Costa Paradiso- Il ristorante di carne Il Calice D’Oro inaugura nei suoi spazi espositivi la Prima Rassegna D’Arte Il Calice D’Oro.
Nella convinzione che la forza precognitiva e irradiante dell’arte faccia degli artisti gli attori privilegiati del cambiamento sociale- spiega Claudia Erba, curatrice della rassegna- Il Calice d’Oro vuole restituire loro parola e spazio, per riappropriarci tutti insieme della dimensione irrinunciabile della progettualità esistenziale.

Premiato come miglior film dalla sezione Orizzonti alla Mostra di Venezia 2019 “ATLANTIS” di Valentyn Vasjanovyč arriva nelle sale cinematografiche l' 11 - 12 - 13 APRILE 2022 distribuito da WANTED CINEMA. Dopo “Reflection”, attualmente nelle sale, anche il film “ATLANTIS” del regista ucraino arriverà nelle sale italiane.
Dal 04 marzo è uscito nelle librerie “Scusi, lei fa teatro?” (Edizioni D’IDEE, 160 pagine, 16,90 euro), un libro che racconta la carriera di Giorgia Trasselli, intervistata da Massimiliano Beneggi in cui oltre alla vita artistica viene evidenziato anche il lato umano dell’attrice, ricco di valori profondi, difficili da sostenere in un ambiente molto particolare, come quello televisivo e teatrale.
Il PACTA SALONE in via Ulisse Dini 7 a Milano presenta dal 5 al 10 aprile 2022 VERLAINE+RIMBAUD (Un’ora all’Inferno con te) di Maddalena Mazzocut-Mis, con la regia di Annig Raimondi, uno spettacolo sulla vita dei due poeti attraverso i loro versi, che prende avvio da un laboratorio di drammaturgia e regia del Dipartimento di Beni culturali e ambientali dell’Università degli Studi di Milano, in coproduzione con PONTOS Teatro.
Dal 16 al 20 marzo 2022, con il Progetto DonneTeatroDiritti, va in scena in prima milanese al PACTA SALONE lo spettacolo IL CANTO DI PENELOPE, da “Il canto di Penelope” di MargaretAtwood con la regia e la riduzione drammaturgica di Michela Embrìaco. IL CANTO DI PENELOPE è una produzione Multiversoteatro, centro di produzione teatrale che lavora sul ruolo della donna nella storia e nella società contemporanea. Gli spettacoli di Multiversoteatro sono il prodotto finale di un lavoro che coinvolge professionisti e artisti: al centro, il lavoro dell'attore creativo che si fonde in un'unica partitura con immagini, musica, luce, costumi, oggetti e scenografia.
“Il mio film è un inno al desiderio fisico, un elogio e un invito a lasciarsi andare all’amore” afferma la regista Leyla Bouzida proposito di Una storia d’amore e di desiderio, uscito nelle sale italiane il 25 marzo. Il protagonista è il diciottenneAhmed, di origine algerina, cresciuto in una banlieue di Parigi, e narra l’incontro avvenuto tra le aule dell’università con Farah, giovane tunisina vitale e appassionata, appena trasferitasi in Francia. Centrale nella loro relazione è la scoperta di un corpus di letteratura araba erotica, che evidenzia le differenze culturali e caratteriali dei due giovani. Lei, più consapevole delle sue origini e più spigliata, lui più conservatore e ignaro dei costumi algerini. I suoi genitori sono sfuggiti agli Annés Noires, la guerra civile durata dal 1991 al 2002, che oppose in Algeria il governo ufficiale e vari gruppi islamisti, senza più fare ritorno. Questo differenzia la comunità magheribina presente in Francia, in cui i tunisini e i marocchini conservano con maggiore autenticità il legame con le loro origini, a differenza degli algerini, che spesso sono stati costretti a tagliare i ponti con il loro passato. Questa rimozione porta Ahmed a rispettare inconsciamente gli stereotipi esterni, deformando la vera identità del suo popolo.
