Avvocato! (è uno sgarbo a Paolo Conte) di Alessio Cappello: ascolto in anteprima di un disco-gioiello
Avvocato! (è uno sgarbo a Paolo Conte), esordio solista del cantautore Alessio Cappello, in uscita il 23 gennaio su etichetta La Stanza Nascosta Records, accompagnato da un libro prezioso a tiratura limitata(Avvocato! (è uno sgarbo a Paolo Conte)-Brevissima e probabilmente non necessaria guida filosofica al disco) è un disco gioiello.
Suonato e cantato magistralmente, arrangiato in maniera visionaria, curato in modo quasi maniacale in ogni più piccolo dettaglio (dall’art-work alla resa sonora), impreziosito da un godibilissimo inedito che è innesco e sintesi del progetto, oltre che da un libro che fonde intelligenza e ironia, profondità e leggerezza, ragioni personali e mito.
Paolo Conte- racconta Alessio Cappello- si è misteriosamente e lentamente impossessato della mia musica.
Nel senso che è penetrato nei tessuti di soppiatto e, per lunghi periodi, non ho saputo ascoltare altra musica al di fuori della sua. E quando mi mettevo all’opera e provavo a scrivere io delle canzoni, finiva che mi scoprivo sempre più scontento.
Allora ho pensato ad un’operazione di carattere dinamitardo: se non potevo essere come lui, e scrivere come lui, avrei cercato di distruggere il suo lavoro.
La scintilla è stata la canzone “Avvocato! (è una supplica a Paolo Conte)”, una canzone mia, originale, in cui gli chiedo gentilmente di farsi da parte. E poi altre sei detonazioni, sei canzoni sue che, almeno originariamente, avevo in progetto di distruggere.
Ma non ci sono riuscito fino in fondo.
Intravedo ancora una luce ancestrale in ogni pezzo, e questo mi costringe ad ammettere che questa operazione è tutta una truffa. L’amore mio per Conte ha una forma piuttosto piemontese, spigolosa: è un inchino beffardo, una pernacchia.
Non è bastato fare di “Bartali” un valzerino francese in tre quarti, o di “Gong-Oh” una danza antica e tribale: dopo l’esplosione ogni canzone restava integra; mi osservava perplessa, “con quella faccia un po’ così”, ma pur sempre viva e originale, con la sua forza e il suo mistero.
Senza che me ne accorgessi questo disco è nato e io gli sono andato appresso, curioso e incredulo.
Curiosi e increduli saranno probabilmente anche gli ascoltatori, al cospetto di questo ragazzo che sa essere- insieme- il più prosaico degli innamorati e il genio che abita l’abisso; un profanatore folle che firma una strabiliante resa all’ingegno inafferrabile dell’Avvocato, dando alla luce-con furia iconoclasta- un atipico atto d’amore.
Tengano gli occhi aperti e le orecchie spalancate i giurati del Tenco.
IL DICO RACCONTATO IN ESCLUSIVA, TRACCIA PER TRACCIA, DALL'AUTORE
BLUE TANGOS
Ho pensato di affidare la sensualità di un tango a qualcuno che abitasse l’emisfero musicale opposto. Un pomeriggio, mentre ascoltavo Kinotto degli Skiantos, ho pensato che sarebbe stato bello fare un arrangiamento a quella maniera lì. Ecco Freak Antoni che invece di cercare “l’eptadone alla stazione” se ne sta sotto “l’ombra verde di un bovindo” a gustare “un’acqua al tamarindo”. Surreale. Ma verosimile. E la canzone mantiene una sua integrità, una sua sinuosità, oserei dire.
AVVOCATO! (è una supplica a Paolo Conte)
Avvocato! (è una supplica a Paolo Conte) è il motivo per cui questo disco esiste. E’ un brano che contiene in sé due opposti e ne fa una sintesi: passione e frustrazione. Nel mondo ideale, l’amore risolve la frustrazione per liberarci. Ma io credo che non sia così: sono due diverse declinazioni dello stesso verbo, e proprio questa complementarità dicotomica rende così interessante l’esperienza nel suo complesso.
Vorrei scrivere una canzone d’amore a Giulia, ma è troppo difficile all’ombra di Paolo Conte. Eppure questa canzone è nata lo stesso, eppure la canto, eppure mi piace e, nonostante una certa frustrazione, continuo a godere di quella poca gioia che scrivere e amare può donare.
BARTALI
A proposito di contrapposizioni, questa canzone è fondata sul tema. Da una parte le donne, dall’altra la solitudine, il “naso triste da italiano allegro”; forse, più in lontananza, il celato dualismo Coppi-Bartali. È una canzone sull’incomunicabilità che deriva da queste contrapposizioni. L’allegria e la malinconia, per una sintesi perfetta.
Ma, i francesi bonariamente e sportivamente derisi in questo pezzo, mi hanno suggerito di risolvere questa dicotomia trasformando il dualismo del due quarti con cui è scritta la canzone, in un valzer in tre. Questo integra un terzo elemento che è sintesi di allegria e malinconia. È una danza, è l’altro occhio con cui guardare questa vita strana.
