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Nerospinto questa volta vi accompagna in un breve ma significativo viaggio tra le opere di uno dei fotografi più famosi ed interessanti del secolo scorso, protagonista del Dadaismo e del Surrealismo.
Alla Fondazione Marconi a Milano, è infatti possibile ammirare alcune fotografie di Man Ray, si tratta di quelle che ritraggono le sue modelle e le sue muse, le donne più belle di cui era circondato e dalle quali veniva tanto affascinato che decideva di renderle protagoniste delle sue creazioni.
La riproduzione di quest'album fotografico originale del noto artista, in mostra fino all'11 gennaio, mostra 83 fotografie vintage scattate tra il 1920 ed il 1940. Ma chi è Man Ray? E quale valore da al mezzo fotografico ed al suo prodotto? Come affronta l'arte e che cosa ne pensa?!
Appena si entra, salendo una scalinata spoglia, su una parete bianca, asettica, ci accoglie una scritta, sulla parete. Sono le parole di Man Ray. Il suo pensiero.
"La fotografia è un'arte. Non si dovrebbe porre questa domanda. L'arte è superata. Ci vuole qualcos'altro. Dobbiamo guardar lavorare la luce. Ė la luce che crea. Io mi siedo dinanzi al mio foglio di carta sensibile e penso" (Man Ray, 1928)
Pittore, fabbricante di oggetti e regista di film d'avanguardia, egli è conosciuto soprattutto come fotografo surrealista. Nel 1922 Man Ray produce i suoi primi fotogrammi, che chiama 'rayographs'. Una rayografia è una immagine fotografica ottenuta poggiando oggetti direttamente sulla carta sensibile, procedimento apparentemente semplice, ma che seppe usare per immagini altamente suggestive. In verità il movimento Surrealista nasce ufficialmente nel 1924, egli ne è un anticipatore ed uno tra i primi esponenti.
Ed è infatti il rituale ciò che conta per questo artista e fotografo fuori dal comune, che tra i primi riconobbe le novità della psicoanalisi e le mise in relazione al linguaggio artistico, che rifiutava il sistema della comunicazione elitaria dell'arte, dell'immagine e della contemplazione, che seppe costruire un discorso rivoluzionario a livello linguistico e che credette che solo con la propria macchina fotografica potesse costruire un mondo. Attraverso il processo con cui si realizzava una fotografia veniva a crearsi l'opera stessa. Non era tanto un discorso sul soggetto ma sul processo di realizzazione, ciò che interessava sul serio Man Ray.
Freud pubblicava"l'Interpretazione dei sogni" nel 1899, e da allora la psicoanalisi cambiava molto la concezione del mondo, dell'uomo, dell'arte. La lettura psicoanalitica porta ad un nuovo modo di affrontare la realtà. Come le altre Avanguardie anche Man Ray si sente parte del rifiuto della cultura borghese e come gli amici protagonisti del Dadaismo Newyorkese Duchamp e Picabia, rifiuta le estetiche positiviste ed idealiste. Egli scopre una possibilità espressiva precisa, nuova, della fotografia. Questo avviene con le varie tecniche che decide via via di sperimentare come le inversioni luci-ombre, la "solarizzazione", altro processo fotografico che inventa, insieme ai Rayogrammes, in polemica con il modello realistico della fotografia, attraverso una doppia esposizione: sole e calcificazione, inverte i valori tonali ed accentua i contorni, e questo non per dare l'aspetto decorativo e gli elementi tipici di un'illustrazione o di un disegno, ma per ribaltare il contenuto realistico della fotografia stessa.
Il modo di costruire gli oggetti è un riflesso dell'analisi freudiana, ed è vero che i suoi soggetti sono anche alchemici oltre che psicoanalitici, si concentra sul processo e non sul prodotto, inoltre nelle sue opere ritroviamo un linguaggio che spesso manipola il lavoro onirico proveniente dall'Interpretazione dei sogni freudiana.
Le Avanguardie sono tutte caratterizzate dal rifiuto del sistema, dalla volontà anti borghese, ed in che senso la sua opera, come quelle dell'Espressionismo, del Dadaismo, del Costruttivismo, sarebbe parte di queste tendenze? Sicuramente Man Ray è un anticipatore e un rivoluzionario, capace di cogliere le nuove inclinazioni del linguaggio artistico influenzato dalla psicoanalisi, dalla grammatica del sogno, dall'alchimia determinata dal processo meccanico della moderna arte fotografica, dall'antirealismo.
Le prime pagine del libro ci parlano del corpo e del volto di queste donne osservate da Man Ray, la modella sconosciuta che apre l'album è una rappresentante di tutte le altre modelle. Trasferitosi da New York, l'artista segue a quel tempo dei corsi serali di nudo in un centro sociale di Parigi. Vediamo il ritratto di Natasha, modella ed assistente vicina all'artista, affascinante nella solarizzazione da cui viene derivata l'immagine. Per deviare dai principi classici della fotografia egli spesso sceglie di lavorare nell'oscurità, sull'astrazione geometrica, trattando i corpi quasi come fossero statue. E poi riprende la fotografa Lee, una donna di talento e coraggio. L'irriverente ed originale pittrice Meret, e ancora la moglie del poeta Paul Ėluard, Maria Benz detta Nusch.
