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“Oggi chiacchiero con” è una chiacchiera, uno scambio di pensieri sullo Yoga che periodicamente farà parte dei miei articoli per farvi conoscere meglio gli insegnanti e gli insegnamenti che Milano offre. Con queste interviste vi svelerò i punti di vista dei maestri sullo yoga e sul modo di presentare le scuole di Yoga che abitano il tessuto della città.
Oggi sono nella sede di Milano di [Hohm] street Yoga, via S. Calocero 3.
Hohm street Yoga è un accogliente spazio open space nel quale si praticano diverse attività, dallo yoga, massaggi, cucina veg, a worskhop atti ad arricchire ed ampliare gli orizzonti dei propri partecipanti.
Oggi chiacchiero con Marco Migliavacca uno degli insegnanti Yoga e fondatore di [Hohm] street Yoga.
Marco arriva da una formazione artistica prima il liceo poi l'accademia di belle arti di Brera di Milano, un percorso tra la critica, la filosofia estetica, la fotografia, gli archivi d'arte, il teatro e la pubblicitá. Ha vissuto all'estero prima a Lisbona ed è poi a Barcellona dove grazie a un amico ha iniziato a praticare Ashtanga Vinyasa Yoga. Un cammino iniziato nel 2005 che nel 2009, attraverso il teacher training con Gordana Vranjes e Gloria Rosales presso Yoga Dinamico Mandiram a Barcellona, lo ha portato ad approfondire e investigare questo cammino. L'inizio di un viaggio che è continuato India, in Himalaya e per diversi ritiri in giro per il mondo con insegnanti illuminati tra i quali John e Lucy Scott, Sharon Gannon e David Life. Una continua ricerca tra i testi, le scritture e gli esempi di spiriti liberi e appassionati come Desikachar, Krishnamurti, Iyengar, Dharma Mittra, Paulie Zink, Donna Farhi, Daniel Odier e la sua nonna centenaria che è stata il più grande esempio di presenza, compassione e amore incondizionato.
"Con lo yoga mi sento sempre all'inizio e solo nell'iniziare ritrovo quel vibrante entusiasmo di chi non ha un fine ma vede davanti a sé uno sconfinato territorio da esplorare senza dovere raggiungere nulla se non quello che è l'infinito presente."
DOMANDE:
1- Qual è la tua visione personale dello Yoga? Cos’è per Marco lo Yoga?
Non ho una visione personale dello yoga. Cerco di viverlo come un'esperienza quotidiana senza definirlo ma posso parlarti della mia visione personale della “pratica”. Parola usata sia per definire la pratica delle Asana ma anche la possibilità di mettere in pratica in senso contrario e opposto alla teoria ciò che desideriamo essere. La pratica è esercizio: dal tendere un muscolo, al parlare con onestà. Praticare l'ascolto ad esempio è un esercizio per indagare noi stessi non solo attraverso uno strumento limitato quale l'intelletto ma anche attraverso l'intelligenza del corpo che spesso viene considerato invece inferiore alla mente.
Lo Yoga è “esperienza pratica di sé”, non lontano dal “conosci te stesso” socratico.
La pratica è un cammino per guardare la realtà senza cercare di piegarla al nostro volere, che trova nell'accettazione e nella distanza dal giudizio di bene e male la vera esperienza di noi stessi, la meraviglia nello scoprire appieno ciò che siamo. E' una possibilità di liberarsi dall'illusione e dall'inadeguatezza tra quel che viviamo e quel che desideriamo, dalle contraddizioni della nostra vita per com'è e non per come la vediamo. E' una sorta di scienza chirurgica per ascoltare e indagare la vastità di ciò che siamo senza identificarci solo nelle nuvole di passaggio.
Lo Yoga per me è un kit completo per imparare ad essere qui e ora nonché un cammino per conoscere e accettare la nostra natura potendo scegliere consapevolmente quale cultura sociale politica, umana e spirituale coltivare.
2- Perché una persona è “spinta” a far Yoga? Quali sono secondo te i motivi per cui i tuoi allievi solitamente si avvicinano a questa disciplina?
Ci possono essere mille ragioni: dal desiderio di un corpo più bello alla espressione massima dell'individuo in modo consapevole e cosciente, alla pura curiosità. Non credo vi siano intenzioni giuste o sbagliate.