Il film approfondisce con uno stile originale un tema poco narrato al cinema, ovvero la fragilità maschile e la fatica di esprimere il proprio eros. Dinanzi a Farah, che si dimostra più consapevole della propria fisicità, Ahmed risponde con un approccio talvolta repressivo, imparando pian piano a lasciarsi andare alla passione e ai sentimenti. Cruciale per la riuscita del film è stata la scelta degli attori: Sami Outbali (Ahmed), è reduce dalla serie tv di successo Sex Education, dove interpreta un personaggio sicuro della propria sessualità, in antitesi con il personaggio del film. L’attore incarna l’intento della narrazione, rappresentando una commistione tra fragilità e carnalità, tra timidezza ed erotismo. Zbeida Belhajmor (Farah) simboleggia la sicurezza di sé e il desiderio di esplorarsi attraverso il contatto con l’altro. Entrambi candidati come migliori rivelazioni ai Premi Lumière, i giovani attori “sono quanto di meglio il cinema degli ultimi anni ci abbia posto all’attenzione” sostiene Paolo Minuto, distributore di Cineclub Internazionale, che commenta la pellicola aggiungendo: “in questo film si mette in scena la carnalità della poesia e la poeticità della carne.”
Musica intensa e travolgente, gioco di luci che riflette il magnetico gioco di sguardi tra gli attori, valorizzando la sensualità dei loro corpi: ogni dettaglio nella produzione del film è stato pensato per manifestare l’eros e la paura della giovinezza, contestualizzata entro uno schema culturale che arricchisce la trama di un significato introspettivo e profondo. Attraverso la letteratura erotica, Ahmed avrà modo di recuperare parte delle sue tradizioni perdute, riconsiderandole con una visione meno chiusa e conformista, ottenendo un’idea più cosciente idea della sua identità.
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«Anche se la tragedia ci arriva da un mondo lontano, è difficile immaginare qualcosa di più adatto alla nostra epoca di questa forma d’arte che descrive la transizione tra un vecchio mondo che sta scomparendo e un nuovo mondo di cui ancora sappiamo molto poco». Così i registi Ferdinando Bruni e Francesco Frongiaspiegano la volontà di riadattare Edipo Re, la celebre tragedia di Sofocle, che andrà in scena al Teatro Elfo Puccini dal 15 marzo al 14 aprile. Dopo il successo di Verso Tebe, andato in scena nel febbraio 2020, prosegue lo studio delle tragiche tragedie come formula comunicativa ingegnosa per comprendere il nostro tempo, riadattandole in una veste psicoanalitica contemporanea e innovativa.
Ferdinando Bruni e tre attori ‘under 35’ di grande talento trasformano e moltiplicano le loro sembianze grazie alle preziose maschere di Elena Rossi e ai costumi di Antonio Marras, che diventano essi stessi presenze scenografiche ora mostruose, ora splendenti. Personaggi, oggetti e segni “allontanano il racconto da ogni realismo per avvicinarlo a una dimensione sciamanica e onirica, capace di emozionare e di parlare all’inconscio”.
«La tragedia dà voce ai complessi rapporti che intercorrono fra libertà e necessità, che sono tra i valori fondativi del nostro essere uomini e rappresenta per noi, creature del ventunesimo secolo, una sfida che ci mette di fronte a tutto quello che non riusciamo a controllare con le armi della ragione, grande mito della modernità – affermano i registi, che continuano - Nella tragedia la concezione del tempo come flusso lineare viene rovesciata. Il passato non è passato, il futuro si ripiega su stesso e il presente è attraversato da riverberi di passato e futuro che lo destabilizzano.
Un’opera che fin dal suo esordio, risalente al 420 a.C., risultò moderna per le tematiche trattate, come l’ambivalenza tra destino e responsabilità individuale, la vulnerabilità dell’uomo e la sua fragile condizione sociale. Edipo, acclamato prima come re di Tebe amato dal suo popolo, finisce per essere considerato un assassino incestuoso. Da eroe a maledetto, il protagonista dell’opera vive la contraddizione di subire un destino tragico a causa non della sua pigrizia o stupidità, ma per il coraggio e il senso di giustizia che lo animano.
«È da questa contraddizione che inevitabilmente scaturisce l’ironia urticante di questa storia, uno dei tanti motivi per cui questa vicenda continua ad affascinarci e a creare cortocircuiti di senso con il nostro presente. È per la sua straordinaria potenza metaforica. Ogni cosa nel mondo è metafora. Attraverso questo dispositivo chiamato metafora, diventiamo partecipi dell’ironia della sorte e, grazie a questo, la nostra comprensione del tragico si fa più profonda e più grande».
