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H 382 è la nuova maniglia realizzata dal designer di fama internazionale Joe Gheng per la collezione Fusital di Valli. Funzionale ed elegante, ottimo elemento di arredo, è il riflesso della filosofia progettuale del professionista cinese che si inserisce perfettamente nella collezione “Maniglie d’autore” di Fusital.
Il minimalismo e l’essenzialità, caratterizzanti lo stile orientale ben si sposano al gusto contemporaneo e vengono esaltati in una produzione di qualità, un mix perfetto di artigianalità e avanguardia che contraddistinguono tutta la produzione Fusital.
Cheng ha progettato una maniglia dalla linea essenziale e pulita, con un profilo leggermente arrotondato e privo di spigoli, corpo snello e simmetrico di grande armonia.
L’ impugnatura è completata da un caratteristico elemento circolare sul fronte che, previo accordo con l’azienda e anche su minimi quantitativi, può essere personalizzata e realizzata con una finitura differente rispetto a quella del corpo principale.

H382 è stata realizzata in ottone, ma è disponibile anche in tre finiture differenti che ci rimandano ai caldi colori della natura: Orantop, Bronzotop e Tortora. Su richiesta, può essere realizzata con delle finiture speciali che Fusital propone nel suo catalogo.
Joe Cheng è uno dei designer contemporanei più apprezzati e di successo, fondatore dello studio Chen Chung Design ( CCD ) di Hong Kong . Ha ricevuto il “Golden Key Awards”, il più importante riconoscimento nel campo dell’interior design, è internazionalmente riconosciuto come leader nel campo dell’ hospitality design, collabora con i brand più prestigiosi del settore alberghiero di lusso ed ha anche presieduto la giuria del CTBUH (Council of Tall Buildings and Hurban Habitat).
La maniglia H 382 ha ricevuto L’Archiproducts Design Award 2021, rientrando così fra le eccellenza del design internazionale.
La serie H382 Joe Chang comprende:
Cinzia Giordanelli
A Cossoine, in provincia di Sassari, venerdì 4 agosto 2023, lo spettacolo "Scatole d'Argento", organizzato dalla Pro Loco di Cossoine.
La XXIV edizione del più grande festival nazionale sulla cultura italiana della pasta e dei primi piatti, torna nel centro storico di Foligno (Pg) dal 28 settembre al 01 ottobre 2023, per raccontare, promuovere e far degustare al pubblico uno dei simboli indiscussi del Made in Italy: la pasta!
Promosso e organizzato da EPTA Confcommercio Umbria, l’evento curato da Aldo Amoni è cresciuto di anno in anno, diventando oggi un vero punto di riferimento ed un evento di caratura nazionale.

“Questa edizione - afferma il presidente Amoni - sta preparando la strada a quella del 2024 dove I Primi d’Italia festeggeranno i 25 anni con tante novità sia in merito agli approfondimenti culturali del mondo della pasta che sulla partecipazione dei grandi chef.”
Un appuntamento ormai fisso non solo per il grande pubblico degli amanti dei primi piatti, che potrà gustare tantissime ricette di pasta, zuppe, riso, polenta, gnocchi, varianti senza glutine e condimenti vari, con orario no-stop nelle suggestive taverne barocche trasformate per l’occasione in Villaggi del Gusto, ma anche per i professionisti e gli addetti al settore, che troveranno contenuti di approfondimento, spunti di riflessioni e personaggi di spicco della ristorazione italiana con cui confrontarsi.