In una esperienza così totalizzante e viva quale quella della pratica, è importante ricordare che lo Yoga non è e non dovrebbe creare nuovi dogmi o “formule magiche” in cambio di una promessa di felicità. Credo fermamente che nessuna pratica atta allo sviluppo della consapevolezza dovrebbe dare risposte o soluzioni, altrimenti rischiamo di aderire ancora una volta a un modello che è altro dal noi generando nuova sofferenza, inadeguatezza, dolore.
Imparare a porci domande precise per avere risposte lucide, essere consapevoli delle nostre scelte, dei nostri desideri e accettarci sono parte del processo di questo cammino ma non vi é alcuna condizione preliminare per iniziare. "Il punto da cui iniziamo è assolutamente personale e individuale ed è il punto preciso dove ci troviamo in questo momento. Nello Yoga si dice di iniziare da dove si è e per ciò che ci piace" scrive Desikachar.
3- Parliamo dello “stile” di Yoga che tu insegni, quali sono i capisaldi di questa filosofia yogica?
Dal mio punto di vista tutto è yoga. Parlare di stili è più una necessità per comunicare all'esterno ciò che si va a fare dato che lo Yoga non ha un retroterra condiviso in Occidente come lo ha storicamente o culturalmente in Oriente. Io nello specifico Insegno Vinyasa che significa “unire, mettere insieme, connettere, fluire” e Yin Yoga, due pratiche complementari e molti distinte, una dinamica e una di totale abbandono. Qui è dove mi ha portato sino ad ora il mio cammino. Sai, quando intendiamo che tra me e te non c'è nessuna differenza: allora quello è yoga. Ciascuno ha il suo cammino e nessuno è uguale nella liberazione dai veli che oscurano la possibilità di vederci come parte di una natura più grande e non duale, non vi sono regole o corsie preferenziali più giuste o meno giuste. Allora quando mi accorgo che quel che desidero negli altri è ciò che posso iniziare a praticare sin da ora, non fa più differenza e non ha importanza lo stile o il cammino che abbiamo scelto.
4- Ho usato prima la parola stile virgolettata. Cosa ne pensi di tutte le differenziazioni di stili, modus operandi, ecc ecc riguardo le diramazioni dello Yoga? Pensi che creino confusione a chi si approccia alla pratica per la prima volta?
Credo che potrebbero esistere tanti stili e tanti cammini quanti sono gli esseri viventi. Ciò che ritengo fondamentale è non attaccarsi alla propria pratica, al proprio stile, ma lasciare che tutto fluisca e si trasformi, si evolva o muti costantemente. Lo Yoga ci insegna a non restare inchiodati al nostro punto di vista ma ad allargare il nostro cono visivo. Ad esempio, se resto con il muso attaccato alla terra vedrò sempre la terra ma se inizio ad alzare la testa, se esco dalla mia zona di conforto, mi accorgerò che quel pezzo di terra fa parte di un prato con meravigliosi alberi e un orizzonte sconfinato e che io ne sono parte.
Ci rendiamo conto che la grande differenza sta nel modo in cui ci disponiamo ad osservare, senza preconcetti, senza resistere, accogliendo e ascoltando senza metterci davanti a quel che la vita ci offre ma lasciandoci attraversare. Lo Yoga ci invita ad osservare e citando Krishnamurti a liberaci dal conosciuto. Io ovunque mi trovi nel mondo vado a praticare, vado a conoscere. Se non ti aspetti nulla, in qualsiasi pratica anche in quella che ti è apparentemente più distante puoi imparare qualcosa. Bisogna esperire, mettersi in gioco e imparare ad ascoltare senza presunzione o preconcetti che altro non fanno che trasformare le nostre paure in fobie bloccandoci. La pratica si trasforma per mantenerci presenti e non per mantenerci attaccati a un'idea o a qualcosa che è trascorso e non conta lo stile che scegliamo ma l'intenzione con cui ci mettiamo a praticare sul tappetino. E a questo punto invito sempre a chiederci: perché pratichiamo? Che cosa ci spinge a farlo? Questa domanda cambia radicalmente il nostro modo di praticare.
5- Perché hai iniziato ad insegnare Yoga?
