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Il colpo di fulmine, questa strana e inspiegabile alchimia che si crea tra due persone, che fa sì che due sconosciuti rimangano attratti in un breve lasso di tempo senza conoscersi, senza aver parlato o scoperto gli altrui odori e sapori. Questo gioco misterioso è sempre stata una costante nel mondo dell’arte, tanto che alcuni talenti, venuta meno la musa, furono colpiti da un vero e proprio blocco artistico, da una fase di totale improduttività. In linea con questo tema tanto inspiegabile quanto seducente troviamo il grande Piero Fornasetti.
In occasione del centenario della nascita,Triennale Design Museum rende omaggio al genio visionario con una mostra di oltre 700 pezzi provenienti in gran parte dal prezioso Archivio Fornasetti, curato dal figlio Barnaba.
L'intento della rassegna è quello di sottolineare l’importanza del lavoro di Fornasetti e ricollocarlo propriamente nell’ambito del dibattito critico e teorico sull’ornamento come elemento strutturale del progetto. A “parlare” sono gli oggetti ideati dal designer, inconfondibili come il sole o il volto dell’attrice Lina Cavalieri, realizzati secondo una raffinata produzione artigianale.
Fornasetti nasce a Milano nel 1913, e attraverso il suo percorso artistico come pittore, stampatore, progettista, collezionista, stilista, raffinato artigiano, decoratore, gallerista e ideatore di mostre si consacra come il più visionario e surreale tra gli esponenti storici del design italiano, capace di creare pezzi dove la forma e la decorazione si traducono in soluzioni sorprendenti.
La mostra ripercorre le tappe fondamentali della vita dell'artista: dai primi dipinti ai libri, dalla collaborazione con Gio Ponti fino alle ultime produzioni che lo vedono in contrapposizione alle tendenze al razionalismo e all’essenzialità che dominano il design di quel periodo.
“Piero Fornasetti. 100 anni di follia pratica”
Triennale Design Museum
Viale Alemagna 6, Milano
Dal 13 novembre 2013 al 9 febbraio 2014
Orari:
da martedì a domenica dalle 10:30 alle 20:30; giovedì dalle 10:30 alle 23:00.
Chiuso lunedì.
Ingresso 8/6,50 euro
Contatti:
Tel. 02.72.43.41 www.triennale.org
Janelle non è capitata su questo mondo per caso: algida dea del black power, questa ventottenne dalla nerissima cofana cotonata ha percorso lo spaziotempo per far incontrare nei suoi dischi passato e futuro. Arriva da Kansas City, ama il teatro, ha una fissa per la letteratura distopica e intende riportare in auge tutto ciò che di meraviglioso la musica nera ha scodellato su questa terra nel secolo scorso: insomma, una che non manca di presunzione. Il fatto è che, dopo giusto un paio di dischi, i risultati sono già a livelli eccellenti: “The Electric Lady”, dalla cui cover la Monáe fa capolino in una sorta di crossover stilistico tra Supremes e Spazio 1999, è un regalo di Natale talmente ben impacchettato da riportare alla mente quella “Miseducation” con cui quindici anni fa una Lauryn Hill post Fugees ridefiniva l’hip hop, arrivando ad ibridarlo addirittura con Santana ed il doowop.
Immaginate di partire dalla scuderia Motown per una crociera lampo che tocchi Stevie Wonder (Ghetto Woman) e i Jackson 5 (di cui tra bonus track compare I Want You Back) per approdare all’r’n’b e al nu-soul di veneri nere quali Beyoncé (We Were Rock n’Roll) e Alicia Keys (Can’t Live Without Your Love), senza mai dimenticare le rime taglienti della Def Jam, rievocate da Solange nella trascinante title track: un pot-pourri al fulmicotone che, lungi dall’essere didascalico o indigesto, risulta semplicemente godurioso, pieno ed epico come si conviene. Anche perché Janelle – che apre ogni disco con una splendida suite orchestrale, tanto per definire il grado di ambizione – ha ben pensato di farsi aiutare nell’arduo compito non tanto e non solo dalla mama negra Erykah Badu o da un’altra convinta fautrice del crossover quale Esperanza Spalding, quanto nientemeno che dall’artista oggi nuovamente noto come Prince. Il leggendario folletto di Minneapolis dona voce e corpo a quella che sembra essere a tutti gli effetti la sua protetta del momento, regalandole un duetto in una Give ’Em What They Love dal funk quasi tribale e ispirandola a tal punto che in alcuni angoli del disco sembra di sprofondare di nuovo in gemme quali “1999” o “Lovesexy”. Insomma, “The Electric Lady” va ascoltato e succhiato fino all’ultima goccia, tanta è l’arte deliziosamente citazionista che emana ad ogni pie’ sospinto: godetevi il treno in corsa del nuovo singolone Dance Apocalyptic, fatevi accarezzare dal soul caldo di PrimeTime (con tanto di solo à la Purple Rain)… e poi, semplicemente, godetevi il panorama. C’è in programma un tour de force giù negli inferi della storia del black, accompagnati da un’androide della black music di manco trent’anni a cui manca tanto così per confezionare il suo capolavoro.
