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Secondo un'antica leggenda la salamandra avrebbe una temperatura corporea così prossima a quella del ghiaccio da essere in grado di resistere all'ardore delle fiamme; in realtà se gettata nel fuoco la salamandra soffre e si consuma esattamente come ogni essere vivente..ma il mito non si consuma mai, il bisogno gli permette di esistere.
Con la performance "Racconti in/versi" Neuro Mans, con l'aiuto delle immagini di Melancholie mit Monstern, è l'attore, l'umano che si contorce di fronte al pubblico regalando una sensazione immediata, immergendosi nel mito generandolo attorno a sé per ricreare l'illusione della sempiternità.
Neuro Mans attua quella che, secondo Grotwsky, è la performance, intesa dunque come atto contestualizzato, liturgia e contatto.
Il teatro viene ridotto ad una sola parete, a luogo bidimesionale a cui viene restituita la vita tramite la voce e il gioco voce/ombra e quando l'attore entra nella santità dello spazio scenico in quel momento accade qualcosa di speciale, qualcosa di molto simile alla Messa nella Chiesa Cattolica: in questo spazio, nella sacra relazione tra l'attore ed il pubblico, quest'ultimo viene sfidato a pensare e ad essere trasformato dal teatro.
Mercoledì 13 febbraio presso lo Zoom Bar, Neuro Mans e Melancholie mit Monstern suggestioneranno in/versi le asimmetrie del pubblico presente rendendo omaggio al regista teatrale Jerzy Grotowsky.
Mercoledì 13/02 Ore 22:30 to 2:30.
.Performance starts@23:00
ZOOM Bar Via Panfilo Castaldi 26 Milano Info-contacts 345/2418801
Il più tenero
Che Luis Sepulveda amasse i gatti lo sospettavamo già, ma ora con il suo Storia di un gatto e del topo che diventò suo amico ne siamo assolutamente certi. Zorba, dopo aver aiutato la gabbianella ad imparare a volare, si trasforma qui in Mix, gatto privo della vista che vede con gli occhi del suo amico topo Mex. Non sappiamo se Sepulveda sia veramente la reincarnazione del gatto di un mandarino cinese come rivelatogli tanti anni fa da un astrologo, ma sicuramente sappiamo che questa favola, riservata non solo ai piccoli, è un delicato racconto che ripropone il tema dell’amicizia tra diversi e dove chi ha qualcosa in più può aiutare chi ha qualcosa in meno, anche se appartiene ad un’altra razza.
Il più chiacchierato
Veramente sarebbe meglio dire il più noioso perché nelle quasi duemila pagine della sua trilogia E.L. James dispensa 150 sfumature di grigio, nero e rosso, ma neanche un paragrafo di letteratura vera. Tra pratiche sadomaso, avventure da telefilm americano e stile di vita da emiro arabo lo sbadiglio regna sovrano e il piacere che una bella storia riesce a procurare al lettore viene sommerso dai piaceri fittizi di Anastasia e del suo ricchissimo, bellissimo, machissimo Mr Grey. Non sappiamo se la James abbia voluto scrivere una moderna fiaba di Cenerentola versione porno-soft oppure ispirarsi ai romanzi inglesi dell’800 trasferendo la protagonista dai tè di Northanger Abbey alle case editrici di Manhattan, tuttavia in entrambi i casi ha fallito il suo scopo confezionando un polpettone ben infiocchettato e reclamizzato. Le sue sfumature sono state presentate come un caso editoriale, mentre in realtà si tratta semplicemente di un’abile operazione pubblicitaria.
Il più magico
Dopo il successo de Il mercante di libri maledetti, Marcello Simoni ci regala La biblioteca perduta dell’alchimista, un'altra storia piena di emozioni e di pathos del mercante di reliquie Ignazio da Toledo che qui indaga sulla sparizione misteriosa della regina di Castiglia. A metà tra il fantasy e il giallo medievale e con una sapiente miscela di suspence da romanzo giallo e precisi riferimenti storici, Simoni ci guida tra misteri antichi, possessioni diaboliche e formule alchemiche fino alla scoperta di un pericoloso segreto custodito tra le mura del castello di Airagne. L’autore descrive la sua opera come un thriller gotico che attinge anche al romanzo di cappa e spada dove Ignazio è la figura dell’antieroe che se la vedrà con un mozzafiato finale a sorpresa.
Il più goloso
Nei suoi libri Simonetta Agnello Hornby non tradisce le sue origini siciliane e fa spesso rimandi alla cucina. Nel suo gustoso e garbato La cucina del buon gusto, scritto a quattro mani con Maria Rosario Lazzati, non solo si propongono ricette, ma si parla anche del piacere della cucina e del cucinare specialmente per chi vive lontano dalla propria terra. Entrambe le autrici infatti vivono a Londra, dove la Lazzati insegna in una scuola di cucina e la Agnello Hornby svolge la professione di avvocato ed entrambe sperimentano la potenza del cibo quale antidepressivo e quale arma contro l’isolamento e la tristezza.
Il più televisivo
Il romanzo di Margherita Oggero si merita il titolo di libro più televisivo dell’anno certamente non in senso dispregiativo, perché la fiction Provaci ancora prof., che prende spunto dai gialli della brava autrice torinese, è una delle serie più godibili proposte dalla televisione. In attesa della nuova serie di avventure della professoressa Camilla Baudino, girate a Torino, leggiamoci l’ultimo libro della Oggero Un colpo all’altezza del cuore uscito cinque anni dopo l’ultima fatica della imprevedibile prof., perché, come ha spiegato l’autrice, essendo la protagonista una docente di lettere e non un poliziotto, un carabiniere o un medico legale questa sua propensione ad imbattersi in cadaveri e assassini poteva risultare un po’ fastidiosa oltreché altamente improbabile.
