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Nerospinto questa volta vuole raccontarvi di un film un po' di nicchia, un piccolo gioiello, passato quasi inosservato all'uscita nelle sale italiane, che ha suscitato nel nostro paese ben poco clamore al momento ma che ora sta diventando un cult. Stiamo parlando del film "Noi siamo infinito".
Il film del 2012 "Noi siamo infinito" alias "The perks of being a wallflower" diretto da Stephen Chbosky è l'adattamento cinematografico dell'omonimo romanzo di formazione epistolare, edito in Italia con il titolo "Ragazzo da parete", scritto dallo stesso Chbosky. Il romanzo, uscito nel 1991 negli Stati Uniti, fu molto contestato, perché nonostante i giovani protagonisti il libro tratta, sebbene in maniera piuttosto garbata, di tematiche quali droga, omosessualità, suicidio, disagio psichico, sesso.
È il 1991, nella periferia di Pittsburgh. Il protagonista nel libro, come nel film, è Charlie, un giovane al primo anno di liceo, timido ed introverso, che passa la sua vita un po' in disparte, leggendo romanzi, ascoltando musica, pensando molto, osservando gli altri, chiedendosi se ed in che modo le persone che lo circondano possano essere felici, e scrivendo appunto i suoi pensieri ad un amico di cui non rivela il nome, ma che crede davvero possa comprenderlo ed ascoltarlo. Ad interpretarlo sullo schermo è l'attore Logan Lerman, noto per i film del ciclo "Percy Jackson e gli dei dell'Olimpo" , che regala qui una performance inedita, davvero convincente e toccante.
"Ok, questa è la mia vita. E desidero che tu sappia che sono felice e triste al tempo stesso, e che sto ancora cercando di capire come ciò sia possibile."
Scrive Charlie all'inizio del romanzo.
Ė il punto di partenza di un percorso esistenziale e personale di incontro con il mondo e con sé stessi, che porta il personaggio a riscoprirsi in relazione agli altri ed ai propri desideri e sentimenti, in quel periodo così complicato e difficile che è l'adolescenza. Ma non aspettatevi una storiella giovanilistica né un banale cliché da romanzo per teenagers, questo film, così come il libro, ha un suo linguaggio, una sua estetica ed una sua poetica personali.
Oltre a Lerman, nel film troviamo altri due giovani promesse del cinema americano, Ezra Miller, rivelazione già nel film del 2011 We Need to Talk About Kevin,"... E ora parliamo di Kevin", che qui interpreta Patrick e la famosissima Emma Watson, che abbandonati i panni, per certi versi troppo stretti, di Hermione Granger nella saga di Harry Potter, ci regala tutta la sua abilità di attrice nel ruolo di Sam, in cui risulta così naturale e affascinante che non pare neppure stia recitando. Patrick e Sam sono i due co-protagonisti e personaggi principali insieme a Charlie, coloro che lo accoglieranno nel proprio mondo, "il luogo dei giocattoli difettosi" come lo definisce Sam nel film, che sapranno essergli amici e offrirgli comprensione e affetto.
Charlie è quel ragazzo da parete che "fa tappezzeria", come si dice in gergo, e come ci suggerisce il titolo (Wallflower) non balla durante le feste, non parla con nessuno che non sia il suo professore di letteratura o la sua famiglia, non lega con i suoi coetanei, ma sa che deve trovare un punto d'incontro con il mondo, qualche cosa che lo smuova, e questo avviene quando incontra i due fratellastri Patrick e Sam, lui, omosessuale con difficoltà ad essere accettato, lei, così sicura e al tempo stesso così fragile, che si innamora delle persone sbagliate, e trova solo con il fratellastro e con Charlie la propria dimensione. Eppure Patrick e Sam colgono la sua personalità, così sensibile, così delicata, segnata da numerosi traumi molto profondi, come la morte del suo solo amico e un altro segreto, impronunciabile e violento, così nascosto in fondo al cuore, che non riesce neppure a tornarci col pensiero. Questo lo rende strano, diverso, e questo ce lo fa amare aggiungo io.
