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Blonde d’Aquitaine: La bistecca che batte il cliché

Blonde d’Aquitaine: La bistecca che batte il cliché

Di razze bovine ce ne sono molte. Ma poche sanno raccontare una storia come la Blonde d’Aquitaine: francese d’origine, europea per vocazione e sempre più italiana nella presenza.

È stata lei la protagonista dell’evento andato in scena a Milano, presso il Teatro7 Lab, atto finale di un progetto triennale dal titolo ambizioso ma concreto: “European Beef Excellence”.

Il nome suona tecnico, ma dietro c’è molto di più: allevatori, scelte di filiera, strategie di comunicazione e soprattutto un’idea chiara: portare sulle tavole italiane una carne che ha tutto per farsi amare ma deve ancora conquistare visibilità.

Un marchio che si sta facendo strada

Il pubblico non mancava e nemmeno l’attenzione. Giornalisti, operatori, professionisti del settore. E soprattutto c’erano i dati.

Nomisma, partner per la valutazione del progetto, ha restituito una fotografia nitida: il 2024 ha segnato un calo dei volumi di carne bovina acquistata in Italia (-2,3%). Il mercato è difficile, condizionato da logiche di prezzo, richiesta di origine nazionale e crescente attenzione alla tracciabilità.

Eppure, in questo contesto, la campagna ha lasciato il segno. La notorietà assistita della Blonde d’Aquitaine è cresciuta: sempre più consumatori, pur non avendola ancora provata, ne riconoscono il nome. E in un tempo in cui il cibo è narrazione, esserci nel discorso è già un inizio.

Tra chi la conosce, l’associazione alla qualità è immediata: carne premium, ben controllata, sicura, tracciabile. Il Net Score, ovvero il saldo tra chi la ritiene superiore e chi inferiore rispetto alla media, premia in particolare tracciabilità (+50%) immagine di qualità (+49%) e livello di sicurezza (+47%).

Le barriere? Le solite dell’eccellenza: reperibilità limitata (soprattutto nei negozi e nella ristorazione) e un prezzo che riflette il valore. Ma si sa: quello che vale davvero non si trova ovunque.

I produttori: visione e radici

A raccontarlo sono Franco Martini e Simone Mellano, rispettivamente presidente e direttore di Asprocarne Piemonte, partner italiano del progetto insieme a France Blonde d’Aquitaine Sélection.

Non solo dati e numeri, ma prospettive e cultura del territorio. Perché promuovere questa razza non è un’operazione commerciale: è un investimento a lungo termine su un’idea di filiera trasparente e sostenibile, capace di parlare tanto al mercato quanto all’identità alimentare italiana.

Dal Piemonte, dove Asprocarne rappresenta oltre 400 allevatori e circa il 25% della produzione regionale, arriva un messaggio chiaro: c’è spazio per una carne diversa, ma serve comunicarla, farla assaggiare e renderla esperienza.

Il gusto, come sempre, ha l’ultima parola

Lo chef Roberto Pirelli del Lisander Restaurant di Malgrate ha creato,  per l’evento, una tartare delicata, con tuorlo marinato e crema di Grana Padano affumicata e una tagliata al burro nocciola con ristretto di Nebbiolo. Pochi elementi e grande rispetto per una materia prima dalla personalità morbida e persistente.

La giornata si è conclusa con una cena al ristorante Fassushi, dove la carne è stata riletta in chiave creativa, con “Ravyoza” (ravioli ispirati ai gyoza) e una tagliata con fondo bruno e wasabi. Un esempio di contaminazione culturale intelligente.

La Blonde d’Aquitaine oggi è ancora carne di nicchia ma ha tracciato un solco. Un prodotto che non chiede di piacere a tutti, ma di essere riconosciuto, valorizzato, raccontato. E, ovviamente, assaggiato.

www.blonde-aquitaine.com/progetto

www.youtube.com/watch?v=2KtuPb0qF_s&list=PLp2r2do8hvqSRw5jYRQ5aoW34_oEQM CiF&index=5

 

Barbara Spadafora

Appassionata di moda, arte e bellezza, mondi che mi permettono di esprimere la mia creatività attraverso prospettive poliedriche ed eclettiche. Amo esplorare le tendenze più attuali e tradurle in narrazioni che catturano l'essenza di uno stile unico e personale.

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