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Sabato 11 maggio dalle 22.30 riapre il sipario sul più importante show burlesque della città: uno spettacolo unico per celebrare la notte e il divertimento.
Una speciale selezione dell’intrattenimento d’epoca offrirà agli avventori una straordinaria serata di sensualità e stupore.
La serata avrà inizio con un tocco di glamour parigino: Lady Flo condurrà l'intera serata ammaliando con la sua acclamata bellezza, le sue doti canore e le suadenti forme.
Per la prima volta sul palco, Josephine Shaker e le sue magiche scarpette da tip-tap inonderanno con un ritmo frenetico il palco del Salon Parisien, mostrando al pubblico l'innata bravura di questa meravigliosa creatura nelle cui vene scorre la frenesia del ballo.
Sarà la volta poi di Millicent Binks, affascinante dama inglese, che si esibirà in classic strip-tease con ironia e sex-appeal.
Se volete godere di questo spettacolo e lasciarvi trascinare in un'atmosfera dal gusto retrò-chic non mancate a questo evento.
A riempire di brio la serata, non mancherà la musica dei djs per farvi ballare sulle note dello swing, del charleston e del rock'n'roll.
Accorrete numerosi, ma non dimenticate di presentarvi con un abbigliamento consono: in un luogo dove l'eleganza regna sovrana, un dress code impeccabile è sempre gradito.
Liberate la diva che c'è in voi, spolverate dall'armadio le vostre migliori cravatte, portate il sigaro alla bocca e inspirate la magia di una meravigliosa serata vintage.
Ingresso: 20€ con consumazione
Salon Parisien
via Ascanio Sforza,81
Milano
Data la recentissima dipartita di Ottavio Missoni e la conseguente saturazione di notizie da parte dei giornali, noi di Nerospinto abbiamo deciso di parlare di uno degli ultimi, grandi couturier italiani, uno di quelli del gruppo di Valentino, di Armani, di Versace. Uno dei creatori del “Made in Italy”.
Qui non si parlerà di come si è spento serenamente nella sua casa nel Varesotto attorniato da moglie e figli, bensì della sua vita, di quello che era, di quello che non era e del perché oggi noi siamo qui a parlare di lui.
"La lettura è stata basilare nella mia vita. Penso sia come l'amicizia: costa poco e ti dà tantissimo. Con una spesa di pochi euro puoi permetterti il lusso di passare una serata con il signor Voltaire”.
Una questione che vorrei subito sfatare e che non viene detta, ma che percepisco spesso nell’aria, è quella che il marchio Missoni venga visto come una casa di moda “agè” da mamma, da zia, insomma non una marchio all’avanguardia, non un marchio innovativo, non un marchio realmente interessante.
Innanzitutto, tutto questo trend di stampe, di maglioni a fantasie grafiche, di ghirigori, di ninnoli e balocchi, non viene da un qualche esotico marchio straniero, i rombi, non sono una variante cheap delle fantasie tartan scozzesi, né sono stati ispirati da qualche arido professore di filosofia Inglese. Tutto questo mondo viene dalla casa Missoni, da Ottavio Missoni.
Il tutto ebbe inizio grazie anche al fiuto di Anna Piaggi, allora editor in chif di “Arianna” che vedendo uno dei loro maglioni alla Rinascente se ne innamorò e lo pubblico sulla sua rivista nel ’67: pare fosse un maglione di lana intrecciata ad altri materiali con una fantasia a zig-zag e intarsi, un autentico arazzo divenuto capo di vestiario.
Inoltre all’interno della casa Missoni non sono mancati gli scandali, che tuttavia, spesso hanno avuto il merito di accrescere ulteriormente la fama della griffe, portandola a Parigi, l’allora capitale indiscussa della moda e perfino oltreo-oceano, facendo valere a Ottavio Missoni un intero articolo all’interno del Woman’s Wear Deily in cui uno dei suoi abiti venne definito “uno dei vestiti più peccaminosi dell’Art Decò”.
Lo scandalo più famoso e forse il più divertente fu quello che scoppiò alla loro prima sfilata a Palazzo Pitti dove, pare, a Rosita Jelmini, moglie di Ottavio, non piacque il colore dei reggiseni delle modelle, tanto da decidere di mandarle in passerella senza. Peccato che nella sfilata non erano presenti solo pesanti maglioni di lana ma anche bluse e camicie in tessuti più leggeri che, abbagliati dai riflettori, divennero trasparenti.
