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Il 21 Luglio in Valtellina, uno dei luoghi più amati tutto l’anno dai turisti, si inaugura “Aperitivo in quota”, una nuova iniziativa del Consorzio Tutela formaggi Valtellina Casera e Bitto dop. Parteciperanno all’iniziativa, che durerà fino a fine agosto, 14 locali situati a Bormio, Santa Caterina,Aprica, Cima Piazzi, Madesimo, Chiesa di Valmalenco, Tresivio e Teglio.
Verranno offerti taglieri di Casera e Bitto, sia freschi che stagionati, abbinati a 3 apertivi creati apposta per la manifestazione: Il Dry Apple, mele valtellinesi unite a spumante, lo Spritz, vino Nebbiolo e liquore agli agrumi, e lo Stelvio Milano, dove il Braulio si sposa felicemente con il Bitter Campari. I turisti potranno anche acquistare i formaggi in loco.

Con questa iniziativa, come afferma Marco Degli, Presidente del CTBG, si vuole rafforzare la sinergia fra monti e valle, natura e sport, per soddisfare le esigenze dei turisti che, si prevede, questa estate supereranno i 7 milioni di presenze. Ci sarà la possibilità di conoscere ed apprezzare prodotti rigorosamente dop promuovendo contemporaneamente la regione, che accoglie più di 23 milioni di presenze annue, anche in vista delle future Olimpiadi.
Il Bitto dop, re dei formaggi d’alpeggio estivi, può essere degustato fresco, e allora avrà un sapore dolce e delicato, che racchiude tutti i profumi delle erbe d’alpeggio; lo si può stagionare a lungo, è uno dei pochi formaggi capace di raggiungere una stagionatura di 10 anni, e allora acquisterà un gusto più forte e piccante, un colore giallo intenso e una pasta friabile, con retrogusto di frutta secca, nocciola, noce, burro e fiori secchi.

Il Valtellina casera è un formaggio di Latteria a pasta semicotta e semidura. Prodotto una volta solo in inverno, oggi può rallegrare le nostre tavole tutto l’anno, grazie alla stagionatura che può variare dai 70 giorni ai 6 mesi.

La produzione dei formaggi valtellinesi ha un fatturato di oltre 14 milioni di euro e un valore al consumo di 26,8 milioni di euro, soprattutto il Caseira che ha registrato un aumento del 9 per cento: rappresentano indubbiamente un fiore all’occhiello per la Valtellina e danno lavoro a circa 650 persone.
Cinzia Giordanelli
Poco lontano da Vintro di Viale Ionio, ha appena aperto un romantico locale che ricordi le atmosfere Parigine e quelle della costiera amalfitana. 70 metri quadrati all’interno e altrettanti all’ esterno, tavolini in marmo, fiori, ceramiche di Deruta, una cucina che spazia dalle prelibatezze italiane a quelle internazionali, una cantina con più di 200 vini selezionati, tutto questo contribuisce alla creazione di un locale originale e accogliente, dove ci si può recare per un happy hour, un aperitivo o una cena.

Le proposte culinarie spaziano dai piatti di mare a quelli di terra, senza dimenticare le specialità vegetariane. Originali i fritti, assolutamente da provare sono le lasagnette alla bolognese fritte, la carbocrema e il guanciale croccante. Troveremo anche freschissime ostriche e cannolini siciliani con gambero rosso. Ottimo anche il carpaccio di carne salata e la tartare di manzo alla Francese; per i vegetariani non poteva mancare la panzanella: notevole anche la burrata ai 3 pomodori.

Il locale offre anche deliziose Pinse, da quelle sale e rosmarino a quelle accompagnate da una raffinata selezione di salumi e formaggi; per uno spuntino veloce originale il crostino con la besciamella e la mortazza, con mozzarella, mortadella e crema di pistacchio.