Patrick: "Tu osservi le cose da lontano e le comprendi. Non ti metti in mostra"
Charlie: "Non credevo che qualcuno potesse notarmi!"
La colonna sonora del film, che occupa un ruolo importante anche nel libro, è straordinaria, si va dalla canzone preferita di Charlie "Aspleep", degli Smiths, ai Sonic Youth, alla splendida "Heroes" di David Bowie, la storia si svolge all'inizio degli anni Novanta e potete ben immaginare quali fossero le musiche più ascoltate all'epoca, ma naturalmente oltre alle hits del momento, non mancano i riferimenti a molti "classici" della musica rock e pop. Interessante inoltre la citazione del Rocky Horror Picture Show, interpretato dagli amici di Charlie.
Moltissimi sono anche i libri che segnano il percorso di Charlie, dietro suggerimento del suo professore, dal Giovane Holden, a Peter Pan, al Buio oltre la siepe, il problema di Charlie è che pensa troppo, che tende ad immedesimarsi nei protagonisti dei libri che legge, in un mondo di fantasia, ed appena terminato, ogni libro diviene il suo preferito. Per questo spesso sogna di diventar scrittore, ma gli mancano gli argomenti, non è ancora abbastanza immerso nel mondo o forse lo è già troppo.
Il suo professore, Bill, interpretato al cinema da un fantastico Paul Rudd, qui in un piccolo ruolo, è solito nel libro chiedere a Charlie come si sente e quali siano le sue emozioni.
"Pensi sempre così tanto Charlie?"
"E' un male?" Volevo solo che qualcuno mi dicesse la verità.
"Non necessariamente. E' solo che, a volte, le persone usano il pensiero per non partecipare alla vita."
E alla domanda più grande, sul perché si accetti di essere trattati male da chi dice di amarci, il saggio professore risponde:
"Charlie, ognuno di noi accetta l'amore che pensa di meritare".
Ed è così che si svolge il film, come il romanzo, tra piccole preziose massime che accompagnano una voce narrante fresca e autentica che racconta l'adolescenza, una voce sensibile, delicata, a tratti commovente, che narra con disinvoltura del disagio personale e familiare, delle pulsioni amorose, di traumi che non si riescono a dimenticare e delle speranze per il futuro. Descrive la vita di ogni giorno a scuola, a casa e con gli amici, gli autori e le canzoni preferite, le atmosfere che vengono vissute, la difficoltà della diversità ed il suo valore, il malessere e la solitudine che spesso si associano ad un'età complessa, ma anche quelle gioie, quei momenti irripetibili e grandiosi, che colmano la vita di significato, così come le emozioni che si accompagnano alle prime volte.
Ed anche se il momento che si sta vivendo sembra piccolo, o privo di senso, è parte di una storia più grande, di un percorso di crescita, per questo, in macchina, ascoltando musica, in compagnia dei suoi migliori amici, il senso di libertà e la gioia riempiono l'esistenza di Charlie per la prima volta, ed è allora, e solo allora, in quell'istante, che pure avrà fine, che egli riesce a sentirsi veramente infinito.
Giovanna Canonico
Appuntamento con TEATROINMATEMATICA al Teatro Carcano lunedì 2 dicembre, in occasione della giornata interamente dedicata alle iniziative della campagna di sensibilizzazione NO SLOT contro le ludopatie lanciata dall’assessore alle Politiche sociali e Cultura della Salute del Comune di Milano Pierfrancesco Majorino.
La giornata verrà articolata in quattro appuntamenti di TeatroinMatematica comprendenti uno spettacolo in due orari differenti più l’Aperitivo Matematico alle 19,30 più un incontro multimediale in collaborazione con il Politecnico di Milano alle 21,30.
