
Dalle passerelle alla vita reale, una stagione che riscopre forma, intenzione e identità
Dopo anni di sperimentazioni fluide, oversize rilassati e comfort assoluto, il 2026 segna un punto di svolta per la moda contemporanea. Il fashion system sembra sentire l’urgenza di un ritorno alla struttura, al dettaglio: non nostalgia, ma la nascita di una nuova consapevolezza estetica, capace di coniugare rigore e immaginazione, controllo e teatralità. In un contesto segnato dalle turbolenze del 2025, tra numerosi avvicendamenti ai vertici creativi, acquisizioni e scenari economici complessi, il ritmo rallenta, lasciando spazio a qualità, costruzione e durabilità. Il romanticismo creativo non scompare, ma si trasforma: meno protagonismo del singolo, più lavoro corale, meno eccessi e maggiore visione, delineando una moda più consapevole e precisa, dove ogni scelta diventa espressione di stile e personalità.
Colore e atmosfera: Cloud Dancer come base del guardaroba

Pantone ha eletto “Cloud Dancer” (PANTONE 11-4201) come colore dell’anno 2026: un bianco chiaro, lattiginoso e impalpabile che evoca calma, equilibrio e leggerezza, ideale come base per un guardaroba più consapevole. Accanto a questa tonalità, le passerelle propongono colori più intensi e vibranti: nero, blu klein, blu notte, rosa morbidi e gialli polverosi si alternano con eleganza, creando una palette elegante, stratificabile e facilmente indossabile anche nella vita quotidiana.
Outerwear e tailoring: eleganza strutturata e dettagli distintivi
Kenzo spring 2026, Daniele Oberrauch - Gorunway.com
Nell’inverno 2026, l’outerwear domina la scena: cappotti lunghi fino ai piedi e giacche dalle spalle strutturate, spesso arricchite da dettagli in finta pelliccia su colletti e polsini, definiscono look di forte impatto unendo estetica e funzionalità. Il tailoring si fa deciso e scolpito: i blazer abbandonano le proporzioni oversize a favore di vite segnate, spalle forti e tagli asimmetrici, mentre i doppiopetti vengono riletti in chiave contemporanea con costruzioni affilate e lunghezze variabili. La Napoleon jacket e le giacche embellished confermano l’importanza del dettaglio: spille, bottoni gioiello, ricami e applicazioni trasformano ogni capo in un elemento distintivo. La stessa cura si estende al denim, arricchito con applicazioni, ricami brillanti e lavorazioni.
Pantaloni: le silhouette chiave viste in sfilata
Fendi Sfilata Autunno Inverno 25/26, Milano
Le silhouette dei pantaloni riflettono una moda in evoluzione, sempre più attenta alle proporzioni e al dialogo con il corpo. Tornano ispirazioni anni ’90 come i jeans a sigaretta, aderenti sulla coscia e dritti sotto il ginocchio, insieme a jorts, pantaloncini larghi e lunghi fino a metà coscia o appena sopra il ginocchio, e skinny jeans. Sulle passerelle Autunno/Inverno 2025/26 trovano spazio anche pantaloni sartoriali over, ampi e strutturati, spesso abbinati a blazer. Accanto a questi, i pantaloni in satin, un tessuto liscio e luminoso, si distinguono per le interpretazioni fluide di Fendi e Jil Sander, adatte sia al giorno che alla sera. La pelle resta un materiale chiave, declinata in versioni a vita alta o con fondo svasato, anche in colori accesi. Il pantalone utility rilegge il classico cargo, noto per le tasche funzionali, in una versione più pulita ed elegante. Completano il panorama i flare extra lunghi (a zampa), i capri wide-leg ampi e fluidi come una gonna e i balloon pants, caratterizzati da volumi morbidi, con versioni animalier e dettagli decorativi che aggiungono personalità senza sacrificare armonia e stile.
Scarpe: comfort e raffinatezza
The Attico Autunno Inverno 25/26, stivali slouchy
Le calzature del 2026 sposano comfort ed eleganza. Le sneakers lasciano spazio a scarpe più curate, mentre le babbucce evolvono in flat shoes sofisticate: scarpe basse, morbide e confortevoli, ma realizzate con materiali di qualità e design ricercato. Il raso, tradizionalmente serale, appare su décolleté e slingback, mentre le peep-toe, scarpe aperte sulla punta, rivisitano l’eleganza anni Cinquanta. Texture animalier e stivali slouchy, con la gamba morbida e leggermente arricciata, conferiscono carattere e femminilità ai look combinando comodità e stile.
Accessori: il trionfo del dettaglio
Balmain Primavera Estate 2026 - Launchmetrics.com spotlight
Quest’anno gli accessori non completano il look, lo definiscono. Le borse spaziano dalle maxi bag capienti alle clutch, passando per materiali morbidi come suede e finta pelliccia, fino alle vanity bag rigide e compatte, capaci di elevare anche gli outfit più essenziali. Collane statement, vistose e d’impatto, e occhiali oversize, dagli aviator ai modelli a visiera, catturano lo sguardo e diventano punti focali dello styling. Anche i cappelli giocano un ruolo chiave: pillbox retrò a tamburello, cappelli da pescatore in lana, coppole e baschi rileggono codici del passato in una chiave contemporanea, donando carattere ed eleganza. Le calze, dal pizzo sofisticato alle versioni fantasia con pois, stampe e colori vivaci, rafforzano l’espressività del look, mentre frange e nappe su sciarpe e accessori introducono movimento. Ogni elemento concorre così a rendere gli accessori veri strumenti di stile e identità.
Dall’Apron Trend alla teatralità del Circus e Opera Core
Forever Young Leather utility belt - Etsy
Tra i trend chiave del 2026 spicca l’apron, come visto nella collezione primavera/estate di Miu Miu, dove il grembiule, simbolo del lavoro, viene reinterpretato con audacia. Nella quotidianità, diventa elemento di design: gonne wrap sovrapposte, cinture utility con tasche e dettagli sui pantaloni uniscono funzionalità e stile, proponendo una femminilità funzionale e curata.