SPARRING PARTNER
Lo sparring partner raccontato nella canzone non è solo quello che potrebbe sembrare: un pugile stanco a fine carriera. C’è di più, c’è una riflessione sul tempo che non è lineare, ma che già contiene l’inizio e la fine. “E’ un macaco senza storia”, cioè senza un inizio e senza una fine.
Decontestualizzando il brano, mettendolo di fianco a una sonorità hip-hop che, almeno nelle mie intenzioni originali, doveva assomigliare a Clint Eastwood dei Gorillaz, ho ottenuto un ibrido. Che non so cosa sia, ma ha una sua identità, una sua dignità. Probabilmente “un macaco senza storia”.
GONG-OH
È il brano più interessante, più radicale. Nessun elemento armonico, solo percussioni e una melodia cantata da un coro. Un ritorno alle origini. Dove abita Gong-oh, che è uno spirito lontano, che è il daimon che ci possiede e che siamo costretti a ubbidire. È un’invocazione, un mistero, un rito. Non so dire di più di questo brano.
UN GELATO AL LIMON
Il gelato al limon è lo zero. Qualcosa di così semplice e banale da riportarci a noi. In alcuni pranzi viene servito tra primo e secondo per sciacquare la bocca. È qualcosa che resetta e riporta al minimo. Genera una freschezza, una transizione. Tutto è in potenza in questo brano. Ci sono promesse, “valigie di perplessità”. Ci sono tre strumenti che raccontano una storia semplice, già sentita, ma che misteriosamente torna a ripetersi. Un gelato al limon è una biglia che rotola su un piano inclinato e giunge a una sua conclusione senza generare niente se non un movimento.
CHISSÀ
Il viaggio nell’immaginario di Conte si chiude con un dubbio: Chissà. È un luogo liminale, una fotografia inafferrabile. Sta fuori dal tempo e si palesa. Io credo che tutti abbiano capito che cosa racconti questa canzone, ma dubito che qualcuno potrebbe descriverlo. C’è da lasciarsi trasportare dall’orchestra, che ha echi volutamente morriconiani, c’è da lasciarsi pervadere da una certa foschia e vivere e godere del dubbio, senza risolverlo mai.
CHI E' ALESSIO CAPPELLO
Bio Alessio Cappello
Alessio Cappello nasce a Carmagnola (TO) nel 1993. La sua formazione musicale affonda le radici nelle canzoni d’autore italiane, che restano un riferimento costante nella sua scrittura.
Chitarrista e bassista, si diploma nel 2021 come fonico presso l’APM di Saluzzo. Lavora tra produzione, studio e attività dal vivo, collaborando con diversi artisti come musicista e tecnico.
Con Devalle instaura un sodalizio duraturo, curando la produzione del disco Il tempo di cambiare tutto e diventando membro stabile della band.
Avvocato! (è uno sgarbo a Paolo Conte) segna il suo esordio solista.
IL VIDEOCLIP DEL SINGOLO
E' uscito 19 gennaio su tutte le maggiori piattaforme digitali il singolo Avvocato! (è una supplica a Paolo Conte) del cantautore Alessio Cappello. Il brano è accompagnato dal videoclip ufficiale per la regia di Davide Lamberti.
Avvocato! (è una supplica a Paolo Conte) è una cavalcata ciclistica, per usare una metafora cara all’autore di Bartali, alla rincorsa di quell’imprendibile folletto che è Paolo Conte; un gioiellino jazzy ispirato e urgente, che sembra percorso dal fischio che hanno le frenesie.
Da questa canzone si sviluppa l’intero progetto discografico, l'album Avvocato! (è uno sgarbo a Paolo Conte).
<<Avevo davvero voglia e bisogno- racconta Alessio Cappello- di scrivere una canzone d’amore per Giulia “mia”, qualcosa che placasse le “anguille colorate” dell’amore che guizzavano impazzite dentro di me. E forse un paio di tentativi erano persino decenti. Ma tutte le volte abbandonavo il progetto.
C’era un’ombra, una specie di gargoyle che mi osservava dall’alto e rendeva ridicolo tutto ciò che provavo a scrivere. Così la canzone d’amore per Giulia è diventata una specie di preghiera, una supplica a questo gargoyle, a Paolo Conte, che la smettesse di fare ombra su di me, su di noi, anzi, che vorremmo solo scrivere canzoni in pace, senza doverci per forza confrontare con la sua maestosità, con la sua severa e inaccessibile eleganza.
È una supplica condita da abbondante ironia, dove vale esattamente il contrario di ciò che viene supplicato.
L’arrangiamento non sconvolge per originalità, mi sono limitato a prendere una normalissima formazione jazz (batteria, contrabbasso, chitarre, piano, sax e clarinetto con un kazoo malandrino a fare qualche pernacchia) e dare ai musicisti una buona libertà di esprimersi. Ne è uscito un bel discorso che nel finale è diventato piacevolmente caotico.
Riascoltandola mi sembra rimasta intatta l’intenzione iniziale del brano: un inchino beffardo, un ringraziamento commosso all’ “Avvocato” e quell’amore ineffabile che ci costringe a continuare a scrivere canzoni per sopportarne il mistero>>.
