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Situato ai piedi del maestoso Monte Rosa, nel cuore della Valle d’Ayas, Aethos Monterosa è circondato da scenari pittoreschi tra boschi, pareti rocciose e fiumi. Un rifugio perfetto per coloro che cercano relax, avventura e buon cibo in un ambiente incantevole.

L'hotel è realizzato in legno, metallo e pietra, fondendosi perfettamente con l'ambiente circostante. Le 30 suite, sviluppate su due piani, presentano un design contemporaneo, pulito ed essenziale. La hall, con i suoi camini di design e arredi moderni, richiama lo stile accogliente delle camere, diventando il luogo ideale per momenti di convivialità e relax, in linea con lo spirito di Aethos, che unisce una comunità di giovani e curiosi appassionati provenienti da tutto il mondo.
Aethos Monterosa non solo offre un ambiente perfetto per il relax e la riscoperta della natura ma, grazie alla sua posizione strategica, offre agli ospiti un'ampia gamma di attività all'aria aperta. Durante l'inverno, gli amanti dello sci possono godere delle cime innevate, un vero paradiso per gli appassionati degli sport invernali. Durante l'estate, invece, è possibile esplorare i sentieri dei boschi, organizzare trekking, escursioni e anche passeggiate a cavallo.

Ma le attività non si limitano solo all'esterno. Gli amanti dell'arrampicata possono mettersi alla prova sia sulle pareti rocciose delle montagne circostanti, sia nella sala adiacente alla hall dell'hotel, dove possono trovare sempre nuovi percorsi di arrampicata. Per i principianti, è disponibile la consulenza di uno sport manager, che li guiderà nell'esperienza. Inoltre, all'esterno dell'hotel, si trova anche l'unica parete per l'ice climbing presente in un hotel in Europa.

Per coloro che desiderano dedicarsi al proprio benessere dopo un'intensa giornata di attività, Aethos Monterosa offre anche un'ampia SPA, che si sviluppa sia all'interno che all'esterno della struttura. L'area wellness comprende saune, una piscina semi-olimpionica di 25 metri e un centro benessere completo di trattamenti e vasche idromassaggio.
L'offerta gastronomica di Aethos Monterosa è un'altra perla di questa struttura. All'interno dell'hotel si trovano due ristoranti che combinano tradizione e innovazione. Il ristorante "Summit", aperto da colazione a cena, offre un'ampia scelta di piatti, tra cui hamburger, insalate e primi piatti freschi, perfetti per una pausa gustosa tra un'attività e l'altra. È il luogo ideale per le famiglie e per trascorrere momenti di convivialità. Nel secondo ristorante dell'hotel, il “1568", gli ospiti possono gustare i piatti della cucina alpina, rivisitati in chiave moderna, ma mantenendo il sapore autentico della tradizione. L'atmosfera autentica dei ristoranti di montagna rende l'esperienza culinaria ancora più speciale.

di Tiziana Latorre
A fine settembre a Ferrara al via le riprese de "La paura di vincere", cortometraggio della regista Roberta Pazi, attrice, regista e formatrice che vanta (tra gli altri riconoscimenti)
due candidature al Lonely Wolf London International Film Festival nel 2019 e al Feel the Reel International Film Festival 2019 e una menzione speciale della Giuria al Ferrara Film Festival 2022.
“L’aperitivo è una cosa seria!”. Con questo mantra Patatas Nana dal 2016 è andata avanti, innovazione dopo innovazione, a sfornare, o meglio friggere rigorosamente in olio di girasole puro, le sue chips. Dalla classica - con solo patate di varietà Agria, coltivate in Spagna e puro sale fino marino - ormai diventata un’icona del brand, al formato fiammifero, fino ai 5 gusti della Giardiniera di Morgan e alla special edition al baccalà dedicata a Senigallia, passando per la sangria in lattina e bottiglia.
Ma tutto questo non era abbastanza, perché l’aperitivo rappresenta una vera e propria filosofia del brand che oggi diventa anche un format da vivere (e, perché no, da replicare) con l’apertura di Casa Nana.

