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Forse conoscerete l’artista Lykke Li per il singolo 

, o per il video della canzone, che da tempo spopola su Facebook e i compagni social.

Forse non sapete, però, che il suo nome per intero è Li Lykke Timotej Svensson Zachrisson, che è svedese, che è in attivo dal 2007, che ha pubblicato il primo album, Youth Novels, nel 2008 e che ad oggi ha contribuito alle produzioni di artisti come i Kings of Leon, lo svedese Kleruup, il famosissimo duo elettronico Röyksopp e il rapper, nonché produttore discografico, Kanye West. E che proprio lei, nel 2010, è stata una dei volti ufficiali per la collezione Levi's Curve ID, insieme a Pixie Geldof e a Miss Nine.

 

Sorpresi? Non avete ancora sentito tutto. Lykke Li vanta anche collaborazioni in campo cinematografico e televisivo: una versione remixata della sua canzone 

, in featuring con il cantante Kleerup, nei telefilm Misfits e Ringer. La cantante ha inoltre partecipato ai due più importanti show serali concorrenti in America, il Tonight Show presentato da Jay Leno e il Late Show di David Letterman.

 

Ma torniamo alla musica, Li ha inciso il suo secondo disco Wounded Rhymes nel 2011, ed è subito stato annoverato tra i best albums dell’anno da riviste quali l’ Observer, il New York Times e Rolling Stone. Wounded Rhymes contiene dieci tracce, tra cui I Follow Rivers che, divenuta immediatamente successo mondiale, ha ispirato numerose cover, tra le più famose quella del gruppo belga Triggerfinger e la 

 inserita nel film di De rouille et d'os di Jacques Audiard del 2012, in competizione al festival di Cannes.

 

Perché tutto questo successo? La canzone è un flusso perpetuo di parole come, appunto, il corso di un fiume. Nel video, diretto da Tarik Saleh, Li vestita e velata di nero insegue un uomo (l’attore Fares Fares) attraverso un paesaggio arido e innevato. La canzone continua a ripetere “I follow you” con voce straziata, tutto è freddo intorno a loro, lui scappa disperato, forse spaventato dalla figura che sembra evocare dolore e potrebbe significare tutto ciò che di oscuro c’è in una relazione. Lei non lo lascia andare, lo segue, se dovesse servire lo farebbe fino al fondo dell’oceano dove l’acqua è “scura come una condanna a morte”, si toglie le scarpe per riuscire a muoversi meglio, riesce a raggiungerlo e per lui è la fine della corsa, il momento della resa, dell’abbandono a lei che sembra recargli tanta sofferenza, ma dalla quale è impossibile scappare. Lui piange inerme, lei lo stringe con forza, l’inquadratura si chiude in un abbraccio soffocato dal pianto. Questo è il motivo del suo successo. È proprio così che ci si sente ascoltando questa canzone, presi da una trance ossessiva, dal pensiero della persona amata, desiderata, forse impossibile da raggiungere, ma pronti a inseguirla persino tra le acque impervie di un fiume in piena.

 

Noi di Nerospinto amiamo Lykke Li perché è un’icona contemporanea in fiore in grado di dare voce alle nostre emozioni e ai nostri desideri più profondi attraverso la sua sensuale allure e la sua voce accesa e intensa.

 

Fotografo francese di straordinario talento, esponente della cosiddetta “fotografia umanista”, pioniere del fotogiornalismo insieme a Henri Cartier-Bresson, Robert Doisneau ha legato la sua arte alla sua Parigi. Quella città che lo ha sempre considerato come figlio suo, gli ha regalato spunti per la sua arte, materiale “umano” per i suoi scatti.

“Per tutta la vita mi sono divertito, ho fatto il mio piccolo teatro”, amava ripetere il reporter, cui oggi Milano dedica una straordinaria rassegna antologica, “Paris en liberté”, allestita dal 20 febbraio al 5 maggio presso lo Spazio Oberdan in viale Vittorio Veneto, 2: oltre 200 fotografie originali (selezione delle oltre 450.000 che compongono gli Archivi Doisneau), tutte in bianco e nero, che testimoniano il binomio inscindibile tra uno dei più grandi artisti del Novecento e la città che ha amato e immortalato con il suo obiettivo. Gli scatti sono stati tutti effettuati nella Ville Lumière tra il 1934 e il 1991.