Tra le novità 2023 la partnership con il Consorzio della Ricotta di Bufala Campana e con altri Consorzi di eccellenze enogastronomiche, oltre alla sinergia tra il Festival dei Primi D’Italia e la Festa della Pasta di Gragnano, che si concretizzerà il 07 Settembre con la conferenza stampa di presentazione nella splendida Reggia di Caserta e l’08 Settembre a Gragnano con la presenza di un Villaggio dei Primi d’Italia durante la manifestazione “Gragnano Città della Pasta.
Come ogni anno un ricco programma di SHOW COOKING con volti noti, chef emergenti e stellati, animerà il centralissimo palco di Piazza della Repubblica a Foligno. Numerose anche le FOOD EXPERIENCE CON DEGUSTAZIONE realizzate da grandi maestri della cucina italiana e dagli chef APCI, CONVEGNI sui temi di attualità legati anche al mondo della sicurezza alimentare, spettacoli e animazione per tutta la famiglia e cene stellate con gli chef Maurizio e Sandro Serva *stella Michelin, Silvia Baracchi *stella Michelin, Nikita Sergeev *stella Michelin, Enrico Mazzaroni *stella Michelin.
Le cene stellate saranno prenotabili a partire dal 01 Agosto
Tra i volti noti presenti alla kermesse, Giuseppe "PEPPONE " Calabrese, esperto enogastronomico e conduttore di Linea Verde su Rai1.
Info su orari e programmi della manifestazione, sul sito ufficiale https://www.iprimiditalia.it/
Accrediti stampa per partecipare alla conferenza di presentazione del 07 settembre alla Reggia di Caserta e per partecipare alla kermesse a Foligno: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Cinzia Giordanelli

Trasformare i piatti tipici della tradizione toscana in forma liquida, dalla ribollita alla panzanella, creando dei gin dal sapore unico. E' il progetto “Dal Piatto al Bicchiere” ideato da tre giovani cugini aretini – Stefano Del Pianta, Leonardo Del Mecio e Tommaso Picchioni – con la passione per il mondo della distillazione. E così, nella regione in cui si raccoglie il ginepro di alta qualità alla base di almeno la metà del gin premium mondiali, debutta una collezione di bottiglie che omaggia le tipicità gastronomiche made in Tuscany, con l'obiettivo di far assaporare profumi e sapori che raccontano la Toscana in un modo decisamente fuori dagli schemi, partendo proprio dagli ingredienti del territorio. “Dal Piatto al Bicchiere” diventa così un invito a scoprire una nuova modalità di concepire gli spirits, dove tradizione, contemporaneità e sostenibilità si fondono per creare quattro declinazioni di gin. Insieme a botaniche come ginepro, coriandolo e angelica, di volta in volta trovano spazio gli ingredienti solitamente utilizzati in cucina, come le verdure rigorosamente fresche.

