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Nerospinto chiacchiera con Giuseppe Magistro e Fabrizio Ferrini, che hanno dato vita al Glitter.
1- La nuova stagione salta subito all’occhio per la nuova location che avete scelto, uno strip club tutti gli altri giorni della settimana e Glitter 666 il Sabato. Cosa vi ha portato a sceglierla?
Il Glitter è nato nel 1999 al Cafè Dalì (ora Santa Tecla) sul retro del palazzo arcivescovile di Milano, in quegli anni il party aveva una connotazione fortemente dark e il contesto in cui era insidiato era parte della messa in scena. Lo strip club è oggi il contenitore ideale di tutto quello che vogliamo rappresentare: decadenza, sensualità, esibizionismo e attraverso le Glitz Girlz una forma di intrattenimento inusuale per un pubblico prevalentemente gay.
2- Chi sono le Glitz Girlz? Possiamo definirle le madrine del Glitter?
Sono un gruppo di circa 10 ragazze (e anche due ragazzi) che prestano la loro figura per interpretare delle immagini, delle azioni che decorano il locale o colorano il piccolo palco. Ogni settimana sono interpreti di un ruolo o semplicemente corpi su cui appoggiare parrucche e lustrini. Non sono delle vere e proprie pr, infatti sono molto pochi quelli che le apprezzano. Sono in qualche modo una forma di arte pop, basata sull’apparenza, gli stereotipi, sull’ errore e l’incoerenza della rappresentazione,il tutto espresso però con un linguaggio molto formale e rigoroso. E’ un progetto serio, anche se viene percepito molto diversamente.
3- Ci racconti il vostro progetto “pronti partenza Glitter”?
E’ una canzone composta dal musicista Riva (una delle Glitz Girlz con lo pseudonimo di Rivette) in cui le Glitz Girlz parlano tra di loro in una telefonata immaginaria il sabato sera prima di arrivare al Glitter. Giorgio Calace e Tora Cellini hanno realizzato per noi il video. Il risultato è questo: http://youtu.be/DjQJjBaFk0U
4- Novità della nuova stagione del Glitter Club rispetto alle precedenti edizioni?
La vera novità è che sono passati 15 anni e abbiamo ancora molto da dire, forse la scorsa stagione pochi avrebbero puntato su di noi, invece siamo ancora qui. Stiamo costruendo la nostra storia e la nuova location con la conseguente risposta del pubblico sono la prova che siamo riusciti a comunicare in periodi molto diversi a gente sempre diversa. Il nostro lavoro è far divertire le persone ma prima ancora comunicare. Pensiamo di essere molto bravi in questo.
5- Origini del Glitter: ci racconti brevemente com’è nato il progetto?
Un gruppo di amici, una visione e tanto lavoro per concretizzarla in un’epoca pre facebook – twitter e qualsiasi altro tipo di tecnologia in aiuto. Le foto venivano scattate in pellicola e i cd si andava a comprarli a Londra, per farti un esempio.
6- Insomma, che ci dobbiamo aspettare dal Glitter per questa stagione 2013-14?
Aspettatevi specchi, moquette, lampadari di cristallo, molti ragazzi con la barba che volteggiano su pali da lap dance e belllissime ragazze in lingerie che ballano davanti ad una coppia di uomini che si baciano.
7- Pensi, personalmente, che ogni locale abbia un target specifico di persone oppure uno fa un po’ “quel che gli pare?”
Il nostro target spero sia quello abbastanza colto per capire la differenza, cosa fa la differenza.
Il 666 GLITTER vi aspetta presso il Vanilla Strip Club in Via Filippo Turati, 29 a Milano (MM TURATI - REPUBBLICA) dalle 24.00 alle 5.00 di ogni ogni sabato.
Vittorio Pascale | Responsabile Sezione Sesto Senso
A volte nel cinema italiano si formano coppie artistiche di grande successo, se poi le stesse sono anche divertenti e brillanti il buon risultato anche doppio.
Succede al cinema in questi giorni con la commedia Stai lontana da me firmata da Alessio Federici e interpretata alla perfezione da un meraviglioso Enrico Brignano e una ispiratissima Ambra Angiolini. Nella trama si scherza, e neppure poi tanto, sulla capacità innata di alcuni individui a catalizzare le disgrazie, intese non come tragedie di vita o di irrimediabile destino, ma come persone portatrici sane di piccoli incidenti, mancanti appuntamenti, accordi saltati e qualche rovinosa caduta accidentale. Fastidiosa e pruriginosa quanto si vuole, certo, ma mai da considerarsi insanabile. Insomma, esistono persone nella vita che sembrano non portare proprio fortuna?
Forse sì ma Alessio Federici le racconta con leggerezza e garbo cercando di sfatare tutto quelle cattiverie e brutture che sempre accompagnano gli individui in questione.
Perché non si può guardare Stai lontana da me senza tifare spudoratamente per lo sfortunato protagonista né provare simpatia per il personaggio di Brignano che da attore consumato ed esperto trasforma il personaggio “rognoso” in un goffo e mortificato aspirante fidanzato mollato da tutte le donne a cui succedono una serie di imprevisti e incidenti a raffica.