Come dice il nome, Casa Nana è il quartier generale di Patatas Nana, nel cuore del centro storico di Senigallia, città dello chef Michele Gilebbi che ha ideato le ormai celebri chips in busta che, insieme al suo socio, Francesco Mazzaferri, oggi mettono nero su bianco, o meglio tra quattro mura (e un bellissimo dehors su Piazza del Duca), il loro concept di aperitivo.
A Casa Nana di giorno si possono acquistare tutti i prodotti firmati Patatas Nana e, dalle 18 fino all’una di notte, lo spazio si trasforma in un laboratorio creativo dove cibo, buon vino, musica e relax saranno il fil rouge che guiderà le serate senigalliesi. Da soli o in compagnia, con la voglia di un semplice bicchiere e uno stuzzico o di qualche tapa in più, Casa Nana, nella migliore tradizione dello chef Gilebbi, accoglie gli ospiti in una atmosfera dallo stile spagnolo contemporaneo.
Il format di Casa Nana è unico: da stuzzicare o per una light dinner tutti i gusti e i formati delle chips Patatas Nana e un menù di tapas alla carta. Da bere la Sangria e il nuovissimo Gin marchiati Patatas Nana e una lista di vini naturali. Non è un bar (quindi niente caffè, cappuccini, tè o altri tipi di bevande), non è un cocktail bar e non è un ristorante, anche se la carta di tapas fa già venire l’acquolina in bocca: Giardiniera di Morgan, acciughe conservate nel burro, ciotola di gazpacho, tramezzino al granchio e insalata russa, croissant cotto e tartufo estivo, flauto Iberico patanegra y tomate, rustici di pasta sfoglia, sandwich pastrami, Cecina de Buey, toast di brioche, salmone affumicato e mascarpone, Caviale nero Adamas, formaggio del giorno e pane e cioccolata Brave Beans.
Non si accettano prenotazioni: nei 140 mq degli spazi interni ci sono due grandi banconi e tanto spazio per sedersi, ma anche per farsi un drink & chips al volo e quattro chiacchiere, come quando si va a trovare un amico senza avvisarlo e ci si sente come a casa propria, come a Casa Nana.
Cinzia Giordanelli
L’edizione 2023 di “DISTILLO, andato in scena in via Mecenate il 16 e 17 maggio, ha fatto segnare un significativo cambio di passo nella percezione stessa della manifestazione: rispetto all'edizione inaugurale sono infatti diminuite le presenze in termini assoluti (assestate su circa 550 unità nell'arco dei due giorni, provenienti sia dall'Italia che dall'estero), ma al tempo stesso sono aumentati i contatti business e gli ordinativi agli espositori.

Un'edizione più matura, quindi, e orientata allo sviluppo di progetti commerciali. Non a caso, uno degli obiettivi principali della kermesse è avvicinare l'artigianalità alle nuove tecnologie, rivolgendosi sia agli addetti ai lavori della filiera della distillazione sia a coloro che - in numero sempre crescente, secondo il feedback raccolto in fiera - intendono avvicinarsi al mondo del rame e degli alambicchi. “Un risultato importante – sottolineano gli organizzatori Claudio Riva e Davide Terziotti, titolari di Craft Distilling – perché conferma la rassegna milanese come l'evento di punta per l'intero bacino del Mediterraneo. In un momento in cui il comparto delle fiere di settore non vive i momenti più brillanti della sua storia, siamo riusciti a mantenere vivo il valore di un appuntamento del genere”.

Oltre al ricco programma di seminari e approfondimenti sulle novità del settore, grazie anche alla presenza del media partner “Spirito Autoctono” e alla consegna delle Ampolle d'Oro della prima guida italiana dedicata ai distillati, “DISTILLO” ha inoltre raccolto per la prima volta sotto lo stesso tetto circa un centinaio di produttori di spirits. Particolarmente sentita, inoltre, la consegna di un riconoscimento al maestro distillatore Bruno Pilzer, da parte del team di Spirito Autoctono.