Vorremmo che passasse il messaggio che Ottavio Missoni e il suo marchio erano anche duro lavoro, un lavoro partito dal suo primo laboratorio-cantina nelle campagne di Varese, un lavoro fatto di ricerca costante di nuovi spunti creativi ed emozionali con un immaginario che spaziava dal Folclore all’Africa, alla sua storia personale, intrisa del nostro paese e dell’amore per sua moglie.
In conclusione, un genio innovativo, un lavoratore e ricercatore instancabile, un creativo.
Rest in Peace.
La primavera, che tanto si è fatta attendere, sta finalmente sbocciando e con lei molte varietà diverse di fiori che riempiono di colore gli spazi intorno a noi.
Il periodo di maggio è da sempre associato al fenomeno del rifiorire di diverse tipologie di piante e boccioli: dalle rose, simbolo inequivocabile del mese e delle festività che celebra, ai gladioli, dai meravigliosi iris, ai profumati fiori d'arancio, i narcisi, le orchidee e i rami di glicine che si snodano in tortuose decorazioni attraverso balconate e recinzioni.
Questo spettacolo meraviglioso non è piacevole solo alla vista, riempiendo il nostro sguardo di tante pennellate vivaci, o all'olfatto, nel momento in cui l'aria è ricolma di inebrianti profumi: lo spettro dei nostri sensi può essere stimolato in una modalità nuova e desueta.
Per chi ama sperimentare in cucina, infatti, la componente floreale può essere presente anche sulle nostre tavole, solleticando il nostro gusto in alcune pietanze.
Determinati fiori, o solo parti di essi, sono commestibili e possono essere utilizzati come eleganti guarnizioni o ingredienti (in quantità più consistenti) per dare freschezza e un tocco in più ai nostri piatti.
I fiori di zucca e zucchina sono forse i più comunemente utilizzati nelle nostre cucine, ma molti altri possono essere adoperati nella preparazione di sfiziose insalate o cotti per insaporire gustosi primi, contribuendo anche in modo benefico al funzionamento del nostro organismo.
La borragine ad esempio, molto utilizzata in cucina per insaporire ripieni o zuppe, contiene fitoestrogeni utili a regolare la funzione ormonale in donne con problematiche quali ovaio policistico o endometriosi, ma anche con funzione protettiva contro la formazione di noduli al seno.
O, ancora, i fiori di tarassaco, il dente di leone che illumina i nostri campi in questa stagione, sono utilissimi per le loro proprietà epatoprotettrici e diuretiche, e (come i fiori di zucca) sono ricchi di carotenoidi e vitamina A.
Poco conosciute sono inoltre le proprietà insite nei fiori di piante aromatiche molto utilizzate quali rosmarino, timo e maggiorana che hanno potere antiossidante.
Per chi abbia voglia di cimentarsi nella preparazione di profumate portate, Nerospinto propone un menu sfizioso per 2 in cui conciliare gusto e benessere in poche portate:
Fiori di glicine in tempura
fiori di glicine
farina 0
acqua frizzante ghiacciata
olio di arachidi per friggere
Preparate la pastella e lasciatela riposare in frigorifero per un paio d'ore (è necessario che sia molto fredda).
Immergete nella pastella i fiori a grappoli, lasciando sporgere il picciolo e friggerli, pochi alla volta, in abbondante olio.
Appena sono dorati toglieteli, asciugateli su carta da cucina, salate e servite.
Riso ai petali di rosa
150 g di riso Carnaroli o Arborio 1 cucchiaio di burro mezzo scalogno finemente tritato 70 ml di vino bianco secco brodo vegetale 4 cucchiai di petali di rose
Lavate bene i petali e lasciateli per 10 minuti in una tazza d'acqua tiepida. Soffriggete nel burro lo scalogno,aggiungete il riso e fatelo dorare. Alzate il fuoco e bagnate il riso prima con il vino, che lascerete evaporare, con 1 mestolo di brodo bollente e poi coll'acqua di rose, quindi continuate a rimestare.
Poco prima di togliere il riso dal fuoco, aggiungete dei petali freschi. Una volta cotto, toglietelo dal fuoco, e lasciatelo mantecare. Il sale è bene aggiungerlo in ultimo.