Attraverso il teatro verranno svelati alcuni importanti segreti matematici che possono difenderci dalle insidie dei giochi d’azzardo. Conoscere le regole del caso può salvarci la vita … e il portafoglio.
Lunedì 2 dicembre
Ore 11,30 e ore 20,30 - IL CASO PROBABILMENTE: UNA PARTITA A DADI
A cura di Maria Eugenia D’Aquino -Regia Valentina Colorni -Drammaturgia Riccardo Mini Consulenza scientifica Tullia Norando e Alberto Colorni del Politecnico di Milano Con Maria Eugenia D’Aquino Lorena Nocera Annig Raimondi Antonio Rosti
Un noir metropolitano, con le caratteristiche dei classici del fumetto, che passa in rassegna tutti i possibili esiti di un evento, tutte le possibili strade di una storia, come succede nel calcolo delle probabilità. Gli attori sono giocatori di una partita: entrano nel campo da gioco ed è come se ogni scena fosse un lancio di dadi che determina un vincitore e un perdente. Ma si può rifare la partita e lanciare i dadi di nuovo: l’esito sarà diverso e la storia prenderà un’altra strada. Come in un albero delle decisioni, noi seguiamo le storie parallele in una commedia della ripetizione in cui comprendere le leggi del caso è l’unica arma che resta alla protagonista per cessare di esserne vittima.
Al termine dello spettacolo del mattino: BACKSTAGE MATEMATICO con Tullia Norando e incontro con Pierfrancesco Majorino sul tema della lotta alle ludopatie..
Ore 19,30 Aperitivo matematico “GIOCATORI O GIOCATI?” – Incontro interattivo
Con i matematici Elio Piazza, Tullia Norando, Alberto Colorni
La verve e l’umorismo di matematici e/o probabilisti rivelano scientificamente quanto sia rischioso e insensato inseguire il sogno di diventare ricchi praticando tutti i tipi di giochi d’azzardo.
Ore 21,30 – BETONMATH – Incontro multimediale
Con Nicola Parolini e Marco Verani del Politecnico di Milano
Verrà presentato BetOnMath, un progetto di ricerca del Dipartimento di Matematica del Politecnico di Milano che si propone di costruire un percorso formativo indirizzato a studenti e insegnanti delle scuole secondarie di secondo grado. Attraverso la trasmissione di strumenti matematici di base, si affronterà un’analisi critica dei concetti probabilistici soggiacenti ai giochi d’azzardo e delle criticità (e relativi rischi) di alcuni tipici meccanismi decisionali erronei spesso attivati in condizione di incertezza.
Prezzi recita diurna euro 15,00/11,50 – Prezzi recita serale euro 18,00/13,50
Per informazioni e prenotazioni 02 55181377 – 02 55181362
Per scuole e gruppi organizzati Progetto Teatro tel. 02 5466367 – 02 55187234
Teatro Carcano – corso di Porta Romana, 63 – 20122 Milano
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La creazione è un enigma. Spesso non nasce da un'unione, ma da una mancanza, da un buco nero che scava l'anima e rende l'uomo, l'artista, vulnerabile, ferito, un anima nera che si nutre di un fantasma, una presenza che aleggia nell'aria, ma che per qualcuno non è mai esistita.
Per Roger Waters quel fantasma era quello del padre morto nella guerra mondiale quando aveva solo 5 mesi. Eric Fletcher Waters apparteneva alla Compagnia Z, travolta dai cingolati tedeschi in uno spicchio di campagna italiana ai bordi di un fiume che specchiava il sole nato una mattina di febbraio nell'anno 44. Un corpo mai ritrovato, un'anima sacrificata alla sporca guerra, un corpo dimenticato nell'oblio della storia.