Dalla formazione alle materie prime, dalle tecnologie di produzione fino all'imbottigliamento, negli stand di “DISTILLO” gli espositori hanno potuto confrontarsi con imprenditori interessati ad aprire o sviluppare la propria distilleria, incontrando i maggiori esperti italiani e internazionali. Dalla due giorni milanese è emerso che il fenomeno del craft distilling in Italia è in piena evoluzione e promette di replicare il boom che negli ultimi vent'anni ha visto protagoniste le birre. Anche in Italia continua a crescere il numero di distillerie operanti – le nuove aperture sono state ben 39 nell'ultimo anno – spinte soprattutto dal boom del gin. “Si continua a respirare tanta euforia, con un tasso di crescita elevato. L’interesse per la produzione di distillati premium – aggiungono Riva e Terziotti – è rafforzato dalla capacità di questo settore di espandersi anche nei periodi di difficoltà. Tra il 2008 e il 2015, in piena crisi economica, negli Stati Uniti gli spiriti artigianali hanno registrato una crescita di mercato esponenziale, in controtendenza col settore”.

Innovazione, qualità e carattere urbano si fondono in un unexpected gin che conquista i palati più esigenti
È tempo di alzare i bicchieri e celebrare •TOM Touch of Milano, il distillato che ha conquistato il palato degli appassionati, offrendo un'esperienza sensoriale inconfondibile e un sapore che incanta i sensi.
•TOM è un omaggio alla città di Milano, un crocevia di culture, storia e modernità che sa sorprendere sempre. In un'epoca in cui nuovi brand di gin spuntano come funghi, •TOM ha scelto di ritornare alle origini, al disciplinare, per offrire un prodotto di qualità che soddisfi le esigenze dei bevitori consapevoli e dei bartender esigenti.
L'idea alla base di •TOM è valorizzare il distillato di ginepro e distinguersi per il suo impegno a mantenere l'eccellenza artigianale e a soddisfare le richieste del pubblico più raffinato.

Il segreto di •TOM risiede nella sua purezza e nel rispetto dei sapori autentici. Ottenuto esclusivamente dalla distillazione di bacche di ginepro, erbe e piante tipiche della Lombardia, questo gin italiano si fa portavoce dell'anima pura e incolore che lo caratterizza.
L'equilibrio perfetto delle botaniche selezionate responsabilmente - tarassaco, camomilla selvatica, fiori di sambuco, salvia, cardo mariano e un tocco di arancia amara - regala a •TOM una fragranza delicata e un corpo inconfondibile.

•TOM si distingue non solo per il suo gusto sorprendente, ma anche per la sua totale assenza di zucchero, coloranti, aromi di sintesi, glutine, OGM, additivi e allergeni. Questo gin dry è apprezzato dagli amanti della qualità che desiderano godersi un momento di condivisione e divertimento senza rinunciare a un'esperienza autentica e consapevole.
Inoltre, •TOM si contraddistingue come uno dei pochi gin sul mercato che dichiara apertamente gli ingredienti e le informazioni sul prodotto in etichetta. Questa trasparenza assoluta è un segno tangibile dell'impegno di •TOM verso la qualità e la soddisfazione dei suoi consumatori.
Un unexpected gin che incarna lo spirito aperto e frizzante della città di Milano. Ogni sorso di •TOM è un viaggio sensoriale che ti trasporterà nel cuore pulsante di una delle città più affascinanti del mondo.

La storia di •TOM inizia una sera, verso la fine del 2017 in un periodo di rinascimento del gin che continua oggi. Lasciamo la parola ai founder di •TOM:
"Siamo Caterina e Giordano creativi milanesi fondatori del brand Touch Of Milano. Dopo molti anni passati ad occuparci di brand e pack design, sentivamo l’esigenza di creare un concept, un prodotto tutto nostro.
Eravamo attratti dal mood degli aperitivi milanesi, delle feste e delle serate conviviali, del divertimento e dello stare insieme gustando consapevolmente un drink. Volevamo che si tornasse a valorizzare un distillato, il Gin, fondamentale nei cocktail storici o innovativi più in voga in un momento di forte interesse ma anche di banalizzazione a causa del forte sfruttamento che ne consegue tutt’oggi. Così una sera di qualche anno fa, complici un bartender altrettanto appassionato e i racconti di gin provenienti da ogni parte del mondo, l’idea prese vita. “Non è stato facile per noi che non avevamo esperienze, imprese familiari o conoscenze nel settore.