Il più nostalgico
Chi si ricorda del pennino e dell’inchiostro? Oppure dei maschietti che indossavano i calzoni corti tutto l’anno? Oppure del telefono nero con il disco per comporre il numero? Sembrano trascorsi secoli, ma tutte queste cose sono nel nostro passato prossimo e Guccini (classe 1940) le riporta alla memoria nel suo Dizionario delle cose perdute, un intelligente libretto con una bella copertina che riproduce il vecchio pacchetto delle sigarette Nazionali. Nonostante l’argomento, questo non è un libro per gli anziani, bensì per i giovani, per chi non ha conosciuto la vita dei propri nonni e crede che la playstation e la Barbie esistano da sempre.
Il più nordico
Ex guardiaboschi, ex giornalista, ex poeta, Arto Paasilinna grazie alle sue storie bizzarre e dall’humour irresistibile è diventato un autore di culto in Finlandia ed anche la sua ultima storia, Sangue caldo, nervi d’acciaio non tradisce le attese, anche se abbiamo a che fare con una epopea finnica che attraversa tutto il ventesimo secolo. Sullo sfondo di grandi avvenimenti che hanno coinvolto tutta Europa si muove Antti Kokkoluoto, nato nel 1918 e morto nel 1990 che tra guerre, rivoluzioni e totalitarismi si trova ad affrontare vicende tragiche e comiche con sangue caldo e nervi d’acciaio.
Il più venduto
Veramente di “più venduti” nel 2012 ce ne sono parecchi a cominciare dalle sfumature della James di cui abbiamo già parlato e da altri grossi libri (nel senso di numero di pagine) di grossi autori (nel senso di numero di best seller sfornati nella loro carriera). Tuttavia per questa categoria abbiamo voluto scegliere Diario di una schiappa. La dura verità, un libro per ragazzi che ha venduto 600.000 copie solo in Italia, una cifra stratosferica se pensiamo a quante e quali distrazioni abbiano i ragazzi d’oggi prima di mettersi a leggere un libro. La dura verità è il settimo episodio delle avventure di Gregory Heffley o, per dirla con le parole dell’autore Jeff Kinney, del suo giornale di bordo in cui racconta le sue disavventure di ragazzino che sta crescendo. L’effetto è spesso comico, ma il racconto non è mai banale e scontato e la lettura è raccomandata non solo ai coetanei di Greg, ma anche agli adulti che hanno a che fare con pre-adolescenti, come genitori ed insegnanti.
Il più atteso
Solo noi ci eravamo posti il quesito se J.K.Rowlings sarebbe mai riuscita ad uscire da Hogwarths e a scrivere un romanzo diverso da quello sempre duplicato delle storie del piccolo mago con gli occhiali? Forse no, ma adesso abbiamo tutti la risposta: J.K.Rowlings sa scrivere. Il seggio vacante è un romanzo complesso e ricco di personaggi ognuno descritto con abilità e partecipazione: si tratta degli abitanti della cittadina di Pagford che diventano “tipi” rintracciabili in qualunque cittadina. In apparenza Pagford è tranquilla, ma in realtà è percorsa da lotte sotterranee, invidie, gelosie e fazioni. Il seggio vacante è quello del consigliere Barry Fairbrother, morto all’improvviso, su cui si concentrano le aspirazioni e la cupidigia dei possibili successori. La lettura è coinvolgente e, nonostante la complessità dell’intreccio , scorrevole e appassionante. E’ un romanzo da leggere tutto di un fiato,
Il più sconosciuto
La palma del libro meno noto e pubblicizzato va alla divertente opera prima di Laura Di Gianfrancesco, Le rondini non si scontrano mai, pubblicata dalla piccola casa editrice Astragalo di Novara. Questo libro, che offre uno spaccato della vita di provincia vista con gli occhi di Azzurra, la protagonista che ha superato la trentina con una convivenza fallita alle spalle e un amico di letto che vorrebbe diventare qualcosa di più, è una versione padana di Sex and the City senza drammi e senza traumi con qualche lacrima e molta sana ironia.
“Il lusso a grande scala e per tutti: questo è lo scopo dell’architettura”. Sono sicuramente parole provocatorie, ma testimoniano lo spirito e le idee della più grande architetto mediorientale, Zaha Hadid, per la quale il lusso va inteso come bellezza, come l’armonia e il piacere di entrare in uno spazio che trasmetta emozione e la cui qualità non deve essere condizionata dal prezzo. “L’architettura deve offrire piacere. Entrando in uno spazio architettonico le persone dovrebbero provare una sensazione di armonia, come se stessero in un paesaggio naturale, al di là delle dimensioni e del valore economico dello stesso. Proprio qui risiede il mio personale concetto di lusso: è qualcosa che non ha nulla a che vedere con il prezzo, piuttosto con le emozioni che l’architettura riesce a trasmettere”. Belle parole che si rispecchiano in strutture in progetti che lasciano senza fiato per la loro bellezza, per la loro particolarità e per la loro capacità di sorprendere.
Zaha Hadid è una donna straordinaria, che è stata capace di farsi apprezzare dal mondo, un mondo prevalentemente maschilista e occidentalista; nasce a Baghdad nel 1950, da una famiglia benestante e si trasferisce a Londra a poco più di vent’anni per studiare architettura. Fin dai suoi esordi si percepisce la sua capacità di coniugare fantasia, libertà espressiva e rigore formale, derivante dai suoi studi matematici in patria. Si è parlato, a tal proposito, di “caos controllato”, di una apparente mancanza di ordine che rivela in realtà tanti ordini diversi che si intrecciano tra loro, senza una gerarchia di forme o strutture, ma una molteplicità di parti che interagiscono tra di loro.