Un dolore enorme, quello del bassista dei Floyd, che sublimato ha generato capolavori della musica contemporanea, fiori splendidi, dolorosi e cupi. Come testimonia la canzone When the tigers broke free che apre il film The Wall (ma che non comparì nell'album), dedicata al padre scomparso, che tradotta fa più o meno così:
E il vecchio Re Giorgio mandò alla mamma una lettera
quando seppe che papà era morto
era, ricordo, sotto forma di pergamena,
con la foglia d'oro e altro
ed io la trovai un giorno
nascosta in un cassetto di vecchie fotografie
ed i miei occhi si inumidiscono ancora a ricordare
Sua Maestà firmò
con il suo sigillo di gomma
L'oscurità avvolgeva tutto
quando le tigri irruppero ardite
e nessuno della Compagnia Reale Fucilieri C sopravvisse
furono tutti abbandonati
la maggior parte di loro morti
gli altri morenti
ed è così che l'alto comando
portò il mio papà via da me
La storia spesso è crudele, spietata, ma dagli epiloghi imprevedibili e inaspettati. Ora le domande si placano, trovano risposta. Roger Waters ha scoperto dove e come sparì il sottotenente Eric Flechter Waters grazie alla lungimiranza di due persone. Una è il superveterano dell'esercito britannico Harry Shindler, indomito 93enne, trapiantato a Porto d'Ascoli, uno che da 25 anni si preoccupa con rara dedizione di dare una identità a corpi senza nome, di ricostruire piccole-grandi storie lacerate dall'oblio.
L'altro è il suo amico Emidio Giovannozzi, già responsabile della libreria Rinascita di Ascoli Piceno, demiurgo della piccola casa editrice indipendente Librati. Il vulcanico librario e il vecchio veterano, un sodalizio che è riuscito a stanare e riportare alla luce ricordi di un attimo congelato, una bomba che esplode e poi il silenzio, l'oblio.
Waters non aveva mia rinunciato a scoprire l'epilogo, a dare un colore alla memoria, a colmare quel buco nero. La svolta arriva dopo il ritrovamento di Herry del diario di guerra del comandante del plotone di cui faceva parte il padre di Roger. Subito dopo il certosino lavoro di Giovanozzi ha dato i suoi frutti: incroci tra mappe dell'epoca, ricostruzioni e pazienza. Finalmente qualcuno ha individuato il luogo esatto in cui Waters padre perì sotto il fuoco nemico.
Un fazzoletto di campagna al bordo di un torrente nel territorio del Comune di Aprilia. Proprio dove verrà collocata una targa in memoria di Eric Fletcher Waters e di tutti i caduti alleati dei quali non sono mai state trovate le spoglie. E sulla riva di quel torrente, il prossimo 18 febbraio ci sarà anche Roger. Lo ha promesso al suo nuovo amico Harry al quale ha donato una poesia. Questa.
Quando il vento falcia le messi/
E gli uomini validi cadono/
E i bimbi impauriti e increduli si rannicchiano nelle braccia tenere delle madri/
A proteggersi dalla lama incurante dei banditi/
Mio padre, ora distante/
Ma vivo, e caldo e forte/
In una bruma uniforme tabacco/
Parla./
Figlio mio, dice./
Non opporti al dolore del tuo lutto/
Ma affilane e appuntane la lama./
Che /
Tu non sfugga mai/
Obnubilato, crudele,/
A sfide ardue da sostenere./
Che prezzo ha un figlio?/
Quale?/
Il tuo o il mio?/
Questo a casa?/
L’uccellino implume che ingolla scodelle di vermi di pasta/
Oppure/
Quello in tv, morto e sgranato in qualche fosso dei Balcani/
Non riuscire a capire che il lutto di altri padri/
Nega i legami forgiati in sangue filiale/
E il vessillo lucente passato da uomo a bambino/
Al posto d’onore, forte, privo di meschinità e rancore./
Quindi/
Raccogli le tue lacrime, dice mio padre/
Raccogli in una coppa quella medaglia di sale/
Sgorga da un unico fiume/
Su quel fiume figlio mio/
Mi sono giocato la vita.