Voto: 8
Grande appuntamento con il weekend della Sacrestia Farmacia Alcolica, uno dei pochi locali di Milano che unisce il buon cibo alla buona musica, il tutto in un'atmosfera d'altri tempi.
Tra luci soffuse e stucchi alle pareti, le serate volano via veloci,grazie al sapiente mix tra presente e passato ideato dai gestori.
Da sempre, la Sacrestia si presenta infatti come il punto di riferimento di coloro che amano la sperimentazione sia in campo musicale sia in campo culinario: a soddisfarli vi è un'ampia selection di artisti italiani ed internazionali nonchè un ricco menù sempre aggiornato con le ultime tendenze in fatto di cibo.
Cosa aspettate?
Prendete carta e penna e segnate questi appuntamenti imperdibili, che vi faranno passare un weekend natalizio tra i più cool in circolazione:
Sacrestia Farmacia Alcolica
Venerdi 13 dicembre
Vienna, 1983. E' tarda notte e fuori dalla finestra si sentono i cori nazisti; nello studio, invece, le forti voci di Sigmund Freud e sua figlia, Anna, ci portano, con un' inaspettata leggerezza, nel dramma dell'esilio e dell'umiliazione di chi è ebreo.
I libri sparsi sul pavimento, la luce fredda della stanza in Berggstrasse 19, rimanda alla stessa desolazione delle strade della città.
Freud si presenta come un semplice uomo, stanco, vecchio e malato, con tutte le sue debolezze e, questa volta, anche dubbi e confusioni.
Nell'angosciante attesa di ricevere notizie di sua figlia, appena portata via da un ufficiale della Gestapo, un uomo gli fa 'visita', e, in breve tempo, questa assume tutti gli aspetti di una vera e propria visita psichiatrica, ma il ruolo di paziente e dottore viene continuamente capovolto dai due protagonisti.
Il visitatore svela la sua natura, la sua 'identità', sconvolgendo così lo psicanalista: Freud si trova di fronte a Dio, di cui ha sempre negato l'esistenza, considerandolo come una semplice costruzione della mente fragile dell'uomo, bisognoso di un 'padre', di un rifugio, di un qualcosa in cui credere.
Riusciamo così a vedere l'umanità e l'instabilità di un uomo irremovibile, sicuro, che ha passato la vita a curare l'inconscio, la solitudine e i drammi altrui. Tutte le sue certezze barcollano, e, come un bambino, è incuriosito e al tempo stesso spaventato da ciò che ha davanti ai suoi occhi, da come questa visita possa capovolgere ogni sua certezza.
Sì, perché di certezze stiamo parlando: Freud appare bisognoso di sicurezze, qualcosa in cui credere, implora Dio di manifestarsi, quasi come fosse uno stregone, ma al tempo stesso non vuole abbandonare la propria razionalità che l'ha sempre portato a credere unicamente nella realtà delle cose, e nell'unica certezza dell'esistenza: la morte.
La loro discussione è emozionante e disperata, e in modo sorprendente giunge al pubblico con una leggerezza e una dolcezza quasi commovente, grazie soprattutto alla fantastica coppia Alessandro Haber, nei panni del famoso psicanalista, e Alessio Boni, il visitatore.
Dio esiste? E, se esiste, è un Dio buono, ci ama? E come può amarci se permette il male (in questo caso il nazismo impersonifica perfettamente la sua manifestazione)? E' opera sua o degli uomini?