Palline di ricotta con fiori di rosmarino100 gr di ricotta
200 gr di caprino
nocciole tritate
fiori di rosmarino
sale, pepe
Amalgamate la ricotta e caprino, quindi insaporite con sale e pepe. Aiutandovi con le mani, formate delle palline grandi come una noce e passatele con le nocciole tritate e i fiori di rosmarino.
Conservate in frigorifero fino al momento di servirle.
Biscotti al tarassaco
100 gr di farina
un pizzico di lievito
50 gr di fiocchi d'avena o muesli
70gr di miele millefiori
olio di semi
10 fiori di tarassaco
scorza di 1/2 limone
1 uovo
Preriscaldate il forno a 160-170°. Lavate i fiori e poneteli su un canovaccio ad asciugare.
In una ciotola sbattete brevemente le uova, il miele e un filo d'olio; aggiungete poi la scorza del limone e i petali del tarassaco, scegliendo solo quelli più gialli. Unite la farina, il lievito e i fiocchi d'avena.
Con l'ausilio di un cucchiaio, disponete l'impasto su una teglia in modo da lasciare i biscotti ben distanziati tra loro.
Fate cuocere in forno per 15-20 minuti, finché non saranno dorati. Fateli poi raffreddare su una gratella.
È importante sottolineare che, per quanto i fiori abbiano generalmente un effetto protettivo sul sistema immunitario, la presenza dei pollini preclude a chi soffre di allergie di poter degustare pietanze simili.
Altro consiglio prioritario è quello di non acquistare i fiori dal fiorista per usarli in cucina: questi, infatti, vengono preservati con lacche e pesticidi che posso solo arrecare danno al nostro organismo. Data la natura piuttosto comune delle specie floreali menzionate, il suggerimento è quello di coglierle dal proprio giardino o in aperta campagna.
Se siete alla ricercate ulteriori informazioni sulle proprietà specifiche dei singoli fiori o curiosità sul tema, potete rivolgervi alla Dott.ssa Arianna Rossoni che saprà darvi maggiori ragguagli in merito o suggerirvi nuove golose ricette: http://www.alimentazioneinequilibrio.it/
Buona primavera e buon appetito!
Premetto che la mia adolescenza ha coinciso con gli anni 90. All'epoca Milano sembrava un grosso suk, sporco e maleodorante, ma sempre pronto ad accogliere differenze e deviazioni. Prendiamo piazza Vetra, dove lo sballo era di casa. Nel parco delle basiliche lo spaccio era a cielo aperto e l'erba non cresceva. Così al Sempione.
Isole di illegalità dove tutto era permesso. I marocchini giocavano perennemente a pallone e le bottiglie di birra vuote venivano usate come pali per le porte e poi lasciate lì. Idem nelle università: alcune aule (l'aula 4°, l'aula ricreazione di Scienze Politiche e i sotterranei della Statale) erano zone franche dove l'illegalità era la normalità.
Constatare come la città sia cambiata nei modi di fruirla è palese. Chiacchierando con persone della mia età l'esclamazione è sempre la medesima: non c'è più la Milano di una volta. Banale, ma veritiera. Ora è tutto veicolato da ordinanze, orari di chiusura imposti, restrizioni e paura. La paura che si crea attraverso notizie distorte e subdole. Un esempio recente di poco fa sul Corrierone, dove il titolo era questo: “Colonne: notti di paura. Un ferito a bottigliate, malmenato un vigile”. L'ennesimo pretesto per screditare la movida tacciandola come pericolosa e deviata. Un articolo fuorviante, un lungo compendio di raffinatezze giornalistiche incentrato sui motivi per il quale, a detta del giornalista, è meglio stare a casa che uscire.
Non facciamo dietrologia con il classico: “si stava meglio prima”. Non diciamo nemmeno che si sta meglio ora. Di sicuro ci sono solo i fatti: dopo aver visto il tramonto dei '90, visto erigere cancellate nei parchi e parchetti (l'ultimo, il capolavoro, quella del giardinetto di fronte al Mom, dove la Moratti arrivò a intitolare il parco al “9 novembre 1989″, ovvero la celebrazione della caduta di un muro issandone un altro) e la chiusura progressiva di tutti gli spazi aggregativi alternativi, mi mancava la polizia in tenuta antisommossa nelle aule dell'Università per sgomberare degli studenti indisciplinati. Una cosa (la polizia in università) che non accadeva dal 72. Un segno dei tempi.
