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“Il cinema deve essere spettacolo, è questo che il pubblico vuole. Per me lo spettacolo più bello è quello del mito. Il cinema è mito”. Così diceva Sergio Leone. Al regista si deve l’origine del genere spaghetti-western negli anni Sessanta, una sorta di caricatura dei western americani, che ha influenzato registi come Quentin Tarantino e Robert Rodriguez e ha permesso al cinema italiano di raggiungere la fama mondiale.
Per ricordare la sua genialità noi di Nerospinto segnaliamo domenica 17, 24 e 31 marzo presso lo Spazio Oberdan e a cura della Fondazione Cinetica Italiana i suoi due più grandi capolavori in edizione restaurata: C’era una volta il West (1968) e C’era una volta in America (1984).
I suoi western sono contraddistinti da un crudo realismo e una marcata violenza, con personaggi solitari e fedeli solo al denaro e alla vendetta, ma anche da uno splendore paesaggistico, con distese sconfinate alternate a primi piani, il tutto unito dalla splendida colonna sonora con tonalità semplici ma di grande impatto di Ennio Morricone.
C’era una volta il West è la sua opera più matura e fedele alla tradizione, nella quale il regista cerca di unire elementi del western classico con il nuovo spaghetti-western. In C’era una volta in America, invece, il regista esce dal genere a lui caro e cerca di realizzare l’epopea storica degli Stati Uniti, spingendosi verso un cinema più complesso.
Schede dei film
Domenica 17 e domenica 31 marzo (h 16.15)
C’era una volta il West
R.: Sergio Leone. Sc.: Sergio Donati, S. Leone. Int.: Charles Bronson, Henry Fonda, Claudia Cardinale, Jason Robards, Woody Strode, Gabriele Ferzetti. Italia/USA, 1968, col., 167’.
La frontiera con l’ovest si sta spostando, la ferrovia sta per collegare l’Atlantico al Pacifico, cancellando ciò che rimane del vecchio Far West. Intorno a questi binari s’incrociano le strade di sei personaggi: Frank, Armonica, Cheyenne, Morton, uomo d’affari, che rappresenta il progresso e Jill, proprietaria di un terreno che vale milioni di dollari. Ognuno è condizionato dai propri problemi personali e cerca di raggiungere il proprio interesse, anche se ne usciranno tutti sconfitti, tranne Jill perché al western non appartiene e può sopravvivergli.
Ingresso € 7; € 5,50 con Cinetessera
Domenica 17 e domenica 31 marzo (h 16.15)
C’era una volta in America (Once Upon a Time in America)
R.: Sergio Leone. Sc.: Leo Benvenuti, Piero De Bernardi, Franco Arcalli, Franco Ferrini, Enrico Medioli, S. Leone. Int.: Robert De Niro, James Woods, Elizabeth McGovern, Joe Pesci, Treat Williams, Danny Aiello. Italia/USA, 1984, col., 255’.
New York, 1933. David “Noodles” Aaronson è un criminale ebreo, una sera dopo un colpo andato storto, viene braccato da dei sicari di un sindacato criminale ed è costretto a fuggire. Trentacinque anni dopo torna, attirato dal misterioso invito di un certo senatore Bailey. Nel tentativo di scoprire di più circa questo mistero, Noodles ripercorre la sua vita, i suoi ricordi, dalla sua infanzia nel ghetto ebraico, fino alla scalata sua e dei suoi amici nel crimine organizzato.
Ingresso € 8; € 7 con Cinetessera
Informazioni al pubblico: Spazio Oberdan, Viale Vittorio Veneto 2, Milano; sito web http://oberdan.cinetecamilano.it; Biglietteria: 02 7740 6316
Ai piccoli fiori del male amanti della notte, delle serate dissolute, prede di fatali giochi di seduzione e provocazioni, Nerospinto propone una serata capace di evocare l’effetto dell'incantatrice Fée Verte, misterioso elisir fonte di ispirazioni artistiche, espressioni illecite e sfrenata creatività.