L’entrata in scena nella vita di Jacopo della bella e simpatica Sara sembra voler sfatare il mito del protagonista sulle donne e sulle persone che gli stanno vicino fino a che anche alla nuova compagna non cominciano ad accadere imprevisti su imprevisti.
Remake di una già fortunatissima commedia americana, il film di Federici è davvero carino, divertente e a vedere bene tra le righe e tra immagine e l’altra anche educativo. Si ride e si può anche riflettere. Indovinatissimo l’intero cast e bella la scelta della semplicità registica che fa apprezzare anche meglio l’interpretazione degli attori e la storia. Da vedere soprattutto in coppia.
Per il regista più newyorkese di tutti i tempi essere apprezzato e amato nella propria terra di origine non è mai stato difficile, anzi. E la sua ultima pellicola conferma appieno questo successo.
Allen che negli ultimi anni si è lasciato affascinare da Londra, Parigi, Roma e Barcellona, sperimentano un nuovo modo di fare cinema nelle metropoli europee più famose, con il suo nuovo film ritorna alle origini e gira l’intera pellicola negli Stati Uniti.
Blue Jasmine è un prodotto americano nel senso più ampio del termine. Lunghe panoramiche su grattacieli e su strade a quattro corsie, location glamour e frequentate da donne borghesi e benestanti, case da rivista patinata e coppie di sposi all’apparenza impeccabili.
Il regista, però, è proprio su questo che gioca e che costruisce la trama del suo racconto in immagini. Un matrimonio dall’aspetto perfetto in cui una moglie bella e sofisticata passa le sue giornate a preoccuparsi di cose futili e a sfoggiare il suo status e le sue buone maniere fino a che non comprende di essere sposata in realtà con un truffatore e che il suo piccolo mondo moderno è poco più che una farsa che gli si sta sgretolando sotto gli occhi.
Allora la bella ed elegante Jasmine decide di lasciare New York, il suo prestigioso appartamento cittadino, chiedere il divorzio e raggiungere la sorella a San Francisco, in un modesto e affatto grande appartamento. Sembrerebbe apparentemente una vera rivoluzione di vita.
E invece Jasmine è troppo ancorata alle sue abitudini, al suo modo di vivere e di relazionarsi con gli altri e al suo aplomb connaturato e non cede né concede.
Inveisce contro il fidanzato della sorella, che considera un perdente, contro il suo ex marito che odia quasi visceralmente, contro le abitudini che vigono a San Francisco e contro la sua stessa sorella colpevole di non essere abbastanza ambiziosa o glamour per gli standard colti ed eleganti che continua a mantenere Jasmine.
In realtà la bella e sofisticata donna newyorkese è annebbiata da psicofarmaci e antidepressivi e non riesce neppure a badare bene a se stessa, per cui la sorella si fa in quattro per cercarle una occupazione e sollevarla dallo stato di torpore, indolenza e farneticazione.
Jasmine così trova lavoro in uno studio dentistico ma anche qui le cose non sembrano andare per il verso giusto fino al finale tutto alleniano che gli spettatori non mancheranno di apprezzare.
Commedia pura e da intrattenimento assoluto Blue Jasmine ha sbancato il botteghino delle sale americane confermando Woody Allen autore amatissimo e il cinema made in USA apprezzato e tanto dai suoi spettatori. La protagonista della pellicola è Cate Blanchett, e a mio avviso non poteva essere nessun altra. Bella, bionda, sofisticata e credibile nel ruolo della snob newyorkese anche se lei americana non è. Ma le grande prove artistiche sono anche queste.
Yasmeen Godder con “See her change” chiude la programmazione del Romaeuropa Festival 2013 sabato 23 novembre alle ore 20,30 e domenica 24 alle ore 17 presso il Teatro Palladium di Roma.
Nato nel 1986 e coronato da sempre crescenti successi, il Romaeuropa Festival è ormai riconosciuto come il più importante festival italiano e il Wall Street Journal lo ha indicato, nel 2006, come uno dei quattro top festival in Europa. Cult e trendy allo stesso tempo, Romaeuropa Festival presenta al pubblico romano da quasi 3 decenni il meglio della creazione artistica contemporanea e vanta un pubblico di fedelissimi a cui si aggiungono ogni anno nuovi spettatori. Una platea composita, come composita è l’offerta culturale del festival, che abbatte le barriere tra cultura “alta” e “di massa”, all'insegna dello scambio, del connubio e dell’intreccio, tra culture e codici espressivi. Ogni anno Europa, Asia, America, Oceania, Africa si incontrano nella Capitale in una partitura spettacolare fatta di danza, teatro, musica, cinema, incontri con gli artisti, arti visive e sfide tecnologiche. I suoni e le espressioni artistiche di cinque continenti costruiscono un’esperienza estetica intensa che distribuisce in un’articolata geografia di spazi il piacere dello spettacolo per oltre due mesi.