Perché la vita mi ci ha portato. L'occasione di condividere ciò che ho ricevuto è un dono che non posso tenere per me. E' come tenere solo per sé l'amore, appassisce. Non me lo sono mai prefissato come scopo. La mia insegnante mi esortò ad approfondire e in lei ripongo grande stima e fiducia, il resto si è evoluto poi pian piano.
6- Noto uno stampo fresco e contemporaneo in generale: dal sito alla vostra grafica, immagini, interazioni con Fb,ecc. Uno stile che si discosta dal metodo tradizionale di presentare una scuola di yoga che alle volte risulta un po’ “da invasati”. E’ una scelta voluta?
Si, certo. Una scelta vicina anche all'esperienze che ho fatto fuori dall'Italia. Credo che ci sia una volontà chiara di sentire lo Yoga come una pratica che è qui, ora, in questo momento e in Occidente con tutto quello che questa vita comporta. E' importante che la pratica abbia una comunicazione adeguata all'epoca in cui ci troviamo; lo yoga è presente e non una messa in scena di qualcosa che è trascorso. Il linguaggio, l'accessibilità, i codici e la contemporaneità sono fondamentali per comunicare e trasmettere.
La filosofia che soggiace alla pratica Yogica ritengo vada trasmessa nel contesto in cui si vive inserendosi in modo fluido e organico nella vita quotidiana e urbana di oggi. Non in un eremo lontano, con il massimo rispetto per chi sceglie una via ascetica, ma qui e ora alla portata della vita di tutti.
Ci terrei anche a ricordare che [hohm] vive di uno splendido team di giovani appassionati in continua ricerca e sperimentazione quali sono i miei compagni di viaggio: Elena, Jonathan e Giovanna e dell'estro culinario di Manuel aka Unocookbook.
7- Cosa trasmetti ai tuoi allievi nelle tue lezioni? Qual è la cosa che a tuo avviso è più importante insegnare?
Questo dovresti chiederlo a loro (sorriso).Cerco di trasmettere quello che ho ricevuto, avere fiducia in quello che siamo e sentiamo. Imparare ad arrendersi e a lasciare andare. Affidarsi e conoscere la compassione. Provare ad ascoltare senza pensare.
La cosa più importante credo sia guardare senza dover decidere da che parte stare, non cercare alcuna supremazia tra mani e piedi, corpo o mente ma vivere appieno ciò che siamo in tutto il nostro potenziale. Essere le scelte che facciamo e le parole che esprimiamo. Sorridere.
8- Cosa secondo te è più frainteso in generale della pratica dello Yoga nel mondo Occidentale?
Credo che la cosa più fraintesa sia quello di affidarsi allo Yoga vivendolo come un nuovo rituale dal gusto esotico che ci renderà indenni da dolori e infelicità. Certo, lo Yoga porta grandissima gioia ma non è uno scudo che ci rende immuni dalla vita stessa e dai suoi cicli naturali. É una filosofia, una disciplina che ci insegna a cogliere in piena consapevolezza le opportunità che la vita ci offre. Una mente flessibile in un corpo sano capace di adattarsi e trasformarsi ,in equilibrio e sintonia con l'universo di cui siamo parte.
Un altro pericolo all'interno della pratica credo sia non accettare quello che siamo per cercare di raggiungere un risultato che é altro da noi, dimenticare che lo yoga è il fine, il mezzo e la pratica stessa é la ricompensa. Confondere la pratica con una gabbia, uno schema al quale aderire o entro il quale rientrare anziché vedere nella pratica un coraggioso cammino per scoprirci e riconoscerci identici in tutte le nostre differenze. Trasformare le nostre esperienze in nuove regole é rischiare di guardare all'oggi con gli occhi di ieri. Sentirsi solo corpo o mente ci porta inevitabilmente a compararci agi altri e a noi stessi generando competizione, aggressività, insoddisfazione e una nuova ferita tra chi siamo e chi crediamo di essere o di dover diventare.
9- Cosa consigli alle persone che dicono “vorrei ma non me la sento di far Yoga perché non ho una buona preparazione fisica, non sono molto flessibile, non mi piego abbastanza, sono troppo vecchio, ecc.
Penso che corpo, età o flessibilità siano fattori irrilevanti per lo Yoga.
