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Chissà se le due amiche Eva e Barbara stavano ascoltando i Beatles quando, nell'autunno del 2007, hanno deciso di realizzare il sogno di aprire un piccolo negozio di moda.
A dispetto della canzone, particolarmente malinconica, Baby's in Black è in realtà una piccola esplosione di gioia e di colori: un negozio-laboratorio dove le ragazze propongono capi ed accessori realizzati artigianalmente e a buon mercato, nonostante spesso si tratti di pezzi unici e di edizioni limitate.
Nel rispetto dell'ambiente, ma anche in nome della buona tradizione manifatturiera italiana, Baby's in Black da sempre realizza e vende prodotti non omologati, che le creatrici per prime amano ed indossano. Questo, che potrebbe sembrare un dettaglio trascurabile, è ciò che rende la visita al loro negozio un'esperienza assolutamente genuina e piacevole, molto distante dallo shopping frenetico ed impersonale a cui, ahimè, siamo abituate: è uno di quei rari posti dove entri per comprare un regalo - degli orecchini a forma di pinguino o un fiore di seta per i capelli - e ti ritrovi con un'amica in più! Vi consiglio di farci un salto: questa piccola "bottega" è a Milano in via Eustachi 6, a pochi passi dal centro dello shopping convenzionale.
Vi rallegrerà la giornata.
“Un volo libero”, il titolo dell’edizione 2013 di “Festate”.
Un visione dall’alto, nitida, profonda e aperta di una festa dedicata alla musica e all’arrivo dell’estate e che porta con sé i rifletti di un mondo in continua evoluzione…Un mondo che ci obbliga a cambiare visioni e punti di vista.
Festate - Festival di culture e musiche del mondo, rassegna musicale di World Music, ritorna nella piazza di Chiasso, venerdì 21 e sabato 22 giugno, e si articolerà attraverso un ricco ed interessante calendario nel quale spiccano figure di artisti internazionali come la cantante maliana Rokia Traorè e Francesco De Gregori, figura simbolo della musica leggera italiana.
Compagni di viaggio di questi due grandi nomi saranno gli spericolati ottoni di Boban e Marko Markovich, quintessenza delle Brass Band balcaniche, la “Tradinnovazione tarantolata” dei salentini Mascarimirì e la nuova rivelazione della world music greca Michalis Tzouganakis. Ampio spazio anche a vibranti djset con l’energetico ed entusiasmante dj set ticinese dei Gypsy, alias El Kripta e Alexxio Resident.
Festate 2013: un volo su culture, musiche e civiltà diverse. Un volo che in un unico sguardo abbraccia l’arte dei suoni.
Per il programma della manifestazione: www.chiassocultura.ch
Decretati i vincitori del Premio Arte Flyenergia 2013 il 6 giugno presso la Galleria Deodato Arte, in via Pisacane 36 a Milano, in una serata speciale a cui hanno partecipato i 15 finalisti del concorso internazionale.
Il tema del Premio era l’ENERGIA, il core business dell’azienda partner dell’iniziativa, Energetic Source Group Flyenergia.
Nella galleria erano presenti le 15 opere arrivate in finale e la Giuria Tecnica, presieduta dal critico-curatore d’arte Gian Ruggero Manzoni e che ha visto fra i giurati Marco Giorgi, Amministratore Delegato di Flyenergia e del Gruppo Energetic Source, l’artista Omar Galliani, ospite d’onore e testimonial del Premio, Luca Renna, critico d’arte e gallerista, Lee du Ploy gallerista di Hong Kong e Paolo Antinucci storico dell’arte.
A fare gli onori di casa, Elisabetta Bertellini organizzatrice dell’iniziativa e Deodato Salafia, titolare della Galleria Deodato Arte.
Tre i premi in palio e dunque tre i vincitori:
Un’ondata di glam rock sta per travolgere Milano: martedi 18 giugno arrivano in città i Kiss, per la seconda tappa italiana del loro Monster Tour 2013, in supporto dell’omonimo 20esimo album pubblicato nel 2012.
Teatro dell’imperdibile appuntamento sarà il Forum di Assago, diventato da tempo uno dei palchi più gettonati d’Europa.
Paul Stanley e soci, tra cui spicca il bassista demone Gene Simmons, sono da più di trent’anni in pista, surfando abilmente tra i decenni e gli stili musicali, dall’hard rock al glam, passando per l'hair metal e l’hard & heavy.