Non dimentica mai i suoi natali, affermando che il suo non essere europea potrebbe essere il motivo per cui le sue opere appaiono più emozionali e intuitive. È il caso della stazione dei vigili del fuoco di Campus Vitra, a Weil am Rhein, in Germania, un edificio destinato al mantenimento della sicurezza all’interno del grande polo industriale del paese tedesco: i diversi corpi della struttura sono trattati come entità uniche, dove i muri si mescolano, si incastrano, si sovrappongono e si inclinano senza soluzioni di continuità, quasi come se la loro realizzazione fosse casuale, ma tanto originale da suscitare meraviglia.
Meraviglia che suscita anche il Contemporary Arts Center di Cincinnati, negli Stati Uniti, dove l’attenzione per i particolari si evince nelle soluzioni curve che connettono le pareti verticali al pavimento, soluzione che addolcisce la struttura, rendendola armoniosa.
Sono tre i materiali, le “materie prime” che la Hadid utilizza con costanza e in modi estremamente differenti: cemento armato, spesso a vista, acciaio e vetro, elementi che emergono in tutta la loro maestosità nel complesso residenziale del viadotto di Spittelau, in Austria, realizzato nel 2006, in cui sembra oltrepassare i confini dell’architettura e dell’urbanistica, sperimentando nuovi concetti spaziali, sfidando la legge di gravità, appoggiando quelle che sembrano pesanti membra su sottili gambe piegate dallo sforzo.
Nello stesso anno la Hadid progetta anche il Maggie’s Centre di Kirkcaldy in Scozia, dove cerca di creare degli ambienti dall’atmosfera rilassata, dove la luce ha un ruolo predominante: grandi vetrate permettono di osservare l’area verde circostante e i colori e i materiali sembrano accentuare il sincretismo dell’opera: il cemento armato è scuro e brillante ed è utilizzato solo per quelle pareti che necessitano di isolamento acustico e psicologico.
Oggi Zaha Hadid è uno degli architetti più conosciuti e famosi al mondo, e il suo curriculum è ricco di premi, riconoscimenti e onorificenze. Può vantare un primato del quale va molto fiera: essere stata la prima donna a ricevere il Pritzker Price, che ha ricevuto a soli 53 anni, nel 2004. Si tratta della più alta onorificenza nel campo dell’architettura, il cui scopo è premiare l’artista vivente che si sia distinto per talento, impegno e abilità creativa, realizzando opere che possono essere considerate un “significativo contributo dato all’umanità ”. È particolare osservare che solitamente il premio viene assegnato a noti architetti ormai alla fine della loro carriera, mentre la Hadid lo ha ricevuto quando la sua carriera era in piena maturazione.
Un grande riconoscimento per l’opera di una grande artista che ancora ci sta regalando meravigliose opere: presto vedremo in Italia vedremo completa la riqualificazione della zona fiera, dove la Hadid, in collaborazione con Arata Isozaki e Daniel Libeskind, sta regalando anche al nostro paese un esempio della sua grande creatività e passione. (Per chi volesse notizie e informazioni sull’opera dei tre grandi artisti in Italia può visitare il sito ufficiale http://www.city-life.it/it/). Non sarà il suo primo lavoro in Italia: tutti possiamo ammirare il genio creativo della Hadid nella meravigliosa struttura del MAXXI a Roma. Il Museo nazionale delle Arti del XXI secolo è un museo di arte contemporanea realizzato a partire dal 1999, anno in cui è stato approvato il progetto. Si tratta di un campus dalle molteplici funzioni: gli spazi articolari e complessi passano da aree dedicate al museo a quelle dei laboratori per la ricerca, agli spazi per l’accoglienza, per il commercio ma anche per gli eventi culturali. Dopo più di 10 anni di lavori, il 28 maggio 2010 il MAXXI viene inaugurato: oggi tutti possono ammirare questo luogo di sperimentazione, dove gli elementi costruttivi, i materiali e l’estetica dimostrano la grande personalità della Hadid.
A noi di Nerospinto piace Zaha Hadid per la sua poliedricità: la sua capacità di esprimere le sue brillanti idee tanto in opere di grande respiro, tanto in piccoli ambienti come l’atelier per Chanel, oppure in collezioni di calzature, come quella realizzata per la Lacoste. Ci piace la sua attenzione per le emozioni e per i più piccoli particolari, ma anche per le provocazioni. Proprio come noi di Nerospinto.
Spesso quando si parla di cura della persona e di bellezza si pensa a costose creme chimiche, lifting chirurgici, macchine con rulli compressori snellenti etc.
La natura e le antiche ricette e rimedi orientali ancora una volta arrivano in nostro aiuto per farci risparmiare soldi, trattarci in maniera sana e farci prendere consapevolezza del nostro corpo.
Prima di darvi qualche chicca per la vostra bellezza è bene far notare che tutte le pratiche che andrò ad illustrare, se integrate nella nostra routine quotidiana o periodica aiutano in maniera molto efficace a mantenere la nostra bellezza e a ritardare gli effetti del tempo.
Acqua di rose. Costo 1,50 euro. Eccellente tonico per il contorno occhi, la parte del corpo più delicata e che non può e non deve essere trattata con i prodotti generici per il viso in quanto troppo aggressivi per questa zona.
