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Edipo Re, Una favola nera: la versione contemporanea della tragedia di Sofocle al Teatro Elfo Puccini

Edipo Re, Una favola nera: la versione contemporanea della tragedia di Sofocle al Teatro Elfo Puccini

«Anche se la tragedia ci arriva da un mondo lontano, è difficile immaginare qualcosa di più adatto alla nostra epoca di questa forma d’arte che descrive la transizione tra un vecchio mondo che sta scomparendo e un nuovo mondo di cui ancora sappiamo molto poco». Così i registi Ferdinando Bruni e Francesco Frongiaspiegano la volontà di riadattare Edipo Re, la celebre tragedia di Sofocle, che andrà in scena al Teatro Elfo Puccini dal 15 marzo al 14 aprile. Dopo il successo di Verso Tebe, andato in scena nel febbraio 2020, prosegue lo studio delle tragiche tragedie come formula comunicativa ingegnosa per comprendere il nostro tempo, riadattandole in una veste psicoanalitica contemporanea e innovativa.

Ferdinando Bruni e tre attori ‘under 35’ di grande talento trasformano e moltiplicano le loro sembianze grazie alle preziose maschere di Elena Rossi e ai costumi di Antonio Marras, che diventano essi stessi presenze scenografiche ora mostruose, ora splendenti. Personaggi, oggetti e segni “allontanano il racconto da ogni realismo per avvicinarlo a una dimensione sciamanica e onirica, capace di emozionare e di parlare all’inconscio”.

«La tragedia dà voce ai complessi rapporti che intercorrono fra libertà e necessità, che sono tra i valori fondativi del nostro essere uomini e rappresenta per noi, creature del ventunesimo secolo, una sfida che ci mette di fronte a tutto quello che non riusciamo a controllare con le armi della ragione, grande mito della modernità – affermano i registi, che continuano - Nella tragedia la concezione del tempo come flusso lineare viene rovesciata. Il passato non è passato, il futuro si ripiega su stesso e il presente è attraversato da riverberi di passato e futuro che lo destabilizzano.

Un’opera che fin dal suo esordio, risalente al 420 a.C., risultò moderna per le tematiche trattate, come l’ambivalenza tra destino e responsabilità individuale, la vulnerabilità dell’uomo e la sua fragile condizione sociale. Edipo, acclamato prima come re di Tebe amato dal suo popolo, finisce per essere considerato un assassino incestuoso. Da eroe a maledetto, il protagonista dell’opera vive la contraddizione di subire un destino tragico a causa non della sua pigrizia o stupidità, ma per il coraggio e il senso di giustizia che lo animano.

«È da questa contraddizione che inevitabilmente scaturisce l’ironia urticante di questa storia, uno dei tanti motivi per cui questa vicenda continua ad affascinarci e a creare cortocircuiti di senso con il nostro presente. È per la sua straordinaria potenza metaforica. Ogni cosa nel mondo è metafora. Attraverso questo dispositivo chiamato metafora, diventiamo partecipi dell’ironia della sorte e, grazie a questo, la nostra comprensione del tragico si fa più profonda e più grande».

Beniamino Strani

Mi chiamo Beniamino Strani, ho 24 anni e sono laureato in Scienze dell'Informazione: Comunicazione Pubblica e Tecniche Giornalistiche. Ho poi ottenuto un Master in Critica Musicale. Amo ogni forma di comunicazione e tra un articolo e un altro, pubblico delle poesie su un blog.

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