Gran parte del successo dipende, oltre che dall’ indiscutibile bravura della compagine, anche dall’ apparato visivo sapientemente elaborato: costumi dal sapore sadomaso, petti villosi al vento, strumenti musicali a mò di arma e soprattutto un make up che ha fatto storia.
The Starchild (il figlio delle stelle), The Demon (il demone), The Spaceman (l’uomo dello spazio), the Catman (l’uomo gatto), the Fox (la volpe ) e The Ankh Warrior (il guerriero egiziano), sono più che maschere, sono vere e proprie identità attraverso le quali lo spirito della musica dei Kiss ha saputo affascinare il pubblico di generazioni diverse.
Il Monster Tour 2013, partito nel novembre 2012 da Buenos Aires, ha toccato sino ad ora l’America Latina e l’Australia, per concentrarsi poi sull’Europa a giugno e continuare con la tranche nordamericana. Voci di corridoio parlano di un palco spettacolare, con un ragno gigante robotizzato che si aggira minaccioso durante il concerto.
Per saperne di più, non resta che darvi appuntamento a martedi 18 al Forum di Assago!
The Kiss Monster Tour 2013
18 giugno- Forum di Assago
Start h 20
Per maggiori informazioni:
Appuntamento imperdibile, oggi 17 giugno, per i cinefili e gli amanti della buona musica: verrà infatti proiettato,in tutti i cinema della penisola, "The U.S. Vs John Lennon", documentario di David Leaf e John Scheinfeld, datato 2006 ed distribuito in Italia dalla Luckyred nel 2007.
Il film racconta la trasformazione di John Lennon, da icona rock ad icona del pacifismo e dell'impegno sociale contro la guerra. Ad unirsi a lui, in questa lotta ad armi bianche, c'è lei: Yoko Ono, appartenente alla famiglia imperiale giapponese e musa ispiratrice di uno dei personaggi più influenti del XX secolo.
Una coppia unita dall'amore per la musica e dagli ideali che forti germogliavano nei cuori e nelle menti dei giovani americani, stufi marci delle bugie dell'amministrazione Nixon e soffocati dai venti di guerra che soffiavano al di là dell'oceano.
Le idee forti, si sa, sono dure a morire: a fermare Lennon, giunse una pallottola sparata a bruciapelo da un fan invasato. Nulla ha però potuto fermare la potenza rivoluzionaria portata avanti dalle sue canzoni, che giunge prorompente sino a noi, costringendoci a porci delle domande, a non voltare lo sguardo altrove, a lottare per un mondo migliore.
Per conoscere la lista completa dei cinema coinvolti nell'iniziativa:
Se qualcuno di voi ha già sentito parlare di industrial metal, un mix ben riuscito di heavy, elettronica e industrial, avrà sicuramente scaricato diversi album dei Nine Inch Nails.
Avete capito bene: scaricato, e senza la paura di incorrere in problemi legali o sensi di colpa permanenti, il gruppo dei “chiodi a nove pollici” per chi non lo sapesse è stato una delle prime band che ha permesso di far scaricare in maniera totalmente gratuita le proprie canzoni sul web, tirandosi dietro le ire funeste delle etichette discografiche che potevano solo stare a guardare.
Classificati al 94° posto da Rolling Stones nella classifica delle band più influenti di tutti i tempi, il gruppo dalla N rovesciata non è ricordato solo per essere stato uno dei pionieri del filesharing, ma, e sopratutto, per la massiccia dose di emozioni e sudore che hanno fatto sfornare ai fortunati fan di tutto il Mondo negli innumerevoli, sfrontati e distruttivi live che li contraddistinguono.
Nati nel 1988 per opera di Trent Reznor, voce e frontman del gruppo, i Nine Inch Nails con la loro musica cattiva e spregiudicata vantano la bellezza di più di vent'anni di onorevole carriera, e quest'anno sono pronti per stupirci ancora: ebbene si, i NIN tornano.
“Nine Inch Nails are touring this year!” Così attaccava la prima dichiarazione ufficiale fatto da Trent tramite Pitchfork lo scorso Febbraio, e ora che le prime date iniziano a circolare i fan tengono il fiato sospeso.
La band statunitense torna dopo quattro anni di assenza a solcare i palchi di tutto il Mondo e contrariamente a quanto facevano pensare le prime voci trapelate sul web, i fan italiani non dovranno aspettare fino al 2014 per vedere i NIN.
Il tour infatti farà sosta anche a Milano il prossimo 28 Agosto, unica data italiana dove si potrà scoprire la nuova formazione presentata da Reznor.
