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A chiunque segua il panorama della musica indipendente italiana quello de La Tempesta Dischi è ormai un nome ben noto. Per i meno informati, si tratta di un'etichetta indipendente, o meglio, come i membri di questa grande famiglia amano definirla, “un collettivo di artisti che a qualcuno piace chiamare etichetta indipendente”, fondata a Pordenone nel 2000 dal bassista dei Tre Allegri Ragazzi Morti Enrico Molteni. Sempre per capirci, i membri di questa grande famiglia non sono i soliti parenti serpenti a cui siamo abituati a pensare. La zia, la nonna, il parente dall'America, lasciateli ai cenoni di Natale, qui si parla di esponenti della miglior musica underground del panorama italiano; Tre Allegri Ragazzi Morti, Il Teatro Degli Orrori, The Zen Circus, Le Luci Della Centrale Elettrica, Umberto Maria Giardini, Il Pan Del Diavolo, Massimo Volume, Il Cane…necessario continuare?
Ora, dal 2010 a questa parte, la suddetta grande famiglia ha cominciato a girare l’Italia armata di palco e strumenti e, ovviamente, degli “artisti della casa”. Tra le città già conquistate: Milano, Ferrara, Udine, Venezia e Roma. Quest’anno, alla settima edizione, La Tempesta sbarca a Padova, nella rinomata cornice dello Sherwood Festival, di cui sarà degna chiusura.
L’evento, che si chiamerà “La tempesta nella foresta”, avrà luogo Venerdì 12 Luglio nel parcheggio Nord dello stadio Euganeo. La line up è ghiotta, il prezzo davvero onesto (15 euro). Due i palchi allestiti sotto le stelle di luglio, tantissimi gli artisti Tempestosi che vi faranno capolino; Iori’s Eyes, Aucan, Fine Before You Came, Massimo Volume, Il Pan Del Diavolo, Giorgio Canali & Rossofuoco, Altro, Maria Antonietta, Umberto Maria Giardini, Bachi Da Pietra, Tre Allegri Ragazzi Morti, Ufo DJ set, La Maison Orchestra (busking around).
Allora, che si fa, aggiungi il tuo un posto a tavola?
Nel nuovo spazio AuditoriumExpo la mostra “Life: i grandi Fotografi”, una retrospettiva sugli autori e le immagini che hanno fatto della rivista Life un mito della fotografia internazionale, visitabile fino al 4 agosto.
Non è esagerato affermare che la rivista Life è stata il social network dei tempi che furono: una “gallery” aperta su vizi e virtù a stelle e strisce, ma anche grandi fotoreportage di guerra e sui cambiamenti sociali del secolo scorso. Lo sguardo inedito del cambiamento; come una finestra sul mondo, quando ancora la televisione non esisteva e varcare i confini territoriali era cosa da pochi e coraggiosi eletti.
Dal 1936 la rivista Life voleva “Vedere la vita, vedere il mondo” (il motto sul primo numero): mostrare ai lettori, attraverso gli occhi di grandi fotografi, le immagini del nuovo secolo. E così fu effettivamente, fino agli anni Settanta, attraverso istantanee di un'epoca irripetibile, opere uniche che travalicano il loro valore artistico, diventando icone di un'epoca.
Non a caso, i fotografi di questa rivista hanno impresso una svolta nella maniera di comprendere l’attualità, di vederla e di raccontarla attraverso immagini eccezionali. Gli anni Trenta della Depressione, gli anni Quaranta, la Seconda guerra mondiale, il difficile dopoguerra, il Vietnam.
Life: i grandi Fotografi è visitabile dal 1 maggio al 4 agosto nel nuovo spazio AuditoriumExpo. La mostra, una produzione Fondazione Forma per la Fotografia e della Fondazione Musica per Roma, in collaborazione con Life e Contrasto, conta di circa 150 fotografie di 99 tra i più grandi fotografi della storia: da Eisenstaedt a Bourke-White, da Mydans a Parks, da W. Eugene Smith a Robert Capa fino a Morse e a McNally con il recente servizio sul Ground Zero - una produzione inedita, “una retrospettiva ragionata ed emozionante sugli autori e le immagini che hanno fatto di Life un mito e un riferimento della fotografia internazionale”, messa a punto proprio per questa occasione.