Ed è affascinato dalla bellezza selvaggia, esotica; a Parigi come in Africa le modelle sono di colore, si vedono danzatrici esotiche in Montparnasse, danzatrici anonime con nomi di vegetali e corpi commestibili, una bellezza lontana, generata dal mescolarsi di oriente ed occidente in quei corpi ed in quei volti bianchi e neri che vediamo alternarsi nelle immagini. A seguire una bellezza irresistibile com'è quella di Kiki (Alice Prin) cantante francese considerata all'epoca la regina di Montparnasse, di cui Man ray si è innamorato.
Un'altra citazione del pensiero di Man Ray chiude l'esposizione, scritta su un'altra parete.
"La luce può fare tutto. Le ombre lavorano per me. Io faccio le ombre. Io faccio la luce. Io posso creare tutto con la mia macchina fotografica”.
Una curiosità: al centro della sala è possibile osservare anche un vecchio modello di macchina fotografica firmato dall'artista. Si ha anche modo di sfogliare sulla scrivania all'ingresso una vera e propria riproduzione del libro fotografico, pronta per la consultazione.
L'esposizione non è grande ma è estremamente interessante e l'ingresso è gratuito, per cui, è possibile dare facilmente un'occhiata alle opere di uno dei fotografi che hanno fatto la storia dell'arte, e lasciarsi sedurre ed affascinare dalle immagini delle sue donne. Le foto di inizio novecento hanno inoltre tutto il sapore del passato che è stato catturato in uno scatto in bianco e nero, e la forza di attrazione di un momento, uno sguardo, un gesto, un corpo, che è stato fermato per sempre, attraverso la luce, e l'ombra. Ritroviamo la percezione di un frammento di autenticità, l'impressione della distanza e l'illusione di un sogno.
Man Ray. MODELS 1920-1940
Riproduzione anastatica di un Album fotografico di Man Ray con un volume a cura di Janus, edizione Carlo Cambi Editore e Fondazione Marconi.
Dal 15 novembre 2013 all'11 gennaio 2014
FONDAZIONE MARCONI ARTE MODERNA E CONTEMPORANEA, Via Tadino 15 - 20124, Milano
INGRESSO GRATUITO
Dal Martedì al sabato 10-13, 15-19 (chiuso dal 22 dicembre 2013 al 7 gennaio 2014)
PER INFORMAZIONI:
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www.fondazionemarconi.org
Giovanna Canonico
Torna l'appuntamento del mercoledì con
BE A STAR AT LIGHTBOX, l'Aperitivo-Exhibition in collaborazione con Leica Italia da Verger.
Concepito come uno spazio dinamico, Verger è una finestra sulla città, un luogo aperto ai giovani creativi nel campo della moda, del design e della cucina, e di tutti quei prodotti che coniugano la ricerca della qualità con nuovi concetti grafici.
In collaborazione con Milano Civica Scuola di Musica, il centro San Fedele rende omaggio a Verdi e Manzoni domenica 1 dicembre 2013.
Chiesa di San Fedele (Piazza San Fedele 4) – Milano
Omaggio a Verdi e Manzoni
con Benedetto Neri
I Civici Cori - Direttore: Mario Valsecchi
Musiche per solisti, coro e organo di Giuseppe Verdi e Benedetto Neri:
INGRESSO LIBERO
Informazioni: lun-ven 10/12.30 - 14/18
tel. 0286352231
La stagione 2013/2014 di San Fedele Musica celebra con un eccezionale concerto vocale la ricorrenza del bicentenario della nascita di Giuseppe Verdi e la recente risistemazione delle cripta della Chiesa di San Fedele. L’evento, realizzato in collaborazione con Milano Civica Scuola di Musica, propone un percorso del tutto originale nel quale si rievoca il contesto musicale milanese al tempo del giovane Verdi in relazione a Manzoni e alla Chiesa di San Fedele. Il programma propone una rara partitura verdiana il Pater Noster - volgarizzato da Dante - per concentrarsi sull’opera sacra di Benedetto Neri, musicista contemporaneo al genio di Busseto e attivo alla Scala, al Duomo e in San Fedele. Neri ebbe modo di musicare alcune strofe di Manzoni scritte su invito del preposto di San Fedele e destinate al canto dei giovani che ricevevano la prima comunione. Tutte le opere di Neri presentate nella serata sono inedite, archiviate in alcune biblioteche milanesi, ed eseguite nella Chiesa di San Fedele quando Neri ne era maestro di cappella, la loro riscoperta si deve alle ricerche del Maestro Mario Valsecchi.
Al termine del concerto, sarà possibile per il pubblico visitare in anteprima la cripta restaurata della Chiesa di San Fedele e ammirare il nuovo allestimento permanente con opere di L. Fontana, J. Kounellis e S. Shanahan.
