Tempi Moderni- di tutto un po': oggi e domani al B-Folk il debutto romano dello spettacolo di Evocante, già sold-out. Intervista al cantautore di "Resistenza"
E’ disponibile dal 2 dicembre su tutte le piattaforme digitali il singolo Resistenza, apripista del nuovo album in studio di Vincenzo Greco/Evocante, di prossima uscita per Dialettica Label/Tunecore/La Stanza Nascosta Records.
Il brano fa parte dello spettacolo Tempi Moderni-di tutto un po’, che Evocante presenterà il 12 e il 13 dicembre (date già sold-out)
al B-Folk di Roma(Via dei Faggi, 129/A), con inizio alle 21.30.
Tempi Moderni- di tutto un po’ vuole essere una sorta di blob post-moderno, un ibrido citazionista che transita fra emisferi diversi, a metà fra teatro di narrazione, stand up comedy e show multimediale.
Potere salvifico della risata, ricerca di un senso ultimo, canzone d’autore, critica sociale e distonico ritaglio televisivo convivono in una destrutturazione fulminante- e illuminante- delle gerarchie sintattiche.
Abbiamo incontrato Greco, che regala ai lettori di Nerospinto una piccola playlist per resistere alle derive dell’attuale momento storico.
Come si sente alla vigilia del debutto romano, già sold-out, dello spettacolo “Tempi Moderni- di tutto un po’”?
Sono molto incuriosito e divertito. E’ uno spettacolo, almeno per me, ma credo anche in generale, del tutto nuovo. Alterna tanti piani di lettura, ma il bello è che anche fermandosi al piano più superficiale, diciamo al primo piano, lo si può godere. Ovviamente salendo al secondo e al terzo piano si può capire appieno a cosa e a chi rivolgo i miei strali, le inquietudini che ho, e che però stavolta escono fuori anche sotto forma di divertita riflessione.
Il doppio sold out mi diverte e mi responsabilizza. Ne sono contento perché il pubblico sarà anche espressamente chiamato a darmi un riscontro per eventuali correzioni e modifiche di questa cosa così strana.
Lo spettacolo vedrà anche la speciale partecipazione di Vittorio Bruschi, attore. Com’è nata questa sinergia?
Vittorio ha recitato insieme a Laura Pannia nel mio spettacolo teatrale “L’infinito fra le mani. Viaggio sonoro-narrativo su temi proposti da Franco Battiato”. Avrei voluto replicare la stessa coppia, ma Laura aveva altri impegni. Vittorio è un ragazzo di grande talento, uno vero, che non ha fatto compromessi e che sta salendo faticosamente come tutti quelli che hanno talento e non raccomandazioni.
Io con lui mi trovo benissimo, il rapporto, vista l’età (lui ha 23 anni) potrebbe sembrare di tipo paterno, in realtà è più avvicinabile a una fratellanza. E dirò di più, certe volte il fratello maggiore sembra lui e io quello più matto. Lui è stato prezioso anche per alcuni consigli. Lo spettacolo, dopo avere provato con lui le prime volte, ha preso una piega diversa, più compiuta. Non è un caso. Anche perché mi ha detto le stesse cose che mi ha espresso mia moglie, che è sempre la mia prima consigliera. Ora è meno folle e sgangherato di come l’avevo impostato, ma più intellegibile e, spero, godibile.
Tempi moderni è anche il titolo del suo nuovo album, di prossima uscita. Può darci qualche anticipazione?
Sarà un album di coscienza civile, dalla prima all’ultima canzone. Musicalmente ancora una volta prende una piega diversa dal precedente, sarà più electro-rock, con alcune parti recitate e altre quasi classiche. E’ attraversato da una tensione, non solo sonora, che vorrebbe trasmettere le mie inquietudini sui tempi che viviamo, sul ritorno dell’autoritarismo e dei fascismi, ritorni conseguenti allo svuotamento della democrazia.
Il mondo si sta dividendo sempre più in ricchissimi e poverissimi, i primi sempre di meno, i secondi sempre di più. E in mezzo tanti, come me, che di sicuro non saliranno verso i primi ma che temono di essere risucchiati verso i secondi. Le ingiustizie sono ormai la regola, e pare che andiamo verso una sorta di autodistruzione di tipo ambientale, etica, personale, familiare. Ognuno è sempre più solo, con l’illusione di essere salvato dalla tecnologia.