A ogni età e con qualsiasi corpo si può praticare in modo adeguato e con rispetto del corpo in quel preciso momento della propria vita. Io consiglio sempre di provare, di esperire e di non affidarsi a preconcetti, a opinioni o a quel che si è sentito dire. Di usare un poco il cuore e non la testa, di avere coraggio e darsi una opportunità prima di giudicare. Lo yoga non è quello che tu pensi ma quello che senti.
10- Può lo Yoga cambiare la vita delle persone? E in che modo ha cambiato la tua vita?
Se può la consapevolezza di ciascun individuo cambiare il mondo pensa allora come la consapevolezza di un solo individuo possa cambiare il suo piccolo mondo.
Si certo la mia vita è cambiata, sono qui ora e non più là. :)
BOTTA E RISPOSTA: UNA DOMANDA – UNA PAROLA COME RISPOSTA
1- L’Asana che preferisci di più_ Sirshasana
2- Lo stile di yoga che senti più tuo_ quando pratico provo a dimenticarmi di mio e tuo e comunque non li ho ancora provati tutti ma ti terró aggiornato.
3- Un libro utile (in generale)_ “Libertà dal conosciuto” di Krishnamurti
4- Un viaggio utile_ tutti
5- Una citazione o una tua frase utile_ “quel che resisti persiste, quel che accetti si trasforma” Anonimo
6- Un consiglio per chi pratica Yoga_ Non dimenticare di ascoltare il tuo respiro
7- La cosa da evitare per chi pratica Yoga_ nulla, esperire é conoscere.
8- Cosa ti rende felice quando insegni_ distaccarmi completamente dal mio quotidiano, da Marco, sentire l'unione di tutti i respiri e l'arresa di tutte rivendicazioni individuali.
9- Colore preferito_ blue ma anche verde
10- Una bevanda che consigli a tutti_ Ginger + Lemon + Honey
Il centro [Hohm] street Yoga lo trovate in Via San Calocero, 3 Milano.
Web: http://hohmstreetyoga.com/ - MM SANT’AMBROGIO/SANT’AGOSTINO
Namasté,
Vittorio Pascale
Allievo praticante di Yoga Integrale presso il Centro Parsifal Yoga, Milano
Fondatore della pagina Fb: Yogamando
Studioso e praticante di Buddhismo Tibetano
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La celebre commedia di Aristofane con l’Ensamble Stabile Fondazione Teatro Due torna in scena fino al 24 marzo al Teatro Elfo Puccini di Milano.
In un periodo di forte instabilità per il nostro Paese, gli attori si interrogano, con comicità e leggerezza, sul ruolo fondamentale che possono assumere la cultura, l’arte, la poesia e il teatro nei confronti della società e delle sue sorti.
“Come si può salvare una città che non sa distinguere il bene dal male?”
Attraverso l’umorismo e l’ironia si cerca di giungere ad una verità, conducendo il pubblico in un viaggio surreale e improbabile lungo gli inferi, al termine del quale risiede la salvezza della polis e forse la risposta che stiamo cercando.
Il classico di Aristofane rappresenta una riflessione sempre attuale: parla di una società in decadimento che sa trovare rifugio nella cultura e nel teatro.
Sta a noi, ora, ritrovare i nostri Eschilo ed Euridipe.
Teatro Elfo Puccini
Corso Buenos Aires 33, Milano
Tel. 02 00660606
Sala Shakespeare
Orari: mar-sab 21:00 / dom 15:30
Durata: 105' con intervallo Prezzi: Intero euro 30.50 Martedì biglietto unico euro 20 - ridotto <25 anni - >60 anni euro 16 - gruppi scuola euro 12
Per acquistare i biglietti: http://www.vivaticket.it/
Il giovane trio vicentino lo scorso febbraio è arrivato finalmente nei negozi di dischi con il loro album d'esordio: “1991” e noi di Nerospinto ci siamo lasciati incuriosire dai Bad Black Sheep.
Il nome per chi mastica un po' la scena emergente italiana non suona del tutto estraneo, abbiamo infatti già sentito parlare di loro in seguito alla partecipazione dello scorso anno a Casa Sanremo, ma il vero successo arriva solo adesso e le aspettative nei confronti della nuova rock band vicentina sono molte.