C'è il “Panmòllo 1912”, un cold compound ispirato alla pappa al pomodoro e realizzato a partire da una singola macerazione a freddo di tutti gli ingredienti (inclusi pane artigianale toscano gluten-free, pomodoro, carote, sedano, aglio, basilico, foglie d'ulivo e pepe nero) ad eccezione dell'acqua di mare che dona la giusta sapidità presente nella ricetta originale del piatto. Oppure il “Ribolgin” che richiama la ribollita, la tradizionale zuppa invernale a base di bietole, sedano, fagioli cannellini, foglie d'ulivo, cipolla, aglio, salvia, rosmarino, pepe nero e timo. Anche qui, la sapidità è data da una parte di acqua marina. Discorso simile per il “Panzagin” ispirato a un piatto fresco e vegetariano come la panzanella, in cui sono presenti gli ingredienti caratteristici, dal pane al pomodoro, dal basilico al cetriolo fino alla cipolla. Sul fronte del fine pasto, invece, ecco il “Ginsanto e cantucci”, un Old Tom che rimanda al dolce tipico di cantucci e vinsanto: qui le note dolci del miele artigianale contrastano con la sapidità dell’acqua di mare, mentre il bouquet è formato da cantucci artigianali gluten free, mandorle, vaniglia, uva sultanina, scorza d'arancia, albicocca secca, fiori di zagara e vinsanto.
E non è tutto: la toscanità alla base del progetto “Dal piatto al bicchiere” si ritrova anche nei due premiscelati di vermouth e bitter, utili sia da assaggiare in purezza che per provare un Negroni tutto toscano, e realizzati con una cura particolare al packaging e alla sostenibilità. Si tratta del liquore “Due terzi rosso”, una combinazione di vermouth emiliano affinato in legno e bitter rosso dove note erbacee e amaricanti si fondono per regalare al palato un sapore intenso, e del “Due terzi bianco” (vermouth e bitter bianco) in cui invece prevalgono note fruttate ed erbacee.
“Abbiamo scelto di creare questa linea perché siamo da sempre appassionati di spirits – spiegano i tre - e veniamo da famiglie in cui la cucina e la cura della terra hanno sempre avuto un ruolo importante. Abbiamo immaginato come i piatti della tradizione toscana, protagonisti di tanti pranzi domenicali in famiglia potessero trasformarsi in forma liquida, raccontando i ricordi di nonno Nelusco, che ha fatto del miele e dell’olio Evo una passione, di nonna Alfa e Lisa che ci hanno insegnato che la cucina è prima di tutto un atto di amore”.
Cinzia Giordanelli
Il 21 Luglio in Valtellina, uno dei luoghi più amati tutto l’anno dai turisti, si inaugura “Aperitivo in quota”, una nuova iniziativa del Consorzio Tutela formaggi Valtellina Casera e Bitto dop. Parteciperanno all’iniziativa, che durerà fino a fine agosto, 14 locali situati a Bormio, Santa Caterina,Aprica, Cima Piazzi, Madesimo, Chiesa di Valmalenco, Tresivio e Teglio.
Verranno offerti taglieri di Casera e Bitto, sia freschi che stagionati, abbinati a 3 apertivi creati apposta per la manifestazione: Il Dry Apple, mele valtellinesi unite a spumante, lo Spritz, vino Nebbiolo e liquore agli agrumi, e lo Stelvio Milano, dove il Braulio si sposa felicemente con il Bitter Campari. I turisti potranno anche acquistare i formaggi in loco.

Con questa iniziativa, come afferma Marco Degli, Presidente del CTBG, si vuole rafforzare la sinergia fra monti e valle, natura e sport, per soddisfare le esigenze dei turisti che, si prevede, questa estate supereranno i 7 milioni di presenze. Ci sarà la possibilità di conoscere ed apprezzare prodotti rigorosamente dop promuovendo contemporaneamente la regione, che accoglie più di 23 milioni di presenze annue, anche in vista delle future Olimpiadi.
Il Bitto dop, re dei formaggi d’alpeggio estivi, può essere degustato fresco, e allora avrà un sapore dolce e delicato, che racchiude tutti i profumi delle erbe d’alpeggio; lo si può stagionare a lungo, è uno dei pochi formaggi capace di raggiungere una stagionatura di 10 anni, e allora acquisterà un gusto più forte e piccante, un colore giallo intenso e una pasta friabile, con retrogusto di frutta secca, nocciola, noce, burro e fiori secchi.

Il Valtellina casera è un formaggio di Latteria a pasta semicotta e semidura. Prodotto una volta solo in inverno, oggi può rallegrare le nostre tavole tutto l’anno, grazie alla stagionatura che può variare dai 70 giorni ai 6 mesi.

La produzione dei formaggi valtellinesi ha un fatturato di oltre 14 milioni di euro e un valore al consumo di 26,8 milioni di euro, soprattutto il Caseira che ha registrato un aumento del 9 per cento: rappresentano indubbiamente un fiore all’occhiello per la Valtellina e danno lavoro a circa 650 persone.
Cinzia Giordanelli
Poco lontano da Vintro di Viale Ionio, ha appena aperto un romantico locale che ricordi le atmosfere Parigine e quelle della costiera amalfitana. 70 metri quadrati all’interno e altrettanti all’ esterno, tavolini in marmo, fiori, ceramiche di Deruta, una cucina che spazia dalle prelibatezze italiane a quelle internazionali, una cantina con più di 200 vini selezionati, tutto questo contribuisce alla creazione di un locale originale e accogliente, dove ci si può recare per un happy hour, un aperitivo o una cena.