E’ un album che parla di cose attuali e che vorrei fosse ricordato come una testimonianza di quello che stiamo vivendo. Ma temo che difficilmente perderà la sua attualità. E infatti dentro c’è un brano che ho scritto molti anni fa, ma che ora mi sembra persino più attuale di quando l’ho composto.
“L’arte non serve a nulla, tranne che a mostrare il senso della vita” – Henry Miller
Il suo operato artistico è in effetti mosso dalla ricerca di un senso…ne ha trovato uno univoco?
Sono anzitutto un ricercatore di Verità. E lo sono in tutto quello che faccio, dal guardare un tramonto al lavorare su una lezione accademica fino al fare musica. Il senso univoco è la ricerca della Verità. Che però ha tanti affluenti, tanti colori, tanti rivolti. La Verità è una, ma le strade per arrivarci sono tantissime, l’ho imparato dal buddismo.
Lei è molto critico nei confronti del tempo moderno, c’è qualcosa che salva dei nostri giorni? Qualche campo in cui, a suo avviso, si è registrato un vero progresso e non un regresso?
Io sono critico non verso il progresso tecnologico in sé, che utilizzo con mio grande giovamento, ma verso l’atteggiamento che si ha verso di esso. La tecnologia non può essere un idolo né la possiamo mettere al posto dell’uomo e delle sue intuizioni.
Salvo tutto quello che aiuta l’uomo a migliorare senza perdere la sua umanità. E quindi, le scoperte scientifiche, quelle mediche, le cose che ci fanno stare meglio. Ma veramente meglio, non quelle che ci illudono di stare meglio.
Nello spettacolo, ad esempio, c’è un piccolo monologo surreale sulla solitudine. Tanti credono che lo smartphone sia veramente il centro del mondo e lo strumento con cui interfacciarmi con esso. Ecco, questa è una illusione, che alimenta in noi ancora più solitudine e spaesamento.
Sono tantissime le cose che, invece, ci aiutano. Anche nella tecnologia informatica, che io utilizzo moltissimo per i miei lavori musicali e teatrali.
Dipende da come ci rapportiamo ad essa. Ad esempio, io non ho affatto senso dell’orientamento: come potrei parlare male dei navigatori, anche se certe volte mi fanno scherzi non da poco? Ma questo accade perché loro dominano me, in quanto sono totalmente dipendente da loro. Ecco, non bisognerebbe mai dipendere da qualcuno o qualcosa, e quindi nemmeno dalla tecnologia, che invece tende a creare molta dipendenza.
Tu punta molto più in alto di loro
Ricorda sempre di essere un uomo
Di avere un cuore, una testa, una pietas
Non vergognarti della tenerezza- canta in “Resistenza”.
In questo momento che cosa le ispira maggiore tenerezza?
Mi fanno molta tenerezza proprio i giovani, cui è rivolta la canzone, che vedo desiderosi, come è giusto che sia, di prendersi il mondo e allo stesso tempo spaesati. Perché hanno capito che il mondo è in mani orribili e non sanno come fermare una deriva che pare stia togliendo loro qualsiasi futuro se non il vivere alla giornata.
Il libro che ha sul comodino?
A dire il vero, non ne ho uno solo, perché ne leggo tanti contemporaneamente. Mi piace passare di palo in frasca. Ho un libro di Caeyers su Beethoven, una raccolta di haiku di Issa, Memorie di un sonatore di basso di Gianni Maroccolo, mitico bassista dei Litfiba, dei Csi, Pgr e tanto altro ancora, La scomparsa dei riti, di Han, il mio filosofo contemporaneo preferito, e per finire l'immancabile Eco, Costruire il nemico.
5 canzoni per “resistere” a questo momento storico così difficile?
Is this the life we really want? (Roger Waters) e Povera patria (Battiato) per riflettere sugli orrori dell’esercizio del potere.Crêuza De Mä (De André) e Bolormaa (Csi) per volare alto e serenamente, pensando alle vite dei marinai e a quelle dei contorsionisti e a come possano essere metafora di tante cose. E poi ancora Battiato, con Lode all’Inviolato, un brano che parla della lotta con il diabolico e le sue tentazioni. E purtroppo questo è un momento in cui mi pare che il diabolico stia esplicando tutta la sua forza, ovviamente sotto mentite spoglie e dietro tante tentazioni, a cui i più deboli e i più immaturi, come sempre, stanno cedendo.
