Il 25 e 26 novembre Motus, la compagnia nata a Rimini dal 1991 fondata da Enrico Casagrande e Daniela Nicolò, vincitrice del prestigioso Premio della Critica dell’Associazione Nazionale dei Critici di Teatro, mette in scena spettacoli capaci di raccontare le più aspre contraddizioni del presente, porterà alla Triennale Milano Teatro uno dei classici più conosciuti della letteratura di tutti i tempi: nato tra il 1816 e il 1817 dall’immaginazione della giovanissima Mary Shelley, Frankenstein, è emblema del pericolo insito nello sviluppo tecnologico.

Sono 13 i ristoranti che hanno ottenuto le ambite 3 Stelle, 5 i nuovi due Stelle e 26 i nuovi ristoranti da una Stella Michelin; Niederkofler entra nella storia, ottenendo per la prima volta 3 Stelle in una volta, così come Fabrizio Mellino; 13 ristoranti hanno ottenuto, inoltre, la Stella Verde per la Sostenibilità
Testo a cura di Tiziana Latorre
“Un racconto fatto di bellezza assurda e sprecata, di amore infinito e sfinito della donna più bella mai esistita, della donna più triste mai vissuta”.
Grande attesa per lo spettacolo scritto e diretto da Filippo Timi, dal titolo “Filippo Timi è Marilyn”. Un omaggio alla figura femminile di Marylin Monroe, donna bellissima, amatissima, ma che nella vita privata ha sofferto di solitudine e infelicità.
Autore di spettacoli teatrali di successo, Filippo Timi è un attore amatissimo e conosciuto dal pubblico italiano per il suo grande talento, che si riflette anche sulla sua scrittura. Infatti, l’attore pugliese è anche un grande autore e il suo ultimo libro, “Marilyn”, pubblicato il 3 settembre per Feltrinelli editore, ne è la prova.
Il racconto parla della grande icona degli anni Cinquanta, Marilyn Monroe, della sua bellezza, della sua tristezza e di come è stata usata dagli uomini di potere, ma è anche un inno alla libertà. Infatti, vuole mettere a nudo le nostre fragilità, focalizzandosi in particolare su quella che è la nostra zona di comfort a cui ci “aggrappiamo” per non avere paura.
Con Domenico Ingenito, Lorenzo Parrotto, Matteo Prosperi, Federico Sciuto, Gianluca Vesce e Filippo Timi, il reading teatrale, tratto dal libro “Marilyn” , che si terrà il 25 settembre alle ore 19:00 al Teatro Franco Parenti in Sala Grande, sarà dunque un’occasione imperdibile per scoprire una Marilyn inedita.
Dopo il debutto in prima nazionale a Firenze lo scorso maggio, “Il misantropo” di Molière torna in scena a Milano, al Teatro Franco Parenti, con la regia di Andrée Ruth Shammah per la traduzione di Valerio Magrelli.
La nuova produzione, in scena in Sala Grande dall’8 novembre al 3 dicembre, continua la ricerca di Shammah su Molière con l’obiettivo di avvicinare il pubblico all’autore francese, uno dei più grandi uomini di teatro di tutti i tempi.
Nel ruolo del protagonista Luca Micheletti, uno dei teatranti più originali, eclettici e visionari della sua generazione.
Una commedia amara e filosofica
“Il misantropo”, commedia scritta da Molière e rappresentata per la prima volta nel 1666, è un'opera complessa e sfaccettata che ha affascinato e provocato gli spettatori per secoli.
Il lavoro è ambientato nella Francia del XVII secolo, un'epoca caratterizzata da una società rigida e gerarchica, in cui l'ipocrisia e l'opportunismo erano all'ordine del giorno. In questo contesto, il protagonista, Alceste, interpretato da Micheletti, incarna la figura del ribelle, del dissidente, del misantropo.
Alceste è un uomo colto e sensibile, ma anche un idealista e un intransigente. Egli non sopporta le falsità e le ipocrisie della società del suo tempo, e per questo si trova sempre in conflitto con gli altri. Il suo amore per Célimène, una donna affascinante ma frivola, interpretata da Marina Occhionero, è destinato a fallire. Célimène, infatti, è una donna del suo tempo: è disposta a mentire, a fingere, a tradire pur di ottenere ciò che vuole.
Il confronto tra Alceste e Célimène è il cuore della commedia. È il confronto tra due visioni del mondo opposte: la visione idealistica di Alceste, che crede nella verità e nella purezza, e la visione pragmatica di Célimène, che crede nell'adattamento e nell'opportunismo.
Molière, attraverso la sua opera, ci offre uno spaccato impietoso della società del suo tempo, ma anche un ritratto profondo e complesso dell'animo umano. Alceste è un personaggio tragico, ma è anche un personaggio affascinante e credibile. È un uomo che lotta per ciò in cui crede, anche se questo lo porta alla solitudine e alla sconfitta.
Una produzione dal cast stellare
La nuova produzione dell’opera vanta un cast stellare, che comprende, oltre a Micheletti e Occhionero, anche Angelo Di Genio, Corrado D’Elia, Andrea Soffiantini, Maria Luisa Zaltron, Filippo Lai, Vito Vicino, Emilia Scarpati Fanetti, Pietro De Pascalis, Matteo Delespaul e Francesco Maisetti.
Le scene sono di Margherita Palli, i costumi di Giovanna Buzzi, le luci di Fabrizio Ballini, le musiche di Michele Tadini, la cura del movimento è di Isa Traversi.
Un appuntamento da non perdere per tutti gli appassionati di teatro.
Di Barbara Spadafora
Che siate locali o viaggiatori, amanti della cucina tradizionale o sperimentatori audaci, La Taskita è pronta a stupirvi
L'arte delle tapas, piccoli e deliziosi piattini che raccontano storie di sapori e tradizioni da condividere tra amici, trova una nuova dimora nella splendida baia di Alassio. Questa incantevole località, baciata dal sole per la maggior parte dell'anno, è il luogo in cui sboccia una nuova e affascinante avventura culinaria. Con l'apertura de "La Taskita," un tapas bar e ristorante contemporaneo, le sponde della Riviera Ligure si arricchiscono di un'esperienza gastronomica senza eguali.