Con rispetto per chi aveva più esperienza ci siamo aperti una nostra strada, con l’unico supporto del nostro lavoro ed i consigli preziosi ci siamo mossi in un mondo affascinante.
Nel frattempo abbiamo continuato nel nostro lavoro, Dr. Jekill e Mr. Hide, creativi da un lato e grazie a •TOM, clienti dall’altro. Grazie al nostro lavoro storico abbiamo creato il brand, il naming e l’immagine intorno al prodotto.
Crediamo ci sia molto lavoro creativo oltre alla maestria di esperti distillatori intenti a creare un prodotto, prova dopo prova e dei bartender professionisti, veri esperti della miscelazione. Ma c’era tutto il resto di cui non sapevamo nulla o quasi. Vendite, Ho.Re.Ca, rappresentanti e distributori.
Però avevamo le idee chiare su una cosa: gin ce ne sono molti e volevamo realizzare “il gin” di qualità elevata ma soprattutto davvero unico nel suo genere. Dovevamo studiare per approfondire la materia, leggere, ascoltare, informandoci e ovunque possibile, lasciarci aiutare. Per tutto il 2018 abbiamo lavorato sulla scelta della bottiglia, sull’immagine del brand, confezioni, sito internet, contatti con i locali.

Abbiamo chiesto consigli a chi ne sapeva più di noi, ci siamo affidati a persone di valore primo fra tutti Alessandro il nostro mastro distillatore e Insieme a lui dopo lunghe riunioni, prove gustative a rincorrere la giusta personalità del nostro Gin, la storia di •TOM Touch Of Milano ebbe inizio.
Alla fine del 2019 il nostro gin, ha lasciato il buio degli alambicchi nelle prime 200 bottiglie.
Durante la pandemia e il lockdown ci ci siamo concentrati sul posizionamento, sull’organizzazione delle future attività che avrebbero riguardato il prodotto come la distribuzione e le vendite.
•TOMT è dedicato a Milano la nostra città: le nove botaniche provenienti da colture naturali specializzate, zero OGM, zuccheri o aromi aggiunti e la sua qualità di essere probabilmente il primo italiano 100% alcolato di ginepro lo rendono un gin strutturato con una personalità inconfondibile per essere apprezzato da un pubblico sempre più consapevole e attento alla qualità ma anche dai professionisti appassionati che ne riconoscono le caratteristiche intrinseche.
È Prodotto da mastri distillatori, che vantano una tradizione lunga 70 anni, rispettando i tempi della distillazione, l’ambiente e il disciplinare."

Testo di Tiziana Latorre
Non è un caso, dunque, che nei casino venga dato ampio risalto alla selezione musicale di sottofondo, che può avere un forte impatto sul modo in cui i presenti percepiscono l'ambiente e sull'atmosfera che avvolge i giocatori. Il legame tra musica e casino è dunque più stretto di quanto si pensi: ma come possono i brani trasmessi influenzare l'esperienza vissuta nelle sale?
Così come accade in altri luoghi pubblici, come centri commerciali, negozi e ristoranti, anche nei casino il sottofondo musicale rappresenta un elemento di primaria importanza, poiché ritenuto in grado di influenzare le percezioni e il comportamento dei presenti. Proprio per questo motivo, nelle sale gioco si presta grande attenzione alla selezione musicale delle singole serate, allo scopo di creare un'atmosfera adeguata alle diverse tipologie di giochi e di fornire sensazioni positive agli stessi giocatori.
In generale, l'obiettivo di chi sceglie le musiche da trasmettere in corrispondenza dei diversi giochi è quello di creare coinvolgimento, rilassando il giocatore laddove sia necessaria una certa concentrazione oppure eccitandolo di fronte a passatempi più veloci e adrenalinici. Gli aspetti sui quali si va a lavorare sono dunque ritmo e intensità e, di conseguenza, la scelta dei generi, che possono spaziare dalla musica classica al blues, dalla lounge al rock in base al diverso tipo di gioco.
Variazioni si possono avere anche in relazione al momento della giornata, prediligendo musiche più rilassanti quando la sala è meno affollata, o sottofondi più energici nelle fasi di massima affluenza o in corrispondenza di eventi specifici, come tornei di particolare rilevanza. Addirittura alcuni casino non disdegnano di assumere DJ o musicisti che si esibiscono dal vivo nella sala da gioco, così da creare un livello ulteriore di coinvolgimento e arricchire l'esperienza degli ospiti con un prodotto di maggiore qualità.