Sul palco del Mediolanum potremmo gustarci infatti un super gruppo con la “g” maiuscola: Eric Avery dei Jane's Addiction, Adrian Belew dei King Crimson e Josh Eustis dei Telefon Tel Aviv, oltre ai già noti Alessandro Cortini e Ilan Rubin.
Il gruppo sarà accompagnato nel live italiano da un ospite speciale: i Tomahawk, la band di Mike Patton, che dopo la pubblicazione del il nuovo disco, “Oddfellows”, è stata scelta come gruppo di apertura.
Insomma fan italiani riunitevi, spolverate le bacchette 5B, esercitatevi a rompere la chitarra del fratellino e non prendete impegni per fine Agosto!
..E nel caso non abbiate ancora prenotato le vacanze estive ecco un paio di posti dove poterli ascoltare fuori dai confini nazionali:
NIN tour date 2013-2014:
DATE CITY VENUE 26.07.13 Naeba, Japan Fuji Rock Festival 28.07.13 Ansan, South Korea Ansan Valley Festival 2-4.08.13 Chicago, IL Lollapalooza Festival 9-11.08.13 San Francisco, CA Outside Lands Festival 15.08.13 Hasselt, Belgium Pukkelpop Festival 16.08.13 Biddinghuizen, Holland Lowlands Festival 18.08.13 Hockenheim, Germany Rock'n'Heim Festival 23.08.13 West Yorkshire, UK Leeds Festival 24.08.13 Paris, France Rock en Seine Festival 25.08.13 Reading, UK Reading Festival 28.08.13 Milan, Italy Mediolanum Forum w/ Tomahawk 31 Aug/ 1 Sep.13 Philadelphia, PA Made In America Festival 25-27.10.13 Ashville, NC Mountain Oasis Electronic Music Summit 1-3.11.13 New Orleans, LA Voodoo Festival
È il più grande innovatore del teatro italiano,l’unico che è riuscito ad avvicinarsi all’amarezza,al realismo di Eduardo De Filippo, alla sperimentazione e alla ricerca del teatro newyorkese con la stessa intensità e bravura. Carlo Cecchi dichiara di amare Shakespeare sopra ogni altra cosa, di considerarlo il suo unico maestro, ma poi sulle tavole del palcoscenico offre ai suoi spettatori interpretazioni crude e prive di ogni fronzolo del teatro elisabettiano avvicinandosi alla contemporaneità amara e gotica di Carmelo Bene.
Cecchi sa essere magistrale nella prosa radiofonica e nell’interpretazione cinematografica. Incanta con la sua voce profonda e cupa e con la sua gestualità misurata, intensa, essenziale che ha imparato e sperimentato recitando Cechov, Pirandello, Brecht, Moliere.
Carlo Cecchi è il solo attore italiano vivente che sa essere uno e centomila insieme, ma che sa trasformarsi in “nessuno” quando deve dare l’idea del senso stesso dell’esistenza umana.
Per questo registi importanti e internazionali, ma anche autori esordienti come Martone e Valeria Golino si sono affidati completamente a lui quando si è trattato di portare in scena personaggi difficili, attuali e drammaticamente veri.
In Morte di un matematico napoletano Cecchi rivela al pubblico del grande schermo quanto possa diventare tediosa e insopportabile la vita, anche per un razionale e serioso professore di matematica pura.
Il film è una denuncia sociale delle più dure e Carlo Cecchi rende il personaggio di Renato Caccioppoli così reale e orribile da meritarsi il Premio Speciale al Festival di Venezia.
Nel 2007 gli viene consegnato il premio Gassman come migliore attore teatrale, ma Cecchi ha già girato film come Il bagno turco, Arrivederci amore, ciao, Il violino rosso, Io ballo da sola.
Nato a Firenze nel 1939, dove ha cominciato a recitare poco più che ragazzo, si è fatto conoscere dal grande pubblico e dalla critica con Finale di partita di Samuel Beckett, la più grande interpretazione mai stata fatta del protagonista dell’opera in tutta la storia del teatro.
Per Carlo Cecchi il teatro è tutto, il rapporto tra attore e pubblico in sala diventa allora per lui l’unica forma possibile di dialogo e di arte. “Il teatro è calore, è vita, ed è l'unica forma d'arte che non si trova su internet” dice spesso a tutti, una filosofia che egli per primo segue scrupolosamente e quando si “presta” al cinema lo fa solo per sceneggiature che hanno una scrittura quanto più vicina a quella teatrale, ovvero pura ed essenziale.