Il paradiso delle tapas
La Taskita è molto più di un semplice ristorante; è un luogo di scoperta culinaria, un laboratorio di idee e sapori, che sfida le convenzioni e abbraccia una cucina sperimentale proveniente da ogni angolo del mondo. Il suo menu è in continua trasformazione, una tela bianca pronta a ospitare le influenze culturali più variegate. Questo locale non convenzionale offre un intreccio di sapori, tradizioni e preparazioni, sia nel food che nel beverage.
La filosofia de La Taskita
Lo spirito di La Taskita è incentrato sulla condivisione, sulla convivialità e sulla sete di scoprire nuovi sapori e nuove identità culinarie. Le tapas, vero fulcro dell'esperienza gastronomica qui offerta, si reinventano costantemente e sorprendono con creazioni fuori menu.

Sia che siate amanti della carne o appassionati di cucina di mare, troverete piatti che vi faranno esplorare l'universo dei gusti. Da Churros e Culatello Zibello DOP a Gyoza di Maiale e Spinaci con salsa "oriental style," passando per Tacos di costina di maiale cotta a bassa temperatura o Chorizo Colombiano servito con arepa (pane tipico venezuelano a base di farina di mais) e lime. Se preferite il mare, potrete deliziarvi con prelibatezze come il Salmone marinato alla barbabietola con pane brioche, feta, maionese wasabi e miele, tartufo, il Ceviche di Branzino con leche de tigre di carota, patata dolce e chips di platano, o le Ostriche Ancelin al naturale o in tre varianti speciali.
La proposta lunch
A pranzo, il menu si trasforma, ma l'anima rimane intatta, offrendo proposte leggere che fondono tradizione e innovazione in un'esplosione di sapori. Un esempio? L'insalata Okinawa con Pastrami, insalata, mandorle, finocchi, pomodori secchi, cetriolo, salsa yogurt e tahina. E non dimentichiamoci della drink list, altrettanto non convenzionale, con cocktail signature divertenti ed originali, una selezione di drink analcolici per tutti i gusti e una carta dei vini e delle birre per accompagnare ogni boccone.

Le menti dietro La Taskita, Bri e Roby, ci raccontano la loro ispirazione per creare questo luogo unico: "I nostri viaggi in giro per il mondo e la nostra curiosità insaziabile ci hanno spinti a sperimentare e a portare a casa qualcosa di speciale, qualcosa che potesse raccontare il nostro rapporto con il gusto e con il cibo. Abbiamo voluto creare una cucina internazionale in continua evoluzione, proprio come il nostro menu."
Cinzia Giordanelli

