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Sexy selvaggio e scultore, questa può essere la definizione di Azzedine Alaia. Il Palais Galliera di Parigi celebra queste opere d'arte della moda dopo 4 anni di restauro del palazzo, dal 26 settembre al 26 gennaio. La mostra su apre con una stanza buia la cui luce é puntata solo su abiti scolpiti nell'ombra tra il nero, il bianco e il viola. Naomi Campbell una delle Celebrities vestiti dal leggendario Alaia, sua amica storica, è stata presente all'inaugurazione. Ma non é l'unica ad aver avuto l'onore di indossare queste opere d'arte, Nicole Kidman, Rihanna, Charlize Theron le ultime. Davanti a questo vero fuoco d’artificio di creazione che si potrebbe riassumere in queste linee dello scrittore Michel Tournier «Alaia ha saputo magnificare il corpo e rispondere al fantasma contradittorio di tutte le donne, ovvero essere ‘strette’ ma rimanere libere». La mostra comincia al Palais Galliera per terminare all'ombra della Tour Eiffel, al Musée d'art moderne de la Ville de Paris. Una esposizione unica e scultorea, abiti unici, elaborati, sartoriali dove l'accessorio è l'abito stesso. Sexy vedo e non vedo, eleganza, sinuosità, intrecci e materiali innovativi, un connubio che porta la mostra di Alaia ad un livello di celebrazione totale.
Silvia Stefanini Image consultant, MUA, Personal Shopper & fashion stylist SteSy Lab Como
www.stesylab.it stesylab.tumbl.com Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
“Luci d'Artista” manifestazione nata nel 1998 ritorna anche quest'anno fino al 12 gennaio ad illuminare la regale citta, dalle piazze alle eleganti vie, senza escludere i portici naturalmente: fra le mete da segnalare per una gita fuoriporta nel week end, Torino emerge sovrana e luminosa.
Da non perdere assolutamente le installazioni come pianeti ed astri, costellazioni in blu tra via Po e le zone limitrofe, racconti luminosi nella via Langrange e una magia a cielo aperto che investe l'intero centro cittadino, dal Castello al Po nell'intenso e immancabile aroma del cioccolato. Simbolo di una concezione interattiva di arte urbana, la manifestazione spicca nella stagione Contemporary Art Torino Piemonte, dato anche l'alto valore qualitativo degli attori coinvolti.
Ricordiamo le installazioni Tappeto volante di Daniel Buren in Piazza Palazzo di citta, Piccoli Spiriti Blu di Rebecca Horn al Monte dei Cappuccini, il percorso artistico di Richi Ferrero a Palazzo Valperga Galleani, The introspectacular di Deniz Kurtel, artista turca che regala una performance all'insegna di led e fari con sottofondo di musica elettronica.
Luci d'artista, Torino, dal dal 01/11/2013 al 12/01/2014
Fonte http://www.contemporarytorinopiemonte.it/ita/Agenda/Luci-d-artista-2013
Il progetto “ How to cure our soul” evidenzia una ricerca audio-visiva influenzata dal minimalismo, l'ambient e la drone music. Tramite l'uso della musica e del video è un progetto di autoanalisi, una ricerca di 'prustiana identità' sfociato nel disco 'Tabula rasa'. A parlarne in quest'intervista è Valeria Pierini che attraverso il luccicore di uno stile fotografico fuggiasco sembra abbigliare le algide sonorità - da cui il suo progetto ha origine – di sobrie impressioni. Htcos sembra a tratti una grande vocale soffocata dal fracasso. È una strategia musicale in tensione ed è alimentata da una serie di scatti in cui “ alleggerire “ è un concetto-chiave soprattutto in relazione allo smarrimento che caricarsi del superfluo può determinare e che Valeria Pierini tende ad accentuare ricorrendo alla tematica del sogno, un intervallo nel quale è possibile imbrunire gli sprechi ed usarsi leggeri.
1 Potresti descrivermi con degli aggettivi la musica di How to cure our soul?
Se dovessi pensare a degli aggettivi direi che quando ho ascoltato il disco ho avuto le sensazioni suggerite dalla poetica a cui si rifà, ovvero una ricerca, intima, di identità, che scava all'interno per eliminare le forzature ed eventuali orpelli, dunque ho notato una coerenza tra le intenzioni e il disco. Descrivendo la sua musica con degli aggettivi oserei dire che la sento “estraniante “ ma nel senso buono del termine (ride), come quando hai davanti un'immagine abbastanza potente da evocare qualcosa pur rimanendo fissa.
2 Com'è iniziata la vostra collaborazione ?
Conosco Marco (Htcos) da svariato tempo e circa un anno fa mi ha chiesto se avevo voglia di fare un lavoro fotografico ispirato alla poetica del suo progetto.
L'idea mi è subito piaciuta molto perché il mio modo di lavorare con la musica è abbastanza trasversale, per me la musica è un tema su cui costruire storie, come può essere ad esempio la favola o la memoria, o la spiritualità. Mi è sempre interessato come gli artisti fotografi nel corso degli anni hanno lavorato con la musica, mi viene in mente Luigi Ghirri che sceglieva tra le sue fotografie di paesaggio quelle più adatte a diventare cover di dischi di musica classica, cercando quelle che coglievano l'atmosfera del disco. Insomma a me interessa l'aspetto concettuale del lavorare con la musica. Fa parte della mia poetica di giovane fotografa.