Il carrello dei dolci spazia dalla freschezza della nuvola di ananas caramellata, con crema chantilly e fruit, al cracuelin di caramello salato, ai brownies e all’ immancabile, italianissimo Tiramisù.
Cinzia Giordanelli
Vintro Cantina Pinsa e Co
Viale Jonio 320
Roma
Tel +393385628451
Aperto tutti i giorni dalle 18 alle 2 di notte
Aperitivo dalle 18 alle 20,30

La carriera diplomatica è una carriera che richiede una grande responsabilità e professionalità. In Italia il giovane che vuole intraprendere questo percorso dovrà conseguire un diploma di istruzione secondaria superiore, possedere una laurea o Master in ambito economico, giuridico, linguistico o internazionale. conoscere a livello professionale la lingua inglese ed una seconda lingua straniera scelta fra francese, spagnolo e tedesco.
Dovrà quindi superare un concorso che consisterà in una prova attitudinale volta ad accertare la capacità del candidato di svolgere l’attività diplomatica, 5 prove scritte per valutare le competenze accademiche in campo storico, giuridico, politico ed economico, due composizioni senza l’uso del dizionario, in inglese ed altra lingua straniera, su tematiche di attualità internazionale, più una prova orale e la valutazione dei titoli.
Superate tutte queste prove, che non possono essere ripetute più di 3 volte fino all’età di 35 anni, il giovane potrà iniziare la carriera diplomatica, diventando prima Segretario di Legazione, Consigliere di Legazione, Consigliere d’Ambasciata, Ministro plenipotenziario, e infine, per chi ci riesce, Ambasciatore. In Italia gli ambasciatori sono attualmente 153, di cui 23 donne.

La progressione nella carriera avviene sia per anzianità che per meriti personali tramite una valutazione annuale.
Generalmente il diplomatico è assegnato per 5 anni ad una determinata sede, successivamente può essere assegnato ad altra sede fino a un massimo di 10 anni. Rientrerà quindi nel proprio Paese per almeno 3 anni prima di poter essere assegnato di nuovo ad altra sede.. Ovviamente il Ministero degli Esteri ha la facoltà di modificare tutto questo, richiamando il diplomatico in sede ove lo ritenga necessario, per ragioni di servizio o prolungandone la permanenza all’estero.
Non tutti i diplomatici diventano ambasciatori, pero se ciò avviene, viene esaminata tutta la carriera del candidato: si verifica l’impegno professionale e personale, si esaminano gli studi che il funzionario ha intrapreso e concluso, si valutano le modalità con le quali ha svolto il suo servizio e il comportamento avuto, incluso quello nell’ambito delle relazioni sociali.
Se tutto questo viene valutato positivamente, si deciderà che la persona in questione possiede le qualità necessarie per diventare ambasciatore.
La carriera diplomatica è una carriera molto impegnativa, a volte esigente, e può anche avere effetti negativi sulla persona, se questa non possiede una capacità interiore per affrontare i cambiamenti e la pressione del lavoro. Importante è anche la capacità di adattamento di fronte alle difficolta.
Un aspetto particolare di questa professione è che il diplomatico si deve spesso trasferire al di fuori del proprio Paese, e questo a volte comporta difficoltà di adattamento o di carattere familiare. Per contro, il diplomatico ha la possibilità di visitare e conoscere realtà nuove, Paesi e culture a volte lontanissime dal proprio luogo di origine.
In Italia le donne hanno ottenuto solo negli anni ’60 l’accesso alla carriera diplomatica, grazie ad una sentenza della Corte Costituzionale che ha bocciato come illegittima la norma che escludeva le donne dalla carriera diplomatica, prefettizia e in magistratura.

