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A volte ritornano, in questo caso lo fanno regolarmente, dalle ultime nove estati a questa parte. E menomale perché di festival di musica bella in Italia ne sentiamo un po’ la mancanza; quest’anno ci hanno anche tolto l’Heineken Jammin Festival, per chi non lo sapesse.
Fermi, non correte subito su easyjet a cercare biglietti low cost per lo szieget, la risposta alle vostre esigenze è più vicina di quanto pensiate. L’idroscalo, meta marittima del milanese che non va mai in vacanza, quasi un oasi nel deserto estivo, ospita anche quest’anno il MI AMI, Musica Importante A Milano.
Dal 2005 a oggi infatti, ogni giugno, puntuale come i mandarini a Natale, MI AMI attira migliaia di persone e musicisti di successo. Nelle edizioni degli anni precedenti abbiamo visto comparire sul palco artisti del calibro dei Persiana Jones, Verdena, I Cani, Il Teatro Degli Orrori, Bud Spencer Blues Explosio, Ex Otago, Zen Circus, Nada...la lista è bella lunga.
Da quest’anno si organizzano anche pullman in partenza da tutta Italia e pacchetti viaggio completi di albergo quattro stelle. Ci trattano bene insomma. I palchi saranno tre, ci saranno un area relax e una dedicata ai fumetti e i costi, promettoni, saranno come sempre sostenibili. Dal 15 al 29 Aprile, 60 artisti confermeranno la loro partecipazione facendo tremare di gioia le gambe di molti fan.
Tra gli headliners Noyz Narcos, i Linea 77, L’orso, Jennifer Gentle, Appino, Patty Pravo e la straordinaria partecipazione di Zerocalcare. Dopo i live, carichissimi dj set per farvi ballare tutta la notte. Tenetevi aggiornati sul sito ufficiale, in collaborazione con RockIt
www.rockit.it/miami/2013
O sul sito del circolo arci Magnolia
www.circolomagnolia.it
MI AMI, Il festival della musica bella e dei baci 7-8-9 Giugno 2013 Idroscalo Milano, c/o Magnolia
Per coloro che hanno particolarmente a cuore la propria salute fisica e amano prendersi cura di sé, o semplicemente per i curiosi intrigati dal viver sano (ma che forse hanno bisogno di una spinta in più), Nerospinto consiglia di prendere parte alla serata "Una vita in equilibrio" che si terrà a Milano martedì 30 aprile dalle ore 20.45.
Un'ottima occasione per confrontarsi con gli altri, ma soprattutto con se stessi, sul tema dell'alimentazione combinata alla pratica fisica; un invito a sfatare miti e discutere tematiche spesso date per scontate o affrontate con superficialità, piuttosto che trascurate per timore o disinteresse.
Degli esperti autorevoli vi guideranno lungo un percorso che andrà ad indagare diverse questioni: il ruolo e l'importanza dell'attività fisica, combinati ad regime alimentare sano, ed i benefici che ne derivano; i falsi miti alimentari e le autoconvinzioni che spesso ci condizionano; la possibilità di prevenire determinate patologie attraverso un corretto stile di vita.
Un'opportunità per aprire la mente ad un approccio alla vita più salubre, ma anche consapevole: spesso ad arrecare i maggiori danni al nostro corpo siamo noi stessi, con ritmi di vita insostenibili e diete autoimposte mal calibrate o del tutto improvvisate!
Questo incontro si propone di fornire una panoramica generale che vi consenta di entrare maggiormente in sintonia con il vostro fisico sotto due aspetti distinti, ma strettamente connessi: alimentazione e attività motoria.
A condurre la serata la Dott.ssa Arianna Rossoni, laureata in Dietistica all'Università degli Studi di Milano con il massimo dei voti, la quale ha inoltre seguito un master in Nutrizione di comunità e Educazione alimentare all'Università degli Studi di Padova.
Il suo intervento godrà della collaborazione del personal trainer Francesco Faraco che metterà a disposizione dei presenti la propria esperienza e i propri consigli.