Se il casino in generale si serve della musica per creare il giusto contesto di gioco in ogni situazione, ancora più interessante è il legame che esiste tra musica e slot machine. La musica utilizzata come sottofondo alle slot machine viene infatti appositamente selezionata per creare particolari stimoli nei giocatori.
La musica delle slot machine solitamente ha un tempo rapido e un ritmo incalzante per mantenere l'attenzione dei giocatori alta e le melodie utilizzate, come accade anche in molti videogame, sono spesso orecchiabili e ripetitive, in modo da rimanere facilmente impresse nella mente dei giocatori. A caratterizzare la musica utilizzata nelle slot machine è però anche l'aspetto della personalizzazione in base al tema del gioco: se, per esempio, il gioco è a tema antico Egitto, la musica potrebbe contenere suoni di strumenti tradizionali egiziani o melodie che richiamano l'atmosfera di quel periodo storico, così come quando la slot è dedicata a un artista o a una band il sottofondo sarà composto da musiche di quello stesso musicista o gruppo musicale.
Fondamentale nelle sale fisiche, questo aspetto viene attentamente curato anche all'interno dei più moderni casino digitali, che proprio durante l'utilizzo delle slot machine presenti all'interno dei propri cataloghi si servono di musiche selezionate per garantire la migliore esperienza di gioco possibile in termini di coinvolgimento e divertimento, senza contare l'attento lavoro svolto in fatto di effetti sonori, per esempio quando si girano i rulli oppure quando si ottiene una combinazione vincente, che finiscono per diventare facilmente riconoscibili e trasformarsi in un vero e proprio strumento di comunicazione tra la macchina e il giocatore.
Com'è facile immaginare, data l'importanza del fattore musicale all'interno delle sale gioco, di particolare rilievo è la figura di colui che si occupa di selezionare, se non addirittura di comporre personalmente, i brani da utilizzare durante l'uso dei vari passatempi. La scelta delle musiche infatti non è casuale e anzi è frutto di attenti studi che interessano anche l'ambito della psicologia, per questo motivo i casino sia fisici che online si rivolgono a veri professionisti del settore.
Compositori e sound designer sono sempre più ricercati dalle società che si occupano di giochi, al pari di sviluppatori e grafici, poiché il loro apporto può essere determinante per il successo del singolo gioco se non dell'intero casino. Suoni e musiche rappresentano infatti un elemento fondamentale nella creazione di un ambiente convincente, in grado di attirare i giocatori e di tenerli impegnati per lungo tempo agendo sulle loro sensazioni, proprio come succede con le colonne sonore dei film. Insomma, non si può pensare a slot machine e casino senza considerare l'elemento musicale e il legame che intercorre tra i due mondi, un aspetto centrale su cui ormai tutti gli operatori sono concordi.
Il fritto misto alla piemontese è diffuso su tutto il territorio regionale, bisogna però ricordare al lettore che le peculiarità specifiche di ogni area sono differenti, perché ogni zona ha sviluppato le proprie nel tempo. Troviamo così diversi ingredienti e tagli sul piatto da portata. E’ indiscutibile invece che la storia del celebre fritto derivi da una tradizione di cucina di casa essendo nato proprio dalle cuoche delle dimore popolari.

Era il piatto del recupero delle frattaglie derivanti dalla macellazione del maiale, le parti che avevano più problemi ad essere conservate. La cucina delle frattaglie è una cucina molto antica che è stata utilizzata nei secoli con la preparazione di vari piatti che ancora oggi appartengono alla più estrema tradizione culinaria del Piemonte. Basti pensare alla finanziera, nata nel 1400, e allo stesso fritto misto; ricette molto povere nobilitate poi da personaggi storici come Camillo Benso Conte di Cavour.
Non dimentichiamo che dalla macellazione del maiale e dal recupero delle parti più fresche, quelle che non possono essere conservate, deriva anche l’arte di fare i salami. Oggi vediamo tale produzione, la norcineria, con un occhio decisamente più ludico ma, ieri, era una modalità di conservazione della carne per un lungo tempo, quindi prima di tutto le frattaglie venivano cucinate immediatamente, il giorno stesso.
Nel corso degli anni e con i cambiamenti dei metodi di conservazione il fritto misto si è arricchito con altre componenti, motivo per cui oggi nel piatto troviamo anche la carne bovina, il semolino, gli amaretti, la mela in pastella, le carote, il bagnetto verde ed altri sapori in base alle zone della Regione.