Erik Charlotte, circus core
Accanto a quest’eleganza strutturata, emergono anche estetiche più scenografiche. Il Circus Core prende ispirazione dai costumi circensi e vintage, con strisce, corsetti, volant, tessuti lucidi e paillettes, colori vivaci come rosso, nero e oro, e dettagli appariscenti, creando look unici. L’Opera Core si ispira invece al teatro d’opera, con tessuti ricchi come velluto e seta, abiti voluminosi, maniche a sbuffo, corsetti e accessori opulenti, fondendo riferimenti storici con un’estetica moderna e scenografica. Mescolando queste tendenze a uno stile più quotidiano si ottengono outfit comodi, ma d’impatto, misurati, ma originali.
Una moda più consapevole, intenzionale e duratura
Il 2026 segna l’anno in cui la moda torna a prendersi sul serio: meno casual, più progettuale. L’improvvisazione lascia spazio alla costruzione e la creatività si incanala in forme più consapevoli. Cresce l’anti-luxury, una tendenza che valorizza autenticità, qualità e individualità: vintage e second-hand diventano scelte strategiche, non solo per il fascino dei pezzi, ma anche per una maggiore coscienza sociale e ambientale. L’obiettivo è chiaro: comprare meno, ma meglio, selezionando capi capaci di durare nel tempo e raccontare qualcosa di chi li indossa. È un’eleganza silenziosa, che non ha bisogno di gridare, ma si percepisce nei dettagli, nei volumi e nella scelta dei materiali. Tutto lascia intendere che questa stagione rappresenti l’inizio di un nuovo capitolo: una moda più matura, sostenibile e consapevole del proprio ruolo.
A cura di Anna Olivo
Dal cinema alle passerelle, il gotico non è più un’ombra nascosta: è il linguaggio emotivo di un’epoca che celebra intensità, fragilità e profondità
Nel 2025 il gotico non è più un retaggio underground né un revival nostalgico: è il linguaggio emotivo del presente. In un mondo instabile, veloce e caotico, cresce la necessità di ritrovare spazi interiori dove rallentare, respirare e dare forma al disagio crescente. L’oscurità, da sempre rifugio nei momenti difficili, smette di essere una minaccia e diventa un luogo dove la bellezza assume densità nuove e i contrasti rivelano ciò che la luce spesso nasconde. Oggi il ritorno del goth - o dark, come viene chiamato in Italia - attraversa moda, cinema, musica e lifestyle con una naturalezza sorprendente.
Le radici storiche del dark
Nato a Londra verso la fine degli anni ’70, lo stile gotico fonde l’urgenza punk con la teatralità del glam rock, ereditando dal primo il DIY e l’erotismo e dal secondo il gusto per una bellezza sovrannaturale e drammatica. I goth del tempo possono essere considerati gli ultimi romantici del Novecento: i loro riferimenti culturali erano la cupezza vittoriana, l’arte gotica e neogotica, il culto della morte del Romanticismo e le vamp hollywoodiane come Theda Bara, prima icona dell’oscurità sul grande schermo. Da questo mix nasce un linguaggio visivo immediatamente riconoscibile: gonne ampie e corsetti in pelle o PVC, ruches e volant ereditati dal New Romantic, croci e catene, contrasti cromatici taglienti con il nero come dichiarazione identitaria; incarnati diafani, trucco drammatico, combat boots e capelli neri come il carbone. Un immaginario potente, in grado di attraversare decenni senza perdere intensità.
Ann Demeulemeester F/W 25-26
L’evoluzione e le ramificazioni dello stile gotico
Negli anni ’90 la sottocultura si ramifica: i cyber goth guardano al futuro tra rave e fantascienza, mentre i gothabilly celebrano le pin-up degli anni ’50 in chiave dark e ironica.
Anche quando l’interesse pubblico sembra diminuire, il goth non scompare, ma continua a vivere come codice sotterraneo, attitudine e fonte di ispirazione per la moda più colta. Basti pensare alle forme cupe e disciplinate di Alexander McQueen, al nero strutturale di Yohji Yamamoto, al romanticismo tagliente di Ann Demeulemeester o alle visioni radicali di Rick Owens e John Galliano. Non estetiche “a tema”, ma poetiche: dimostrazioni che il dark è un linguaggio espressivo, non una moda passeggera.
Il goth contemporaneo si declina anche nella “dark academia”, estetica molto amata sui social: un mix di romanticismo decadente e stile preppy intellettuale, che romanticizza la malinconia trasformando l’oscurità in cultura, ricerca ed estetica.
Il dark nel cinema
Il dark è tornato a far parlare di sé perché è in grado di comprendere e manifestare le nostre inquietudini. Il cinema ne amplifica il ritorno, dal Nosferatu di Robert Eggers al Frankenstein di Guillermo del Toro, fino al nuovo Dracula di Luc Besson; ma è soprattutto il pubblico a ristabilire un legame con l’ombra. Le nuove icone non nascono in club nascosti, ma sui red carpet e sui social: Jenna Ortega, Billie Eilish, Mariacarla Boscono, sono figure che oscillano tra vulnerabilità e potenza, tra introspezione e presenza scenica, incarnando perfettamente gli archetipi goth.
Dracula - L’amore perduto di Luc Besson
Nel film di Besson il vampiro torna ad essere un aristocratico tragico, simbolo del dolore e del desiderio eterno. Dracula – L’amore perduto mette in scena un romanticismo barocco, dove il vampiro non è un mostro ma un’icona della perdita e dell’ossessione. I costumi firmati da Corinne Bruand trasformano il personaggio in un dandy decadente: velluti lucidi, corsetti scolpiti, pizzi neri e dettagli rosso sangue. Qui le tenebre diventano teatro e la seduzione un linguaggio visivo.