All’inizio la rappresentanza femminile era molto ridotta, quasi Inesistente, Dopo gli anni 70- 80, grazie anche a Leggi a favore dell’uguaglianza fra i sessi, la situazione e’ lentamente migliorata, attualmente la rappresentanza diplomatica femminile è costituita da 185 persone, circa il al 20 per cento del totale. Tuttavia, nelle posizione più elevate, la percentuale di rappresentanza maschile è tuttora nettamente superiore.
La carriera diplomatica è tuttora prevalentemente maschile, c’è ancora molto da fare per poter raggiungere la parità, soprattutto per quanto riguarda le alte cariche, così come previsto dal regolamento legislativo.
Le donne diplomatiche possano dare un ottimo contributo, grazie alle loro caratteristiche specifiche, per contribuire positivamente al miglioramento del ruolo della donna all’interno della società, aiutando contemporaneamente il proprio Paese a stabilire una relazione di collaborazione positiva con le varie Nazioni del mondo.
Al giorno d’oggi la diplomazia diventa sempre più importante, anche se a volte non viene sufficientemente apprezzata. Attraverso di essa si possono trovare soluzioni e raggiungere obiettivi in modo pacifico, per via diplomatica, invece di fare ricorso alla violenza e alla forza.
La diplomazia contribuisce all’avvicinamento fra i popoli, a individuare e risolvere pacificamente i conflitti, a promuovere la cooperazione in tutti gli ambiti, a risolvere i problemi attraverso il dialogo e soprattutto a permettere che le persone, le Nazioni si conoscano e attraverso questa maggiore conoscenza possano cooperare e contribuire in modo positivo alla pace e alla serenità fra i popoli.
Cinzia Giordanelli
Qualche tempo fa’ abbiamo chiesto alla Signora Lia de Giorgio, recentemente deceduta all’età di 102 anni, quale fosse il segreto della sua longevità. Dopo un attimo di riflessione, la Signora ha risposto: ”Moderazione. La mia parola magica è sempre stata “moderazione”.
Di moderazione era fatta la sua vita: mangiava un po’ di tutto, senza mai eccedere, evitando i grassi perché era stata operata di cistifellea, ma non disdegnando di tanto in tanto un buon bicchiere di vino ( allungato con l’acqua). Non aveva tante amiche, due o tre le bastavano, e quando non c’erano più diffondeva il suo affetto alle persone che incontrava quotidianamente.
I viaggi le piacevano, ma, anche lì, una volta visitata una città non voleva più tornarci.
Persino a Parigi, dove il marito si recava una volta all’anno, non era più voluta ritornare, con grande rammarico, ma anche sollievo di quest’ultimo per l’improvvisa libertà.

La Signora amava molto l’Inghilterra e tutto ciò che era inglese: aveva lavorato come interprete per l’esercito inglese durante la seconda guerra mondiale e da allora quel Paese le era rimasto nel cuore, insieme al The che beveva regolarmente alle 5 del pomeriggio. Ma anche lì metteva in atto la sua parola d’ordine: aveva visitato la Gran Bretagna una sola volta, e i biscotti che mangiava all’ora del The non superavano mai il numero di 3.
Persino la cura della casa, la cucina, tutto veniva fatto con moderazione da lei, perché al resto ci pensavano gli altri o l’altra, a seconda del periodo della sua vita.
Era moderata anche nell’espressione delle sue emozioni: un giorno, disperata e in lacrime dopo aver appreso della morte di una persona cara, ad un certo punto si era fermata e aveva detto “ora devo smettere, altrimenti mi si alza la pressione” e si era asciugata le lacrime.
Un’unica cosa che sfuggiva alla legge della moderazione: l’amore per gli altri e la Voglia di fare il bene. Voleva bene a tutti, tranne che a qualche “nemica" che però perdonava facilmente. Pregava molto, per tutti, per i familiari, gli amici, il mondo, per chiunque glielo chiedesse. Si sforzava di superare il proprio egoismo, dividendo con gli altri il suo dolce preferito o rinunciando al programma televisivo o alla lettura del suo libro per ascoltare ed aiutare gli altri con l’ascolto, una parola buona. Cercava di fare felici le persone che incontrava, ma con moderazione, senza essere invadente. Spesso si mordeva la lingua o si tappava la bocca per non rispondere alle provocazioni o allo sgarbo di qualcuna.
In fondo, come la signora de Giorgio ci ha insegnato, abbiamo tutti bisogno di dare e ricevere amore, fare e ricevere bene, ma in tutto il resto è meglio usare la legge della moderazione: nei nostri egoismi, nei piaceri indotti dalle mode, nella voglia di avere sempre di più.
Che sia questo il segreto della longevità?
A proposito, la Signora de Giorgio era mia madre.
Cinzia Giordanelli
Quando riprende vita uno dei locali più antichi ed importanti del panorama italiano è sempre un evento da festeggiare. Ed è certamente questo il caso di Giacosa, che riapre oggi grazie alla nuova proprietà del Gruppo Valenza. Lo storico locale, all’angolo fra via Tornabuoni e via della Spada, intreccia infatti in modo indelebile le sue vicende con la Storia del bar mondiale. È qui infatti che nacque, nel 1919, quello che è, ancora oggi, il cocktail più venduto del Mondo: il Negroni.

