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Il 17 Aprile 2012 usciva Padania, l’ultimo prodotto discografico made in Afterhours. Esattamente un anno dopo siamo quasi giunti alla fine del secondo tour promozionale, quello invernale, il Club Tour. Dopo il grandissimo successo delle date estive infatti, tenutesi perlopiù in giro per palasport e arene all’aperto, il gruppo ha deciso di regalarsi e regalare una dimensione diversa, più contenuta ed intima, se vogliamo più underground. Una sorta di ritorno alle origini, si può dire.
A Milano, città che ha dato i natali a cinque dei sei componenti della band, tornano per due date al Factory, il 18 e il 19 Aprile, entrambe sold out ormai da una settimana. Ieri la prima serata, cominciata con Padania, traccia n°6 dell’omonimo disco, ha decisamente raggiunto le aspettative del pubblico. Il locale era in effetti piccolo e l’acustica non delle migliori, soprattutto per una band che sul palco non risparmia rumori e distorsioni. Poco male però, la performance è stata grandiosa in ogni caso, specialmente per un motivo: sciolti, sorridenti e coinvolti, gli Afterhours hanno regalato la sensazione più bella che si possa dare ad un pubblico: la gioia che deriva dal suonare.
Dopo un anno di promozione di Padania lo spazio dedicato ai nuovi pezzi è più ampio, costringendo la scaletta a privarsi di capolavori del vecchio repertorio che emozionano sempre molto i fan, da Dentro Marilyn a Quello Che Non C’è o Ballata Per Mia Piccola Iena. Tuttavia, mettendo da parte l’affetto per le canzoni più datate, le chicche che regala la sperimentazione canora e strumentale di Padania hanno probabilmente innalzato la performance ad un livello superiore. In Io So Chi sono il polistrumentista D’Erasmo si destreggia tra il pianoforte, il crash in prestito a Prette e il suo amato violino, muovendosi da una parte all’altra del palco come se nulla fosse; Ci Sarà Una Bella Luce, con tutte le sue variazioni interne, è sempre molto suggestiva, e la voce di Agnelli, in questo pezzo spesso a cappella, si può cogliere in tutta la sua estensione graffiata, le cui potenzialità sono sempre più espresse ogni album che passa.
In seguito a Bunjee Jumping, tra i brani più ricorrenti nei live per l’intensità emotiva che riesce a creare, Manuel prende il microfono e decide di fare luce su una questione su cui si sono interrogati molti fan dalla prima data del Club Tour: la mise total white. “Volevamo fare un omaggio a Papa Ciccio!”, dice. Qualche risata, un paio di battute, e si ricomincia a suonare.
Dopo la prima pausa, la seconda parte comincia con Punto G, pezzo estratto da Hai Paura Del Buio?, secondo album della band, largamente considerato uno dei loro capolavori. E’ qui che cominciano le sorprese; un Roberto Dell’Era molto divertito che in falsetto canta Tutti Gli Uomini Del Presidente, e La Sinfonia Dei Topi, ultima traccia dell’album live uscito nel 2001, quasi mai proposta in concerto. Momento accendini per Il Mio Ruolo, alla fine del quale i membri abbandonano il palco uno alla volta, lasciando D’Erasmo e il suo violino agli applausi del pubblico, in un emozionante assolo al centro di un cerchio di luce su un palco buio. In pieno stile Afterhours, i saluti sono ovviamente una finta. Rientrati in scena Dell’Era introduce il pezzo successivo dichiarando di averlo composto nel pomeriggio, in ascensore. La curiosità è palpabile tra il pubblico, almeno fino al momento in cui non parte il riff che rende subito riconoscibile Cold Turkey, di John Lennon.
A seguire le due ormai immancabili ballate di Padania, Nostro Anche Se Ci Fa Male e La Terra Promessa Si Scioglie Di Colpo, un meraviglioso intro strumentale su Bye Bye Bombay; da pelle d’oca. Verso la fine del pezzo la scena si ripete; il primo ad abbandonare il palco è come sempre Agnelli, poi Prette, Ciccarelli, Dell’era, Iriondo, D’erasmo. A questo punto sembra davvero finita, ma le luci non si alzano e la tensione resta in sala, palpabile. Saggio chi ha urlato a chi stava già levando le tende “Dove andate? Non hanno ancora finito!” perché infatti, dopo qualche minuto, eccoli li, di nuovo, a suonare Voglio Una Pelle Splendida, perfetta conclusione della performance.