Le proposte culinarie spaziano dai piatti di mare a quelli di terra, senza dimenticare le specialità vegetariane. Originali i fritti, assolutamente da provare sono le lasagnette alla bolognese fritte, la carbocrema e il guanciale croccante. Troveremo anche freschissime ostriche e cannolini siciliani con gambero rosso. Ottimo anche il carpaccio di carne salata e la tartare di manzo alla Francese; per i vegetariani non poteva mancare la panzanella: notevole anche la burrata ai 3 pomodori.

Il locale offre anche deliziose Pinse, da quelle sale e rosmarino a quelle accompagnate da una raffinata selezione di salumi e formaggi; per uno spuntino veloce originale il crostino con la besciamella e la mortazza, con mozzarella, mortadella e crema di pistacchio.

Il carrello dei dolci spazia dalla freschezza della nuvola di ananas caramellata, con crema chantilly e fruit, al cracuelin di caramello salato, ai brownies e all’ immancabile, italianissimo Tiramisù.
Cinzia Giordanelli
Vintro Cantina Pinsa e Co
Viale Jonio 320
Roma
Tel +393385628451
Aperto tutti i giorni dalle 18 alle 2 di notte
Aperitivo dalle 18 alle 20,30

La carriera diplomatica è una carriera che richiede una grande responsabilità e professionalità. In Italia il giovane che vuole intraprendere questo percorso dovrà conseguire un diploma di istruzione secondaria superiore, possedere una laurea o Master in ambito economico, giuridico, linguistico o internazionale. conoscere a livello professionale la lingua inglese ed una seconda lingua straniera scelta fra francese, spagnolo e tedesco.
Dovrà quindi superare un concorso che consisterà in una prova attitudinale volta ad accertare la capacità del candidato di svolgere l’attività diplomatica, 5 prove scritte per valutare le competenze accademiche in campo storico, giuridico, politico ed economico, due composizioni senza l’uso del dizionario, in inglese ed altra lingua straniera, su tematiche di attualità internazionale, più una prova orale e la valutazione dei titoli.
Superate tutte queste prove, che non possono essere ripetute più di 3 volte fino all’età di 35 anni, il giovane potrà iniziare la carriera diplomatica, diventando prima Segretario di Legazione, Consigliere di Legazione, Consigliere d’Ambasciata, Ministro plenipotenziario, e infine, per chi ci riesce, Ambasciatore. In Italia gli ambasciatori sono attualmente 153, di cui 23 donne.

La progressione nella carriera avviene sia per anzianità che per meriti personali tramite una valutazione annuale.
Generalmente il diplomatico è assegnato per 5 anni ad una determinata sede, successivamente può essere assegnato ad altra sede fino a un massimo di 10 anni. Rientrerà quindi nel proprio Paese per almeno 3 anni prima di poter essere assegnato di nuovo ad altra sede.. Ovviamente il Ministero degli Esteri ha la facoltà di modificare tutto questo, richiamando il diplomatico in sede ove lo ritenga necessario, per ragioni di servizio o prolungandone la permanenza all’estero.
Non tutti i diplomatici diventano ambasciatori, pero se ciò avviene, viene esaminata tutta la carriera del candidato: si verifica l’impegno professionale e personale, si esaminano gli studi che il funzionario ha intrapreso e concluso, si valutano le modalità con le quali ha svolto il suo servizio e il comportamento avuto, incluso quello nell’ambito delle relazioni sociali.
Se tutto questo viene valutato positivamente, si deciderà che la persona in questione possiede le qualità necessarie per diventare ambasciatore.
La carriera diplomatica è una carriera molto impegnativa, a volte esigente, e può anche avere effetti negativi sulla persona, se questa non possiede una capacità interiore per affrontare i cambiamenti e la pressione del lavoro. Importante è anche la capacità di adattamento di fronte alle difficolta.
Un aspetto particolare di questa professione è che il diplomatico si deve spesso trasferire al di fuori del proprio Paese, e questo a volte comporta difficoltà di adattamento o di carattere familiare. Per contro, il diplomatico ha la possibilità di visitare e conoscere realtà nuove, Paesi e culture a volte lontanissime dal proprio luogo di origine.
In Italia le donne hanno ottenuto solo negli anni ’60 l’accesso alla carriera diplomatica, grazie ad una sentenza della Corte Costituzionale che ha bocciato come illegittima la norma che escludeva le donne dalla carriera diplomatica, prefettizia e in magistratura.