La storia di Giacosa risale agli anni trenta dell’Ottocento quando via Tornabuoni e le vie adiacenti attiravano viaggiatori da tutto il mondo come parte dei loro Grand Tour. Ospiti colti e facoltosi arrivavano a Firenze per la sua bellezza, le sue numerose testimonianze storiche, ma anche per la presenza di luoghi straordinari pensati proprio per far incontrare ed accogliere questi personaggi.
Fu in questo “Salotto d’Europa” che i fratelli Giacosa aprirono, nel 1860, la loro attività, già fondata a Torino nel 1815.

Situato tra la sede del Circolo dell’Unione e l’albergo Londres et Suisse, Giacosa divenne subito un luogo d’incontro dei dandy dell’epoca tanto che, già durante Firenze capitale (1865-1871), aveva assunto un ruolo centrale nelle molte guide cittadine del tempo. Tra i dandy e i nobili che frequentavano l’angolo di via Tornabuoni e via della Spada vi era un personaggio il cui nome è entrato nella Storia, era il conte Cammillo Luigi Manfredo Maria Negroni. Ai banchi dei migliori caffè fiorentini era all’epoca in uso sorseggiare un calicino di “Vermutte”, per usare il termine in voga nella città, o una miscela composta da Vermouth dolce rosso di Torino, una parte di Bitter Campari e completata con uno spruzzo di acqua di seltz, nota come l’Americano. Si narra che in un indefinito giorno del 1919 Cammillo suggerisse al giovane barista Fosco Scarselli una modifica sostanziale: “Fosco, diminuisci il seltz e mettici del Gin, senza farti vedere”. Così, oltre un secolo fa “un americano come il conte Negroni”, nasceva il Negroni.
Rendere omaggio ad una storia tanto importante e prestigiosa, mantenendo intatta la sua sacralità ma al tempo stesso trasformandola ed adattandola ai nostri giorni è una sfida esaltante che Luca Manni, Bar Supervisor del Gruppo Valenza, ha colto con grande entusiasmo. “È un onore per me poter ridare vita ad un nome tanto importante per la mia città, ed un onere, che porto con grande orgoglio e piacere, quello di aver contribuito ad ideare i menù di realtà come Caffè Paszkowski, Caffè Gilli ed ora Giacosa” ha dichiarato lo stesso Luca Manni.

Il primo menù del nuovo Giacosa non poteva che essere interamente dedicato all’aperitivo italiano. Il passato, il presente ed il futuro di questo rito collettivo, orgoglio nazionale divenuto globale, si ritrovano nella pagine di questa drink list composta da tre sezioni principali. L’omaggio alla tradizione, vede la presenza di “classici” Negroni, in cui la ricetta tradizionale (gin, vermouth rosso e bitter) rimane invariata, ma cambiano modalità di servizio o tecniche di preparazione, come nel caso del Negroni shakerato.
La parte centrale del menù è invece dedicata alle rivisitazioni in chiave moderna della tradizionale ricetta inventata dal Conte nel 1919. Nascono così creazioni come il Gibson Negroni o il Cham-on!, personale rivisitazione di un Negroni Bianco.

