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Come non pensare di passare qualche bella serata in compagnia di uno dei più grandi maestri del cinema di tutti i tempi? Orson Welles che noi di Nerospinto amiamo e rimpiangiamo, sarà il protagonista di una rassegna cinematografica allo Spazio Oberdan. Noi non mancheremo, tu vuoi essere da meno?OrsonWellesNeropsintoGallery OrsonWellesNeropsintoGallery2  OrsonWellesNeropsintoGallery4  OrsonWellesNeropsintoGallery6 OrsonWellesNeropsintoGallery7 OrsonWellesNeropsintoGallery8

Un’ampia personale dedicata a Orson Welles, uno dei massimi registi di ogni tempo. Con la sua scrittura filmica barocca e visionaria, sempre al servizio di storie e personaggi “più grandi della vita”, Welles ha dato un contributo unico all’evoluzione del linguaggio cinematografico, innalzando la settima arte a vette di shakespeariana profondità. A partire dal suo primo lungometraggio, Quarto potere (film spartiacque dopo il quale la storia del cinema non fu più la stessa), Orson Welles, nonostante le limitazioni produttive impostegli dal sistema hollywoodiano, realizzò una serie di capolavori senza tempo (da L’orgoglio degli Amberson, La signora di Shanghai, Otello a Rapporto confidenziale, Il processo, L’infernale Quinlan), opere che ancora oggi non hanno perso nulla della loro eccezionale modernità, potenza e incisività espressiva.

La lunga mano del serial killer si estende a ogni nuovo episodio e i follower diventano più numerosi e organizzati.

Nell’ultima puntata, andata in onda rigorosamente in lingua originale, la novità è stata rappresentata dal personaggio dell’avvocatessa, anche lei una “seguace” di Carroll, ma con una particolarità, non è una adepta spontanea. Il serial killer la minaccia e la costringe. La giovane avvocatessa diventa, così, suo malgrado, la portavoce ufficiale di Carroll e la sua messaggera privata. Una svolta impensata nella sceneggiatura di The Following, dove i seguaci e gli adepti della setta sono scelti dal serial killer ma possono ora anche essere vittime della stessa organizzazione criminale. Il senso di questo cambiamento nello sviluppo della storia può essere trovato nella intensificazione della suspense e nella volontà dei creatori della serie di coinvolgere gli spettatori ad ogni azione dei personaggi. The Following comincia puntando l’attenzione sulla minaccia e le implicazioni che possono arrivare dalla Rete. La comunità di internet è un bacino inesauribile di contatti al quale attingere per coinvolgere persone, ma creare anche storie e vite parallele. I primi follower di Carroll sono coinvolti in un progetto criminale e malvagio che condividono e che fanno proprio. Gli ultimi sviluppi della serie presentano qualcosa che fa ancora più paura della scelta libera e consapevole, seppur sbagliata, dei primi seguaci del serial killer: la coercizione.

Si può essere coinvolti nei piani diabolici, spietati e folli di Carroll anche senza il proprio volere.

Quando la giovane avvocatessa si presenta alla stampa, facendosi portavoce del serial killer, declamando e citando brani di Edgar Allan Poe a molti sembra un gesto incomprensibile, ma i veri seguaci di Carroll sanno che è un messaggio del loro leader per loro: è il segnale per dare il via a nuove e pericolose azioni.

Stessa sorte tocca all’ex moglie del killer quando l’avvocatessa si fa messaggera e la induce a violare la sorveglianza dell’FBI e ad eseguire la volontà di Carroll se vuole rivedere il loro bambino.

A questo punto, nella serie e nella storia cambia tutto. A far paura agli spettatori non è solo una setta invasata e criminale ma la possibilità che tutti possiamo entrare a farne parte, pur senza il nostro volere. Alla giovane avvocatessa, Carroll fa mozzare un dito per costringerla ad agire.

A qualcun altro quindi può fare di peggio, se questo serve ai propri scopi.