Non è un romanzo, non è un saggio, non è un manuale: L’odore del legno e la fatica dei passi, la prima fatica di Alberto Oliva, è il racconto di una vita, delle esperienze, delle gioie e dei dolori di un giovane che, a soli 28 anni, ha già un bagaglio notevole di cose da raccontare e di insegnamenti da offrire.
Laureato in Scienze dei Beni culturali all’Università degli Studi di Milano, e si è diplomato in regia alla Scuola d’arte drammatica Paolo Grassi. Nonostante la sua giovane età, può vantare numerose regie teatrali, sia nell’ambito della drammaturgia contemporanea che nella rivisitazione in chiave moderna dei grandi classici, e il prestigioso “Premio Internazionale Luigi Pirandello” del 2012 come miglior regista emergente.
Non un “bamboccione”, non lo specchio della gioventù svogliata e nullafacente che ci viene spesso presentata, ma un ragazzo che ha sempre tenuto vivi i suoi interessi, che si è rimboccato le maniche per realizzare i propri sogni.
Con sguardo ironico e lucido Oliva racconta il suo percorso: le fortune e le sventure, i compagni di viaggio, i buoni consiglieri e i cattivi maestri sono i protagonisti di un racconto che esprime lo spirito del nostro tempo. Un percorso di formazione che con passo leggero attraversa le aule universitarie, i corridoi dei teatri, le sale prova, gli studi medici e perfino la sala di aspetto di uno stralunato Vittorio Sgarbi, protagonista involontario di uno degli episodi più divertenti del libro.
Attraverso il percorso di Alberto, si racconta l’Italia di oggi, le sue problematiche, la difficoltà di essere giovani con un futuro ancora da costruire, ma anche le sue bellezze, la voglia di una rinascita che serpeggia e la possibilità di realizzarsi anche qui, nel paese più bello del mondo.
dal 15 novembre in libreria
L’odore del legno e la fatica dei passi Resto in Italia e faccio teatro di Alberto Oliva ATì Editore introduzione di Giorgio Galli
Mercoledì 13 Novembre alle 18,00 non perdetevi il primo incontro di “Classici, che passione!”, il ciclo di appuntamenti organizzato dal Teatro Franco Parenti di Milano per coinvolgere il pubblico in un viaggio dentro l’opera e l’autore guidati da “interpreti” d’eccezione. Un percorso che incrocia teatro, filosofia, musica, storia, psicanalisi, attraverso sette opere che hanno profondamente segnato il linguaggio e il pensiero occidentali.
Ad inaugurare la serie di incontri ci sarà il filosofo e precedente sindaco di Venezia Massimo Cacciari, il quale – in occasione di Giorni felici di Samuel Beckett (12-14 novembre), con Nicoletta Braschi, Roberto De Francesco, regia di Andrea Renzi – terrà una lectio magistralis dal titolo “Dopo l'ultimo giorno. Riflessione su Samuel Beckett”.
Il mondo di prima è passato insieme alle parole che ne erano immagini, che lo "tradivano" in immagini. Questo non è più rappresentabile - e le parole ne devono esprimere proprio l'irrapresentabilità, fino a trasformarsi in voci, frammenti di voci, suoni più che voci, gesti più che suoni. Sul meridiano di queste riflessioni si colloca Beckett - oltre l'artista dell'ultimo giorno. (Massimo Cacciari)
Gli altri appuntamenti vedranno come protagonisti Luciano Canfora, Roberta De Monticelli, Umberto Galimberti, Fausto Malcovati, Quirino Principe, Massimo Recalcati.
Mercoledì 13 Novembre 2013
Ore 18,00
Teatro Franco Parenti
Via Pier Lombardo, 14 - 20135 Milano
biglietteria 02/59995206
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Iniziativa presentata da Teatro Franco Parenti e
partner unico Intesa San Paolo
Mercoledì 20 novembre 2013 non perdetevi BE A STAR AT LIGHTBOX, l'Aperitivo-Exhibition in collaborazione con Leica Italia da Verger
Concepito come uno spazio dinamico, Verger è una finestra sulla città, un luogo aperto ai giovani creativi nel campo della moda, del design e della cucina, e di tutti quei prodotti che coniugano la ricerca della qualità con nuovi concetti grafici.
