistema solare di possibilità. Non un’identità, ma tutte le identità che le vengono a bussare alle tre del mattino chiedendo di entrare, di essere accolte, di essere dipinte. A guardarla così, mentre si ritrae, si distorce, si reinventa, sembra di tornare a quel momento originario in cui l’arte non si contemplava, si attraversava. Prima delle etichette, dei manifesti, delle correnti. Quando l’artista costruiva un mondo e lo spettatore ci entrava senza chiedere permesso.

Non si guarda la Pupazza, le si entra dentro. Le sue tele diventano spazi interiori, piccoli teatri domestici, stanze dove la gravità decide di fare quello che vuole. È come se ti invitasse a camminare tra le sue contraddizioni, a sederti nel punto in cui ride e in quello in cui cede, a guardare il mondo con la sua stessa diagonale: quella dei sogni che non chiedono mai il permesso.
Cade dal soffitto insieme a caffettiere e pennelli, scivola fuori dalle cornici come un Duomo liquido, ascolta il cuore di un tavolo come fosse un animale preistorico. A volte si lascia attraversare da tentacoli colorati che sembrano emozioni in formato XL; altre volte si sdraia e lascia che il mondo le crolli addosso per capire cosa resta.
Poi torna al centro, ride di sé, cambia ruolo. La Pupazza non dipinge ciò che vede: dipinge ciò che la vede.
E forse è questo il punto. Oggi si concede il lusso di essere il soggetto e non solo il filtro. L’artista che per anni ha costruito universi paralleli, ironie, fragilità e visioni, adesso mette in scena se stessa. Senza paura. Senza estetista come dice lei. Senza aggiustare nulla.
Dal 2 al 10 dicembre 2025, la galleria "gli eroici furori" di Milano presenta “100 volte la Pupazza: cento autoritratti di un’esteta senza l’estetista”.
A cura di Elena Vukosavljevic, la mostra riunisce cento autoritratti 21x30 cm, ciascuno accompagnato da una poesia: un viaggio visionario e ribelle dentro le molteplici forme del sé.
Un percorso psicologico, onirico e profondamente femminile, dove la bellezza non è ornamento ma rivelazione.
Inaugurazione martedì 2 dicembre alle 18.30, via Melzo 30. Ingresso libero.