Mercoledì 13 Marzo dalle ore 22:30 alle 2:30 AB-SINTH dedicherà il suo nuovo appuntamento all’ insegna dell’arte scritta e parlata. Pagan Poetry si aprirà con la presentazione del libro "Equinozio degli Dei" di Dimitri Donaggio, “Un dramma fra la bestialità e la santità, fra l’istinto e la ragione, fra la sensualità e lo spirito”. A seguire una performance della poetessa e fotografa Anna Mosca, un’ installazione on site parte del nuovo progetto di video poesia e promozione dell'antologia sulla slam poetry.
1° Floor: Psichemusic selection by _Nico, music night all'insegna dell'electrosad.
2° Floor: Presentazione libro e proiezione in loop del progetto poetico di Anna Mosca.
Nel nuovo cafè de l'art, alias il vecchio Zoom, potrete infine sorseggiare il vostro verre d’ absinthe in più vesti:
Absinthe puro (assenzio, acqua, ghiaccio, zucchero)
Absinthe spuro (assenzio,zolletta di zucchero flambè, acqua, ghiaccio)
Absinthe Mohito (menta ,lime, zucchero di canna, rum, assenzio, soda)
Absinthe sucre (zolletta di zucchero imbevuta e flambè)
..e naturalmente tutti gli altri drink.
Mercoledì 13 Marzo ore 22:30 to 2:30..
@ZoOM Bar Via Panfilo Castaldi 26 Milano
Info-contacts 345/2418801
Dimitri Donaggio: https://www.facebook.com/photo.php?fbid=458728507527702&set;=a.209415585792330.52212.100001716700227&type;=3&theater;-
Anna Mosca: http://annamosca.wordpress.com/about/
AB-SINTH è un momento per comunicare.
AB-SINTH propone musica che non si balla.
AB-SINTH è atipico, antipatico, intelligente.
AB-SINTH parla di arte, ma se ne frega delle mode.
AB-SINTH non raccoglie milioni di confusi, ma confonde pochi eletti.
L'absinthe
Absinthe, je t'adore, certes !
Il me semble, quand je te bois,
Humer l'âme des jeunes bois,
Pendant la belle saison verte !
Ton frais parfum me déconcerte.
Et dans ton opale je vois
Des cieux habités autrefois,
Comme par une porte ouverte.
Qu'importe, ô recours des maudits !
Que tu sois un vain paradis,
Si tu contentes mon envie;
Et si, devant que j'entre au port,
Tu me fais supporter la Vie,
En m'habituant à la Mort.
(Raoul Ponchon ; 1847 - 1937)
Ozu è il poeta maledetto del cinema orientale. Non soltanto perché prediligeva elaborare i suoi film assieme al suo sceneggiatore Kogo Noda, in tarda notte, consumando smodate quantità di vino. I suoi film sono dei quadri squisiti nella loro semplicità. Perfezionista dell’immagine e eccentrico della tecnica, Ozu é stato capace di rappresentare con cura minuziosa le sfumature delle tradizioni e i conflitti familiari della società del Giappone a cavallo fra la fine della Prima Guerra Mondiale e la Seconda. Le sue qualitá, tipicamente giapponesi, sono sempre piú apprezzate dai cineasti occidentali e emergono sia dall’immediatezza delle storie raccontate, come la dissoluzione della famiglia e altre questioni di ordinaria importanza, sia dalla sua tecnica ‘tranquilla’ dai tempi narrativi distesi che evocano due elementi tipici della poetica nipponica : ‘’mu’’ ,nulla, e ‘’mono no’’ ,il pathos delle cose. Le storie sono molto semplici, prive di forti drammaticità e questa caratteristica è quella che piú lo allontana dalla produzione hollywoodiana ma che permette a Ozu di andare oltre il realismo del racconto, attraverso la ricerca della trascendenza e la spiritualità del quotidiano. Un fascino particolare ed un velo di mistero che si sposano con la magia del cinema muto.
Appuntamento all’Auditorium San Fedele con ‘Giorni di gioventú’, una commedia divertente e affascinante di questo straordinario regista. Protagonista della storia è un’amicizia condivisa durante ‘i giorni della giovinezza’ che si intreccia con il triangolo amoroso dei protagonisti. Il film è ambientato nella parte nord-occidentale della Tokyo anni ’20 ed è la storia di due studenti: l’intelligente Watanabe e il pasticcione Yamamoto. Due amici, laureandi, che vivono sotto lo stesso tetto e che si innamorano, all’insaputa l’uno dell’altro, della stessa ragazza, Chieko che sta cercando una stanza. Degne di nota le scene sulla neve, nella seconda metà del film, girate nella provincia di Akakura, dove i duei giovani si recano in vacanza e rincontrano Chieko, e dove i genitori del cameraman Hideo Mohara, gestivano il Takadaya Hotel che appare nel film. La pellicola sembra infatti essere un prolungamento del divertimento del regista e dell’amico Mohara sugli scii.