Poi l'inaspettato. Martedì sera sono andato per la prima volta a Piazza Affari durante la serata Ape. Cos'è? Un happening all'aperto con concerti, teatro e dj set. Un piacevole ritrovo, una sorpresa nell'asfittico mondo dell'aggregazione milanese, troppo stratificata a seconda delle attitudini o delle abitudini sessuali dove troppo spesso la scelta è tra il locale o la piazza barbara. Quella stessa piazza dove si erge il dito medio di Catellan rivolto verso la Borsa. Al di là del significato che l'artista ha voluto dargli, mi piacerebbe giocare con i significati e dedicare l'opera dell'artista a una non meglio precisata “ottusità meneghina”.
Come contrastarle? Continuando ad uscire nelle piazze, ad organizzare eventi con lo scopo di vivere porzioni di città in funzione sociale. Solo così libereremo le idee appoggiandole sull'asfalto. Ci si potrà camminare sopra.
Per tutti coloro che sono alla ricerca di iniziative nuove e stimolanti, Nerospinto segnala un evento da non perdere.
Giovedì 9 Il-clan-destino, progetto di cucina crudista, vegana e vegetariana di Alessandra Spina e Monica Minervini inaugura una serie di appuntamenti fissi presso il ristorante Certe Notti (via Pestalozzi 16 - Milano tel. 02.89122631).
GIOVEDI CRUDISTA
Un aperitivo innovativo con cibo delicati e inusuali accompagnati da buon vino selezionato appositamente dal somelier del ristorante Certe Notti a prezzi anti-crisi.
Il menù:
sushi crudista misto assaggi di NON-formaggi (i non-formaggi sono formaggi vegani a base di frutta secca e realizzati con materie prime biologiche di derivazione vegetale) arrosto di verdura insalatina di spianci novelli, germogli misti e purea di avocado condita con olio piccante, erba cipollina, aceto e paprika nera (foto in allegato) tartare di piselli, calogno, menta spaghetti di zuchine
I prossimi appuntamento in calendario sono:
giovedì 30 MAGGIO
giovedì 13 GIUGNO
giovedì 27 GIUGNO
Creature di Nerospinto spingetevi al ristorante Certe Notti e scoprirete come la cucina vegana non è solo bacche e radici!
Per informazioni:
http://il-clan-destino.blogspot.it/
https://www.facebook.com/ilclandestinobio
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www.ristorantecertenotti.it
La sua arte non può essere collocata né in una corrente né in un movimento, perché le sue fotografie scaturiscono da una nuova visione del mondo che rompe tutti gli schemi e i concetti della tradizione.
William Klein nasce a New York nel 1928 da una famiglia d’origine ungherese di poveri immigrati ebrei. Finita l’università si trasferisce a Parigi per diventare pittore, ma all’inizio degli anni ’50 scopre la passione per la fotografia e tornando nella città natale realizza un giornale di bordo fotografico, ‘Life is good and good for you in New York’, che verrà riconosciuto con il premio Nadar nel 1956, rendendolo famoso in tutto il mondo.
Utilizza grandangoli e teleobiettivi singolari, con effetti luce flash insoliti e con immagini in movimento volutamente sfocate, ed è questo il tratto distintivo che rende indimenticabili le sue fotografie. L’utilizzo dei primi piani immerge l’osservatore direttamente nella scena, mentre il grandangolo è più semplice da utilizzare sulla folla, perché permette di catturare molti particolari contemporaneamente a una distanza ravvicinata.
Klein cerca di catturare immagini ricche, piene di contraddizioni, di movimento, di persone, di visi, di tutto.
Lavora come art director per Vogue, fino al 1966, ma continua ad essere attratto dalle metropoli che gli offrono infinte possibilità di esplorazione e sperimentazione per i suoi reportage.
Qualche anno dopo Federico Fellini gli propone una collaborazione come assistente sul set di ‘Le notti di Cabiria’, e da quest’esperienza Klein realizza tre libri dedicati a tre grandi città, ‘Roma’ nel 1956, ‘Mosca’ nel 1961 e ‘Tokyo’ nel 1962.Al loro interno le immagini sono grezze, sgranate e vorticose, sono libere e innocenti, ma riescono a catturare la frenesia e il cambiamento del mondo.
Resta comunque legato al mondo del cinema e nel 1958 gira il suo film, ‘Broadway by light’, seguito negli anni da una trentina di produzioni tra lungometraggi e cortometraggi, ispirato al suo libro su New York, che mostra la città da un punto di vista nero e violento.
