CHIAMACI +39 333 8864490
Questo sito usa solo cookies tecnici e di sessione, non installiamo cookies di profilazione o marketing.
I cookie sono piccoli file di testo inviati dal sito al terminale dell’interessato (solitamente al browser), dove vengono memorizzati per essere poi ritrasmessi al sito alla successiva visita del medesimo utente. Un cookie non può richiamare nessun altro dato dal disco fisso dell’utente né trasmettere virus informatici o acquisire indirizzi email. Ogni cookie è unico per il web browser dell’utente. Alcune delle funzioni dei cookie possono essere demandate ad altre tecnologie. Nel presente documento con il termine ‘cookie’ si vuol far riferimento sia ai cookie, propriamente detti, sia a tutte le tecnologie similari.
I cookie possono essere di prima o di terza parte, dove per "prima parte" si intendono i cookie che riportano come dominio il sito, mentre per "terza parte" si intendono i cookie che sono relativi a domini esterni. I cookie di terza parte sono necessariamente installati da un soggetto esterno, sempre definito come "terza parte", non gestito dal sito. Tali soggetti possono eventualmente installare anche cookie di prima parte, salvando sul dominio del sito i propri cookie.
Relativamente alla natura dei cookie, ne esistono di diversi tipi:
I cookie tecnici sono quelli utilizzati al solo fine di "effettuare la trasmissione di una comunicazione su una rete di comunicazione elettronica, o nella misura strettamente necessaria al fornitore di un servizio della società dell'informazione esplicitamente richiesto dall'abbonato o dall'utente a erogare tale servizio" (cfr. art. 122, comma 1, del Codice). Essi non vengono utilizzati per scopi ulteriori e sono normalmente installati direttamente dal titolare o gestore del sito web. Possono essere suddivisi in: • cookie di navigazione o di sessione, che garantiscono la normale navigazione e fruizione del sito web (permettendo, ad esempio, di autenticarsi per accedere ad aree riservate); essi sono di fatto necessari per il corretto funzionamento del sito; • cookie analytics, assimilati ai cookie tecnici laddove utilizzati direttamente dal gestore del sito per raccogliere informazioni, in forma aggregata, sul numero degli utenti e su come questi visitano il sito stesso, al fine di migliorare le performance del sito; • cookie di funzionalità, che permettono all'utente la navigazione in funzione di una serie di criteri selezionati (ad esempio, la lingua, i prodotti selezionati per l'acquisto) al fine di migliorare il servizio reso allo stesso.
I cookie di profilazione sono volti a creare profili relativi all'utente e vengono utilizzati al fine di inviare messaggi pubblicitari in linea con le preferenze manifestate dallo stesso nell'ambito della navigazione in rete. Per l'utilizzo dei cookie di profilazione è richiesto il consenso dell'interessato. L’utente può autorizzare o negare il consenso all'installazione dei cookie attraverso le opzioni fornite nella sezione "Gestione dei cookie". In caso di cookie di terze parti, il sito non ha un controllo diretto dei singoli cookie e non può controllarli (non può né installarli direttamente né cancellarli). Puoi comunque gestire questi cookie attraverso le impostazioni del browser (segui le istruzioni riportate più avanti), o i siti indicati nella sezione "Gestione dei cookie".
Ecco l'elenco dei cookie presenti su questo sito. I cookie di terze parti presentano il collegamento all'informativa della privacy del relativo fornitore esterno, dove è possibile trovare una dettagliata descrizione dei singoli cookie e del trattamento che ne viene fatto.
Cookie di sistema
Il sito NEROSPINTO utilizza cookie per garantire all'utente una migliore esperienza di navigazione; tali cookie sono indispensabili per la fruizione corretta del sito. Puoi disabilitare questi cookie dal browser seguendo le indicazioni nel paragrafo dedicato, ma comprometterai la tua esperienza sul sito e non potremo rispondere dei malfunzionamenti.