Il gruppo originario di Vicenza inizia a suonare insieme dal 2006, già fermamente convinti di voler intraprendere il cammino del cantautorato, i tre ragazzi iniziano da subito a comporre testi e musica propria che porteranno in giro per l'Italia in molti concerti live e contest per band emergenti.
Dal 2006 al 2012 sono protagonisti di diversi concorsi nazionali nei quali ricevono numerosi riconoscimenti(Emergenza Festival, Rock Targato Italia, Different Music For Different People, Musica nel sangue, Jesolo Music Festival, Sotterranea Rock, Riverock, ecc.).
“1991” è il nome sia del primo singolo estratto e mandato in radio lo scorso maggio che del primo album edito per Valery records.
Il titolo si presenta come un chiaro omaggio all'anno di nascita dei tre componenti della band (Filippo Altafini voce solista e chitarra, Teodorico Carfagnini basso e seconde voci, Emanuele Haerens batteria) e sottolinea la volontà di raccontare l'universo che li ha formati e continua a stimolare nuove riflessioni.
L'album, che presenta una scaletta di 12 pezzi completamente scritti e pensati dai componenti del gruppo, fa emergere fin dalle prime canzoni lo stile rock e le influenze tipiche della musica americana degli anni '90.
I testi, maturi e carichi di grinta, parlano delle difficoltà della vita, della solitudine che spesso ci circonda e sopratutto della sfiducia nel futuro della generazione nata al tempo della prima guerra in Iraq.
L'amore per la grande musica italiana dalla quale traggono ispirazione viene sottolineato non solo dal titolo del secondo brano estratto: “Radio Varsavia”, evidente riferimento alla nota canzone di Battiato del 1982, ma anche dalla cover di un'altra famosa ballata del celebre cantautore siciliano “Cuccurucucù”.
Insomma un album dove si intravede la nostalgia, (o forse l'invidia?) per una giovinezza vissuta in un'altra generazione, quella dei genitori, dove forse gli stimoli forti erano maggiori e le grandi prospettive verso il futuro più motivanti.
Per concludere dunque con buona dose di giovane rock lasciamo a voi il compito di scoprirne di più:
http://www.myspace.com/badblacksheep
http://www.facebook.com/home.php?#/pages/Bad-Black-Sheep/37338443570?ref=ts
Noi di Nerospinto amiamo i sentimenti forti, l'essere esteti della parola che si trasforma in dramma, ci spingeremo al Teatro Manzoni, e voi?
Dopo il successo ottenuto dal debutto nazionale a Chieti, e dalla tappa nella splendida cornice della Capitale, il Vate arriva a Milano.
In occasione del 150° anniversario della nascita del Vate, avvenuta a Pescara nel 1863, l’Italia celebra uno dei maggiori poeti e personaggi della cultura del 900. Prendendo spunto dall’approfondita biografia del poeta abruzzese, scritta da Giordano Bruno Guerri, storico prestigioso e presidente del Vittoriale degli Italiani, Edoardo Sylos Labini interpreta e scrive insieme a Francesco Sala “Gabriele d’Annunzio, tra amori e battaglie”: una pièce assolutamente innovativa che ripercorre la vita di un artista straordinario, che ha saputo imporre i propri sogni e le proprie idee in un susseguirsi di amori, passioni, infedeltà, avventure mondane e politiche, oltre che autentiche provocazioni poetiche vissute sempre con vittorioso clamore. Lo spettacolo, prodotto da RG Produzioni, ha debuttato il 9 febbraio a Chieti al Teatro Marrucino e sarà in scena a Milano dal 20 al 24 marzo nella prestigiosa cornice del Teatro Manzoni. Lo spettacolo rientra tra le iniziative de Il Vittoriale degli Italiani in programma nel 2013 per le celebrazioni ufficiali del 150° anniversario della nascita di Gabriele d’Annunzio e intende restituire al pubblico l’affascinante figura del Vate. Diretto dal regista Francesco Sala, è un tributo ad una delle personalità più controverse della scena culturale italiana del Novecento, un artista che ha saputo imporre i propri sogni, facendo “della propria vita come si fa un’opera d’arte”.