Un'ora e mezza di spettacolo che vola via, tra inaspettati sorrisi e tanti spunti di riflessione che lasciano un pubblico commosso e confuso.
Dal 6 al 17 novembre 2013 nella sala Grande del teatro Franco Parenti.
Orari:
mart - giov - ven - sab alle 20.45; merc alle 19.30; dom alle 15.30
Costo del biglietto:
intero 32€,
over60/under25 16€,
convenzioni 22,50€
Per maggiori informazioni potete visitare il sito del Teatro Franco Parenti:
www.teatrofrancoparenti.it
oppure telefonare a:
02 59995206
o scrivere a:
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Venerdì 10 e sabato 11 Gennaio alle 21,00 non perdetevi AUTORITRATTI CON OGGETTI- quadri espositivi del disamore, spettacolo e concerto teatrale di Gianluca De Rubertis allo Spazio Tertulliano.
"Ha stile, bisogna ammetterlo, anche se qualcuno lo trova insopportabile. De Rubertis racconta storie d'amore e di vita con linguaggio forbito, giocoso e un po' snob, e più volte centra il bersaglio”.
Diego Perugini per L'Unità
Dalle tredici tracce dell’album musicale "Autoritratti con oggetti" nasce questo spettacolo in musica, spettacolo della musica a teatro, scritto e diretto da Gianluca De Rubertis (fondatore e voce maschile del duo pop Il Genio, divenuto celebre per la canzone "Pop porno").
L'amore, musicato, deriso, indifferito, aborrito, anelato, disatteso, sarà sciorinato attraverso il testo e la metrica, suono che da fonema si fa senso. Così tra la musica che si fa silenzio, il gesto che si fa inerzia, l'umore che diviene secca, l'amore ritrae il suo flutto incostante attraverso la fonica e la sintassi lucida del pianoforte.
Ad ogni brano un rituale in cui le voci si sbraneranno, si burleranno del perbenistico ossequio che all'amore spetta per comune convenzione, torceranno le budella delle parole per mostrare come "amore" sia anch'esso una parola.
La donna al centro di questo guazzo problematico ed irrisolvibile, come unico scopo e unica tortura, come fine della musica e inizio della vita, come il foglio bianco cui elargire i più bei motti, come animale ideale e profetico, come calzare necessario a qualsiasi cammino.
"Autoritratti con oggetti - quadri espositivi del disamore" è uno spettacolo da un disco, ma di un disco che, forse, conteneva in sé già un suo incedere a certa fonetica cara a chi odia con tutto il suo cuore il teatro di prosa.
VENERDì 10 e SABATO 11 GENNAIO 2014
ore 21.00 allo
SPAZIO TERTULLIANO
via Tertulliano, 68 - Milano
AUTORITRATTI CON OGGETTI
quadri espositivi del disamore
Regia, testi e musiche di Gianluca De Rubertis
con
Gianluca De Rubertis e Angelica Schiatti
Musicisti:
Silvio Pirovano, chitarra
Giovanni Pinizzotto, basso
Lino Gitto, batteria
Giampiero Risico, sax.
INFO:
www.gianlucaderubertis.itwww.spaziotertulliano.it
Debutto in grande stile dell’esilarante commedia Gli Scoppiati, dal 15 al 24 Novembre 2013 al Teatro Delfino di Milano.
Irriverente, divertente e dissacrante Gli Scoppiati è la versione rivisitata e ampliata di La Troppia, già rappresentata a Roma e Milano con grande successo e definita così dalla critica: ’Ha l’ironica malìa delle commedie alla Woody Allen e il fascino ambiguo dei film di Blake Edwards.’
Questa commedia ‘pansessuale’ è stata scritta a quattro mani da Monica Pariante e Giovanna Biraghi, sceneggiatrici e dialoghiste per cinema e tv, con la regia della stessa Pariante, e vede in scena la Compagnia Attori Doppiatori C.A.D., interamente composta da attori che prestano le “voci” a star straniere di cinema e Tv.
Equivoci, inganni, dialoghi serrati danno alla piéce un ritmo frenetico che sa di cinema e si rende fruibile anche agli spettatori meno abituati al teatro.
