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Giovedì 10, venerdì 11 e sabato 12 maggio inizia la stagione 2018 di Molto Club & Restaurant, locale di riferimento delle serate primaverili ed estive in Brianza ma non solo.

Questo è il secondo anno che stilo questa mia non classifica; come nel 2012 non voglio assolutamente costruire un podio o mettere dei semplici numeri consecutivi prima del tal gruppo e del tizio che hanno fatto un grandissimo album. Assolutamente no. Voglio ancora una volta indicarvi una semplice lista da consultare, una lista per tutti i curiosi e per tutti coloro che, come il sottoscritto, vogliono spulciare per bene e farsi ispirare dal disco selezionato.

 

Questa 'Non' classifica del 2013 è, come dicevo, in ordine sparso, ancora una volta 10 album italiani e 10 album stranieri. Posso dire che è stata un'annata davvero ricca, quindi sono molti i nomi che per un pelo non sono stati inseriti qui sotto.

 

Però ora veniamo ai dischi, eccoli qui:

 

Italia:

 

OvO - Abisso (Supernatural Cat)

Avatism - Adamant (Vakant)

In Zaire - White Sun Black Sun (Tannen)

His Clancyness - Vicious (Fat Cat)

Massimo Volume - Aspettando i barbari (La Tempesta)

Bachi da Pietra - Quintale (La Tempesta)

Simona Gretchen - Post-Krieg (Blinde Proteus)

Theo Teardo & Blixa Bargeld - Still Smiling (Specula Records)

Julie's Haircut - Ashram Equinox (Woodworm)

JoyCut - Pieces Of Us Were Left On The Ground (Pillow Case)

 

 

Mondo:

 

Akkord - Akkord (Houndstooth)

Fire! Orchestra - Exit (Rune Grammofone)

Autechre - Exai (Warp)

Hjaltalìn - Enter4 (Goodfellas)

Jenny Hval - Innocence is Kinky (Rune Grammofone)

Kanye West - Yeezus (Virgin)

Oneohtrix Point Never - R Plus Seven (Warp)

Matana Roberts - Coin Coin Chapter Two: Mississippi Moonchile (Constellation Records)

Savages - Silence Yourself (Matador)

Bill Callahan - Dream River (Drag City)

 

 

Andrea Facchinetti

 

Recensione Massimo Volume – Aspettando i Barbari (La Tempesta, 2013)

 

I Massimo Volume sono tornati e non possiamo negarlo; dopo Cattive Abitudini del 2010, che rappresenta la volontà di riprovarci e di crescere ancora, di prendere il gruppo e di renderlo un tutt'uno con quello che è stato, progetti laterali di Emidio Clementi compresi, ora è la volta di Aspettando i Barbari.

 

Questo nuovo lavoro discografico passa in rassegna tutta la storia della band, dai testi migliori di Lungo i Bordi (anno 1995) e Da Qui (il mio preferito, anno 1997), alle prove di un canto leggermente accennato in Club Privè (non il mio preferito, anno 1999) fino ad arrivare all'esperienza più elettronica, e si stente, di Emidio detto Mimì con gli El Muniria (sentitevi anche gli inserti di 'Il nemico avanza'). Hanno preso il meglio, e musicalmente Aspettando i Barbari non ha davvero rivali: i Massimo Volume ce l'hanno fatta e nello scriverlo mi sembra quasi di essere tornato negli anni '90 quando nell'alt-rock italiano loro erano lassù, in cima. Una bella sensazione insomma. La produzione questa volta è affidata, oltre che ai MV stessi, a Marco Caldera che si mette anche ai synth e ai sampler, mentre i toni e le sensazioni sono più cupi e duri rispetto al precedente Cattive Abitudini.