William Klein sfugge a tutte le etichette e sorprende con il suo sguardo carico di originalità e innovazione, attraverso l’obiettivo della sua macchina fotografica, parte dal caso quotidiano per organizzare il disordine, lascia cadere il mito dell’obiettività, ispirandosi alle immagini della strada, quelle cariche di realismo e di violenza che infestano i quotidiani.
L’artista fotografa con una Leica, che ammette di non sapere adoperare bene, e sfrutta la sua mancanza in maniera esemplare, inventando la action – photography, andando contro corrente e influenzando molti colleghi impegnati nella fotografia sociale, mostrando quando sia facile conoscere le persone e il mondo attraverso questo mezzo.
Klein vuole ritrarre il caos delle grandi metropoli, ma il suo intento non è quello di creare un nuovo ordine, ma di lasciare che il disordine divampi da oggetti, persone e architetture.
Le sue fotografie hanno una valenza pittorica ottenuta attraverso il colore, la luce e il movimento dilatato, che simboleggia il fremito della vita stessa. C’è una continua ricerca di dinamismo, e per trovarlo l’artista si mescola con il sociale e si immedesima nell’atmosfera del luogo o del momento.
E’ l’artefice di una visione del mondo impressionante ma terribilmente esatta.
Coppia vincente non si cambia.
Ritorna Paolo Sorrentino e per protagonista del suo ultimo film sceglie e si affida al bravissimo e versatile Toni Servillo. I due sanno come lavorare insieme.
Il regista lascia libera espressione alle superbe doti mimiche di Servillo, che lo ricambia impersonando ogni volta “maschere” del nostro tempo tanto realistiche quanto emozionali nelle loro luci e nelle ombre.
L’ultima pellicola di Sorrentino non fa eccezione e si merita completamente di rappresentare l’Italia all’ultimo Festival di Cannes, non solo perché il film è girato con sapienza e forza autoriale, ma perché mostra al mondo come sono gli italiani oggi, così come i grandi maestri del cinema di casa nostra facevano o si sforzavano di fare nelle pellicole degli anni ’50 e ’60.
Non a caso La grande bellezza ha come location dell’intera storia la città di Roma, la capitale eterna dove la politica si intreccia con le passioni individuali e pruriginose, il potere con la corruzione e il nichilismo, la carriera con il servilismo, l’inganno e il ricatto.
Cosa è cambiato da La dolce vita di Fellini? In apparenza nulla, in realtà tutto.
I personaggi di Sorrentino fingono solamente di divertirsi, recitano la loro “commedia umana” a vantaggio e privilegio degli stranieri che arrivano a Roma con il sogno della capitale italiana dove per le strade si respira l’arte e la cultura di una nazione in realtà impoverita e spenta nei valori e nelle azioni.
Toni Servillo è ancora una volta superbo perché ha imparato a non filtrare i tic e vizi dell’italiano tipo, ha capito che non serve nascondere sotto la recitazione le ombre e quelle piccole depravazioni che ogni giorno accompagnano politici, personaggi mondani e comparse del sottobosco della società italiana. È bene invece che tanto gli stranieri, quanto gli stessi italiani, guardino davvero in faccia la realtà.
Che fuori dall'Italia ci vedano per quello che veramente siamo e che da noi si capisca che non basta una camicia firmata e un locale alla moda per fare finta di essere migliori degli altri.
Servillo interpreta Jep Gambardella, giornalista della Roma che conta. A sessantacinque anni compiuti il suo fascino, la sua dialettica e i suoi rapporti con le persone più in vista lo rendono ancora un protagonista indiscusso dei salotti e dei locali più glamour in città. È un professionista affermato che si muove tra cultura e mondanità in una delle location più affascinanti e magiche del mondo. Roma è colta e brillante, segreta e misteriosa, meretrice e mamma. È un circo di nani e ballerine perennemente alla ricerca delle luci della ribalta, che ambiscono a conquistare la città eterna anche attraverso sotterfugi e squallidi compromessi.
I valori non esistono, o meglio, non sono importanti: quello che conta è l’apparenza del potere, dei privilegi per pochi, della bella vita condotta senza scrupoli o principi morali.
Accanto a Sorrentino, un cast di numeri uno che affiancano in modo mirabile e verosimile le gesta e il credo del protagonista. Bravissimi Carlo Verdone e Sabrina Ferilli, ma anche Giorgio Pasotti e la sempre sensuale Isabella Ferrari.