“Il mondo che cercavo di mostrare era quello in cui mi sarei trovato bene”, ripeteva spesso Doisneau, “abitato da persone cordiali e colmo della tenerezza che bramo. Le mie foto costituivano una prova della possibile esistenza di quel mondo”. Ecco dunque che il percorso espositivo, organizzato per aree tematiche, ripercorre i soggetti a lui più cari e conduce il visitatore in una emozionante “passeggiata” tra i giardini di Parigi, lungo la Senna, per le strade del centro, i vicoli e la periferia, negli angoli più nascosti e al tempo stesso curiosi: nei bistrot, negli atelier di moda e nelle gallerie d’arte della capitale francese. E poi tra le donne, gli uomini, i bambini, gli innamorati, gli animali e il loro modo di vivere questa città senza tempo, ormai scomparsa e fissata solo nell’immaginario collettivo; quella dei clochard, delle antiche professioni, dei mercati di Les Halles, dei caffè esistenzialisti di Saint Germain des Prés, punto d’incontro per intellettuali, artisti, musicisti, attori. Una Parigi umanista, generosa e sublime, che si rivela nella nudità del quotidiano. Una Parigi immortalata nella sua verità quotidiana dall'obiettivo di Doisneau, che ha saputo cogliere con ironia e al tempo stesso con poesia il carattere più intimo dei parigini.

 

Ma “quella di lasciare alle future generazioni una testimonianza della Parigi dell'epoca in cui ho tentato di vivere”, scriveva Doisneau il 23 ottobre 1984, “è stata l'ultima delle mie preoccupazioni. Se mi fossi sistematicamente imposto una missione del genere avrei accumulato milioni di immagini, ma in cambio chissà quante giornate senza piacere. No: nella mia condotta non c'è mai stato nulla di premeditato. A mettermi in moto è sempre stata la luce del mattino, mai il ragionamento. D'altronde che c'era di ragionevole nell'essere innamorato di quello che vedevo”?

Durante tutto il periodo di apertura, l’esposizione sarà accompagnata da una serie di eventi collaterali dedicati alla capitale francese e alla fotografia; tra questi, fino al 23 febbraio, la rassegna cinematografica “Paris au cinema”, a cura della Fondazione Cineteca Italiana, che presenterà alcuni capolavori ambientati a Parigi, protagonista indiscussa e assoluta delle pellicole: si andrà dalla stravagante Parigi di Zazie dans le metrò (L. Malle) a quella romantica di Ninotchka (E. Lubitsch), dalle atmosfere cupe e già prebelliche di Albergo Nord a quelle dell'amore tragico di Mentre Parigi dorme (entrambi di Marcel Carné), dagli ambienti eleganti e raffinati di Cenerentola a Parigi (S. Donen) a Miss Europa (A. Genina), ai quartieri equivoci di Questa è la mia vita (J-L. Godard) e Perfidia (R. Bresson), dal mondo piccolo borghese de Les 400 coups (F. Truffaut) al sottobosco di una malavita balorda ma irresistibile di Fino all'ultimo respiro (J-L. Godard).

 

Scheda tecnica

ROBERT DOISNEAU. Paris en liberté

 

Milano, Spazio Oberdan (viale Vittorio Veneto 2)

 

20 febbraio - 5 maggio 2013

 

Orari

martedì e giovedì h 10 – 22; mercoledì, venerdì, sabato, domenica h 10 – 19.30; lunedì chiuso

 

Informazioni al pubblico:

Provincia di Milano/Spazio Oberdan,  tel. 02 7740.6302/6381;    www.provincia.milano.it/cultura

 

http://www.cinetecamilano.it/

Mercoledì 13 marzo 2013 ore 19.30, inaugurazione del nuovo ristorante TAIYO di Viale Monza 23.