Doveroso omaggio a Giuseppe Verdi (1813-1901), in occasione del bicentenario dalla nascita, e alla Milano della sua giovinezza. In programma un’unica opera del maestro di Busseto, il Pater Noster volgarizzato da Dante del 1879. Magnifico brano corale per 5 voci miste di toccante bellezza che, senza ricorrere a retoriche teatralità, regge musicalmente la tensione emotiva dal verso iniziale “Padre nostro che nei cieli stai” fino all’Amen finale. La storia di quest’opera ci svela un curioso falso riguardo alla pretesa paternità dantesca del testo. Il Pater Noster venne eseguito alla Scala sotto la direzione di Franco Faccio il 18 aprile 1880. Verdi ne dava notizia al pittore Morelli aggiungendo: " E sono versi (giù il cappello) di Dante!! ". Inoltre, fin dal 31 luglio 1879, al musicista tedesco Ferdinand Hiller aveva scritto: " Mi decisi poi a fare il Pater noster a cinque voci tradotto da Dante stesso, e che trovasi appunto nelle sue Opere Minori da cui voi traeste il vostro De Profundis ". Ora i testi musicati da Verdi non sono sicuramente di Dante, ma il compositore li trovò attribuiti a Dante in una delle edizioni antiche o anche ottocentesche delle Rime, che li contenevano. La musicologia non ha mai rilevato questo particolare. Del Padre nostro dei superbi nel canto XI dell’Inferno non c'è, nel testo musicato da Verdi, che il primo verso: O Padre nostro, che ne' cieli stai; in seguito le terzine procedono per conto loro, con altre rime e altri concetti, parafrasando la preghiera tradizionale.
Il concerto è centrato su alcune opere sacre eseguite nella Chiesa di San Fedele negli anni Trenta dell’Ottocento di Benedetto Neri (Rimini, 1771 – Milano, 1841), apprezzato operista e maestro di cappella del Duomo e di San Fedele. Spiccano un Magnificat e le Strofe per una prima comunione, su testi di Alessandro Manzoni. Riguardo al Magnificat, tra le opere più riuscite di Benedetto Neri, il trattamento organistico risente molto delle caratteristiche foniche e strutturali degli organi dell'inizio dell'800 e, soprattutto, dello stile "orchestrale" imperante. Non mancano, però, estesi contrappunti che denotano la scienza compositiva di Neri e la convivenza dell'antico stile ecclesiastico accanto allo stile teatrale. Le Strofe per una prima comunione sono legate ad Alessandro Manzoni che abitualmente frequentava la Chiesa di San Fedele. Nell'aprile del 1832 il preposto della Chiesa di San Fedele, Giulio Ratti, chiese a Manzoni dei versi da far cantare, musicati, ai giovani comunicandi di quell’anno. Il poeta scrisse tre strofe che saranno musicate da Benedetto Neri. Verranno eseguite l'anno dopo, nel 1833, per la Comunione di Enrico, figlio di Manzoni. Le strofe vennero pubblicate nel 1855 in Opere Varie.
Benedetto Neri fu musicista attivo prevalentemente a Milano, città in cui giunse in seguito alla nomina come professore al Conservatorio cittadino. In precedenza occupò per diversi anni il ruolo di maestro di cappella a Novara e poi a Milano. La sua produzione compositiva si intensifica in questi anni specialmente nell’ambito sacro. Tra le composizioni profane sicuramente da segnalare il dramma giocoso I Saccenti alla moda su libretto di Angelo Anelli che venne presentato nel 1806 alla Scala. Ampia la sua produzione religiosa che comprende svariate messe, inni e mottetti tra cui lo splendido Magnificat.
PROGRAMMA
Benedetto Neri (1771 - 1841)
Magnificat
per soli, coro e organo
-
Rubum quem viderat
Antifona post Magnificat a 4 soli
-
Gloria in excelsis
a 4 concertato
Giuseppe Verdi (1813 - 1901)
Pater Noster
volgarizzato da Dante
a 5 voci
Benedetto Neri
per una prima Comunione
su versi di Alessandro Manzoni:
Si, Tu scendi
Questo terror divino
Con che fidente affetto
per 2 voci femminili e organo
Dixit Dominus (Salmo 109)
per soli, coro e organo
_____________________
I CIVICI CORI
(Francesco Girardi, maestro preparatore)
Eunyoung Shin, Angela Alesci, soprani
Marta Fumagalli, mezzosoprano
Jaime Andres Navarro, tenore
Junghoon Chae, baritono
Luca Garro, organo
Tommaso Fiorini, contrabbasso
Mario Valsecchi
direttore
Mario Valsecchi ha studiato organo e composizione organistica sotto la guida di Enzo Corti, diplomandosi al Conservatorio "Giuseppe Verdi" di Milano. Ha frequentato diversi corsi di perfezionamento e di interpretazione diretti da J. Langlais, T. Koopman, H. Vogel e L. F. Tagliavini. Si è dedicato inoltre allo studio del canto, della polifonica vocale e della direzione. Svolge attività concertistica come organista (solista, in formazioni cameristiche e orchestrali) e come direttore. Alla guida della Cappella Mauriziana di Milano sin dalla sua fondazione, ha tenuto concerti in Italia e all'estero. Ha realizzato incisioni discografiche di cantate sacre e profane di G. Legrenzi; ha collaborato all'incisione del settimo libro di madrigali di C. Monteverdi, di mottetti di F. Mendelssohn e della Missa Brevis di B. Britten. È sopranista nel gruppo vocale I Divoti Falsetti di Milano e direttore artistico e musicale dell'Orchestra da Camera Nova et Vetera di Lecco con cui ha realizzato, oltre a numerosi programmi strumentali, gli Oratori Jephta di G. Händel, la Giuditta di A. Scarlatti, lo Stabat Mater e alcune messe di J. S. Bach e Mendelssohn. Dal novembre 1996 dirige la rinata Cappella Musicale del Duomo di Bergamo.
