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Sabato 23 maggio nell’Abbazia di Valserena, a pochi chilometri da Parma, aprirà al pubblico il Museo del Centro Studi e Archivio della Comunicazione (CSAC), museo che conserva il più grande patrimonio culturale visivo e progettuale in Italia del Novecento. All'interno, in occasione dell'inaugurazione, si potranno trovare oltre 12 milioni di materiali divisi in cinque sezioni: Arte, con sculture e dipinti di ogni genere; Fotografia, Moda, suddivisa tra abiti, disegni, schizzi e riviste, Progetto, con disegni, maquettes e moltissimi oggetti e Media, in cui troviamo manifesti cinematografici, fumetti e disegni di satira e per illustrazioni.
Fondato da Arturo Carlo Quintavalle nel 1968, dal 2007 il museo si trova all'interno dell'Abbazia di Valserena, comunemente chiamata "Certosa di Parma" e rappresenta qualcosa di nuovo ed unico in Italia. Uno spazio multifunzionale in cui un archivio, un museo e un centro di ricerca e di didattica si fondono in un'unica grande struttura in cui comunità scientifica, ricercatori e studenti daranno il loro valido supporto garantendone una crescita continua.
Il Museo del Centro Studi e Archivio della Comunicazione pensa proprio a tutti organizzando progetti didattici per le scuole e aperture straordinarie con iniziative speciali. Inoltre, per non fare mancare niente agli ospiti, è stata allestita una foresteria in quelle che in passato erano le celle dei monaci, un ristorante - caffetteria per chi vuole fare una pausa durante la visita, e un bookshop dove si potranno acquistare i cataloghi delle mostre realizzate dallo CSAC dal 1969 ad oggi.
sabato e domenica dalle 10 alle 19
tel. 0521 033652
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[gallery type="rectangular" ids="40505,40506,40507,40508,40509"]Il progetto “ How to cure our soul” evidenzia una ricerca audio-visiva influenzata dal minimalismo, l'ambient e la drone music. Tramite l'uso della musica e del video è un progetto di autoanalisi, una ricerca di 'prustiana identità' sfociato nel disco 'Tabula rasa'. A parlarne in quest'intervista è Valeria Pierini che attraverso il luccicore di uno stile fotografico fuggiasco sembra abbigliare le algide sonorità - da cui il suo progetto ha origine – di sobrie impressioni. Htcos sembra a tratti una grande vocale soffocata dal fracasso. È una strategia musicale in tensione ed è alimentata da una serie di scatti in cui “ alleggerire “ è un concetto-chiave soprattutto in relazione allo smarrimento che caricarsi del superfluo può determinare e che Valeria Pierini tende ad accentuare ricorrendo alla tematica del sogno, un intervallo nel quale è possibile imbrunire gli sprechi ed usarsi leggeri.
1 Potresti descrivermi con degli aggettivi la musica di How to cure our soul?
Se dovessi pensare a degli aggettivi direi che quando ho ascoltato il disco ho avuto le sensazioni suggerite dalla poetica a cui si rifà, ovvero una ricerca, intima, di identità, che scava all'interno per eliminare le forzature ed eventuali orpelli, dunque ho notato una coerenza tra le intenzioni e il disco. Descrivendo la sua musica con degli aggettivi oserei dire che la sento “estraniante “ ma nel senso buono del termine (ride), come quando hai davanti un'immagine abbastanza potente da evocare qualcosa pur rimanendo fissa.
2 Com'è iniziata la vostra collaborazione ?
Conosco Marco (Htcos) da svariato tempo e circa un anno fa mi ha chiesto se avevo voglia di fare un lavoro fotografico ispirato alla poetica del suo progetto.