All’inizio la rappresentanza femminile era molto ridotta, quasi Inesistente, Dopo gli anni 70- 80, grazie anche a Leggi a favore dell’uguaglianza fra i sessi, la situazione e’ lentamente migliorata, attualmente la rappresentanza diplomatica femminile è costituita da 185 persone, circa il al 20 per cento del totale. Tuttavia, nelle posizione più elevate, la percentuale di rappresentanza maschile è tuttora nettamente superiore.
La carriera diplomatica è tuttora prevalentemente maschile, c’è ancora molto da fare per poter raggiungere la parità, soprattutto per quanto riguarda le alte cariche, così come previsto dal regolamento legislativo.
Le donne diplomatiche possano dare un ottimo contributo, grazie alle loro caratteristiche specifiche, per contribuire positivamente al miglioramento del ruolo della donna all’interno della società, aiutando contemporaneamente il proprio Paese a stabilire una relazione di collaborazione positiva con le varie Nazioni del mondo.
Al giorno d’oggi la diplomazia diventa sempre più importante, anche se a volte non viene sufficientemente apprezzata. Attraverso di essa si possono trovare soluzioni e raggiungere obiettivi in modo pacifico, per via diplomatica, invece di fare ricorso alla violenza e alla forza.
La diplomazia contribuisce all’avvicinamento fra i popoli, a individuare e risolvere pacificamente i conflitti, a promuovere la cooperazione in tutti gli ambiti, a risolvere i problemi attraverso il dialogo e soprattutto a permettere che le persone, le Nazioni si conoscano e attraverso questa maggiore conoscenza possano cooperare e contribuire in modo positivo alla pace e alla serenità fra i popoli.
Cinzia Giordanelli
Qualche tempo fa’ abbiamo chiesto alla Signora Lia de Giorgio, recentemente deceduta all’età di 102 anni, quale fosse il segreto della sua longevità. Dopo un attimo di riflessione, la Signora ha risposto: ”Moderazione. La mia parola magica è sempre stata “moderazione”.
Di moderazione era fatta la sua vita: mangiava un po’ di tutto, senza mai eccedere, evitando i grassi perché era stata operata di cistifellea, ma non disdegnando di tanto in tanto un buon bicchiere di vino ( allungato con l’acqua). Non aveva tante amiche, due o tre le bastavano, e quando non c’erano più diffondeva il suo affetto alle persone che incontrava quotidianamente.
I viaggi le piacevano, ma, anche lì, una volta visitata una città non voleva più tornarci.
Persino a Parigi, dove il marito si recava una volta all’anno, non era più voluta ritornare, con grande rammarico, ma anche sollievo di quest’ultimo per l’improvvisa libertà.