Tenete l'acqua di rose in frigo e al mattino con un dischetto di cotone imbevuto di questo fantastico liquido, passatelo sotto gli occhi dall'interno verso l'esterno. passatelo poi su tutto il viso, collo, nuca e orecchie.
Farina di ceci. Costo 6,50 euro per mezzo chilo. Ottimo rimedio naturale che funziona come alternativa al sapone e scrub allo stesso tempo. Mettere un'abbondante manciata di farina in una tazza, un filo di acqua e mischiare il tutto fino ad ottenere una pappetta da spalmare poi sul corpo bagnato nella doccia. La farina di ceci oltre a rimuovere lo sporco, rimuove le impurità, apre i pori, toglie le cellule morte e lascia la pelle molto lucida, idratata e nutrita.
Olio di sesamo (olio di cocco per l'estate). 6 euro per mezzo litro. Fantastico trattamento per i capelli. Versare l'olio in abbondanza sui capelli e stenderlo bene fino alle punte. Coprire la testa con un asciugamano ben bagnato con acqua calda e strizzato. tenere in posa per un'ora circa e poi rimuovere con uno o due shampoo. I capelli saranno puliti, rinvigoriti, luminosi, idratati, forti. Oltre a questo l'olio sarà anche penetrato nel cuoio capelluto e questo è un grosso beneficio per l'ossigenazione cerebrale.
Sale grosso. 0,50 centesimi. Dalle potenti capacità di assorbimento di umidità e quindi acqua il sale è un trattamento efficacissimo per la ritenzione idrica e la cellulite. Con un filo di olio versato in un po' di crema base passate il sale grosso sulle cosce o il giro vita e sfregatelo come se fosse uno scrub. Fate aderire il tutto fissando il sale al corpo con vari giri di Domopak e lasciate in posa per almeno 40 minuti. Una volta rimosso il tutto i risultati saranno visibili subito o al massimo entro la mattina seguente. Si perde anche fino ad 1 centimetro per volta e l'ideale sarebbe ripetere diverse volte questo trattamento e meglio ancora se sia una persona esperta a farvelo (se foste interessati contattatemi e vi indicherò una professionista).
Lota. 8 euro. La lota è uno strumento indiano che si usa regolarmente per la pulizia del naso. Un contenitore con un beccuccio lungo all'interno del quale si mette dell'acqua tiepida e due cucchiaini di sale fino. Il beccuccio della lota si inserisce in un a narice e la soluzione liquida di acqua e sale entra nel naso ed esce dall'altra narice. Ripetere il procedimento nell'altra narice. Per quanto possa sembrare drammatico in realtà questo è un processo molto semplice e indolore che aiuta a tenere il naso libero, prevenire emicranie, allergie, raffreddori, influenze, incrementare le difese immunitarie.
I liquidi che si comprano in farmacia ogni volta per i lavaggi non sono altro che soluzioni saline. La lota la si compra una volta sola.
Per il corretto utilizzo ci sono su internet diversi filmati che ne dimostrano l'applicazione.
Rimedio per alleviare il raffreddore. 0 euro. Nella medicina indiana esistono quelli che vengono chiamati punti marna, ossia punti dislocati in tutto il corpo che, se stimolati, hanno un grande impatto sul fisico, sulla mente e sullo spirito. In caso di raffreddore o problemi di respirazione è utile puntare gli indici delle mani sui punti marma posti alla base del naso accanto ed esternamente alle narici. Pigiando bene si sentiranno dei piccoli buchi. Roteare gli indici su questi punti marma migliorerà notevolmente la respirazione.
Olio essenziale di menta. 8 euro. 1 goccia dentro un fazzoletto e respirare all'occorrenza e profondamente quando si ha il raffreddore o il naso intasato. L'olio essenziale di menta (così come anche altri oli essenziali) aiuta a liberare le vie respiratorie.
Walter Zanca
Massaggiatore e reflessologo plantare professionista
Massaggi ayurvedici, rilassanti, linfodrenanti, energizzanti, californiani, hot stone, per donne in gravidanza, di bellezza.
Trattamenti di campane tibetane.
telefono 349.4487760
Quando parliamo di tarocchi in genere si parla di un mazzo di carte a cui fa riferimento, il cartomante. I significati delle carte sono molti e molteplici, ma, di base possiamo dire che i tarocchi si dividono in due tipi: Arcani maggiori e Arcani Minori. I primi sono quelli più semplici da leggere, figure vere e proprie con un significato in sé completo. Gli arcani minori entrano maggiormente nel dettaglio del richiedente e richiedono maggiore esperienza nella lettura e nella divinazione.
La cosa più interessante aldilà del significato, per il profano del mondo dei tarocchi, è come siano minuziosamente ricche e cariche di simboli queste carte. Ogni oggetto all’interno ha un significato, che fa da ponte, da gancio, con l’altra carta. Il cartomante esperto li maneggia con semplicità, il principiante ne scruta i segni e li usa per leggere il non chiaro. È questa forse la principale forma definitiva attualmente usata. Molti tarocchi fantastici si ispirano a quelli marsigliesi. Vale quindi la pena di darne una descrizione più accurata:
I - Il Bagatto (le Bateleur). La parola ha origini latine e sta ad indicare "figura da poco", "bagatella", cosa di nessun conto. Rappresenta un giovane uomo con un grande cappello e abiti vistosi, posto in piedi davanti a un tavolo, su cui figurano monete, vasetti, dadi, coltelli, una borsa. L'uomo regge nella mano sinistra un bastone dorato.