Life. I grandi fotografi
Auditorium Parco della Musica - Viale Pietro de Coubertin 30 - Roma
Dal 01 Maggio al 04 Agosto 2013
Info: 06 80241574
Altri 21 nomi si aggiungono al già strepitoso cast del Balaton Sound, il Festival ungherese che con la scorsa edizione si è meritatamente aggiudicato il titolo di Best Medium-sized Festival of Europe. Tutto il mondo dell’elettronica e della dance music ha gli occhi puntati su quello che si annuncia come il più importante meeting dell’estate 2013, dall’11 al 14 luglio sulla spiaggia di Zamàrdi, lago Balaton. Il Balaton Sound negli ultimi quattro anni ha puntualmente registrato il sold out. Zoltán Fülöp e Norbert Lobenwein , i due direttori del festival, hanno dichiarato la loro grande soddisfazione per la line up di questa edizione.
"Consigliamo vivamente a chi vuol esser certo di venire a Zamàrdi, per tutto il festival, o solo per uno dei quattro giorni previsti, di acquistare per tempo i biglietti. Quest’anno la qualità dei programmi ha superato anche le nostre migliori aspettative."
ECCO LA LINE UP COMPLETA:
Prodigy, Bloody Beetroots, Justice, Steve Aoki, Calvin Harris, Axwell, Dada Life, Hardwell, Dixon, Amon Tobin, Brodinski., Wu Tang Clan, Armin van Buuren, Jamie Jones, Crystal Castles, Henrik Schwarz, The Advent, Iggy Azaela, Belzebass, Jan Blomqvist, Fairmont.
Oggi sono stati annunciati altri 21 nomi strepitosi: Avicii, Cee Lo Green, Fedde Le Grand, Solomun, Loco Dice, Dimitri Vegas & Like Mike, Kieran Hebden alias Four Tet, Curtis Alan Jones, alias Green Velvet, Seth Troxler, Miriam e Olivia Nervo, Magda, Hernán Cattáneo, Todd Terje, DJ Koze, Scuba, Tini, Gary Becks, Doctor P, FuntCase con MC Skydro, Bruno from Ibiza, Thijs van der Klugte e Bart Possemis.
Venerdì 12 luglio: Armin van Buuren, CeeLo Green, Seth Troxler, Nervo, Dada Life, Hardwell, Henrik Schwarz, Dixon, FuntCase & MC Skydro, Jan Blomqvist (live)
Sabato 13 luglio: The Prodigy, Steve Aoki, Axwell, Alesso, Jamie Jones, Dimitri Vegas & Like Mike, Hernán Cattáneo, Iggy Azalea, Bruno From Ibiza, Fairmont
Domenica 14 luglio: Calvin Harris, Fedde le Grand, Loco Dice, Four Tet (live), Magda, The Advent, Green Velvet, tINI, Amon Tobin pres. Two Fingers, Gary Beck
Raggiungere il Balaton Sound e le spiagge di Zamàrdi dall’Italia non è difficile, solo 440 km di autostrada da Trieste. Per info su ticket abbonamento, camping e giornalieri:
http://www.balatonsound.it/
Visto il crescente interesse del pubblico italiano quest’anno, in collaborazione con Live Scanner e Amo la musica, sono previsti pacchetti viaggio in autobus con partenze da ben 35 città italiane. Tutte le info sul sito:
http://www.livescanner.it/concerto/Balaton_Festival_2013/
Il Balaton Sound è una produzione Sziget festival ed è rappresentato in Italia da L’Alternativa. Uno dei migliori eventi per gli amanti della e-music in quest'estate 2013..non perdetelo!
Il documentario 'Fedele alla Linea', dedicato a Giovanni Lindo Ferretti, è stato presentato a fine Aprile al Bergamo Film Meeting e sarà nelle sale dal 10 di Maggio. Il film ripercorre la carriera di Ferretti, partendo dai grandissimi CCCP e dai successivi CSI fino ad arrivare ai sui lavori solisti, compreso il suo ultimo 'Saga, Canto dei Canti' che parla del rapporto tra uomo e cavallo.
Il regista Germano Maccioni si ispira per il titolo allo slogan del gruppo punk CCCP (uno dei gruppi fondamentali in Italia del genere), per raccontare un uomo carismatico che ha preso, lungo un cammino che iniziò nel 1982 con Massimo Zamboni, decisioni davvero stravaganti e in contraddizione tra loro. Esiste una linea di collegamento tra Carpi e Berlino per Lindo, iniziando con Lotta Continua e cantando con Amanda Lear, per poi comunicare a tutti , facendosi vedere anche al meeting di Comunione e Liberazione, che si riconosce negli insegnamenti di Papa Benedetto XVI e del presbitero don Giuseppe Dossetti.