La Signora amava molto l’Inghilterra e tutto ciò che era inglese: aveva lavorato come interprete per l’esercito inglese durante la seconda guerra mondiale e da allora quel Paese le era rimasto nel cuore, insieme al The che beveva regolarmente alle 5 del pomeriggio. Ma anche lì metteva in atto la sua parola d’ordine: aveva visitato la Gran Bretagna una sola volta, e i biscotti che mangiava all’ora del The non superavano mai il numero di 3.
Persino la cura della casa, la cucina, tutto veniva fatto con moderazione da lei, perché al resto ci pensavano gli altri o l’altra, a seconda del periodo della sua vita.
Era moderata anche nell’espressione delle sue emozioni: un giorno, disperata e in lacrime dopo aver appreso della morte di una persona cara, ad un certo punto si era fermata e aveva detto “ora devo smettere, altrimenti mi si alza la pressione” e si era asciugata le lacrime.
Un’unica cosa che sfuggiva alla legge della moderazione: l’amore per gli altri e la Voglia di fare il bene. Voleva bene a tutti, tranne che a qualche “nemica" che però perdonava facilmente. Pregava molto, per tutti, per i familiari, gli amici, il mondo, per chiunque glielo chiedesse. Si sforzava di superare il proprio egoismo, dividendo con gli altri il suo dolce preferito o rinunciando al programma televisivo o alla lettura del suo libro per ascoltare ed aiutare gli altri con l’ascolto, una parola buona. Cercava di fare felici le persone che incontrava, ma con moderazione, senza essere invadente. Spesso si mordeva la lingua o si tappava la bocca per non rispondere alle provocazioni o allo sgarbo di qualcuna.
In fondo, come la signora de Giorgio ci ha insegnato, abbiamo tutti bisogno di dare e ricevere amore, fare e ricevere bene, ma in tutto il resto è meglio usare la legge della moderazione: nei nostri egoismi, nei piaceri indotti dalle mode, nella voglia di avere sempre di più.
Che sia questo il segreto della longevità?
A proposito, la Signora de Giorgio era mia madre.
Cinzia Giordanelli
Quando riprende vita uno dei locali più antichi ed importanti del panorama italiano è sempre un evento da festeggiare. Ed è certamente questo il caso di Giacosa, che riapre oggi grazie alla nuova proprietà del Gruppo Valenza. Lo storico locale, all’angolo fra via Tornabuoni e via della Spada, intreccia infatti in modo indelebile le sue vicende con la Storia del bar mondiale. È qui infatti che nacque, nel 1919, quello che è, ancora oggi, il cocktail più venduto del Mondo: il Negroni.

La storia di Giacosa risale agli anni trenta dell’Ottocento quando via Tornabuoni e le vie adiacenti attiravano viaggiatori da tutto il mondo come parte dei loro Grand Tour. Ospiti colti e facoltosi arrivavano a Firenze per la sua bellezza, le sue numerose testimonianze storiche, ma anche per la presenza di luoghi straordinari pensati proprio per far incontrare ed accogliere questi personaggi.
Fu in questo “Salotto d’Europa” che i fratelli Giacosa aprirono, nel 1860, la loro attività, già fondata a Torino nel 1815.

Situato tra la sede del Circolo dell’Unione e l’albergo Londres et Suisse, Giacosa divenne subito un luogo d’incontro dei dandy dell’epoca tanto che, già durante Firenze capitale (1865-1871), aveva assunto un ruolo centrale nelle molte guide cittadine del tempo. Tra i dandy e i nobili che frequentavano l’angolo di via Tornabuoni e via della Spada vi era un personaggio il cui nome è entrato nella Storia, era il conte Cammillo Luigi Manfredo Maria Negroni. Ai banchi dei migliori caffè fiorentini era all’epoca in uso sorseggiare un calicino di “Vermutte”, per usare il termine in voga nella città, o una miscela composta da Vermouth dolce rosso di Torino, una parte di Bitter Campari e completata con uno spruzzo di acqua di seltz, nota come l’Americano. Si narra che in un indefinito giorno del 1919 Cammillo suggerisse al giovane barista Fosco Scarselli una modifica sostanziale: “Fosco, diminuisci il seltz e mettici del Gin, senza farti vedere”. Così, oltre un secolo fa “un americano come il conte Negroni”, nasceva il Negroni.
Rendere omaggio ad una storia tanto importante e prestigiosa, mantenendo intatta la sua sacralità ma al tempo stesso trasformandola ed adattandola ai nostri giorni è una sfida esaltante che Luca Manni, Bar Supervisor del Gruppo Valenza, ha colto con grande entusiasmo. “È un onore per me poter ridare vita ad un nome tanto importante per la mia città, ed un onere, che porto con grande orgoglio e piacere, quello di aver contribuito ad ideare i menù di realtà come Caffè Paszkowski, Caffè Gilli ed ora Giacosa” ha dichiarato lo stesso Luca Manni.