L'idea mi è subito piaciuta molto perché il mio modo di lavorare con la musica è abbastanza trasversale, per me la musica è un tema su cui costruire storie, come può essere ad esempio la favola o la memoria, o la spiritualità. Mi è sempre interessato come gli artisti fotografi nel corso degli anni hanno lavorato con la musica, mi viene in mente Luigi Ghirri che sceglieva tra le sue fotografie di paesaggio quelle più adatte a diventare cover di dischi di musica classica, cercando quelle che coglievano l'atmosfera del disco. Insomma a me interessa l'aspetto concettuale del lavorare con la musica. Fa parte della mia poetica di giovane fotografa.
3 Un musicista - videomaker ed una fotografa in questo caso s'incontrano. In che modo sei riuscita a flettere il linguaggio fotografico guidandolo in un ambiente musicale a tratti rischioso come quello abbracciato da Htcos?
Una volta ricevuto questo invito da parte di Marco mi sono messa in attesa ed ascolto di tutto quello che poteva essere uno stimolo, una suggestione data da questa sua 'ricerca prustiana dell'identità'. Quello che mi ha colpito e mi ha fatto iniziare in modo effettivo la raccolta e selezione del materiale è stato il concetto di 'svuotamento', di 'leggerezza 'che ho percepito nel suo lavoro. Il togliere i pesi inutili. E' una selezione questa molto vicina comunque alla mia indole, al mio carattere. Con Marco ci siamo scambiati molte cose, film, sogni, letture, ci siamo confrontati. E' stato bello perché il processo che metto in atto di solito quando creo un nuovo lavoro questa volta l'ho vissuto con un'altra persona.
4 Quali idee si sono sistemate da subito configurando la struttura delle tue intenzioni nei frattempi che hanno contraddistinto la tua ricerca ?
Insieme all'idea di 'svuotamento' ho pensato a quella di 'tabula rasa'. L'ho intesa come un diario, una mappa mentale di esperienze sotto forma di frame. Ricollegandomi al discorso dell'autoanalisi, della cura, ho pensato di svuotare questo diario visivo. Ecco che dunque ogni sequenza di foto rappresenta a suo modo l'idea di leggerezza.
Questo diario rivive dei temi, ogni tema è collegato ad un tipo di esperienze-ricordi, ogni cosa ripresa è un frame-ricordo, decontestualizzata da logiche apparenti come i pensieri o gli stessi ricordi.
5 Puoi avvicinarci attraverso delle descrizioni a quello che è l'aspetto allusivo e compiuto del tuo lavoro ?
Nella prima parte del lavoro e nell'ultima non ci sono umani nelle foto, i luoghi e gli oggetti devono parlare per loro. Ridando o togliendo la possibilità di un prima o un dopo. Le immagini raggruppate in questo corpus sono frutto di una selezione o spesso di un'idea costruita nel tempo. Nel primo caso parlo delle foto di paesaggio dove sono andata alla ricerca dei frame giusti al mio scopo. Nel secondo caso invece parlo della parte 'stasi-o anche porta del sonno', lì volevo rappresentare delle esperienze tipiche in cui la psiche passa da uno stato di pesantezza ad uno di leggerezza. Quando ho capito che dovevo lavorare col sonno e il sogno ho cercato la location, studiato le inquadrature che rendessero questo passaggio, e predisposto lo shooting con la modella.
Ogni parte del lavoro racconta la leggerezza, lo svuotamento secondo un punto di vista diverso.
‘Terra’: riprende luoghi senza soggetto apparente, qui è l’insieme che crea il contesto (il tutto è più grande della somma delle singole parti); ‘senza mappa’ impedisce la costruzione di un percorso se non immaginario, ‘senza peso’ riguarda invece luoghi verso cui ho agito tramite riprese che ne togliessero il peso, come se volessi svuotarli della loro materialità. ‘Stasi o anche porta del sonno’ si ispira al concetto di ‘onironauta’ e a quello di ‘tensione’ fisica ed emotiva che pertiene al sonno prima e al sogno poi. Il risultato di questo viaggio volto allo svuotamento di sè e dei contesti esperenziali è ‘post krieg’, dove compaiono elementi desolati e laconici come relitti di una qualche guerra-catastrofe, metafora qui, dello svuotamento e della ricerca di sé, tema portante di tutto il lavoro.