Un romanzo che esplora i temi dell'identità, della memoria e del potere dell'amore.
Sara Manfredi presenta il suo esordio letterario: “Kiss the rain”, un romanzo di formazione ispirato alla leggenda del Tanabata, la festa dell’estate, degli innamorati e delle stelle, che affonda le sue radici in Giappone.
“Kiss the rain”: la trama
Durante un volo intercontinentale Takumi, ormai trentenne, ripensa ai tempi del liceo e al suo rapporto con Asami, una ragazza giapponese che scompare dalla sua vita all'improvviso e di cui nessuno ha più memoria, tranne lui stesso.
Per scoprire la verità su di lei, Takumi compie, appena diciottenne, un viaggio nel lontano Giappone assieme alla madre e al suo migliore amico Thomas. Tuttavia, venuto a conoscenza della verità sulla ragazza, la sua vita cambierà completamente e dovrà fare i conti con quello che nel suo mondo ha sempre considerato irreale.
Guardando dal finestrino dell'aereo e attraverso dei dialoghi con una signora anziana seduta al suo fianco, Takumi rifletterà su quanto ha perso, ricordando un amore che non ha mai dimenticato, le amicizie degli anni giovanili e il rapporto speciale con la madre, alla ricerca del suo posto nel mondo.
La cultura giapponese, in particolare la leggenda del Tanabata, alcune coincidenze inaspettate e la musica, a cui si ispira il titolo del romanzo, attraversano la narrazione come un leitmotiv, in cui il magico si mescola al reale, insinuando il dubbio sull'autenticità di ciò che il protagonista dice di aver vissuto.
“Sarò sempre legata ai personaggi che ho creato perché in ognuno di essi c'è un po' di quello che sono o delle persone che ho incontrato nella mia vita, ed esattamente come il primo amore, anche il primo romanzo non si scorda mai”, racconta Sara Manfredi.
Un romanzo coinvolgente e ricco di spunti di riflessione, che esplora i temi dell'identità, della memoria e del potere dell'amore.
Di Barbara Spadafora
Non apre di giorno, non fa colazioni, non ha distese di bottiglie con etichette per fare marketing, non ha dipendenti in camicia inamidata e cravattino nè arredi placcati oro per i clienti "chicchettosi". Tutto questo (non) è DIRTY, il nuovo "bar non bar" milanese guidato da Mario Farulla, Carola Abrate, Gianluca Tuzzi e Paolo Coppola dedicato ai veri nottambuli
Testo di Tiziana Latorre
Il regista iraniano Amir Reza Koohestani inaugura in prima nazionale da martedì 24 a giovedì 26 ottobre la Stagione 2023 di Triennale Milano Teatro: accolto con successo dal pubblico e dalla critica al debutto al Kunstenfestival di Bruxelles quest'anno, Blind Runner parte ancora una volta da una vicenda personale per raccontare la drammatica realtà dell'Iran di oggi.
Al giorno d’oggi, sempre più giovani sono attratti e affascinati dalla carriera diplomatica, cogliendone gli aspetti più piacevoli. Essere un diplomatico, poter rappresentare il proprio Paese è un grande onore, ma spesso viene dimenticato il percorso impegnativo che occorre intraprendere prima di poter iniziare questa professione.
La carriera diplomatica è una carriera che richiede una grande responsabilità e professionalità. In Italia il giovane che vuole intraprendere questo percorso dovrà conseguire un diploma di istruzione secondaria superiore, possedere una laurea o Master in ambito economico, giuridico, linguistico o internazionale. conoscere a livello professionale la lingua inglese ed una seconda lingua straniera scelta fra francese, spagnolo e tedesco.
Dovrà quindi superare un concorso che consisterà in una prova attitudinale volta ad accertare la capacità del candidato di svolgere l’attività diplomatica, 5 prove scritte per valutare le competenze accademiche in campo storico, giuridico, politico ed economico, due composizioni senza l’uso del dizionario, in inglese ed altra lingua straniera, su tematiche di attualità internazionale, più una prova orale e la valutazione dei titoli.
Superate tutte queste prove, che non possono essere ripetute più di 3 volte fino all’età di 35 anni, il giovane potrà iniziare la carriera diplomatica, diventando prima Segretario di Legazione, Consigliere di Legazione, Consigliere d’Ambasciata, Ministro plenipotenziario, e infine, per chi ci riesce, Ambasciatore. In Italia gli ambasciatori sono attualmente 153, di cui 23 donne.

La progressione nella carriera avviene sia per anzianità che per meriti personali tramite una valutazione annuale.
Generalmente il diplomatico è assegnato per 5 anni ad una determinata sede, successivamente può essere assegnato ad altra sede fino a un massimo di 10 anni. Rientrerà quindi nel proprio Paese per almeno 3 anni prima di poter essere assegnato di nuovo ad altra sede.. Ovviamente il Ministero degli Esteri ha la facoltà di modificare tutto questo, richiamando il diplomatico in sede ove lo ritenga necessario, per ragioni di servizio o prolungandone la permanenza all’estero.
Non tutti i diplomatici diventano ambasciatori, pero se ciò avviene, viene esaminata tutta la carriera del candidato: si verifica l’impegno professionale e personale, si esaminano gli studi che il funzionario ha intrapreso e concluso, si valutano le modalità con le quali ha svolto il suo servizio e il comportamento avuto, incluso quello nell’ambito delle relazioni sociali.
Se tutto questo viene valutato positivamente, si deciderà che la persona in questione possiede le qualità necessarie per diventare ambasciatore.
La carriera diplomatica è una carriera molto impegnativa, a volte esigente, e può anche avere effetti negativi sulla persona, se questa non possiede una capacità interiore per affrontare i cambiamenti e la pressione del lavoro. Importante è anche la capacità di adattamento di fronte alle difficolta.
Un aspetto particolare di questa professione è che il diplomatico si deve spesso trasferire al di fuori del proprio Paese, e questo a volte comporta difficoltà di adattamento o di carattere familiare. Per contro, il diplomatico ha la possibilità di visitare e conoscere realtà nuove, Paesi e culture a volte lontanissime dal proprio luogo di origine.
In Italia le donne hanno ottenuto solo negli anni ’60 l’accesso alla carriera diplomatica, grazie ad una sentenza della Corte Costituzionale che ha bocciato come illegittima la norma che escludeva le donne dalla carriera diplomatica, prefettizia e in magistratura.