All’azione precisa e metodica dei follower e del serial killer risponde sempre la contro-azione mirata e inequivocabile dell’antagonista Ryan Hardy e degli agenti del Bureau che personificano la legge e l’ordine. Bravissimi a seguire le tracce dei criminali e a intervenire per scongiurare la tragedia collettiva passo dopo passo. Hardy e i poliziotti rappresentano l’azione contrastante alla setta e al killer ma non rappresentano la speranza. O almeno non ancora.

E questo continua a far paura.

 

Il massaggio è rilassante, energizzante, linfodrenante, modellante ma....non è per tutti!

 

Ci sono situazioni in cui non bisognerebbe mai eseguire un trattamento oppure bisognerebbe eseguire un massaggio specifico per la persona che si appresta a riceverlo.

Prima di massaggiare l'operatore dovrebbe sempre e comunque porre delle domande al suo cliente al fine di capire che tipo di trattamento eseguire, come eseguirlo e, soprattutto, se eseguirlo.

Le persone con malattie degenerative, come ad esempio il tumore, non dovrebbero essere mai trattate.

Il massaggio sposta letteralmente grandi quantità di sangue, liquidi e cellule tumorali da una parte all'altra del corpo. Queste, muovendosi nel corpo, vanno ad attaccare quello che trovano sul loro cammino e proprio per questo motivo il massaggio non deve essere praticato per nessun motivo.

La malattia può in questo caso non solo peggiorare ma dare risultati davvero disastrosi, facendo diffondere in tutto il corpo le cellule malate.

Problemi di pressione molto alta o molto bassa dovrebbero essere trattati con massaggi specifici o, quanto meno, con movimenti adatti alla situazione.

Un massaggio energico con movimenti che sono diretti verso il cuore è eccezionale per chi soffre di pressione bassa, in quanto, con questa dinamica, si pratica una spinta del flusso venoso verso il cuore che aumenta i battiti cardiaci. Al contrario, invece, questo trattamento è nocivo e pericoloso per chi soffre di pressione alta; ad un'attività cardiaca elevata non si deve mai sovrapporre un forte carico di sangue perché questo aumenta la pressione.

La donna in gravidanza, e quella che sospetta di esserlo, dovrebbe essere trattata con un massaggio specifico adatto al suo meraviglioso stato di salute.

Il massaggio tradizionale prevede diverse manovre come spinte, coppettazioni, vibrazioni che sono controindicate, poiché il feto, se soggetto a vibrazioni, può andare incontro a danni anche molto pericolosi.

La pancia, in questo caso, non dovrà mai e poi mai essere massaggiata. L'olio sicuramente può e deve essere steso su questa parte del corpo per dare idratazione, ma non devono esserci, per ovvie ragioni, pressioni e scuotimenti. Il massaggio per la donna gravida consiste in un deciso lavoro di drenaggio dei liquidi, sollecitazione del ritorno venoso, scioglimento dei dolori lombari (anche qui la pressione deve essere ben regolata in quanto il feto si trova proprio oltre la zona lombare), dolori di schiena e problemi al nervo sciatico.

Quando si parla di "lavoro deciso" si intende un massaggio energico in sui si esercita pressione e movimenti veloci solo ed esclusivamente in certe zone; una pratica che solo un bravo professionista è in grado di eseguire in maniera corretta.

 

Questi sono solo alcuni dei casi in cui il massaggio non può essere praticato o in cui deve essere pensato un trattamento specifico.

Chi si appresta a farsi massaggiare deve sempre riportare al massaggiatore la sua attuale condizione di salute.

È bene ricordare, infine, che un bravo professionista, davanti ad un dubbio che non sa risolvere o gestire, è quello che rifiuta di massaggiare una persona.