E così, se un tempo il fritto era tipico prepararlo in inverno, quando si macellava il maiale, oggi è diventato un piatto per tutto l’anno, in particolare per le grandi Feste e, se pur nato come antipasto, nella tradizione piemontese dei ricchi antipasti, adesso lo si serve generalmente come secondo piatto.
Una ghiotta variante del classico fritto misto alla piemontese la si trova nel Monferrato e, se volete gustarlo al meglio, vi consiglio di andare in Provincia di Alessandria nel Comune di Serralunga di Crea. Salite al Sacro Monte di Crea dove troverete un bellissimo luogo di culto, un Santuario Mariano fondato nel 1589 su iniziativa di Costantino Massino, priore lateranense del Santuario della Madonna Assunta.
E’ sul piazzale del Santuario che è posizionato il Ristorante Osteria Crea. Di fatti siamo nel cuore del Monferrato e a pochi passi dalle Langhe. Il locale si caratterizza da un ambiente informale e sobriamente elegante. Sale ampie e luminose con capienze diverse, mentre durante la bella stagione si può mangiare all’esterno circondati da un panorama incantevole immerso in un parco secolare. Fede, natura, arte e buona tavola nella cornice di uno dei luoghi più magici del Piemonte e d′Italia, Patrimonio Unesco. Non solo il fritto misto nel menù del locale ma anche i piatti della tradizione territoriale, preparati con materie prime selezionate e cucinate rispettando una filosofia basata su concetti cardine: stagionalità, rispetto dell′ambiente, sapore e leggerezza, gusto e fantasia.

Il loro fritto misto alla monferrina si compone da 9 parti salate, cinque dolci e due di accompagnamento. La bistecca di maiale, quella della coscia del vitello, il polmone, il fegato, l'animella, il cervello, il midollo, la salsiccia e le carote saltate. Poi ci sono le parti dolci: due in pastella, ovvero la mela e l’amaretto e due versioni dei Friciulin, di semola e al cioccolato. Per finire la bignola al cioccolato e il tutto deve essere rigorosamente accompagnato dal tipico bagnetto verde. La bignola è molto particolare e viene preparata con una crema pasticcera un po' più densa del normale nella quale si inseriscono delle gocce di cioccolato; si forma una pallina e la si frigge nell’olio caldo. In realtà tutte le parti salate del fritto vengono passate prima nell'uovo, poi nel pangrattato e dopo fritte nell'olio caldo. La preparazione del piatto è lunga e complessa, occorrono molti ingredienti e tante, tante ore di lavoro.
A Serralunga di Crea è grazie alla passione dei giovani Marta e Davide, i due chef del ristorante, padroni assoluti dell′arte di cucina, che si può assaporare tutta la squisitezza del vero fritto misto alla Monferrina al quale è doveroso abbinare il grande vino del territorio: il Grignolino! Parliamo di un vitigno a bacca rossa coltivato nella zona dell'Astigiano, nel Monferrato Casalese e in alcune parcelle dell’Albese; un vino pregevole che con il fritto misto trova il suo matrimonio d'amore perfetto, sia con le parti salate che con quelle dolci.

All’interno del ristorante, a proposito di Grignolino, trovate una vera Grignolinoteca, un’esposizione di oltre 50 etichette dei migliori produttori. Per quanto riguarda il servizio un pensiero sincero va a Paola e alla sua lunga esperienza tra i tavoli di questo locale: vero riferimento enogastronomico del Monferrato.
Fabrizio Salce
Non è un pesce d'aprile: La Prosciutteria cala il tris. Dopo Brera e Navigli, il “non ristorante” vintage specializzato in taglieri e porchetta rigorosamente made in Tuscany completa la tripletta inaugurando il suo terzo locale in zona Isola, a piazzale Segrino.
Da sabato 1 aprile il “non-ristorante” più vintage d'Italia apre i battenti portando a Isola gli evergreen della cucina popolare fast toscana, dai taglieri di salumi e formaggi (pecorini di varie stagionature aromatizzati come quello alle noci o al pistacchio oppure al rosmarino o al peperoncino) alle schiacciate farcite, dai carpacci alla rinomata porchetta del Chianti cotta nel forno a legna fino a qualche piatto caldo della tradizione toscana come la pappa al pomodoro, da gustare insieme a vini di produzione propria come Chianti e Chianti Classico. Un nuovo punto di riferimento per pranzi, merende, aperitivi e cene, a pochi passi da alcuni dei maggiori punti d’interesse di Milano come piazza Gae Aulenti dove ammirare il nuovo skyline milanese.