Ha diretto I Civici Cori e l'Orchestra di Milano Civica Scuola di Musica ne l'oratorio La Creazione di F.J. Haydn, concerto celebrativo per i 150 anni di Milano Civica Scuola di Musica (1862-2012), presso il Teatro Dal Verme di Milano la sera del 17 dicembre 2012.
I Civici Cori hanno l'obiettivo di promuovere la pratica corale e lo studio di un vastissimo repertorio. La proposta si rivolge ai cantori amatoriali (Corso di Formazione al Canto Corale), a tutti gli studenti di Milano Civica Scuola di Musica e delle Scuole Superiori (Esercitazioni Corali). I Civici Cori hanno sempre costituito un sicuro riferimento nella città e sul territorio, per quanti sentissero il desiderio di vivere da esecutori l'evento musicale: oggi rappresentano una realtà ormai consolidata e in evoluzione di attività formativa e di espressione artistica offerta a tutti. In quest'ottica la partecipazione a I Civici Cori offre l'opportunità di tradurre l'amore per la musica in espressione vocale concreta arricchita da nozioni teorico-pratiche, attraverso incontri finalizzati anche alla preparazione di allestimenti aperti a pubblico. La frequenza ai Corsi consente a ogni partecipante di conoscere meglio il proprio strumento vocale, imparare a usarlo adeguatamente, acquisendo o approfondendo la preparazione tecnica e perfezionando i meccanismi della coralità.
Nel 2012 Milano Civica Scuola di Musica, fondata nel 1862, ha festeggiato il suo 150° anno di vita.
Dall’anno accademico 2013 – 2014 i suoi corsi sono riconosciuti dal MIUR: l’istituzione ha ottenuto infatti nel luglio 2013 l’autorizzazione a rilasciare i titoli di Alta Formazione Artistica e Musicale (AFAM) di primo livello, equipollenti a titoli universitari per gli istituti di Musica Antica, Musica Classica, Ricerca Musicale, Civici Corsi di Jazz.
Fondata con lo scopo di formare strumentisti per la Civica banda e coristi per il Teatro alla Scala, nata come Scuola Popolare di Musica, divenne nel 1973 Civica Scuola di Musica.
È ora articolata in cinque Istituti - Musica Antica, Classica, Ricerca Musicale, I Civici Cori e i Civici Corsi di Jazz- e comprende percorsi di studio mirati e personalizzati, dalla formazione di base fino all’alta specializzazione, nell’ambito di un’ampia scelta di approfondimenti culturali e artistici, non solo strettamente musicali, ma anche interdisciplinari, e pone accento particolare sulla dimensione delle arti performative, consentendo agli allievi di inserirsi nel mercato del lavoro della musica e dello spettacolo.
Propone inoltre per amatori corsi individuali di ogni strumento, collettivi e orchestrali, presso la sede del Centro di Educazione Musicale (CEM).
L'istituzione ha nel tempo progressivamente assunto un ruolo di prima grandezza all'interno della vita musicale e formativa milanese. La struttura è infatti oggi importante punto di riferimento nello scenario musicale nazionale e internazionale, come testimonia la provenienza di gran parte dei suoi studenti, molti dei quali hanno conseguito importanti successi professionali in tutto il mondo, nel campo della musica antica, classica, contemporanea.
San Fedele Musica
Il settore musicale della Fondazione Culturale San Fedele è nato nel 2010,e in pochi anni è diventato un punto di riferimento della città di Milano. L’unicità di San Fedele risiede nel disporre di due spazi con differenti soluzioni acustiche: la Chiesa cinquecentesca, completamente restaurata, e il nuovo Auditorium, riaperto in settembre 2010 dopo un importante intervento di riqualificazione acustica e l’installazione di un dispositivo di diffusione per la musica elettronica unico in Italia. Tuttavia, lo spazio è al servizio di un progetto umano. In questo senso le attività musicali riprendono le linee di fondo del Centro Culturale San Fedele, attento al dialogo tra fede e cultura, alla promozione della giustizia e alla formazione dei giovani con il Premio San Fedele Giovani Artisti. I concerti in Chiesa propongono soprattutto le grandi pagine del repertorio sacro dal Cinquecento all’Ottocento, concepite per uno spazio riverberante e in sintonia con la spiritualità del luogo.