La serata non vuole essere solo un incontro d'impianto didattico, ma sarà promossa l'interazione per favorire una maggiore condivisione e la trattazione di tematiche e problematiche tra le più svariate.
Al bando insicurezze e indecisioni: sappiate mettervi in gioco in un incontro che potrà solo giovare al vostro benessere.
"Una vita in equilibrio"
Martedì 30 aprile 2013
via Cuore Immacolato di Maria, 5
Milano
Sono nella sede di Milano del Centro Yoga Satyananda in Via Pergolesi, 9 Milano (MM Caiazzo).
Anno di fondazione: 1986, uno dei centri più vecchi di Milano.
Il Centro è un cameo “nascosto” in un cortile interno di un palazzo dei primi del '900. Entrando, fin da subito si ha l'idea di esser in un posto accogliente, in un'altra dimensione che richiama la mente a un raccoglimento e al silenzio.
Oggi chiacchiero con Virananda, uno dei maestri di Yoga del Centro.
Biografia
Virananda si è avvicinato allo yoga all'età di 20 anni, sono 52 anni che è in costante contatto con il mondo che ruota intorno a questa disciplina.
Il primo contatto è avvenuto in seguito a un piccolo esaurimento: in quel periodo lavorava e studiava e alla fine della giornata avvertiva sempre dei forti mal di testa.
In un'edicola vide e comprò un libro di Carlo Patrian e iniziò a frequentare il suo centro non smettendo più.
A Mantova, nel 1980, incontrò una serie di persone che l'hanno accolto appieno nel mondo dello Yoga.
Nel 1986, al decennale della Federazione Italiana Yoga (FIY), ha conosciuto Swami Satyananda "innamorandosi" di lui come maestro. E' stato in India nel suo Ashram prendendo tutte le iniziazioni Sannyasa e lo segue tutt'ora.
L'approccio iniziale è scaturito da un piccolo malessere, un lieve disturbo che poi incarna le motivazioni che portano le persone a fare yoga: un senso di disagio personale, di insoddisfazione, qualche dolore dovuto agli anni che passano.
DOMANDE
V: Qual è la sua visione personale dello Yoga? Cos’è per Virananda lo Yoga?
Vi: E' tutto.
Lo Yoga è una scienza di vita, una filosofia. Lo Yoga non coinvolge soltanto l'aspetto fisico e energetico, ma tutta la vita: i rapporti con la famiglia, gli amici e con il proprio partner cambiano completamente.
E cambiano in bene sotto certi aspetti e in “male” sotto altri: si comincia a fare una stretta selezione degli amici, ci si isola perché si capisce che certi atteggiamenti automatici della nostra vita e di alcuni rapporti non hanno alcun senso. Ha senso lavorare su se stessi e andare avanti nella ricerca a cui lo Yoga ci sottopone.
Lavorando sul fisico, lo Yoga modifica lo psichico spingendoti a ricercare una dimensione metafisica, della quale tutti hanno una percezione, seppur vaga.
Non riuscirei a vedere la mia vita senza pensare al mio respiro, al mio mantra, al mio maestro: sarebbe una cosa assurda.
Non capisco come tanta gente viva senza lo Yoga.
V: Perché una persona è “spinta” a far Yoga? Quali sono, secondo lei, i motivi per cui i suoi allievi solitamente si avvicinano a questa disciplina?
Vi: Una sensazione di malessere anche esistenziale oltre che fisico: fa capire che fare ginnastica non serve a nulla e, anzi, alle volte peggiora la situazione. All'inizio c'è la curiosità e poi si va avanti lungo il percorso. Non è mai una motivazione prettamente fisica.
C'è, inoltre, una motivazione “medica”: i dottori stanno spingendo sempre più i propri pazienti a praticare Yoga.
V: Il vostro metodo di insegnamento è definito “metodo Satyananda” o Bihar Yoga. Ci vuole spiegare cosa significa?