Maccioni, classe 1978 e bolognese di nascita, introduce così questo suo lavoro: “Ritrarre un poeta contemporaneo tra i più carismatici e sfuggenti degli ultimi decenni[...]la complessità di un personaggio che ancora oggi riesce a scatenare sentimenti e opinioni contrastanti. Fedele alla lineaè un film in forma di dialogo, forte di un’alchimia che permette di intravedere quegli spazi, fisici e non, abitualmente celati e scorgere prospettive inusuali sulla persona.[...]Infine la Musica - dove è racchiusa l’essenza della sua opera - si impone e va oltre il concetto di colonna sonora dando forma ai pensieri e alle parole di Ferretti.”
Guardatevi, qui, il Trailer e date un’occhiata alle date e i luoghi per sapere dove andarlo a vedere:
http://www.fedeleallalinea.it/wordpress/film/proiezioni
Andrea Facchinetti
Marcello Mastroianni è probabilmente il più apprezzato attore italiano non solo nel nostro paese ma anche all’estero, soprattutto per le sue interpretazioni nelle commedie degli anni ’50 e ’60, riuscendo ad adattarsi ai diversi generi cinematografici mantenendo i tratti caratteristici della sua personalità.
Dotato di un talento straordinario è passato attraverso tutti i generi del cinema, regalandoci una lunghissima filmografia e ottenendo anche molti riconoscimenti, tra cui tre nomination all’Oscar,
due premi come Miglior Attore a Cannes e un Golden Globe nel 1963 per ‘Divorzio all’italiana’.
Svariate volte ha ricevuto il David di Donatello e il Nastro D’Argento e nel 1990 il Leone D’oro alla carriera.
Nato a Fontana Liri, in provincia di Frosinone, nel 1924, all’età di nove anni si trasferisce con la famiglia a Roma, dove consegue il diploma di perito edile. Inizia a lavorare come comparsa in alcuni film e prende le prime lezioni di recitazione.
Nel 1946 intraprende una fortunata stagione teatrale sotto la regia di Luchino Visconti, recitando accanto a grandi attori e imparando i trucchi del mestiere, ed è qui che conosce Flora Carabella, sua futura moglie, con la quale avrà una figlia prima della fine del matrimonio nel 1970. Avrà anche un’altra figlia dalla relazione con Catherine Deneuve.
La fama internazionale gli viene dal cinema, soprattutto con ‘Divorzio all’italiana’ di Pietro Gerrmi nel 1960, seguito dai due capolavori di Federico Fellini, ‘La dolce vita’ e ‘8½ ‘, che gli permettono di dimostrare la sua grande versatilità e indiscussa bravura, e lo portano ad apparire sulla copertina del Time.
Collabora con molte donne bellissime, straniere e italiane, ma solo con Sophia Loren trovera una vera intesa, formando una delle coppie artistiche più acclamate nella storia del cinema. Insieme realizzano dodici film e ogni lavoro insieme sarà molto importante per la carriera di entrambi e per la storia del cinema italiano.
Nel 1961 il regista Michelangelo Antonioni lo dirige in ‘La notte’ e subito dopo gira ‘Amanti’ di Vittorio De Sica, con Faye Dunaway, con la quale avrà anche una breve storia sentimentale e negli stessi anni recita in alcuni film inglesi, dimostrando una notevole conoscenza della lingua, ma non riuscendo comunque a liberarsi del suo accento dialettale.
Negli anni ’90 lavora soprattutto all’estero con grandi autori del cinema internazionale.
Durante la lavorazione del suo ultimo film ‘Viaggio all’inizio del mondo’ di Manoel de Oliveira riassume la sua vita in una lunga auto-confessione che da molti è considerata il suo testamento spirituale.
Colpito da un tumore al pancreas, nel 1996 muore nel suo appartamento a Parigi, lasciano alle generazioni future le sue brillanti interpretazioni che non finiranno mai di ammaliare e affascinare spettatori di ogni parte del mondo.
Per Robert Doisneau - uno dei più grandi maestri della fotografia europea del Novecento- non sembra affatto un problema trattenersi dallo stare in un tempo magro e sgarbato come quello di una Parigi in fiore nella quale è proprio l’ attimo desiderato e non calcolato a sospendersi in una serie di scatti gonfiati da mani, occhi, corpi, espressioni.