A fare gli onori di casa la famiglia Wu, presente da molti anni sul territorio milanese, vanta una lunga esperienza in ristorazione asiatica e fusion. È nel mix tra modernità e tradizione che si rispecchia la nuova cucina di Taiyo. Una versione contemporanea del classico ristorante giapponese, dove i piatti sono sapientemente combinati in un equilibrio di sapori, dalla cucina giapponese classica a incontri più raffinati come gamberi rossi di Sicilia, tonno impanato al sesamo, ricciola al pistacchio, carpaccio di angus, sweat heart maki, exotic roll, astice roll, ikkameshi, calamaro ripieno, tempura, manzo alla coreana.

I ristoranti Wu Taiyo si distinguono per lo speciale connubio tra cucina orientale di alta qualità e preziose location.

In particolare, nella nuova location di Viale Monza il legame tra tradizione e modernità è rafforzato dal design, magistralmente curato dall’architetto, scenografo e designer Maurizio Lai. Di forte impatto visivo, il sushi Restaurant Taiyo si ispira a un’estetica internazionale e all’avanguardia. Ricco di molteplici elementi scenografici che ne caratterizzano le atmosfere, l’ambiente è formato da una grande sala centrale e due sale secondarie, fortemente impreziosito di allestimenti luminosi e materici. Degno di nota il particolare del soffitto in maglia metallica a disegno geometrico retroilluminato.

Wu Taiyo risulta essere, quindi, non solo un ristorante, ma un percorso itinerante attraverso tutti i sensi.

Il grafema TAIYO significa sole, ma anche Levante e arancio (il caldo leit motiv che decora i ristoranti Wu-Taiyo) ed è sinonimo di felicità e di fantasia. Il Sole, quindi, per la famiglia Wu include una sfera di significati che rappresentano il lato positivo della vita e, ovviamente, l ’amore per il cibo.

Questa la filosofia Wu Taiyo, amore per la cucina, per i clienti (tutto il personale del ristorante giapponese Taiyo parla correttamente italiano, per meglio comprendere le singole esigenze del cliente), amore per l’estetica e per i dettagli, e, soprattutto, amore generato dall’incontro tra cultura orientale e occidentale, specchio della realtà attuale, che Wu Tayio si propone di rappresentare in tutto il suo splendore.

 

Il nuovo ristorante di Viale Monza è un oasi pacifica situata nel centro di Piazzale Loreto, un’occasione per prendersi una pausa dal traffico cittadino e assaporare deliziose creazioni, facilmente raggiungibile con i mezzi.

 

Ad accompagnare la serata l’intervento musicale dei Deejay WestBanhof e Hell’s Shoes.

 

L'evento è realizzato in collaborazione con Uber, sito: www.uber.com

 

Taiyo Sushi Restaurant

Viale Monza 23, Milano

02-26113972 Sito: http://www.wutaiyo.com

 

Creature di Nerospinto spingetevi a vedere questa drammatizzazione: noi amiamo le storie di dandy falliti, sognatori senza scrupoli e privi di qualsiasi senso pratico. In fondo non è capacità di Rameau quella di ribaltare le prospettive?

Il nipote di Rameau di Denis Diderot, capolavoro satirico della seconda metà del settecento, è la parabola grottesca di un musico fallito, cortigiano convinto, amorale per vocazione.

Nella sua imbarazzante assenza di prospettive edificanti, nella riduzione della vita a pura funzione fisiologica, riesce in maniera paradossale a ribaltare la visione del bene e del male, del genio e della mediocrità, della natura umana e delle possibilità di redimerla.

Rameau si è offerto attraverso i secoli come un nitido archetipo di libero servo, innocua foglia di fico per padroni a tolleranza variabile.

Scorgiamo dietro la sua perversità le paure del filosofo del perdere se stesso e i propri riferimenti etici nell'affrontare un primo embrione di libero mercato delle idee che intuiva stesse nascendo in quel turbolento e fervido scorcio di secolo.

Rameau manca dai nostri teatri dagli inizi degli anni novanta, un ventennio di profonde mutazioni nel corpo della nostra società civile, le sue contorsioni intellettuali quindi assumono nuovo e violento impatto e nuovi motivi di aspro divertimento.