A due passi dalla chiassosa corso Como si apre un crogiolo di vie tutte da scoprire ed è proprio qui che sorge Verger. Le luminose vetrate racchiudono un regno di abiti e accessori di produzione artigianale, realizzati in edizione limitata. Fra legni chiari e lampadari dal tocco design, si apre un corner bar-ristorante davvero delizioso, dove si capita curiosando nei graziosi negozi della zona.
Ideale per chi cerca un clima intimo dove parlare senza il frastuono di musica e masse oceaniche, l'aperitivo è servito in uno dei bei tavolini (anche questi in vendita, così come le sedie, delle church chairs). Sono serviti un tagliere di affettati con frutta e le classiche crudité. Il giovedì, pasta regionale. Mentre ci si rilassa, l'occhio carpisce dettagli interessanti, come il dehors, impreziosito da una suggestiva seduta ellissoidale in legno, in abbinamento con gli arredi interni, che diviene arredo urbano, quando, la sera, sono ritirati i tavoli. Lontano anni luce dai locali tradizionali, Verger, sul far della sera, diventa un piccolo paradiso.
20 novembre 2013
Inaugurazione
Light Performance !
Be a Star at
LIGHTBOX
Artistic concept by
Maurice Dotta, Elisa Berger,
Enrico Verger
Ritratti by Paolo Zuf
Live music by Contraduo
-VERGER-
via Varese 1 angolo via Volta
Moscova Milano
dalle 19 alle 24
drinks & restaurant
Dress at your best
In collaborazione con Leica
RSVP
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Giunto alla sesta edizione il Bando Urgenze, dedicato alla promozione della Drammaturgia contemporanea, si trasforma in Bando NdN, grazie al lavoro in rete di NdN Network Drammaturgia Nuova.
Il network Drammaturgia Nuova è composto da Residenza Idra/Teatro Inverso (Brescia), Kilowatt Festival (Sansepolcro), Campo Teatrale (Milano), Teatro in Folio/Residenze Carte Vive (Meda), Teatridivetro/Triangolo Scaleno Teatro (Roma).
Per il bando NdN 2013/2014 sono stati selezionati cinque autori teatrali per partecipare a un progetto di accompagnamento e interscambio, finalizzato alla stesura di testi teatrali. I vincitori sono Marianna Di Muro, Pietro Dattola, Marco Gobetti, Riccardo Goretti e Giorgio Putzolu.
Curatore del progetto è il regista e drammaturgo torinese Gabriele Vacis, il quale incontrerà a Brescia presso la sede di Spazio Teatro Idra, i cinque autori selezionati per una prima fase di workshop nelle date del 30 novembre e del primo dicembre 2013.
Dopo questa prima fase di studio, nel periodo che va dal primo dicembre al 5 gennaio i drammaturghi stenderanno i testi definitivi che verranno presentati al pubblico, attraverso una lettura, il primo febbraio a Brescia per l'apertura del Wonderland Festival presso lo Spazio Teatro Idra.
Tema del bando proposto da Gabriele Vacis è: TRA LA STORIA E LE STORIE.
"Se butto indietro lo sguardo quello che vedo è un’oscillazione. Ho oscillato continuamente tra le storie e la Storia. All’inizio ho raccontato la grande Storia, i miti: la tavola di Mendeleev, Goethe, il cinema neorealista… Ma questo nasceva dal bisogno di “generalizzare” piccole storie: il primo spettacolo che ho fatto con il Laboratorio Teatro Settimo raccoglieva vicende quotidiane di una periferia industriale. Poi, i miti, mi hanno riportato alle piccole storie individuali: quando andavamo in colonia, da bambini, o l’immigrazione dei nostri genitori. E queste peripezie minime ci hanno rispinto verso i grandi eventi, come la tragedia o la saga industriale degli Olivetti. Insomma, credo che sia utile raccontare questa oscillazione, e provare ad oscillare tra le storie e la Storia, a chi, oggi, vuole partecipare alla riedificazione della memoria collettiva."