La grande bellezza merita di rappresentare l’Italia a Cannes perché non fa altro che narrare proprio noi italiani nel luogo capitale e principe di tutti i vizi e le bellezze nazionali.
Paolo Sorrentino, il regista commerciale più autoriale che si sia mai visto negli ultimi decenni.
Gli amanti del cinema sono avvisati: apre la XIII edizione del Milano International Film Festival che con i suoi titoli accattivanti non vi lascerà alcuna scelta per come passare queste prime serate di maggio.
A partire da oggi, infatti, le pellicole selezionate come possibili vincitrici del premio Cavallo di Leonardo verranno proiettate in tre location d’eccezione come il Palazzo Lombardia, la Manifattuta Tabacchi e il Cinema Beltrade. Milano si prepara ad ospitare registi, attori, produttori e pubblico per mostrare il meglio delle pellicole indipendenti attualmente in circolazione per quanto riguarda corti e lungometraggi. I titoli sono nuovi per il cinema italiano ma hanno già avuto grande successo all’estero.
Per dieci giorni in tutta la città si potranno vedere film, ma non solo: per gli amanti della “Milano da bere” ci saranno anche serate speciali come il red carpet per l’apertura e il green carpet per la serata che apre il weekend dedicato all’ambiente (5 pellicole che riguardano la sostenibilità ambientale).
E non è tutto: in parallelo al festival e concorso cinematografico viene riproposto il concorso di moda con tema il cinema MIFF STYLE-TAKE 1 che l’anno scorso ha visto partecipare numerosi designers italiani e stranieri. Il vincitore avrà la possibilità di far sfilare le sue creazioni durante la serata di premiazione del Cavallo di Leonardo.
La prima pellicola che sarà presentata è “No- i giorni dell’arcobaleno”, di Pablo Larrain. Già candidato agli Oscar 2013 come miglior film in lingua straniera, è la storia della campagna pubblicitaria che negli anni ‘80 fece tremare lo strapotere di Pinochet, dittatore cileno.
La serata inaugurale vedrà presente Eugenio Garcia, il vero pubblicitario protagonista della storia a cui si è ispirato il regista.
Per tutti consultare titoli, orari e luoghi di proiezione vi invitiamo a seguire la programmazione sul sito www.miff.it o a iscrivervi alla pagina Facebook Milan International Film Festival (MIFF) per essere aggiornati su tutti gli eventi collaterali alla manifestazione.
Il MIFF sarà cocktail di cultura e raffinatezza che potrebbe stupirvi nelle prime giornate (speriamo) calde di primavera.
Tutti pronti? Ciak, si gira!
Un appuntamento imperdibile per tutti gli appassionati di fotografia: dal 10 al 12 maggio al Superstudio Più di via Tortona va in scena la terza edizione di Mia- Milan Image Art Fair, la prima e più importante fiera di fotografia in Italia, ideata e diretta da Fabio Castelli.
Tanti sono gli ingredienti che fanno di MIA Fair un percorso di conoscenza a 360 gradi della fotografia unico nel suo genere, a partire dalla sua natura curatoriale, all'innovativo format utilizzato, fino al ricco ventaglio di proposte ed espositori.
Nonostante sia una manifestazione fieristica legata alla promozione, valorizzazione e vendita di opere d’arte, dal 2011 l’evento viene interamente organizzato da un team di esperti del settore che si occupa sia della scelta delle opere, sia dell’organizzazione degli eventi collaterali.
Come nelle passate edizioni la selezione è stata curata dal comitato scientifico di MIA Fair composto da: 3/3 photography projects - Roma, studio di ricerca sull’immagine fotografica; Gigliola Foschi, curatrice e giornalista; Elio Grazioli, critico d’arte contemporanea e curatore; Roberto Mutti, curatore e critico fotografico; Enrica Viganò, curatrice, critica fotografica e organizzatrice di eventi legati alla fotografia.
L’unicità ed esclusività della manifestazione non è solo legata alle opere presenti, ma anche al format innovativo: ogni espositore propone i lavori di un unico artista, permettendo così al pubblico un percorso coinvolgente ed emozionante nel mondo di ogni fotografo.
Sulla scia del successo dello scorso hanno il progetto di Fabio Castelli si fa ancora più ambizioso.