La Prosciutteria nasce a Firenze come un non-ristorante, una bottega d’altri tempi ispirata alle pizzicherie, le canove, i vinai, e oggi conta ben 17 locali sparsi in tutto il centro-nord Italia (da Milano a Verona, da Venezia a Bologna e Perugia). Anche a Isola non mancherà il filo conduttore dell'arredo basato sul riciclo creativo, ossia il riutilizzo di pezzi provenienti da ville storiche, fattorie, antiche case coloniche e nobiliari, scovati e selezionati dal fondatore della Prosciutteria, Dario Leoncini, che nel 2012 aprì il primo locale a due passi dalla Galleria degli Uffizi. È presente un'antica bottigliera contenente distillati homemade come rosolio e assenzio, oltre a una collezione di 12 antiche macchine da cucine alle pareti, fra le quali anche una rarissima “Stucchi”. I rivestimenti delle pareti, fatti di mattonelle cementine, sono di fine Ottocento e sono state recuperate in una villa di gentilizia di Pistoia. E per finire, sono state utilizzate delle carrozzelle e tricicli antiche dei quali una culla di fine Ottocento ammortizzata con balestre di ferro.
Ma soprattutto arriva in piazzale Segrino qualcosa di intangibile, che si respira in tutti locali della Prosciutteria: l’atmosfera conviviale tipica delle vecchie botteghe toscane, dal mood giocoso e informale, un luogo dove non solo si mangia e si beve bene ma si sta in compagnia e ci si diverte.

Apertura: tutti i giorni, dalle 11,30 alle 01
“La Prosciutteria di Firenze” nasce da un'azienda familiare delle colline del Chianti Fiorentino di proprietà della famiglia Leoncini. Nel 2012 ha aperto il primo locale in centro a Firenze proprio accanto alla Galleria degli Uffizi, con l’idea di avere una sorta di spaccio aziendale in città dove si potesse anche mangiare qualcosa di tipico. Semplicità e qualità sono i capisaldi dell’azienda: tutti i prodotti vengono scelti accuratamente e sono 100% italiani. Il successo è stato immediato ed i locali si sono moltiplicati. Dopo Firenze sono nati altri due locali in Toscana (Siena e Massa), tre a Milano (Brera, Navigli e Isola), oltre a Verona in piazza Erbe, a Bologna con tre locali e poi Perugia e Brescia.

Chi ha detto che i vini bianchi non sono da “uomo”? Abbattiamo i pregiudizi di genere nel mondo del vino e festeggiamo la Festa del Papà con sei etichette speciali, dalla Calabria fino al Friuli
CRITONE BIANCO IGT
Critone è un Calabria Bianco IGT della Cantina Librandi, prodotto da uve Chardonnay (90%) e Sauvignon. È un vino dal gusto internazionale e l’anima Calabra, di grande personalità e freschezza. Molto complesso all’olfatto, con delicati cenni fruttati di melone, banana, pesca gialla e ananas, sui quali e sentori vegetali e agrumati. Al palato è un vino fresco e sapido, ma al tempo stesso profondo e persistente. Si abbina meravigliosamente ad aperitivi e antipasti di mare, con primi delicati a base di pesce e secondi di pesce al forno.
SORELI BIANCO DOC COLLIO 2020
Nel Collio Goriziano, si trovano i 30 ettari della tenuta gioiello dell’azienda Pighin. È qui che nasce il top wine dell’azienda: Soreli. Si tratta di un Bianco Doc Collio e il suo nome, che in friulano significa sole, è un rimando all’esposizione di cui godono i vigneti, ubicati in un vero e proprio anfiteatro naturale che si estende nella Tenuta di Spessa di Capriva. Soreli unisce in un’interpretazione inedita i tre bianchi autoctoni del Collio: le uve del Friulano donano personalità e struttura, mentre le uve di Malvasia e Ribolla Gialla regalano al vino freschezza e complessità aromatica. Il risultato è un vino ricco al naso, albicocca matura con sentori di bacca di vaniglia. In bocca il sapore è armonico con un’elegante struttura aromatica varietale. Trasmette note di buccia di arancia. Eccellente con carni bianche arrostite, soufflé di verdura, piatti a base di uovo. Si accompagna piacevolmente anche a formaggi freschi o erborinati.