Il futuro dell’aperitivo è invece presentato nella sezione denominata, non a caso ,Giacosa Creations, in cui si rivisitano alcuni grandi classici dell’aperitivo italiano come il Garibaldi, rivisto qui con Savoia Americano, Chinotto, arancia e cacao, o il Cardinale, arricchito da penetranti ed affascinanti note d’incenso.
Con l’apertura di Giacosa Marco Valenza rinnova il suo amore verso la città di Firenze e conferma ancora una volta la sua volontà di ridare lustro alla grande storia fiorentina ed italiana nel mondo dell’ospitalità. “La rinascita di Giacosa è frutto di una serie di segnali che ho deciso di accogliere. E’ stato un po' come se questo marchio, che ho acquistato nel 2019, volesse tornare in vita e mi avesse scelto come mezzo - credo che con la chiusura di Giacosa si fosse persa una parte importane della storia non solo di Firenze ma dell’Italia intera”

La ristrutturazione, firmata dagli architetti interior design Paolo Becagli e Alessandro Interlando, ha ripreso con sobria eleganza l’immagine storica del locale, lavorando a partire dagli aspetti più belli restituiti direttamente dalle foto del passato.
“Lavorando da sempre in locali storici, è entrata a far parte del mio DNA una passione per la storia che certi marchi si portano dietro e questa mia passione è stata determinante per sposare il progetto Giacosa” ha continuato Marco Valenza, sottolineando “I locali storici hanno la stessa funzione dei monumenti: cosa sarebbe Venezia senza il Florian o il Quadri, Padova senza il Pedrocchi o Roma senza il Caffè Greco. Entrare in un locale storico ti fa respirare l’appartenenza di quel luogo alla città, a patto che chi lo guidi ne abbia una gestione attenta. Gestire un locale storico è un mestiere che necessita molta sensibilità, perché non si tratta solo di conservare ma di rinnovare nel rispetto della sua storia e autenticità”.

In estate la voglia di brillare come una stella nella notte e sfoggiare outfit appariscenti è tanta, soprattutto quando andiamo in vacanza e vogliamo sentirci davvero dei protagonisti. Certo è che, dall’altra parte, le temperature estive a volte diventano così opprimenti che ogni abito sembra sempre di troppo: cosa indossare per ostacolare il problema e sfoggiare un look da urlo anche d’estate?
Situato ai piedi del maestoso Monte Rosa, nel cuore della Valle d’Ayas, Aethos Monterosa è circondato da scenari pittoreschi tra boschi, pareti rocciose e fiumi. Un rifugio perfetto per coloro che cercano relax, avventura e buon cibo in un ambiente incantevole.

L'hotel è realizzato in legno, metallo e pietra, fondendosi perfettamente con l'ambiente circostante. Le 30 suite, sviluppate su due piani, presentano un design contemporaneo, pulito ed essenziale. La hall, con i suoi camini di design e arredi moderni, richiama lo stile accogliente delle camere, diventando il luogo ideale per momenti di convivialità e relax, in linea con lo spirito di Aethos, che unisce una comunità di giovani e curiosi appassionati provenienti da tutto il mondo.
Aethos Monterosa non solo offre un ambiente perfetto per il relax e la riscoperta della natura ma, grazie alla sua posizione strategica, offre agli ospiti un'ampia gamma di attività all'aria aperta. Durante l'inverno, gli amanti dello sci possono godere delle cime innevate, un vero paradiso per gli appassionati degli sport invernali. Durante l'estate, invece, è possibile esplorare i sentieri dei boschi, organizzare trekking, escursioni e anche passeggiate a cavallo.

Ma le attività non si limitano solo all'esterno. Gli amanti dell'arrampicata possono mettersi alla prova sia sulle pareti rocciose delle montagne circostanti, sia nella sala adiacente alla hall dell'hotel, dove possono trovare sempre nuovi percorsi di arrampicata. Per i principianti, è disponibile la consulenza di uno sport manager, che li guiderà nell'esperienza. Inoltre, all'esterno dell'hotel, si trova anche l'unica parete per l'ice climbing presente in un hotel in Europa.