‘Giorni di gioventú’ é l’ottava opera di Ozu, girata tra la fine del febbraio e l'inizio dell’aprile del 1929, quando aveva solo venticinque anni e solo poche commedie brevi alle spalle. Il titolo originale ‘Omoide’, la memoria, è stato cambiato in ‘Wakaki hi’, Giorni di gioventú. Alla realizzazione ha partecipato anche Akira Fushimi, uno degli scrittori comici più famosi del Shochiku-Kamata studio, che ha introdotto nell’intreccio della commedia delle diverse gag esilaranti. Considerato film minore di Ozu, ma per questo non di secondaria importanza, ai nostri lettori amanti del cinema Nerospinto ne consiglia assolutamente la visione, sia perché è una gioia meravigliosa da guardare ricca di freschezza, sia perché è la prima opera superstite al deterioramento dell’originale 35 mm.
Ad accompagnare la proiezione la sonorizzazione live inedita di Orazio Sciortino, pianista e compositore ventottenne che vanta esibizioni in festival di rilievo internazionale e in sedi prestigiose. Per rendervi conto della sua bravura, di seguito proponiamo l'ascolto di una sua esecuzione di una sonata di Prokofiev. Presenta Andrea Lavagnini.
Giorni di Gioventù un film muto del 1929 di Yasujiro Ozu
Mercoledì 13 Marzo h 20.30 – CINEMA MUTO & Live Music AUDITORIUM SAN FEDELE, Via Hoepli 3/b, Milano, MM Duomo
presenta Andrea Lavagnini.
biglietti: intero 7 euro, ridotto 4 euro
La reflessologia plantare è sicuramente un rimedio alternativo per sciogliere tensioni fisiche e mentali, dando ottimi risultati su persone desiderose di trovare altri modus operandi per il proprio benessere.
Tale tecnica permette, stimolando con alcune pressioni delle dita i punti riflessi presenti sul piede del cliente, di fornire impulsi al corpo e verificare dove vi siano squilibri. Esiste una mappa, indicante ogni punto riflesso associato a ogni parte del corpo (organi, tessuti, muscoli, ossa, ghiandole...), che è un utile strumento per aiutare il cliente a recuperare equilibrio e a conoscersi.
La risposta agli impulsi, talvolta percepiti come bruciori, piccoli e momentanei fastidi o pizzicori, vanno ad indicare al corpo del cliente dove intervenire e riequilibrarsi da sé, oltre che dare uno stimolo che tenda all'omeostasi.
La Vis Medicatrix Naturae, di cui ho già scritto in un precedente articolo, è la prima fonte di aiuto che abbiamo in noi stessi per recuperare forze ed energia utili al mantenimento del benessere.
Già nei Veda, antichi testi sacri indiani risalenti a migliaia d'anni fa, si legge che chi massaggerà i propri piedi prima di andare a dormire non sarà colto da alcuna malattia. L'antico Egitto ha lasciato testimonianze pittoriche inerenti alla reflessologia in cui più persone si scambiano trattamenti toccandosi piedi e mani.
I benefici sono molti, però è importante affidarsi, come sempre, a persone esperte del settore, che approfondiscano bene lo stato di salute assieme al cliente.
Ho riscontrato ottimi risultati in chi di solito ha problemi ad addormentarsi o chi soffre di improvvisi risvegli nel pieno della notte, con chi ha attacchi d'ansia, oppure in persone che si sono regalate un trattamento detossinante dopo lunghi periodi di stress lavorativi e/o emotivi, intervenendo direttamente sui punti riflessi associati al sistema linfatico e cardiocircolatorio. Anche per chi pratica sport, può essere un'ottima alternativa per recuperare stato di equilibrio e disinfiammare il corpo dopo sforzi straordinari. Squilibri emotivi, traumi e disfunzioni sessuali sono serenamente risolvibili tramite trattamenti. La bellezza della reflessologia consiste nel trovare infinite combinazioni di trattamento per dare sostegno al corpo e riprendere un corretto funzionamento, intervenendo sia sul sintomo che a livello profondo, nei nostri retroscena in cui accade tutto ciò che si manifesta poi sul piano fisico della realtà.