Se è già stato dato il consenso ma si vogliono cambiare le autorizzazioni dei cookie, bisogna cancellarli attraverso il browser, come indicato sotto, perché altrimenti quelli già installati non verranno rimossi. In particolare, si tenga presente che non è possibile in alcun modo controllare i cookie di terze parti, quindi se è già stato dato precedentemente il consenso, è necessario procedere alla cancellazione dei cookie attraverso il browser oppure chiedendo l'opt-out direttamente alle terze parti o tramite il sito http://www.youronlinechoices.com/it/le-tue-scelte Se vuoi saperne di più, puoi consultare i seguenti siti: • http://www.youronlinechoices.com/ • http://www.allaboutcookies.org/ • https://www.cookiechoices.org/ • http://www.garanteprivacy.it/web/guest/home/docweb/-/docweb-display/docweb/3118884
Chrome 1. Eseguire il Browser Chrome 2. Fare click sul menù presente nella barra degli strumenti del browser a fianco della finestra di inserimento url per la navigazione 3. Selezionare Impostazioni 4. Fare clic su Mostra Impostazioni Avanzate 5. Nella sezione “Privacy” fare clic su bottone “Impostazioni contenuti“ 6. Nella sezione “Cookie” è possibile modificare le seguenti impostazioni relative ai cookie: • Consentire il salvataggio dei dati in locale • Modificare i dati locali solo fino alla chiusura del browser • Impedire ai siti di impostare i cookie • Bloccare i cookie di terze parti e i dati dei siti • Gestire le eccezioni per alcuni siti internet •
Eliminare uno o tutti i cookie Mozilla Firefox 1. Eseguire il Browser Mozilla Firefox 2. Fare click sul menù presente nella barra degli strumenti del browser a fianco della finestra di inserimento url per la navigazione 3. Selezionare Opzioni 4. Selezionare il pannello Privacy 5. Fare clic su Mostra Impostazioni Avanzate 6. Nella sezione “Privacy” fare clic su bottone “Impostazioni contenuti“ 7. Nella sezione “Tracciamento” è possibile modificare le seguenti impostazioni relative ai cookie: • Richiedi ai siti di non effettuare alcun tracciamento • Comunica ai siti la disponibilità ad essere tracciato • Non comunicare alcuna preferenza relativa al tracciamento dei dati personali 8. Dalla sezione “Cronologia” è possibile: • Abilitando “Utilizza impostazioni personalizzate” selezionare di accettare i cookie di terze parti (sempre, dai siti più visitato o mai) e di conservarli per un periodo determinato (fino alla loro scadenza, alla chiusura di Firefox o di chiedere ogni volta) •
Rimuovere i singoli cookie immagazzinati. Internet Explorer 1. Eseguire il Browser Internet Explorer 2. Fare click sul pulsante Strumenti e scegliere Opzioni Internet 3. Fare click sulla scheda Privacy e, nella sezione Impostazioni, modificare il dispositivo di scorrimento in funzione dell’azione desiderata per i cookie: • Bloccare tutti i cookie • Consentire tutti i cookie • Selezionare i siti da cui ottenere cookie: spostare il cursore in una posizione intermedia in modo da non bloccare o consentire tutti i cookie, premere quindi su Siti, nella casella Indirizzo Sito Web inserire un sito internet e quindi premere su Blocca o Consenti.
Safari 1. Eseguire il Browser Safari 2. Fare click su Safari, selezionare Preferenze e premere su Privacy 3. Nella sezione Blocca Cookie specificare come Safari deve accettare i cookie dai siti internet. 4. Per visionare quali siti hanno immagazzinato i cookie cliccare su Dettagli Safari iOS (dispositivi mobile) 1. Eseguire il Browser Safari iOS 2. Tocca su Impostazioni e poi Safari 3. Tocca su Blocca Cookie e scegli tra le varie opzioni: “Mai”, “Di terze parti e inserzionisti” o “Sempre” 4. Per cancellare tutti i cookie immagazzinati da Safari, tocca su Impostazioni, poi su Safari e infine su Cancella Cookie e dati Opera 1. Eseguire il Browser Opera 2. Fare click sul Preferenze poi su Avanzate e infine su Cookie 3. Selezionare una delle seguenti opzioni: • Accetta tutti i cookie • Accetta i cookie solo dal sito che si visita: i cookie di terze parti e quelli che vengono inviati da un dominio diverso da quello che si sta visitando verranno rifiutati • Non accettare mai i cookie: tutti i cookie non verranno mai salvati.
|
|
|||||
|
Quando John Lennon incontrò Yoko Ono nel 1966, la stessa era già considerata una pioniera del movimento artistico Fluxus, che dal 1962 raccoglieva artisti d’avanguardia intorno alla figura di George Maciunas, l’architetto lituano che rese il celebre quartiere newyorkese di SoHo e lo trasformò in un rifugio per artisti. Yoko avvicinò e conobbe gli esponenti di Fluxus proprio nella “grande mela” e da qui tutti insieme cercarono di esportare e far conoscere le proprie opere in Europa e poi in Asia.
Gli artisti di Fluxus sono architetti, designer, poeti sperimentali e musicisti che rivendicano nella vita quotidiana e nei gesti di tutti i giorni la presenza estrinseca dell’arte. Il flusso del quotidiano permeato, appunto, dalle più disparate forme artistiche.
Yoko Ono, nella galleria londinese dove conobbe Lennon, aveva esposto una mela con sotto la scritta che recitava “apple” e invitava i visitatori a piantare in una parete espositiva dei semplici chiodi con un semplice martello al fine di farne un collage. Erano le prime mostre personali dell’artista che, come molti altri membri di Fluxus, imponevano l'artisticità dei gesti quotidiani in nome di un'arte totale. Un’arte che predilige come ambiti d'espressione la musica, la danza, la poesia, il teatro e la performance. Da qui nascono gli happening, prima quelli americani che vedono la partecipazione di personaggi del cinema e della cultura, ma anche di donne simbolo come Jacqueline Kennedy; e poi quelli europei, soprattutto tedeschi, dove è l'evento che conta e dove lo spettatore finisce con il diventare attore e protagonista dell’evento artistico. Fluxus, dal latino flusso, indica un fenomeno in continuo mutamento, che non ha forma né luogo, che abolisce i confini tra le discipline artistiche, fra artista e pubblico, fra arte e vita. Le opere d'arte Fluxus finiscono così per diventare veri e propri avvenimenti, con video, assemblaggi e performance che dal quotidiano si ricombinano in un nuovo orizzonte provocatorio e sorprendente, e sempre lasciando grande spazio e importanza al caso.