Diversa è la prospettiva delle attività musicali in Auditorium, dove si cerca infatti un punto d’incontro tra il repertorio storico della musica da camera e l’attualità della creazione musicale. ovvero un approccio che presenti itinerari di ascolto ben articolati e in legame con i linguaggi musicali di altre epoche. Le opere musicali fondatrici del Novecento verranno, da una parte, confrontate con brani del passato e con opere in creazione o recentissime, e, d’altra parte, inserite in un tema programmatico. Quindi, alcuni concerti della stagione propongono delle drammatizzazioni musicali: successione di brani senza interruzione attorno a un tema, con lo scopo, appunto, di rendere più dinamico l’ascolto.
Il repertorio delle serate è ampio, dal Rinascimento all’era digitale, per seguire il cammino drammatico dell’uomo nella storia attraverso la musica. Altra caratteristica della programmazione di San Fedele Musica riguarda l’interazione con gli altri linguaggi del nostro tempo, in particolare il cinema e le artivisive. Vengono organizzati dei cicli di Cinema Muto & Live Music e Cin’acusmonium, in cui i grandi film della storia del sonoro vengono diffusi tramite una proiezione acusmatica. Nel 2011 è stato costituito il Centro di Elettroacustica e Interazioni Digitali di San Fedele (CEID) che presenta programmi con opere storiche e alcune creazioni.
CONTATTI:
Ufficio Stampa
San Fedele Musica
Antonio Pileggi s.j. 02.86352426
Stefano Sbarbaro 02.86352429/ 392.9821475
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Milano Civica Scuola di Musica – Fondazione Milano
Alessandra Arcidiaco 02.971524/ 339.8530339
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Per informazioni al pubblico:
Fondazione Culturale San Fedele
Piazza San Fedele 4, 20121 Milano
Auditorium: via Hoepli 3/b, 20121 Milano
Segreteria Centro Culturale San Fedele
Alessandra Gorla tel.0286352231 fax. 0286352803
In mostra fino al 25 Gennaio a Londra le opere del signor Zimmermann, meglio conosciuto come Bob Dylan. Cancelli in ferro, tavoli, sculture circolari, Revisionist Art... assolutamente da non perdere. “Sono nato e cresciuto in un paese pieno di ferro e l’ho sempre lavorato in una maniera o nell’altra”, dichiara Bob Dylan, cresciuto a Hibbing Minnesota, dove è stato prodotto il 90% del ferro utilizzato per la Seconda Guerra Mondiale. E così scoprimmo che il più grande esponente del folk statunitense è, in realtà, un metallaro. Battute a parte, chi si aspettava che Dylan – songwriter, autore, pittore, regista, attore, DJ – fosse anche uno scultore? Mood Swings è il nome della sua mostra alla Halcyon Gallery di Londra, aperta tutti i giorni da oggi, 16 novembre, fino al 25 gennaio 2014 (ingresso gratuito).
In mostra, oltre a cancelli, tavoli e sculture circolari, ci sono alcuni dipinti dalla Drawn Blank Series: un tramonto rosso fuoco occupa un’intera parete. Poi c’è la sezione intitolata Revisionist Art: utilizzando le copertine di magazine come Rolling Stone e Time, Dylan unisce figure politiche e sociali a titoli estrapolati da altre pubblicazioni o raccolte dall’etere. C’è il figlio di Gheddafi che si lancia nel’investimento finanziario con una maglia da Superman e Rhianna, sedere al vento, che trova un nuovo fidanzato. Ma sono realmente loro? Le immagini sono sfocate quando trasportate su un’enorme tela. Di certo c’è molto cinismo e ancor più humour in queste ambigue provocazioni. Infine ci sono una serie di sportelli d’automobili vintage perforati da proiettili: ciascuno corrispondente a un gangster. Lucky Luciano, Al Capone, Machine Gun Kelly: nomi e personaggi irresistibili per uno come Dylan che ha anche abbinato a ogni sportello una copertina di giornale in cui annuncia la morte del criminale. Ma è ovvio che gli sportelli non corrispondono a quelli delle autovetture nelle immagini a fianco: a Dylan piace prenderci in giro, così come gli piace giocare con la sua eredità. Tutto sommato l’esaustiva esibizione alla Halcyon Gallery dimostra la sua vera e sfuggevole essenza. E non è quella di un profeta ma di un artista.
Sabato 30 novembre, fino al 7 dicembre, apre a Firenze il Festival dei Popoli, giunto ormai alla sua 54esima edizione.