 

'Dio delle Zecche' è stata scelta per aprire l'album e sono le parole di Danilo Dolci a raccontare, perfettamente, la loro scalata: “vince chi resiste / alle tentazioni / chi cerca di non smarrire / il senso / la direzione / vince chi non si illude”. Tantissime sono le ispirazioni e i riferimenti che spuntano come fiori nel campo di queste dieci canzoni, da John Cage a Mao Tse Tung, da Steinbeck a Buckminster Fuller. Nel momento esatto in cui senti declamare “Se penso a te / ti vedo in via dei tigli” ('La Cena') vieni gettato nel film e nelle perfette immagini che questa canzone crea tra synth, chitarre e bordoni, con un finale sonoro leggermente noise (genere che si ripresenta anche in 'Compound').

 

La title track è una classica canzone dei Massimo Volume, con un testo perfetto, mentre 'Vic Chesnutt' stranamente è un po' fuori fase, oltre a essere l'unica traccia che non mi convince pienamente. 'Dymaxion Song' è un brivido unico, con Clementi che va oltre alla semplice declamazione, andando verso Johnny Rotten. 'La Notte' ci riporta in qualche modo ad 'Alessandro' (Stanze vuote, anno1993), con quel suo elenco di persone e di fatti. 'Silvia Camagni' è tesa e febbrile, liricamente potrebbe essere reinserita in Da Qui e tutto si fa più cupo quando Mimì dice: / “qualcuno mi ha detto / che vivi a Berlino / che esci la sera / che abiti sola / io ti sogno / ogni tanto / che attraversi / la strada / ti giri e / mi gridi / fai presto, / poi di colpo / scompari”.

 

'Da Dove sono stato' è un mantra apocalittico, una dichiarazione sincera piena di verità che chiude tutto quanto: “per tutte le strofe / uscite male / e le frasi sbagliate / che nessuno / potrà più cancellare / io vi saluto / e mi inchino / io vi saluto / e pieno di rispetto / vi dico addio”. Io però non dirò addio alle chitarre di Egle Sommacal e Stefano Pilia, nemmeno alla batteria di Vittoria Burattini e alla potenza tutta di Emidio Clementi, ma felice di un sesto album con questo livello qualitativo posso dire: prendo atto, vi ascolto e continuerò a seguirvi. Bravi.

 

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Andrea Facchinetti

 

 

A chiunque segua il panorama della musica indipendente italiana quello de La Tempesta Dischi è ormai un nome ben noto. Per i meno informati, si tratta di un'etichetta indipendente, o meglio, come i membri di questa grande famiglia amano definirla, “un collettivo di artisti che a qualcuno piace chiamare etichetta indipendente”, fondata a Pordenone nel 2000 dal bassista dei Tre Allegri Ragazzi Morti Enrico Molteni. Sempre per capirci, i membri di questa grande famiglia non sono i soliti parenti serpenti a cui siamo abituati a pensare. La zia, la nonna, il parente dall'America, lasciateli ai cenoni di Natale, qui si parla di esponenti della miglior musica underground del panorama italiano; Tre Allegri Ragazzi Morti, Il Teatro Degli Orrori, The Zen Circus, Le Luci Della Centrale Elettrica, Umberto Maria Giardini, Il Pan Del Diavolo, Massimo Volume, Il Cane…necessario continuare?

 

Ora, dal 2010 a  questa parte, la suddetta grande famiglia ha cominciato a girare l’Italia armata di palco e strumenti e, ovviamente, degli “artisti della casa”. Tra le città già conquistate: Milano, Ferrara, Udine, Venezia e Roma. Quest’anno, alla settima edizione, La Tempesta sbarca a Padova, nella rinomata cornice dello Sherwood Festival, di cui sarà degna chiusura.