 

Walter

 

WWW.MASSAGGIMILANO.IT

 

 

Anche per questo 2013 è arrivata la Notte degli Oscar, la serata più glamour piena di star e starlette dell’anno, celebrata rigorosamente in quella magnificenza che è il Golden Theatre di Los Angeles, che è a sua volta la città con il maggior numero di gente famosa.

Tutto come da copione: abiti griffatissimi, donne bellissime e attori da mozzare il fiato.

I premi assegnati, però, sono una vera tristezza!

Andando per ordine, la migliore regia è stata vinta dal regista orientale Ang Lee per Vita di Pi, dico ma scherziamo? L’intero film si basa sulla bravura e l’ingegno di tecnici di tecnologia digitale, su effetti speciali fatti con i più avanzati programmi di elaborazione grafica e con pratiche di animazione che nulla hanno a che vedere con la regia intesa come scelta di movimenti di macchina, di inquadrature e di scrittura filmica; in questo caso, un esempio è Quarto Potere di Orson Welles o, per parlare di casa nostra, Sciuscià e Ladri di biciclette di De Sica.

Eppure, Vita di Pi, a ridosso tra scene reali e scene al computer, era candidata a ben undici statuette. Storia emozionante e originale, dicono alcuni. Forse, ma non si può premiare la regia, o meglio, non si può consegnare una statuetta d’oro a Ang Lee per la sua preziosa regia.

Resto d’accordo, ovviamente, alle candidature per gli effetti speciali e per la fotografia, premio quest’ultimo vinto dall’italiano Claudio Miranda, che se lo è meritato.

Proseguendo, il premio più ambito per il miglior film è andato a Argo, con una bella regia di un ispirato e redivivo Ben Affleck. Il film in effetti è bello, soprattutto è realizzato bene in quelli che restano i passaggi fondamentali, ovvero le ricostruzioni storiche degli eventi narrati.

Ed è qui che la mia perplessità sull’Oscar si fa avanti: vincere come miglior film non significa, infatti, pensare solo alla realizzazione della pellicola perfetta, ma presuppone che la stessa scaturisca da una sceneggiatura originale; invece Argo ha una sceneggiatura che si basa su un rifacimento precedente.

A Hollywood, però, quando nella stanza dei bottoni si decide chi deve vincere e chi deve perdere, di solito, non si guarda in faccia a nessuno. Ne sa qualcosa il povero Clooney surclassato lo scorso anno da un attore francese semisconosciuto! Così è stato anche per questo 2013, Argo vince come migliore film e viene premiato anche come migliore sceneggiatura non originale. Quando si dice essere scaltri! Oscar indovinati e indiscussi restano quelli al miglior attore protagonista, vinto da un superbo Daniel Day-Lewis nei panni di Lincoln e dalla migliore attrice protagonista, Jennifer Lawrence che nella pellicola Il lato positivo ha fatto vedere come si recita a una sopravvalutata Anne Hathaway smunta e afflitta nel musical Les Miserables, la quale, sempre perché siamo a Hollywood, ha preso il premio di consolazione, sempre d’oro, come migliore attrice non protagonista. Infine, due altri Oscar tutti meritati per due grandi professionisti del cinematografo, il primo andato al geniale Quentin Tarantino per la migliore sceneggiatura originale del film Django Unchained; la pellicola è un omaggio agli spaghetti western italiani ma rivisti e corretti dal regista americano in chiave splatter con l’alternarsi della realtà del vissuto e la finzione del fumetto e con uno sguardo all’apartheid attraverso la scelta del protagonista di colore che si affranca dai padroni bianchi. La seconda statuetta d’oro se la è conquistata la costumista Jacqueline Durran per i meravigliosi abiti del film Anna Karenina, la stylist inglese che aveva già vestito con successo Keira Kingthtley nel film Espiazione e Orgoglio e pregiudizio. Il costume creato dalla Durran per Anna Karenina è stato votato come il miglior costume della storia del cinema.