La storia ruota intorno a una coppia il cui «tranquillo» ménage viene sconvolto da truffatrici lesbiche, finti gay, falsari e biscazzieri collusi con la mafia. Interpreti di questa scatenata commedia i doppiatori, ovvero coloro che danno la voce ad attori e attrici stranieri del grande schermo, a personaggi di cartoni animati e videogiochi, amatissimi dal pubblico.
La regia è firmata da Monica Pariante, che è anche tra gli interpreti, ed è nota non solo per aver dato voce ad attrici come Bette Middler, Marcia Gay Harden, Queen Latifath, Josiane Balasko e innumerevoli altre, ma anche per aver diretto l’edizione italiana di oltre 60 film per il cinema, tra i più recenti La Religiosa di Gillaume Nicloux, Pollo alle Prugne di Marjane Satrapi, Detachment-il distacco con Adrien Brody, Monsieur Lazhar, Nomination all’Oscar come Miglior Film Straniero, Elles, con Juliette Binoche, e ancora Qualcosa nell’aria, A Lady in Paris, Due Giorni a New York, con Chris Rock (da Natale al Cinema), The Canyons e Un tocco di peccato (da novembre al cinema). Con C.A.D. la Pariante ha vinto l’edizione 2011 dell’IF-TV, Festival sui nuovi Format televisivi per la categoria Miglior Fiction, con “Fuori Sinc”, il primo telefilm in Europa ambientato nel mondo del doppiaggio e attualmente in fase di produzione.
A completare il tutto una ‘colonna sonora’ di canzoni famosissime del pop-rock internazionale tra cui spicca un Tango originale composto da Fausto Cogliati, direttore artistico dell’ultimo album di Fedez nonché produttore artistico e autore di tutti i successi degli Articolo 31 e di J Ax.
Dal 15 al 24 Novembre 2013
Gli Scoppiati (La Troppia)
Regia di Monica Pariante
Una commedia di Giovanna Biraghi e Monica Pariante
con Cinzia Massironi, Lorenzo Scattorin, Monica Pariante, Luca Bottale, Stefania Colangelo,
Maddalena Vadacca, Elisabetta Spinelli, Guido Rutta, Alessandro Zurla, Vicky Colombo, Natalia Cogliati
ORARIOMerc – giov – ven – sab ore 21,00; domenica ore 15,30; *lunedì e martedì riposo
COSTO
Biglietto singolo € 18,00
Teatro Delfino - via Dalmazia 11, Milano
Per info, acquisto biglietti e abbonamenti www.teatrodelfino.it Tel: 333 5730340
C.A.D. COMPAGNIA ATTORI DOPPIATORI
C.A.D. nasce dall’associazione di affermati professionisti del doppiaggio e ha al suo attivo la realizzazione delle Edizioni Italiane di numerosi film per il circuito Cinema. Tra i più recenti: Pollo alle Prugne di Marjane Satrapi, Detachment-il distacco con Adrien Brody, Monsieur Lazhar, Nomination all’Oscar come Miglior Film Straniero, Elles, con Juliette Binoche. C.A.D. ha inoltre prodotto il telefilm Fuori Sinc ambientato nel mondo del doppiaggio, la cui serie è attualmente in fase di realizzazione e che ha vinto l’IF-TV edizione 2011, Festival sui nuovi Format televisivi per la categoria Miglior Fiction.
Nell’ambito della produzione teatrale C.A.D. allestisce testi inediti di nuovi autori, volgendo la sua ricerca verso un linguaggio al passo con i tempi e la rappresentazione di tematiche attuali e di interesse sociale.