“ In una città in cui tutto è in movimento, non è semplice contrastare l’istinto gregario. Bisogna avere il coraggio di piazzarsi in un punto e di restarci immobili: e non per qualche minuto, ma per un’ora buona, magari anche due. Bisogna trasformarsi in una statua senza piedistallo, ed è buffo, in quei casi, vedere fino a che punto si riesca ad attirare i naufraghi del movimento.
« Avrebbe mica un cavatappi? »
« Parla francese? »
« Ha visto per caso un cagnolino bianco con un guinzaglio rosso? »
Rispondo sempre con cortesia squisita, sebbene mi secchi essere disturbato: per vedere bene ci vuole un minimo di concentrazione.
Vedere, a volte, significa costruirsi, con i mezzi a disposizione, un teatrino e aspettare gli attori.
Aspettare chi?
Non lo so, però aspetto.
Io spero sempre, e quando uno ci crede con forza è difficile che qualcuno non finisca per arrivare.
Dopodiché la messa in scena viene improvvisata all’insegna della fugacità. Per essere leggibile, un’immagine deve assumere la forma di uno di quei segni utilizzati fin dalla notte dei tempi dai preti, e solo da poco dalla segnaletica stradale.
Può darsi che tutto questo vi sembri leggermente oscuro.
Si tratta di una deliberata manovra per dimostrarvi quanto possa essere delicata la pratica della fotografia […]“
E’ “Paris en liberté” la mostra che avrà luogo negli Appartamenti Storici del Palazzo Reale della Reggia di Caserta fino al 23 Settembre nella quale saranno raccolte duecento fotografie originali, rigorosamente in bianco e nero, scattate proprio da Doisneau nella Ville Lumière tra il 1934 e il 1991. Gli scatti di sessant’anni di carriera non seguono un ordine cronologico preciso. Sono accostati per temi, per prospettiva , punti di vista e tutti trattengono consuetudini o dettagli riparati da una bellezza senza fissa dimora . Diceva : “ Desidero un mondo di grazia “ oppure “ La bellezza, per commuovere, dev’essere effimera. […]”
Le strade della capitale francese gli suggeriscono un intruglio di figure e luoghi che egli attraversa con occhi disusati separandosi dagli screzi dell’abitudine e che con geniale misura ha interpretato attraverso uno stile fotografico complice, istruito e confidenziale. La natura artistica dei suoi scatti consiste nell’avvicendarsi di uno scenario quotidiano di cui consegna i tratti più comuni servendosi soprattutto della pazienza e del dinamismo che lo contraddistinguono. La fortuna è il tratto casuale a cui l’artista si consegna per guadagnare consistenza in un’attesa che gestisce con invenzione al fine di rendere partecipe lo spettatore di una Parigi che ha vissuto e che tende ad ingrandire valorizzandone l’umanità osservata attraverso una prospettiva piuttosto pragmatica.
*Attenzione, questo articolo non contiene canzoni con ukulele e diapason*
Il cantautorato italiano sembra esser tornato di moda, tra gruppetti indie-rock e sottogeneri strani. La tendenza negli ultimi anni è essere più lamentosi possibili e scrivere testi che letti con calma non significano niente.
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Ma è un poco come parlare delle nuove parole che ogni anno l'accademia della crusca aggiunge al vocabolario, nessuno vorrebbe mai leggere sado-monetarismo, eppure è lo specchio del nostro tempo e dal punto di vista filologico ha una sua valenza molto importante. Ed è un piacere del tutto scientifico ascoltare i gruppi della nuova primavera del cantautorato italiano, non saranno De Andrè, ma ce la mettono tutta e soprattutto si distaccano nettamente da artisti commerciali come... Povia? va ancora quel fesso di Povia? Forse adesso è più ascoltato Mengoni....
Per nostra fortuna, tra il delirio di gruppi più o meno famosi, ogni tanto esce qualcosa di valido. I ragazzi che vi presento oggi sono una di queste eccezioni: Il Fieno.
La prima volta li sentii in acustica in un piccolo locale di Milano, niente di troppo entusiasmante, tra distrazioni alcoliche e impegni istituzionali la musica era un piacevole sottofondo e niente più. La vera svolta è stato ascoltare il loro EP (Il Fieno - EP - 2012) a casa, con calma.
Il sound è pulito e ritmato, un misto tra rock, power pop e new wave, perfettamente in sintonia con i testi cinici, appartenenti a un immaginario malinconico. Storie di vita e non vita, nascoste ai più da testi a volte criptici, ma con flash che rivelano una ponderata consapevolezza dei temi trattati. Facilissimo rimanere intrappolati nelle melodie, finendo a fischiettarle senza pensarci sotto la doccia o in macchina.