Nosferatu di Robert Eggers: il ritorno dell’ombra pura
Eggers reinterpreta Nosferatu affidandosi ai costumi di Linda Muir, che trasformano la decadenza in pura poesia. Niente glamour, niente lucentezza: solo lane ruvide, pelli invecchiate, pellicce consunte e tonalità che assorbono la luce. Orlok non indossa abiti, ma la sua stessa decomposizione; ogni piega diventa racconto, ogni toppa un frammento di tempo. Il film porta il gotico alle radici: non serve a sedurre, ma a inquietare.

Frankenstein di Guillermo del Toro
Del Toro reinventa il gotico dirigendolo verso la fragilità e facendone un linguaggio di empatia. La Creatura interpretata da Jacob Elordi diventa simbolo della vulnerabilità contemporanea: un corpo imperfetto, cucito, dissonante, che che rivela la bellezza nascosta dell’errore umano. La moda avant-garde, da anni, ha fatto propria questa estetica: silhouette disarmoniche, volumi deformati, materiali irregolari, trucco cadaverico. Frankenstein porta in scena un gotico empatico che commuove invece di terrorizzare.

Il dialogo tra cinema e moda è ormai consolidato. Le collezioni Autunno/Inverno 2025-26 mostrano cappotti-mantello, corsetti strutturati, silhouette allungate e materiali sensoriali. Da Alexander McQueen a Simone Rocha, fino all’eleganza decostruita di Ann Demeulemeester e Rick Owens, l’oscurità è tornata mainstream.
Il goth nel 2025: sensibilità e intensità
Definire “cos’è” gotico nel 2025 è quasi impossibile: gli anni delle sottoculture rigidamente codificate sono finiti. Il gotico moderno celebra l’intensità, non parla di mostri, ma di esseri umani.
È il linguaggio scelto da moda e cinema per raccontare un mondo stanco di superficialità; oggi il dark è una sensibilità, un’attitude, una lente con cui guardare il mondo. È un abito nero che diventa dichiarazione emotiva, un trucco che accentua l’ombra invece di nasconderla, una scelta estetica che abbraccia stranezza, malinconia e profondità.
Il goth è la sposa spettrale in passerella, la purezza diafana di un look total black, le silhouette scolpite nel buio, i richiami all’occulto e al mito. Celebra l’oscurità non come fuga, ma come riconoscimento di tutto ciò che è fragile, intenso, segreto. Nel 2025, l’ombra non è più semplicemente un rifugio: è uno spazio dove l’anima si rivela nelle sue sfumature più profonde, delicate e inaspettate.
Nel mese di dicembre Aps PartyVolontario, con la collaborazione di Biblioteca OgniBene e la partecipazione de Gli amici dello zio- Aps ha proseguito la tradizione del Cinema a sorpresa, la rassegna- dalla forte vocazione solidale- di proiezioni su grande schermo di film e cortometraggi a sorpresa, il cui titolo viene svelato solo nell’imminenza della proiezione in sala.
E’ disponibile su tutte le piattaforme digitali, per l’etichetta Maieutica Dischi (Edizioni: Osteria Futurista / SaifamMusica), “Stato di grazia”, nuovo album in studio della cantautrice Ilaria Pastore.
Aps PartyVolontario, con la collaborazione di Biblioteca OgniBene e la partecipazione dell’Associazione Gli amici dello zio- Aps prosegue, con questa edizione a Lecce, la tradizione del Cinema a sorpresa; la rassegna- dalla forte vocazione solidale- di proiezioni su grande schermo di film e cortometraggi a sorpresa, il cui titolo viene svelato solo prima del buio in sala.
Esce il 6 novembre per l’etichetta Musica di Seta il nuovo brano di Chiara Raggi e Giovanna Famulari, TERESA SIAMO NOI, scritto e composto da Raggi, con la prestigiosa partecipazione di Moni Ovadia alla voce recitante.
Tra riuso, creatività e stile: Milano scopre un modo diverso di vivere la moda
Il vintage come linguaggio e cultura
A Milano il vintage non è più un vezzo nostalgico né un rifugio per collezionisti eccentrici, è un linguaggio culturale, un’economia emergente e, soprattutto, un nuovo modo di definire sé stessi. Basta camminare per le vie di Isola, Porta Venezia, Navigli o Lambrate per accorgersi che la città sta vivendo una vera mutazione stilistica: negozi di seconda mano in aumento, mercatini sempre più affollati e la caccia al pezzo unico trasformata in rituale urbano.
Il successo di questo fenomeno nasce da una combinazione di fattori in cui la sostenibilità gioca un ruolo centrale. Chi sceglie il vintage oggi non lo fa più solo per estetica, ma anche per responsabilità: ridurre gli sprechi, dare continuità a ciò che già esiste e opporsi al ritmo frenetico del fast fashion, senza rinunciare a capi originali e di qualità. A questo si aggiunge un'altra motivazione: i capi vintage, spesso realizzati con materiali e tecniche di lavorazione elevate, offrono una durata e una qualità intrinseca che la moda contemporanea difficilmente raggiunge. In una Milano sempre più attenta all’ambiente, il vintage diventa così un atto consapevole di stile, capace di coniugare etica, estetica, bellezza e durabilità.
Vintage come esperienza e creatività
Il vintage è anche un’esperienza sociale, un modo di stare insieme e condividere passioni comuni. Mercatini come l’East Market hanno trasformato lo shopping in un vero e proprio momento culturale: non ci si limita a comprare, si esplora, si ascolta, si parla, si scopre. La musica accompagna il flusso dei visitatori, mentre le bancarelle indipendenti espongono oggetti unici, pezzi di design e abiti ricercati, immersi nei profumi del cibo di strada e nella creatività dei workshop dedicati al riciclo e alla customizzazione. L’atmosfera è quasi da festival, un continuo incrocio di creativi, studenti, curiosi e appassionati che rendono questi spazi un punto di incontro e ispirazione.