Con la già annunciata anteprima italiana di We Steal Secrets: the Story of Wikileaks di Alex Gibney, documentario sull’ascesa e caduta di Julian Assange, il 30 novembre (al Cinema Odeon, alle 21.30), verrà presentato dalla giornalista Stefania Maurizi, autrice di Dossier Wikileaks – Segreti italiani (Rizzoli). Ma già nel pomeriggio dello stesso giorno (alle 15.00, sempre al Cinema Odeon), l’evento speciale In viaggio con Cecilia, di Mariangela Barbanente e Cecilia Mangini, un on the road girato nell’estate del 2012, su com’è cambiato il territorio pugliese – danni dell’ILVA compresi – da quando, negli anni ’60, la Mangini girava i suoi primi documentari.
Il festival internazionale del documentario, in programma a Firenze dal 30 novembre al 7 dicembre, riserva anche in quest’edizione un’attenzione particolare allo status quo italiano: specialmente la sezione “Panorama” propone diversi titoli rilevanti. Si va da WIP – Work in Progress di Simona Risi (giovedì 5 dicembre, Cinema Odeon, alle 18.15), sulla realtà delle fabbriche in chiusura, sulle due storie parallele di operai, a Trapani e Latina, che si chiudono nelle aziende per protestare contro i licenziamenti, fino a EU 013 – L’ultima frontiera di Alessio Genovese (lunedì 2 dicembre, Cinema Spazio Alfieri, alle 21), sui CIE italiani (Centri di Identificazione ed Esplusione); da Dal profondo di Valentina Pedicini, sulla realtà dei minatori del Sulcis, che ha appena ricevuto al Festival di Roma il Premio Doc It – Prospettive Italia Doc per il Migliore Documentario italiano (domenica 1 dicembre, Cinema Spazio Alfieri, alle 21), a Centoquaranta – La strage dimenticata, di Manfredi Lucibello (30 novembre, Cinema Odeon, alle 18.15), sull'incidente del 10 aprile 1991 tra il traghetto Moby Prince e la petroliera Agip Abruzzo.
Non mancheranno nemmeno i titoli musicali, di alcuni dei quali si possono già vedere i trailer sul sito della manifestazione: come Elektro Moskva, di Dominik Spritzendorfer e Elena Tikhonova, sul legame tra tecnologie militari sovietiche e sperimentazione musicale (venerdì 6 dicembre, Spazio Alfieri, ore 21:30), o The Blues According to Lightnin’ Hopkins di Les Blank, sull'omonimo bluesman texano (sabato 7 dicembre, Odeon, alle e 21), anche se il titolo più atteso è Elvis Costello Mistery Dance di Mark Kidel (mercoledì 4 dicembre, Cinema Odeon, alle 22.30).
In programma anche l’evento speciale “Respect Women” con una serie di titoli che riportino l’attenzione sul tema della violenza sulle donne: apre, il 30 novembre, il cinese Mothers di Xu Huijing (Cinema Odeon, alle 16.45), sul controllo delle nascite così come stabilito dalle leggi della Repubblica Popolare Cinese. Per aggiornamenti sul programma e gli eventi collegati al Festival, seguire il sito ufficiale.
Si respira aria di novità nei punti vendita dell'apprezzato marchio francese che lo scorso giovedì ha presentato i nuovi capi maschili, in vendita in anteprima solo online su www.promod.it.
Per l'occasione, durante la serata del 28 novembre, i punti vendita di Bergamo (C. C. Orio Center), Milano (corso Buenos Aires), Palermo (via R. Settimo), Bologna (via Indipendenza), Torino (via Roma), Napoli, Firenze e Trento hanno organizzato un evento sfavillante aprendo le proprie porte alle clienti più fidate e agli ospiti d'onore, destinatari della nuova proposta.
Tra calici di vino e piccole stuzzicherie, i presenti hanno potuto assistere alla sfilata che ha messo in bella mostra i capi della nuova collezione, contestualizzati nelle diverse occasioni d'uso.
Si sono susseguiti capi casual, idonei anche alle circostanze più informali, e soluzioni più ricercate, proposte a strati per rispondere rapidamente, con un cambio d'abito, a esigenze di contesto differenti.
La praticità degli outfit, quindi la loro apparente semplicità, è stata controbilanciata dall'originalità delle tinte e degli accostamenti proposti, oltre che dal particolare taglio di ogni capo, permettendo ai ragazzi presenti di esprimere in modo creativo la propria personalità muovendosi e vestendo i propri completi con particolare naturalezza.
Al termine della sfilata, i modelli si sono inoltre resi disponibili a illustrare le qualità dei capi sfoggiati, affiancando la clientela nella disamina del nuovo catalogo e sostenendola nella scelta degli indumenti proposti.
Non solo: esclusivamente per i presenti, titolari della tessera Ma Carte, sono state applicate delle promozioni ad hoc per la serata, quali il rilascio di un buono da 10 €, a fronte di una spesa di 49.90 €, spendibile dal giorno seguente.
Per quanto riguarda la collezione uomo, questa è attualmente soggetta ad uno sconto del 30% (relativamente agli acquisti online), inserendo un codice promozionale sul sito Promod.it.