La sua ultima fatica cinematografica lo vede nei panni del coprotagonista del lungometraggio, Miele, diretto da Valeria Golino. La sceneggiatura è tratta da un romanzo di Covacich, ma il personaggio interpretato da Carlo Cecchi rimanda a ben altro.
Sicuramente è presente un richiamo al matematico napoletano di Martone, con la medesima difficoltà di vivere una vita che non appassiona più e da cui non si pretende più nulla; e ai più attenti non sarà sfuggita neppure la similitudine con la scelta inaspettata e lucida di Mario Monicelli, che ultranovantenne decide di suicidarsi buttandosi dalla finestra della sua camera di ospedale.
Carlo Cecchi diventa, così, la trasposizione concettuale, teatrale e filmica di uomini veri, reali, tormentati e coraggiosi, almeno a loro modo, e lo fa con tutto il rigore dell’attore novecentesco e la modernità dell’uomo contemporaneo, unendo luci e ombre, interpretazione classica e attualità di linguaggio.
Se pensiamo poi che lui non ama e non ha mai amato definirsi artista ma solo attore si può comprendere quanto per lui recitare non sia soltanto una professione ma la passione che guida le sue scelte e lo fa reinventare a ogni nuova interpretazione e a ogni nuovo personaggio.
La stessa morte per Carlo Cecchi diventa allora metafora e allegoria da accogliere fino in fondo per dare un senso compiuto alla vita di ogni uomo.
Lui è un grande regista italiano, lei un’intensissima attrice, simbolo degli anni d’oro del Neorealismo; l’altra, la bella collega rivale, arriva in Italia dal Nord Europa per girare un film e distruggere il loro amore. Sotto i riflettori c’è Roberto Rossellini – un matrimonio alle spalle e una relazione in corso con Anna Magnani - trascinato nello scandalo per l’unione con la svedese Ingrid Bergman, già diva ad Hollywood, stregata dalle pellicole del cineasta italiano al punto da indirizzargli una lettera che suonava più o meno così: “Caro Signor Rossellini, ho visto i suoi film Roma città aperta e Paisà e li ho apprezzati moltissimo. Se ha bisogno di un'attrice svedese che parla inglese molto bene, che non ha dimenticato il suo tedesco, non si fa quasi capire in francese, e in italiano sa dire solo 'ti amo', sono pronta a venire in Italia per lavorare con lei”.
E’ il 1950, il film galeotto è “Stromboli terra di Dio”, protagonista una straniera che non riesce più a vivere con un povero pescatore siciliano. A darle voce e corpo è proprio lei, l’algida Ingrid, icona di quella borghesia europea che con il suo stile e i suoi valori comincia a frasi strada nell’Italia del dopoguerra e nel cinema che la rappresenta, sostituendo nell’immaginario filmico la drammatica figura della figlia del popolo che da “Roma città aperta” in avanti fu identificata con la disperata corsa verso la morte della Magnani. Anna, donna e artista appassionata, rapisce i sensi di Rossellini mentre stanno girando il film, il sentimento li travolge e si riversa nell’arte.
Nel 1948, tre anni dopo “Roma città aperta”, rinnovano infatti il sodalizio artistico con il film “L’amore”, in cui verità e finzione si fondono nell’inquietante presagio del personaggio della Magnani abbandonato dal compagno: è incombente la minaccia sulla loro felicità, la nordica diva che già sogna il cinema italiano e il suo maestro.Due isole belle e selvagge, due set, ancora una volta, saranno teatro del triangolo cine-amoroso più chiacchierato del momento: a Stromboli Rossellini sceglie la Bergman come musa e amante, mentre il tradimento scatena nella furiosa Magnani la vendetta con “Vulcano”. E’ il regista americano William Dieterle a dirigerla negli stessi giorni poco lontano dal vento scandaloso del nuovo amore.
Dive dai destini incrociati: Ingrid rimarrà in Italia da attrice e moglie di Rossellini, fino alla crisi che “Viaggio in Italia” racconta, con-fondendo ancora una volta cinema e vita, nel segno della verità umana indagata oltre ogni finzione dal grande cineasta. E Anna? La tormentata Anna? Hollywood, persa la Bergman ormai accasata nel Bel Paese, la accoglie alla fine degli anni Cinquanta e la celebra con un Oscar per “La rosa tatuata”, sottraendola però solo per pochi anni al cinema italiano al quale tornerà, passata la bufera, per concludere la sua carriera, ritrovando quel legame forse mai spezzato con Roberto che le sarà accanto fino alla fine, accompagnandola nell’ultimo viaggio verso il Paradiso degli artisti.