IL TEATRO DELFINO
Inserito all’interno della parrocchia San Nicolao della Flue, il teatro è inaugurato nel 1972 come unica sala pubblica della zona e diventando, per diverso tempo, l’unico punto d’incontro e di raduno di molte persone che assistevano a spettacoli e proiezioni cinematografiche. La sala diventa in seguito per anni “sala prove” per orchestre famose e importanti compagnie teatrali, diminuendo drasticamente l’attività teatrale e musicale. Nel 2012 viene siglato un accordo tra la proprietà del teatro e la compagnia “Il Mecenate” per una consulenza per l’organizzazione della programmazione teatrale e musicale nonché per rilanciare la struttura. Sotto la direzione artistica di Federico M. Zanandrea viene anche riaperta al pubblico la "Sala Capitolare", sala inserita all'interno della Cascina Monluè, costruita nel 1627. Nel Dicembre 2012 il teatro e il suo direttore ricevono dalle mani del sindaco Giuliano Pisapia la civica benemerenza, meglio conosciuta come Ambrogino d'oro. Al termine della prima stagione viene registrata una media presenze di 89 persone a sera, 67 le persone che hanno lavorato al progetto. Nel Settembre 2013 viene ristrutturata, grazie alla collaborazione della famiglia Guadagno e della società Italcine, la sala principale che sarà nuovamente inaugurata nell’Ottobre 2013 con lo spettacolo "Gaber Jannacci: la musica delle parole". Il teatro, tramite la società di Federico M. Zanandrea e Vittorio Apicella "Il Mecenate" costituita nel 2001, si occupa anche di produzioni. Solo nel 2013 sono state fatte ben 4 produzioni "Otello" regia Federico M. Zanandrea, "Signor G. prima e dopo" regia Luca Sandri, "Kvetch" regia di Eleonora Cremascoli e infine "Frankenstein" regia Federico M. Zanandrea spettacolo che prevede l'utilizzo di 40 persone al giorno tra tecnici e attori.
Dopo due anni, Roberto Valerio torna al Teatro Elfo Puccini di Milano con un testo di Carlo Goldoni: L’Impresario delle Smirne. Dal 12 al 24 novembre 2013 sarà possibile gustarsi una nuova interpretazione dell’attore e regista romano.
Roberto Valerio si è conquistato il pubblico dell’Elfo già nel 2008, con il pasoliniano Vantone e del 2011 aveva ottenuto un bel successo con Un marito ideale di Oscar Wilde. Quest’anno ha deciso di interpretare Goldoni, in un testo che riunisce in parte i cast dei due precedenti spettacoli.
Composta nel 1759, L’impresario delle Smirne è una grottesca e divertente commedia che presenta un impietoso ritratto dell’ambiente degli artisti di teatro, ambiente che Goldoni conosce a fondo: può a ragione “parlarne per fondamento”, come egli stesso dichiara nella prefazione dell’opera.
La vicenda, ruota attorno ad un gruppo di attori, uomini e donne, tutti pettegoli, invadenti, boriosi e intriganti che, disperati e affamati, vivono per un breve attimo l’illusione della ricchezza nella speranza di riuscire a partire per una favolosa tournée in Oriente con Ali, ricco mercante delle Smirne intenzionato a formare una compagnia d’Opera, e tornare carichi d’oro e di celebrità.
Facili prede di mediatori intriganti, di impresari furbi e rapaci, i poveri artisti scoprono a loro spese che le regole del Teatro sono eterne e che la loro vicenda scritta 250 anni fa ha un sapore grottesco di attualità. Distratti dalle loro piccole beghe e rivalità, occupati a farsi la guerra per far carriera, invidiosi di una posizione nella gerarchia di palcoscenico, di un costume più o meno sfarzoso, di un privilegio in più e soprattutto di avere una paga l’uno più alta dell’altro, non si accorgono di essere delle piccole sciocche marionette i cui fili vengono manovrati da chi il potere veramente ce l’ha, per la sua posizione o per il suo denaro.
L’impresario delle Smirne è un grande affresco, una cantata corale affidata all’insieme della compagnia che lo rappresenta: ogni personaggio, dal Turco al servitore, si rivela incisivo, necessario in un ‘divertissement d’ensemble’ che restituisce il clima lezioso e libertino dell’epoca; ma che allo stesso tempo offre l’occasione per porsi alcune domande di sconcertante attualità: che importanza ha l’Arte e in modo specifico l’Arte teatrale nella società contemporanea? E che ruolo riveste all’interno di suddetta Arte, l’attore? In quale modo è possibile riuscire a realizzare spettacoli di grande valore artistico senza adeguate risorse finanziarie? Roberto Valerio
In un piccolo albergo, trasformato in un polveroso palcoscenico di periferia, vivono nel loro mondo immaginario attori pettegoli, presuntuosi, invadenti disperati. Come Alberto Sordi e Monica Vitti in Polveredi stelle fantasticano un futuro di gloria. Il Turco, impresario imbroglione-sporcaccione, stonando Caravan petrol di Carosone vola su un’altalena, come uno sceicco bianco felliniano. Lo spettacolo gioca sulla grande fisicità degli attori: fra gli altri Valentina Sperlì, Antonino Iuorio, Nicola Rignanese, lo stesso Roberto Valerio, e Massimo Grigò.