Una gioiosa iniziativa richiama infine l'imminente atmosfera natalizia: sino al 24 dicembre, ogni giorno è possibile compilare un semplice form e imbucarlo in un apposita scatola per poter partecipare all'estrazione di un numero determinato di carte regalo dal valore pari a 10 o 50€. Contestualmente alla compilazione è inoltre possibile ritirare un nastro, sul quale scrivere il proprio augurio natalizio, e legarlo all'alberello presente in ogni punto vendita.
L'attenzione al cliente e la cura per il dettaglio sono risultati gli elementi vincenti per la buona riuscita di una serata all'insegna della moda, dove un trionfo di luci, colore e divertimento moda hanno coinvolto i presenti in un percorso plurisensoriale tra sapori, profumi, nuove sensazioni tattili, incantesimi di luce, avvolti dalla soffusa musica di sottofondo e da un caldo vociare.
Un evento dall'atmosfera intima e cordiale che ha portato alla scoperta delle sorprendenti novità che aspettano il vostro shopping, e quello del vostro Lui!
Ha fatto discutere all’ultima edizione del Roma film Festival Il venditore di medicine, nuova pellicola di Antonio Morabito con Claudio Santamaria e Isabella Ferrari che esce nelle sale italiane il prossimo gennaio 2014.
Il film racconta la corruzione di un Paese arrivata ormai al suo culmine più miserrimo e balordo, lo sgretolarsi di convinzioni etiche e morali a vantaggio di espedienti di sopravvivenza brutali e depravati, il ferimento a morte della dignità personale in nome dello stipendio a fine mese.
La trama è semplice e tremenda insieme. Un informatore farmaceutico costretto dalla crisi internazionale a corrompere medici e addetti ai lavori pur di smerciare più farmaci possibile altrimenti perde il proprio posto di lavoro. Sembra qualcosa di già visto e sentito se non fosse che questa volta si gioca con la vita degli altri, con la salute del prossimo, con la coscienza sociale.
Questa società fa diventare cattivi e arrivisti, spietati e corrotti. Senz’altro.
Ci sono però dei limiti morali e umani che dovrebbero restare fermi e invalicabili anche quando tutto il resto si sfalda e soccombe intorno a noi.
L’arrivismo, l’ambizione, la bravura nel convincere e nell’ungere ingranaggi giusti da parte degli informatori farmaceutici non è cosa nuova, anzi, c’è un grazioso film americano che parla proprio di questo ma il protagonista corrompe con penne e corteggiamenti alle segretarie dei dottori, con inviti a cena e sorrisi da play boy. Bruno, il protagonista della pellicola di Morabito, invece lo fa attraverso la pratica illegale del comparaggio farmaceutico, corrompe medici e primari con mazzette illecite e con metodi irregolari. E mentre dalla sua casa farmaceutica lo invitano a fare sempre di più e meglio la sua vita privata e fisica ne risente fino allo sfacelo più totale e lui stesso rimane vittima dei farmaci che smercia e consiglia.
Una strana legge del contrappasso come estrema decisione stilistica del regista che non trova un diverso modo per punire un uomo corrotto e miserabile che rimane pur sempre vittima di un mondo che lo ha creato. Il venditore di medicine non piace ai medici, agli informatori e naturalmente alle case farmaceutiche ma a torto perché la pellicola non fa altro che denunciare uno stato più che reale dell’intero sistema sanitario nazionale e guardarla con occhio critico ma realistico non può che giovare a chi ancora resta fermo e incorruttibile nelle proprie decisioni e nelle proprie azioni.
In un Paese in decomposizione naturale in ogni settore pubblico e privato si arriva a giocare con un bene supremo come la salute delle persone che invece dovrebbe rimanere inespugnabile e intoccabile anche per i mercenari più spietati. La miseria di Bruno come uomo e come persona poggia proprio su questo: distruzione e morte in cambio di poco più di un migliaio di euro al mese.
Perché ad arricchirsi sono le case farmaceutiche, i primari corrotti, il sistema globale.
Il protagonista della storia raccontata da Morabito è un uomo piccolo e insignificante.
Una pedina banale e marginale. Semina morte in giacca e cravatta e chi lo incontra per caso o per forza ogni giorno neppure lo sa. In questo, in questa figura così normale e conosciuta c’è il dramma della nostra generazione, della società in cui siamo costretti a vivere, di tutto il nostro tempo.
La giornata contro la violenza sulle donne è stata istituita nel 1999 dall’ONU: in onore di una manifestazione di protesta tenutasi a Bogotà nel 1981, la data designata è stata il 25 novembre.
Un tema che, purtroppo, fa sempre più discutere: ascoltiamo quasi quotidianamente casi di donne picchiate, violentate, abusate in ogni modo, fisico e psicologico.E’ per questo che è stato creato addirittura un neologismo: il “femminicidio”.
Questa giornata nasce per gridare “basta”. Nasce per cercare di sensibilizzare tutti, uomini o meno, su questa tematica, che ormai non può più essere tollerata. Se mai lo è stata.
Per questo, oggi verranno presentate molte iniziative volte a educare le persone sull’argomento.