 

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GIRLS’ NIGHT OUT ritorna VENERDI’ 8 MARZO alle ore 19 per la seconda serata in rosa, tutta al femminile, presso la location del Caffè Posta di Cernobbio sul Lago di Como. Il Caffè Posta, sotto la direzione artistica di News-Eventicomo Relazioni Pubbliche, ha deciso di celebrare la Festa della Donna con il fashion party TRUCCO e PARRUCCO. Un evento dedicato alle Tendenze Primavera – Estate 2013, taglio-colore e make up. Durante la serata, Hair & Make up performance a cura del rinomato centro ALL FASHION Acconciature, con la partecipazione della Make Up Artist Milena Di Stefano.

Ad animare la serata, il sound anni ’70,’80 e ’90 curato da DIVI DEEJAY from BM RADIO_un salto nel passato con i più grandi successi di musica dance_e un gustoso ROYAL BUFFET con assaggi e sfiziosità cucinate al momento dallo Chef del Posta. Serata a tema, animazione e fotografi per una pink night all’insegna del glamour. Inoltre, per le clienti fortunate, PREMI omaggiati da All Fashion e dal Caffè Posta.

 

Per informazioni: News-Eventicomo al numero 339 8582462

Cosa siamo se non il frutto della nostra educazione? Siamo quello che ci hanno insegnato, ma anche quello che abbiamo scelto di essere. E' l'educazione siberiana: dura, spietata, romantica e implacabile. Ti segna la pelle, come i tatuaggi che alcuni dei protagonisti portano e che sottolineano un'altra chiave di lettura del film: la trasmissione del sapere e l'ostinazione dei protagonisti nel dare un senso alla vita, codificarla attraverso segni e usanze.

Il rischio di banalizzare l'omonimo romanzo di Nicolai Lilin, libro potente e epico, ricco di spunti narrativi, era dietro l'angolo. Ma Salvatores ha schivato il pericolo lavorando (bene) sulla sceneggiatura, scegliendo di aggiungere una dimensione più ampia, che abbraccia 10 anni e aggiunge un finale inedito.

La Russia, lo sfondo (freddo) del film, a cavallo tra la fine dell'epopea sovietica e l'inizio del nuovo corso democratico, una linea immaginaria che segna implacabilmente anche i rapporti umani. Un film in costume che documenta con dovizia un mondo che non c'è più. Ma la centralità del cinema di Salvatores, come sempre, è la narrazione dei rapporti umani, l'amicizia, la lealtà, l'amore e come questi si evolvono e involvono.

Questo filtrato dagli "siberiani", discendenti degli Urca deportati da Stalin, stirpe criminale in decadenza, che cerca con i denti di resistere alla meschinità della corruzione e dalla modernità alle porte, che solletica nell'uomo moderno il sogno della ricchezza facile. E poi l'odio nei confronti del potere e dei suoi strumenti istituzionali: l'esercito, la polizia, i banchieri e anche i criminali corrotti, quelli che trafficano droga. I siberiani contro tutti.

 

Di fatto Educazione Siberiana è il film più ambizioso e coraggioso del regista milanese. Salvatores osa e riesce a trasmettere quel baratro (la modernità incipiente) nel quale il fiero popolo siberiano è destinato a cadere: sequenze epiche (il fiume in piena), scene di combattimento corpo a corpo e incisi cinematografici destinati a rimanere impressi nella memoria dello spettatore (la scena della giostra su tutte, con sottofondo Absolute Beginners di Bowie, scelta  a sostegno narrativo della condizione dei ragazzi, adolescenti che si affacciano nel mondo).

Ma il centro del film rimane l'epoca dell'educazione e il protagonista di questa storia, il nonno Kuzja (il superbo John Malkovich), il maestro d'armi, il vecchio carismatico che trasmette valori e ideali al giovane Kolima. L'educazione di cui parlavamo all'inizio, insegnamenti che si possono fare propri o che possiamo buttare al vento, come semi che non germoglieranno mai più.