E per festeggiare al meglio i suoi primi, meravigliosi, ottant’anni Yoko Ono espone le sue opere più importanti in una mostra itinerante:Women in Fluxus & Other Experimental Tales.
Nella mostra sono presentate, oltre ad opere scelte di singole artiste, documentazioni di eventi e spartiti, Event Scores, riprese video, fotografie, dischi, oggetti, documenti cartacei, Yearboxes e altri interessanti e singolari materiali relativi alle serate Fluxus. Le opere provengono dalle più importanti collezioni internazionali e intendono ripercorrere quell’incredibile momento d’interdisciplinarietà programmatica che Dick Huggins chiamò Intermedia, e che scrisse parte della storia dell’arte contemporanea, anche italiana.
Le opere di Women in Fluxus sono circa duecento e, oltre ai lavori di Yoko Ono, ci sono quelli di artiste come Anna Halprin, Carolee Shneemann, Charlotte Moorman e Alice Hutchins.
‘’Dipingo responsabilmente maschere di uomini irresponsabili. Ne consacro il volto all'inferno e il cuore al paradiso.’’
Centro della riflessione l’uomo. L’uomo nella sua complessità, nel suo tentativo affannoso alla ricerca di un fantomatico equilibrio, sfida tra paura e assenza. Passato e attesa. Lo spunto da cui partire il divenire della sua essenza piú profonda, il prodotto finale delle sue sfide vissute, quelle subíte o quelle vinte nel grigio di una metropoli dove puoi notare tutti, ma non essere notato e che permette alla tua maschera di prendere forma esteriore. Indagine sulle complessità e le lacerazioni dell’interiorità dell’io che il mondo moderno mai come ora rende sempre più evidenti. Un uomo condannato a vestire la sua maschera e a evitare quella sbagliata : il futuro è ‘’Sottovetro’’. Ma l’uomo anche nella vita di tutti i giorni, incrina la sua maschera e ne rivela il fondo: il magma caotico, che altro non è se non la realtà a lungo celata, “mascherata”, appunto. Così l’uomo si accorge della condizione in cui vive, il relativismo, vale a dire il contrasto vita-forma. Dopo aver acquisito consapevolezza del suo essere forma, l’uomo ha tre possibilità: o accetta passivamente la maschera che lui stesso ha indossato oppure con cui gli altri tendono a identificarlo, perché incapace di ribellarsi, o accetta il suo ruolo con atteggiamento ironico-umoristico, pur non rassegnandosi, o reagisce con disperazione. Questo è il dissidio e l’agonia pur sempre pregna di vita che Cosimo cattura nell’Apocalisse delle sue tele. Forma per forma, colore per colore. Lui non giudica i suoi protagonisti ma ne mostra l’essenza in tutta la sua tensione espressiva senza filtri , in piena energia pulsante delle sue tele che vibrano, nell’insieme magmatico di idee brillanti e follie, nel suo tripudio di forme geometriche e colori accesi che rendono vivace la fauna delle sue anime smarrite che scelgono di vivere e di essere mostrate senza mai abbassarsi a compromessi. In onore di quella che Cosimo definisce l'Insostenibile amarezza dell'essere.
DIMENSIONI OPERE: o’ Priatore: 80x100, olio su tela La Ragione Persuade L’amore: 100x70, olio su tela L’Uomo Nero: 50x709, olio su tela Sottovetro: 100x150, olio su tela"
Ab-Sinth 2° ART-Xperiment : Cosimo Carola Painter
Mercoledì 9/01 ore 22:30 to 2:30 ZoOM Bar Via Panfilo Castaldi 26 Milano Info-contacts 345/2418801
Arcore, 18 febbraio 2012 – Meladailabrianza in occasione del suo primo compleanno festeggia la ricorrenza con un nuovo video di denuncia sociale. Il collettivo LGBTQ brianzolo produce e realizza un video che prende spunto dallo spot elettorale PD allo scopo di equiparare le necessità di una giovane coppia eterosessuale, raccontate nella produzione del partito, alle esigenze di una neonata relazione omosessuale.
«Nel video vedrete quello che vogliamo trasmettere noi agli Italiani, la vita comune, i problemi, ma la fiducia e la speranza di superarli. Il nostro sarebbe un paese più bello, se fosse più giusto e se fossimo inclusi anche noi», recitano le righe che accompagno il video.
«La nostra produzione vuole prendere spunto dallo spot del Partito Democratico “Il bacio” - commenta la responsabile di Meladailabrianza, Viviana Bruno - al fine di dare voce alla realtà omosessuale, accomunata a quella eterosessuale in ogni sua problematica di tutti i giorni, tranne che per una, il traguardo per noi più importante: il matrimonio. Come si dice nel video, l’Italia sarebbe un paese più bello se fosse più giusto, dove la giustizia sta nei pari diritti per tutti i generi di coppie che si amino e che vogliano intraprendere un viaggio lungo una vita».
Ancora una volta il movimento brianzolo si mobilita per i diritti delle coppie omosessuali, affinché possano aspirare a vivere nel proprio paese natio come cittadini riconosciuti in ogni loro diritto e possano dare via alla creazione di famiglie finora accantonate dalla politica italiana.