Vi: E' una cosa semplicissima: è un metodo “olistico”. Prende in considerazione tutti gli aspetti dell'individuo: Asana, Pranayama, Yoga Nidra e meditazione in modo tale che la personalità dei nostri allievi cresca in modo equilibrato. Quando impostiamo una serie di Yoga tendiamo a stimolare tutti i chackra mediante le Asana. Una pratica di Yoga completa deve stimolare e mantenere in equilibrio tutta la persona: lo Yoga è equilibrio.
V: Cosa ne pensa di tutte le differenziazioni di stili e modus operando riguardo le diramazioni dello Yoga? Pensa che creino confusione a chi si approccia alla pratica per la prima volta?
Vi: Sì, sicuramente. Creano una grande confusione. Una volta c'erano pochi stili di Yoga, oggi una marea. E se andiamo ad indagare questi stili sono inventati da persone che alle spalle non hanno alcuna tradizione. Vediamo degli stili che sono una ginnastica e che vengono presentati anche nelle manifestazioni di Yoga Italiane. C'è da aggiungere che le riviste di Yoga aggiungono confusione alla confusione.
Io sono per la tradizione con pochi stili. Del resto i maestri che abbiamo sono Yoganananda, Vivekananda, Shivananda, Satyananda: qui c'è tutto quello di cui si ha bisogno.
V: Ho trovato molto affascinante la tradizione della trasmissione della disciplina da maestro a allievo. Vuole spiegarci come funziona questa tradizione che potremmo definire millenaria?
Vi: E' una tradizione estremamente importante perché ha fatto sì che lo Yoga arrivasse ai giorni nostri integro, intatto. Le varie tradizioni di cui parlavo prima non hanno questo alle spalle, sono innesti di varie discipline.
Qui rispettiamo la tradizione: siamo molto rigorosi. La rispettiamo nelle piccole cose: dal rispetto per gli insegnanti al rispetto per i rituali, ecc.
V: Quanto è importante la consapevolezza nel vostro insegnamento?
Vi: E' basilare, richiamiamo costantemente le persone alla consapevolezza del proprio respiro, del proprio corpo e a quella dei pensieri. Chi vive senza consapevolezza non vive, come ad esempio le persone “distratte” che vedono la propria vita sfuggire dalle dita.
Una persona che scegliere di vivere nella consapevolezza è centrato ed equilibrato: si accorge se qualcosa non funziona e interviene subito per correggerla. Nel nostro metodo la consapevolezza è basilare.
V: Cosa trasmette ai suoi allievi nelle sue lezioni? Qual è la cosa che a suo avviso è più importante insegnare?
Vi: La forza, l'energia e una visione ottimistica della vita: queste sono le tre cose importanti di cui hanno bisogno le persone. Le trasmettiamo con l'esempio e con la voce.
V: Cosa secondo lei è più frainteso in generale della pratica dello Yoga nel mondo Occidentale?
Vi: Si pensa che sia un qualche cosa di molto spirituale. Lo Yoga è qualcosa di molto pratico: non è un caso che si parta dal fisico per arrivare allo spirito. E' questa visione errata che fa allontanare o tenere distante certe persone che avrebbero molto bisogno dello Yoga. L'altro guaio sono i molti insegnanti che non fanno altro che trasmettere il proprio ego, un esibizionismo che crea danni e fraintendimenti sul mondo dello Yoga.
V:Cosa consiglia alle persone che dicono “vorrei ma non me la sento di far Yoga perché non ho una buona preparazione fisica, non sono molto flessibile, non mi piego abbastanza, sono troppo vecchio, ecc.”?