Per coloro che desiderano dedicarsi al proprio benessere dopo un'intensa giornata di attività, Aethos Monterosa offre anche un'ampia SPA, che si sviluppa sia all'interno che all'esterno della struttura. L'area wellness comprende saune, una piscina semi-olimpionica di 25 metri e un centro benessere completo di trattamenti e vasche idromassaggio.
L'offerta gastronomica di Aethos Monterosa è un'altra perla di questa struttura. All'interno dell'hotel si trovano due ristoranti che combinano tradizione e innovazione. Il ristorante "Summit", aperto da colazione a cena, offre un'ampia scelta di piatti, tra cui hamburger, insalate e primi piatti freschi, perfetti per una pausa gustosa tra un'attività e l'altra. È il luogo ideale per le famiglie e per trascorrere momenti di convivialità. Nel secondo ristorante dell'hotel, il “1568", gli ospiti possono gustare i piatti della cucina alpina, rivisitati in chiave moderna, ma mantenendo il sapore autentico della tradizione. L'atmosfera autentica dei ristoranti di montagna rende l'esperienza culinaria ancora più speciale.

di Tiziana Latorre
A fine settembre a Ferrara al via le riprese de "La paura di vincere", cortometraggio della regista Roberta Pazi, attrice, regista e formatrice che vanta (tra gli altri riconoscimenti)
due candidature al Lonely Wolf London International Film Festival nel 2019 e al Feel the Reel International Film Festival 2019 e una menzione speciale della Giuria al Ferrara Film Festival 2022.
“L’aperitivo è una cosa seria!”. Con questo mantra Patatas Nana dal 2016 è andata avanti, innovazione dopo innovazione, a sfornare, o meglio friggere rigorosamente in olio di girasole puro, le sue chips. Dalla classica - con solo patate di varietà Agria, coltivate in Spagna e puro sale fino marino - ormai diventata un’icona del brand, al formato fiammifero, fino ai 5 gusti della Giardiniera di Morgan e alla special edition al baccalà dedicata a Senigallia, passando per la sangria in lattina e bottiglia.
Ma tutto questo non era abbastanza, perché l’aperitivo rappresenta una vera e propria filosofia del brand che oggi diventa anche un format da vivere (e, perché no, da replicare) con l’apertura di Casa Nana.

Come dice il nome, Casa Nana è il quartier generale di Patatas Nana, nel cuore del centro storico di Senigallia, città dello chef Michele Gilebbi che ha ideato le ormai celebri chips in busta che, insieme al suo socio, Francesco Mazzaferri, oggi mettono nero su bianco, o meglio tra quattro mura (e un bellissimo dehors su Piazza del Duca), il loro concept di aperitivo.
A Casa Nana di giorno si possono acquistare tutti i prodotti firmati Patatas Nana e, dalle 18 fino all’una di notte, lo spazio si trasforma in un laboratorio creativo dove cibo, buon vino, musica e relax saranno il fil rouge che guiderà le serate senigalliesi. Da soli o in compagnia, con la voglia di un semplice bicchiere e uno stuzzico o di qualche tapa in più, Casa Nana, nella migliore tradizione dello chef Gilebbi, accoglie gli ospiti in una atmosfera dallo stile spagnolo contemporaneo.
Il format di Casa Nana è unico: da stuzzicare o per una light dinner tutti i gusti e i formati delle chips Patatas Nana e un menù di tapas alla carta. Da bere la Sangria e il nuovissimo Gin marchiati Patatas Nana e una lista di vini naturali. Non è un bar (quindi niente caffè, cappuccini, tè o altri tipi di bevande), non è un cocktail bar e non è un ristorante, anche se la carta di tapas fa già venire l’acquolina in bocca: Giardiniera di Morgan, acciughe conservate nel burro, ciotola di gazpacho, tramezzino al granchio e insalata russa, croissant cotto e tartufo estivo, flauto Iberico patanegra y tomate, rustici di pasta sfoglia, sandwich pastrami, Cecina de Buey, toast di brioche, salmone affumicato e mascarpone, Caviale nero Adamas, formaggio del giorno e pane e cioccolata Brave Beans.
Non si accettano prenotazioni: nei 140 mq degli spazi interni ci sono due grandi banconi e tanto spazio per sedersi, ma anche per farsi un drink & chips al volo e quattro chiacchiere, come quando si va a trovare un amico senza avvisarlo e ci si sente come a casa propria, come a Casa Nana.
Cinzia Giordanelli
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