IL DISCO TEATRO
Edoardo Sylos Labini presenta lo spettacolo utilizzando un nuovo format teatrale unconventional: il “Disco Teatro”. Così ribattezzato da un critico, questo genere vede in scena una consolle dj ed è proprio sulle sonorità mixate e suonate dal vivo che gli attori interagiscono, arrampicandosi sui crepacci dei suoni e giocando con i ritmi dei piatti.
LO SPETTACOLO
Ispirato alla straordinaria biografia dell’eroe di Fiume, lo spettacolo “Gabriele d’Annunzio, tra amori e battaglie”, scritto da Edoardo Sylos Labini e Francesco Sala con la consulenza di Giordano Bruno Guerri, traccia la vita dell’artista scandita dal succedersi di amori, passioni, infedeltà, avventure politiche e mondane, autentiche provocazioni poetiche vissute sempre con vittorioso clamore. “Bisogna fare della propria vita come si fa un’opera d’arte. Bisogna che la vita d’un uomo d’intelletto sia opera di lui. La superiorità vera è tutta qui.” (Gabriele d’Annunzio) D’Annunzio, amante instancabile, dalla sua stanza del Vittoriale rende omaggio alle sue donne: da Eleonora Duse alla moglie Maria Hardouin d’Altemps, dalla pianista Luisa Baccara, passando per la governante Amélie Mazoyer attraverso i versi de “Il Piacere”, de “Il Fuoco” e rivivendo un’insolita versione elettronica de “La pioggia nel pineto” mixata con le grandi arie di Wagner. In scena con Edoardo Sylos Labini, Giorgia Sinicorni nei panni della governante Amelie Mazoyer e Silvia Siravo in quelli di Luisa Baccara, mentre Alice Viglioglia interpreta la moglie Maria Hardouin e con la partecipazione di Viola Pornaro nel ruolo di Eleonora Duse. Nel cast anche l'inseparabile dj Antonello Aprea, con il quale l'attore da dieci anni sperimenta la formula del Disco Teatro. Le scene e i costumi sono affidati all'estro di Marta Crisolini Malatesta. Il maestro d’armi è Renzo Musumeci Greco. Il disegno luci è a cura di Sandro Manca. Le coreografie sono a cura di Marco Vesica mentre le fotografie sono realizzate da Pino Le Pera.
UNA MOSTRA PER ENTRARE IN “CASA D’ANNUNZIO” Dal 20 al 24 marzo 2013 presso il Teatro Manzoni di Milano In occasione dello spettacolo, RG Produzioni in collaborazione con DNArt organizzano presso il Teatro Manzoni di Milano l’omonima mostra, curata dallo storico Giordano Bruno Guerri.
IL FUMETTO DI GABRIELE D’ANNUNZIO In occasione delle celebrazioni ufficiali del 150° anniversario della nascita di Gabriele d’Annunzio, dal 7 febbraio 2013, in allegato con il quotidiano “Il Giornale”, sono disponibili 40.000 copie de il Fumetto “Gabriele d’Annunzio, tra amori e battaglie", che ricalca lo spettacolo. La prefazione, a cura di Giordano Bruno Guerri, delinea al meglio il Vate come uomo quotidiano e segreto, mentre le chine e le matite di Marco Sciame ci regalano un’insolita rappresentazione del poeta.
Al Teatro Manzoni dal 20 al 24 marzo Biglietto: poltronissima € 30,00 - poltrona € 20,00 Orari: feriali ore 20,45 - domenica ore 15,30
Uno spettacolo di Edoardo Sylos Labini In collaborazione con Giordano Bruno Guerri, Presidente del Vittoriale
L'aria primaverile fa ancora un po' fatica ad arrivare, il sole inizia a fare capolino tra una nuvola e l'altra, però non si concede del tutto, ma per chi ama la notte e i sapori che regala tutto questo interessa poco..l'importante è avere aria nei polmoni sole nella testa e tanta voglia di scatenarsi.
E proprio questi sono gli ingredienti che regala la serata Razzputin, il giovedi sera dello Zoom Bar di via Panfilo Castaldi che ti invita ad unirti alla sua crew fatta di arte, musica, street culture e urban style.
Questo giovedì le avances di Razz sono molte, diverse e tutte pronte ad incuriosirti: photo expo “Americana” by Kseniya Stasiankova, design expo “Scombinato” by Antonio Colomboni e vintage expo “Boy Soprano”- Vintage Shop.