 

 

Da una parte la musica di Burial. Colui che si definisce 'Il super eroe spazzatura’, produttore londinese underground dubstep il cui debutto nel 2006 con l’omonimo album è stato in grado di spaccare in due le opinioni dei critici inglesi. Burial è stato segnalato dalla rivista Wire come album dell’anno e da Mixmag al quinto posto tra i migliori dischi. Il secondo è stato una delle uscite britanniche tra le piú attese del 2007, quando ancora conduceva due vite parallele vivendo quella da producer sotto lo pseudonimo di Burial e quella di William Bevan come identitá che ha rivelato solo nel 2008 al quotidiano britannico The Independent.  Nativo del sud di Londra, Bevan ha continuato a registrare come Burial pubblicando diverse opere con la collaborazione di artisti del calibro dell'ex compagno di scuola Kieran Hebden (Four Tet), Thom Yorke, Massive Attack, e Jamie Woon e i due EP supplementari Hyperdub - Street Halo e Kindred - nel 2011 e 2012 che nella versione giapponese sono usciti combinati in un solo CD. ‘’Untrue’’, seconda uscita del 2007 vincitrice di una nomination al Mercury Prize che lo ha reso agli occhi di qualcuno come il prossimo Aphex Twin, è un panorama dagli oscuri motivi ambient  che si rifanno al mood del tempo inglese, frastagliati da spettrali loop vocali. ‘’Untrue’’ é il riassunto di un’attesa, è come se cercasse di catturare i momenti che dividono le nuvole grigie delle uggiose giornate londinesi dalla comparsa di flebili raggi di sole. Nelle notti d’estate Burial percorreva le buie strade della sua cittá e in preda a diverse suggestioni  urbane tornava nel suo studio e iniziava a lavorare alla sua musica in una sorta di ipnosi di sé stesso, quando tutto intorno sembrava quasi essere in letargo. ‘’Quello che voglio è creare la stessa sensazione di quando si cammina sotto la pioggia e un brivido percorre il bordo della tua mente dove riecheggia un triste suono lontano, un grido sembra più vicino’’.

 

 

Dalle melanconie urbane di Burial si passa alle lontane ambientazioni musicali desertiche del duo berlinese Monolake con  ‘’Gobi. The Desert’’. Rispetto ai loro precedenti lavori ‘’Hong Kong’’ e ‘’Interstate’’ nati da delle registrazioni su campo di onde, insetti e strade affollate fuse  alla techno minimal in cui si perde ogni riferimento all'ordine e alla realtà, ‘’Gobi. The Desert’’  suona come la virata opposta. E’ il loro album meglio riuscito che evoca i canti della terra, la refrigerazione dei venti notturni, il cinguettio della fauna microscopica e distante che si mischia al rimbombo dei bassi dello studio di registrazione digitale. Le indagini sulla natura sono diventate la fonte di ispirazione per i Monolake che si mescolano ad una profonda ricerca sul suono, il ritmo e l'interazione tra suono e la sua struttura. Robert Henke e Behles Gerhard non si dedicano solo alla produzione della loro musica ma anche allo sviluppo di software utili alle loro creazioni. Per esempio Gerhard Behles è un ingegnere e fondatore di Ableton, un programma conosciuto in tutto il mondo acquistato da musicisti e designers di fama mondiale.

 

 

Due ambientazioni musicali opposte in un unico trip ad altissima qualitá audio ovvero quella dell’Acusmonium, un’orchestra di altoparlanti destinata all’interpretazione di musiche elettroacustiche con lo scopo di spazializzare e “orchestrare” il suono.  La sua diffusione avviene tramite altoparlanti diversi fra loro sia in “colore timbrico” che “ potenza” e “dispersione”; opportunamente distribuiti nello spazio e con l’aiuto di una “console di proiezione” variano  l’intensità e il colore dei suoni  proiettati immergendo completamente l’ascoltatore nel cuore dell’espressività dell’opera.

