Siccità e deficit idrico, Italia e Sud Europa epicentro della crisi: ecco cosa possiamo fare per limitare gli sprechi
La gestione e la preservazione dell’acqua sono sfide climatiche sempre più urgenti. A certificarlo è il bilancio dell’Agenzia Europea per l’Ambiente che, in occasione della giornata Mondiale contro la siccità, ha evidenziato come, nonostante l’efficientamento tecnologico abbia permesso di ridurre i prelievi idrici del 14% negli ultimi 20 anni, la pressione sulle risorse idriche non sia diminuita. Tutt’altro.
Un apparente paradosso, che dimostra come garantire l'accesso all'acqua senza depauperare le falde acquifere sia diventata una priorità ambientale. Anche perché l’estensione delle aree soggette a stress idrico continua ad aumentare.
Il gran caldo e le temperature record toccate negli ultimi dieci giorni di giugno in tutta Europa – premessa per un’estate davvero rovente – non fanno altro che accelerare l’evaporazione di fiumi e invasi. Il tutto si trasforma in un’emergenza cronica, che nei mesi caldi diventa crisi strutturale, arrivando a colpire ben il 70% dei residenti nell'Europa meridionale (circa 105 milioni di persone), con l’Italia tra i primi Paesi per indice di sfruttamento idrico.

Uno scenario che rende impensabile un'inversione di tendenza entro il 2030, specialmente per l'Europa meridionale, identificata come l'epicentro del rischio idrico. Un quadro allarmante confermato anche dal recente rapporto European State of the Climate di Copernicus, che evidenzia che nel Sud Europa il deficit di acqua sotterranea e di umidità del suolo si sta accumulando di anno in anno, rendendo spesso insufficienti le precipitazioni invernali e primaverili per compensare lo stress termico dei mesi più caldi.
L'Italia, come detto, vive in prima linea questa vulnerabilità. In base all’indice di sfruttamento idrico plus (WEI+) che misura le condizioni di scarsità idrica stagionale più gravi per i paesi europei, l’Italia è ai primi posti con un indice del 27,2%, superata solo da Portogallo (30,7%), Romania (33,9%), Grecia (37,4%), Malta (66,7%) e, al primo posto, l’isola di Cipro (92,1%).
I dati evidenziano come la frequenza di anomalie termiche stia surriscaldando il suolo, provocando un deficit idrico profondo che i soli piovaschi stagionali non riescono più a colmare. In questo scenario, la resilienza idrica dei territori non dipende più solo dal meteo, ma dalla capacità di azzerare gli sprechi infrastrutturali prima che la risorsa si disperda nel sottosuolo. Una risposta industriale, strutturale e virtuosa a questa crisi climatica arriva dalla Lombardia con il modello BrianzAcque, l’azienda partecipata dai 55 Comuni della Provincia di Monza e della Brianza che da oltre 20 anni gestisce industrialmente il servizio idrico integrato del territorio.
“La tutela dell'oro blu richiede una visione di sistema – spiega Enrico Boerci, Presidente e Amministratore delegato di BrianzAcque – i nostri investimenti infrastrutturali servono a rinnovare le condutture, abbattere le dispersioni e garantire la resilienza del territorio di fronte a estati sempre più estreme. Tuttavia, la tecnologia e le reti da sole non bastano se non sono supportate da un uso consapevole della risorsa nelle case di tutti noi. L'acqua dolce è un bene finito e limitato, e il contrasto ai cambiamenti climatici passa inevitabilmente attraverso l'evoluzione delle nostre abitudini quotidiane”.

Per questo gli esperti BrianzAcque propongono 10 semplici accorgimenti per limitare gli sprechi:
- Chiudere il rubinetto quando non serve;
2. Privilegiare la doccia al bagno;
3. Installare i frangigetto ai miscelatori;
4. Utilizzare gli elettrodomestici solo a pieno carico;
5. Monitorare e riparare le perdite;
6. Annaffiare le piante nelle ore serali;
7. Fare la "doccia musicale", scegliendo una canzone di 3-4 minuti e concludendo la doccia prima che finisca;
8. Praticare il recupero idrico in cucina;
9. Lavare l'auto in modo inverso: prima rimuovere polvere e sporco con un panno in microfibra umido e solo alla fine risciacquare rapidamente;
10. Fare attenzione all'impronta idrica invisibile: dietro ogni prodotto, dal cibo ai capi di abbigliamento, c'è un enorme consumo d'acqua impiegato per la produzione.
Ridurre gli sprechi e adottare comportamenti più responsabili può sembrare una goccia nel mare. Eppure è proprio dalla somma di tante piccole gocce che può nascere un cambiamento concreto.