Un appuntamento tutto al femminile chiude il Festival: See Her Change è l’ultima creazione della coreografa israelianaYasmeen Godder di ritorno a Roma dopo una lunga assenza dai palcoscenici capitolini. Nel panorama dei coreografi israeliani Godder si è ritagliata una spazio suo, imponendosi con uno stile asciutto, pungente, talvolta ironico fino al burlesque e con una energica vena concettuale. Le sue riflessioni sull'universo femminile e sul conflitto tra interiorità ed esteriorità si legano a una stringente ricerca sulla forma e sul corpo. Carne, sudore, respiro, sessualità, femminilità sono, nelle sue creazioni, strumenti per dare vita a immagini di grande impatto emotivo in cui l’intimità diviene chiave di volta per narrazioni universali. Caratteristiche che hanno imposto il suo lavoro all'attenzione internazionale, sviluppate anche attraverso prestigiose collaborazioni come con Ohad Naharin e Batsheva Dance Company nel 2011.
See Her Change è una naturale tappa di questo percorso. Lei stessa sul palco con Dalia Chaunsky e Shuli Enosh, danzatrici con cui ha condiviso numerose avventure coreografiche, Yasmeen rappresenta l’immagine femminile vista da tre diverse prospettive, basate inizialmente sulla differenza di età, ma che poi si moltiplicano in vissuti personali, per nebulizzarsi attraverso cambi d’abito, trucchi, parrucche e soprattutto atteggiamenti in repentino cambiamento. Un manifesto della femminilità e non del femminismo, tra glamour e patetico, sensualità e fragilità che mescola ai silenzi una playlist iper-contemporanea (Hope Sandoval & The Warm Inventions, Mu, Devandra Banhart, James Blake, Cat Power, Eliane Radigue, Mika Vainio, Nurse With Wound) ricercando nuove associazioni per ciò che riguarda la performing art, la memoria, l’umorismo.
La femminilità come trasformazione perpetua: un modo di essere difficile da decifrare e intrappolare, le cui enfasi, bellezze, melanconie, beffe sono segni di quella instabilità e fragilità che è allo stesso tempo una maschera per proteggersi e rigorosa forza interiore.
Coreografia Yasmeen Godder
Vice Direttore artistico e drammaturgia Itzik Giuli
Di e con Dalia Chaimsky, Shuli Enosh ,Yasmeen Godder
Musica Hope Sandoval & The Warm Inventions - “On the Low”// Mu - “Chair Girl”, “Hello Bored Biz Man” // Devendra Banhart - “Hey Miss Cane” // James Blake - “Wilhelm’s Scream” // Cat Power - “New York” // Eliane Radigue - “Adnos II”, “Elemental II” // Mika Vainio - “Yksinäisyys, Suru, Katkeruus”, “Ahriman” // Nurse with Wound - “Stick That Chick And Feel My Steel Through Your Last Meal”, “All of Me”, “Juice Head Crazy Lady”, “Untitled 8”, “Untitled 5” // Mori-Nauseef-Parker-Laswell - “Majuu”
Disegno luci Andreas Harder
Costumi e Accessori Tom Krasny
Scena e Video Yochai Matos
Sound Design Tomer Rosenthal, Yasmeen Godder e Itzik Giuli
Direttore delle prove Matan Zamir
Direttore tecnico Omer Sheizaf
Suono Oren Cohen
Amministrazione e produzione Guy Hugler
Progetti Internazionali e Sviluppo Francesca Spinazzi
Coproduzione Montpellier Danse 2013, Francia, Centro per la Scena Contemporanea, Bassano del Grappa, Italia
La nuova creazione è stata supportata da Israel Lottery Council for Culture & Arts
Un appuntamento da non perdere: grande festa degli Oscar della Musica Indipendente del MEI a Pistoia dal 22 al 24 novembre.
Sarà presente anche l'AltopArlAnte, agenzia in cui operano diversi collaboratori specializzati nel settore della comunicazione radiofonica e giornalistica, grafica e web. Uno staff esperto ed organizzato diretto da Fabio Gallo, giornalista e pubblicitario con esperienze radiofoniche nei primi anni 80, e da sempre fra musica, club, radio, tv, artisti, concerti, festival e addetti ai lavori.
Il PIMI - Premio Italiano Musica Indipendente e il PIVI - Premio Italiano Videoclip Indipendente a cura del MEI (www.meiweb.it) quest’anno verranno consegnati durante l’anteprima di PoPistoia ’70. La manifestazione si svolgerà dal 22 al 24 novembre nelle Sale dello storico Palazzo Comunale di Pistoia tra incontri, convegni ed esibizioni, e al Teatro Mauro Bolognini dove avverranno le premiazioni ufficiali e l’esibizione live dei vincitori. L’appuntamento per l’aftershow è al foyer del teatro Bolognini la sera di sabato 23 Novembre per l'aftershow: un party in cui ancora una volta festeggeremo i nostri 10 anni di attività. Naturalmente tanta musica, ma saranno anche presentate le compilation celebrative: The best of 10 years "Libera Veramente" attualmente in download gratuito dal sito di XL di Repubblica e "Suoni all'alba" in arrivo sul sito delMEI.
Si esibiranno i cocKoo, Leon, Paolo Cecchin, Benny Moschini e PicoRama.