Vi: Una cosa molto semplice: venire a provare. E quando si prova molto spesso ci si ferma. Le riviste di Yoga anche in questo caso sono un grosso guaio: fanno vedere posizioni atletiche e complicatissime quando secondo me l'esempio da dare è la casalinga di Cremona! Una donna come tante “bella rotondetta” che ha bisogno di fare Yoga. Gli anziani come i giovani hanno bisogno di fare Yoga ma in particolare la fascia dai 40 in su: non importa la fisicità, ci sono persone che hanno un fisico elastico e altre meno, ma facendo Yoga le fisicità si adattano; non hanno importanza il peso o la forma o l'elasticità: l'importante è iniziare. Poi il bravo insegnante ti fa camminare e scoprire il proprio corpo: è questa la ricchezza che si scopre man mano.
Non abbiate timore, incominciate. Al nostro centro ci sono persone che hanno iniziato a 60 anni, persone robuste, ecc. Andiamo a fare Yoga nelle case di riposo per anziani...però tutti fanno Yoga, tutti devono provare!
V: Può lo Yoga cambiare la vita delle persone? E in che modo ha cambiato la sua vita?
Vi: Sì, perché c'è un approccio diverso con il proprio fisico e con gli altri. Cerchiamo di trasmettere forza, carattere, energia e positività ed è proprio la positività che si porta fuori dalla sala di pratica cambiando i rapporti all'interno della società. Lo Yoga, quando fatto seriamente, è in grado di cambiare sostanzialmente la vita degli individui cambiandone il carattere e il modo di approcciarsi agli eventi esterni. Lo Yoga ti porta a vedere il bicchiere mezzo pieno e questo non è poco in un periodo come questo in cui tendiamo a vedere solo disgrazie e non le fortune che abbiamo.
Botta e risposta: una domanda - una parola come risposta
1- L’Asana che preferisce di più: Halasana, l'aratro
2- Lo stile di yoga che sente più suo: Yoga Satyananada
3- Un libro utile (in generale): Bhagavadgītā
4- Un viaggio utile: Rishikesh
5- Una citazione o una sua frase utile: “Una costante pratica dello yoga carica di energia e che rende ottimisti", è una mia citazione che trasmetto sempre ai miei allievi
6- Un consiglio per chi pratica Yoga: Praticare tutti i giorni
7- La cosa da evitare per chi pratica Yoga: Le persone negative
8- Cosa la rende felice quando insegna: I sorrisi dei miei allievi alla fine della lezione
9- Colore preferito: Arancione
10- Una bevanda che consiglia a tutti: Yogi Tea, mistura di varie spezie
Il Centro Yoga Satyananda lo trovate a Milano in Via Pergolesi, 9.
web: http://www.centroyogasatyananda.it/index.html – per info e scoprire i corsi attivi di Yoga e insegnanti di Yoga.
Fb: Centro Yoga Satyananda Milano
Namasté,
Vittorio Pascale | Responsabile Sezione Sesto Senso
Allievo praticante di Yoga Integrale presso il Centro Parsifal Yoga, Milano
Fondatore della pagina Fb: Yogamando
Studioso e praticante di Buddhismo Tibetano
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Chi non si ricorda di Deannie, giovane liceale, bella e sfortunata, protagonista del miglior film drammatico di Elia Kazan?
Natalie Wood offre probabilmente in Splendore nell’erba la sua migliore interpretazione cinematografica, rendendo la pellicola un capolavoro e conquistando per sé una nomination come migliore attrice protagonista.
La pellicola è del 1961 e Natalie è al suo trentesimo film, avendo cominciato a recitare giovanissima in capolavori come Happy land, Il miracolo della 34esima strada, Sentieri selvaggi e Le colline bruciano e accanto ad attori del calibro di James Dean, Cary Grant, Clark Gable e William Holden.
Il successo di Natalie è decretato dalla sua indiscussa bellezza, ereditata dai suoi genitori russi, ma soprattutto dal suo tormento interiore che le fa sposare per ben due volte lo stesso uomo, intraprendere relazioni clandestine e improvvise e trasportare tutto questo, poi, sul grande schermo. Le interpretazioni della Wood sono tanto realistiche quanto verosimili e così Jude, la fidanzata del protagonista di Gioventù bruciata, interpretato da James Dean, diventa l’icona di buona parte delle adolescenti americane ed europee degli anni ’50, e fa conquistare all’attrice anche l’ennesima nomination agli Oscar, in una parallelismo tra realtà e finzione che rende Natalie una delle artiste simbolo della sua generazione.