Ci tengo a sottolineare che tali tecniche non hanno pretesa di sostituire terapie mediche tradizionali, specialmente nel caso di patologie importanti, ma possono essere ottime alleate per dar sostegno a chi vi si affida. Il mio consiglio è di ascoltarsi, valutare e scegliere come intervenire su se stessi.
Molti pensano che lo Yoga sia una disciplina prettamente legata alla sfera femminile dell'umanità: niente di più errato e al contempo ironico.
Ironico poiché, originariamente, lo Yoga in India era accessibile solo agli uomini, così come di loro esclusiva pertinenza era il permesso di insegnare, anche quando le donne ebbero accesso alla pratica yogica.
E come mai, penso mentre mi aggiusto il baffo, abbiamo assistito ad un'inversione di pensiero completamente opposta alle origini?
Beh, una causa è sicuramente l'immaginario comune che si crea attorno alla pratica dello Yoga, la quale viene vista come un esercizio di stretching in cui flessibilità, flessuosità e grazia sono caratteristiche che si riscontrano più nelle donne che negli uomini.
Ciononostante, non è detto che queste qualità non possano essere coltivate con il tempo e la pratica, ma soprattutto non è detto che non possano essere acquisite da un uomo.
Se si ha il timore di apparire meno virili, il mio consiglio è di lasciare la paura fuori dalla sala di pratica, poiché il mettersi alla prova nell'esercizio dello yoga è un'occasione, un'opportunità per star bene, non un tribunale in cui si viene osservati e giudicati.
Le caratteristiche peculiari delle Asana (le posture realizzate durante la pratica), assumono inoltre rilievo sotto altri differenti aspetti.
Oltre alle diverse predisposizioni mentali che determinano la buona riuscita di una Sadhana (pratica), intervengono anche altri fattori “esterni” che riconosciamo in forza ed equilibrio.
Fattori ambivalenti aggiungerei, dato che quando scrivo forza, intendo energia muscolare, ma allo stesso tempo la forza di determinazione e di autocontrollo che fa sì che la mente sciolga il proprio corpo, fondendolo completamente nella posizione.
Capite, dunque, che è difficile e fuorviante parlare dello Yoga i termini legati a qualità fisiche, in quanto è necessaria anche una predisposizione emotiva ed interiore.
Torniamo a noi e lo farò con una frase secca: si pensa che lo Yoga sia per fighette, radical chic e gay.
Anche qui sorrido.
Partiamo dal fatto che penso e sostengo fortemente che un abito non fa il monaco. Per dirla tutta, pantaloni Thai e drappeggi indiani non fanno Yogi o Yogini (termine per indicare chi pratica la via dello Yoga, Yogi è per i maschietti e Yogini per le femminucce). E' un grosso errore pesare la spiritualità della persona in base ai propri abiti, nonché sarebbe a priori un controsenso giudicare qualcosa di così intimo come lo spirito da un elemento esteriore così effimero come sono i vestiti.
Continuando, ho incontrato un sacco di persone che mi hanno detto in spogliatoio: “Pensavo fosse da fighetta lo Yoga, invece...”, oppure “ Non mi preoccupo di sembrar meno uomo, perché non mi sento così”. È sempre questione di come si percepiscono le cose e lo Yoga è un grande strumento per riuscire a sentire nel profondo noi stessi e ritrovare un giusto canale attraverso il quale situazioni o persone vengono sentite con uno spirito più vero.
La pratica yogica non ha nulla a che fare con status personali e soprattutto estetici. Riguarda più da vicino l'essere umano, privato dalla sua esteriorità e della superficialità che lo contraddistingue, scavando a fondo nella sua mente e anima.
Non ha a che fare con i vestiti o con la sessualità di una persona, ma con la sua sensibilità.