Il video verrà presentato ufficialmente venerdì 22 febbraio alle ore 23 presso il circolo Arci Acropolis (Via Degli Atleti, 1 - Vimercate (MB)), durante l'evento organizzato da Meladailabrianza in occasione del suo primo compleanno.
Il video è visualizzabile al
.
Meladailabrianza
web: www.meladailabrianza.blogspot.com
email: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Le campane tibetane sono strumenti conosciuti forse da qualcuno che le ha adocchiate in qualche fiera e che apprezzandone la foggia le ha acquistate da tenere in esposizione in casa.
In realtà questi preziosi strumenti sono stati creati secoli fa dai monaci Bom del Tibet per il benessere fisico, mentale e spirituale dell'uomo.
Forgiate con una lega di sette metalli per un minimo di 36 ore di lavorazione continuate recitando dei canti specifici, le campane tibetane riproducono suoni ancestrali molto vicini ai mantra che riescono anche grazie alle loro vibrazioni, a portare in stati di profondo rilassamento.
La prima reazione che le persone hanno quando si sottopongono al trattamento con le campane è di piacevole sorpresa e divertimento. Il corpo al suo interno vibra. Non è come per molte altre discipline un caso di "ci credo o non ci credo". Quì gli effetti sono tangibili.
Il corpo umano è una cassa sonora ovvero è un vero e proprio strumento musicale e le campane tibetane sfruttano quello che in acustica viene chiamato "principio di risonanza" per alleviare dolori, sciogliere tensioni, contratture, ridurre le cisti, rigenerare i liquidi, portare pace, risolvere l'insonnia, allontanare le paure.
Il principio di risonanza acustica è un fenomeno per il quale vi è un'amplificazione di onde sonore da parte di uno strumento sonoro (in questo caso, come detto prima, il corpo umano) che riceve le onde da uno strumento che emette queste onde (le campane tibetane).
Tanto più vicini sono gli strumenti musicali e tanto maggiore sarà la propagazione delle onde sonore, l'energia che ne scaturisce si intensifica.
Se provate a mettere due chitarre una di fronte all'altra e ne suonate una vedrete che le corde dell'altra si muovono, suonano.
Un altro esempio è il bombardamento dei calcoli tramite gli ultrasuoni. Una ripetuta sequenza di emissione di ultrasuoni, per il principio di risonanza va a colpire i calcoli e li disintegra.
Nel caso delle campane tibetane sono i blocchi fisici e le contratture generate da nervosismo o preoccupazioni (pensate alle spalle) ad essere sciolte per prime. Una volta compiuto questo lavoro si va lavorare sulla psiche della persona che riceve il trattamento. Da qui lo scioglimento delle tensioni, delle ansie, etc.
Durante il trattamento la persona pur rimanendo vigile vive quello stato che viene definito "yoga nidra" ossia uno stato di profonda meditazione mai provato.
Non esistono controindicazioni legate al trattamento con le campane tibetane ma anzi i benefici sono molteplici. Oltre a quelli già descritti, tutti i problemi legati ad aritmie (sfalsati battiti del cuore) vengono trattati al meglio riportando i battiti ad un ritmo idoneo. Le cisti vengono ridotte di dimensioni (infatti viene disperso il liquido che le formano), etc.
Non ci sono limiti di età e patologie. Non bisogna spogliarsi e non si viene toccati se non dalle campane che vengono posizionate su punti precisi del corpo.
Nell'arco di tutto il trattamento la persona viene portata all'interno di se stessa alla volta di una visibile riduzione di stress, preoccupazione e ad un incontro con una calma che dura nel tempo.
Giovedì 21 febbraio prova gratuita di campane tibetane c/o "Toilet club", Via Lodovico il Moro 171, Milano
Massaggiatore e reflessologo plantare professionista
Massaggi ayurvedici, rilassanti, linfodrenanti, energizzanti, californiani, hot stone, per donne in gravidanza, di bellezza.
Trattamenti di campane tibetane.
telefono 349.4487760
Tutti sanno, o comunque dovrebbero, che per la realizzazione di uno scatto concentrarsi sul soggetto è fondamentale. Ma sanno anche che l'importanza dello sfondo non deve essere mai sottovalutata. Nonostante la rilevanza cruciale del soggetto infatti, la resa finale deve il suo successo anche al background circostante. Ma cosa succederebbe se a mancare fosse proprio quello che si pensa essere l’indispensabile, ovvero il soggetto?E’ proprio in questi termini che si sviluppa la speculazione e l’interessante ricerca di Michael Somoroff.