Il 1961 è anche l’anno di West side story e la Wood fa praticamente il pieno di nomination e consensi, facendo contemporaneamente impennare le vendite di foulard colorati negli Stati Uniti tra le adolescenti, tutte emuli di Maria, la protagonista dell’indovinato musical.
Natalie è orami per tutti l’icona della ragazza Giulietta, la shakespeariana protagonista che ama disperatamente il ragazzo inviso dalla famiglia o che viene osteggiata dalla famiglia dello stesso.
La Wood è bella, tormentata e drammaticamente credibile in questi ruoli. Nessun’altra riuscirà a pareggiarla, nessuna riuscirà a ricreare sul grande schermo la Deannie di Splendore nell’erba.
Come succede, però, a tutte le grandi icone del cinema anche per Natalie la vita reale finisce con l’avere il sopravvento sulla finzione filmica e l’attrice muore misteriosamente annegata nel 1981 nella baia dell’isola di Santa Catalina mentre è a bordo del suo yatch insieme al marito, l’attore Wagner, e al loro comune amico, l’attore Christopher Walken.
L’attrice ha solo quarantatré anni e naturalmente la sua morte crea scalpore e sospetti.
Si parla insistentemente anche di "triangolo amoroso" tra lei, suo marito e Christopher Walken, una relazione finita appunto in tragedia a bordo dello yatch dei coniugi.
Venne aperta un’inchiesta ma le testimonianze di Walken e Wagner sull'incidente furono perfettamente coincidenti. E l’annegamento fu dichiarato come tragico incidente, fino al 2011 quando nuove informazioni sulle circostanze della morte della Wood riportano alla riapertura del caso. Gli investigatori incaricati del cold case però non trovano nuovi indizi e ricongelano il dossier. Ma i figli di Natalie non si danno per vinti e lo scorso gennaio fanno nuovamente riaprire le indagini sulla morte della loro madre.
Una nuova autopsia condotta sul corpo rivela così la presenza di lividi sulle braccia, sui polsi e sul collo, che fanno ipotizzare un'aggressione. Il medico legale però non si sbilancia. Gli enigmi e le ipotesi non possono ancora essere svelati né scioli e sulla morte dell’attrice icona degli anni cinquanta continua ad aleggiare l’ombra del più assoluto mistero.
Si è spento a 67 anni Warren Clarke, attore inglese noto al grande pubblico per la sua interpretazione in Arancia Meccanica, film del 1971 del maestro Stanley Kubrick. Da poco tempo lottava contro un male incurabile.
Meno conosciuto rispetto a Malcolm McDowell, suo partner nel film di Kubrick, Clarke era riuscito a ritagliarsi uno spazio importante nelle serie tv inglesi e in alcuni film hollywoodiani. Recitò, agli inizi della sua carriere, nella soap opera Coronation Street, prima di acquisire grande fama in Gran Bretagna per il suo ruolo da protagonista nella serie televisiva “Dalziel and Pascoe”. Fu anche il capitano Lee nel film “Robinson Crusoe” del 1989.
Memorabile rimane il ruolo di Dim, personaggio di Arancia Meccanica che lo ha consegnato di diritto alla storia del cinema. Teppista pavido e succube del comandante indiscusso Alex DeLarge, Dim è il primo del gruppo a ribellarsi. È protagonista di una delle scene più famose del film, quando Alex, irritato per una battuta detta da Dim poco prima, decide di ferirlo a una mano e gettarlo in un lago artificiale, dal quale riesce ad uscire a malapena.
Questa volta Warren Clarke non ce l’ha fatta, ma ha ottenuto in cambio un posto nel Pantheon del cinema.