3 Un musicista - videomaker ed una fotografa in questo caso s'incontrano. In che modo sei riuscita a flettere il linguaggio fotografico guidandolo in un ambiente musicale a tratti rischioso come quello abbracciato da Htcos?
Una volta ricevuto questo invito da parte di Marco mi sono messa in attesa ed ascolto di tutto quello che poteva essere uno stimolo, una suggestione data da questa sua 'ricerca prustiana dell'identità'. Quello che mi ha colpito e mi ha fatto iniziare in modo effettivo la raccolta e selezione del materiale è stato il concetto di 'svuotamento', di 'leggerezza 'che ho percepito nel suo lavoro. Il togliere i pesi inutili. E' una selezione questa molto vicina comunque alla mia indole, al mio carattere. Con Marco ci siamo scambiati molte cose, film, sogni, letture, ci siamo confrontati. E' stato bello perché il processo che metto in atto di solito quando creo un nuovo lavoro questa volta l'ho vissuto con un'altra persona.
4 Quali idee si sono sistemate da subito configurando la struttura delle tue intenzioni nei frattempi che hanno contraddistinto la tua ricerca ?
Insieme all'idea di 'svuotamento' ho pensato a quella di 'tabula rasa'. L'ho intesa come un diario, una mappa mentale di esperienze sotto forma di frame. Ricollegandomi al discorso dell'autoanalisi, della cura, ho pensato di svuotare questo diario visivo. Ecco che dunque ogni sequenza di foto rappresenta a suo modo l'idea di leggerezza.
Questo diario rivive dei temi, ogni tema è collegato ad un tipo di esperienze-ricordi, ogni cosa ripresa è un frame-ricordo, decontestualizzata da logiche apparenti come i pensieri o gli stessi ricordi.
5 Puoi avvicinarci attraverso delle descrizioni a quello che è l'aspetto allusivo e compiuto del tuo lavoro ?
Nella prima parte del lavoro e nell'ultima non ci sono umani nelle foto, i luoghi e gli oggetti devono parlare per loro. Ridando o togliendo la possibilità di un prima o un dopo. Le immagini raggruppate in questo corpus sono frutto di una selezione o spesso di un'idea costruita nel tempo. Nel primo caso parlo delle foto di paesaggio dove sono andata alla ricerca dei frame giusti al mio scopo. Nel secondo caso invece parlo della parte 'stasi-o anche porta del sonno', lì volevo rappresentare delle esperienze tipiche in cui la psiche passa da uno stato di pesantezza ad uno di leggerezza. Quando ho capito che dovevo lavorare col sonno e il sogno ho cercato la location, studiato le inquadrature che rendessero questo passaggio, e predisposto lo shooting con la modella.
Ogni parte del lavoro racconta la leggerezza, lo svuotamento secondo un punto di vista diverso.
‘Terra’: riprende luoghi senza soggetto apparente, qui è l’insieme che crea il contesto (il tutto è più grande della somma delle singole parti); ‘senza mappa’ impedisce la costruzione di un percorso se non immaginario, ‘senza peso’ riguarda invece luoghi verso cui ho agito tramite riprese che ne togliessero il peso, come se volessi svuotarli della loro materialità. ‘Stasi o anche porta del sonno’ si ispira al concetto di ‘onironauta’ e a quello di ‘tensione’ fisica ed emotiva che pertiene al sonno prima e al sogno poi. Il risultato di questo viaggio volto allo svuotamento di sè e dei contesti esperenziali è ‘post krieg’, dove compaiono elementi desolati e laconici come relitti di una qualche guerra-catastrofe, metafora qui, dello svuotamento e della ricerca di sé, tema portante di tutto il lavoro.
6 La fotografia in questo caso è da ritenersi parte di un processo creativo che ha nel ritmo le sue origini. Può considerarsi insistente e persuasiva anche l'analisi del nesso tra musica , fotografia e poesia ?
Il progetto Tabula rasa (quello di Htcos, ovvero il disco e i due video) riunisce di per sé musica e fotografia perché inevitabilmente li contiene anche solo a livello formale; per quanto riguarda la poesia direi che in questo caso lo spunto proustiano possa bastare a farla rientrare nel tutto! (ride). È indubbio che in seconda istanza, quindi parlando di contenuti, è un lavoro molto vicino alla ricerca artistica poiché pregno di un sostrato concettuale. Il lavoro è composto di musica fotografia e poesia. Unendoci poi il mio intervento fotografico, si evince che c'è un nesso dal quale entrambi siamo partiti (ognuno poi con i suoi risultati, anche perché io sono arrivata quando il suo Tabula rasa era già finito), cioè sono due lavori che comprendono musica, video e fotografia (nonché i testi, i titoli delle mie immagini) che hanno una matrice comune (come ho detto sopra io sono partita dai concetti di 'svuotamento' e 'tabula rasa' proprio del lavoro di Htcos). Più che poter essere individuato, dunque dico che il nesso c'è proprio. Ed è la base di due lavori che poi vivono altresì di vita propria.
www.valeriapierini.it
Lo Yoga rappresenta, più che una disciplina, un'esperienza dinamica e interiore di una contemporaneità senza pari.