Figlio dell’eminente fotografo commerciale Ben Somoroff, nasce a New York City nel 1957 dove studia arte e fotografia alla New School for Social Research. Come studente del leggendario art director Alexey Brodovitch, si avvicina alla sua nuova filosofia rivoluzionaria che oltre a Ben è riuscita ad influenzare un’intera generazione di fotografi, artisti e designer. Queste teorie lo spingono a rendere in fotografia immagini inaspettate che vanno oltre i confini convenzionali e ad approfondire un lungo periodo di sperimentazione e di innovazione dei mezzi. Nel 1980 si trasferisce in Europa dove lavora a Londra, Parigi, Milano e Amburgo diventando un noto fotografo grazie alle sue diverse collaborazioni con alcune riviste autorevoli come Vogue, Harpers Bazaar, Stern e Life. Filosofia esistenziale, religione, teoria dei linguaggi, psicologia e decostruzione postmoderna rimangono ambiti di studio costanti del progetto Somoroff che fanno da sfondo alla sua arte fotografica che mira sempre piú a diventare un’estensione filosofica. Dedicando tutte le sue energie ad una riforma sociale attraverso la promozione dell'arte, inizia a svolgere attività didattiche e collabora regolarmente con aziende e istituzioni culturali di tutte le dimensioni per creare programmi che utilizzino l'arte come modo per migliorare la comunicazione tra le persone e le comunità in cui vivono.
Da quando la fotografia è stata inventata, il suo rapporto con il mondo reale è sempre stato sia sconcertante quanto affascinante. Molto più della pittura, la fotografia ritrae un certo livello di verità. La rivoluzione digitale le ha peró fornito un potenziale senza precedenti ovvero la sua manipolazione dando a Somoroff, , attraverso l'uso di software, la possibilità di togliere ciò che abbiamo sempre creduto essere l'"elemento essenziale": il soggetto del ritratto. Gli sfondi che una volta non erano altro che un frammento secondario, ora diventano la motivazione primaria di una nuova composizione interamente tradotta in qualcosa d’altro. Il tutto partendo dal monumentale e incompiuto lavoro fotografico “volti del tempo” del 1929 di August Sander , il celebre fotografo di Colonia. Progetto di una vita e ipotesi di classificazione sociale- antropologica meticolosa di un’intera società, tassonomia dei mestieri e delle classi, che in realtà non poteva essere all’altezza delle sue ambizioni, fu capace di influenzare il corso della fotografia del Novecento. L’assunto più o meno esplicito di quel progetto era che i volti degli uomini portano una traccia del ruolo che i loro proprietari hanno assunto, o vengono costretti ad assumere, nell’organizzazione della comunità: che i volti siano, se non determinati, almeno influenzati dalla maschera sociale e che l’identità degli individui sia ricoperta dalle connotazioni relazionali delle rispettive professioni.
Il risultato? ‘Absence of Subject.’, un percorso attraverso il XX e il XXI secolo condotto da due maestri della fotografia. Da un lato le immagini di August Sander, che ritraggono gli Uomini del XX secolo e dall’altro le stesse foto rielaborate con tecniche digitali da Michael Somoroff. La grande distanza che separa le rispettive coppie di immagini consiste nella scomparsa delle figure al centro della scena. L’attenzione passa dalle persone al contesto, dall’uomo a ciò che lo circonda, dalla presenza all’assenza. Nulla cambia o forse tutto radicalmente. L’ordine compositivo dei ritratti precedenti viene scardinato e lascia spazio al silenzio immoto di oggetti sparsi e abbandonati a se stessi. Alla Fondazione Stelline oltre che le 40 coppie di fotografie, potrete avere la possibilitá di osservare sei video, realizzati dallo stesso Somoroff a partire dagli scatti “svuotati” di Sander, che offrono allo spettatore una delicata poesia del silenzio costringendolo ad andare oltre il lavoro e a riflettere su di sé.
Grazie a queste operazioni Somoroff dimostra come il maestro tedesco non volesse limitarsi a un semplice ritrattiamo e esalta la potenza persuasiva ed estetica di Sander anche in assenza del soggetto umano. Pur facendo emergere lo sgomento di strade vacue e silenziose , di case vuote, giardini desolati con oggetti immobili, Somoroff pone l’accento sul delinearsi di tratti tipici di quella determinata società nonostante la mancanza dei personaggi riempiendo di senso quel vuoto testimone di qualcosa che c’era.
Presentata alla Biennale di Venezia nel 2011, ‘Absence of Subject’ arriva anche a Milano e Nerospinto vi consiglia di esserci..
August Sander e Michael Somoroff. Absence of subject
Fondazione Stelline corso Magenta 61, Milano
Fino al 7 aprile 2013
Martedì-Domenica dalle 10.00 alle 20.00
Intero 6 euro, ridotto 4,50 euro
Ok, ci siamo quasi.
Una settimana alla release ufficiale, 25 febbraio.
Parliamo di "Amok", debut album per gli "Atoms For Peace", l'ultima creazione di nostro signore della musica, dio Yorke.
(n.d.r. Thom Yorke - voce dei Radiohead)
Che ha fatto quindi quel geniaccio di Thom?
Annoiato - "uhm che palle questi Radiohead" - decide di metter su un altro gruppo. Così. Come si faceva alle superiori, chiama qualche amico a strimpellare nel garage sotto casa... Flea (bassista dei Red Hot Chili Peppers), Nigel Godrich (già produttore degli stessi Radiohead), Jowy Waronker (batterista di Beck e dei R.E.M.) e il brasiliano Mauro Refosco (percussionista per David Byrne e per gli stessi Red Hot).
Iniziano a provare. E pure parecchio direi visto che da allora sono passati ben t r e l u n g h i s s i m i a n n i (!).