II - La Papessa (La Papesse). È forse una delle figure che ha dato luogo a maggiori discussioni, dal momento che nessuna donna ha mai avuto accesso al soglio di Pietro. In taluni mazzi è stata sostituita da Divinità o altre carte. La donna ha un triregno in capo, è seduta su un trono ricoperto da un velo e ha in mano un libro aperto.
III - L'Imperatrice (L'Imperatrice). Una donna in trono, con la corona in testa, ha in mano uno scettro col globo sormontato dalla croce (da sempre simbolo di impero). Regge con la mano destra uno scudo con un'aquila araldica, e ha due ali aperte sulla schiena.
IV - L'Imperatore (L'Empereur). Un uomo barbuto, seduto in trono di profilo, con una gamba incrociata sull'altra, regge uno scettro con la destra. Sotto al Trono è appoggiato uno scudo con un'aquila araldica.La carta è evidentemente collegata col potere terreno.
V - Il Papa (Le Pape). Seduto in posizione frontale, il Pontefice col Triregno regge un pastorale a croce con tre traverse. Ai suoi piedi, di statura notevolmente inferiore, sono inginocchiati due chierici. Il Papa ha la barba canuta, probabile allusione alla sua saggezza.
VI - L'innamorato (L'Amoreux). Sotto un grande cupido alato, pronto a scoccare la sua freccia, un giovane sta in piedi tra due figure femminili, una vestita più poveramente dell'altra. I critici sono concordi nell'identificare questa lama col mito di Ercole, che dovette scegliere tra Vizio e Virtù.
VII - Il Carro (Le Chariot). Un carro visto in modo rigidamente frontale, è condotto da un giovane guerriero incoronato, mentre trattiene saldamente due cavalli, uno blu ed uno rosso, che tendono a scartare in posizioni opposte.
VIII - La Giustizia (la Justice). È questa una delle quattro Virtù cardinali citate nel mazzo, da cui manca la Prudenza. Una donna in trono regge con la mano sinistra una bilancia dai piatti allineati, e con la destra una spada. Questo Trionfo contiene in sé l'idea di equilibrio e di punizione.
IX - L'Eremita (L'Hermite). Un vecchio barbuto, appoggiandosi ad un bastone, avanza reggendo una lampada. Non si può fare a meno di pensare a Diogene che, reggendo una lampada, affermava di cercare l'uomo.
X - La Ruota della Fortuna (La Roue de Fortune). Questa immagine, largamente conosciuta e rappresentata nel Medioevo, raffigura una ruota sormontata da una sfinge alata con corona e spada, con due esseri mezzo uomo e mezzo animale arrampicati ai suoi lati. Già in epoca medievale la Ruota era usata per ricordare la vanità delle conquiste e dei beni terreni.
XI - La Forza (La Force). Una donna con un ampio cappello in testa chiude le fauci di un leone. È una delle quattro Virtù cardinali raffigurata nel mazzo.
XII - L'Appeso (Le Pendu). Un uomo è appeso per un piede a un palo retto da nodose travi di legno. La gamba libera è piegata verso l'interno. La carta raffigura una pena praticata realmente durante il Medioevo, sia dal vero sia in effigie, a chi si rendeva reo di tradimento. Questo tipo di pittura, detta infamante, era solitamente affidata a mestieranti, ma a volte ad artisti di rilievo, come Sandro Botticelli e Andrea del Sarto.
XIII - La Morte (a volte lasciata senza scritta) - Uno scheletro con una falce cammina in un campo cosparso di mani e di teste. La figura è collegata con l'iconografia medievale del Trionfo della Morte molto diffusa nel Medioevo e nel Rinascimento, in cui uno o più scheletri si trascinano, in fila o in una danza macabra, regnanti, Papi e altri soggetti solitamente di alto livello sociale.
XIV - La Temperanza (La Temperance). Altra virtù cardinale. Un Angelo con la veste bipartita in due zone di colore blu e rosso, versa un liquido da un'anfora all'altra reggendole entrambe con le mani.
XV - Il Diavolo (Le Diable). Un essere cornuto dal viso sghignazzante, le ali di pipistrello, i seni femminili, i genitali maschili, le gambe caprine, sta in cima a un piccolo ceppo a cui sono legati due diavoletti. Gli zoccoli e il ghigno osceno sono mutuati dalle classiche immagini greche del dio Pan.
XVI - La Casa di Dio (La Maison Dieu). Una torre che ha come tetto una corona, viene scoperchiata da una lingua di fuoco, mentre due figure umane cadono al suolo e piccole sfere riempiono l'aria. La costruzione evoca la Biblica torre di Babele, talmente alta che Dio punì gli uomini confondendo il loro linguaggio.
XVII - La Stella (L'etoile). Con questa carta si abbandona il mondo umano e si entra in quello spiritualmente superiore. Otto stelle, di cui la centrale molto più grande, sormontano una donna nuda che versa per terra acqua da due anfore. Sul fondo, un minuscolo albero su cui canta un piccolo uccello.
XVIII - La Luna (La Lune). Seconda lama della serie degli astri la Luna splende rotonda in cielo, ma con il volto raffigurato di profilo, mentre gocce colorate partono dalla terra verso di essa. In primo piano un Gambero, legato zodiacalmente al segno del Cancro, esce da una pozza d'acqua. Due cani ululano e due torri sullo sfondo sembrano custodire il paesaggio.
XIX - Il Sole (Le Soleil). Un grande sole radiante sparge gocce su due gemelli ritti in piedi vicino a un basso muretto in mattoni.
XX - Il Giudizio (Le Jujement). Un angelo esce da un nembo colorato suonando la tromba, mentre tre piccoli corpi sorgono da un avello Anche questa immagine, frequentissima nel Medioevo, può farsi risalire ai numerosi miti sulla fine del mondo presenti in molte religioni antiche. Il più importante riferimento è certamente l'Apocalisse di San Giovanni, ultimo libro del Nuovo Testamento. Questa carta corrisponde all'Angelo di altri mazzi da gioco.