A differenza dei meri esercizi ginnici lo Yoga tradizionale mette il praticante in una condizione di stabilità e piacere sia fisici che mentali, portandolo a comprendere che ciò che si cerca è sempre all'interno e non all'esterno del proprio essere.
Non a caso lo Yoga, nel corso dei secoli, è stato, ed è tutt'ora, una perfetta e felice fusione del Sé con il corpo, i sensi, la mente e l'intelletto. E' una pratica che trascende il fisico pur non dando meno importanza a quest'ultimo; per il raggiungimento di uno stato mentale e psicologico ottimale, il praticante ha bisogno che il proprio corpo sia in perfetta salute.
Le Asana tradizionali, antiche forme che prendono vita sul nostro corpo, sono la chiave d'accesso a uno stato di piacere più profondo permettendo alla mente di fidarsi maggiormente del proprio sistema muscolare e allo stesso tempo di creare spazio in una testa che, spesso è volentieri, è come una stanza affollata da “ciafrusaglie di sorta”.
Le Asana che ci sono state tramandate insegnano un altro importante concetto: assumere qualsiasi forma, da un albero a un bastone a un triangolo, quando lo si desidera.
Lo Yoga tradizionale è un metodo di evoluzione spirituale, anche se le sue tecniche possono essere benefiche per il trattamento di molti disturbi e, se sufficienti, sono preferibili alle terapie violente con controindicazioni di genere. Lo spirito dello Yoga è un orientamento alla propria vita che non si interrompe una volta usciti dalla sala di pratica. Per questo i testi classici pongono all'inizio del cammino dello Yoga alcune regole di comportamento fra le quali, molto nota in Occidente, vi è la non-violenza.
L'uomo contemporaneo, purtroppo, vive bombardato fin dalla sua nascita da stimoli estremamente invasivi che, man mano, lo allontanano dalle sue meravigliose e innate qualità.
Si cerca sempre qualcosa “fuori”,nel mondo esterno, non capendo che, alla fine, una risposta o una soluzione risiedono, e sempre risiederanno, all'interno del proprio corpo, del proprio io, del proprio respiro e della propria mente.
Basta cambiare il punto di vista dal quale si guardano i problemi. Cambiare il “buco della serratura”, spesso troppo piccolo e limitato, dal quale si spiano intimoriti le proprie paure.
Il cittadino contemporaneo ha dis-imparato ad ascoltare i propri sensi e a sfruttarli al massimo per cambiare le proprie vedute e per realizzare che alcune azioni sono meramente dettate da automatismi imposti dalle regole sociali.
Lo Yoga, offrendosi come pratica che mira all'evoluzione spirituale umana, non fa altro che aiutare a cambiare lo sguardo con cui osserviamo i problemi, l'udito con cui ascoltiamo la nostra coscienza, la parola con la quale comunichiamo all'esterno, il tatto con cui sentiamo lo stress della vita di tutti i giorni. Lo Yoga non regala una bacchetta magica per risolvere i problemi ma un nuovo modo di guardarli.
Assieme alla pratica ci sarà anche un miglioramento di alcuni problemi legati al nostro corpo fisico, non dimentichiamo che la colonna vertebrale e le fasce muscolari giocano un ruolo chiave nella pratica yogica. E' l'unione di tutte queste parti che fa dello Yoga tradizionale uno strumento preziosissimo nelle società occidentali.
Il praticante riscopre il piacere di ricollegarsi con se stesso, di sviluppare concentrazione e rilassamento che lo aiutano a focalizzare la propria attenzione sul presente, portandolo a uno stato mentale più “arioso” e recettivo.
Namasté,
Vittorio Pascale
Allievo praticante di Yoga Integrale presso il Centro Parsifal Yoga, Milano
Fondatore della pagina Fb: Yogamando_ Studioso e praticante di Buddhismo Tibetano
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Recensione Diaframma – Preso nel vortice (Diaframma Records, 2013)
Federico Fiumani è davvero inarrestabile, non c'è che dire; dopo solo un anno dall'ottimo precedente disco 'Niente di serio' (Miglior album autoprodotto ai Pimi 2012), il relativo tour e la ristampa della pietra miliare dei Diaframma, ovvero il grandissimo 'Siberia', ha sfornato un album nuovo di zecca contente quattordici brani: 'Preso nel vortice'.
Probabilmente non ve lo aspettavate ma questa volta ci sono diversi ospiti, a partire dal prezzemolino e bravissimo Enrico Gabrielli (sax, piano e tastiere), le voci di Alex Spalck e Marcello Michelotti (rispettivamente Pankow e Neon, se non vi dicono nulla andate a ripescarli), Max Collini degli OfflagaDiscoPax in 'Ho fondato un gruppo' e last but not least Gianluca de Rubertiis de Il Genio (piano e tastiere). Per non lasciare indietro nessuno vi dirò che la formazione è completa con Lorenzo Moretto alla batteria, Luca Cantasano al basso ed Edoardo Daldone come seconda chitarra.