Gabriele Vacis
Il film vincitore della Palma d’Oro a Cannes 2013 ha entusiasmato la Giuria del Festival, ricevuto applausi a scena aperta dagli spettatori e mandato letteralmente in estasi i critici che per giorni non hanno fatto altro che parlare del talento di Abdellatif Kechiche e della bravura delle due attrici protagoniste Lea Seydoux e Adele Exarchopoulos.
Kechiche però è tunisino di origine e nella madre patria il suo capolavoro che parla di amore lesbo e mostra scene erotiche esplicitamente omosessuali non è piaciuto affatto, tanto che il leader del partito laico Union Patriot Libre, Slim Rihai, è giunto ad affermare con vera indignazione di essere disonorato dal fatto che un suo compatriota abbia vinto il massimo premio al Festival di Cannes, dicendo che la Tunisia non ne è affatto orgogliosa né onorata e che l'oggetto di un film che difende l'omosessualità lede il loro essere arabi e musulmani. E Rihai è il leader del partito laico!
Insomma, come sempre Nemo profeta in patria. Nel caso del regista Kechiche, inoltre, le polemiche si estendono anche ai costi effettivi della pellicola, in principio considerati e immaginati come quelli di un lungometraggio d’autore e in seguito levitati a quelli di una produzione americana e con tempi di lavorazione lunghissimi e massacranti tanto che sul set allestito nella città di Lille l'atmosfera è stata piuttosto tesa e il lavoro dell’intera troupe e delle maestranze è passato da due mesi e mezzo a cinque, con tecnici e operai che hanno denunciato condizioni lavorative non facili.
Ma Abdellatif Kechiche ha dimostrato di avere tempra resistente e caparbietà da vendere e alla fine ha realizzato il suo lavoro più importante, la pellicola che lo consacrerà negli annuali della storia del cinema. In realtà, il film non è bellissimo nel senso cinematografico più puro.
Non emoziona per la regia o per le scelte dei movimenti di macchina. Non ci sono scelte autoriali che fanno pensare al capolavoro filmico vero e proprio. Anzi, a volte alcune scene si ripetono cadenzatamente pur con mutamenti di scena e di location. È vero che il rispetto delle unità aristoteliche è stato abbandonato ormai da tempo dai cineasti internazionali ma è anche vero che la storia deve reggere proprio nei passaggi e nei momenti più importanti e difficili della narrazione.
E da un film vincitore della Palma d’Oro ci si aspetta sempre che sia da esempio per tutti gli altri.
Allora perché tutto questo entusiasmo? Sicuramente per il coraggio.
Il coraggio di portare sul grande schermo una storia così forte e soggetta a critiche e il coraggio per averla saputa raccontare senza mezzi termini. A questo possiamo aggiungere sicuramente la capacità di Kechiche di dirigere i propri attori, soprattutto se ancora giovani e poco conosciuti e, in questo suo ultimo lavoro, se donne in particolare.