Il nipote di Rameau

di Denis Diderot adattamento Edoardo Erba e Silvio Orlando

regia Silvio Orlando

con Silvio Orlando, Amerigo Fontani, Maria Laura Rondanini

clavicembalista Luca Testa

scene Giancarlo Basili, costumi Giovanna Buzzi

produzione Cardellino srl

Dal 26 febbraio al 10 marzo - Elfo Puccini, corso Buenos Aires 33, Milano - Mart/sab. ore  21.00, dom. ore 15.30 - Biglietteria: tel. 02.0066.06.06 - Prezzi: Intero € 30.50 - Martedì € 20 - Ridotto giovani e anziani € 16 - scuole € 12

TOUR: Pordenone 15/17 marzo, Monfalcone 18/19 marzo, Forlì 21/24 marzo e Teramo 26/27 marzo

Sempre più appassionante la serie The Following in onda in Italia in contemporanea con gli Stati Uniti. Molti i punti di forza che tengono alto l’interesse e il coinvolgimento degli spettatori, dalla straordinaria bravura degli attori protagonisti, Bacon e Purefoy, alla scelta delle location e delle singole storie da raccontare in ogni episodio.

In realtà la serie è scritta in evoluzione, gli eventi e le narrazione seguono quanto già detto e fatto vedere, come se ci si trovasse ogni settimana a leggere un capitolo nuovo del medesimo romanzo, solo che, a ogni nuovo episodio, lo spettatore scopre avvenimenti e persone nuove che contribuiscono al senso della storia ma soprattutto ne diventano determinanti (come la sorella dell’agente Ryan Hardy, apparsa solo negli ultimi due episodi e immediatamente diventata fondamentale per rivelare agli spettatori qualcosa in più sul protagonista della serie e sulla sua vita privata).

The Following, infatti, segue l’indovinata scelta registica della costruzione in flash back, dove la tensione e la suspense di quello che viene narrato al momento, comprese le scene di azione e di violenza, hanno sempre un fondamento e una ragione nella vita passata dei protagonisti e dei personaggi della serie.

Gli ultimi quattro episodi sono stati fondamentali, perciò, per conoscere la vita dei protagonisti prima del loro incontro, il legame che li unisce e l’occasione in cui l’agente Hardy e il serial killer Carroll si sono guardati in faccia la prima volta.

Altrettanto importante è stato conoscere la vita e gli incontri degli altri personaggi della serie, ovvero i following, i seguaci del serial killer che continuano a operare in un clima di violenza e terrore pur con il loro leader in carcere, proprio come se fossero estensioni fisiche e mentali del killer. Quello che viene mostrato allo spettatore è un gruppo di persone che prima di diventare membri della setta criminale di Joe Carroll avevano comunque una vita, dei legami familiari e un lavoro. Gente normale, comune e anonima, proprio per questo più facile da plasmare e più propensa a divenire parte di un progetto o di un gruppo. L’intelligenza del serial killer è tutta qui: scegliere da chi farsi seguire e obbedire. La prima e più pericolosa tra i seguaci di Carroll non a caso è Emma, Ragazza anonima e timida, con una madre opprimente e molto sicura di sé che non le risparmia umiliazioni e frecciatine ironiche e mortificanti. Quando Carroll incontra Emma, egli comprende subito che la ragazza ha le potenzialità per diventare la sua maggiore sostenitrice nel progetto criminale, la sua follow più importante, praticamente il suo “braccio destro”.

La incanta, la plagia, le insegna. E quando l’agente speciale Hardy cattura il serial killer, Carroll ha già il suo gruppo di seguaci, può contare su Emma e gli altri complici.

E infatti sono loro a coordinare tutti gli altri following e a perpetrare crimini e violenze.

The Following è scritto e diretto con grande maestria, e niente è lasciato al caso. E così risulta indovinata anche la scelta di presentare agli spettatori italiani sempre due nuovi episodi, uno in lingua italiana e uno in lingua originale con i sottotitoli. Una formula moderna e vincente che fa appassionare ancora di più alla serie e che permette di ascoltare la vera voce degli attori protagonisti, registrata in presa diretta nel momento in cui sono state girate le scene. Una vera chicca per intenditori.

 

A principio di weekend, la redazione di NeroSpinto muove verso quel del Toilet Club per un Giovedì molto speciale: "ANTIBAGNO NEROSPINTO".

"La Fosca, in collaborazione con il magazine Nerospinto, ospita giovedì 21/02/2013 dalle ore 22.30, il tableau vivant "La Cattiva Concubina" magistralmente interpretato attraverso la danza di Maura di Vietri e la coreografia di Piero Bellotto."