'Claudia mi dice' è una bella ballade ricca di sentimenti e si inizia bene anche con le citazioni, in questo caso Il Teatro degli Orrori, poi verranno i Rolling Stones di Altamont e Allen Ginsberg in 'Hell's Angels' così come i Television nella nostalgica 'Il suono che non c'è più'. 'Ottovolante' è addirittura dedicata a Piero Pelù, compagno di avventura negli anni '80 e destinatario di una gran bella visione: “Io te sopra l'ottovolante, amico mio che bella la terra da quassù, amico mio il mondo sorride assieme a te, peccato che l'effetto svanisce e se ne va ma spero che, che presto anche lui ritornerà, da me”.
'Infelicità' invece è dark e carica del pensiero dell'artista, si perché qui oltre alla nostalgia canaglia, ai sentimenti contrastanti, all'essere orgogliosi di quello che si possiede ('Ho fondato un gruppo') e alla filosofia del Fiumani, non c'è molto altro. I testi però sono mastodontici, nel senso che la capacità lirica di Fiumani è davvero notevole, rimane assai ispirata anche quando si parla di questioni comuni, se così si possono definire.
I Diaframma sono un gruppo importantissimo del panorama new wave italiano, che si è risollevato dopo alcuni dischi non all'altezza. 'Preso nel Vortice' però rimane, se non allo stesso livello, nella scia del predecessore, pur essendo arrangiato e curato assai meglio.
Andrea Facchinetti
Associazione Ci.T.T.À DOLCI – Circuitazione Teatrale in Terre di Acque Dolci – presenta sabato 30 novembre nel comune di Castegnato (BS) “Mi chiamo Aram e sono italiano”, di Gabriele Vacis e Aram Kian.
Una classica infanzia degli anni Ottanta, vissuta nella periferia industriale di una grande città del Nord, fra tegolini del Mulino Bianco e compagni di scuola strafottenti; una banale adolescenza anni Novanta, condita di musica grunge, cortei studenteschi e serate in discoteca; una comune giovinezza a cavallo del nuovo secolo, fatta di inconcludenti anni universitari e lavoro che non si trova. Ritratto tipico di un trentenne italiano. Solo che, quando il trentenne in questione si chiama Aram e ha un padre iraniano, le cose si complicano un po’... In bilico fra incanto, ironia e tragedia, lo spettacolo racconta la storia dei nuovi italiani, i figli degli immigrati, le cosiddette "seconde generazioni". Attraverso la voce dell’attore protagonista, Aram Kian, Gabriele Vacis costruisce un testo che è uno stralcio di vita e di memoria e, insieme, uno sguardo al futuro di una società che impara, giorno per giorno, a dare un significato all’aggettivo “multietnica”.
ARAM KIAN
Si diploma attore alla “Civica Scuola d’arte drammatica Paolo Grassi” nel 1996 e da allora il teatro è la sua attività principale. Nel corso degli anni collabora con parecchi registi e attori fra cui Valerio Binasco, Gabriele Vacis, Gigi Dall’Aglio, Massimo Navone, Cristina Pezzoli, Fausto Paravidino. Da sempre interessato alla nuova drammaturgia italiana e straniera. In radio ha partecipato a diversi radiodrammi. Attualmente sta portando nei teatri di tutta Italia lo spettacolo “Mi chiamo Aram e sono italiano – Storie da Synagosyty”, scritto a quattro mani con il regista Gabriele Vacis.
Per il cinema lavora con il regista Francesco Lagi nel film “Missione di pace”, presentato al Festival del Cinema di Venezia nel 2011. Ha avuto una parte di rilievo nel cast di “Educazione siberiana”, l’ultimo film di Gabriele Salvatores, uscito lo scorsa primavera.
Associazione Culturale Ci.T.T.A' Dolci
Ci.t.t.à. dolci è il Circuito Teatrale Lombardo che si estende nell'area tra il Lago d'Iseo e il Lago di Garda. La finalità della circuitazione è di far diventare la cultura locale promotrice ed innovatrice delle nuove tendenze nel campo della drammaturgia moderna e del teatro multidisciplinare. Nata nel 2004 sotto la spinta della Regione Lombardia -che ne è tuttora la maggiore promotrice- all’interno del progetto Circuiti Teatrali Lombardi, ha come capofila il comune di Rodengo Saiano ed è sostenuta dalla Provincia di Brescia. Sin dalla sua prima edizione ha conosciuto ogni anno una positiva evoluzione che ha segnato il suo vitale rapporto con il territorio.
Tra i nomi noti del teatro italiano che sono stati ospitati spiccano Alessandro Benvenuti, Alessandro Bergonzoni, Cadadie teatro, Elsinor, ma anche tutta la nuova generazione: Teatro Koreja, Armamaxa, Garambobo delle risse, Teatrino Giullare, Teatro Pubblico Incanto. Accanto a questi si sono alternati spettacoli di compagnie giovani o di recente formazione ma di indubbia professionalità ed elevata qualità artistica quali Manicomics Teatro (PI), Narramondo (Roma), Rita Pelusio (BO), Macromoudit (MI), Mascherenere (MI-senegal), Teatro Minimo (Bg), Carichi sospesi (Pd), Eccentrici dadarò (Mo), Teatro Guascone (Rm), Aia Taumastica (Mi), Comteatro (Mi), Teatro necessario (Bs), Teatro Magro (Mn).