Il loro primo lavoro è andato bene, ha riscosso un grande successo di pubblico e critica, pubblicato su XL di Repubblica, promosso da Mtv new generation e Rolling Stone, ma si sa
. Gabriele Bosetti (voce), Edoardo Frasso (chitarra), Alessandro V. (basso, Momo Riva (batteria), iniziano a lavorare intensamente e il risultato è I Bambini Crescono - EP, uscito qualche mese fa. Una sorta di concept album che ruota intorno all'adolescenza e tutti i drammi che comporta, ma da una prospettiva diversa dal solito. Se prima eravamo abituati ad ascoltare le lagne di giovani musicisti senza peli sul petto, con questo disco passiamo a un punto di vista più maturo, che guarda indietro con malinconia e ironia, forse con invidia di quei piccoli drammi che nulla hanno a che fare con quelli dei "grandi", ma con la consapevolezza che tornare indietro non si può.
Come il precedente mantiene uno stile abbastanza classico, melodico, ma sempre con quella marcia in più nettamente rock. L'ascolto è abbastanza facile, piacevole, da viaggio in macchina o in treno con le cuffie, ma consiglio caldamente di far attenzione alle parole che forse si perdono nel ritmo, per non perdersi perle come:
"Bella come la rivoluzione in cui non credi più"
"la mia generazione è all'avanguardia e posta l'occupazione su youtube"
L'EP ci regala anche la collaborazione con Luca Urbani ne "Amos (togli il male come l'Oki)" e soprattutto la bellissima cover della canzone di Enzo Jannacci "Vincenzina e la fabrica".
Se siete così tirchi da non voler comprare il disco, allora non ve lo meritate!
Ultimi due episodi della prima serie di The Following, il prodotto televisivo americano più originale degli ultimi anni.
Il successo poggia su vari fattori che vanno dalla credibilità e bravura dei protagonisti, Bacon e Purefoy, alla singolarità del soggetto, alla costruzione delle puntate che rendono la serie un poliziesco senza esserlo realmente.
Gli ultimi due episodi hanno basato quasi tutto sulla resa dei conti tra il serial killer Carroll e l’agente dell’FBI Hardy. Uno speculare all’altro, entrambi innamorati della stessa donna, tutti e due alla fine dei perdenti.
Gli spettatori così apprendono che l’antagonismo tra i due protagonisti della serie è stato creato ad arte dagli sceneggiatori, è finalizzato solo allo spiegamento degli eventi, all’azione cinematografica.
Carroll e Hardy in realtà non possono essere nemici veramente, né combattersi fino in fondo perché sono troppo simili e perché le loro vite, che si chiamano destini, hanno già scelto per loro nel momento stesso in cui si incontrano.
E così il serial killer si sgola con minacce e violenze per far confessare a Hardy e alla sua ex moglie Claire quando è stato il momento in cui i due si sono innamorati, e lo hanno colpito alle spalle; quando la bella moglie ha scoperto che lui era il serial killer più violento e ricercato d’America.
Claire ovviamente non lo sa. Come non sa perché e come si è innamorata dell’agente speciale Ryan Hardy. È così che doveva andare, punto.
Torna prepotente, allora, il vero senso e significato della serie: le miserie dell’uomo.
La volontà di emergere e sovrastare sugli altri. La ricerca vana e insulsa della felicità e dell’amore.
Senza questi sentimenti ancestrali e primordiali i follower di Carroll non potrebbero esistere.
Dare un senso all’esistenza umana diventa il “progetto” primario dei following, l’amore è morte, la morte è vita, la vita va sacrificata per il bene comune e per la rinascita.
E se questo significa far parte del libro capolavoro di Joe Carroll va bene lo stesso.
I seguaci della setta vogliono avere uno scopo ultimo. Partecipando alla stesura del libro e conquistando il mondo con il loro personale sacrificio. In mezzo a tutto questo c’è la morte di innocenti, la strage di intere comunità, la propria redenzione attraverso lo spargimento di sangue di altri, le violenze e gli omicidi a catena.
Un'insensata e inutile scia di morte che alla fine fa rinsavire anche il più vicino dei seguaci di Carroll. Jacob, socio della più temibile e sanguinaria dei follower, Emma.