PicoRama riceverà per il video 'Cani Bionici' (feat. Dargen D’amico), per la regia di Andrea Sanna e post produzione a cura di Equal Design, una menzione speciale per essersi distinto per l'interplay tra musica, immagini ed effetti speciali. Una messa in scena e un'ambientazione fiabesca, grazie alle visioni di Andrea Sanna e alle strepitose grafiche ed effetti speciali realizzati da professionisti del settore come gli artisti di Equal Design. Il PIVI, conferisce il premio in collaborazione con Carmine Amoroso, regista, sceneggiatore e docente di Drammaturgia Cinematografica.
Il week end finalmente è arrivato!
Sgomberate la mente e lasciatevi trasportare dall'animazione di Toilet Club, il locale più folle di Milano.
Si parte venerdi con Cool kids can't die, l’unico “Queer Party” di Milano che da ormai 9 anni infiamma i Venerdì notte del Toilet Club. Il dj show di JAPI & LaEMI non è solo un set ma un vero e proprio spettacolo in 4D, dove la musica, il travestimento e l’interazione con il pubblico ne hanno decretato il successo.
Il pubblico di Cool Kids can't die (misto gay friendly), party dopo party, è sempre in crescita e in movimento; si ritrova come una grande famiglia e si scatena in pista e nella testa con pezzi Pop, Electro, Trash, Punk Rock, col tempo fusi con sonorità che vanno dagli anni ‘60 ad oggi, dando vita a mix inconfondibili e ad atmosfere uniche.
Questa settimana vi attende una serata speciale grazie al guest Andrea Ratti. Ricordate il dress code da pin up, altrimenti non entrate!
Si continua sabato con Toilette una serata spensierata, divertente, accattivante e a volte sconsiderata. Sorrisi eccessivi, balli proibiti, drink stellari e baci alcolici. Ad allietare la vostra serata facendo ballare fino al mattino Erik Deep & Lo Zelmo, i resident dj del sabato sera, con il loro inconfondibile (quanto inetichettabile) sound dance-pop, contaminato da elettronica, anni90, affiancati per questo weekend da Sabryna Trash, travestita di Calenzano (Firenze) che riscrive, ricanta e reinterpreta le canzoni Pop che le piacciono di più con tanta dignità, intelligenza, argutezza e simpatia.
VENERDI' 22 NOVEMBRE
► COOL KIDS CAN'T DIE
►Dj Show&Love resident JAPI e LaEMI
►Andrea Ratti
Dress code: pin up
SABATO 23 NOVEMBRE
❤ TOILETTE
❤ Erik Deep & LoZelmo Dj Set
❤ Sabryna Trash ❤
TOILET CLUB
via Lodovico il Moro 171, Milano
Aperto dalle 23 alle 4
(COCKTAIL a 5.00€ entro le 00:30)
INGRESSO GRATUITO con tessera ARCI, ARCIGAY, ARCILESBICA, UISP NON HAI ANCORA LA TESSERA ARCI? Richiedila almeno 24h prima di venire al Toilet compilando il form all’indirizzo www.circolotoilet.it/tessera
Info:
www.circolotoilet.it
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Sabato 21 dicembre, presso la libreria romana L’Eternauta - via L. F. De Magistris 91/93, Roma – ci sarà alle 19,00 la videopresentazione del libro LA TESTA ASPRA, l’ultimo lavoro di Filippo Parodi edito da Gorilla Sapiens.
Un’aspra volontà anima questo libro, la determinazione a esporre con sguardo preciso e impietoso le manie, debolezze e fobie che intrappolano la mente in se stessa, nell’inespugnabile fortezza dei propri meccanismi. La testa aspra non si manifesta come qualcosa di astratto e labile, ma si traduce in una corporeità di vincoli e labirinti allucinatori, nella fascinazione sensuale esercitata da presenze fantasmatiche eppure reali. Ma è anche la costante ribellione a quegli stessi vincoli, l’irriducibile tendenza a una liberazione catartica. Prendono così vita le creature “irrimediabilmente randagie” di questi racconti spietati e metodici, evocativi e mistici.
Filippo Parodi nasce a Genova nel 1978. Ancora bambino si trasferisce a Milano, dove tutt’ora vive. Nel 2003 si laurea in Filosofia, con una tesi in Estetica sul verosimile e il meraviglioso nella poesia. A partire dal 2007 inizia a pubblicare racconti e poesie per diverse riviste d’arte e letteratura. Per Gorilla Sapiens, nel 2012, è uscito un suo racconto nell’antologia Urban Noise. La testa aspra è il suo primo libro.