Tre spettacoli del Teatro delle Albe, tre momenti di una storia iniziata trent'anni fa, quando nel 1983 il teatro fu fondato da Marco Martinelli, Ermanna Montanari, Luigi Dadina e Marcella Nonni, tre momenti di una storia più che mai vitale.
Un percorso che intreccia alla ricerca del “nuovo” la lezione della tradizione: il drammaturgo e regista Martinelli scrive i testi ispirandosi agli antichi e al tempo presente, pensando le storie per gli attori, i quali diventano veri e propri co-autori degli spettacoli.
Il focus sulle Albe si apre con lo spettacolo ‘Pantani’, in scena dal 3 all’8 maggio, ultimo spettacolo della compagnia ispirato alla figura di Marco Pantani, eroe tragico dei nostri tempi.
Pantani l'idolo, il pirata dei record imbattibile in salita, Pantani il dopato, il mostro distrutto e infangato dalla stampa. Non è solo una questione sportiva, ma un’autentica “passione” moderna.
La scrittura di Marco Martinelli affonda nelle viscere dei nostri giorni e della società di massa che chiede sacrifici e capri espiatori, disegnando un affresco sull'Italia degli ultimi trent'anni, l'enigma di una società malata di delirio televisivo e mediatico, affannata a creare dal nulla e distruggere quotidianamente i suoi divi di plastica, ma anche capace di mettere alla gogna i suoi eroi di carne, veri, come Marco Pantani da Cesenatico, lo scalatore che veniva dal mare.
(Mar – Sab: 21.00 / Dom: 16.00)
Si prosegue poi con ‘Rumore di acque’, presentato dal 9 al 10 maggio, monologo nel quale la scrittura di Martinelli riesce a trasfigurare in grottesca e malinconica poesia la cronaca tragica dei barconi alla deriva nel Mediterraneo, un “oratorio per i sacrificati” accompagnato dai musicisti Enzo e Lorenzo Mancuso che, con le loro potenti voci di satiri antichi, sembrano gridare il dolore dell'umanità dal fondo di un abisso.
(Mar – Sab: 21.00)
Completa il ritratto della compagnia ravennate ‘Ouverture Alcina’, sul palco dall’11 al 12 maggio, un combattimento tra la potenza della voce di Ermanna Montanari e quella della musica di Luigi Ceccarelli, magica alchimia tra immagine e suono per una performance-concerto acclamata in tutto il mondo. La maga è sola in scena, si muove in uno spazio buio, a tratti attraversato da lampi di luce, che ne mostrano il corpo dolente come quello di una danzatrice butoh, all'interno di uno spazio sonoro orchestrato in diretta dallo stesso compositore. Quello che ne scaturisce è un concerto-performance dove la voce e la musica formano la stessa materia scenica. Non c'è azione, non c'è dramma: solo l'errare della voce vagabonda, visione fabulatoria in cui ci si può perdere come nello schianto dei sogni.
(Mar – Sab: 21.00 / Dom: 16.00)
Biglietto intero euro 30.50
Martedì euro 20
Ridotto giovani e anziani euro 16
Scuole euro 12
Teatro Elfo Puccini
C.so Buenos Aires, 33
Milano
Info:
02 00 66 06 06
Cosa succede alla setta di Carroll?
I follower, che sembravano una falange compatta e coesa, cominciano a dare segni di cedimento, malumore, quasi ribellione.
Rodrerick, braccio destro e operativo del leader lo tradisce e arriva addirittura a rapirne il figlio, fa accordi con l’FBI e si fa portavoce del dissenso crescente tra le fila dei seguaci.
I follower avevano infatti sperato in una conquista del mondo imminente o almeno repentina una volta che il loro “sacerdote” fosse arrivato tra loro e nella casa sicura, sede della setta.
Invece Joe Carroll sembra non pensarci proprio. Nessuna azione di conquista, nessun omicidio di massa, nessun virus letale per la popolazione, neppure un piccolo virus nei computer di ogni cittadino americano. Praticamente nulla. Eppure la sua liberazione dal regime di stretta detenzione da parte dell’FBI era stata una operazione complessa e con molto spargimento di sangue.