Thom parla di "Amok" come del prolungamento di quanto concepito con il suo album solista "The Eraser".
Siamo nel 2006 quando ipnotizza mezzo globo con 9 tracce strepitose. Quello di "The Eraser" è stato un lavoro di estrema ricercatezza, costruito su sonorità elettroniche intelligenti e psichedeliche, in totale assenza di strumentazioni classiche. La resa sonora perfetta, la dimensione creata intima ed essenziale, al contempo travolgente e ipnotica. Tra le 9 tracce dell'album una piccola perla, "" appunto, che coi suoi loop morbidi e le sue dissonanze prende le distanze dalle atmosfere simil-apocalittiche dell'intero album.
È quella traccia del 2006 a trasformarsi nel 2009 in band e a portarci oggi ad “Amok”.
Nell’attesa, Thom e la XL Recordings ci regalano lo streaming gratuito dell’album con una settimana di anticipo rispetto alla data ufficiale di lancio.
Sentirsi come Edgar Allan Poe nella Milano del 2013 potrebbe portare a due modus pensandi: l'autoesclusione dalle effervescenze populiste e pretenziose che caratterizzano la città ovvero, in alternativa, immergersi in esse manipolandole a proprio favore cercando di edulcorarle con la propria visione fin de siècle senza scendere al mero compromesso.
Fare della versatilità il proprio “Es muss sein” è, pertanto, l'esigenza della proposta del progetto Melancholie (mit Monstern) che con il proprio estro creativo si divincola tra arte, moda e performance.
Proveniente dagli ambiti Umanistico e della Comunicazione, il duo milanese che compone l'anima del progetto (Nicola e Riccardo), ha ontologicamente fuso le loro differenti personalità realizzando il brand MmM che poggia le proprie solide basi sulla realizzazione di collage : le opere, ispirate a uno stile gotico, metafisico e sottilmente ironico sono rigorosamente realizzate a mano su supporti in tela con i materiali più vari, dal semplice ritaglio di giornale, agli inserti in tessuto.
L’ispirazione attinge a piene mani da un immaginario inquieto e visionario popolato da personaggi della letteratura contrapposti a simboli (anti)religiosi immersi in un contesto di natura feroce e matrigna.
Come nella migliore letteratura gotica il prodotto è frutto dell’osservazione di ombre e anomalie, molto più interessanti della luce e della piatta regola performativa: ogni opera hand made gioca con l’eco di simboli feroci, animaleschi, dark e non possiede come velleità pose naturalistiche ma ama l’estrema espressività decadente, esotica e misteriosa tipica del gotico.
Partendo da tre opere in particolare, MmM si è cimentata nella realizzazione di T-shirt, felpe e accessori creando così una propria espressione e identificazione anche nell'ambito del dressed to go out e, che si tratti di abiti oppure altro, le raffigurazioni attingono a un immaginario che indaga con cupa ironia fino ai margini.
Le esposizioni e le live performance in alcuni locali milanesi, (AIDE Factory, Mono Bar; Kitsch Bar; Zoom Bar - Ral8022 - tra gli altri..) hanno fatto uscire allo scoperto la natura umbratile del progetto MmM che, in occasione dell’apertura della nuova stagione 2012/13 del Circolo Arci Toilet Club, ha contributo, inoltre, al restyling del locale, realizzando l’installazione permanente e site specific “Melancholie mit Toilet”.
Amante delle contaminazioni e delle collaborazioni con altre realtà artistiche, MmM ha collaborato per la realizzazione di alcune opere in cui il collage incontra la pittura del giovane pittore Fabrizio Crista; con Ruben Dell’Acqua, grafico, è entrata nel rigido e geometrico mondo del digitale contaminandolo con il proprio estro creativo e, con l'attore Neuro Mans, il teatro grotowskyano è stato "sporcato" con le suggestive immagini video tratte da schegge impazzite dei collage di MmM.
Allo stato attuale MmM è immerso nella realizzazione di una serie di collage ispirata alla pittura tedesca rinascimentale da cui vedranno la luce nuove immagini che saranno utilizzate per la realizzazione di nuove T-shirt e accessori e, fedele alla propria natura eclettica, alla continua ricerca di nuovi modi di esprimersi, strizzando l’occhio alle collaborazioni, al design d’interni e all’approfondimento della propria espressività nel campo della moda.
A volte, essere nati nell'epoca sbagliata, non è un male.
http://www.facebook.com/melancholiemitmonstern
http://melancholie-mit-monstern.tumblr.com/
Nel film Passerotti del 1926 una quasi adolescente, minuta e con una lunga treccia bionda, aiuta un gruppo di bambini a sfuggire alle grinfie di una coppia di criminali che schiavizza minorenni dopo averli rapiti. La quasi adolescente è Mary Pickford e in realtà di anni ne ha ben trentaquattro, ha già girato decine di pellicole ed è al suo secondo matrimonio. Tutto questo non ha importanza per gli spettatori dell'epoca che privi di giornali di gossip, social network e internet continuano a vedere nella Pickford la fidanzatina d'America, la perenne adolescente dallo sguardo dolce e dai grandi occhi luminosi e timidi. È così fino all'avvento del sonoro. Mary Pickford è il “cinema muto”. Non solo perché le sue sessanta pellicole sono dei successi internazionali, ma perché la bravissima Pickford esattamente come il suo illustre socio in affari, Charlie Chaplin, in tutta la sua carriera riesce meravigliosamente a scindere il suo “personaggio” cinematografico dalla sua vita privata e reale.