Scaletta 18/04/2013 - Factory, Milano Padania Terra di nessuno Il sangue di giuda Spreca una vita Rapace Ci sarà una bella luce Messaggio promozionale n1 La sottile linea bianca Bunjee jumping 1996 Varanasi baby Elymania Questo pazzo pazzo mondo di tasse Male di miele Veleno
Punto G Io so chi sono Tutti gli uomini del presidente La sinfonia dei topi Il mio ruolo
Cold Turkey, John Lennon cover Vedova bianca Nostro anche se ci fa male La terra promessa si scioglie di colpo Bye bye bombay
Voglio una pelle splendida Date mancanti 19/04, Milano, Factory 24/04, Torino, Audiodrome club 27/04, Rimini, Velvet 30/04, Perugia, Urban Club
Finalmente è uscito! La notizia è di ieri notte, direttamente su Rolling Stone dopo la diretta radio di un'emittente olandese. Get Lucky, finalmente!
Dopo i tutti gli arrangiamenti e i fake, tra cui ricordiamo il più famoso, che ha tratto in inganno anche me, di Fabio Nirta, dj e promoter calabrese, il singolo più atteso degli ultimi dieci anni è online.
Non nascondo l'emozione provata nell'ascoltarla, immagino sia un poco come vedere il crollo del muro di Berlino, la morte di un papa o la vittoria dei mondiali. Vivere consapevolmente un momento di storia. L'attesa. La soddisfazione.
Buon ascolto.
Get Lucky - Daft Punk
Random Access Memories
Voce di Pharrell Williams e chitarra di Nile Rogers
Si potrebbe pensare che Hitchcock, il film di Sacha Gervasi, sia una celebrazione dell'indiscutibile talento del maestro della suspense e di Psycho, il suo film più clamoroso.
Nulla di più sbagliato.
La pellicola verte sui dubbi, i turbamenti, le difficoltà emotive e pratiche affrontati dal regista in un periodo specifico della sua vita, i suoi 60 anni ed il vertice della propria carriera (dopo il successo eclatante di Intrigo internazionale), in cui la fiducia nelle proprie capacità e nel proprio talento vacillano, o quantomeno vengono messe in discussione.
È un Hitchcock dalle mille ossessioni quello presentato sullo schermo, un uomo tanto legato alla moglie, quanto distolto dalle mille tentazioni cui non riesce a sottrarsi: il lusso, il buon cibo, l'alcol e le bionde attrici dei suoi film, sulle quali sfoga il proprio voyeurismo.
Sono proprio quelle debolezze ed insicurezze che lo inducono a prestare attenzione al romanzo di Psycho, un testo aberrato dalla società che tratta di incesto, istinti brutali, sesso e violenza, in cui il protagonista incarna in modo estremo pulsioni e frustrazioni che in parte coinvolgono lo stesso regista.
Il parallelo tra le due figure è reso molto bene dall'intrecciarsi di 3 diversi livelli narrativi lungo il dispiegarsi della storia: la commedia che affronta la vita sentimentale e professionale di Hitchcock, segnata profondamente dal legame e dal conflitto con la figura di Alma, la moglie e il cardine della sua vita; la trama di Psycho, resa a tratti dalle scene che ne mostrano la realizzazione in studio (peraltro fedelissime all'originale); ed un livello intermedio, sospeso tra sogni ed allucinazioni, in cui il regista dialoga e si confronta con Norman Bates, protagonista del libro, scoprendolo e scoprendosi.
Per realizzare la pellicola, disprezzata ed osteggiata da tutti (Paramount Pictures, giornalisti e, inizialmente, anche da Alma), Hitch è disposto a mettersi in gioco totalmente, sia sul piano finanziario -ipoteca la casa per autofinanziarsi-, sia su quello emotivo per raggiungere un traguardo che non è solo quello del successo economico, ma dell'affermazione di un talento che ancora brucia dentro di lui e non dev'essere dato per scontato.
Giunto al termine della produzione, non ancora del tutto soddisfatto del risultato, Hitchcock si rende conto che non è solo il suo ruolo a dover essere preservato, ma anche il suo rapporto con Alma, imperdibile supporto che lo ha sempre sostenuto nella vita, valorizzandolo come uomo e indirizzandolo nel lavoro, contribuendo praticamente alla riuscita dei suoi film.
Il suo intervento in sede di montaggio e la brillante intuizione di inserire la colonna sonora all'interno della scena più famosa del film, quella della doccia, salva l'esito materiale del film e il rapporto fra i due.
Il film di per sé non rappresenta un caso emblematico.
Indubbiamente il cast presenta attori di rilievo: Anthony Hopkins eccellente interprete, Hellen Mirren (nel ruolo della moglie), Scarlett Johansson e Jessica Biel come perfette bionde hollywoodiane, i quali interagiscono con estrema naturalezza, ma senza particolari virtuosismi.
La stessa trama non è particolarmente brillante: il punto di forza della pellicola è suscitare curiosità e interesse verso il mito del film di cui viene mostrato il making of, facendo leva su tanti piccoli dettagli che non possono sfuggire agli occhi degli appassionati.
Per un neofita del genere, Hitchcock è banalmente il racconto delle vicende che si snodano intorno al regista, ma per chi segue con passione il lavoro del maestro del brivido, il film si configura come un omaggio esplicito, un collage di citazioni che solo un esperto può cogliere, favorendo una lettura più ricca e approfondita del testo filmico.