Upcycling creativo, foto di deascuola.it
Accanto a questa dimensione collettiva, Milano vive un’ondata creativa legata al DIY (Do It Yourself). Studenti di moda, designer emergenti e creativi trasformano capi economici in nuove creazioni: un pantalone anni ’90 può diventare una minigonna tagliata a vivo, una giacca datata si trasforma in un gilet unico e moderno, una camicia sformata diventa materiale per ricami o tinture sperimentali. Il vintage si fa laboratorio diffuso, dove il low budget incontra l’alto valore estetico, trasformando l’upcycling in un terreno fertile per sperimentare, reinventare e dare nuova vita ai capi.
L’archivio e il vintage d’autore
Parallelamente cresce l’interesse per i capi d’archivio, veri e propri tesori che raccontano la storia della moda. Nei negozi più selettivi e nelle corsie meno ovvie dei mercati emergono pezzi firmati Gucci, Dior, Prada, Ferragamo o YSL, ambiti non solo dagli appassionati di stile rétro, ma anche da stylist, fotografi e professionisti del settore alla ricerca di ispirazioni autentiche. Cercare un foulard Hermès degli anni ’80, una giacca Moschino disegnata da Franco o un tailleur Armani delle prime linee diventa un vero e proprio esercizio di archeologia fashion: un viaggio attraverso tessuti, tagli e dettagli che hanno segnato epoche diverse. Questi capi, oltre a essere oggetti da collezione, offrono spunti creativi unici e la possibilità di reinterpretare codici estetici ormai classici in chiave contemporanea, trasformando il passato in materiale vivo per nuovi progetti.
La geografia del vintage a Milano
Milano offre una varietà di luoghi dove il vintage prende vita, ciascuno con la propria anima. L’East Market resta il fulcro della scena: un labirinto di moda, design, vinili e atmosfere elettriche. Bivio propone una visione urbana e smart del pre-loved, mentre Ambroeus combina gusto milanese e attenzione all’upcycling. Vintage Delirium si riconferma il tempio del capo d’autore, completato da realtà come Urzì e Shop the Story. Insieme, questi spazi creano una vera geografia del vintage, dove ognuno può trovare un pezzo unico o un’ispirazione creativa.
Fascia Low-Cost / “Thrift” – DIY-Friendly
Ideale per chi cerca capi economici, spesso da personalizzare o trasformare
East Market
- Humana Vintage – Vari store in città (Via Cappellari 3, Viale Monza 19, Via De Amicis 43)
Ampia selezione di abiti e accessori, aggiornati mensilmente, prezzi bassi e parte del ricavato in beneficenza - Indaco Second Hand – Via San Gregorio 11, Porta Venezia
Jeans, camicie e capi casual a prezzi accessibili, perfetto per outfit quotidiani low-cost - East Market – Via Mecenate 84
Mercato mensile che unisce artigiani, venditori vintage e food truck, ideale per pezzi unici e handmade
Fascia Media / Designer “Contemporaneo-Vintage”
Per chi cerca capi vintage di qualità, mix tra moda di stagione e pezzi originali dal fascino retrò
Da Orient Concept Store
- Bivio Milano – Colonne di San Lorenzo e Porta Venezia
Boutique di rivendita con selezione vivace e di stagione, possibilità di vendere il proprio usato - Live in Vintage – Via Genova Thaon di Revel 4, Isola
Capi anni ’70, ’80 e ’90, kimono giapponesi, pezzi stravaganti e accessori eleganti - Ambroeus – Via Pastrengo 15, Isola
Selezione di qualità di capi classici, attenzione all’upcycling e pezzi unici firmati - Urzí – Via Ciovasso 6, Brera
Vintage anni ’60-’70, stile sofisticato e classici senza tempo, borse e foulard in pelle - Da Orient – Viale Montello 8, Chinatown
Vintage anni ’70, camicie e giacche in pelle, atmosfera da concept store nordico con bar interno
Fascia Alta / Archivio / Pezzi da collezione
Perfetta per chi cerca pezzi da collezione, abiti couture o designer vintage di prestigio
Cavalli e Nastri
- Cavalli e Nastri – Via Gian Giacomo Mora 12 e 3, Centro
Designer vintage dal ’50 a oggi, tubini d’epoca, smoking e accessori da collezione - Vintage Delirium – Via Giuseppe Sacchi 3, Brera
Archivio ricco di abiti couture e tessuti d’epoca, borse Chanel e Hermès, cravatte Hermès - Shop The Story - Via Cesare Correnti 11
Capi dalle sfilate anni ’90 in poi, designer come Comme des Garçons, Margiela, Prada e Yamamoto
Mercati interessanti
Mercatone dell’antiquariato sul Naviglio Grande, foto di Cool in Milan
- Mercato di Via Crema – Venerdì 07:30 – 14:00
- Mercato di Via Fauchè – Martedì 07:30 – 18:30 / Sabato 07:30 – 18:00
- Mercato di Viale Papiniano – Martedì 07:30 – 14:00 / Sabato 07:30 – 17:00
- Marameo Market - Sabato 11.00 - 19.00, Tempio del Futuro Perduto
- Mercatone dell’antiquariato sul Naviglio Grande – Ultima domenica del mese, Alzaia Naviglio Grande
Milano reinventa il passato
Questa rinascita non è superficiale: sta cambiando la cultura locale, promuovendo un consumo più lento e consapevole, stimolando la creatività e rendendo la moda accessibile senza sacrificare qualità o stile. Il vintage offre nuove opportunità a piccoli imprenditori, artigiani e creativi, dimostrando che il “nuovo” non coincide più con ciò che è appena uscito sul mercato, ma con ciò che viene reinventato con uno sguardo contemporaneo.