6 La fotografia in questo caso è da ritenersi parte di un processo creativo che ha nel ritmo le sue origini. Può considerarsi insistente e persuasiva anche l'analisi del nesso tra musica , fotografia e poesia ?
Il progetto Tabula rasa (quello di Htcos, ovvero il disco e i due video) riunisce di per sé musica e fotografia perché inevitabilmente li contiene anche solo a livello formale; per quanto riguarda la poesia direi che in questo caso lo spunto proustiano possa bastare a farla rientrare nel tutto! (ride). È indubbio che in seconda istanza, quindi parlando di contenuti, è un lavoro molto vicino alla ricerca artistica poiché pregno di un sostrato concettuale. Il lavoro è composto di musica fotografia e poesia. Unendoci poi il mio intervento fotografico, si evince che c'è un nesso dal quale entrambi siamo partiti (ognuno poi con i suoi risultati, anche perché io sono arrivata quando il suo Tabula rasa era già finito), cioè sono due lavori che comprendono musica, video e fotografia (nonché i testi, i titoli delle mie immagini) che hanno una matrice comune (come ho detto sopra io sono partita dai concetti di 'svuotamento' e 'tabula rasa' proprio del lavoro di Htcos). Più che poter essere individuato, dunque dico che il nesso c'è proprio. Ed è la base di due lavori che poi vivono altresì di vita propria.
www.valeriapierini.it
Il Danae Festival è un progetto che cerca di dare risalto a esperienze artistiche nuove della scena contemporanea, proponendo artisti nazionali e internazionali che si esprimono attraverso differenti linguaggi dal teatro alla danza, dalla performing art alla musica, dalla videoarte al cinema.
Giunto alla sua quindicesima edizione sarà aperto dalla compagnia Teatropersona che presenterà lo spettacolo ‘A U R E’ dal 17 aprile al 2 maggio al Teatro Out Off di Milano.
A U R E è l’ultimo capitolo della trilogia del silenzio e della memoria, ispirato all’ opera ‘Alla ricerca del tempo perduto’ di Marcel Proust, nella quale tutto si agita, si muove e si sposta in un mondo reale che però appartiene anche all’ altra sfera, quella dei sogni, che trae dalla realtà nutrimento, rubandone le immagini, e creando delle aure, ossia aloni di vita che avvolgono ogni cosa.
Regia, drammaturgia, scena, luci e suoni sono curati da Alessandro Serra, mentre l’autore dello spazio e delle figure è Vilhelm Hammershoi, pittore danese del silenzio, capace di permeare la scena di tempo. Nei suoi interni il tempo fluisce come fatto luminoso, tutto è al contempo immobile e vibrante, nella camera oscura interiore si accende una speciale luce, ossia il corpo dell’attore che non si vede, ma fa vedere.
Regia, drammaturgia, scena, luci, suoni: Alessandro Serra con Chiara Michelini, Francesco Pennacchia, Valentina Salerno
Produzione: Teatropersona, Regione Lazio, Bassano Operaestate Festival, Teatro Fondamenta Nuove Venezia, Rete teatrale aretina, Teatro Comunale Castiglion Fiorentino, Fondazione Ca.Ri.Civ.
Mercoledì 17 aprile ore 21.00
Durata 55’
DANAE FESTIVAL XV edizione
a cura di Teatro delle Moire
intero 10 euro, ridotto 8 euro
Teatro Out Off
via Mac Mahon, 16
20155 Milano
tel. 0234532140
Ci sono artisti che si fossilizzano e altri che hanno improntato la loro crescita sulla continua ricerca, Luca Kronos Cassarà ha scelto questa via. Il corpo è per lui lo strumento sul quale sperimentare, tramite il quale provare a raccontare il suo mondo e la sua fotografia.
MAB: Il corpo è al centro della tua ricerca fotografica, l’interpretazione del corpo come figura statuaria è parte di un tuo progetto di ricerca, da dove sei partito e chi ti ha ispirato se sei stato ispirato in qualche modo?