Dopo le prime pellicole di successo dirette dal grande Griffith Mary capisce che il pubblico l'adora, anzi, che ha nei suoi confronti una vera e propria venerazione. I suoi fan sono sparsi in tutto il mondo e lei riceve lettere d'amore e biglietti da ammiratori scritti in lingue differenti. Le donne dell'epoca l'ammirano e la emulano e i suoi film, dove interpreta sempre e solo il personaggio della povera ragazza sola e indifesa, diventano la realtà vera nella mente e nel cuore degli spettatori.
Mary Pickford aveva patito la fame e gli stenti, girando con la compagnia teatrale di famiglia in lungo e in largo per il Canada prima ( dove era nata nel 1892) e per gli Stati Uniti. L’attrice non si monta la testa per il grande successo che la investe. Una volta passata dal teatro al cinema, da donna pratica e realista quale è, decide di sfruttare la sua fama per farsi conoscere e apprezzare anche come donna e soprattutto come imprenditrice. Diventa prima manager di se stessa, contrattando da sola con registi e produttori e facendosi levitare i suoi ingaggi a cifre impressionanti e vertiginose per l'epoca, e poi decidendo di investire i proventi dei suoi film in case di produzione, tra le più prestigiose degli Studios di Hollywood. Tra queste ricordiamo la casa di produzione che fonda con il suo collega e amico Chaplin, altro intelligentissimo imprenditore e produttore dell'epoca.
Charlie Chaplin, fuori dallo schermo e dalla “maschera” cinematografica di Charlotte, è un uomo pragmatico, scaltro, oculato e perfezionista. La sua scelta di condividere una impresa economica con Mary Pickford consacra quest'ultima come la donna più potente e di maggior prestigio del cinema muto internazionale.
Mary, intanto, porta avanti con successo la sua carriera di attrice, contesa dai registi più importanti del tempo, e prosegue in modo gratificante anche la sua vita privata, sposando uomini bellissimi, come lei attori di grande fama del cinema muto.
Con l'avvento del sonoro la Pickford intuisce che la sua epoca è finita. Da donna d'affari astuta quale è decide di ritirarsi dalle scene e di dedicarsi esclusivamente all'impresa cinematografica che rifonda completamente a Hollywood, cambiando di netto la concezione di produzione filmica e facendo entrare gli Studios nell'era moderna del cinema. Con il sonoro venne introdotto il concetto di diffusione e di distribuzione delle pellicole.
Nel 1955 Chaplin vende le sue quote della casa di produzione fondata con Mary e incassa una bella cifra, ma niente a paragone della vendita del rimanente cinquanta per cento da parte della Pickford avvenuta l'anno dopo.
Mary incassa tre milioni di dollari al netto, una cifra astronomica per il 1956.
In realtà a conoscere e apprezzare l'imprenditrice e la manager sono solo gli addetti ai lavori di Hollywood e pochi altri cineasti e registi internazionali. Per il resto del mondo e per i suoi ammiratori più affezionati Mary Pickford resterà per sempre la dolce “Fanciulla del West”, la piccola ragazza con i capelli d'oro e gli occhi color del mare che ha saputo emozionare e commuovere un'intera generazione. La fidanzata ideale dei ragazzi del primo ventennio del '900.
Questa è la vera grandezza di Mary Pickford, ragazza per sempre, che l'American Film Institute considera la star più importante di tutti i tempi.
L’equilibrio umano è controllato dal sistema vestibolare che risiede nell’orecchio e consente l’interazione dinamica con l’ambiente esterno, in armonia con la forza di gravità.
I principali recettori, attraverso riflessi otolitici, consentono il mantenimento della postura e, grazie a un continuo aggiustamento automatico, ci permettono di contrastare la forza di gravità.
La ricerca dell’equilibrio è determinata soprattutto da aspetti psicologici, più che fisiologici. Ciò che ci mette in difficoltà nelle situazioni in cui è richiesto equilibrio (come ad esempio nella terza variante di Virabhadrasana, la posizione del Guerriero, oppure in una posizione apparentemente semplice come Vriskshasana, l'albero) è la nostra insicurezza e soprattutto la nostra mente che viaggia e macina pensieri.
Per chi l'ha provata, e per chi la volesse provare per verificare, Vrikshasana (posizione dell'albero) fa confluire nella nostra mente, non propriamente disciplinata, una miriade di pensieri che subito mettono a repentaglio la ricerca di equilibrio richiesta dalla posizione. Aggiungo anche che, una volta che perdiamo l'armonia della posizione, siamo presi dal nervosismo, e magari cerchiamo una spiegazione sul perché il giorno precedente siamo invece riusciti a farla senza problemi.
Pensate un attimo ai tempi verbali che ho usato e che usate anche voi probabilmente quando pensate: sono delle forme di passato prossimo (se proprio vogliamo fare un’analisi grammaticale del verbo).