Carroll al contrario che fa? Scrive! Si occupa a tempo pieno del romanzo della sua vita dove amore e morte, edificazione e distruzione vanno di pari passo e per realizzarlo appieno e compiutamente ha bisogno di Ryan Hardy, il suo alter ego in questa vita, il suo nemico più acerrimo e la sua unica vera fonte di ispirazione. Il romanzo della vita di Carroll non può e non deve prescindere da quello di Hardy. I due lotteranno uno contro l’altro e vivranno insieme. O insieme soccomberanno.
Gli ultimi due episodi di The Following però vedono Joe Carroll perdere colpi.
Ryan è più scaltro, più agguerrito e forse anche più fortunato. Fa proclami in televisione, stringe patti con i follower che pensano di tradire il loro leader, mette a segno colpi eccellenti, come la liberazione e la messa in sicurezza del figlio di Carroll che è anche figlio di Claire, l’unica donna che Hardy ama. Il capo della setta a sua volta deve invece fare i conti con defezioni e malcontenti.
Rodrerick fugge e fa patti con Ryan, Emma scontenta del suo rapporto non più esclusivo con il leader pensa di stringere un patto con Jacob che a sua volta si sente minacciato da Carroll per aver fallito la liberazione di suo figlio e il clima all’interno della casa sicura è di incertezza e timore per il futuro prossimo. La polizia e l’FBI stanno per arrivare al cuore della setta e alla residenza rifugio di tutti loro. Carroll impone a tutti di mantenere la calma. Ma è solo una tregua momentanea.
I follower non sono più una falange coesa. La setta come gruppo inizia a scricchiolare.
La minaccia più dura e reale per Carroll arriva però da Claire. L’ex moglie, tenuta in ostaggio con il figlio, lo avvicina con un inganno e lo pugnala con decisione, ma non mortalmente.
Carroll riesce a fermarla e pur gravemente ferito chiama soccorso: Claire ha purtroppo fallito.
Il serial killer è furioso. Il senso di tradimento e sconfitta lo assale con tutta la forza.
Il suo progetto grandioso e universale gli si sta frantumando sotto gli occhi; le misure da prendere dovranno perciò essere proporzionate e persuasive.
Joe Carroll chiama Ryan Hardy e gli dice che la donna che entrambi amano presto morirà.
La maledizione che grava sull’esistenza dei congiunti dell’agente dell’FBI si verificherà nuovamente. Sarà come se Claire la uccidesse direttamente Hardy.
Solo una brutta minaccia o una ennesima azione distruttiva di Carroll e la sua assurda setta?
Dal 24 maggio all’8 settembre, nello spazio espositivo di via Chiese, sarà possibile ammirare le opere di Mike Kelley, nella mostra personale dedicata all’artista.
Un’esposizione unica, che approfondisce il suo lavoro, in un percorso aperto che si snoda tra installazioni, video e sculture realizzate tra il 2000 e il 2006.
Sono opere di grande intensità che rappresentano il complesso e visionario universo espressivo di una delle figure più influenti dell’arte, prematuramente morto a soli 58 anni.
Il progetto, pensato appositamente per HangarBicocca, deve la sua unicità alla curatirce italiana Emi Fontana, che evidenzia un intreccio di elementi culturali e ricordi autobiografici quali il rapporto con l’educazione, il legame con l’architettura modernista, la relazione con la tradizione della pittura e della letteratura americana, il confronto con la cultura popolare e gli stili della sottocultura musicale.
Kelley era capace di mixare arte colta e popolare, generi espressivi diversi ed esplorare temi quali la memoria, l’identità e il rapporto con l’autorialità.
La mostra si apre con Extracurricular Activity Projective Reconstruction #1 (A Domestic Scene) e Runway for Interactive DJ Event, due installazioni che rappresentano una svolta fondamentale nella sua ricerca, accompagnate da un video, nel quale viene pronunciata la frase ‘Eternity is a long time’, che dà il titolo al progetto.