SABATO 30 NOVEMBRE
ORE 21.00
Comune di CASTEGNATO
Centro Civico - via Marconi
MI CHIAMO ARAM E SONO ITALIANO
Storie da Synagosyty
Di Gabriele Vacis e Aram Kian
Con Aram Kian
Regia Gabriele Vacis
Scenofonia Roberto Tarasco
Produzione Fondazione Teatro Regionale Alessandrino
PRENOTAZIONE CONSIGLIATAIntero: 3 euro Ridotto: 2 euro (over 60, under 22, famiglie composte da 4 persone, prenotazioni)
Info line e prenotazioni: 030.3701163 – 339.2968449 Contatti: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. - www.cittadolci.com
Evento promosso da Circuiti Teatrali Lombardi – Regione Lombardia
Direzione artistica: Davide D'Antonio
Organizzazione: Associazione Culturale Città Dolci
Ente capo fila Comune di Rodendo Saiano
Con i Comuni di Castegnato, Erbusco, Provaglio d’Iseo, Lonato, Rovato
Dall’11 al 30 dicembre lo Spazio Oberdan di Milano rende omaggio a Anouk Aimée, una delle poche autentiche dive del cinema europeo e a Jacques Demy col suo Model Shop, ritratto acuto e impietoso dell’America di fine anni Sessanta.
Model Shop è un esempio strepitoso di opera completamente imbevuta della sua epoca, un’analisi e un documento dell’America di fine anni Sessanta. Per arrivare a questo Demy mette in scena la vita di un giovane uomo insoddisfatto del suo lavoro e della sua relazione sentimentale, e soprattutto fa riapparire accanto a lui Lola, la protagonista di quel Lola, donna di vita con cui il regista francese aveva esordito nel 1960 e di cui Model Shop è una sorta di sequel. Il rapporto intenso ma fugace che nel film si instaura fra questi due personaggi di età diversa ma entrambi profondamente delusi dalla vita diventa la perfetta metafora delle contraddizioni di un’epoca che spesso non seppe mantenere le proprie promesse.
Dato il suo valore e la sua rarità, Model Shop sarà proposto in più passaggi e, a fargli da sontuoso contorno, proponiamo una rassegna in omaggio ad Anouk Aimèe, tra cui Les Mauvais rencontres, film mai distribuito in Italia e realizzato nel 1955 da Alexandre Astruc, uno dei massimi punti di riferimento della nascente Nouvelle Vague.
MERCOLEDÌ 11 DICEMBRE
h 17.00 Le stagioni del nostro amore h 19.00 Les Mauvaises rencontres
GIOVEDì 12 DICEMBRE
h 17.00 Un uomo, una donna h 19.00 Salto nel vuoto h 21.15 Model Shop
VENERDÌ 13 DICEMBRE
h 17.00 Model Shop h 18.45 Lola donna di vita h 20.30 La dolce vita
SABATO 14 DICEMBRE
h 15.00 Le stagioni del nostro amore h 17.00 8 ½ h 19.30 Lola donna di vita h 21.15 Model Shop
MERCOLEDÌ 18 DICEMBRE
h 17.30 La dolce vita
GIOVEDÌ 19 DICEMBRE
h 17.00 Salto nel vuoto h 19.15 Lola donna di vita h 21.15 Model Shop
VENERDÌ 20 DICEMBRE
h 17.00 8 ½
SABATO 21 DICEMBRE
h 15.00 Un uomo, una donna h 19.00 Model Shop
DOMENICA 22 DICEMBRE
h 19.00 Model Shop h 21.00 Les Mauvaises rencontres
GIOVEDÌ 26 DICEMBRE
h 17.00 Les Mauvaises rencontres h 21.15 Model Shop
VENERDÌ 27 DICEMBRE
h 19.00 Model Shop
SABATO 28 DICEMBRE
h 15.00 Model Shop
DOMENICA 29 DICEMBRE
h 21.15 Model Shop
LUNEDÌ 30 DICEMBRE
h 19.15 Model Shop
Biglietto d’ingresso: intero € 7,00 Biglietto d’ingresso ridotto per possessori di Cinetessera: € 5,50 Cinetessera annuale: € 5,00, valida anche per le proiezioni all’ Area Metropolis 2.0 – Paderno Dugnano.
I biglietti possono essere acquistati in prevendita alla cassa di Spazio Oberdan da una settimana prima dell’evento nei giorni e negli orari di apertura della biglietteria.