LC: Ciao Marco e innanzitutto grazie per questa inaspettata intervista che senz'altro mi lusinga. Potrei facilmente darmi un tono rispondendoti di esser stato influenzato dalla ricerca fotografica di Robert Mapplethorpe (di lui stimo più il famoso "The X Portfolio" ), in realtà non è cosi. L'idea di "Absolute" è nata osservando le modelle durante gli istanti in cui stavano cercando una posa: il loro corpo era in continuo movimento e dava vita a delle forme astratte, a volte sembrava scomparire la testa, a volte un braccio...così una notte pensai l'idea di un progetto in cui il corpo venisse snaturato per creare forme diverse, per andare oltre la visione di un bel corpo nudo. Dopo tanti progetti più estremi e complessi era nata l'esigenza in me di un attimo di puro minimalismo, quasi fosse una tisana depurante. Proposi la mia idea a una modella amica, provammo, realizzai il primo scatto e il primo pensiero fu "Sembra una scultura astratta di marmo bianco"...qualcosa di incorruttibile, puro, solido, perfetto...Assoluto.
MAB: Quanto è importante la luce nei tuoi progetti e in questo specificatamente?
LC: La luce è uno degli elementi fondamentali dei miei progetti. A volte in modo ossessivo. Non è solo l'elemento fotograficamente utile a illuminare bene un soggetto, ma spesso il catalizzatore dell'emozione stessa impressa in quella foto. In Absolute, paradossalmente, la luce non è co-protagonista, non crea giochi particolari, tende a volte ad appiattire ombre e volumi che in altri progetti sono fondamentali. La luce qui ha la funzione di rendere tutto ancora più asettico e a-temporale perchè è il corpo-forma il protagonista. È lui che deve solleticare l'immaginazione di chi lo guarda.
MAB: Quale è il tuo modo di porti di fronte al corpo delle persone che fotografi?
LC: Questa è una domanda dalle mille sfumature che mi vien posta spesso nel quotidiano: da chi con superficialità mi chiede come faccio a fotografare i corpi nudi di donne cosi belle, a chi mi chiede cosa penso in quel momento, cosa vedono i miei occhi, quali siano le mie emozioni. Proverò a dare un'unica risposta a tutte quelle sfumature. Il corpo della persona che ho di fronte è un magnifico blocco di argilla, ogni volta con una sua specifica sostanza e consistenza. Di fronte ad esso è un continuo scavare tra le emozioni tue e della modella, i vostri pensieri, le vostre aspettative, paure e insicurezze. Questo vortice di emozioni diventano mani che modellano quell'argilla. In questo vortice, rispondendo ai curiosi che vi sono sempre, le pulsioni sessuali sono davvero l'ultima cosa a cui penseresti
MAB: In un momento storico in cui l'immagine più è urlata più è ascoltata, un progetto minimalista ed estremamente elegante, come riesce a essere "ascoltato"?
LC: Amo gli estremi e la continua ricerca, per cui quasi contemporaneamente ad "Absolute" ho portato avanti "Libero et compos mentis", progetto in cui le immagini urlano e veicolano messaggi anticlericali, provocatori, satirici, sarcastici. Probabilmente quest'ultimo ha suscitato più scandalo e fatto più "rumore", ma alla fine entrambi sono stati ascoltati e apprezzati in eguale misura, ma da pubblici diversi. È come scegliere tra la voce vivace di una ragazza e quella sensuale di una bella donna: sono diverse e, anche se si vive in una società che sbava dietro l'immagine della ragazza-velina, ci saranno sempre tantissimi ad apprezzare e preferire la sensualità e bellezza di una donna
MAB: Corpo e pubblicità sono da sempre un accoppiata vincente adatta per presentare ogni prodotto, sia sulle pagine delle riviste che attraverso gli schermi televisivi. Ma il corpo veicola ancora messaggi o è usato come "carne da macello"?
