Dall'8 al 20 marzo 2022 al teatro Manzoni di Milano va in scena "MINE VAGANTI" di Ferzan Ozpetek che, firma la sua prima regia teatrale vedendo Francesco Pannofino, Simona Marchini, Iaia Forte, Erasmo Genzini e Carmine Recano, rappresentare la famiglia Cantone.
A differenza del film, l'ambientazione portata a teatro è completamente differente, che dal Salento, si sposta in una cittadina come Gragnano, un posto dove un coming out suscita ancora parecchio scandalo. Rimane però la famiglia Cantone, proprietaria di un grosso pastificio, con le sue radicate tradizioni culturali alto borghesi e un padre desideroso di lasciare in eredità la direzione dell’azienda ai due figli. Tutto precipita quando uno dei due si dichiara omosessuale, battendo sul tempo il minore tornato da Roma proprio per aprirsi ai suoi cari e vivere nella verità.
Storie di persone, di scelte sessuali, di fatica ad adeguarsi ad un cambiamento sociale ormai irreversibile, qui la figura del pater familias è emblematica, oltre che drammatica e ironica allo stesso tempo.
Le emozioni dei primi piani hanno ceduto il posto a punteggiatura e parole; i tre amici gay sono diventati due e vi sono molte parti con uno spettacolino per poter marcare, facendone perfino una caricatura, quelle loro caratteristiche che prima arrivavano alla gente secondo le modalità mediate dallo schermo.
Il teatro può permettersi il lusso dei silenzi, ma devono essere esilaranti, altrimenti vanno riempiti con molte frasi e una modulazione forte, travolgente.
Così Ferzan Ozpetek racconta di come abbia deciso di portare il suo film celebre a teatro - "Come trasporto i sentimenti, i momenti malinconici, le risate sul palcoscenico? Questa è stata la prima domanda che mi sono posto, e che mi ha portato un po’ di ansia, quando ha cominciato a prendere corpo l’ipotesi di teatralizzare "Mine vaganti." La prima volta che raccontai la storia al produttore cinematografico Domenico Procacci, lui rimase molto colpito aggiungendo entusiasta che sarebbe potuta diventare anche un ottimo testo teatrale. Poco dopo avviammo il progetto del film e chiamammo Ivan Cotroneo a collaborare alla sceneggiatura. Oggi, dietro invito di Marco Balsamo, quella prospettiva si realizza con un cast corale e un impianto che lascia intatto lo spirito della pellicola. Certo, ho dovuto lavorare per sottrazioni, lasciando quell’essenziale intrigante, attraente, umoristico. Ho tralasciato circostanze che mi piacevano tanto, ma quello che il cinema mostra, il teatro nasconde, e così ho sacrificato scene e ne ho inventate altre, anche per dare nuova linfa all’allestimento."
Secondo l'autore, a teatro non ci si dovrebbe mai annoiare, e questo spunto ha fatto in modo che lo spettacolo non fosse lento. Lo spettacolo infatti presenta un ritmo continuo, che non si ferma, anche durante il cambio delle scene. Grazie a Luigi Ferrigno con un gioco di movimenti con i tendaggi; e alle luci di Pasquale Mari fanno la loro parte, lo stesso per i costumi di Alessandro Lai, colorati e sgargianti.
"Ho realizzato - dice Ozpetek- una commedia che mi farebbe piacere andare a vedere a teatro, dove lo spettatore è parte integrante della messa in scena e interagisce con gli attori, che spesso recitano in platea come se fossero nella piazza del paese e verso cui guardano quando parlano. La piazza/pubblico è il cuore pulsante che scandisce i battiti della pièce."