Moda, sguardi e colori urbani serviti sul dancefloor con il sottofondo di musica e passione dei dj Dave e Donut che a colpi di rock'n roll, electro funk, indie rock e molto altro sono pronti a servirti la loro anarchia sonica senza pregiudizi.
Ad accompagnarli in console “The Bad & The Ugly”, vj della serata Glam Noise.
Dalle 22:30 Razzputin ti aspetta, noi non mancheremo.
ZOOM BAR Via Panfilo Castaldi 26.
Per maggiori info http://razzputincrew.blogspot.it/
- Vintage Future -
Atalanta Weller è un nome emergente della moda internazionale, un nome che sta facendo molto parlare di se'. Progetta scarpe concettuali, che vanno oltre i tradizionali confini; rompe le regole, facendo dell’avanguardia il suo punto di forza creativo. Ha conseguito il diploma presso il prestigioso Cordwainers College di Londra, lavorando successivamente per grandi marchi come Clarks, Hugo Boss e Gareth Pugh. Essere un designer oggi non vuol dire necessariamente essere un creativo puro; questo non è sicuramente il caso della Weller che sembra quasi più appartenere al mondo dell’arte che a quello del business. Lo conferma il fatto che le sue scarpe siano state acquistate per la collezione permanente del Victoria&Albert Museum, goal che mi racconta con particolare emozione. Quando ieri ci siamo incontrati, Lei era appena arrivata a Milano per la presentazione della sua collezione A/W ’13-14; parlare con lei è stato davvero entusiasmante e nel tempo trascorso insieme ho scoperto una persona molto dolce e allo stesso tempo decisa. Mi ha davvero impressionato come il suo carattere potesse somigliare cosi tanto alle sue scarpe, può sembrare un concetto scontato, ma se si guarda a fondo, non lo è. Quante persone riescono ad esprimere la propria vera personalità e grazie a questa riescono ad avere successo interpretando simultaneamente il gusto della contemporaneità ?
I suoi disegni sono geniali, Atalanta possiede uno spirito visionario attraverso il quale sovverte le regole lasciando un segno. Nel suo lavoro è chiaro l’amore per le immagini grafiche, come per le silhouette ispirate all'architettura di Pier Luigi Nervi. Le sue creazioni innovative si collocano tra la ricerca del very selected vintage e il cyber-future; questo contrasto è accentuato oltre che dalle scelte stilistiche anche dall’abbinamento dei materiali: plastiche trasparenti, metalli e pellami si abbracciano dando origine a soluzioni inedite e ardite ma mai eccessive. Colpiscono i tacchi in legno o rivestiti di intrecci optical in bianco e nero (must have). Punto di partenza si rivela l'autentico design: la forma geometrica pura. Ricorrente è il triangolo, attraverso il quale, nelle fibbie, cucito o stampato è possibile identificare molte delle sue creazioni. Celebri le sue scarpe "cubo" e "sfera", a sfera è anche il tacco gonfiabile delle scarpe che la designer ha realizzato in esclusiva per Lady Gaga . Le sue calzature varcano con facilità il limite che le separa dall’arte della scultura. Il suo stile è contemporaneamente sexy e romantico, oggetti di design che fondono in sé stessi formale e casual: elementi versatili, adattabili ad ogni contesto e outfit. Tra i suoi designers preferiti ci sono Salvatore Ferragamo e Raf Simons ma a chi le chieda chi sia la sua icona, Atalanta risponderà fiera : “Mia madre”.
Molte sono le celebrità che hanno deciso di indossare le sue creazioni che possono essere perfette per le occasioni più glamour, ma anche nella vita quotidiana, portando con loro un pizzico in più di creatività oltre che di stile. Queste scarpe appartengono a una donna consapevole, energica e sensuale, che ama scegliere nella differenza e non nell’ovvietà.
E se dovessi definirle con una sola parola?
Personalità!
Per chi vuole lasciarsi alle spalle la grigia monotonia settimanale e mettersi in gioco in una serata da non perdere...
*Sabato 16 marzo dalle ore 23: MASTER & SERVANT - Vinci il concerto dei DEPECHE MODE a San Siro*
"There's a new game we like to play…domination is the name of the game!”