All’inizio la rappresentanza femminile era molto ridotta, quasi Inesistente, Dopo gli anni 70- 80, grazie anche a Leggi a favore dell’uguaglianza fra i sessi, la situazione e’ lentamente migliorata, attualmente la rappresentanza diplomatica femminile è costituita da 185 persone, circa il al 20 per cento del totale. Tuttavia, nelle posizione più elevate, la percentuale di rappresentanza maschile è tuttora nettamente superiore.
La carriera diplomatica è tuttora prevalentemente maschile, c’è ancora molto da fare per poter raggiungere la parità, soprattutto per quanto riguarda le alte cariche, così come previsto dal regolamento legislativo.
Le donne diplomatiche possano dare un ottimo contributo, grazie alle loro caratteristiche specifiche, per contribuire positivamente al miglioramento del ruolo della donna all’interno della società, aiutando contemporaneamente il proprio Paese a stabilire una relazione di collaborazione positiva con le varie Nazioni del mondo.
Al giorno d’oggi la diplomazia diventa sempre più importante, anche se a volte non viene sufficientemente apprezzata. Attraverso di essa si possono trovare soluzioni e raggiungere obiettivi in modo pacifico, per via diplomatica, invece di fare ricorso alla violenza e alla forza.
La diplomazia contribuisce all’avvicinamento fra i popoli, a individuare e risolvere pacificamente i conflitti, a promuovere la cooperazione in tutti gli ambiti, a risolvere i problemi attraverso il dialogo e soprattutto a permettere che le persone, le Nazioni si conoscano e attraverso questa maggiore conoscenza possano cooperare e contribuire in modo positivo alla pace e alla serenità fra i popoli.
Cinzia Giordanelli
Un lupo simpatico e maldestro, tanti capretti giocherelloni e una mamma affettuosa: ecco gli ingredienti di uno spettacolo allegro e ricco d'azione, adatto a tutta la famiglia.
“Il Lupo e i Sette Capretti” è un inno al teatro, fatto con gusto, passione e con il piacere di condividere e stare insieme, proposto da La Casa delle Storie. La compagnia, nata nel 2001, è dedicata a tutta la famiglia e, con i suoi spettacoli, ha riscosso grande successo.
Anche perché i bambini possono divertirsi e immedesimarsi nei personaggi, grazie a un kit, situato accanto al posto assegnato, che permette loro di partecipare attivamente allo spettacolo. A volte, invece, saranno gli attori a uscire dallo spazio canonico del palco, annullando le separazioni esistenti e trasformando tutta la sala in un grande palcoscenico.
In scena, un lupo affamato e simpatico che non riesce a catturare i capretti, grazie all'aiuto della mamma capra. Si tratta, dunque, di uno spettacolo adatto a tutte le età, che trasmette un messaggio importante: il bambino ha bisogno di un adulto che lo guidi e lo aiuti ad affrontare i pericoli del mondo.
Lo spettacolo si svolgerà il 21 ottobre 2023 alle ore 15:00 presso il Teatro Manzoni. È possibile acquistare i biglietti a partire da 16 euro per gli adulti, 12.50 euro per i bambini dai 3 ai 14 anni e 6 euro per i bambini al di sotto dei 3 anni.
Per maggiori informazioni, visita il sito de La Casa delle Storie.
Di Barbara Spadafora
La vita si sta allungando sempre più grazie ad una corretta alimentazione, al progresso in campo medico e farmacologico, ad un incremento dell’esercizio fisico. Alcune persone però superano l’aspettativa di vita e raggiungono e a volte oltrepassano i cento anni
Qualche tempo fa’ abbiamo chiesto alla Signora Lia de Giorgio, recentemente deceduta all’età di 102 anni, quale fosse il segreto della sua longevità. Dopo un attimo di riflessione, la Signora ha risposto: ”Moderazione. La mia parola magica è sempre stata “moderazione”.
Di moderazione era fatta la sua vita: mangiava un po’ di tutto, senza mai eccedere, evitando i grassi perché era stata operata di cistifellea, ma non disdegnando di tanto in tanto un buon bicchiere di vino ( allungato con l’acqua). Non aveva tante amiche, due o tre le bastavano, e quando non c’erano più diffondeva il suo affetto alle persone che incontrava quotidianamente.
I viaggi le piacevano, ma, anche lì, una volta visitata una città non voleva più tornarci.
Persino a Parigi, dove il marito si recava una volta all’anno, non era più voluta ritornare, con grande rammarico, ma anche sollievo di quest’ultimo per l’improvvisa libertà.