E la sensibilità, non appartiene forse sia ad un Eterosessuale che ad un Omosessuale? O pensate che qualcuno ne abbia di più?
Certo, c'è chi ne ha di più o chi di meno, ma non dipende dal fatto di chi ti porti nel letto la notte.
Aggiungo soltanto che lo Yoga è una sfida, una pratica e una filosofia rivolta al genere umano nella sua interezza, non ponendo limiti a chi vuole accedervi.
Lo Yoga aiuta ad ascoltare, ad ascoltarsi e a fare le giuste considerazioni senza “veli di Maya” che il mondo attorno a noi, o proprio noi stessi, ci siamo cuciti addosso.
Lo Yoga è unione; un'unione con noi stessi, ma anche unione di esseri senzienti. Non divide, non separa, ma aiuta universi profondamente diversi tra loro ad inseguire un bene comune, una vita diversa che tende ad un mondo più puro.
Namasté,
Vittorio Pascale
Allievo praticante di Yoga Integrale presso il Centro Parsifal Yoga, Milano
Fondatore della pagina Fb: Yogamando
Studioso e praticante di Buddhismo Tibetano
hai domande?
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"Il piacere di essere se stessi" è il titolo di una serie di incontri-conferenze che hanno lo scopo di presentare la scuola di formazione interiore Accademia Horus. Questi incontri saranno condotti da Antonella Spotti e Teresa Sintoni, insegnanti e fondatrici dell’Accademia insieme ai Maestri Walter Ferrero e Andrea Di Terlizzi.
Bentrovati,
vorremmo invitarvi a passare qualche ora con noi per presentarci e per parlarvi della nostra scuola “Accademia Horus”, una realtà che vanta al suo attivo oltre vent’anni di esperienza nell'insegnamento e nella pratica delle cosiddette “discipline interiori”.
Vorremmo raccontarvi, attraverso la nostra esperienza, che cosa si fa in una scuola di formazione e perché si sceglie di frequentarla, e soprattutto quali sono le conquiste e i vantaggi di un lavoro su stessi che va oltre la sfera della personalità e tocca quella parte più profonda che possiamo definire “spirituale”.
Vorremmo, con umiltà e determinazione, provare a scalfire quella specie di granitico tabù che la società moderna, scientifica e tecnologica ha costruito intorno a tutto ciò che da sempre è definito “spirituale”, ma anche il pregiudizio che l'uomo possa vivere il senso profondo di religiosità solo all'interno di un dogma o di una fede.
Da sempre l’essere umano consapevole delle proprie potenzialità inespresse, dei propri limiti e del proprio disagio esistenziale ha cercato nelle Scuole e nei Maestri, sia a Oriente che a Occidente, la possibilità di conoscere se stesso come soluzione alla propria sofferenza.
Conoscere se stessi significa prima di tutto liberarsi dai propri condizio-namenti e dai propri pesi, riconoscendosi parte di una realtà più vasta e universale. Questa nuova coscienza di Sé valorizza la vita di ogni giorno e consente di agire con più libertà, saggezza e potere attraverso scelte consa-pevoli e cambiamenti positivi all’interno della nostra esistenza e della società in cui viviamo.
Vi ringraziamo per l’attenzione e saremo ben felici di poter contare sulla vostra presenza per condividere insieme esperienze, pratica, conoscenza e semplice, puro, silenzio.
Con amicizia,
Vostre Antonella e Teresa.
Un’occasione preziosa da non lasciarsi sfuggire.
Per informazioni e per partecipare, scrivere alla sede di Milano : Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. o chiamare 02.89423673
Namasté,
Vittorio Pascale
Allievo praticante di Yoga Integrale presso il Centro Parsifal Yoga, Milano
Fondatore della pagina Fb: Yogamando
Studioso e praticante di Buddhismo Tibetano
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Sei metereopatico? Il male di vivere ti insegue? Non sopporti le mezze stagioni e il polline delle mimose ti fa venire l'urticaria? Bene, il Dottore sà come curarti.
Torna questa settimana l'appuntamento mensile con l'associazione Gaia360° che presenta la one night “My Doctor says party” e noi di Nerospinto non possiamo certo perderci un check up completo!
La cura ad ogni male la trovi sabato 9 marzo presso l'HD Disco.