IL TUO CORPO, da La testa aspra:
Il tuo corpo in un video diretto e interpretato dall’autore. https://www.facebook.com/photo.php?v=183596371844487
Il tuo corpo tu non lo conosci proprio, sovrastante, irretisce e ti minaccia, ti fa sempre più paura il tuo corpo, è un nervo di bue, una pinza, un grilletto, un conato, una tangenziale, è una caserma il tuo corpo, è un tunnel di plutonio, sì, è come se stesse per esplodere il tuo corpo, per disperdere stratificazioni, che indicano, pungolano, strizzano, schiacciano, pesano, iniettano tristezza, espandono, il tuo corpo una colonia di formiche, il tuo corpo una tartaruga d’acqua rovesciata al sole, il tuo corpo una torta di lampioni su cui pisciano i cani, tu e il tuo corpo non ve la intendete, non avete feeling, tu e il tuo corpo vi esprimete in lingue differenti, il tuo corpo ti deride, è beffardo se tu cerchi di sedurlo, il tuo corpo non risponde, non ti trova autoritario o divertente o sexy, il tuo corpo chiude, se tu tenti di far pace, quando speri che ti accolga, ma il tuo corpo morde, scalcia e sputa, il tuo corpo è ostile, capriccioso, non lo sai che cosa voglia realmente da te, il tuo corpo è un dogma, è prepotente, il tuo corpo è un comandante, grida forte, ti dirige punto e basta, il tuo corpo è il tuo corpo, che ti piaccia o meno, il tuo corpo è tuo soltanto, il tuo corpo non può essere di qualcun altro, il tuo corpo non può essere di nessun altro, questo è il vero delitto, il grande peccato, che sia solo tuo, che appartenga solamente a te, il tuo corpo.
A seguito dello straordinario successo di pubblico delle recite dello spettacolo LA SCENA, scritto e diretto da Cristina Comencini che registrano sempre il tutto esaurito fino a domenica 24 novembre, a grande richiesta è stata programmata la replica straordinaria di sabato 23 novembre diurna ore 15,30.
Sono aperte le prenotazioni (orari 10-19 continuato).
Due amiche mature leggono una domenica mattina una scena di teatro che una delle due deve recitare l'indomani. I loro caratteri opposti si rivelano subito dal modo in cui sentono e interpretano il monologo: per Lucia (Angela Finocchiaro), attrice, quelle righe raccontano fragilità e temibili tempeste dell'anima; per Maria (Maria Amelia Monti), dirigente di banca separata e madre di due bambini, le tempeste della scena sono allegri ed erotici terremoti interni, occasioni di vita.
Due femminilità opposte. Lucia ha rinunciato alla passione, all'idea di avere un uomo nella vita, si accontenta di amare i personaggi molto più interessanti che incontra sul palcoscenico. Maria invece senza un uomo non può stare, senza fare l'amore, senza illudersi di avere finalmente incrociato quello giusto. Come l'ultimo, agganciato la sera prima a una festa in cui ha bevuto troppo, e di cui non ricorda esattamente il nome né l'età ma che - lei sostiene - potrebbe essere proprio l'atteso. Anche se risvegliandosi al mattino, non l’ha più trovato nel suo letto.
Eccolo, invece, apparire in mutande, un giovane ragazzo di meno di trent'anni (Stefano Annoni). Si era messo a dormire nella stanza dei bambini (fuori col padre per il fine settimana) perché la donna, di cui ricorda solo l’esuberanza fisica, russava. Davanti agli occhi esterrefatti di Lucia, il ragazzo la scambia per Maria. Un po' per liquidarlo, un po' per divertimento, Lucia interpreta la parte dell'amica disinibita e Maria, rientrata con il caffè, è costretta a recitare il ruolo della sua amica severa e moralista. Finché il gioco tra loro, sotto lo sguardo allucinato del ragazzo, non regge più e le due si rivelano a lui nelle loro vere identità. E il ragazzo chi è? Un giovane uomo cresciuto da una madre imperiosa e assolutista: "Come voi due", rivela lui ingenuamente. Le due donne lo interrogano, lo prendono in giro, gli fanno scuola di vita. Ma non prevedono la sua reazione, la rabbia che ha in corpo, la consapevolezza della sua fragilità e della sua forza senza sbocco.
Su sponde opposte, le due donne e il ragazzo scoprono di vivere nello stesso mondo tutto da rifare perché “ … il passato sono solo muri sventrati, case terremotate da cui si deve fuggire…”, come dice la scena che Lucia deve interpretare il giorno dopo, e anche quella che i tre hanno appena recitato insieme sul palcoscenico, che forse resta il solo luogo veramente libero del mondo.
Per l’autrice e regista Cristina Comencini la commedia è in sintesi la comica immersione di un ragazzo nella vita e nei sentimenti femminili, la scoperta di due donne delle pulsioni, le rabbie e le fragilità di un giovane uomo, la comune ricerca d'amore e di libertà in un mondo mutante.
Note di Produzione : Compagnia Enfi Teatro, produzione di Michele Gentile A sostegno della nostra scelta di produrre lo spettacolo “La scena”, sarebbero stati ampiamente sufficienti lo spessore professionale ed il prestigio di cui gode Cristina Comencini, annoverabile, senza alcun dubbio, tra i maggiori registi e autori italiani attualmente in attività nei vari settori del mondo dello spettacolo. La stessa possibilità di poter mettere in scena un suo testo, infatti, ha ulteriormente impreziosito la nostra collaborazione.