La Signora amava molto l’Inghilterra e tutto ciò che era inglese: aveva lavorato come interprete per l’esercito inglese durante la seconda guerra mondiale e da allora quel Paese le era rimasto nel cuore, insieme al The che beveva regolarmente alle 5 del pomeriggio. Ma anche lì metteva in atto la sua parola d’ordine: aveva visitato la Gran Bretagna una sola volta, e i biscotti che mangiava all’ora del The non superavano mai il numero di 3.
Persino la cura della casa, la cucina, tutto veniva fatto con moderazione da lei, perché al resto ci pensavano gli altri o l’altra, a seconda del periodo della sua vita.
Era moderata anche nell’espressione delle sue emozioni: un giorno, disperata e in lacrime dopo aver appreso della morte di una persona cara, ad un certo punto si era fermata e aveva detto “ora devo smettere, altrimenti mi si alza la pressione” e si era asciugata le lacrime.
Un’unica cosa che sfuggiva alla legge della moderazione: l’amore per gli altri e la Voglia di fare il bene. Voleva bene a tutti, tranne che a qualche “nemica" che però perdonava facilmente. Pregava molto, per tutti, per i familiari, gli amici, il mondo, per chiunque glielo chiedesse. Si sforzava di superare il proprio egoismo, dividendo con gli altri il suo dolce preferito o rinunciando al programma televisivo o alla lettura del suo libro per ascoltare ed aiutare gli altri con l’ascolto, una parola buona. Cercava di fare felici le persone che incontrava, ma con moderazione, senza essere invadente. Spesso si mordeva la lingua o si tappava la bocca per non rispondere alle provocazioni o allo sgarbo di qualcuna.
In fondo, come la signora de Giorgio ci ha insegnato, abbiamo tutti bisogno di dare e ricevere amore, fare e ricevere bene, ma in tutto il resto è meglio usare la legge della moderazione: nei nostri egoismi, nei piaceri indotti dalle mode, nella voglia di avere sempre di più.
Che sia questo il segreto della longevità?
A proposito, la Signora de Giorgio era mia madre.
Cinzia Giordanelli
Citylife ancora più green: all via dal 13 al 15 ottobre la 16esima edizione della manifestazione Flora et Decora
È tempo di godersi questo inizio di autunno e non c’è modo migliore per farlo che immergersi nella natura e nei suoi frutti. Il tema green è da sempre l’indiscusso protagonista di Flora et Decora che torna dal 13 al 15 ottobre 2023 rinnovata in molti aspetti. Il secondo appuntamento della sedicesima edizione sarà infatti completamente immerso nel verde e unirà, come da tradizione, piante rigogliose, artigianato di qualità ed enogastronomia di eccellenza. La manifestazione, ancora più “Your green life in the city”, si svolgerà nei giardini di CityLife da venerdì 13 a domenica 15 ottobre 2023 con accesso libero dalle 10.00 alle 20.00 nei primi due giorni, fino alle 19.00 domenica.
Tra tradizioni e novità. Son molte le anime che da sempre convivono con Flora et Decora e che da dieci anni e sedici edizioni le permettono di imporsi sul territorio come un’esperienza unica e multisensoriale, da fare immersi nella natura e nel centro di Milano. Tra le novità maggiori di questa edizione c’è sicuramente il nuovo spazio espositivo, che sarà all’interno del grande prato di 6.000 mq di CityLife, che ospita l’installazione artistica Coloris vicino a via Demetrio Stratos e dove sarà possibile scoprire piante rare e artigianato ricercato, insieme alle prelibatezze culinarie provenienti da tutta Italia.
Anche in questa edizione arriveranno a Citylife espositori provenienti dalla Lombardia ma anche da altre regioni d’Italia, suddivisi in più sezioni: FLORA, dedicata al florovivaismo e DECORA, con la sua ampia selezione di artigiani. Oltre a queste ritorna anche la sezione RISTORA, che si è affermata in questi ultimi anni, dedicata all’enogastronomia d’eccellenza.