Quasi come fosse un remake di "Addio mia Concubina" (Kaige Chen - 1993) prenderà vita, durante le serata, un conturbante turbinio di movimenti del corpo, ispirati alla danza contemporanea cinese; unamessa in scena che, tramite le delicate movenze della cattiva concubina, trasporterà i fruitori del salotto della Fosca in una rappresentazione  disadorna e asettica della carnalità, quasi criptica.

Dopo la rappresentazione Walter Zanca provvederà a ritemprare le menti stanche con le sue melodie distensive, proiettando gli ascoltatori in atmosfere tibetane corredate di canne di bambù e monti innevati.

 

Toilet Club

Via Lodovico Il Moro 171, Milano

www.circolotoilet.it

http://www.facebook.com/profile.php?id=1614086550&ref=ts&fref=ts

 

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Milano, capitale indiscussa della Moda, accoglie l’evento THE VOGUE TALENTS CORNER. Un progetto di Vogue Italia e thecorner.com che ha come obiettivo la promozione degli stilisti di talento.

Visto il successo della scorsa edizione,Vogue Italia ha deciso di dare nuovamente spazio alla creatività ed originalità di giovani designer in occasione della Settimana della Moda. Nella sede di Palazzo Morandi, in via Sant'Andrea 6 a Milano,  dal 23 al 25 febbraio,  11 brand emergenti presenteranno le loro creazioni. Abbigliamento, accessori e gioielli ideati e realizzati da giovani stilisti. Le creazioni degli 11 stilisti saranno in vendita sul portale thecorner.com a partire dall'opening del progetto.

23-25 febbraio 2013 Via Sant’Andrea 6 - Milano

Per informazioni: www.vogue.it/talents/vogue-per-i-giovani

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La storia del tatuaggio è antichissima, la nascita del termine così conosciuto è dovuta al Capitano inglese James Cook che nel 1769, approdando a Tahiti, trascrive per la prima volta la parola Tattow (poi Tattoo), derivata dal termine "tau-tau", parola onomatopeica per descrivere il rumore prodotto dal legno sull'ago per bucare la pelle.

Si ritiene che già in epoca preistorica la pratica del tatuaggio fosse diffusa a scopo terapeutico, pitture funerarie dell'antico Egitto risalenti al 2000 a.C. testimoniano il suo utilizzo, così come è ormai appurato che i Celti  tracciavano i simboli delle loro divinità sulla pelle. In Giappone già dal quinto secolo a.C. si usava tatuare il corpo attribuendogli valenza magica o estetica, ma anche come pratica punitiva per i criminali. Durante l’impero romano il tatuaggio era usato per marchiare criminali e condannati; solo successivamente, in seguito alle battaglie con i britannici che portavano tatuaggi come segni distintivi d'onore, alcuni soldati romani cominciarono a tatuarsi la pelle. Fra i primi cristiani era invece diffusa l'usanza di manifestare la propria fede tatuandosi la croce di Cristo sulla fronte, pratica portata avanti fino all'undicesimo e dodicesimo secolo, quando i crociati portavano sul corpo il marchio della Croce di Gerusalemme per permettere, in caso di morte sul campo di battaglia, l'appropriata sepoltura secondo i riti cristiani.

Dopo le Crociate, il tatuaggio sembrò pian piano scomparire dall' Europa, mentre in altri continenti manteneva il suo status di pratica diffusissima senza cessare di esistere.

Fu solo nei primi anni del 1700 che i marinai europei tornarono a contatto con l’antica pratica attraverso le popolazioni indigene delle isole del Centro e Sud Pacifico, luoghi in cui il tatuaggio continuava ad essere praticato e possedeva un'importante valenza culturale. Poco più di un secolo dopo,a testimonianza del fatto che la pratica aveva ripreso piede, nel 1846 l’americano Martin Hildebrandt apriva il primo salone di tatuaggi nella città di New York, talmente popolare che la sua clientela includeva soldati di entrambe le fazioni della Guerra Civile. Sua figlia Nora, è ancora ricordata come la “Tattooed Lady” al Barnum and Bailey Circus.