Sala Alda Merini - Spazio Oberdan - Provincia di Milano
Viale Vittorio Veneto 2, Milano
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www.cinetecamilano.it
T 02 87242114
Cineteca Milano @cinetecamilano
SCHEDE DEI FILM
Model Shop – L’amante perduta
R. e sc.: Jacques Demy. Int.: Anouk Aimée, Gary Lockwood. USA, 1969, col., 95’, v.o sott. it.
George Matthews, un giovane architetto che non tollera l'idea di dover affrontare anni di grigia attesa prima di potersi affermare, sta attraversando un periodo di crisi: è insoddisfatto del suo lavoro e di Gloria, la ragazza con cui convive; estraneo a tutto quel che lo circonda, è spaventato alla prospettiva di dover essere prima o poi richiamato alle armi, con probabile destinazione nel Vietnam. Peregrinando per Los Angeles, alla ricerca di un prestito per pagare la rata della sua automobile, incontra una donna più matura di lui, la segue e scopre che lavora come modella in uno studio dove si realizzano foto pornografiche. Cécile - è il suo nome - è una francese divorziata; il suo squallido impiego deve servirle per tornare in patria, a rivedere l'unico figlio, che le manca da due anni. In realtà Cécile altri non è che Lola, la protagonista di quel Lola, donna di vita con cui Demy aveva esordito nel 1960 di cui Model Shop è una sorta di sequel. L'incontro tra la donna delusa dalla sua infelice esperienza sentimentale e il giovane inquieto, che cerca un conforto alla propria solitudine, si conclude con una notte d'amore. L'indomani Cécile parte per la Francia e George - che ha ricevuto la cartolina precetto, ed è stato abbandonato anche da Gloria - si trova più che mai solo.
La dolce vita
R.: F. Fellini. Sc.: F. Fellini, Ennio Flaiano, Tullio Pinelli. Fot.: Otello Martelli. Musica: Nino Rota. Scenog. e cost.: Piero Gherardi. Mont.: Leo Catozzo. Int.: Anouk Aimée, Marcello Mastroianni, Yvonne Fourneaux, Anita Ekberg, Lex Barker, Alain Cuny, Laura Betti, Umberto Orsini, Polidor, Leonida Repaci, Giulio Questi, Adriano Celentano, Enzo Cerusico. Italia/Francia, 1960, b/n, 175’.
I dolori del giovane Marcello nella Roma volgare, eccessiva, superficiale e corrotta a cavallo fra anni ’50 e ’60. Giornalista da strapazzo con ambizioni da scrittore, fidanzato ma molto sensibile alle tante belle donne che incontra nella sua vita soprattutto notturna, l’eterno insoddisfatto Marcello riassume in sé le contraddizioni di una generazione smarrita che fatica a trovare la strada della maturità.
Lola donna di vita
R. e sc.: Jacques Demy. Fot.: Raoul Coutard. Musica: Michel Legrand (originali), Settima sinfonia di L. van Beethoven e Clavicembalo ben temperato di J.S. Bach. Int.: Anouk Aimée, Marc Michel, Jacques Arden, Alan Scott. Francia/Italia, 1960, b/n, 85’, v. o. sott. it.
Ronald, un giovane abulico e annoiato, accetta l'incarico di un losco trafficante di diamanti, Valentin, e si accinge a partire per l'Africa del Sud. Ma a Nantes incontra un'amica della sua adolescenza, da lui sempre amata in silenzio, e trova finalmente la forza di confessarle i suoi sentimenti. La ragazza, fedele al ricordo di Michel, suo primo ed unico amore, fa comprendere a Roland di non poterlo ricambiare, pur lasciandogli qualche speranza. La ragazza si chiama Cecile, ma le circostanze della vita l'hanno trasformata in Lola, una ballerina di "cabaret". Da Michel, partito per l’America, ha avuto un figlio che ha ora sette anni. Nonostante il lungo tempo trascorso, Lola è certa che l’uomo tornerà. E Michel torna, infatti, ricchissimo, e porta con via sé Lola e il figlio. Roland, svanito il sogno d’amore, rimane di nuovo solo con la sua noia e la sua tristezza.
Les Mauvaises rencontres
R.: Alexandre Astruc, dal romanzo Une sacrée salade di Cecil Saint-Laurent. Int.: Anouk Aimée, Jean-Claude Pascal, Philippe Lemaire, Gaby Sylvia, Claude Dauphin. Francia, 1955, b/n, 102’, v.o. sott. it.
Il mondo di Catherine è dominato dal buio e dalla solitudine. Il suo destino è simile a quello di tante adolescenti che dalla provincia giungono a Parigi per conquistarla, piene di sogni e di speranze che si infrangono davanti a quello che invece la città ha in serbo per loro, un’esperienza fatta appunto di “cattivi incontri”.
8 1/2
R.: Federico Fellini. Sc.: F. Fellini, Ennio Flaiano, Tullio Pinelli, Brunello Rondi. Fot.: Gianni Di Venanzo. Musica: Nino Rota. Mont.: Leo Catozzo. Int.: Anouk Aimée, Marcello Mastroianni, Sandra Milo, Claudia Cardinale, Rossella Falk, Barbara Steele, Polidor. Italia/Francia, 1963, b/n, 138’.
Un film sul cinema, perché il protagonista, alter ego di Fellini, è alle prese con l’ideazione di un nuovo film. Solo che è pieno di dubbi, sull’orlo di una crisi creativa ed esistenziale, come sperduto su una giostra di ricordi, rimpianti, sogni, amori falliti, amanti in corso, amicizie incerte.
Salto nel vuoto
R.: Marco Bellocchio. Sc.: M. Bellocchio, V. Cerami, P. Natoli. Mus.: Nicola Piovani. Int.: Anouk Aimée, Michel Piccoli, Michele Placido, Gisella. Burinato.. Italia/Francia, 1980, col., 120’.
Una matura coppia di fratelli che vive insieme da sempre. Lui fa il giudice, lei si occupa della casa. Progressivamente l’uomo si convince che la sorella sta scivolando nella follia, antica tara di famiglia, e comincia a desiderarne la morte.