In questa location esclusiva ci sarà spazio anche per l’area DEGUSTAZIONI, in particolare nelle giornate di sabato 14 e domenica 15 ottobre i visitatori potranno degustare anche alcuni dei prodotti enogastronomici presenti in fiera. Tra questi una nuova collaborazione di quest’anno è quella con “Tenute Nicosia”, simbolo da cinque generazioni della rinascita del vino siciliano. Tra le novità enogastronomiche anche un punto ristoro, aperto per tutta la durata dell’evento, dove si potrà fare una gustosa pausa all’insegna del riciclo e contro lo spreco di cibo. Tra gli eventi tornano anche le visite guidate di Citylife, sabato 14 e domenica 15, a cura di Artema e le visite gratuite agli Orti Fioriti di CityLife venerdì 13 e sabato 14 ottobre. Sul sito floraetdecora.it ulteriori informazioni e tutti gli appuntamenti.
Tutti gli appuntamenti
Venerdì 13 ottobre 2023
-Ore 16.30 Nel Giardino Fiorito dei Calvino. A cura di Andrea Kerbaker de La Kasa dei Libri.
Sabato 14 ottobre 2023
-Ore 11.00 Mini-ciclamini e viole strabilianti. Impariamo a comporre e curare le cassette fiorite per il davanzale invernale, con gli esperti del vivaio Floriade.
-Ore 12.00 Le piante dell’aria. I segreti per coltivare le tillandsie, piccole bromeliacee in grado di crescere senza terra, sia sui balconi sia in casa, con i vivaisti di Michieli Floricoltura.
-Ore 15.00 Comporre con i bulbi. Non solo tulipani, giacinti e narcisi: sono molte le specie da piantare in autunno per le fioriture primaverili e sveleremo tutti i segreti per coltivarle in vaso. A cura di Rosanna Nicoletti de Il Giardino di Famiglia.
-Ore 16.00 Le più belle combinazioni di perenni, con le graminacee e le fioriture d’autunno per creare un balcone in stile contemporaneo in città. Con Daniele Terzano del vivaio Fenix.
-Ore 17.00 Quando e come potare i cespugli del giardino e del terrazzo? Gli esperti di Fondazione Minoprio spiegheranno come prendersi cura di rose e piccoli arbusti ornamentali. Con il docente di giardinaggio Francesco Giorgi.
Domenica 15 ottobre 2023
-Ore 11.00 Prepariamo le piante grasse per l’autunno e per l’inverno. Quali varietà vanno messe a riposo? E quali cactus, invece, possono sopravvivere bene in casa? Lo spiega Cipriano De Vito del vivaio Desert Style.
-Ore 12.00 Compost Bokashi: il fertilizzante che viene dalla cucina. Illustreremo la rivoluzionaria tecnica giapponese fai-da-te e inodore per creare in casa il concime partendo dai resti dell'umido, con i trucchi di Sara Carusi di Bokashi Compost Italia.
-Ore 15.00 Galline da terrazzo e galli baritoni: un’occasione unica per conoscere i polli ornamentali e imparare tutto sulle razze più docili, ideali come pet per grandi balconi e piccoli giardini. Con gli esperti Ugo Cavagnini ed Elio Donadoni di ALA. Associazione Lombarda Allevatori Razze Avicole.
-Ore 16.00 Quando si dice... un tappeto di fiori. Tutto sulle migliori piante coprisuolo da coltivare in terrazza e nei giardini per riempire di verde ogni angolo. Con Simone Nigra e Andrea De Paoli del vivaio Gardenesque.
-Ore 17.00 Cuore di riccio. Conosciamo questi piccoli mammiferi che popolano la città e aiutiamoli nei nostri giardini, con i consigli del veterinario Massimo Vacchetta, fondatore del centro di recupero ricci La Ninna.
di Barbara Spadafora
La più grande churrascaria brasiliana di Milano torna ad appassionare il capoluogo lombardo, con il trupudio di carni di alta qualità nella nuova sede in via Slataper aperta tutto il mese di agosto
Negli ultimi anni, l'intelligenza artificiale (IA) ha avuto un impatto significativo sulla medicina, contribuendo a migliorare le diagnosi, le terapie e la comprensione delle malattie. Questo è vero anche per l'oncoematologia pediatrica, la branca della medicina che si occupa del cancro nei bambini.
Grazie alla collaborazione tra centri specializzati e iniziative europee, infatti, l'IA sta dimostrando il suo potenziale rivoluzionario in questo campo, così che i bambini possano ricevere cure più efficaci e con meno effetti collaterali. L’importanza dell’applicazione dell’Intelligenza Artificiale in questo campo è stata sottolineata in occasione del 48esimo Congresso Nazionale AIEOP (Associazione Italiana Ematologia e Oncologia Pediatrica), che si è tenuto da lunedì 2 a mercoledì 4 ottobre all’Hotel Savoia Regency di Bologna.
Quattro progetti rivoluzionari
Durante il convegno annuale dell’associazione si è parlato in particolare di quattro progetti rivoluzionari:
- DL4H – Deep Learning for Health;
- UNICA4EU;
- GENOMED4ALL;
- SYNTHEMA.
DL4H - Deep Learning for Health utilizza algoritmi di apprendimento automatico per estrarre conoscenze utili dai dati clinici e organizzativi, aprendo nuove strade per una diagnosi più precisa e una migliore assistenza ai bambini. I ricercatori di AIEOP stanno attualmente testando il prototipo in diversi centri specializzati in Italia. I risultati preliminari sono molto promettenti e suggeriscono che l'IA potrebbe avere un impatto significativo sulla cura del cancro infantile.
UNICA4EU creerà invece un portale unico con risorse e informazioni sull'oncoematologia pediatrica, così da migliorare la cooperazione tra i diversi centri di ricerca e cura del cancro infantile in Europa. I ricercatori potranno condividere le loro conoscenze e i loro dati, accelerando lo sviluppo di nuove applicazioni dell'IA per la cura del cancro infantile.
GENOMED4ALL si concentra sull'integrazione di dati omici, ovvero dati relativi al DNA, con dati clinici, ovvero dati relativi alla storia clinica dei pazienti. L'IA verrà utilizzata per analizzare questi dati e identificare le caratteristiche genetiche che sono associate a determinate malattie emato-oncologiche, con il fine di sviluppare terapie personalizzate più efficaci e meno dannose per i pazienti.
SYNTHEMA, infine, si focalizza sulla generazione di dati sintetici, ovvero dati artificiali che sono simili alla realtà, che potranno essere utilizzati per migliorare la comprensione di queste malattie e per supportare la ricerca clinica. Queste scoperte potrebbero portare allo sviluppo di nuove terapie che siano più efficaci e meno dannose per i pazienti.
Il Congresso ha dunque sottolineato come l’IA possa identificare i tumori in modo più preciso e precoce, consentendo ai bambini di ricevere cure più efficaci, e aiutare i medici a prendere decisioni migliori sul trattamento dei bambini, migliorando la loro qualità di vita. Ma anche personalizzare le terapie in base alle caratteristiche specifiche di ciascun bambino, migliorando i risultati del trattamento.
Per maggiori informazioni, visita il sito di AIEOP.
Cinzia Giordanelli
A Cavriglia (AR), Tenuta San Jacopo celebra i 20 anni del suo taglio bordolese “Orma del Diavolo” con una verticale inedita
Immersa in 140 ettari tra vigneto, oliveta e bosco nel Valdarno Superiore, Tenuta San Jacopo festeggia quest’anno un traguardo importante. Il suo vino "Orma del Diavolo" compie vent’anni. La celebrazione rappresenta un momento di riflessione sull'evoluzione degli stili di produzione nel corso degli anni e di come sia possibile mantenere una forte identità legata al territorio, pur abbracciando nuove tendenze e tecniche. L'annata 2014 di “Orme del Diavolo” segna infatti un punto di svolta nello stile del vino e nella produzione complessiva della Tenuta San Jacopo, grazie al cambio di direzione aziendale e all'arrivo di nuovi tecnici. Si è passati da vendemmie tardive e macerazioni più lunghe del periodo precedente a uno stile che mira a trovare un equilibrio tecnologico che favorisca la bevibilità e la freschezza del frutto.