Lo Yoga è la disciplina in cui la dimensione divina e massima nella quale ci si trova è il presente; è inutile e controproducente, quindi, pensare al passato confinando il proprio “io” invece di cercare di espanderlo lavorando sull’armonia di corpo e mente la mente per raggiungere la posizione. Con questo non mi elevo a “splendido tra gli splendidi” affermando di riuscire a eseguire alla perfezione tutte le posizioni di equilibrio, anzi...Capitano dei giorni in cui mi sento particolarmente preso dai miei pensieri, inizio a fare il fenicottero in mezzo alla sala di pratica in Vrikshasana cercando di mantenere l'equilibrio in ogni modo e, alla fine, devo invece ripiegare su alcuni trucchetti, come quello di concentrarsi su un punto fisso. Fissare lo sguardo, è vero, aiuta in tutta la pratica delle Asana ed è una buona disciplina per la meditazione e la concentrazione; tuttavia bisogna essere consapevoli dell'azione che si sta svolgendo sulla propria coscienza in quel preciso momento, e non guardare come uno stoccafisso un puntino del muro (se poi è bianco vi posso dire che dopo un po' quel punto diventa la via lattea...).
Tutto ciò, questo articolo e qualsiasi altro commento ironico possa fare su me stesso, è per spiegare che anche quando sbagliamo c'è sempre qualcosa da imparare: l'osservazione di sé stessi da implementare, un'analisi da fare, il proprio ego da espandere.
Come mi è stato detto una volta da Silvia, una delle mie maestre, durante una lezione di Yoga: una posizione di equilibrio come l'albero deve espandere il proprio “io” senza rinchiuderlo nel centro del petto per paura di perdere l'equilibrio. Di solito, quando non riusciamo a mantenere l'equilibrio, scattano sentimenti come la vergogna o il nervosismo che non fanno altro che farci rinchiudere in un bocciolo invece di far fiorire come una rosa la nostra posizione.
Nella terza variante di Virabhadrasana, ad esempio, per raggiungere uno status ottimale della posizione bisogna estendere le estremità delle braccia e della gamba che sta in alto (per capire meglio di cosa parlo vi rimando alle immagini), cosa che a prima vista può risultare destabilizzante. Nell'albero bisogna espandere il petto, tirarsi verso l'alto e spingere in fuori la gamba piegata con il piede alla radice della gamba distesa; all'inizio sembrerete più un salice piangente che un albero forte e radicato al suolo, ma man mano vi accorgerete che è proprio il corpo che richiede questi accorgimenti, facendo lavorare muscoli che non pensavate potessero muoversi in queste posizioni. Contemporaneamente, noterete che erano i flussi di pensieri che impedivano il mantenimento del corretto bilanciamento del corpo perché non davate l'input giusto e non portavate l'attenzione sul baricentro, un punto al di sotto dell’ombelico importantissimo per raggiungere la stabilità.
Insomma, l'equilibrio è una bella sfida da affrontare nello Yoga o, ancora meglio, un confronto con sé stessi: proprio durante le posizioni di equilibrio i pensieri si fanno più fitti ( provare per credere).
E voi mi direte, “Si, ma a me a che mi serve tutto ciò?” Domanda lecita, che mi sono posto anche io, in quanto applico sempre una forte componente razionale a tutto ciò che faccio (non sono uno di quelli “spiritual addicted” e “new age” che vi state immaginando, dato che vi parlo sempre di Yoga e affini). Posso dirvi che, a parte fare i fighi in metro o in tram e rimanere sempre e comunque in piedi non attaccandovi agli appositi supporti quando c'è una curva o una fermata improvvisa (notate come la gente di solito si attacca subito al palo neanche stesse esplodendo una bomba) l'esercizio di concentrare la mente sul baricentro e farle mantenere un equilibrio che parte dall'interno è molto utile in situazioni in cui tendete ad innervosirvi o a farvi sopraggiungere dallo stress.
Lo stress, male dell'uomo contemporaneo, è causato anche dall'ondata di pensieri che intasano la nostra testa: è come se la nostra mente fosse una stanza bianca e un writer la venisse ad imbrattare con una bomboletta di un colore che, tra l'altro, non ci piace neanche, a distanza di un minuto o di pochi secondi. Minuto dopo minuto, attimo dopo attimo, il pensiero diventa incontrollabile, il writer continua ad imbrattare con quel brutto colore e il risultato è che siamo sempre stressati e nervosi. E ciò avviene fin dal primo mattino, quando suona la sveglia, e magari la sera prima siamo andati a letto con l'ansia che la sveglia sarebbe suonata dopo poco, senza pensare invece: “Oh finalmente sono a letto e posso riposare questa “macinasassi” che è la mia testa”.
Fateci caso.
Ecco, le posizioni di equilibrio servono anche a questo: osservare e capirci più in profondità, dire alla nostra testa quando è ora di darsi una calmata o farle mettere il “culo a bagno” come si dice da me in Puglia.
Namasté,
Vittorio Pascale
Allievo praticante di Yoga Integrale presso il Centro Parsifal Yoga, Milano
Fondatore della pagina Fb: Yogamando
Studioso e praticante di Buddhismo Tibetano
hai domande? Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
© Copyrights by Nerospinto , Tutti i diritti riservati.