Il vintage offre la possibilità di distinguersi dalla massa, intorpidita dall’estetica uniforme del fast fashion; investire tempo nella ricerca di capi unici diventa così un modo per coltivare un’identità personale e originale. Milano non si limita a comprare vintage: lo usa, lo reinventa, lo interpreta. È una città che non ha paura di mescolare epoche, identità e stili, trasformando il passato in una risorsa viva. Il vintage qui non è memoria: è movimento, energia creativa e futuro.
A cura di Anna Olivo
A distanza di tre anni dall’ “indie-kolossal” Ultimo D’Annunzio, Marasti torna a far sentire la sua inconfondibile voce con un concept sul tema dell’identità: autobiografica, politica, nazionale, sempre fluida e potenzialmente in crisi.
E’ disponibile dal 2 dicembre su tutte le piattaforme digitali il singolo Resistenza, apripista del nuovo album in studio di Vincenzo Greco/Evocante, di prossima uscita per Dialettica Label/Tunecore/La Stanza Nascosta Records.
Because The night- Il palco delle cantautrici ospita il progetto Lady Day, contro la violenza di genere e per la creazione di Borse Lavoro. Appuntamento il 2 novembre, ore 19.00, al mare culturale urbano (Cascina Torrette, Via Quinto Cenni, 11, Milano).
Ospite la cantautrice padovana angelae.
Chiusura della stagione "Storie d'autunno" della Primavera di Baggio l’11/12, ore 21.00, presso la Biblioteca di Baggio (Via Pistoia 10), con Stefania Magnani, Alessandro Porri, Marco Pizzicara e Irma Cantoni (pianoforte). In programma musiche di Bach, Beethoven, Chopin, Brahms, Prokofiev, Schumann.
Because The night- Il palco delle cantautrici ospita il progetto Lady Day, contro la violenza di genere e per la creazione di Borse Lavoro. Appuntamento il 2 novembre, ore 19.00, al mare culturale urbano (Cascina Torrette, Via Quinto Cenni, 11, Milano).
Ospite la cantautrice padovana angelae.
Nerospinto ha incontrato l’ideatore, direttore artistico e organizzatore del progetto Lady Day, Enzo Onorato.
Come ha preso corpo e come si è evoluto, dal 2013 ad oggi, il progetto Lady Day?
Il progetto Lady Day è nato dal mio incontro con due figure importanti nell’ambito del contrasto alla violenza sulle donne. Due donne diverse ma coinvolte su vari fronti nella prevenzione e sensibilizzazione nell’ambito della violenza di genere. Sono EMANUELA SKULINA, sociologa della rete antiviolenza trentina, e LUCIA ANNIBALI, avvocatessa e vittima di un brutale attacco di violenza. Entrambe con una grande forza d’animo, sensibilità e umanità che mettono continuamente a disposizione di tutte le donne bisognose d’essere ascoltate, donne vittime di violenza seguite in un percorso di rinascita, promuovendo la consapevolezza e l'importanza di denunciare gli abusi. Emanuela mi ha coinvolto nell’organizzazione di alcuni eventi sul tema della violenza, uno di questi è “Ferite a Morte” con Serena Dandini e assieme a Lucia la presentazione, per alcune scuole del trentino e successivamente presso il MART di Rovereto, del suo libro sulla sua esperienza, "Io ci sono. La mia storia di non amore". Così, con alcune mie strette collaboratrici, Alexandra Goddi e Jessica Testa, abbiamo sentito l'esigenza di non far spegnere i riflettori sul tema della violenza di genere e fare nascere Lady Day.
Nel corso degli anni il progetto si è sviluppato in diverse fasi e iniziative:
- Il talk “LA VIOLENZA NON E’ UN DESTINO” aperto al pubblico per discutere e sensibilizzare sul tema della violenza di genere.
- Concerti singoli, un tour in giro per l’Italia, Lady Day live Club, partecipazione a Festival e Rassegne
- Manifestazioni letterarie e di poesia con reading, presentazioni di libri, dibattiti e il format LADY DAY POETRY.
- Mostre d'arte, fotografiche e cinema con esposizioni e proiezioni cinematografiche per rappresentare la violenza di genere attraverso l'arte.
- Pubblicazioni discografiche: La nascita di Lady Day Records e una collana di Vinili a 7” pollici che si chiama LE CRISALIDI, per sostenere il progetto e la creatività di molte Artiste.
- Tesseramenti e merchandising: per sostenere i centri Antiviolenza con le borse lavoro Lady Day.
Insomma, cerchiamo di prendere e coinvolgere tutti gli ambiti creative: Arte, Cultura, Musica…
Parliamo della collaborazione con Emanuela Skulina, sociologa della rete antiviolenza trentina…
La collaborazione con Emanuela Skulina è preziosa per il progetto Lady Day. La sua presenza ha contribuito ad approfondire la comprensione del problema, grazie alla sua esperienza e conoscenza del tema della violenza di genere. Inoltre, la sua ricerca continua e la sua disponibilità, ci hanno fornito una prospettiva sociologica approfondita.
Assieme abbiamo potuto e stiamo sviluppando strategie efficaci e mirate per far capire come contrastare la violenza di genere e riuscire a sensibilizzare il più possibile la comunità sul tema della violenza. La collaborazione con esperti del settore, dei Centri Antiviolenza o delle Associazioni che si occupano del contrasto alla violenza, ha arricchito notevolmente il progetto Lady Day, fornendoci una base solida per affrontare un tema così complesso e delicato.
Siete riusciti a coinvolgere molte amministrazioni comunali in tutta Italia…
Sì, il progetto ha avuto un'eco significativa in diverse città italiane, coinvolgendo diverse amministrazioni comunali. Questo ci ha permesso di estendere la portata di Lady Day e raggiungere un pubblico più ampio e variegato.