Al Pacta Salone di Milano arriva la storia della moglie di Einstein e del suo genio: "MILEVA" di Ksenija Martinovic. Lo spettacolo dal 30 marzo al 3 aprile 2022, è una produzione CSS Teatro stabile d’innovazione del Friuli Venezia Giulia parte del Progetto DonneTeatroDiritti, con Ksenija Martinovic e Mattia Cason e con la consulenza scientifica di Marisa Michelini, professore ordinario di Didattica della Fisica,
Università degli Studi di Udine.
Cosa succede quando un cervello “alieno” viene addestrato a disimparare Bach nelle sue intime regole?
Lo abbiamo chiesto al primo compositore italiano che ha utilizzato in modo estensivo tecniche di composizione generativa basata su IA, Francesco Bardozzo, in arte Francis Oberlunar.
Una laurea con lode in intelligenza artificiale e computazionale presso la Facoltà di Informatica dell’Università di Salerno e un dottorato di ricerca (PhD summa cum laude) in intelligenza artificiale applicata alla chirurgia micro-robotica, Oberlunar ci ha raccontato il suo album esperimento,
Destructured Bach.
Luogo, posizione, stazione, scala. Sono tanti i significati della parola araba maqam, usata maggiormente in riferimento al sistema di organizzazione melodica della musica araba tradizionale, una tecnica di improvvisazione musicale largamente praticata in tutto il Medio Oriente. La compagnia di danza mk, fondata nel 2000 da Michele Di Stefano, parte proprio da questo concetto per lo spettacolo in scena alla Triennale di Milano il 30 e 31 marzo.
Un intreccio tra i corpi coreografati e la musica dal vivo orchestrata dal compositore di sonorità elettroniche Lorenzo Bianchi Hoesch e il canto di Amir ElSaffar, protagonista del jazz contemporaneo e profondo conoscitore della tradizione del maqam iracheno. Una performance di matrice cross-culturale, tra concerto e spettacolo di danza, che la compagnia di Di Stefano, artista associato di Triennale Milano Teatro per il triennio 2022-2024 e vincitore del Leone d’Argento per la Danza alla Biennale di Venezia, descrive così: “La relazione compositiva tra ambiente sonoro e coreografico è fatta di eventi elementari, discontinui e puntiformi, costruiti su un avvenire immediato, come il manifestarsi di una transitorietà che trasformi via via il concerto in una coreografia. È questa la posizione che stiamo cercando.”
La ricerca coreografica del gruppo, reduce da tournée mondiali (Indonesia, USA, Giappone, Perù, Germania, Francia, Ungheria, Spagna, Portogallo) indaga l’ambiguità degli stati corporei e le loro alterazioni, caricando di raffinata poesia l’arte della danza, intesa come nobile forma di espressione dei sentimenti e come linguaggio umano per comprendersi e comprendere il prossimo.

Dall'8 al 20 marzo 2022 al teatro Manzoni di Milano va in scena "MINE VAGANTI" di Ferzan Ozpetek che, firma la sua prima regia teatrale vedendo Francesco Pannofino, Simona Marchini, Iaia Forte, Erasmo Genzini e Carmine Recano, rappresentare la famiglia Cantone.
"Materiabilia": La Mostra di Paola Pezzi Esplora il Dinamismo della Materia e dell'Esistenza
La mostra d'arte contemporanea "Passaggi di stato" di Paola Pezzi apre le porte a un nuovo capitolo con l'evento intitolato "Materiabilia", promosso da Gaggenau e Cramum. Visitabile fino al 31 luglio presso gli spazi Gaggenau Design Elementi di Milano e Roma, l’esposizione celebra l'abilità straordinaria dell'artista nel plasmare la materia, trasformando anche i materiali più comuni in opere di perfezione. Tuttavia, la materia, così come l’essere umano, non è statica: essa è soggetta a trasformazioni e cambiamenti, proprio come ogni individuo attraversa fasi e mutazioni nel corso della vita.
Questo concetto è al centro della riflessione del curatore della mostra, Sabino Maria Frassà, che sottolinea come l'opera di Paola Pezzi simboleggi l’evoluzione continua a cui siamo tutti soggetti: «Tutta l’esistenza è un passaggio di stato: anche noi, come la materia, siamo sottoposti a pressioni e mutazioni dell’ambiente esterno, che ci spingono a trasformarci continuamente. La sfida è rimanere sempre noi stessi». La mostra "Materiabilia" diventa così un’occasione per riflettere sul divenire, sulla capacità dell'essere umano di adattarsi e trovare equilibrio nonostante le inevitabili metamorfosi della vita.