 

BURIAL & MONOLAKE ‘’Paesaggi hyper-urban & Utopie ambientali’’ 

4 marzo ore 21.00                                                                                                                                                                            presenta Massimiliano Viel Sound reactive visuals a cura di Andrew Quinn proiezione acusmatica: Dante Tanzi e Giovanni Cospito Musiche di Burial e Monolake Biglietti 8 € / 5 € (prevendita in Auditorium: LUN-VEN 10-12.30 e 14.00-18.30)

FONDAZIONE CULTURALE SAN FEDELE  piazza San Fedele 4, 20121 - Milano Auditorium: via Hoepli 3/b, 20121 - Milano

 

 

 

Sono passati ormai più di 5 di mesi dall'ultima esibizione live dei Ministri, che hanno partecipato lo scorso agosto allo Sziget, noto festival ungherese, e quasi un anno di dall'uscita di “Fuori” il terzo disco della band milanese che torna finalmente a far parlare di sé annunciando il lancio del loro quarto album previsto per il 12 marzo 2013.

Il gruppo già da settembre aveva iniziato a far girare voci sul web sulla pubblicazione di un nuovo lavoro pronto “non prima di aprile 2013”, come aveva dichiarato Davide Autelitano, il cantante della band, accompagnando la notizia con uno screenshot dell'elaborazione di uno dei nuovi pezzi. Ma per la gioia dei fan l'attesa del progetto inedito sembra essere stata ridotta.

“Per un passato migliore” è il titolo del prossimo disco realizzato per Godzillamarket in licenza con Warner Music, al contrario dei precedenti lavori pubblicati sotto l' etichetta discografica Universal Music (“Tempi bui” 2009, e “Fuori” 2010). L'album è stato anticipato dal singolo “Comunque”, già in circolazione nelle radio dal 31 gennaio 2013.

Per la registrazione il trio milanese si è affidato a Tommaso Colliva, già produttore di noti nomi del panorama rock nazionale e internazionale come Muse, Afterhours e Calibro 35, mentre la copertina del disco è stata realizzata dal Collettivo 84, un gruppo di sei giovani artisti milanesi.

Il primo estratto è stato accompagnato dalla pubblicazione del video, diretto da Marco Proserpio e Jacopo Farina per Sterven Jonger. Il lavoro, come dichiarato da Sterven, intende raccontare i Ministri come sono realmente, lontano dai riflettori e dalle luci del palco; al contrario del set scelto per la realizzazione di “Noi fuori”, l'ultimo video del precedente album, che vedeva il cantante della band circondato da un trionfo di oggetti kitsch, emblema di un mondo costruito da mode di plastica passeggere. Il video è stato girato con quattro camcorder VHS amatoriali che rendono le immagini distorte, sfuocate, rumorose ed uniche grazie agli effetti usati che sono interni alle macchine stesse.

Il video, innovativo e di grande impatto visivo, si annuncia essere ancora una volta, come il primo singolo estratto, il manifesto di un gruppo senza peli sulla lingua, che vanno dritti al sodo e che non hanno paura di denunciare, anche attraverso i loro testi “politically uncorrect”, la crisi sociale che caratterizza i nostri tempi ed in particolar modo il nostro Paese.

A distanza ravvicinata dalle elezioni può farci sorridere il fatto che almeno questi Ministri, un gruppo di tre giovani ragazzi di Milano, si diano da fare con la loro passione per la musica per portare a riflettere le nuove generazioni sul bisogno e la volontà di continuare a provarci per dare il meglio sempre e comunque.

 

Per chi deciderà ascoltarli e acquistare il loro quarto disco, l’album sarà disponibile:”..in tutti i negozi di dischi rimasti. Non necessariamente i migliori”, come ha dichiarato irriverentemente il gruppo sulla pagina facebook ufficiale.