Giunti quasi all’inizio del XX secolo, nel 1891, Samuel O'Reilly brevetta la prima macchinetta elettrica per tatuaggio, ispirata alla penna elettrica creata da Thomas Edison; il design delle moderne macchine per tatuaggi si ispira ancora alla sua macchinetta. I primi anni del ‘900 sono quelli degli uomini tatuati diventati personaggi d’attrazione nei grandi circhi americani, e per mezzo secolo i tattoo rimangono prerogativa di una parte discriminata e appartata della popolazione, quella delle minoranze etniche, dei marinai, dei veterani di guerra, dei malavitosi o carcerati, in contrapposizione ai valori e allo stile di vita della cultura tradizionale.

 

Nel corso degli anni la tecnica del tattoo ha continuato a diffondersi in lungo e in largo per il mondo, fino a raggiungere, soprattutto in quest’ultimo ventennio, grandissimo successo e diffusione. Le tipologie di tatuaggio più in uso sono quelle dei tattoo realistici; i tribali o maori polinesiani, ispirati ai tatuaggi tradizionali delle isole del pacifico; la tecnica Tebori giapponese; i tatuaggi biomeccanici, che rappresentano organi o membra umane fusi con elementi meccanici; la tecnica del lettering, tatuare frasi, nomi o parole;“old school” caratterizzati da linee nette e squadrate, grande uso del colore nero e dalla colorazione piatta e senza sfumature; “new school” , che si rifanno alla “vecchia scuola” utilizzando linee ancora più spesse e colori brillanti. I soggetti dei tatuaggi “old and new school” sono quelli della tradizione europea e americana: fiori, in particolare rose rosse, pugnali, cuori sacri, amorini, pin up e riferimenti al mare quali marinai, navi, sirene e ancore.

 

Ora che vi siete fatti un'idea su questa tecnica antica fatta di personaggi fantastici, colori e mostri immaginari, Nerospinto vi invita all’evento FREAKSHOW TATTOO in Via Bertini 11, Milano –Sabato, 2 marzo 2013, dalle ore 18.00 alle 22.00 per celebrare la BIG OPENING del nuovo salone di tatuaggi di Cristian il Principe dei Mostri, tatuatore old school, e Rita la Zia, professionista di ispirazione vintage e barocca (Cristian Gaudioli e Rita Pierantozzi).

Questo Sabato il Freakshow Tattoo vi darà la possibilità di entrare nella sua wonderland colorata e multiforme: un luogo dove il mondo del tattoo abbraccia l’universo del graphic design e della moda, uno spazio diviso in due, una location originale ambientata a circo dalle pareti a righe bianche e rosse, gli allegri motivi dei misteriosi tendoni circensi.

Grande apertura con musica, spettacoli di danza con corde shibari e ballerini, libagioni_ tre donne baffute serviranno zucchero filato cupcake, hotdog e altre prelibatezze_.

Dress code Freak, Circus, Black, Dark and Fetish are welcome!

Al look più "stupefacente" un buono omaggio tattoo del valore di 100 €

Inoltre i fortunati che riusciranno a fissare la data del proprio tatuaggio durante il party potranno godere di uno sconto esclusivo.

 

Freakshow Tattoo

Via Beertini 11, Milano

BIG OPENING  Sabato 2 marzo 2013,

dalle ore 18.00 alle 22.00

 

Per Informazioni:

Der Prinz 3477972884

Rita 3279092314

 

Parcheggio convenzionato: via Bertini 10 (1,5 €/l’ora).

 

 

 

 

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A Milano tutti i negozi si preparano alla Settimana della Moda, pronta ad accogliere saloni, sfilate, party e “fashion event”.

La moda delle grandi firme internazionali, ma non solo: oltre alle griffe che hanno fatto la storia del fashion, sfileranno nella city milanese anche brand emergenti provenienti da tutto il mondo. Nel cuore di Tortona, punto di riferimento per buyer, giornalisti, fashion blogger a caccia di novità e tendenze, dal 23 al 25 febbraio, si svolgerà WHITE MILANO, la rassegna internazionale delle novità fashion, con aree dedicate a tutti i segmenti moda, abbigliamento e accessori donna, e uno spazio espositivo dedicato alla sfera beauty. Nell’area ex Ansaldo di via Tortona 54, diventata un vero e proprio “fashion&design district”, e negli spazi espositivi del bellissimo NH Hotel Milano, WHITE MILANO si prepara a presentare il meglio delle nuove tendenze moda.