Lavorare con gli enti pubblici non è mai semplice ma riuscire ad allentare le maglie comunicative, al di là del colore politico di appartenenza, ha creato sinergie e opportunità importanti per promuovere la sensibilizzazione e la prevenzione della violenza di genere a livello locale. Con alcune amministrazioni abbiamo potuto adattare le iniziative del progetto alle esigenze specifiche delle loro comunità, rendendole più efficaci e coinvolgenti.
Because The Night- Il palco delle cantautrici è l’ultima, in ordine di tempo, delle vostre collaborazioni con manifestazioni prestigiose. Cosa si aspetta da questa sinergia?
Intanto vorrei spendere due parole di affetto e ammirazione per questa bella manifestazione che, anno dopo anno, sta diventando un palco molto ambito e soprattutto di ricerca nel mondo musicale delle cantautrici. Marian, oltre che una bravissima Artista, vi invito ad andare ad ascoltare i suoi dischi o un suo live, è una splendida padrona di casa e sa mettere a proprio agio le Artiste che invita, offrendogli professionalità, competenza e grande attenzione. La manifestazione "Because The Night" rappresenta un’importante vetrina, offrendo visibilità su un palco sempre di livello.
Mi aspetto che questa sinergia porti un valore significativo in termini di promozione della musica, oltre a rappresentare un'ulteriore occasione di crescita artistica per tutte le cantautrici o le band coinvolte. Spero inoltre che tutto questo possa contribuire a rafforzare anche il messaggio di solidarietà e sostegno alle donne.
Lilium produzioni, che opera nel settore musicale e culturale da oltre trent’anni, ha la capacità di scritturare artiste amate sia delle nuove generazioni che da un pubblico più adulto.
Patrizia Cirulli, Ilaria pastore, Veronica Marchi, angelae sono solo alcune delle cantautrici che hanno sposato il progetto…al di là della qualità artistica ha incontrato nelle artiste sensibilità alla tematica e voglia di spendersi per una causa civile?
Le cantautrici coinvolte nel progetto Lady Day hanno dimostrato subito una profonda sensibilità e impegno verso la causa della lotta alla violenza di genere. La loro partecipazione non è solo una scelta artistica, ma anche un'espressione di solidarietà e sostegno alle donne che subiscono violenza.
Hanno potuto utilizzare la loro visibilità e il loro talento per sensibilizzare il pubblico, che le conoscano o meno, su questo tema importante, contribuendo a creare un impatto positivo nelle persone coinvolte nei concerti.
La collaborazione tra Lilium Produzioni e le tante Artiste che prestano la loro creatività ha dimostrato che l'arte e la musica possono essere potenti strumenti per promuovere la consapevolezza e il cambiamento sociale.
Dall’esperienza della Lilium Produzioni è nata anche l’etichetta Lady day Records, nel solco del percorso già tracciato con i concerti e le manifestazioni… ci sono delle limitazioni stilistiche o l’etichetta è aperta a tutti i generi musicali?
L'etichetta Lady Day Records è nata con l'obiettivo di promuovere, far conoscere e sostenere la creatività e la voce di tutte quelle artiste che rispondono alle esigenze dell’etichetta di contribuire a diffondere la cultura dell’inclusione con il progetto Lady Day.
Inoltre darà spazio ad artiste dai generi e dalle sonorità più svariate, dal pop all’elettronica, la canzone d’autore e la sperimentazione, dalla poesia sonora alla lirica e alla musica strumentale, dal Rock al Punk. Dando spazio all’estro creativo delle artiste senza alcuna limitazione.
Valorizzare artiste emergenti o affermate che condividono questi valori e che siano disposte a utilizzare la loro musica come strumento per promuovere il cambiamento sociale.
Anche una parte del ricavato delle vendite dell’etichetta va alla formazione di nuove Borse lavoro che permettono la costruzione di percorsi personalizzati e remunerati di reinserimento lavorativo per donne seguite dai servizi sociali, o costituiscono un aiuto concreto per donne in difficoltà economiche. L’ acquisizione di strumenti e competenze tangibili, spendibili nel mercato del lavoro è, da sempre, un imperativo kantiano del vostro progetto?
Certo, in ogni creazione Lady Day, evento o pubblicazione o qualsiasi altra iniziativa, una parte del ricavato, è destinato per la formazione di borse lavoro.
L'acquisizione di strumenti e competenze tangibili per donne in difficoltà è un aspetto fondamentale del progetto Lady Day. L'obiettivo è quello di fornire loro gli strumenti necessari, con l’aiuto dei Centri Antiviolenza e le Associazioni sparse per il territorio, per reintegrarsi nel mondo del lavoro.
L'idea è quella di fornire non solo sostegno emotivo, ma anche un sostegno per migliorare la loro vita e quella delle loro famiglie. In questo senso, l'acquisizione di competenze e strumenti spendibili nel mercato del lavoro è un passo importante verso l'autonomia e la realizzazione personale.
Il 2 novembre Lady Day e Because the night si incontrano sul palco del mare culturale urbano, che promuove la realizzazione di progetti ad impatto sociale. E’ un bel segnale che il vento sta- per certi versi- cambiando?
E’ sicuramente un bel segno! L'evento del 2 novembre al Mare Culturale Urbano rappresenta un'opportunità importante per tutti di raggiungere un pubblico di giovani e di sensibilizzare ulteriormente sulla tematica della violenza di genere.
Il fatto che il progetto Lady Day si incontri sul palco con Because The Night è anche un segno di come la cultura e la musica possano essere utilizzate come strumenti per promuovere cambiamento sociale e culturale.
Il Mare Culturale Urbano ci offre un contesto ideale per questo tipo di iniziativa. È un esempio di come la collaborazione tra diverse realtà possa portare a risultati positivi e si spera duraturi.
In generale, è sempre un buon segno quando si vedono iniziative diverse che si mettono assieme per promuovere la sensibilizzazione e la solidarietà verso temi importanti come la violenza di genere.