Valeria Golino sbarca al Festival del Cinema di Cannes e lo fa per la prima volta da regista con un lungometraggio, Miele, che affronta uno temi più difficili e personali dell’umanità: la dolce morte, l’eutanasia, il passaggio assistito.
I termini e le definizioni si sprecano, ma l’argomento rimane scottante, ostico e universale.
La sceneggiatura scritta dalla stessa Golino, con altre due donne di livello intellettuale indiscusso quali Marciano e Santella, non è originale ma si basa sul romanzo di Mauro Covacich, A nome tuo.
Valeria, attrice matura, affermata e impegnata ha deciso di passare dall’altra parte della macchina da presa e ha scelto di farlo senza sotterfugi o plagerie.
Non strizza l’occhio allo spettatore e non vuole mentirgli. Ha qualcosa di importante da raccontare e desidera farlo prendendo di petto il tema della libera scelta, della volontà di vivere o morire, al di là di ogni ragionevole critica o convinzione etica e religiosa.
Miele è il lungometraggio di una neo regista che ha saputo anche scegliere il cast giusto e immedesimarsi in ogni sequenza filmica, costruendo e ricostruendo perché quando si è dall’altra parte della macchina da presa non si può lasciare nulla al caso e il lavoro raddoppia all’infinito.
La cronaca degli ultimi anni non ha affatto aiutato la Golino in questo senso perché ha sempre presentato casi “estremi” di eutanasia o desiderio di porre fine a indicibili sofferenze fisiche e psicologiche.
E così se gli spettatori di Miele si aspettavano di vedere la pratica della dolce morte messa in atto su malati terminali, persone attaccate a un respiratore o in coma da decenni restano oltremodo sorpresi da una trama che nulla a che vedere con gli articoli giornalistici di tanta stampa e televisione.
Con un finale che la neo regista decide di modificare e sconvolgere rispetto a quello del libro di Covacich.
Miele è la protagonista del lungometraggio ed è interpretata da una più che credibile Jasmine Trinca; un’attrice che si è fatta le ossa in ruoli drammatici e in film come Cefalonia, La meglio gioventù, Romanzo criminale, che la Golino sceglie appositamente diversa e più matura dalla protagonista di A nome tuo.
La storia è quella di Irene, una donna di trent'anni che ha deciso di dedicare il proprio tempo ad aiutare chi soffre. I suoi assistiti sono tutti malati terminali che vogliono abbreviare la propria personale agonia e non subire più la stretta di una malattia che distrugge ogni giorno la loro dignità di esseri umani. Miele svolge il suo lavoro con convinzione e con profonda umanità. Forte e algida. Fino a che un giorno a richiedere il suo servizio è un settantenne in buona salute, che ritiene semplicemente di aver vissuto abbastanza. La donna allora oppone un netto e convinto rifiuto.
La determinazione dell’uomo e le sue lucide argomentazioni, però, finiscono con il mettere in discussione tutte le convinzioni di Irene.
Inizia così il dialogo sulla morte e sulla vita che è portato avanti filmicamente dalla protagonista del lungometraggio, ma che è assolutamente anche dialogo della regista e della donna che è dietro la macchina da presa.
E se per la Golino è la prima esperienza da regista per il suo compagno e attore Riccardo Scamarcio è la prima volta come produttore di Valeria. I due oltre ad essere una coppia unita e affiatata nel privato lo sono anche nella vita lavorativa, dove hanno creato praticamente dal nulla una società di produzione, La Buena Onda, con cui supportano giovani talenti del cinema italiano ed europeo e splendide pellicole d’autore.
Il film è piaciuto moltissimo a Thierry Frémaux, direttore del Festival di Cannes, che ha voluto la Golino come fiore all’occhiello del concorso Un Certain Regard, un vero onore per una pellicola italiana e per una regista esordiente.
Protagonista maschile del lungometraggio è Carlo Cecchi, l’attore che ha innovato il teatro italiano degli ultimi decenni e che offre una interpretazione magistrale ugualmente nei dialoghi che nei silenzi di Miele. Un scelta che conferma quanto l’esperienza da attrice della Golino sia stata fondamentale per farsi affiancare dai migliori colleghi per realizzare una pellicola così difficile e matura.
Presentazione del libro "Il ragazzo a quattro zampe" di Simone Bisantino
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