 

L’evento, che si chiamerà “La tempesta nella foresta”, avrà luogo Venerdì 12 Luglio nel parcheggio Nord dello stadio Euganeo. La line up è ghiotta, il prezzo davvero onesto (15 euro). Due i palchi allestiti sotto le stelle di luglio, tantissimi gli artisti Tempestosi che vi faranno capolino; Iori’s Eyes, Aucan, Fine Before You Came, Massimo Volume, Il Pan Del Diavolo, Giorgio Canali & Rossofuoco, Altro, Maria Antonietta, Umberto Maria Giardini, Bachi Da Pietra, Tre Allegri Ragazzi Morti, Ufo DJ set, La Maison Orchestra (busking around).

 

Allora, che si fa, aggiungi il tuo un posto a tavola?

 

Simona Darchini, artista faentina classe 1987, crea e distrugge il suo avatar Simona Gretchen nel giro di quattro anni: ebbene si, parlerò oggi di un concept disco che chiude le tende sul progetto iniziato nel 2009 con 'Gretchen pensa troppo forte', pubblicato sempre per Disco Dada, che fece il botto come debutto. Se con il suo primo lavoro mi ha fatto applaudire e non poco, con questo 'Post-Krieg' mi prende completamente per tutta la sua durata, una mezz'ora scarsa; non c'è affatto bisogno di fare un disco monumentale se è il contenuto a essere grandioso.

 

Il conflitto (Krieg) è interiore probabilmente, un combattimento interno che dilania e mette a dura prova la persona, mentre le ispirazioni, sulle quasi si forma l'album, tirano in ballo nomi come Antonin Artaud, Carl Jung, Friedrich Wilhelm Nietzsche e Chuck Palahniuk. Eeviac e Karamazov prendono in mano l'artwork e ci mostrano una vulva con le piume di pavone, un dettaglio che lascia molto all'immaginazione: la figura “femminile”, dal corpo blu su sfondo rosso sangue, potrebbe essere anche quella di un demone e non di un'entità benevola. Vi racconto tutto questo perchè è tutto collegato, dal concetto alla copertina e dalla musica alla morte di Simona Gretchen. Un funerale organizzato, pensato e costruito ad arte.

 

'Post-Krieg' parte dalla base, dalla ritmica, il binomio composto dal basso e dalla batteria (suonata da Paolo Mongardi della Fuzz Orchestra) tiene insieme tutto e lascia libertà al resto, anche agli archi (gestiti dall'ottimo Nicola Manzan di Bologna Violenta). E' un disco che vaga nel mondo del rock, pescando dal kraut-rock al post-rock con un po' di prog e di blues nel mezzo, andandoci - quando serve - anche molto pesante.

 

'In' è un intro puro e semplice declamato da Sabina Spazzoli (presente anche in 'Everted Part III' per chiudere il cerchio) che apre alla title-track dove Simona mischia i Massimo Volume con dello stoner. 'Hydrophobia' mi fa ritornare ai CSI di Lindo Ferretti però più incazzati mentre 'Enoch' è splendida nel suo post rock strumentale e delicato, resa ancora più spettacolare dagli archi; 'Pro(e)vocation' è, oltre a un gioco di parole, un'ondata di wave dove la voce è, di nuovo, più vicina a un recitato che al cantato. Alla fine arriva la trilogia di 'Everted': ed è qui che incontriamo del kraut rock arricchito da vere e proprie sciabolate hard (Part I) e una marcetta (Part II) che ci avvicina alla perdita di Gretchen (margherita, in tedesco) con la già citata chiusura del cerchio affidata a un post-noir-rock se mi concedete il termine (Part III).

 

Simona Gretchen non c'è più ma Simona Darchini è una donna con le palle e, quando avrà qualcos’altro da dire, ritornerà in forme che ancora non conosciamo.

 

Simona Gretchen: www.simonagretchen.it

Artwork: www.eeviac.com

Disco Dada: www.discodadarecords.com

Blind Proteus: www.blindeproteus.com

Ufficio Stampa: www.sferacubica.it

 

 

Andrea Facchinetti

 

 

Partner

 

 

Direttore Responsabile
INDIRA FASSIONI

Se vuoi scriverle: direttore@nerospinto.it