La pellicola racconta la vita di Adele, innamorata di una ragazza dai capelli blu incontrata per caso e ritrovata in un locale gay. Un cocktail e una panchina sono l’inizio di una storia d'amore appassionata e travolgente che matura Adèle e che la porta fuori dall’adolescenza. Nella vita con Emma, che studia alle Belle Arti e la dipinge nuda dopo averla amata per ore e sconvolta dal sentimento travolgente che prova per quella donna, Adèle diventa adulta imparando molto presto che la vita è molto di più di quello che si legge nei libri. Ancora una volta Abdellatif Kechiche guarda a Pierre de Marivaux, e attingendo al suo celebre romanzo "La Vie de Marianne" confeziona e realizza La vie d'Adèle, storia d'amore e di formazione di un'adolescente che concede alla macchina da presa ogni dettaglio e ogni sfumatura di sé. Il desiderio delle due protagoniste, il loro amarsi e concedersi reciprocamente restano il vero senso del film. Niente di morboso o scabroso. Solo amore omosessuale e passione. Chi si aspetta di sbirciare dal buco della serratura rimane deluso. La vie d’Adèle è solo cinema.
E così va preso e va visto.
Nonostante fallimenti, tradimenti e precarietà c’è sempre un modo per ricominciare e rimettersi in gioco. Questo il messaggio diretto e cinematografico che l’attore e regista Rocco Papaleo proclama nel suo ultimo film Una piccola impresa meridionale.
Che la pellicola non abbia altre velleità che far divertire e riflettere gioiosamente sulla vita e sul senso che ognuno di noi riesce a darle lo si intuisce dai primi fotogrammi accompagnati musicalmente in una sorta di canto e controcampo con la voce del protagonista.
Appunto, parliamo del protagonista, interpretato magnificamente da Rocco Papaleo.
Don Costantino. Che don in realtà non è più perché ha deciso di “spretarsi” e stare con la ragazza di cui si è innamorato, per finire con l’essere mollato anche da lei e non sapere che altro fare della propria vita. Coraggio alle mani e gioco forza decide allora di ritornare al paese natale, giù al sud, e vedere di ricominciare in qualche modo, anche se non sa ancora come. La vita lo aspetta proprio in quel posto per dargli una seconda, o meglio, una nuova possibilità e ad affiancarlo in questo nuovo percorso gli regala anche degli improvvisati, improponibili e divertentissimi compagni di viaggio.
L’ex cognato, tradito dalla sorella di Costantino e anche lui allo sbando emotivo e concreto, la sorella della badante di sua madre, ex prostituta con tante idee in testa e anche tanta voglia di rimettersi in gioco lavorando onestamente, arrangiati muratori e ristrutturatori che di mestiere facevano i circensi e una comunità paesana che diventa una scenografia naturale per l’intera trama della pellicola. È ovvio che non ci troviamo di fronte a un capolavoro, nemmeno della comicità italiana, ma l’esperimento di Papaleo funziona. Ottima la scelta del cast con uno Scamarcio in versione ridimensionata ma molto convincente e una strepitosa Barbara Bobulova, bella, convincente, perfettamente inserita nella storia e nel suo personaggio. Brave e divertenti anche Claudia Potenza e Mela Esposito, più offuscata e meno brillante del solito invece la Felberbaum, forse il suo personaggio non la convinceva molto o probabilmente non ne aveva solo voglia.
A differenza della sua prima fatica da regista, Una piccola impresa meridionale, segna per Papaleo un nuovo percorso verso il film di autore rendendolo un regista più consapevole e meglio propenso a dirigere colleghi attori di una certa bravura. Il risultato è una pellicola “corale” dove ognuno recita a perfezione la sua parte, dove non si sono prime donne, e dove la distribuzione dei ruoli è talmente perfetta da lasciare lo spettatore, per buona parte del film, con la convinzione che quelli che sta vedendo non siano affatto attori ma veri protagonisti di una storia tanto surreale che convincente.
A sottolineare l’elemento corale del film il commento musicale, una tecnica molto amata da Rocco Papaleo fin dai suoi esordi teatrali e che il regista ci ripropone in questa pellicola come l’altra metà del film stesso. In Una piccola impresa meridionale si canta, si balla e si ascolta la musica, anche quella solo mentale, quella che ognuno di noi ha come sottofondo musicale in molti momenti della nostra vita. Il risultato è una commedia affascinante, divertente, che fa riflettere.
E vi pare poco!
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