Roberto Incerti, la Repubblica
Teatro Elfo Puccini - Sala Fassbinder dal 12 - 24 novembre
L’impresario delle Smirne
di Carlo Goldoni
adattamento e regia Roberto Valerio
con Valentina Sperlì, Roberto Valerio, Antonino Iuorio, Nicola Rignanese
e con Massimo Grigò, Federica Bern, Alessandro Federico, Chiara Degani, Peter Weyel
produzione Associazione Teatrale Pistoiese/Valzer srl
Teatro Elfo Puccini Corso Buenos Aires 33
ORARI
Da martedì a sabato ore 21,00; domenica ore 16,30
COSTO
Intero € 30,50; ridotti € 27 e € 16; martedì € 20
Cosa c'è di meglio che lasciarsi i problemi della settimana alle spalle e affrontare il weekend con un mood rinnovato?
Sacrestia Farmacia Alcolica vi invita ad una serata di grande musica live, come da tradizione per questo locale che da anni si è imposto come uno dei più trendy e interessanti in città.
Ad esibirsi, venerdi 8 novembre a partire dalle 22, saranno Le Case del Futuro e Silence, Exile & Cunning, seguiti a ruota dal dj set di John e MaryK & Shener.
Un'occasione per farsi trascinare dalle note degustando uno dei famosi menù della Sacrestia, una birra o un cocktail creati per voi direttamente al bancone.
Il weekend della Sacrestia non si ferma qui: prendete carta e penna e segnate due appuntamenti da non perdere!
Sabato 9 : PROJEXT X a partire dalle 22 + DJs: MESSICO - BILLY DAEMON
Domenica 10: Joni's world. Tributo a Joni Mitchell, una delle voci più melodiose del folk mondiale, famosa per hit quali Blue e Big Yellow Taxi
No Problem/Le Case del Futuro e Silnce, Exile & Cunning
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Sacrestia Farmacia Alcolica
Via Conchetta (ang. Via Ascanio Sforza), Milano
Per maggiori informazioni:
https://www.facebook.com/SacrestiaMilano?directed_target_id=0
http://sacrestia.com
Dal 12 al 24 Novembre 2013 al Teatro Franco Parenti di Milano arriva Giorni felici, di Samuel Beckett, un’occasione unica per vedere Nicoletta Braschi diretta, ancora una volta, da Andrea Renzi.
Già nel 2011, con Tradimenti, Nicoletta Braschi e Andrea Renzi avevano lavorato insieme. Ora, dopo aver inaugurato la stagione del Teatro Stabile di Torino, Giorni felici giunge finalmente a Milano.
Pubblicato per la prima volta nel 1961 a New York, Giorni felici è seguito dalla prima mondiale al Cherry Lane Theatre il 17 settembre 1961, diretto da Alan Schneider e interpretato da Ruth White. L’accoglienza tiepida della critica non ferma le successive edizioni al Royal Court di Londra (1962), e la prima italiana al Teatro Gobetti di Torino, per la stagione del Teatro Stabile, il 2 aprile 1965. Qui la regia è affidata da Roger Blin e nei panni di Winnie si cala Laura Adani.
“Dalle sponde inquiete di questo terzo millennio, dopo la felice esperienza di Tradimenti di Harold Pinter – scrive Renzi – torniamo a confrontarci con uno dei maggior testi contemporanei, che appartiene di diritto al canone del teatro e dell’arte del secolo breve. Il deserto di Winnie e di Willie cosa ci dice del nostro tempo di cambiamento? Le buone maniere, le vecchie abitudini, le citazioni dei classici, la borsa di Winnie con lo spazzolino e il rossetto e il cappellino sono un mondo riconoscibile? Le loro parole sono ancora umane?
In questo lavoro visione e scrittura sono tutt’uno e nella corrispondenza tra Beckett e Alan Schneider, il suo regista di riferimento statunitense, scopriamo come l’uomo di libro, il romanziere, poeta, saggista cinquantenne Beckett è fino in fondo uomo di scena attento ai dettagli dei materiali scenografici, alle luci, e intensamente coinvolto nella misteriosa arte dell’attore, la relazione fondante del suo teatro, che si offre come partitura per gli interpreti e sfugge alla relazione fondante del suo teatro, che si offre come partitura per gli interpreti e sfugge alla riscrittura della regia.