L’installazione centrale è John Glenn Memorial Detroit River Reclamation Project (Including the Local Culture Pictorial Guide, 1968-1972, Wayne/Westland Eagle), ispirata a un monumento dell’astronauta John Glenn, a cui era dedicato il liceo frequentato da Kelley, ricoperto di frammenti di vetro e ceramica colorati.
Ingresso gratuito
Dal 24 maggio all’8 settembre
HangarBicocca
Via Chiese 2, Milano
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Celebriamo l'arrivo della tanto agognata bella stagione con un pò di sano electrobeat di matrice anglosassone, buono per i cieli grigi di Londra come per quelli di casa nostra.
Abbandoniamo pastrani alla Giacomo Leopardi, sciarpe stile giovane intellettuale sessantottino, stivaloni buoni solo per i pastori maremmani e lanciamoci nel vortice del ritmo sincopato che fa tanto "rave organizzato nella bassa Romagna", accompagnati dal caro Skrillex.
L'ultimo dei Mohicani from Los Angeles delizia i nostri canali uditivi con un brano tratto dalla sua ultima fatica discografica, seguito a ruota dai canadesi Cristal Castles, quei pazzi furiosi dei Fisherspooner, fino ad arrivare ai mancuniani Delphic e ai simpaticissimi Does it offend, you, yeah?
Prometto che la musica è migliore dei nomi del 50% degli artisti di questa playlist, roba che non verrebbe in mente neppure ad un figlio dei fiori in trip da acidi pesanti, in compagnia di Lucy che vola nell'azzurro cielo assieme ai diamanti.
Scopriamo le gambe, fuori le tette e facciamo festa, in attesa che una nuova perturbazione in arrivo dalla madre Russia ritorni a farci battere i denti e girare per la città con ombrelloni vecchio stile come neanche Mary Poppins.
Enjoy!
Dal 25 al 28 aprile si terrà lo splendido Festival dell'Oriente presso il Parco Esposizioni di Novegro.
Nerospinto vi invita a prendere parte all'evento e ad immergervi nelle culture e nelle tradizioni di un Continente sconfinato.
Dopo lo straordinario successo dello scorso anno, centomila metri quadri sono ora a vostra disposizione per imparare a conoscere ed apprezzare usi e costumi di luoghi lontani e fascinosi.
Le attività e i laboratori che vi guideranno alla scoperta di queste meravigliose terre sono innumerevoli: mostre fotografiche, bazar, stand commerciali, gastronomia tipica, cerimonie tradizionali, spettacoli folklorisitici, medicine naturali, concerti, danze e arti marziali si alterneranno nelle numerose aree tematiche dedicate ai vari paesi in un continuo ed avvincente susseguirsi di show, incontri, seminari ed esibizioni.
Potrete interagire con diversi esponenti di pratiche differenti e sperimentare gratuitamente decine di terapie tradizionali visitando il settore dedicato alla salute e al benessere, con i suoi padiglioni dedicati alle terapie olistiche le discipline bionaturali,lo yoga, ayurvedica, fiori di bach, theta healing, meditazione, spazio vegano, reiki, massaggi, ci kung, tai chi chuan, shiatsu, tuina, bio musica,rebirthing, integrazione posturale, e molte altre ancora.
Lasciatevi incantare dalla magia dell'Oriente. Fatevi inebriare da gusti, aromi, sensazioni, sonorità di India, Cina ,Giappone, Thailandia, Indonesia, Marocco, Filippine, Vietnam, Tibet, Egitto, Uzbekistan, Mongolia, Nepal, Birmania, Corea, Cambogia.
Immergetevi in una cultura lontana e fatevi travolgere da ritmi, abitudini e approcci alla vita completamente nuovi.
Festival dell'Oriente
25-26-27-28 aprile 2013
Milano - Parco Esposizioni Novegro
Orario 10.00-23.00
Ingresso: 10€
Link sito: http://festivaldelloriente.net/
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