Speriamo che questo sia solo l'inizio di un percorso positivo e possibile.
Prosegue con i tradizionali concerti presso la Biblioteca di Baggio (Via Pistoia 10, Milano) la stagione autunnale della Primavera di Baggio, “Storie d’Autunno”.
Nerospinto ha ascoltato in anteprima l'album "Fusion" del duo francese Pat and Co, in uscita domani su etichetta La Stanza Nascosta Records.
Dalle forme radicali di Fondazione Prada ai vicoli poetici di Brera, fino all’energia industriale di Tortona: Milano dove moda e architettura si incontrano
Milano è una città in continua evoluzione: un crocevia di creativi, designer, fashion lover, architetti e professionisti alla ricerca di un ambiente internazionale pur restando in Italia. Dal cuore raffinato di Brera alle vetrine scintillanti del Quadrilatero della Moda, fino alle geometrie pulite del distretto del design, ogni angolo contribuisce a un paesaggio urbano dove arte, moda e architettura dialogano con naturalezza. Gli edifici diventano manifesti estetici, le boutique micro-musei e i quartieri ecosistemi creativi che cambiano ritmo a ogni stagione.
Camminare per Milano significa assistere a un incessante scambio tra materiali, volumi, texture e memoria, in cui l’innovazione si confronta con la tradizione reinterpretandola. Insieme esploreremo i luoghi in cui moda e architettura si incontrano e si contaminano, creando connessioni uniche. Un itinerario che parte dal sud della città, attraversa l’intimità bohémien di Brera e si rinnova nell’energia industriale del Tortona Design District.
Fondazione Prada: l’estetica come dichiarazione d'intenti
La prima tappa di questo percorso è Fondazione Prada, uno degli esempi più significativi del rapporto sempre più stretto tra moda e architettura in città. Il progetto dell’architetto Rem Koolhaas non è un semplice museo: è una dichiarazione di intenti. Oro, vetro, cemento, luci e ombre si inseguono in un equilibrio di contrasti, generando la stessa tensione che attraversa la visione di Miuccia Prada, per cui la moda è pensiero critico, politica e, soprattutto, cultura.

Foto Bas Princen. Courtesy Fondazione Prada
Varcare la soglia della Fondazione significa accogliere un lieve senso di spaesamento: geometrie irregolari, installazioni eterogenee e volumi inattesi generano un impatto iniziale straniante, che però si dissolve man mano che il percorso rivela la sua logica interna.
Qui Milano si libera dal suo ordine consueto e sperimenta un’eleganza nuova, concettuale, inaspettata. È in questo contesto che la Fondazione Prada rivela la sua natura più autentica: un luogo che invita a guardare la città con occhi diversi e che, allo stesso tempo, trasforma chi lo attraversa.
Il Quadrilatero della Moda: la strada come passerella
Tra via Monte Napoleone, via della Spiga, via Sant’Andrea e via Manzoni, la moda si appropria delle architetture storiche e le trasforma in veri templi del lusso. I palazzi nobiliari diventano sede di maison internazionali, mentre facciate eleganti e discrete celano interni avanguardistici firmati da archistar o progettati dagli stessi direttori creativi.
Attraversando il cortile di Palazzo Morando, osservando le trasformazioni di Palazzo Gallarati Scotti o entrando nelle boutique di Prada, Giorgio Armani, Gucci o Valentino, si nota come l’identità storica degli edifici sia stata rielaborata rendendola parte integrante dell’esperienza visiva . Qui l’architettura non funge da sfondo, ma diventa parte attiva del linguaggio del brand.
Un esempio emblematico è il nuovo store di Celine inaugurato il 16 ottobre all’angolo tra via Montenapoleone e via Sant’Andrea: oltre 600 m² su due piani dove moda, arte e design convivono con precisione curatoriale. È il primo progetto milanese del direttore creativo Michael Rider, che rilegge l’identità della maison con uno sguardo più maturo e concettuale. Lo spazio, concepito come una galleria d’arte, alterna marmi, specchi e arredi vintage a opere di artisti come Susan Rothenberg, Luisa Gardini, John Duff e Yngve Holen. In continuità con il Celine Art Project, la boutique diventa uno spazio culturale che integra la collezione Printemps 2026 in un percorso quasi museale, dove l’esperienza supera la semplice dimensione dello shopping.

Il nuovo store di Celine a Milano. Courtesy Celine
Il Quadrilatero dimostra che la moda a Milano non è soltanto abbigliamento, ma un fenomeno urbano, culturale e sociale. È quel luogo in cui pellicce vintage e streetwear d’avanguardia convivono senza forzature, creando l’eleganza spontanea tipica del quartiere: una passerella urbana in cui corpo, abiti e architetture dialogano continuamente, costruendo un immaginario riconoscibile in tutto il mondo.
Brera: l’intellettualità del bello

Brera, Maart
A Brera la creatività si intreccia con la storia più profonda della città: accademie, gallerie, atelier, botteghe storiche e boutique indipendenti creano un’atmosfera romantica, quasi sospesa nel tempo. Gli interni, spesso curati con sensibilità artigianale, riflettono l’anima intima e raffinata della zona.
Qui la moda dialoga con le pietre consumate del selciato, con il ferro battuto dei portoni e con il fascino discreto delle corti interne. Da via Fiori Chiari a via Madonnina, ogni angolo si trasforma in un laboratorio creativo: dalle sartorie indipendenti, ai profumi d’autore, passando per gli arredi raffinati, fino alla storica boutique Antonia. Tra vintage ricercato, design d’autore e negozi contemporanei, Brera custodisce un equilibrio raro tra passato e presente, capace di rinnovarsi senza perdere mai la propria identità, uno dei quartieri milanesi dove il bello si fonde con la vita quotidiana, tra cultura, creatività e charme senza tempo.