XXI - Il Mondo (Le Monde). La carta rappresenta una donna seminuda che regge due bastoncini nelle mani. Essa è circondata da una mandorla di foglie, mentre ai quattro lati della carta compaiono i simboli Tetramorfi degli Evangelisti: un Angelo (San Matteo) un'Aquila (San Giovanni) un Toro (San Luca) e un Leone (San Marco). La carta compendia, se pur in forma elementare due figure geometriche, il cerchio e il quadrato, che erano considerate il simbolo della perfezione.
XXII - Il Matto (Le Fou). La lama non è numerata e può essere inserita sia all'inizio sia alla fine del mazzo. Un giullare girovago, col cappello a sonagli, che regge su una spalla un fagottino con le sue poche cose, si avvia verso una strada non meglio identificata, rincorso da un cane che gli sta lacerando una calza. Una figura analoga si trova nel tarocco del Mantegna, ma è chiamato il Misero.
Per gli amanti dell’arte e per chi vuole lasciarsi sedurre da questo mondo misterioso, segnaliamo la mostra“Il segreto dei segreti. I tarocchi Sola Busca e la cultura ermetico-alchemica tra Marche e Veneto alla fine del Quattrocento” in corso presso la Pinacoteca di Brera –con durata fino al 17 febbraio 2013.
Orari: 8.30-19.15 da martedì a domenica
Ingressi: € 10 /€ 7
Info: tel. 02/72263.257
Catalogo: Skira editore
Non è un segreto che i film di fantascienza , anche se in modo romanzato e chiaramente inesatto, possano guardare al futuro ipotizzando l’evolversi di alcuni aspetti della vita umana. La gamma delle previsioni che scrittori e registi ostentano a formulare va dalle probabili invenzioni tecnologiche, al possibile nostro modo di agire come società. Tutti sono d’accordo nell’affermare che molte delle più grandi creazioni siano state preannunciate dalla fantascienza, dai sottomarini ai viaggi spaziali, ma pochi scrittori hanno raggiunto il livello di ‘profezie’che si sono in seguito realmente avverate, come quelle di Arthur C. Clarke e Stanley Kubrick in 2001: Odissea nello spazio.
Liberamente ispirato a due racconti di Clarke, 2001: Odissea nello spazio è stato scritto da Clarke e Kubrick nel 1968 contemporaneamente in forma di libro e sceneggiatura. Nonostante alcune variazioni, il film e il libro raccontano la stessa storia e fanno le stesse previsioni circa il futuro dell'uomo in materia di tecnologia. Mentre alcune di queste previsioni rimangono ad oggi al di fuori della nostra portata, come i viaggi nello spazio con l’equipaggio alla volta di Giove, altre invece si avvicinano sorprendentemente alle cose cosí come si presentano ad oggi. 2001: Odissea nello spazio non si è quindi rivelato solo un cambiamento in ambito cinematografico, ma la pellicola è come se avesse preparato il terreno per alcuni degli eventi che poi avrebbero cambiato la nostra vita. Siete in grado di ricordare tutte le sequenze che si possono considerare delle piccole ‘predizioni’? Ripercorriamo alcuni elementi che si possono considerare a dir poco visionari:
- iPad Kubrick era avanti più di 40 anni rispetto a Steve Jobs per quanto riguarda l'invenzione dell’iPad. Nel corso della missione Giove infatti, i due medici / astronauti a bordo della nave utilizzano tavolette elettroniche che sembrano sospettosamente molto simili alla versione di Apple.
- Mini TV in volo nel 1968 erano solo una fantasia, mentre ora possiamo tranquillamente guardare il film che abbiamo scelto direttamente dal retro del sedile di fronte.
- Computer che legge il labiale uno degli sviluppi informatici più recenti, che derivano da previsioni che si trovano in 2001: Odissea nello spazio, è il computer con la capacità di leggere le labbra. Nel 2009 è stato annunciato che non solo è possibile questo software, ma può anche leggere in diverse lingue.
- Skype quello del film risulta essere un videofonino molto arcaico, ma ció di interessante è la previsione della comunicazione video, come Skype, che é ormai diventata un luogo comune.
- Turismo spaziale lo Spazio non è ancora diventata una meta molto usuale, ma il turismo spaziale è una realtà dagli anni ’80.
- Display in vetro della cabina di guida il suo aggiornamento ad oggi è quello con indicatori analogici, quadranti e schermi digitali, ma quella che vediamo in 2001: Odissea nello spazio è diventata una realtà con il rilascio del MD-80 che risale a oltre 10 anni dopo, nel 1979.
- Flat screen dai monitor dei computer ai televisori, gli schermi piatti hanno sostituito i vecchi sistemi CRT, dando agli spettatori una migliore risoluzione e più spazio sullo schermo.
Nel caso non siate riusciti a ricordarveli tutti, domani lunedì 11 febbraio, rinfrescatevi la memoria all’Auditorium San Fedele. La fondazione Culturale San Fedele infatti, celebra il capolavoro di Stanley Kubrick con due proiezioni straordinarie della copia restaurata e in lingua originale del film (ore 18.00 e 20.00). Per la prima volta in Italia, la spettacolare colonna sonora di 2001: Odissea nello spazio potrà essere ascoltata con un'altissima definizione audio grazie al sistema di 40 altoparlanti spazializzati sito all'interno dell'Auditorium San Fedele: l'Acusmonium SATOR. Un'occasione unica per riscoprire in sala una delle pietre miliari della storia del cinema.