Le stagioni del nostro amore
R.: Florestano Vancini. Sc.: Elio Bartolini, F. Vancini. Int.: Anouk Aimée, Gian Maria Volonté, Gastone Moschin, Valeria Valeri, Enrico Maria Salerno, Jacqueline Sassard, Italia, 1965, b/n, 94’.
Vittorio Borghi, giornalista quarantenne, è in un momento di riflessione sulla propria vita, la cui parte migliore è ormai trascorsa. Vittorio ha una relazione con una ragazza, Elena, molto più giovane di lui, ma il loro rapporto è ormai alla fine. L’addio con Elena e la rottura definitiva con la moglie Milena lo spingono a tornare nei luoghi della giovinezza, a Mantova. Così Vittorio ritrova gli amici del padre, i compagni di scuola, della resistenza, delle lotte politiche, del dopoguerra. Se i ricordi degli avvenimenti sono vivi e presenti, le persone sono invece mutate, lontanissime. E anche Vittorio è profondamente cambiato: deluso e ferito nei sentimenti, non crede più negli ideali per cui ha lottato. Il suo pellegrinaggio nei luoghi del tempo trascorso terminerà in una balera lungo il Po, dove un gruppo di ragazzi e ragazze balla sulla musica di un juke-box.
Un uomo, una donna
R.: Claude Lelouch. Sc.: C. Lelouch, Pierre Uytterhoeven. Int.: Anouk Aimée, Jean-Louis Trintignant, Pierre Barouh, Valérie Lagrange, Simone Paris. Francia, 1966, col., 107’, v.o. sott. it.
Giunta in ritardo alla stazione di Deauville, Anne, giovane vedova, accetta il passaggio in auto a Parigi che le offre il corridore Jean-Louis Duroc. Durante il lungo viaggio e nei successivi incontri i due scoprono di avere molte cose in comune, e piano piano fra loro si fa strada un sentimento profondo. Ma le rispettive resistenze, legate a un passato di sofferenza, complicheranno le cose.
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Milano si accende ogni venerdì sera al Rocket Club, da anni punto di riferimento privilegiato per un pubblico trasversale (per età,sesso e preferenze sessuali) ma omogeneo per stile e mood.
Anche questo venerdì non perdetevi la serata Alphabet, che promette di stupire e intrattenere ancora una volta: non perdetevi Ashes (to ashes)! Cool Gadgets by adottaunragazzo.it garantiti!
ROOM 1: Enza Van De Kamp (Nu-disco, Electrodance, Big Beat, Dirty Disco and world's top-charted tracks).
ROOM 2: Djette Barbarella Thomas Constantin (Indie Rock, Electropop)
★ Week's Emoticon: ASHES (TO ASHES) ★ Alphabet Skaters will welcome you on the dancefloor!
At the door: Superhot Edoardo Velicskov.
No dress codes: we always want stylish and open-minded people.
€ 13 till 1:00am GUEST ADMISSION w DRINK € 15 from 1:00 till 2:00am GUEST ADMISSION w DRINK
Free Parking Area. Uber code promotion: alphabet (20,00€ for free)
ALPHABET, Friday November 29th. THE ADMISSION IS STRICTLY ON GUEST LIST Rocket Club, Alzaia Naviglio Grande 98, Porta Genova, Milan. From 11:30 PM till late.
Per info e liste:
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
La programmazione di ARCI Ohibò di questa settimana è ricchissima: tanti concerti, spettacoli e anche l'aperitivo della domenica. Un'ottima occasione per trascorrere serate diverse a prezzi modici.
Mercoledì 27 novembre dalle 22,00
I BELLOCCI
ingresso con tessera ARCI + contributo artistico
Giovedì 28 novembre dalle 22,00
COLPI REPENTINI
Ingresso con tessera ARCI + contributo artistico di 3€ oppure 5€ con CD
https://www.facebook.com/events/740594222637046/?fref=ts
Colpi Repentini presentano “Arriva lo Zar”, il loro EP d’esordio, che parla di maniaci notturni che seguono nella notte donne bellissime, di uomini che ululano alla luna prima di bruciare la città, di operai costretti ad ubriacarsi per buttare giù le umiliazioni di ogni giornata, di amori mai confessati e patti con il Diavolo, di viaggi, di sogni e di mostri nelle tenebre.
I Colpi Repentini sono Alessio, Matteo, Federico, Andrea e Matteo.
Venerdì 29 novembre dalle 22,00
SOVIET SOVIET
Ingresso con tessera ARCI+contributo artistico euro 5,00
Da Pesaro agli sfiancanti tour nell’Est Europa, dalle aperture ai PiL fino al tour con gli A Placy To Bury Strangers e le recentissime,meritate, date americane. Post-punk claustrofobico, basso ossessivo e attitudine gelida e cupa come solo l’ex Unione Sovietica – da cui traggono ispirazione per il nome – saprebbe ricordare. ‘Fate’ potrebbe essere il disco dell’effettiva consacrazione.