Interventi a cuore aperto e iniezioni musicali elettro lolly candy pop by Mary K & Shener.
Special Guest in sala rianimazione: Hell's Shoes Djs che ritroveremo in consolle settimana prossima per l'inaugurazione del nuovo ristorante Tayo di viale Monza 23.
Ingresso 10€ con consumazione A seguire birra 5€ / drink 7€
Info map: Via Enrico Caruso, 7 20133 Milano
Powered by:
MY DOCTOR SAYS PARTY!:http://www.facebook.com/MyDoctorSaysParty
Colore, allegria ed energia, questo è ciò che viene in mente guardando i bijoux e gli accessori di Preziosa Jewels.
Parliamo di un brand nato solo nel marzo 2012, ma che in breve tempo è riuscito a riscuotere un grandissimo successo sia tra ragazze che signore per il suo stile giocoso ed elegante.
Ideatrice e creatrice è la frizzante Sonia Perini, una giovane forlimpopolese con una forte passione per i bijoux che la spinge fin da bambina ad apprenderne da autodidatta la tecnica di realizzazione e a migliorarsi sempre di più con continue sperimentazioni innovative ed inedite.
Le sue creazioni ottengono subito un riscontro positivo e Sonia Perini decide di fare del suo amore per i gioielli e della sua abilità nel realizzarli un’opportunità professionale.
Sfrenata creatività, passione irrefrenabile, voglia di fare e di imparare, queste sono le componenti che hanno permesso alla giovane romagnola di rendere reale un sogno: dare vita a propria linea di gioielli.
Preziosa Jewels è il marchio con cui Sonia Perini commercializza i suoi gioielli seguendone ogni passo, dalla creazione del modello, alla produzione, fino al marketing.
Sperimentare materiali innovativi, assicurare un’alta qualità a prezzi accessibili sono i punti cardine della filosofia del brand, che vuole essere accessibile a qualunque tipologia di cliente.
Oggi il marchio di Sonia Perini è in forte crescita non solo nel mercato italiano con venti rivenditori ufficiali, ma anche in ambito internazionale grazie al passaparola creato sul web da clienti e blogger di moda.
Un ulteriore riconoscimento alla creatività della giovane artista è stato dato dal noto brand Yamamay che ha scelto per gli scatti e la sfilata della nuova collezione 2013 Y LOVE Y di far indossare alle sue modelle i bijoux di Preziosa.
Orecchini, collane e bracciali della designer romagnola potranno essere ammirati all’evento Nerospinto Borderline Design Week allo Spazio Giulio Romano 8, sabato 13 aprile dalle ore 19.00.
Lasciatevi incuriosire e non perdetevi questo appuntamento.
Opprimente, angosciante, può provocare crisi di pianto, orrore inconsulto, ma parallelamente splendido, a tratti lirico, coinvolgente, quando ascoltato capace di estraniare totalmente dal contesto fisico, di catapultare l’ascoltatore in un mondo irreale pregno di immagini di morte e disperazione e, in contemporanea, capace di rivelare una sorta di ineluttabile vacuità dell’esistenza.
Sono queste le emozioni che ho provato quando ho ascoltato per la prima volta “Lovetune for Vacuum” (2009, Couch Records/PIAS Records), primo album della giovanissima Anja Franziska Plaschg, in arte “Soap&Skin” e che continuo tutt’ora a provare, ogni qual volta l’ascolti.
Anja nasce in un piccolo villaggio austriaco, Gnas, in cui, studia Pianoforte dall’età di sei anni, cui affianca, a quattordici anni, il violino.
Ed è proprio sul pianoforte e sul violino che si impernia la sua arte: lunghe concatenazioni di suonate al piano e sviolinate sono affiancate dalla sua voce fredda, asettica, nasale a tratti.
Probabilmente il suo lavoro, attraente sotto molti punti di vista - non a caso si è gridato alla “bambina prodigio” nel 2008 - è così attraente, proprio perché, come la stessa Plaschg ha affermato, è stato influenzato da colossi come: Xiu Xiu, Cat Power, Björk, Aphex Twin e Nico e a compositori Quali Rachmaninov.