I visitatori sono invitati a esplorare una vera e propria wunderkammer, una moderna stanza delle meraviglie che richiama le antiche kunstkammer barocche, dove l'attenzione ai dettagli più comuni diventa strumento per esaltare la bellezza nascosta nella quotidianità. Il dinamismo del movimento circolare, ricorrente nelle composizioni di Paola Pezzi, simboleggia la ciclicità della vita e della materia, esprimendo l'idea che tutto, dall'arte all'esistenza, è in costante evoluzione.
Il ciclo "Materiabilia" raccoglie trent'anni di carriera di Pezzi, una scultrice capace di dominare la materia e trasformarla in un manifesto del divenire. Le sue opere non sono solo rappresentazioni statiche, ma piuttosto processi in divenire, che riflettono il continuo mutamento e la tensione verso nuove trasformazioni. Come affermava il filosofo greco Eraclito: «Nulla è permanente tranne il cambiamento». E proprio su questa verità si fonda il lavoro dell'artista, che invita l’osservatore a guardare con curiosità e attesa, sapendo che ogni nuova opera rappresenta un ulteriore passaggio di stato.
Dalla materia alla meraviglia, "Materiabilia" si presenta come una celebrazione della creatività umana e del suo potere di trasformare, di reinventare, di mutare. La mostra diventa quindi un viaggio attraverso le mutazioni della materia, un omaggio alla capacità dell’artista di rendere visibile ciò che è nascosto e di svelare, attraverso l'arte, l'incessante divenire della vita.
“Le grandi opere d’arte durano per sempre. Il mio sogno è quello di creare un caffè fatto ad arte.” Le parole di Guido Musetti, presidente del celebre Caffè Musetti, riflettono la passione e la determinazione del marchio, che con costanza e dedizione è riuscito a ottenere una rinomata credibilità nel settore Made In Italy. La qualità del pregiato caffè sarà protagonista di un evento artistico: dal 12 al 16 marzo al Sigep di Rimini si terrà la prima Immersive Art Experience HeART MATTERS - THE INFINITY EXPERIENCE di Anderson Tegon, Art Director del suo collettivo Pepper’s Ghost.
“In questo momento drammatico, segnato da una grave crisi politica ed economica, il Gruppo Musetti Caffè vuole trasmettere un messaggio di speranza e di solidarietà al proprio settore, lanciando un appello alla tenacia e alla intraprendenza per ritrovare l’energia di ripartire. Così invitiamo tutti gli amici e i colleghi a visitare l’opera di arte digitale. 8 minuti di arte, di energia pura, di magia. Un’esperienza intensa e di condivisione per ritrovare, uniti, il gusto del coraggio di fare insieme.”
L’installazione immerge lo spettatore in una dimensione digitale e sensoriale catartica, con un titolo che presenta diversi livelli di lettura. La parola stessa [HEART] illustra e lega i due termini fondamentali: He – lui, il gruppo Musetti – e ART: l’arte intesa come espressione e linguaggio. HeArt Matters, letteralmente “Il Cuore Conta”, infine si lega idealmente con uno dei leit-motiv di Musetti “L’esperienza conta” spostando così il centro del racconto artistico sul prodotto primo, la passione, la cura, la perseveranza.
“Le persone affrontano con coraggio dei momenti importanti e in un momento così importante significa anche dare forza all’idea della ripartenza: tutti si focalizzano sull’idea della ripartenza, senza focalizzarsi su come ripartire. Il modo in cui noi lo vogliamo fare è con l’arte, e con il cuore in generale, quindi farlo nella maniera migliore.” commenta Anderson Tegon, Direttore Artistico e Fondatore di Pepper’s Ghost.