Nel teatro di Beckett ci si muove nel rispetto del dettato dell’autore e nei margini definiti e di questa strada stretta, si è indotti a riscoprire lo spazio di libertà dell’interpretazione e a sintonizzare i nostri strumenti su una lunghezza d’onda interna all’opera. Beckett è ancora il regista di Giorni felici e noi, stretti nel terreno come Winnie, facciamo ricorso a tutte le nostre risorse, a tutte le benedizioni travestite, per intrattenerci a lungo e ancora con la relazione vitale che più amiamo: il teatro”.
Note di Regia
È con emozione e timore che ci si accosta a Giorni felici, uno dei maggiori testi contemporanei che appartiene di diritto al canone del teatro del secolo breve. In questa piece visione e scrittura sono tutt’uno e nella corrispondenza tra Beckett e Alan Schneider, il suo regista di riferimento statunitense, scopriamo come l’uomo di libro, il romanziere, poeta saggista è fino in fondo uomo di scena attento ai dettagli dei materiali scenografici, alle luci, e intensamente coinvolto nella misteriosa arte dell’attore in un teatro che si offre come precisissima partitura per gli interpreti e sfugge alle riscritture delle regie “creative”. Abbiamo dedicato una prima fase dello studio dello spartito senza ipotesi interpretative.
Muoversi nel rispetto del dettato dell’autore e, nei margini definiti di questa strada stretta, sintonizzare i nostri strumenti di lavoro su una lunghezza d’onda tutta interna all’opera ci è sembrato un approccio naturale. Ci siamo interrogati sui preziosi documenti costituiti dai quaderni di lavoro del Beckett regista e sulle testimonianze dei suoi attori di riferimento, Jack Mac Gowran, David Warrilow e più in particolare Billie Whitelaw che da lui è stata diretta proprio in questo lavoro nel 1979 (una versione con piccole ma significative varianti).
Giorni felici ha rappresentato per Beckett, dopo anni di volontario esilio linguistico, un ritorno alla lingua madre, e ci è stato utile confrontare il testo inglese con la versione francese per meglio aderire alla versione italiana di Fruttero. Non si tratta di un atteggiamento filologico o di fedeltà all’autore, ma della semplice necessità di una comprensione profonda. Abbiamo incontrato il Maestro Jurij Alschitz per un confronto aperto che ci ha schiuso nuove tecniche e metodi. Solo in una seconda fase di lavoro abbiamo cercato di personalizzare il margine di libertà che ci lasciava la partitura. Non è in contraddizione con quanto scritto sopra: un sorriso che cade, tanto per fare un esempio, ha infinite declinazioni. Quando Beckett, in risposta a Schneider che gli chiede suggerimenti riguardo il tono di una battuta del primo atto, risponde che il tono è la questione, ci invita alla misura della sottigliezza e all’avventura della nuance. Abbiamo cercato di non dimenticare mai che si tratta di un testo a due che richiede la tessitura di una relazione continua tra Winnie e Willie.
Il controcampo dalla parte di Willie sarebbe davvero una riscrittura, un altro giorno felice con una sua autonomia che Beckett ci lascia solo intravedere, ma i suoi riflessi sulla protagonista cono determinanti tanto che l’iniziativa nel memorabile finale passa tutta a Willie. Sono numerosi all’interno del testo i riferimenti al mondo del teatro: “strana sensazione che qualcuno mi stia guardando” dice la protagonista, interrogandosi anche sul parasole che ritorna sempre nella stessa posizione, il campanello interpretabile anche come segnale del chi è di scena, l’operetta come memoria condivisa della coppia Winnie e Willie, i vuoti di memoria e i trucchi. Abbiamo messo in evidenza questa linea.