Possiamo anche aggiungere, tuttavia, che questa produzione s’inserisce perfettamente nella nostra cifra produttiva costantemente tesa alla valorizzazione dei testi di drammaturgia contemporanea, che, come in questo caso, risultano caratterizzati dalla scelta di nuovi linguaggi e di importanti temi di attualità.
Tra l’altro, vogliamo sottolineare gli ulteriori motivi di interesse conferiti dalla presenza di attrici come Angela Finocchiaro, Maria Amelia Monti, nonché del giovane e promettente Stefano Annoni.
SABATO 23 NOVEMBRE ORE 15,30
LA SCENA
scritto e diretto da Cristina Comencini
con
Angela Finocchiaro, Maria Amelia Monti e Stefano Annoni
BIGLIETTO: poltronissima € 32,00 – poltrona € 20,00
Al via la stagione musicale 2013/2014 dell’Auditorium San Fedele di Milano.
Martedì 26 novembre alle ore 20, 30 BUSTER KEATON SECONDO SIMONE ZANCHINI Performance alla fisarmonica su Frozen North e Seven Chances
Anche quest’anno la stagione musicale di San Fedele propone alcuni grandi film della storia del cinema muto, opere che presentano aspetti d’attualità capaci di rivolgersi all’uomo di oggi coinvolgendolo. Oltre che da vedere, il cinema muto è anche da ascoltare con interpretazioni live che sappiano evidenziare i caratteri e i momenti salienti dei film; le sonorizzazioni sono sempre affidate a prestigiosi improvvisatori di fama internazionale. Per questo appuntamento, viene presentato uno dei film più visionari della storia del cinema muto: “Seven Chances” di Buster Keaton proposto con l’accompagnamento musicale del fisarmonicista Simone Zanchini, tra i più originali e acclamati improvvisatori e interpreti del panorama jazzistico italiano. Sempre di Buster Keaton avremo modo di riscoprire il corto “The Frozen North” esilarante parodia del cinema western americano dell’epoca.
Tra le iniziative che connotano la programmazione dell’attività di San Fedele Musica, c’è quella di rivisitare i grandi capolavori del cinema muto con l’intervento di musicisti impegnati in performance live. La scelta ricade su quegli interpreti capaci di improvvisare creando un intenso dialogo con le sequenze delle immagini e l’andamento narrativo del film. Attraverso l’interpretazione musicale di Simone Zanchini avremo modo di rivivere la surreale comicità di Buster Keaton con un approccio nuovo e carico di suggestioni. Lo spettacolo Buster Keaton secondo Simone Zanchini non vuole essere soltanto una rievocazione della consuetudine d’inizi 900 di accompagnare in sala la proiezione dei film muti, ma intende elaborare una nuova esperienza capace di coniugare le emozioni che gli spettatori vivono in una sala cinematografica così come quelle che si provano durante un’esecuzione concertistica. La fisarmonica di Simone Zanchini (che si arricchisce anche di interventi in live elettronics da lui gestiti), sarà dunque la colonna sonora dal vivo di due capolavori di Buster Keaton, Seven Chances (1922) e The Frozen North (1925) due pellicole visionarie sospese tra sogno e incubo, nelle quali si rivela il talento del grande attore americano di far convivere la commedia e la parodia con i sentimenti e la riflessioni più profonde sulle dinamiche di relazione tra gli individui.
Il corto The Frozen North del 1922, di vena surrealistica e ammirato da Luis Buñuel, appare come una pungente critica del cinema western del periodo, ma non solo: Keaton ridicolizza il personaggio del duro e i tratti cinematografici che accentuano il cinismo e l’arroganza del più forte. Non a caso, alla fine appare per un attimo l’attore nei panni di un sadico ufficiale prussiano tipico dei film di Erich von Stroheim, altro grande regista dell’epoca del cinema muto. Ma si tratta di un sogno, e il risveglio finale si svolge, guarda caso, in una sala di cinema.
La serata prosegue con uno dei film più visionari del cinema muto: Seven Chances del 1925, dove la realtà si trasforma in un travolgente incubo che si ingrandisce fino ad assumere proporzioni gigantesche con uno dei più assurdi inseguimenti della storia del cinema: migliaia di donne in furia cercano di raggiungere il timido Jimmy (Buster Keaton), erede di una immensa fortuna, per sposarlo e nella corsa travolgono ogni cosa.
Buster Keaton (1895-1966), nome d'arte dell'attore e regista cinematografico statunitense Joseph Francis Keaton. Attore di musical, passò al cinema recitando dal 1917 a fianco di Roscoe Arbuckle e, dal 1920, in una serie di cortometraggi da lui stesso diretti, che ebbero un rapido successo. Dotato delle qualità del ballerino, dell'acrobata, del clown e del mimo, Keaton creò una personale forma di comicità fondata sul contrasto tra la maschera imperturbabile dell'attore e la convulsa, insensata mutevolezza del mondo che lo circonda. Con l’avvento del sonoro, l’attore cadde in un irreversibile declino. Alla fine della sua vita interpretò il celebre ruolo dell’uomo che cancella se stesso nell’unico film di Samuel Beckett.