I contenuti dell’opera sono figure particellari che si susseguono e si rigenerano all’infinito, in una trasformazione simile alla storia delle famiglie Musetti e Bonomi, che trasmettono la loro sapienza di generazione in generazione. All’esterno dello stand, un monolite montato a specchio invita alla riflessione: la ripartenza è possibile soltanto dopo una presa di coscienza della propria responsabilità. La seconda esperienza è il caffè, da incontrare nella prima parte dello stand, degustando Musetti e Bonomi. Poi, uno spazio di specchi e video, moltiplica esponenzialmente l’ambiente visuale, sonoro e olfattivo, amplificando l’eco dei sensi. All’uscita della room, i visitatori sono accolti dal team per condividere i momenti salienti, in un prezioso momento di scambio e dialogo.
L’Azienda Musetti, nata a Piacenza oltre ottantacinque anni fa, è oggi presente in 60 Paesi dei cinque continenti, grazia alla qualità del prodotto e alla bontà delle miscele, nate da un duro e metodico lavoro e dall’utilizzo delle tecnologie più innovative, per offrire ai consumatori un prodotto eccezionale che conquista i sensi, proprio come accadrà agli spettatori del padiglione!

Dal 29 al 31 Marzo Antonio Desiderio con il suo Capital Ballet presenterà a Riyadh in Arabia Saudita il famoso balletto “Il Lago dei Cigni”. Nel 2019 la sua compagnia ha portato in scena in Cina ben 25 recite con notevole successo e ora si ripresenta con le coreografie di Maria Grazia Garofoli, già direttore del Corpo di Ballo della Fondazione Arena di Verona, riprese da Sabrina Bosco, Maitre du Ballet e Coreografa Internazionale sostenuta da Federico Mella, con il grande classico “Il Lago dei Cigni”.
Dal 3 marzo al 3 aprile 2022 il celebre fotografo Gerald Bruneau presenta al Palazzo Reale di Milano la mostra fotografica "Ritratte - Direttrici di musei Italiani". La mostra, completamente gratuita, è promossa e prodotta dal Palazzo Reale, dal Comune di Milano Cultura e dalla Fondazione Bracco, che insieme continuano nell' impegno per valorizzare l’expertise femminile presentando le professioniste che dirigono i luoghi della cultura italiani.
Michael Kenna espone a Venezia: la mostra "Buddha" al Palazzo Loredan
Il suggestivo Palazzo Loredan di Venezia ospita la mostra fotografica "Buddha" dell’artista inglese Michael Kenna, un evento promosso da FSCIRE (Fondazione per le scienze religiose), con sedi a Bologna e Palermo. Questa esposizione gratuita, che offre un viaggio spirituale attraverso l'Asia, presenta 111 scatti in bianco e nero immortalati tra Giappone, Cina e India. La mostra, che si concluderà con un finissage mercoledì 24 marzo alla presenza dell'artista, permette al pubblico di immergersi nell'estetica raffinata e meditativa di Kenna.
Nato nel 1953, Kenna inizialmente aspirava a una vita da sacerdote, ma si è presto reso conto che la sua vera vocazione era la fotografia. La sua sensibilità artistica lo ha portato a frequentare la Banbury School of Art nell'Oxfordshire, proseguendo poi presso il London College of Printing. Il suo straordinario talento lo ha consacrato a livello internazionale, culminando nel 2000 con il titolo di Cavaliere dell'Ordine delle Arti e delle Lettere, conferitogli dal Ministero della Cultura francese.
La mostra "Buddha" non è semplicemente una raccolta di immagini, ma un viaggio visivo che esplora la spiritualità attraverso la bellezza silenziosa della natura e dei luoghi sacri. La fotografia di Kenna è intrisa di un'introspezione profonda, in grado di catturare l'essenza meditativa degli ambienti. I suoi scatti, sebbene privi di presenza umana, trasmettono una forte sensazione di contemplazione, come se il paesaggio stesso respirasse una vita interiore. Kenna riesce a immortalare il mondo naturale con un’attenzione ai dettagli che rivela il suo legame con la poesia visiva. Come ha detto lo scrittore Henry David Thoreau: "Il mondo non è altro che uno specchio del nostro io interiore." In ogni fotografia, Kenna riflette questa verità, mostrando non solo la bellezza dei paesaggi, ma anche la loro capacità di rispecchiare le nostre emozioni e pensieri più profondi.