LC: E' un buon 50%, dipende anche qui dall'ambito, dall'artista, dal committente.
http://www.lucacassara.it http://www.facebook.com/luca.kronos.cassara
Il designer-to-consumer è una nuova impostazione produttiva che si avvale tanto delle risorse offerte dalle nuove tecnologie di prototipazione e produzione a controllo numerico quanto di lavorazioni tradizionali e dell'indispensabile supporto delle tecnologie web 2.0.
Questo nuovo modello produttivo, che sta trasformando il mondo della progettazione, della produzione e della distribuzione di beni, prevede che, attraverso la vendita online e il rapporto con i distributori tradizionali, i designer diventino produttori di sé stessi.
SFUSO/small-scale practices/ collettivo di designer , grafici e architetti under 30, attraverso Retrobottega invita designer, architetti, makers, artigiani, graphic designer, studenti e professionisti che si occupano di indagare questo nuovo sistema produttivo a esporre i loro lavori, con lo scopo di fornire loro un'occasione di visibilità, di incontro e di scambio.
Il tema deIl ’incontro tra passato e futuro e della necessità di un dialogo tra i due si rivela anche nella scelta della location, l'esposizione avverrà negli storici locali della Ferramenta Pietro Viganò in via Montevideo a Milano,in zona Tortona, e dell’apertura in occasione della settimana del Salone del Mobile 2013 dal 9 al 14 Aprile.
Alla call sono ammessi lavori di designer, studi, architetti, makers, graphic designer che realizzino in maniera indipendente piccole e grandi serie.
Il termine per la presentazione dei progetti scade il 23 marzo. I risultati, scelti da una giuria di esperti, verranno pubblicati su www.sfuso.org il 24 Marzo.
Info tecniche:
Le candidature vanno inoltrate a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..
La partecipazione alla call e all'esposizione è completamente gratuita. I costi di spedizione e trasporto dei progetti selezionati sono a carico dei singoli progettisti.
La partecipazione è aperta a tutti e si possono presentare quanti progetti si desidera e di qualsiasi tipologia: arredamento, oggetti per la casa, abbigliamento, accessori, dispositivi tecnologici ecc..
Per ogni progetto dovranno essere inviati:
-fotografie in alta definizione del prodotto o dei prodotti
-breve descrizione con particolare attenzione alle fasi produttive e alle lavorazioni
-scheda tecnica
-breve biografia dei produttori
-informazioni di contatto
I progetti presentati devono essere prodotti in piccole serie o prototipi pensati per la produzione in serie. Non sono ammessi i pezzi unici. Il fatto che il progetto sia già in produzione da un certo lasso di tempo, sia già stato presentato o pubblicato non costituisce impedimento per la partecipazione alla call.
Nella settimana del Salone del Mobile 2013 si susseguiranno inoltre una serie di iniziative volte ad approfondire il tema.
Altri Contributi
Al racconto sono chiamati a partecipare anche fotografi, artisti, architetti e designer che vorranno esporre ricerche di carattere teorico, concettuale o narrativo sul tema della relazione con il sistema degli oggetti nella più ampia accezione possibile. I contributi potranno essere di qualsiasi natura scritti, performance, video, produzioni editoriali, installazioni, infografiche ecc e verranno selezionati dagli organizzatori. Le candidature per questi contributi vanno inoltrate a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Call for sponsors
La call è aperta anche a soggetti che desiderino supportare l'iniziativa mettendo a disposizione le proprie risorse, siano queste di natura materiale o immateriale. Sono benvenuti materiali, grezzi o lavorati, generi di consumo per la parte catering e rinfreschi, mezzi di locomozione (sostenibili!), attrezzature audio video, così come mediapartner per la diffusione dell'iniziativa, videomaker, addetti stampa, volontari per la realizzazione dell'allestimento. Verranno accettate solamente le candidature ritenute in linea con lo spirito dell'iniziativa. Scrivete a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Retrobottega
@Ferramenta Pietro Vigano
Via Montevideo 8, Milano
9-14 Aprile 2013
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