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Gothic Reborn: il cinema e la moda riscrivono l’oscurità nel 2025

Gothic Reborn: il cinema e la moda riscrivono l’oscurità nel 2025

Dal cinema alle passerelle, il gotico non è più un’ombra nascosta: è il linguaggio emotivo di un’epoca che celebra intensità, fragilità e profondità

Nel 2025 il gotico non è più un retaggio underground né un revival nostalgico: è il linguaggio emotivo del presente. In un mondo instabile, veloce e caotico, cresce la necessità di ritrovare spazi interiori dove rallentare, respirare e dare forma al disagio crescente. L’oscurità, da sempre rifugio nei momenti difficili, smette di essere una minaccia e diventa un luogo dove la bellezza assume densità nuove e i contrasti rivelano ciò che la luce spesso nasconde. Oggi il ritorno del goth - o dark, come viene chiamato in Italia - attraversa moda, cinema, musica e lifestyle con una naturalezza sorprendente.

Le radici storiche del dark

Nato a Londra verso la fine degli anni ’70, lo stile gotico fonde l’urgenza punk con la teatralità del glam rock, ereditando dal primo il DIY e l’erotismo e dal secondo il gusto per una bellezza sovrannaturale e drammatica. I goth del tempo possono essere considerati gli ultimi romantici del Novecento: i loro riferimenti culturali erano la cupezza vittoriana, l’arte gotica e neogotica, il culto della morte del Romanticismo e le vamp hollywoodiane come Theda Bara, prima icona dell’oscurità sul grande schermo. Da questo mix nasce un linguaggio visivo immediatamente riconoscibile: gonne ampie e corsetti in pelle o PVC, ruches e volant ereditati dal New Romantic, croci e catene, contrasti cromatici taglienti con il nero come dichiarazione identitaria; incarnati diafani, trucco drammatico, combat boots e capelli neri come il carbone. Un immaginario potente, in grado di attraversare decenni senza perdere intensità.

Ann Demeulemeester F/W 25-26

L’evoluzione e le ramificazioni dello stile gotico

Negli anni ’90 la sottocultura si ramifica: i cyber goth guardano al futuro tra rave e fantascienza, mentre i gothabilly celebrano le pin-up degli anni ’50 in chiave dark e ironica.

Anche quando l’interesse pubblico sembra diminuire, il goth non scompare, ma continua a vivere come codice sotterraneo, attitudine e fonte di ispirazione per la moda più colta. Basti pensare alle forme cupe e disciplinate di Alexander McQueen, al nero strutturale di Yohji Yamamoto, al romanticismo tagliente di Ann Demeulemeester o alle visioni radicali di Rick Owens e John Galliano. Non estetiche “a tema”, ma poetiche: dimostrazioni che il dark è un linguaggio espressivo, non una moda passeggera.

Il goth contemporaneo si declina anche nella “dark academia”, estetica molto amata sui social: un mix di romanticismo decadente e stile preppy intellettuale, che romanticizza la malinconia trasformando l’oscurità in cultura, ricerca ed estetica.

Il dark nel cinema

Il dark è tornato a far parlare di sé perché è in grado di comprendere e manifestare le nostre inquietudini. Il cinema ne amplifica il ritorno, dal Nosferatu di Robert Eggers al Frankenstein di Guillermo del Toro, fino al nuovo Dracula di Luc Besson; ma è soprattutto il pubblico a ristabilire un legame con l’ombra. Le nuove icone non nascono in club nascosti, ma sui red carpet e sui social: Jenna Ortega, Billie Eilish, Mariacarla Boscono, sono figure che oscillano tra vulnerabilità e potenza, tra introspezione e presenza scenica, incarnando perfettamente gli archetipi goth.

Dracula - L’amore perduto di Luc Besson

Nel film di Besson il vampiro torna ad essere un aristocratico tragico, simbolo del dolore e del desiderio eterno. Dracula – L’amore perduto mette in scena un romanticismo barocco, dove il vampiro non è un mostro ma un’icona della perdita e dell’ossessione. I costumi firmati da Corinne Bruand trasformano il personaggio in un dandy decadente: velluti lucidi, corsetti scolpiti, pizzi neri e dettagli rosso sangue. Qui le tenebre diventano teatro e la seduzione un linguaggio visivo.

Foto

Nosferatu di Robert Eggers: il ritorno dell’ombra pura

Eggers reinterpreta Nosferatu affidandosi ai costumi di Linda Muir, che trasformano la decadenza in pura poesia. Niente glamour, niente lucentezza: solo lane ruvide, pelli invecchiate, pellicce consunte e tonalità che assorbono la luce. Orlok non indossa abiti, ma la sua stessa decomposizione; ogni piega diventa racconto, ogni toppa un frammento di tempo. Il film porta il gotico alle radici: non serve a sedurre, ma a inquietare.

Nosferatu

Frankenstein di Guillermo del Toro

Del Toro reinventa il gotico dirigendolo verso la fragilità e facendone un linguaggio di empatia. La Creatura interpretata da Jacob Elordi diventa simbolo della vulnerabilità contemporanea: un corpo imperfetto, cucito, dissonante, che che rivela la bellezza nascosta dell’errore umano. La moda avant-garde, da anni, ha fatto propria questa estetica: silhouette disarmoniche, volumi deformati, materiali irregolari, trucco cadaverico. Frankenstein porta in scena un gotico empatico che commuove invece di terrorizzare.

Il dialogo tra cinema e moda è ormai consolidato. Le collezioni Autunno/Inverno 2025-26 mostrano cappotti-mantello, corsetti strutturati, silhouette allungate e materiali sensoriali. Da Alexander McQueen a Simone Rocha, fino all’eleganza decostruita di Ann Demeulemeester e Rick Owens, l’oscurità è tornata mainstream.

Il goth nel 2025: sensibilità e intensità

Definire “cos’è” gotico nel 2025 è quasi impossibile: gli anni delle sottoculture rigidamente codificate sono finiti. Il gotico moderno celebra l’intensità, non parla di mostri, ma di esseri umani.

È il linguaggio scelto da moda e cinema per raccontare un mondo stanco di superficialità; oggi il dark è una sensibilità, un’attitude, una lente con cui guardare il mondo. È un abito nero che diventa dichiarazione emotiva, un trucco che accentua l’ombra invece di nasconderla, una scelta estetica che abbraccia stranezza, malinconia e profondità.

Il goth è la sposa spettrale in passerella, la purezza diafana di un look total black, le silhouette scolpite nel buio, i richiami all’occulto e al mito. Celebra l’oscurità non come fuga, ma come riconoscimento di tutto ciò che è fragile, intenso, segreto. Nel 2025, l’ombra non è più semplicemente un rifugio: è uno spazio dove l’anima si rivela nelle sue sfumature più profonde, delicate e inaspettate.

Anna Olivo

Laureata in Fashion Design presso l'Istituto Marangoni di Milano, scrive di arte, moda e costume con uno sguardo curioso e contemporaneo.

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