L'approccio minimalista e lirico di Kenna rende la sua fotografia "più vicina alla poesia che al racconto", come spesso si dice di lui. Le sue immagini sono impregnate di silenzi sospesi, che invitano lo spettatore a fermarsi, riflettere e abbandonarsi a un senso di pace. La scelta del bianco e nero esalta la semplicità e l'equilibrio delle sue composizioni, riducendo l'immagine all'essenziale e permettendo a chi osserva di percepire il tempo come qualcosa di fluido e senza confini.
La mostra "Buddha" rappresenta un'opportunità unica per entrare in contatto con l'arte di Kenna, che attraverso la sua macchina fotografica cattura non solo il mondo esterno, ma l'anima stessa dei luoghi che ritrae. Una celebrazione della bellezza spirituale e della natura, in un dialogo costante tra la calma del paesaggio e l'introspezione umana.

Al Pacta Salone continuano gli spettacoli del progetto “DonneTeatroDiritti - cammino, frontiere, bisogni e sogni” con L’INFINITA SPERANZA DI UN RITORNO, vita e poesia di Antonia Pozzi di e con Elisabetta Vergani. L'appuntamento parte da oggi 11 marzo e proseguirà fino al 13 marzo 2022, raccontando uno dei casi letterari più rilevanti degli ultimi decenni, mentre il 13 febbraio è ricorso l’anniversario dei 110 anni dalla nascita della poetessa.
Firenze celebra l'artigianato internazionale: un viaggio tra arte, tecnica e innovazione
Dal 28 aprile al 2 maggio, Firenze sarà il palcoscenico di un evento internazionale dedicato all’arte dell’artigianato, che si terrà in sei suggestive sedi: Palazzo Medici-Riccardi, Palazzo del Pegaso, Palazzo Coveri, Scuderie del Palazzo Corsini, Sala Vanni e Polveriera della Fortezza da Basso. Questi luoghi storici e simbolici diventeranno il punto d'incontro tra passato e futuro, ospitando una serie di mostre, seminari e incontri che esploreranno le tecniche tradizionali e le innovazioni contemporanee dell'artigianato.
Al centro di questa manifestazione, una raffinata ricerca sui nuovi materiali e le tecniche più avanzate impiegate nella creazione di manufatti artistici. Tra gli ospiti d’eccezione, artisti internazionali come Rein Vollenga e Sam Tho Duong offriranno una visione unica del loro lavoro, che unisce sperimentazione e rispetto per l’antica tradizione artigianale.
La sezione dedicata all’arte del gioiello sarà una delle più attese, con la presenza di esperti di fama mondiale, tra cui Roberta Bernabei, Maria Laura La Mantia, Paola Stroppiana, Federica Fontana, Carla Riccoboni, Barbara Schmidt, Nantia Koulidou, Conversation Piece, Lauren Kalman, Ana Rajcevic, Anya Kivarkis e Jayne Wallace. Questi maestri del design esploreranno le dinamiche tra tecnica, estetica e sostenibilità, discutendo l'importanza di innovare pur mantenendo un profondo rispetto per l'eredità culturale del gioiello artigianale.
Come diceva il celebre architetto Frank Lloyd Wright: "Ogni grande architetto è necessariamente un grande poeta. Deve essere un interprete originale del suo tempo, del suo giorno, della sua età." Allo stesso modo, ogni artigiano è un poeta che, attraverso le sue mani, interpreta il presente, trasformando materiali grezzi in opere d’arte che raccontano storie di tradizione, innovazione e cultura.
Questo evento rappresenta non solo un'occasione per celebrare l'arte artigianale fiorentina e internazionale, ma anche un’opportunità per riflettere sul ruolo che l'artigianato può svolgere nel mondo moderno. La creatività e la manualità diventano così un linguaggio universale che unisce culture e generazioni, dimostrando che, in un mondo sempre più digitale, l'arte del fare con le mani conserva intatto il suo valore e il suo potere espressivo.
Il designer internazionale Alessandro Lanza ha deciso di omaggiare Paolo Sorrentino e il suo ultimo capolavoro "È stata la mano di Dio", con un’opera underground che ripropone la scena cult in cui, Fabietto Schisa, in realtà alter ego dello stesso regista, corre in motorino insieme al padre e alla madre con sullo sfondo il mare di una meravigliosa Napoli.
Paolo Sorrentino ha stupito il mondo con "La Grande Bellezza" e c’è riuscito nuovamente con "È stata la mano di Dio" diventando uno dei pochissimi registi nel giro di pochi anni a ricevere due nomination all’Oscar. La notte del 27 marzo si avvicina, e comunque dovesse andare, il regista campano ha già vinto riuscendo ad entrare nel cuore della gente con il suo film più personale.