Il primo menù del nuovo Giacosa non poteva che essere interamente dedicato all’aperitivo italiano. Il passato, il presente ed il futuro di questo rito collettivo, orgoglio nazionale divenuto globale, si ritrovano nella pagine di questa drink list composta da tre sezioni principali. L’omaggio alla tradizione, vede la presenza di “classici” Negroni, in cui la ricetta tradizionale (gin, vermouth rosso e bitter) rimane invariata, ma cambiano modalità di servizio o tecniche di preparazione, come nel caso del Negroni shakerato.
La parte centrale del menù è invece dedicata alle rivisitazioni in chiave moderna della tradizionale ricetta inventata dal Conte nel 1919. Nascono così creazioni come il Gibson Negroni o il Cham-on!, personale rivisitazione di un Negroni Bianco.

Il futuro dell’aperitivo è invece presentato nella sezione denominata, non a caso ,Giacosa Creations, in cui si rivisitano alcuni grandi classici dell’aperitivo italiano come il Garibaldi, rivisto qui con Savoia Americano, Chinotto, arancia e cacao, o il Cardinale, arricchito da penetranti ed affascinanti note d’incenso.
Con l’apertura di Giacosa Marco Valenza rinnova il suo amore verso la città di Firenze e conferma ancora una volta la sua volontà di ridare lustro alla grande storia fiorentina ed italiana nel mondo dell’ospitalità. “La rinascita di Giacosa è frutto di una serie di segnali che ho deciso di accogliere. E’ stato un po' come se questo marchio, che ho acquistato nel 2019, volesse tornare in vita e mi avesse scelto come mezzo - credo che con la chiusura di Giacosa si fosse persa una parte importane della storia non solo di Firenze ma dell’Italia intera”

La ristrutturazione, firmata dagli architetti interior design Paolo Becagli e Alessandro Interlando, ha ripreso con sobria eleganza l’immagine storica del locale, lavorando a partire dagli aspetti più belli restituiti direttamente dalle foto del passato.
“Lavorando da sempre in locali storici, è entrata a far parte del mio DNA una passione per la storia che certi marchi si portano dietro e questa mia passione è stata determinante per sposare il progetto Giacosa” ha continuato Marco Valenza, sottolineando “I locali storici hanno la stessa funzione dei monumenti: cosa sarebbe Venezia senza il Florian o il Quadri, Padova senza il Pedrocchi o Roma senza il Caffè Greco. Entrare in un locale storico ti fa respirare l’appartenenza di quel luogo alla città, a patto che chi lo guidi ne abbia una gestione attenta. Gestire un locale storico è un mestiere che necessita molta sensibilità, perché non si tratta solo di conservare ma di rinnovare nel rispetto della sua storia e autenticità”.

In estate la voglia di brillare come una stella nella notte e sfoggiare outfit appariscenti è tanta, soprattutto quando andiamo in vacanza e vogliamo sentirci davvero dei protagonisti. Certo è che, dall’altra parte, le temperature estive a volte diventano così opprimenti che ogni abito sembra sempre di troppo: cosa indossare per ostacolare il problema e sfoggiare un look da urlo anche d’estate?
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