Gaza oltre il conflitto: a Torino la memoria diventa futuro
Un progetto internazionale per rileggere Gaza oltre l’emergenza
Martedì 21 Aprile si è tenuta, alla Fondazione Merz di Torino, la conferenza inaugurale di "GAZA, il futuro ha un nome antico", uno sguardo radicalmente diverso sulla città più popolosa di Palestina, non più solo simbolo di conflitto contemporaneo, ma crocevia millenario di culture, commerci e relazioni tra Africa, Asia e Mediterraneo. Il progetto nasce dalla collaborazione tra Fondazione Merz, Museo Egizio di Torino e MAH – Musée d’art et d’histoire di Ginevra, con il consenso dello Stato di Palestina. La mostra, visitabile dal 22 Aprile al 27 Settembre 2026, è stata presentata "come grande opportunità per risollevare l'attenzione sul genocidio di Gaza e sul patrimonio culturale perduto" come sostenuto da Beatrice Merz, presidente della Fondazione dal 2005.
Archeologia e arte contemporanea: un dialogo tra tempi
Il percorso espositivo mette in relazione circa ottanta reperti archeologici – dall’Età del Bronzo al periodo ottomano – con le opere di artisti contemporanei palestinesi e internazionali. Ceramiche, monete, manufatti e oggetti quotidiani dialogano con pratiche artistiche che interrogano il presente, costruendo un ponte tra passato e contemporaneità.
Accanto ai reperti, una selezione di fotografie provenienti dall’archivio dell’UNRWA amplia lo sguardo, restituendo immagini di vita, trasformazione e perdita. I materiali esposti provengono in parte da una collezione destinata alla creazione di un museo archeologico in Palestina, mai realizzato a causa dei conflitti: un dettaglio che rafforza il senso profondo del progetto, sospeso tra conservazione e mancanza.
Il patrimonio culturale tra perdita e responsabilità
La mostra si inserisce nel dibattito globale sulla distruzione del patrimonio culturale nei contesti di guerra. Non si tratta solo di siti archeologici o monumenti danneggiati, ma anche di comunità disperse, memorie interrotte, identità fragili. Gaza diventa così un caso emblematico di una condizione più ampia, che riguarda molte aree del mondo.
Attraverso il percorso espositivo emerge con forza l’idea che il patrimonio non sia un elemento statico, ma un organismo vivo, strettamente legato alle persone che lo abitano e lo tramandano. La sua perdita, quindi, non è solo materiale, ma anche culturale e simbolica.
Quattro sezioni per attraversare storia e memoria
La mostra si articola in quattro sezioni tematiche che accompagnano il visitatore in un viaggio stratificato. Si parte da Passato, presente e futuro in pericolo, dove il tema della distruzione del patrimonio viene affrontato attraverso materiali documentari, opere contemporanee e testimonianze visive.
Segue Gaza: ponte tra Europa, Africa e Asia, che restituisce il ruolo storico della città come nodo strategico di scambi e relazioni, evidenziando le connessioni tra civiltà diverse. In Culture, incontri e dialoghi emerge la dimensione umana degli scambi: oggetti, pratiche e conoscenze raccontano un Mediterraneo dinamico e interconnesso.
Infine, Corpi, riti e memorie approfondisce la pluralità religiosa e culturale del territorio, mostrando come tradizioni diverse si siano intrecciate nel tempo, anche attraverso pratiche funerarie e simboliche.
Le voci degli artisti: memoria come materia viva
Le opere degli artisti contemporanei attivano un confronto diretto con la storia palestinese, trasformando la memoria in uno strumento critico. L’intervento di Khalil Rabah introduce il visitatore a una riflessione sulla fragilità della memoria e sullo sradicamento, mentre il lavoro di Wael Shawky rilegge la storia attraverso linguaggi teatrali e stratificati.
La dimensione domestica e quotidiana emerge nei lavori di Samaa Emad, che utilizza collage, immagini e cibo come strumenti di narrazione e resistenza. Le opere di Vivien Sansour e Mirna Bamieh riflettono invece sul legame con la terra, tra perdita e continuità.
La fotografia come traccia di memoria è al centro della ricerca di Akram Zaatari, mentre Dima Srouji chiude il percorso con opere che intrecciano dimensione spirituale e esperienza contemporanea, tra fragilità e resistenza.

Un invito a guardare oltre
Nel suo insieme, la mostra si configura come uno spazio di confronto tra tempi, linguaggi e narrazioni. Un luogo in cui il passato non è distante, ma continua a interrogare il presente e a suggerire possibili futuri.
Attraverso archeologia e arte contemporanea, il progetto invita a superare visioni semplificate, restituendo complessità a un territorio centrale nella storia del Mediterraneo. E soprattutto, sollecita una riflessione urgente: quella sulla responsabilità collettiva di custodire la memoria, anche – e soprattutto – nei momenti in cui rischia di scomparire.