“Non si deve cominciare dai simboli, ma giungere a essi.” Così diceva Marc Chagall, uno dei pittori più famosi del Novecento, in mostra al MUDEC di Milano dal 16 marzo al 31 luglio 2022. Prodotta da 24 ORE Cultura – Gruppo 24 ORE, promossa dal Comune di Milano-Cultura e curata dall’Israel Museum di Gerusalemme, la mostra colloca l’opera dell’artista nel contesto del suo background culturale, grazie alla straordinaria collezione del museo israeliano, che offre una selezione di oltre 100 opere donate dalla famiglia e dagli amici di Chagall. Dall’urbanizzazione alla Rivoluzione Russa, dalle due guerre mondiali alla migrazione: i suoi capolavori ripercorrono gli eventi cruciali del secolo scorso, diventando patrimonio della nostra memoria collettiva. Cresciuto nella città ebraica di Vitebsk (nell’attuale Bielo
Il fil rouge della seconda sezione della mostra è il tema della Nostalgia, espressa non solo come ricordo della sua infanzia, ma come espressione dell’amore per Bella. La giovane scrittrice morta prematuramente, conobbe il concittadino Chagall in tenera età, diventando una fonte di ispirazione per l’artista, che si occupò dei disegni per i suoi libri, presenti anch’essi nella mostra.
La terza sezione è dedicata alle sue fonti di ispirazione, come le illustrazioni dellaBibbia, interpretata attraverso una lente umanista e intesa come un ciclo di incontri storici tra l’uomo e Dio.
Il periodo francese dà il via all’ultima sezione. Dopo il suo trasferimento a Parigi, che lo rese un artista poliedrico e cosmopolita, Chagall si addentra in un ricco cromatismo che conferisce nuova linfa ai ricordi della sua casa natale e all’atmosfera della sua infanzia.
Artista prolifico, Chagall ha dimostrato nel corso della sua straordinaria carriera di essere un maestro della linea e della superficie, ineguagliato nell’abilità di tradurre il colore in un mezzo esclusivamente bianco e nero, mantenendo le gradazioni dei toni. Colori vivaci e immagini ricche ed evocative, ora malinconiche ora gioiose: la sua opera enigmatica è un vero e proprio linguaggio che nasconde dei significati collettivi, ideati con ingegno e innovazione, facendo di lui una fonte di ispirazione per intere generazioni di artisti.
Barbara Spadafora
Trento Art Prize: proclamati i vincitori del primo festival digitale di arte contemporanea italiana
Sono stati proclamati i vincitori del Trento Art Prize, il primo festival digitale dedicato all'arte contemporanea in Italia, selezionati tra i talentuosi finalisti che hanno preso parte all'evento. La cerimonia di premiazione si è svolta sabato 7 marzo, segnando la conclusione di un’intensa settimana, dal 2 al 6 marzo 2022, in cui il festival ha raccolto e messo in luce i progetti artistici dei partecipanti che hanno aderito all'iniziativa.
Questo innovativo format digitale ha dato voce a nuove forme d'espressione, spaziando tra diverse discipline artistiche, e ha rappresentato un importante punto d’incontro tra artisti emergenti e professionisti del settore. Attraverso mostre virtuali e dialoghi online, il Trento Art Prize ha voluto non solo esaltare il talento creativo, ma anche rispondere alle sfide che il mondo dell'arte contemporanea affronta nell'era digitale, offrendo uno spazio inclusivo e accessibile a tutti, senza limiti geografici.
Come affermava Pablo Picasso: "Tutti i bambini sono degli artisti nati; il difficile sta nel fatto di restarlo da grandi". Il Trento Art Prize ha celebrato proprio questa capacità di mantenere viva la fiamma della creatività, promuovendo il lavoro di quegli artisti che, con coraggio e innovazione, continuano a esplorare nuovi linguaggi visivi e concettuali.
Grazie a questa piattaforma, il festival ha rappresentato una finestra aperta sul futuro dell’arte contemporanea, dimostrando che, anche in un contesto digitale, è possibile creare connessioni significative e coltivare una comunità artistica vibrante e in costante evoluzione.
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