11-02-2013 alle ore 18/20 2001: Odissea nello spazio di Stanley Kubrick
Auditorium San Fedele - via Hoepli 3/b (galleria) - Milano (MI)
Quando si parla di dive e di divine il cliché che viene in mente è sempre lo stesso: donne bellissime e sofisticate in pellicce bianche e abiti di seta, tacchi alti e capelli vaporosi e sensuali.
La filmografia internazionale le ha presentate tutte così fino alla fine degli anni ’60, poi i costumi e la società sono mutati e le star internazionali hanno cominciato a girare film in jeans e magliette di cotone. Le divine però sono rimaste tali e il ricordo che si ha di loro non può essere scalfito dal tempo.
L’ultima diva del cinema dei “telefoni bianchi” è stata Alida Valli.
La sua è una bellezza fuori dal comune, figlia di un barone del Trentino Alto Adige, studia al Centro sperimentale di cinematografia di Roma e debutta al cinema molto giovane. Antifascista convinta, negli anni ’40 si rifiuta di trasferirsi nel Cinevillaggio di regime a Venezia e resta a Roma, protetta e nascosta da amici fidati.
Alida non è solo molto bella, è sofistica e brava. Sembra essere nata per i ruoli drammatici, per i film intensi dove interpreta solo il ruolo delle donne tormentate.
La sua intensità interpretativa e il suo aspetto fanno sì che Alida venga notata e apprezzata da tutti i maggiori registi dell’epoca, Matarazzo, Mattoli, Soldati, Gallone che la fanno recitare in un film di successo dopo l’altro. E così nasce la diva, non soltanto l’attrice, ma l’icona di un certo cinema del ‘900 che porterà Alida a Hollywood.
A Los Angeles cambia il suo nome in Valli e gira con registi come Hitchcock e Reed e con attori come Gregory Peck e Orson Welles, memorabile la sua interpretazione della bellissima moglie italiana ne Il caso Paradine. Come tutte le dive però anche la Valli è capricciosa e indipendente e quando l’aria che si respira negli Studios inizia a soffocarla torna in Italia e si impone nuovamente con pellicole come Senso di Visconti e Il grido di Antonioni.
In Italia sono tutti innamorati di lei. I registi con i quali lavora la corteggiano in maniera quasi ossessiva, fanno pazzie, come nascondersi per spiarla o accompagnarla fino al treno per scoprire se parte da sola o no. Riceve decine di lettere al giorno, non solo da uomini che dichiarano amore e passione per lei ma anche da donne che le chiedono consigli o la insultano confondendo i ruoli cinematografici da donna perduta e fatale con la sua vita reale.
In effetti, qualche scandalo da cronaca nera e qualche ombra la toccano alla fine degli anni ’50, senza comunque coinvolgerla personalmente e soprattutto senza scalfire la sua carriera cinematografica che prosegue ad altissimi livelli anche nei decenni successivi nei quali lavora con registi del calibro di Pasolini, Pontecorvo, Bertolucci e Dario Argento. E poi nessuno sa che in realtà la splendida attrice continua ad avere nel cuore solo il suo primo amore, Carlo Cugnasca, aviatore caduto il Libia e primo fidanzato di Alida.
Sempre algida, meravigliosa e aristocratica Alida Valli riceve nel 1997 il Leone d’Oro alla carriera. Una carriera lunga e piena di successi negli anni più glamour del cinema italiano.
Alida Valli è la nostra ultima diva, le altre sono solo delle brave attrici.
Per una che idolatra Ellroy come me andare al cinema a vedere film noir che parlano di potere, corruzione, polizia e belle donne che tradiscono è praticamente un must.Ci vado a prescindere e senza farmi troppe domande.
È successo anche per Broken City, l’ultima fatica da regista di Allen Hughes, e naturalmente mi è piaciuto. Sicuramente perché è il mio genere di pellicola, certamente perché ci sono andata ben disposta e anche perché il film ha dei punti di forza che lo rendono piacevole e interessante da guardare.
Gli ingredienti affinché una pellicola possa dirsi buona o no sono molti, non sempre combaciano tra loro e non necessariamente devono essere tutti presenti. Broken City è promosso perché gli attori protagonisti, Mark Wahlberg e Russell Crowe, sono bravissimi, molto credibili e sanno dividersi la scena in maniera intelligente e saggia.
In Broken City però c’è molto altro: una fotografia strepitosa. Chi ama il noir come genere non può non farci caso perché il noir è essenzialmente un concetto letterario, ovvero è stato creato mettendo in fila parole che devono dare sensazioni e ricreare atmosfere.
Con le immagini, quindi, dovrebbe essere più facile, invece no: nella pellicola non sfugge niente.
Lo spettatore deve essere catturato anche di più del lettore perché quello che vede deve essere credibile, intenso, seducente. I film gialli non posso prescindere dall’ambientazione e Broken City risulta così anche, e soprattutto, un film di ambientazione dove le scene di azione e di suspense si mescolano e si intersecano a meraviglia con la location naturale data dalla città. La vera coprotagonista della pellicola con cui il detective privato e il sindaco devono fare i conti.
Un altro ottimo motivo per andare a vedere il film è che si tratta di una pellicola trasversale.
Non è I ponti di Madison Country né Il giustiziere della notte, non si deve discutere in famiglia per decidere a chi tocca scegliere il film da andare a vedere nel fine settimana.
Broken City mescola sapientemente azione e sentimento, sesso e potere, attori tenebrosi e attrici sensuali, così come deve fare un vero noir, che sia un libro o un film.