Il blend
Negli anni '80, Tenuta San Jacopo decise di investire in nuove varietà francesi per soddisfare la sempre crescente domanda di uva di alta qualità per la produzione dei Super Tuscan chiantigiani. Nasce così il vino "Orma del Diavolo", taglio bordolese composto principalmente da Sangiovese, Merlot e Cabernet Sauvignon e oggi consolidato come uno dei vini di punta della tenuta.
Perché “Orma del Diavolo”?
"Orma del Diavolo" prende il nome dal toponimo della vigna da cui proviene, una roccia antica che presenta una forma che, in passato, i coloni locali identificarono come l'orma di un diavolo. Tuttavia, questa figura era semplicemente il confine dei terreni appartenenti al Barone Ricasoli, una figura temuta dagli abitanti per la sua fama e il potere che esercitava nella zona del Chianti e parte del Valdarno Superiore.

La verticale dei vini "Orma del Diavolo" di Tenuta San Jacopo
In degustazione per festeggiare i 20 anni di “Orme del Diavolo” l’annata 2009, 2013, 2014, 2015, 2016 e 2019. Le tre cose che saltano subito al naso ed al palato sono la corrispondenza tra annata e vino, il cambio di stile negli ultimi due vini e la piacevolissima complessità e integrità dell’annata 2009, piena e strutturata con tannini morbidi che si fondono armoniosamente con una buona acidità. La 2013 ha un bouquet aromatico intrigante, con un palato ben equilibrato ed un finale di tabacco e spezie dolci di buona persistenza. “Orme del Diavolo” 2014 ha invece tannini più snelli e una fresca acidità, con un finale sulla radice di liquirizia ed erbe aromatiche. L’annata 2015 si apre su un ventaglio aromatico di mirtilli e ribes, uniti a toni speziati e balsamici. In bocca è avvolgente, con tannini decisi ma ben levigati.
“Orme del Diavolo” 2016 si caratterizza invece per un'eleganza e una freschezza notevoli. Al naso emergono sentori di visciole, fragoline di bosco e un leggero accenno di tabacco ed erbe aromatiche. Al palato è armonico e ben equilibrato, con tannini setosi e una piacevole acidità. L’annata 2019 di “Orme del Diavolo”, infine, si apre su aromi di frutti rossi con accenni floreali. In bocca è vivace, con tannini ben scolpiti e una piacevole freschezza. Il finale invita a un altro sorso e lascia la curiosità di riassaggiarlo tra qualche anno di affinamento in bottiglia.

La vigna e la cantina di Tenuta San Jacopo
Le vigne di Tenuta San Jacopo si estendono per circa 40 ettari su terreni di medio impasto con prevalenza di sabbia e limo che derivano dalle rocce arenarie del macigno del Chianti. Tra le varietà coltivate sono presenti Sangiovese, Merlot, Cabernet Sauvignon, Montepulciano, Pinot nero, Chardonnay, Trebbiano e Malvasia di Montegonzi. La conversione al biologico è avvenuta nel 2003, lo stesso anno in cui è subentrata in azienda la nuova proprietà.
La cantina di vinificazione e la barricaia sono state ridisegnate e ampliate completamente nel 2019 su progetto di Costantino per poter raggiungere una capacità di vinificazione di 100.000 bottiglie. I vasi vinari di fermentazione sono in acciaio o in anfore di terracotta mentre l'affinamento avviene in barrique e tonneaux di rovere francese o in botti da 20 HL. Grazie a un impianto fotovoltaico da 50 kw, Tenuta San Jacopo produce internamente la totalità di energia necessaria al nostro fabbisogno.
Il tema green è da sempre l'indiscusso protagonista di Flora et Decora, la manifestazione dedicata al mondo del verde e del design, che torna a Milano dal 13 al 15 ottobre con accesso libero.
Insalata di trippa, pappa al pomodoro, ribollita. L’Aceto Balsamico di Modena incontra i piatti classici della tradizione toscana durante la prima tappa del “Giro d’Italia” firmato Acetaia Giusti
È partito da Firenze lo speciale “Giro d’Italia” organizzato da Acetaia Giusti, la più antica acetaia al mondo. Il tour, che fa tappa anche a Roma e Milano, vuole dimostrare la versatilità dell’Aceto Balsamico di Modena e la sua capacità di abbinarsi alle numerose ricette della tradizione italiana, da nord a sud.