Il pubblico potrà ammirare su una superficie di 8000 mq le opere proposte da 230 espositori tra gallerie, fotografi indipendenti ed editori specializzati, che giungeranno non solo dall’Italia, ma anche dall’Europa, dagli USA, dal Brasile e dall’Asia. La fiera proporrà, inoltre, un ricco programma culturale di convegni, presentazioni editoriali, workshop tematici e tavole rotonde su argomenti che spazieranno dalla storia dell’immagine, al sistema del mercato, fino al mondo del collezionismo.
Diverse sono le novità rispetto all’edizione precedente: “L’angolo del collezionista” con espositori specializzati in conservazione, valorizzazione, illuminazione e protezione delle opere; “Lavori a quattro mani”, l’area dedicata alla presentazione dei lavori in cui la creatività del fotografo si affianca alla sensibilità dello stampatore; “Codice Mia”, una lettura portfoglio inedita nel suo genere focalizzata sul mercato fotografico.
MIA Fair ospiterà la prima edizione del Premio “Tempo ritrovato”- Fotografie da non perdere, ideato da IO Donna, in collaborazione con MIA Fair, Eberhard & Co., il Museo di Fotografia Contemporanea di Cinisello Balsamo e col patrocinio di Regione Lombardia.
Queste le parole di Fabio Castelli all’indomani dell’apertura “Mancano pochi giorni all’inaugurazione di MIA Fair 2013. Abbiamo lavorato un anno intero per arrivare a questo appuntamento che ha l’ambizione di proporsi come un punto di riferimento per la fotografia in Italia. E non c’è stato giorno che non si siano cercati nuovi stimoli e nuove proposte per arricchire qualitativamente l’offerta della Fiera. Con l’aiuto di tutto il mio staff, spero di essere riuscito a offrire un’edizione di MIA Fair di qualità, all’altezza delle aspettative dei nostri espositori e del pubblico”.
Vi sentite incuriositi e stimolati? Andate al MIA Fair e immergetevi del mondo della fotografia, perché, come lascia intendere Fabio Castelli, non rimarrete delusi.
MIA Fair – Milan Image Art Fair 2013
Milano, Superstudio Più (Via Tortona, 27)
10-11 maggio dalle 11.00 alle 21.00/ 12 maggio dalle 10.00 alle 20.00
Ingresso:
Intero, € 15 - pass 2 giorni, € 21- ridotto , € 12- free entry bambini fino a 12 anni
Informazioni
tel. / Fax +39.0283241412 –
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. - www.miafair.it
Ultimo dei vedutisti veneti dell'Ottocento, erede dei maestri come Antonio Canal (meglio conosciuto come Il Canaletto), Francesco Guardi e Bernardo Bellotto, a Guglielmo Ciardi viene dedicata una mostra alla GAM Manzoni. Centro Studi per l'arte moderna e contemporanea.
Fino al 31 maggio si potranno ammirare 25 opere dell'artista, provenienti da collezioni italiane ed estere, ripercorrendo, in ordine cronologico, la sua produzione.
Vero cantore delle magiche atmosfere della laguna, dei palazzi storici, delle calli, dei canali e dei territori circostanti, nacque il 13 settembre 1842 a Venezia e studiò all’Istituto di Belle Arti della sua città.
Uscito dall'accademia, si liberò dalle regole apprese negli anni di studio (senza dimenticare l'importante insegnamento del professor Domenico Bresolin) per ispirarsi esclusivamente alla natura, con una pittura dal vero e all'aperto, scegliendo i luoghi natali come soggetto: uno stile che risulta originale rispetto ai maestri del passato.
Nei suoi viaggi in Italia, incontra Telemaco Signorini, i macchiaioli, Diego Martelli e Nico Costa.
Con il quadro Messiodoro (1886) raggiunse la celebrità, vincendo la medaglia d'oro alle esposizioni di Nizza e Berlino, e fu acquistato dalla Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma.
Insegnò all’Accademia di Venezia dal 1894 fino alla morte, avvenuta nel 1917.
L'esposizione, curata da Francesco Luigi Maspes ed Enzo Savoia, è l'occasione per approfondire lo studio e la conoscenza dell'artista.
GAM Manzoni. Centro Studi per l'Arte Moderna e Contemporanea
Via Alessandro Manzoni, 45
Milano
tel. 02.62695107
Dal martedì al sabato dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 15 alle 19.00
Ingresso libero
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