THE SEVEN CHANCES
Jimmy Shannon (Buster Keaton) eredita una grossa fortuna ma il lascito è subordinato al fatto che si sposi entro il giorno del suo 27° compleanno, che ovviamente è lo stesso giorno in cui apprende la notizia. Egli è innamorato di Mary Browman, le fa quindi la proposta, ma quando lei apprende la storia dell’eredità rifiuta. Jimmy fa la stessa proposta a sette ragazze che conosce, poi a tutte quelle che incontra per strada, ma inutilmente. Bill, un suo amico, fa pubblicare l’appello sul giornale e dà appuntamento in chiesa alla ragazza che voglia sposarlo. Nel frattempo Mary cerca di mettersi in contatto con Jimmy. La chiesa di riempie di centinaia di donne vestite da sposa. Jimmy riceve finalmente un biglietto da Mary e fugge, inseguito da tutte le concorrenti. Dopo un lungo inseguimento, raggiunge Mary e la sposa appena in tempo.
SIMONE ZANCHINI
Fisarmonicista tra i più interessanti e innovativi del panorama internazionale, la sua ricerca si muove tra i confini della musica contemporanea, acustica ed elettronica, sperimentazione sonora, contaminazioni extracolte, sfociando in un personalissimo approccio alla materia improvvisativa. Diplomato con lode in fisarmonica classica al Conservatorio “G.Rossini” di Pesaro, con il maestro Sergio Scappini. Strumentista eclettico, esercita un’intensa attività concertistica con gruppi di svariata estrazione musicale (improvvisazione, musica contemporanea, jazz, classica). Ha suonato in numerosi festival e rassegne in Italia e nei più importanti festival internazionali. Vanta collaborazioni con molti musicisti di fama internazionale e di differenti estrazioni: Thomas Clausen, Gianluigi Trovesi, Massimo Manzi, Tamara Obrovac, Krunoslav Levacic, Vasko Atanasovski, Paolo Fresu, Antonello Salis, Art Van Damme, Mario Marzi, Andrea Dulbecco, Giovanni Tommaso, Gabriele Mirabassi, Frank Marocco, Bill Evans, Jim Black. Dal 1999 collabora stabilmente con i Solisti dell’Orchestra del Teatro alla Scala di Milano, con cui compie regolarmente tournées in ogni parte del mondo. All'attività concertistica e di ricerca, Zanchini affianca anche quella didattica, tenendo workshop sulla fisarmonica e sull'improvvisazione. Nel 2006 pubblica Bebop Buffet (Wide Sound) in duo con Frank Marocco, disco esemplare del linguaggio Bebop espresso con la fisarmonica. Nel 2009 Meglio solo! (Silta Records) nel quale sperimenta le possibilità timbriche del suo strumento attraverso l’uso di una particolare fisarmonica midi, live-electronics e laptop, nello stesso anno esce anche Fuga per Art 5et (Dodici Lune Records) l'unico disco tributo di Zanchini, omaggio al suo grande maestro, nonchè uno dei massimi esponenti della fisarmonica jazz: Art Van Damme. Nel settembre 2010 pubblica il disco The way we talk (In+Out Records), con un quartetto internazionale che coinvolge musicisti europei e statunitensi: Ratko Zjaca alle chitarre, Martin Gjaconovski al cbasso e Adam Nussbaum alla batteria.Nel Maggio 2012 viene pubblicato My Accordion's Concept (Silta Records), l'ultimo lavoro di Zanchini, un progetto costruito su improvvisazioni radicali per fisarmonica acustica e live-electronics, tentativo coraggioso di Zanchini di sovvertire il comune codice espressivo attraverso il suo strumento, tra i più fortemente radicati nella musica cosiddetta riconoscibile.
SAN FEDELE MUSICA
Il settore musicale della Fondazione Culturale San Fedele è nato nel 2010,e in pochi anni è diventato un punto di riferimento della città di Milano. L’unicità di San Fedele risiede nel disporre di due spazi con differenti soluzioni acustiche: la Chiesa cinquecentesca, completamente restaurata, e il nuovo Auditorium, riaperto in settembre 2010 dopo un importante intervento di riqualificazione acustica e l’installazione di un dispositivo di diffusione per la musica elettronica unico in Italia. Tuttavia, lo spazio è al servizio di un progetto umano. In questo senso le attività musicali riprendono le linee di fondo del Centro Culturale San Fedele, attento al dialogo tra fede e cultura, alla promozione della giustizia e alla formazione dei giovani con il Premio San Fedele Giovani Artisti. I concerti in Chiesa propongono soprattutto le grandi pagine del repertorio sacro dal Cinquecento all'Ottocento, concepite per uno spazio riverberante e in sintonia con la spiritualità del luogo.