Il ragazzo non vuole morire, non vuole sacrificarsi per contribuire alla stesura del libro di Carroll e dopo tante morti e sacrifici umani vuole lasciare la setta e vivere la sua vita da uomo libero anche se comunque da assassino. Emma così uccide anche lui. Nessuno può lasciare la setta e naturalmente nessuno può lasciare Carroll e la stesura del suo capolavoro.
Tutto inutile, perché Carroll muore. O almeno così viene detto agli spettatori. E ovviamente a ucciderlo è Ryan Hardy che salva anche Claire nell’inutile e vana speranza di poter vivere finalmente una normale vita insieme. Carroll però non è mai stato l’unico né il solo nemico.
La setta è fatta da follower, da seguaci, da tante altre mani pronte ad agire e uccidere.
Il nemico è alla porta accanto, si nasconde nella vicina di casa di Ryan, la premurosa amica di letto dell’agente dell’FBI, reclutata da Joe anni prima e pronta a “completare” il libro per lui.
Claire soccombe sotto gli occhi atterriti di Ryan che colpito a morte può fare poco.
L’ultimo fotogramma della prima serie ci consegna la vittoria di Joe Carroll.
Ma è solo finzione.
Il 10, l'11 e il 12 maggio a Milano torna ad essere il centro di un evento musicale, che ha come protagonista il pianoforte. Oltre 200 concerti ad animare la città, arrivando addirittura fino sui mezzi di trasporto, con un piano tram sul quale poter salire per una corsa davvero particolare.
L'inaugurazione è Venerdì 10 maggio alle 20.00 presso il Piano Center in via Palestro 16 con l'evento 'Cut the jam: concerto per 21 pianoforti', 1848 tasti suonati contemporaneamente eseguendo opere di diverse epoche e generi.
Una grande occasione per ascoltare musicisti professionisti, ma anche studenti e amanti dei suoni, assieme ad alcuni dei più noti pianisti italiani e internazionali, come Ludovico Einaudi, Paolo Jannacci, Carlo Boccadoro e Michele Di Toro.
Ci saranno poi altri spettacoli diffusi per le diverse zone della città, tra cui House concerts, City concerts, Special concerts, Guest concerts, Kids concerts, Concerti nei cortili e tanti altri. i nuclei centrali della manifestazione sono i Giardini di Villa Reale e il Polo Museale Gam Pac.
Per poter partecipare è necessario prenotare il proprio posto gratuito, attraverso il sito http://www.pianocitymilano.it, cliccando sull'icona rossa del concerto desiderato.
Per il programma consultare http://www.pianocitymilano.it/programma
Timbro profondo e tonalità a tratti gutturali e cavernose sono le peculiarità dello stile vocale di Mac Demarco. Contornate da un Rock Psichedelico dalle intonazioni calde, che rimandano quasi a un ambiente Texano, tipico del Sud degli Stati Uniti, discordano totalmente dall’effettiva provenienza del cantautore, il Canada.
Il cantante annovera nel suo repertorio due album Studio: “Rock’n’Roll night club” e “2”.
Ed è proprio la canzone “Rock’n’Roll night club” a rappresentare a pieno l’apice della sua arte. L’ambientazione da fumoso whiskey bar, da J&B senza ghiaccio, quel non so che di polveroso, sporco, trasporta l’ascoltatore in una Dallas post proibizionismo, tipica delle ambientazioni di John Fante o di Bukowski e dei suoi Whiskey & Soda.
Il 29 Aprile 2013 Mac DeMarco si è esibito nella capitale, al Lanificio159, club ricavato appunto dalla struttura di un vecchio lanificio.
La redazione di Nerospinto, solo per voi, si è recata in quel di Roma per rendervi partecipi dell’intensa arte del cantautore.
L'edificio scevro di fronzoli, l’asetticismo dellLocale, il suo aspetto fortemente underground si è conciliato perfettamente con il concerto di Demarco, il quale, sorseggiando birra in lattina e dialogando con il pubblico quasi come un ragazzo farebbe con i suoi amici di infanzia, si è esibito in una performance degna dell’Album studio.
La voce calda e pacata non ne è uscita intaccata da quelli che possono essere i rischi di un live; ritmicamente, invece, ha optato per un ritmo più rapido, tendente quasi allo Ska, ottenendo una situazione piacevole e ballabile.
La redazione, dunque consiglia caldamente quest’artista, lasciandovi qui sotto relativi link e rimandi video.
http://macdemarco.bandcamp.com/
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