La promozione dell'album inizierà in concomitanza con le date del nuovo tour che partirà dal Blackout di Roma il 15 marzo e toccherà l'Alcatraz di Milano il 21 marzo, data che si annuncia essere prossima al sold out.

 

 

Qui di seguito la tracklist di “Per un passato migliore”:

 

1. Mammut

2. Comunque

3. Le Nostre Condizioni

4. La Pista Anarchica

5. Stare Dove Sono

6. Spingere

7. Se Si Prendono Te

8. Caso Umano

9. Mille Settimane

10. I Tuoi Weekend Mi Distruggono

11. I Giorni Che Restano

12. La Nostra Buona Stella

13. Una Palude

 

Il pesce viene escluso dalla dieta vegetariana, banalmente perché viene ucciso. A differenza dei mammiferi di cui l’uomo si nutre, il pesce non emette alcun grido, ma muore di asfissia e provoca meno empatia rispetto alla morte di un qualsiasi mammifero. Alcuni ricercatori in Irlanda hanno da pochissimo concluso uno studio per determinare se l’aragosta una volta bollita viva soffra o meno. Un vegetariano per definizione non mangia nulla che viene ucciso e di conseguenza non si nutre di pesce. Quelle persone che si nutrono di pesce, ma escludono ogni altro animale dalle loro tavole si definiscono “pescetariani” e non sono vegetariani.

 

Dal punto di vista ambientale la pesca è un bene o meno?

I pesci allevati sono per la maggior parte predatori che richiedono enormi quantità di pesce pescato per essere nutriti. Il futuro stesso della pesca è, di conseguenza, messo a rischio. Tonno rosso, Salmone e Halibut del Pacifico sono tra le specie più minacciate dal saccheggio operato dai pescatori ai danni delle specie di cui questi animali si nutrono. Paradossalmente per tutte queste specie sono in corso delle politiche destinate a sostenerne il recupero perché tutte vittime di un eccesso di pesca. È evidente che se le si priva degli alimenti, qualsiasi politica di recupero sarà vana. (dati Hungry Oceans della FAO)

 

Diciamo che un uso più consapevole di questo alimento sarebbe raccomandato anche per pescetariani o onnivori, proprio per evitare il disastro ambientale che già si intravede nel Mediterraneo.

 

Per la salute il pesce è fondamentale?

In realtà nessun alimento è fondamentale ed è facilmente sostituibile. Ad esempio, i tanto millantati Omega-3, sono presenti in molti alimenti di origine vegetale, come i semi di lino o i semi di canapa. Da questi si estrae un olio che è ricchissimo di Omega-3, ma anche di Omega-6 nel corretto rapporto che serve all’uomo, senza sbilanciare minimamente la dieta. Quanto alle proteine, come in tutte le diete vegetariane,  sono facilmente reperibili in cereali e legumi, o nel caso del vegetarismo in uova e latticini.

 

Un uso consapevole di ogni alimento, contribuisce al benessere del pianeta. Ogni piccolo gesto può produrre effetti inaspettati.

 

Dopo il successo del live a Villafranca di Verona in occasione del Perfect Day Festival, i Two Door Cinema Club tornano nel nostro paese. La rock band nord-irlandese vanta un fortunato esordio con l'album "Tourist History" (Disco d'oro in UK), da cui è stato estratto il singolo I Can Talk, uno dei brani più amati e suonati dai djs indie-rock di tutto il globo.

 

A due anni dal primo album, i tre ragazzi di Bangor tornano sulle scene con un nuovo lavoro: Beacon.

 

Lo presentano ai Magazzini Generali, venerdì 22 febbraio.

 

 

Data: venerdì 22 febbraio 2013 Tour: Two Door Cinema Club in concerto

Orario inizio: 21:00 Orario apertura cancelli: 19.00

Location Magazzini Generali - Milano Via Pietrasanta, 14 20141 Milano Milano (MI) http://www.magazzinigenerali.it/ 02 5393948

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