Alcune delle più note e storiche osterie d’Italia hanno dunque aperto le porte per far scoprire le migliori espressioni delle diverse collezioni degli aceti balsamici Giusti in abbinamento ai piatti forti delle loro cucine. Siamo stati nella Trattoria Da Burde, per una giornata all’insegna della sperimentazione. A tavola diverse espressione di Aceto Balsamico di Modena per mescolare sapori, odori e consistenze in un gioco gastronomico che tutti, almeno una volta, dovremmo provare.
8 abbinamenti con l’Aceto Balsamico di Modena di Acetaia Giusti
È doverosa una puntualizzazione. Se esistono più tipologie di Aceto Balsamico, ognuna di esse si sposerà meglio con un determinato piatto, rispettandone i bilanciamenti o giocando con i contrasti. Le parole chiave del “Giro D’Italia” che ha organizzato Acetaia Giusti sono infatti proprio versatilità e sperimentazione.
Ecco i piatti di Paolo Gori che abbiamo assaggiato conditi con l’Aceto Balsamico di Modena:
- Insalata di finocchiona tiepida
- Insalata di trippa
- Panzanella
- Minestra di Farro
- Pappa al pomodoro
- Lingua e lampredotto bollito
- Stracotto
- Peposo

Non c’è una regola di abbinamento, anche se alcuni piatti chiamano proprio l’Aceto Balsamico IGP di Modena 2 Medaglie d’Oro, più agro-dolce e versatile, mentre altri si sposano meglio con l’Aceto Balsamico IGP di Modena 3 Medaglie d’Oro, di una dolcezza più marcata e aromi di prugne, frutta rossa, miele e vaniglia. L’Aceto Balsamico IGP di Modena 5 Medaglie d’Oro, con il suo grande corpo e spessore e le note di prugne, ciliegie nere ed una dolce speziatura si abbina benissimo ad esempio allo stracotto. Il nostro consiglio? Avere sempre in dispensa diversi tipi di Aceto Balsamico di Modena.
Il bonus
La prima tappa del “Giro d’Italia” di Acetaia Giusti ha parlato toscano e… si è conclusa con il Vermouth. Il Vermouth Giusti è prodotto artigianalmente con una selezione di vini bianchi e rossi italiani tra cui il Lambrusco, aromatizzato con 19 botaniche tra spezie, radici amare ed erbe officinali e addolcito con la Saba, il mosto d’uva cotto. Viene poi lasciato maturare lentamente in botti di Aceto Balsamico di Modena IGP. Un prodotto unico nel suo genere, ottimo liscio e interessante da immaginare in miscelazione.

“Siamo estremamente orgogliosi di essere riusciti a dare vita a questo piccolo “Giro d’Italia” dove il protagonista è il nostro Aceto Balsamico presentato nelle sue molteplici sfaccettature e diversità e in abbinamento ai piatti delle diverse tradizioni regionali – commenta Claudio Stefani Giusti, AD di Acetaia Giusti – “l’Aceto Balsamico di Modena è sicuramente un prodotto legato al suo territorio di origine e ci teniamo molto affinché la promozione dei nostri prodotti coincida con una valorizzazione della terra da cui nascono. Allo stesso tempo, però, crediamo anche che sia fondamentale raccontare l’incredibile versatilità di questo prodotto, “portarlo in giro” per l’Italia per mostrare la sua capacità di abbinarsi ed esaltare i tanti piatti della tradizione culinaria del nostro Paese. Per farlo non poteva esserci occasione migliore di un vero e proprio tour nelle principali città italiane”.
Ottobre è il mese dedicato alla prevenzione contro il cancro al seno: per l'occasione, la cioccolatiera belga Charlotte Dusart ha realizzato due speciali praline in vendita a ottobre 2023 presso il suo store di via Eustachi a Milano
Dal 25 maggio “Winter Brothers”, l'esordio cinematografico di Hlynur Pálmason, regista islandese, arriverà nei cinema italiani grazie alla distribuzione Trent Film. Il regista del pluripremiato “A white white day: Segreti nella nebbia” - come Miglior film al 37° Torino Film Festival, candidato agli European Film Awards per il miglior attore protagonista, vincitore del Rising Star Award a Cannes e designato dall’Islanda agli Oscar 2020 come Miglior Film Internazionale e "Godland: Nella terra di Dio”, - ora presenta al pubblico il suo primo lavoro dietro la cinepresa.
Situato lì dove Napoli si spacca in due, il LabShop del brand dedicato agli amanti del tarallo riunisce laboratorio, shop ed esposizione, il luogo ideale in cui assaggiare i tanti tipi di tarallo realizzati da Leopoldo Infante
In occasione dei trent’anni dalla chiusura di quello straordinario giornale che fu «L’Ora», e dei cinquant’anni del Teatro Parenti, in quest'ultimo martedì 2 maggio alle ore 21,15, a Milano va in scena lo spettacolo-lettura Cuore di Cactus, di Antonio Calabrò, con letture di Fausto Russo Alesi e musiche di Giuseppe Vitaletti.
Il testo è tratto dal libro "Cuore di Cactus", di Antonio Calabrò, pubblicato da Sellerio.
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