Ti senti più Master o più Servant? Qualunque sia la risposta questa è la serata che stavi aspettando.
In occasione dell'uscita di "Delta Machine", il nuovo disco dei Depeche Mode, il Toilet Club preseta un party dedicato alla new wave, agli anni 80 e ai rapporti di coppia un po' particolari…
...e il gioco non finisce qui: in palio ci sono 3 BIGLIETTI per il concerto dei DEPECHE MODE (prato), il 18 luglio allo stadio San Siro!
Partecipare è semplice: ad ogni cocktail acquistato è associato un biglietto con un numero e durante la serata verranno estratti i tre vincitori.
Dj set di Erik Deep, LoZelmo e Alessio Pulp
Link dell'evento:
https://www.facebook.com/events/484403414958860/
TOILET CLUB
via Lodovico il Moro 171, Milano
INGRESSO GRATUITO con tessera ARCI, ARCIGAY, ARCILESBICA, UISP
Non hai ancora la tessera ARCI? Richiedila a: www.circolotoilet.it/tessera
Inseparabile complice in nero di Diabolik, con lui protagonista di audaci avventure, autrice di favolose rapine e sempre impegnata nelle piú spericolate fughe. Noi di Nerospinto non possiamo che adorarla: bella e irresistibile, non perde la sua classe ed eleganza nemmeno nelle situazioni più pericolose. Icona indiscussa di classe e femminilitá, una vera e propria profusione di charme, è una figura avvolta dal mistero che la lega ad un passato a dir poco ambiguo. Vedova dell’ambasciatore del Sudafrica morto in circostanze ‘sospette’, si dice durante un safari ma c’è chi mormora che sia stata proprio lei a spingerlo nelle fauci di qualche bestia feroce, vanta di essere una ‘donna pericolosa’, sin dal primo incontro con il suo affascinante partner.
Coraggio e determinazione sono le caratteristiche che la rendono una donna indipendente ed emancipata, pronta non solo a salvare dalla ghigliottina il suo fedele compagno, ma anche a sfidare la morality dell’epoca a cui risale la sua prima comparsa nel fumetto. A differenza delle sue colleghe eroine, che sembravano solo essere in grado di mettersi nei guai e combinare pasticci, lei guida Mini Minors e Jaguars, cosa inaudita per una donna a quegli anni. Se per qualche tempo accetta di ricoprire un ruolo spalla, ed è lo stesso Diabolik a non considerarla allo stesso livello, in breve tempo diventa padrona di freddezza e determinazione, arrivando sino a progettare i piani di fuga del suo fiancé.
E così, dopo diverse corse a 200 km l'ora sulla loro Jaguar, osando rapine, gelosie, incomprensioni e molte vacanze in spiaggia, la sua meta preferita, se all’inizio Diabolik non voleva nemmeno farle sapere cosa intendeva fare, Eva guadagna la sua fiducia e il rispetto di Ginko, loro acerrimo nemico, che ha ammesso più di una volta che non poteva esserci partner migliore per il Re del Terrore. Negli ultimi anni, grazie alla sua personalità, lo influenza a tal punto che può dissuaderlo dal fare una rapina così da poterle dare una statua o un diamante. Lui le dedica sempre piú tempo e attenzioni, disegna gioielli per lei, sceglie luoghi romantici, va in vacanza più spesso, le crea un profumo con una fragranza originale e la chiama con l'orologio radio solo per farle sapere che fará un po’ piú tardi.
Bionda, bellissima, occhi verdi, dai diversi outfit sempre impeccabili, apparsa per la prima volta nell’episodio ‘L’arresto di Diabolik’, questo mese compie cinquant’anni e festeggia il suo compleanno con Cartoomics, il festival milanese di fumetti e cartoni animati. A lei sará dedicata una mostra di documenti, memorabilia, filmati e tavole originali che hanno fatto la storia della più celebre ladra del fumetto italiano. Ad arricchire coreograficamente il tutto, una vetrina di gadget di ogni genere a lei ispirati. Noi andremo a farle gli auguri…e voi?
15, 16 e 17 marzo
FieraMilano Rho, padiglione 3.
Orari : dalle 9.30 alle 19.00.
Biglietto giornaliero: intero 12 euro, ridotto 10 euro.
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