Porta Nuova: la Milano verticale e cosmopolita
Porta Nuova è il distretto che più di ogni altro rappresenta la trasformazione contemporanea di Milano. Un’area un tempo frammentata, oggi riconoscibile per le sue torri di vetro e acciaio, i boulevard pedonali, gli spazi culturali aperti e le piazze che hanno ridefinito il modo di vivere la città. Qui la dimensione internazionale dialoga con quella locale: grattacieli che dominano l’orizzonte, parchi lineari e corti nascoste creano un paesaggio urbano che mescola avanguardia, sostenibilità e creatività.

10 Corso Como, foto di Alessandro Saletta, DSL Studio
In questo scenario si inserisce 10 Corso Como, icona del concept store contemporaneo e tra i primi spazi in Europa a fondere moda, arte, fotografia e design in un’unica esperienza immersiva. Un cortile nascosto che si apre come un’oasi estetica, un luogo di scoperta continua articolato tra bookshop, galleria, boutique e terrazza. Accanto al negozio, la Fondazione Sozzani propone mostre fotografiche, esposizioni legate alla moda e progetti culturali che hanno contribuito – e continuano a contribuire – a definire l’immaginario visivo della città.
Completano il quadro i simboli della nuova Milano: Piazza Gae Aulenti, il Bosco Verticale e la Biblioteca degli Alberi, che rendono Porta Nuova un crocevia di innovazione e bellezza, dove ogni dettaglio racconta lo spirito contemporaneo e cosmopolita della metropoli.
Tortona Design District: il laboratorio dell’ibridazione
Tortona è un distretto in cui moda, design e architettura convivono armoniosamente. Ex capannoni industriali trasformati in showroom, gallerie e spazi eventi fanno da scenografia a una creatività ruvida, libera e sperimentale. Le pareti custodiscono la memoria produttiva della zona, mentre ferro, cemento e superfici grezze diventano parte integrante del linguaggio estetico, permettendo alla moda di esplorare forme e atmosfere lontane dai codici tradizionali.

Tortona Design district, Fuorisalone
Luoghi come Base Milano, Mudec, Superstudio Più, Opificio 31, Tortona 37 o gli spazi di Armani Silos sono ormai diventati icone della creatività contemporanea: fabbriche trasformate in contenitori culturali e piattaforme per brand emergenti, maison affermate e progetti interdisciplinari.
Durante la Milano Design Week, il quartiere si accende: scuole internazionali, studi di design, marchi indipendenti e aziende globali si riuniscono in questo ambiente per ridefinire il concetto stesso di spazio attraverso installazioni, performance e allestimenti che cambiano volto al quartiere. La moda, immersa in questa energia, trova un terreno fertile per testare narrazioni e linguaggi nuovi, liberi da qualsiasi formalità.
Tra i cortili nascosti e le vie laterali, accanto alle strutture più monumentali, vivono atelier artigianali, concept store e piccole maison che hanno contribuito alla reputazione internazionale del quartiere. Con i Navigli a pochi passi, Tortona resta uno dei luoghi più vibranti della città: un laboratorio sorprendente, in continua mutazione.
Milano, dove lo spazio diventa stile
Milano non separa mai davvero moda e architettura, ma le utilizza per raccontarsi. Le boutique diventano concept-space, i musei dichiarazioni identitarie, i quartieri flussi estetici in costante movimento. È una città che non si limita a mostrare: compone, stratifica, immagina. Una città che da sempre costruisce il bello e che ancora oggi continua a vestirlo, reinventando sé stessa a ogni passo.
A cura di Anna Olivo
Domenica 19 ottobre, all’interno della stagione autunnale della Primavera di Baggio, Storie d’ Autunno, si è svolta, all’interno dello Studio Ribelli (Via delle Forze Armate 395) “I Fiori di Baggio”, una maratona dei giovani pianisti della scuola Larionova/Cabassi.
Disponibile dal 29 novembre su tutte le maggiori piattaforme digitali l’album di esordio dell’interprete, chitarrista e cantautrice genovese Irene Manca, Everything in its Place, autoprodotto insieme al compositore e producer Simone Carbone.
Timelapse della pluripremiata pianista e compositrice Daniela Mastrandrea raccoglie nove composizioni originali, nate per omaggiare la flautista Antonella Benatti, che affianca l’autrice nelle esecuzioni.
Prosegue con i tradizionali concerti presso la Biblioteca di Baggio (Via Pistoia 10, Milano) la stagione autunnale della Primavera di Baggio, “Storie d’Autunno”.
Sabato 18 ottobre, ore 18.00, presso la Chiesa Vecchia di Baggio (Via Ceriani, 3) il virtuoso del fingerstyle Antonello Fiamma- collaborazioni con alcuni tra i maggiori chitarristi del panorama internazionale della chitarra fingerstyle (tra gli altri Maneli Jamal, Trevor Gordon Hall, Andrea Valeri, Luca Francioso)- propone la sua personale esplorazione delle possibilità sonore della chitarra, confluita nel progetto GuitarLandscapes: trascrizioni dei brani classici e composizioni originali per un concerto all’insegna della contaminazione.
<<A proposito dei concerti principali- spiega la Direttrice Artistica Tatiana Larionova- c’è da dire che quest’anno abbiamo voluto introdurre degli elementi di novità: il concerto di Antonello Fiamma, ad esempio, non è strettamente classico, è una sorta di grande contaminazione. Antonello è un ottimo chitarrista ed impiega la particolare tecnica del “finger style”, che consente di superare i limiti della chitarra; eseguirà sia trascrizioni dei brani classici che sue composizioni originali, mescolando generi diversi, dal jazz al funky.>>
Nerospinto ha incontrato il chitarrista, compositore e docente Antonello Fiamma, che sembra custodire un'intera orchestra fra le corde della sua chitarra. Innamorato della musica, rigoroso ed eclettico, in perenne ricerca stilistica e tecnica.
E con un libro insospettabile sul comodino.
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