 

23-25 febbraio 2013 Zona Tortona – Milano http://www.whiteshow.it/

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Non so voi, ma quando sento parlare di biciclette mi passano nella testa immagini veloci e disordinate della mia infanzia. Come non ripensare adesso all'eccitazione e alla paura di quando mi vennero tolte le rotelle? Lo so, adesso molti sconsigliano addirittura di mettere questi supporti alle bici dei piccoli, ma ai miei tempi era così, le bici per bambini avevano le rotelle, e, alla fine del primo giorno in cui dovetti farne a meno, finalmente mi sentii “grande”!

Bicicletta, l'oggetto, ma che dico, il gioco che ha caratterizzato l'infanzia di molti di noi, l'abbiamo amata, curata, aggiustata, a volte anche odiata, e alla fine abbandonata con il passare degli anni per essere sostituita il più delle volte dal motorino, dalla macchina e dai mezzi pubblici.

Sempre più spesso però, negli ultimi tempi, assistiamo alla rivalutazione della bici, tanto che sempre più persone la utilizzano per sfuggire allo stress del traffico, per fare un po' di attività fisica, o, diciamocelo pure, anche perché è tornata di moda.

Insomma, la nostra compagna di scorribande giovanili resiste ai tempi che cambiano, ed anzi, si tiene al passo coi tempi continuando a stupirci, venendo incontro ai più disparati bisogni che l'era di “una macchina a persona” ci richiede.

Magari in Italia molte delle innovazioni in campo ciclistico non sono ancora arrivate alle orecchie dei meno esperti, ma nel resto d'Europa, specialmente nei paesi del nord, dove l'utilizzo di mezzi alternativi alle auto è più diffuso, si assiste a geniali intuizioni e continui rinnovamenti tecnici, come nel caso della nuova Fixed Gear, la bicicletta pieghevole.

Al contrario delle normali bici, la Fixed può essere facilmente svitata per essere in questo modo piegata e portata molto più comodamente dove si vuole: sui mezzi di trasporto, in ufficio, in qualche angolo della casa, e, perché no, pure sotto il bancone del vostro pub preferito se avete gli agganci giusti.

Questo nuovo concept si sposa perfettamente con le nostre città dove non si trovano spesso piste ciclabili adatte ad arrivare in tutte le zone cittadine.

Questa ingegnosa intuizione è stata progettata dal designer inglese Philip Crewe, a cui è bastato adottare due snodi sul tubo orizzontale ed una ghiera a vite sul tubo obliquo del mezzo, una trovata semplice e funzionale che ha permesso di rendere una classica bicicletta per il tempo libero un veicolo adatto ad arrivare ovunque.

La caratteristica vincente di questo mezzo, oltre alla possibilità di ripiegarsi, è il design, che riprende quello delle comuni biciclette. L'efficienza dell'innovazione si unisce al buon gusto e rende la Fixed Gear molto più accattivante e gradevole alla vista delle biciclette pieghevoli brevettate in passato.

I bicicli trasportabili, al contrario di quello che si crede, non sono una trovata degli ultimi anni, le prime sperimentazioni infatti risalgono al 1848, quando l'inventore William Grout, un altro brillante inglese, decise di brevettare una bicicletta alta, con pneumatici pieni, alla quale era possibile smontare in quattro segmenti radiali la ruota anteriore, per essere riposti in una valigia triangolare. Questo mezzo, che all'epoca non riscosse pieno successo, trovò la sua massima applicazione durante agli inizi del XX secolo da parte dell'esercito svizzero, britannico ed italiano.

Oggi il mercato delle biciclette pieghevoli in Italia sta pian piano decollando grazie ad una maggiore coscienza civica ed alle restrizioni legislative sull'utilizzo delle automobili; adottare un mezzo alternativo ed ecologico, dunque, potrebbe diventare anche per noi un modo diverso e divertente per combattere ogni giorno la quotidiana guerra del traffico.

 

 

 

 

 

 

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