NIENT’ALTRO CHE MACERIE
(Milano, V4V)
I Nient’altro Che Macerie sono in tre e vengono dalla provincia di Milano, quella che ti opprime e ti fa venire voglia di andare da tutt’altra parte, o che forse non esiste più ed è solo uno stato mentale. Suonare per prendere aria; suonare e urlare sentimenti talmente personali da diventare quasi universali. Urlare per prendere coscienza delle condizioni casuali che accompagnano i fatti e ne determinano la natura. Circostanze.
alle 00,30 seguirà dj set:
https://www.facebook.com/razzputin
Sabato 30 novembre dalle 22,00
MARIAGE A' TROIS
Ingresso con tessera ARCI+contributo artistico
https://www.facebook.com/events/221872061317299/?ref=ts&fref=ts I loro brani rimbalzano tra l’irriverenza, il disincanto, le fantasticherie e le prese di coscienza. La loro bellezza è soprattutto fondata sul calore e la profondità della voce di Annabella Di Pasquale e sui suoi testi mai scontati, sostenuti da arrangiamenti eleganti e ricchi di sorprese armoniche e ritmiche, pensati e suonati da musicisti raffinati.
Annabella Di Pasquale (la sposa) – Voce
Giovanni Melucci (lo sposo) – Pianoforte
Stefano Fascioli (l’altro sposo) – Contrabbasso
Alessio Russo (il prete) – Batteria e percussioni
Francesco Cafagna (il chierichetto) – Fisarmonica, Ukulele, Flauto Traverso
alle 00,30 seguirà dj set:
https://www.facebook.com/morganadj
Domenica 1 dicembre ore 19,00
APE RESTRÓ
ingresso con tessera ARCI + euro 6,00 solo aperitivo euro 10,00 aperitivo+spettacolo teatrale
questa domenica con accompagnamento dal vivo dei:
Miniswing
https://www.facebook.com/orchestrina.miniswing?fref=ts
l’aperitivo Proibizionista, un aperitivo dai sapori d’un tempo,
in stile anni 20′/30′ che vi accompagnerà ogni domenica dalle 19 per tutta la stagione teatrale.
https://www.facebook.com/pages/Ape-Retr%C3%B2/1374659796109552?fref=ts
ore 20,30 ingresso con tessera ARCI+contributo artistico
CHI RUBA UN PIEDE E' FORTUNATO IN AMORE di Dario Fo, regia di Laura Tanzi
con:
Claudio Coco, Roberto Frangipane, Ana Gárate, Ambra Leonardi,
Yasmine Mamprin, Demetrio Triglia, Daniele Zighetti
Avere 52 anni e non sentirli. Chi ruba un piede è fortunato in amore, opera scritta e messa in scena da Fo nel 1961 al Teatro Odeon di Milano, a distanza di mezzo secolo mantiene intatta tutta la sua freschezza e la sua ilarità. Partendo da un fatto di cronaca dell'epoca, la trama, rocambolesca e ricca di colpi di scena, intreccia intrighi e scappatelle al mito di Apollo e Dafne, arrivando a un finale surreale e commovente.
Dal 29 novembre all' 8 dicembre ritorna il Filmmaker Festival 2013. Tutte le proiezioni saranno allo Spazio Oberdan, al Cinema Palestrina, al Cinema Manzoni e alla Fabbrica del Vapore.
È all'insegna della ricerca l’edizione 2013 di Filmmaker Festival. Ricerca nelle forme, nei modi produttivi, nei dispositivi di riproduzione: in anni di grande mutamento non solo tecnologico un festival come il nostro ha il dovere di rischiare e di puntare su autori e film capaci di raccontare il presente e ipotizzare il futuro. E, anche, con il convinto sostegno del Comune di Milano, di uscire dai territori consueti e proporre qualcosa di decisamente inedito.
L’apertura del festival è affidata ad Alberi, una cineinstallazione di Michelangelo Frammartino che ambienta al Cinema Manzoni, riaperto solo per l’occasione, un’affascinante riflessione sullo statuto dell’immagine e sulla pratica della visione. Il romito, protagonista di un antichissimo culto arboreo, è protagonista di un breve arco narrativo che, ripetuto in loop per l’intera giornata, mette in discussione il tradizionale ruolo del fruitore e la sua posizione.
Il Concorso propone le migliori realizzazioni internazionali del cinema del reale, scelte tra quelle più personali e innovative, mentre lungo il confine tra l’arte e il cinema corre una parte della programmazione, dall’omaggio dedicato a Helga Fanderl fino alla rinnovata sezione Fuori Formato. L’interesse per il lavoro dei giovani, da sempre asse portante del progetto culturale dell’associazione, trova quest’anno un momento di sintesi nella presentazione dei lavori e dei work in progress sviluppati e all’interno del laboratorio Nutrimenti Terrestri Nutrimenti Celesti, progetto realizzato con il supporto della Fondazione Cariplo.
Infine, la retrospettiva che Filmmaker dedica a un grande maestro del cinema del reale. Ross McElwee, americano della North Carolina, è autore di film divertenti e profondi, capaci di raccontare il mondo a partire dall’intimità della coppia e della famiglia. Il suo lavoro ha rivoluzionato l’idea stessa di documentario: ci auguriamo che la sua presenza a Milano possa seminare idee e desideri nuovi di vedere e fare cinema.
link all'evento facebook:
https://www.facebook.com/events/1441784376034380/
link alla campagna Kapipal:
http://www.kapipal.com/filmmakerfest
Indira Fassioni
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