Tra questa spicca l’iniziativa di Intervita Onlus, presentata ieri alla Casa del Cinema di Roma, un indagine nazionale dal titolo Quanto costa il silenzio sulla violenza contro le donne?. La stima a cui è approdata questa ricerca si aggira sui 17 miliardi di euro l'anno, a partire dai cosiddetti costi economici, pari a 2,3 miliardi di euro, tra spese sanitarie (460,4 milioni), spese per le cure psicologiche (158,7 milioni), e farmaci (44,5 milioni). Ai quali si sommano i costi relativi all’impegno delle Forze dell’Ordine, dall’Ordinamento Giudiziario, l'assistenza alle vittime e dei loro familiari. Mentre per le attività di prevenzione, iniziative di tipo culturale e di sensibilizzazione la società italiana investe solo 6,3 milioni di euro l’anno.
A questa campagna, Intervita affianca Servono altri uomini, campagna che vede protagonisti volti noti del cinema italiano, da Claudio Santamaria ad Alessio Boni, e, dal 22 al 24 novembre al Teatro Litta di Milano, verrà proiettata la rassegna cinematografica Siamo Pari! La parola alle donne. Da sottolineare il 22 novembre l’anteprima nazionale del nuovo lavoro di Francesca Archibugi È stata Lei, con Claudio Santamaria e Benedetta Buccellato, Il 23 The invisible war di Kirby Dick, nominato all'Oscar come miglior documentario nel 2013, sul tema della violenza sessuale all'interno dell'esercito americano.
Da ricordare anche il sito stopalfemminicidio.it, sostenuto anche da personaggi famosi come Michelle Hunziker, che ha fondato l'associazione Doppia difesa.
Lunedì 25 novembre inoltre, sul canale 50 del digitale terrestre, LaEffe, dalle 15.30 e alle 00.30 andrà in onda Half The Sky – L’altra Metà Del Cielo, documentario sulle donne che hanno saputo, dall'Asia all'India, ribellarsi alle oppressioni e all'assenza di diritti. In occasione di questa giornata, , Opsobjects ha deciso di fondare “the Opsobjects Onlus" e di lanciare la campagna Against Women Violence che verrà supportata anche dalla vendita del bracciale Ops!Lux Damier.
Vie d’uscita è la campagna promossa dalle profumerie La Gardenia e da Save the Children per aiutare le vittime ancora minorenni, soprattutto straniere, che potranno essere aiutate attraverso una donazione.
Il programma è molto ben nutrito, nella speranza che possa portare passi avanti nel fermare questa dilagante crudeltà.
La natura, le foreste di Takeshi Shikama trasmettono qualcosa di aulico, eterno e armonico che non si ritrova in tutte le fotografie di paesaggio.
Una serie in bianco e nero che ricordano un sapore antico, magico, potente: un inno alla grandezza di Madre Natura, ispiratrice di questi scatti e complice della realizzazione personale dell'autore,della riscoperta delle sue origini in foreste centenarie.
La galleria RBcontemporary dal 7 novembre al prossimo 6 dicembre ospita la prima personale in Italia dell'artista Takeshi Shikama, autore giapponese che dedica la sua intera produzione alla natura, alla sua potenza e maestosità.
L'intento è quello di farle un omaggio, nella speranza che queste fotografie non possano mai diventare un suo requiem. Nelle ore immerso nelle foreste si ritrova testimone della sua forza ed eleganza e attraverso la sua macchina fotografica immortala tale potenza in un'immagine, che diviene a tutti gli effetti un ritratto.
Le foreste in questione sono moltissime e in luoghi ben distanti tra loro, inizialmente i boschi di conifere giapponesi, le zone acquatiche di Okkaido e successivamente si è spostato verso l'America e l'Europa, dove ha ritrovato altrettanti ritratti da fermare, come la serie fatta a Yosemite National Park, al Central Park di New York, ai Jardin du Luxemburg a Parigi e in Scozia all'isola di Skye.
La tecnica utilizzata per queste stampe è molto interessante: Takeshi Shikama è rimasto uno dei pochi fotografi che stampa personalmente le proprie foto con la tecnica ottocentesca del platino, un processo in grado di restituire all'immagine la più ampia gamma di tonalità cromatica in bianco e nero.
Tutto questo attraverso avviene tramite la stesura del platino sulla carta, che, con il suo graduale depositarsi sulla carta che a sua volta l'assorbe, conferisce un tono più opaco all'immagine. La carta utilizzata è, anch'essa, unica nel suo genere: si chiama Gampi, è di origine giapponese e viene realizzata a mano. E' una carta priva di acido, molto sottile e ricca di trasparenze.
L'esposizione è stata inaugurata il 7 novembre presso la galleria RBcontemporary a Milano e sarà visibile fino al prossimo 6 dicembre, l'ingresso è gratuito.
La galleria si trova in Via Foro Bonaparte 46, Milano
ed è possibile visitarla dal lunedì al venerdì
orari:10-12.30 14-18
Per ulteriori informazioni potete consultare il sito http://contemporary.rbfineart.it
oppure chiamare il numero 02 87 57 85
Francesca
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