LE FORNACI LUGANA RISERVA 2019
Questa Lugana Riserva di grande carattere della cantina Tommasi, è un vino che è la massima espressione delle uve Turbiana e del Lago di Garda. Il colore è intenso, con riflessi oro brillanti. All’olfatto presente un ricco bouquet di note fresche e minerali che si armonizzano con quelle di frutta gialla matura, con i sentori floreali. All’assaggio conferma la ricchezza aromatica, la finezza e l'intensità chiudendo con un finale lungo e avvolgente. Si si fa apprezzare in ogni momento, dall'aperitivo alla cena, ma si abbina particolarmente bene con antipasti e primi piatti a base di pesce, pesce alla griglia o al forno, pollame e carni bianche saporite e formaggi di media stagionatura.
MONTE CARBONARE, SOAVE CLASSICO DOC 100% GARGANEGA
Questo Soave Classico della Cantina Suavia viene prodotto esclusivamente da uve Garganega, prodotte da viti che affondano le radici in una terra vulcanica nerissima, che conferiscono veracità e mineralità tagliente. Il Monte Carbonare, alla vista presenta un colore giallo paglierino luminoso. All’olfatto emergono sentori fumè e sulfurei, insieme a note di agrumi e fiori di campo. Al Palato risulta cremoso ed elegante, dotato di spiccata sapidità e freschezza, con un finale asciutto e molto persistente. Accompagna meravigliosamente piatti a base di pesce, ma anche carni bianche saporite e risotti vegetali, tartufo e formaggi di media stagionatura.

COLLIO BIANCO BRÀTINIS
Il Collio Bianco “Bratinis” prosegue la tradizione del passato, regolata poi anche con il disciplinare della Doc nel 1968. Oggi, che ogni produttore può metterci la sua creatività, Robert Princic produce il “Bratinis” utilizzando uve Chardonnay, Pinot Grigio e Sauvignon in percentuali diverse, tutte provenienti dalle marne argillose del Collio. Il nome deriva dalla località in cui vengono raccolte parte delle uve. Sul palato il vino parte morbido e rotondo per poi svilupparsi succoso e fruttato e virare verso un finale preciso dai sentori di ananas e mango. Servire fresco, attorno ai 9-10° C (47-50° F). Abbinamenti: vino da aperitivo, si accosta egregiamente a piatti di pesce, ad antipasti e primi di vario genere. Interessante è l’accostamento con secondi piatti leggeri, specialmente carni bianche.
INCÀLMO
“Incalmo”, è un vino frizzante ottenuto da uve Glera, secondo il metodo storico di rifermentazione in bottiglia. Il naturale deposito di un sottile residuo nella parte bassa della bottiglia, ne conferisce la tipica velatura di color giallo paglierino ed inoltre è responsabile di profumi fragranti di crosta di pane, burro o frutta secca e di un sorso croccante, fresco e asciutto, senza la presenza di zuccheri. Il perlage è molto spesso sottile e vivace, delicato. Un vino di facile beva ma non per questo banale, anzi molto complesso nel tempo e nelle diverse annate, grazie anche ai residui che ne aiutano la preservazione della fragranza. Questa sua versatilità lo rende adatto sia a piatti più sofisticati che piatti più tradizionali e ricchi. Da gustare così, senza scaraffarlo, eventualmente facendo un piccolo movimento in modo che i commensali abbiano lo stesso bicchiere velato. Il disegno in etichetta, realizzato da Aldo Rebuli, artista di Valdobbiadene, raffigura l’abbraccio simbolico tra pianta e lavoro dell’uomo.

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