L’elemento meno convincente e debole della pellicola sono sicuramente i dialoghi e di conseguenza la storia del film: troppo semplice, troppo lineare, troppo prevedibile. E così, se lo spettatore si aspetta di rimanere in suspense per una trama che non si decide a decollare, alla fine del film si rende conto che a tenerlo in apprensione sono stati tanti altri elementi, come i movimenti di macchina, le scene di azione e il fatto di non sapere assolutamente se alla fine vincerà il cacciatore o la preda. Certo è che la città descritta e mostrata da Hughes non può indignare e non può sconvolgere più di tanto lo spettatore perché è lo specchio fedele della nostra società dove corrotti e corruttori si scambiano i ruoli e si cambiano di posto a velocità siderale.
Hughes non è ancora Clint Eastwood o Spike Lee, ma la prova di Broken City è buona e merita di essere vista.
Non ci sono storie. I Sigur Rós sono uno dei gruppi artefici della migliore musica ambient di sempre e noi di Nerospinto siamo tutti eccitati per il loro grande ritorno in Italia. I loro album sono un amalgama affascinante frutto di una speculazione musicale attraverso molteplici generi, tra il post rock,il dream pop e l’ambient, che fanno del risultato finale un sound sui generis che ha reso la loro musica unica . Non importa che non capiate una parola del celebre falsetto trascendentale di Jonsi Birgisson, sará perché non parliate islandese, sará perché non siete esperti di Hopelandic, un linguaggio inventato dalla band per meglio adattare la linea vocale a quella melodica , quello che conta è che nessuna barriera linguistica è mai stata in grado di ostacolare il totale coinvolgimento del pubblico di fronte ai loro paesaggi sonori atmosferici, profondamente emozionali, quasi onirici.
Valtari/rullo compressore del 2012, nonché follow-up di Með suð í eyrum við spilum endalaust del 2008 che li aveva visti cimentarsi in qualcosa di piú mainstream rispetto alla loro produzione precedente, è il sesto album della band che pone fine alla loro breve "pausa a tempo indeterminato". Se quello del 2008 poteva sembrare un prodotto piú commerciale, ne è prova lampante la traccia Gobbledigook , Valtari è sicuramente stato in grado di riportarli in una direzione opposta, quella che li ha resi celebri suscitando apprezzamenti da parte di famigerati colleghi del calibro di Björk che li aveva giá notati quando ancora erano poco conosciuti. La sua gestazione è stata lunga: Valtari trova le sue radici in una collaborazione del 2003 con il Coro 16 del Barbican di Londra, e di fatto la registrazione è iniziata nel 2007, quando i Sigur Rós decidono di portare avanti l'idea di un album interamente corale. Ma altri progetti, e la mancanza di un obiettivo chiaro, ha impedito loro di compiere progressi significativi per un po ', è stato solo a due anni fa che risale la messa a punto del disco con i vari esperimenti che avevano condotto nel corso degli ultimi quattro anni e che hanno portato alla sua realizzazione. Il risultato finale è stato quello di otto canzoni per un totale di quasi un'ora, probabilmente il loro disco più ‘tranquillo’ e di conseguenza la loro uscita più sconcertante. Eppure, in un certo senso, questo è uno dei loro dischi più belli di una carriera che non è mai risultata a corto di eleganza. Gran parte dell'album suona come se fosse costituito da ciò che, negli anni precedenti, è stato qualificato come una lunga introduzione fluttuante alle canzoni. Pezzi che si sviluppano in un crescendo musicale che inizia il suo percorso molto lentamente per poi raggiungere il culmine nel falsetto tipico di Jónsi, dai caldi suoni elettronici, a quelli irruenti della chitarra quasi percossa con l’archetto del violoncello che creano dissonanze ai limite della sperimentazione. Un album per lo piú strumentale dalle ambientazioni magiche che vuole mettere alla prova sia l’ascoltatore che le stesse capacitá indiscutibili e lungimiranti della band.
Risale a pochi giorni fa la notizia, direttamente da uno studio di registrazione di Los Angeles, che annuncia l’arrivo di # SR7 quello che dovrebbe essere il loro settimo album che vedrá la luce entro il 2013. Finora è stato chiamato come # SR7 , ma non è chiaro se il titolo sia stato utilizzato dalla band in attesa di quello ufficiale. Per ora possiamo cercare di ricostruirne il mood, anche se solo per poco, con il teaser qui di seguito legato all’uscita di questa creazione e che allo stesso tempo promuove il tour e sembra possa essere un frammento di una versione in studio di 'Brennisteinn', pezzo che ha debuttato lo scorso anno in un concerto nella loro nativa Islanda.
I Sigur Ros approderanno a Milano il prossimo 19 febbraio portando con loro l’inconfondibile eterea alchimia delle loro melodie che prendono per mano l’ascoltatore accompagnandolo in un viaggio intriso di nostalgia e mai di tristezza, in quello che non mancherà di dimostrarsi uno show indimenticabile ad alto contenuto emozionale che ci trascinerà in una scaletta da lasciarci senza fiato. (
) Impossibile non esserci!
Martedì 19 Febbraio 2013 Assago (MI) - MEDIOLANUM FORUM
Via Giuseppe di Vittorio, 6
Apertura porte Ore: 19.00 - Inizio Concerti Ore: 21.00
prezzi dei biglietti: parterre in piedi: 32 euro + diritti di prevendita
tribuna non numerata: 32 euro + diritti di prevendita
Biglietti in vendita su www.ticketone.it, www.vivaticket.it, www.ticket.it, www.geticket.it, www.bookingshow.it
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