I segni della scena che abbiamo scelto, una collinetta e un paravento, si dichiarano in tutta la loro artificialità e i costumi e le luci, in filigrana, rimandano al mondo dello spettacolo: spalline con pailletes e cilindro e scarpe bicolore, una ribalta, un seguipersona. Il resto è il tenace corpo a corpo tra Nicoletta Braschi e Winnie. Una sfida sull’asse della fragilità e della resistenza, dei pieni e dei vuoti, della verbosità e del silenzio, del candore e della dolorosa consapevolezza, della regola e della libertà, della dipendenza e della solitudine, del riso e del pianto, dell’urlo e del canto, della grazia e del caso. Noi, stretti nel terreno come lei, facciamo ricorso a tutte le nostre risorse, a tutte le benedizioni travestite, per intrattenerci a lungo e ancora con la relazione vitale che più amiamo: il teatro.
12 – 24 Novembre 2013
Sala AcomeA
Produzione Teatri Uniti in collaborazione con la Fondazione del Teatro Stabile di Torino.
GIORNI FELICI
di Samuel Beckett
traduzione Carlo Fruttero (Giulio Einaudi Editore)
con Nicoletta Braschi
e Roberto De Francesco
regia Andrea Renzi
luci Pasquale Mari
scene e costumi Lino Fiorito
suono Daghi Rondanini
aiuto regia Costanza Boccardi
Melampo/Fondazione del Teatro Stabile di Torino
Si ringrazia Teatri Uniti
PREZZO
INTERO €32; OVER60/UNDER25 €16; CONVENZIONI 22,50€
ORARI
Mart – giov – ven – sab h.20.30; merc h. 19.45; dom h.15.45; *lunedì riposo
BIGLIETTERIA
0259995206 – www.teatrofrancoparenti.it
Tournèe 2013Torino – Teatro Gobetti dal 22 ottobre al 2 nov. Prima Nazionale
Milano – Teatro Franco Parenti dal 12 al 24 novembre
Cesena – Teatro Bonci dal 3 al 4 dicembre
Napoli – Sala Assoli dal 6 al 15 dicembre
Caserta – Teatro Civico 14 dal 20 al 22 dicembre
Indira Fassioni
Dopo 4 anni di attesa, gli Arctic Monkeys tornano in quel di Milano per un live atteso da schiere di fans in palpitante eccitazione.
L'appuntamento è per mercoledi 13 novembre al Mediolanum Forum di Assago.
La compagine alternative rock inglese, capitanata dall'affascinante Alex Turner, ritorna sulle scene con il nuovo album "AM", anticipato dai singoli "Do I wanna know", "Why'd You Only Call Me When You're High?" e "One for the Road".
Il successo dei giovani inglesi viene da lontano: nel 2003 formano una cover band degli Strokes per poi farsi conoscere, leggenda vuole, grazie ad una demo circolata su internet. L'attitudine da outside di Alex Turner emerge nelle prime scelte professionali, in quanto la band sigla il primo contratto con un'etichetta indipendente, Domino Records, che dà alle vendite l'album di esordio.
"Whatever People Say I Am, That's What I'm Not" esce nel 2005 ed entra direttamente nel Guinness dei Primati per aver venduto un milione di copie in 8 giorni, un record detenuto in precedenza dagli Oasis.
I singoli estratti da questo album sono tutt'ora dei piccoli classici, come "I Bet You Look Good on the Dancefloor" e "When The Sun Goes Down".
Nel 2007 segue "Favourite Worst Nightmare", con singoli come "Brianstorm","Teddy Picker" e "Fluorescent Adolescent"; nello stesso anno Alex Turner fonda assieme al socio Miles Kane dei Rascals il duo modeggiante "The Last Shadow Puppets".
Nel 2009 esce "Humbug", un lavoro dalle sonorità più pensate e autunnali, impreziosito da perle di british rock quali "Cornerstone" e "My Propeller".
Nuovo album nuovo stile: nel 2011 esce "Suck It and See" e, contemporanea, Alex Turner sconvolge i fans abbandonando la zazzera beatlesiana (e la sua belle Alexa Chung) e dandosi ad un look rockabilly, con tanto di bananone e giubbino in pelle.
Arriviamo ai giorni nostri: i 5 di Sheffield, dopo aver macinato festival e partecipazioni ad eventi esclusivi, tornano in pista con un album che riecheggia suggestioni postpunk e oldies, senza mai perdere l'impronta Mod che da sempre contraddistingue il sound delle scimmie artiche!
Arctic Monkeys in concerto
13 novembre 2013
Mediolanum Forum
Assago
Per informazioni sui biglietti:
www.ticketone.it
Arctic Monkeys
Why'd You Only Call Me When You're High?
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