Diversa è la prospettiva delle attività musicali in Auditorium, dove si cerca infatti un punto d’incontro tra il repertorio storico della musica da camera e l’attualità della creazione musicale. ovvero un approccio che presenti itinerari di ascolto ben articolati e in legame con i linguaggi musicali di altre epoche. Le opere musicali fondatrici del Novecento verranno, da una parte, confrontate con brani del passato e con opere in creazione o recentissime, e, d’altra parte, inserite in un tema programmatico. Quindi, alcuni concerti della stagione propongono delle drammatizzazioni musicali: successione di brani senza interruzione attorno a un tema, con lo scopo, appunto, di rendere più dinamico l’ascolto. Il repertorio delle serate è ampio, dal Rinascimento all’era digitale, per seguire il cammino drammatico dell’uomo nella storia attraverso la musica. Altra caratteristica della programmazione di San Fedele Musica riguarda l’interazione con gli altri linguaggi del nostro tempo, in particolare il cinema e le artivisive. Vengono organizzati dei cicli di Cinema Muto & Live Music e Cin’acusmonium, in cui i grandi film della storia del sonoro vengono diffusi tramite una proiezione acusmatica. Nel 2011 è stato costituito il Centro di Elettroacustica e Interazioni Digitali di San Fedele (CEID) che presenta programmi con opere storiche e alcune creazioni.
Ingresso: € 7 / € 4 (studenti)
info e prevendite: Biglietteria Auditorium lun-ven 10/12.30 - 14/18
tel.0286352231 fax. 0286352803 - www.centrosanfedele.net
acquisto on line:
Per informazioni al pubblico:
Fondazione Culturale San Fedele
Piazza San Fedele 4, 20121 Milano
Auditorium: via Hoepli 3/b, 20121 Milano
Segreteria Centro Culturale San Fedele
Alessandra Gorla tel.0286352231 fax. 0286352803
Dopo lo straordinario successo ottenuto ne “La coscienza di Zeno”, Giuseppe Pambieri veste i panni di Giacomo Leopardi in L’INFINITO GIACOMO, lunedì 9 dicembre al Teatro Carcano. Uno spettacolo che ritrae un artista senza tempo, al di là di ogni regola, creatore di eterna bellezza.
La scoperta di un Giacomo Leopardi inedito, di un genio precocissimo, di un adolescente inquieto, di un amante appassionato, di un uomo che ha il coraggio di guardare la realtà e accettare la verità del dolore senza compromessi e facili giustificazioni. L’umanità irriverente del poeta e il suo spirito dissacrante sono al centro di questo viaggio attraverso le sue opere: l’Epistolario, lo Zibaldone, gli scritti filosofici e politici, le Operette Morali e i Canti.
L’imperfezione del genio, in tutta la sua irregolarità, conduce alla solitudine, a un pellegrinaggio estenuante nell'universo. Leopardi è un re senza regno, è Amleto che arriva oltre il limite del conoscibile, supera la coscienza affermando la vita nel suo groviglio inestricabile di bene e male; per il genio tutto è noia, è tedio incommensurabile. Il poeta di Recanati, con lucido disincanto, affonda a piene mani nella verità e ne trae la radice del dolore.
Leopardi, affettuosamente Giacomo, nel nostro viaggio, non appare così distaccato e lontano dai piaceri terreni, non ci sembra affatto disinteressato a ciò a cui aspira la gente comune. Giacomo è vulnerabile, ansioso, riservato, schivo, eppure è pervaso da un desiderio inesauribile di vita. Giacomo è goloso, non può fare a meno di dolci, cioccolata, paste alla crema e gelati. In questo ricorda Mozart, altra creatura divina nella sua sregolatezza.
La biografia romanzata che esce dalle pagine dell’Epistolario e dello Zibaldone ci aiuta a costruire un ritratto singolare ed inedito del nostro poeta. Leopardi, con grande sincerità, confessa le sue paure come la sua fobia per l’acqua, un fastidio che giungerà al parossismo e alla comicità, culminando nel rifiuto del bagno almeno settimanale. Non mancano gli spunti divertenti per riflettere sul suo rapporto con l’eros e la sessualità. Nelle sue stesse parole, il desiderio di una vita normale è incessante: il dono della poesia appare spesso come una maledizione divina che lo segna come diverso, lo condanna a una sofferenza eterna e lo affranca contro ogni sua volontà dal mondo che lo circonda.
Leopardi non è tutto nella sua poesia. La sua ricerca affettiva attraversa i secoli e incontra una disperata umanità che per sopravvivere alla storia che avanza, non può che stringersi in una solidarietà reale che diventa l’unica possibilità di sopravvivenza, ancora oggi per tutti noi.
Giuseppe Argirò
Al Teatro Carcano di Milano
lunedì 9 dicembre 2013 ore 20,30
Giuseppe Pambieri
L’INFINITO GIACOMO
Vizi e virtù di Giacomo Leopardi
Ritratto inedito del poeta attraverso le sue opere
Drammaturgia e regia Giuseppe Argirò
Produzione Teatro Carcano
Posto unico € 18,00 – Insegnanti € 15,00 - Studenti € 13,50Durata 1 ora e 15 minuti - E’ valido l’abbonamento “Invito a teatro”
Per informazioni e prenotazioni 02 55181377 – 02 55181362
Per gruppi organizzati Progetto Teatro 02 5466367 – 02 55187234
Prevendite on-line
Teatro Carcano – corso di Porta Romana, 63 – 20122 Milano
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