Palese l’influenza di Björk soprattutto riguardo il secondo album: “Narrow” (2012, PIAS Records). Qui emerge prepotentemente l’esperienza electro della Plaschg: brani come “DeathMental” o “Board Turns Toward the Port”, il pianoforte si traspone nell’elettronica sperimentale, parallelamente trasponendo l’ascoltatore, in quella sperimentazione elettronica tipica dei paesi nordici: atmosfere glaciali, melodie rindondanti e cupe.
http://youtu.be/GmJqdISO9Bkhttp://youtu.be/3V3UjP5ihSY
Francesco Zingaro
Sarò sincero, quando incrociai alcuni anni or sono lungo questa esistenza le parole "fisica quantistica", mi preoccupai per via dei ricordi di quanto studiato un po' controvoglia sui banchi del liceo.
Fu in realtà una scoperta per me, un punto di vista e una spiegazione della realtà che mi affascinano tutt'oggi e che approfondisco successivamente tramite testi tematici e tecniche pratiche di crescita personale da applicare quotidianamente.
Come anticipatovi nel precedente articolo, la Naturopatia, oltre all'aspetto tradizionale di cura, si è avvicinata e appoggia recenti scoperte scientifiche sulla realtà che ci circonda per diffondere il proprio messaggio filosofico e olistico.
Un grande contributo ha dato David Bohm, fisico della University of London che già negli anni Trenta del secolo scorso fece studi e dichiarazioni che rivoluzionarono il pensiero scientifico dell'epoca.
Ma cosa studia, nel dettaglio, la fisica quantistica?
Oggetto di studio è l'ultrapiccolo della realtà fisica, con particolare attenzione per elettroni e protoni che si manifestano sia come particelle sia come onde.
Dal mio punto di vista, è fondamentale comprendere che c'è una doppia manifestazione di un'unica essenza, varia semplicemente lo strumento di osservazione.
Come riferimento per lo studio della realtà si prendono i quanti, ovvero le più piccole unità identificabili di materia-energia.
La sorprendente esperienza realizzata con una particella molto instabile apre nuove questioni alla fisica classica dell'epoca, introducendo il discorso di non separazione o Entanglement della realtà stessa.
Una particella, divisa in due parti e localizzata fisicamente a grandi distanze l'una dall'altra, stimolandone in laboratorio uno dei suoi "frammenti", reagisce automaticamente nella sua totalità manifestando l'alterazione anche nella parte non direttamente sollecitata dagli sperimentatori.
Bisogna tener presente che gli elettroni sono intelligenti, le particelle sono direttamente consapevoli di quanto accade nell'Universo perché ne fanno parte. Bohm dichiara che le particelle costituiscono "un insieme grande e interconnesso, come fosse una grande creatura ameboide", in cui l'effetto è determinato da infinite cause, tutte in relazione con l'Unità.
Tale scoperta mette in discussione la dicotomia di causa ed effetto, creando uno scossone al pensiero meccanicistico in quanto si discute di insieme indivisibile.
Se dunque c'è un unico insieme, un Uno, bisogna riflettere sul fatto che decade il concetto di separazione tra due o più entità. Il cambiamento influisce istantaneamente ovunque, non badando a distanze, perché tutto collegato.
Successivamente al principio di "non località" insorge un nuovo aspetto intrigante e da scoprire lungo il cammino di Bohm, ovvero l'abbandono di divisione della realtà in ordine e disordine e la proposta di due livelli di ordine, uno esplicito e manifesto, e l'altro implicito, realtà più profonda, invisibile e non percepibile esclusivamente con strumenti sensoriali che siamo soliti usare.
Vi chiedo se non vi tornano alla memoria spiegazioni filosofiche forniteci da Platone e tradizioni antiche ben precedenti al filosofo citato.
Sul lato pratico, in Naturopatia, si applica osservando sì la manifestazione dello stato di una persona che ha ad esempio vitiligine, ma anche il retroscena, l'origine a livello profondo di quanto si rappresenta a livello esplicito.
Mentre scrivo, mi sorprendo io stesso poiché mi accorgo di discutere con voi di Causalismo, uno dei principi naturopatici già trattati nel precedente articolo.
Ciò mi permette di riscontrare maggiormente l'importanza di prendere consapevolezza di quanto sia tutto intrecciato, collegato, in realtà Uno.
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