L'impressione generale è che il film non si rivolga a tutti, ma parli ad una nicchia che può comprendere ad ogni livello di cosa tratta, un gruppo di pochi che, forte della propria passione, riscopra nuovamente l'amore per il cinema del grande maestro.
Lo scorso 9 Aprile è uscito “Shipwrecks” il nuovo disco dei Videodreams e noi di Nerospinto abbiamo deciso di perderci nel loro mondo onirico fatto di suoni surreali e visioni materiche.
Il progetto dei Videodreams nasce nel 2009, quando una coppia di fratelli cresciuti tra le montagne della Carnia decide di seguire i propri sogni mettendosi in gioco per mostrare al pubblico la particolarità dei loro suoni che ancora oggi caratterizza le loro opere.
La band, formata da Filippo e Marco Marra, dopo un breve periodo funk/rock, inizia da subito a sentire l'esigenza di sperimentare nuove correnti musicali e grazie alle influenze ritmiche ricevute dai Talking Heads arrivano a concepire la musica in modo più libero.
Con l'uscita del primo EP (The World, 2010) cominciano ad arrivare le prime opportunità live importanti. Nel 2010 la band partecipa all' Italia Love Wave Festival di Arezzo dove si iniziano a sentire i primi cambiamenti musicali: le sonorità assumono caratteristiche più elettroniche mentre i testi prendono vita donando maggior risalto alla componente vocale.
Segue nel 2011 il live sul palco del MI AMI, noto Festival milanese di musica indipendente, ed entrano così a far parte del collettivo/etichetta Megaphone Records.
Le influenze musicali che Filippo (chitarra, voce, tastiere e testi) riceverà grazie ad un soggiorno negli USA porterà il gruppo ad ampliare ulteriormente il proprio orizzonte musicale ed il panorama di storie che convoglieranno nei testi del successivo lavoro: “Wet Pain”, secondo EP edito per Megaphone (2012).
Il 2012 è l'anno di svolta per la band che dopo la vittoria del contest “Va Sul Palco” entra nuovamente il sala di registrazione e si appresta alla pubblicazone del primo album.
“Shipwrecks”, edito per Ghost Records e distribuito da Self, è un disco che raccoglie le influenze musicali che da sempre hanno accompagnato la band nel loro percorso di ricerca e sperimentazione come i Radiohead, i Cocteau Twins, i Beach House e i rimandi folk con i quali sono cresciuti.
Nei testi riecheggiano citazioni Sufi, i film di Jodorowsky e le letture di poeti come Paul Eluard, tutte componenti che rimandano alla corrente surrealista e avanguardista dei primi del Novecento.
Il titolo, la cui traduzione sta per “naufragi”, assume un significato metaforico, infatti come dichiarato dalla band il termine vuole raccontare le situazioni in cui è necessario mettere tutto in discussione per sopravvivere.
Le riflessioni che vengono evocate portano ad interrogarsi su cosa tenere e cosa lasciare andare per arrivare alla lucida consapevolezza che prendere decisioni fondamentali porta inevitabilmente verso un nuovo naufragio.
Una perdita di rotta da vedere, forse, con gli occhi di un sognatore pronto a vivere sulla propria pelle sempre nuove emozioni che ci fanno sentire in ogni caso vivi e svegli.
Inaugurata il 16 maggio, alla Galleria Il Castello è possibile visitare una mostra che raccoglie 19 opere per "Go Through", ovvero passare attraverso la vita e le sue fasi seguendo un percorso di bianchi e neri, di luci e ombre.
Teschi, polvere di diamante, medicinali, farfalle: ci sono tutti gli elementi tipici della poetica di Damien Hirst. Nello spazio milanese, il celebre artista, noto per i suoi lavori provocatori e controversi, espone sculture, acqueforti, acquetinte, e serigrafie in un percorso sviluppato per ricreare i momenti di introspezione e di azione vitale che scandiscono la nostra esistenza.
Una sorta di contesto teatrale e concettuale, capace di coinvolgere lo spettatore intellettualmente ed emotivamente.
La mostra, la cui dislocazione negli spazi è stata curata dal fotografo e designer Francesco Vitali, si snoda seguendo 5 temi fondamentali: i passaggi, evocati dai teschi (cifra stilistica dell'artista); le soste, che si ritrovano negli spot paintings; le seduzioni, nascoste tra la polvere di diamanti; le illusioni, racchiuse negli armadietti di medicinali; le trasformazioni, incarnate dalle farfalle.
Questa selezione di opere risparmia le più crude e contestate per riproporre quelle più enigmatiche, suscitando interrogativi e dubbi che spesso il lavoro di Hirst stimola provocando un senso di disagio che permea tutti gli esseri viventi che, volenti o nolenti, sono condannati a fare i conti con la morte.
La mostra rimarrà aperta sino al 18 luglio e Nerospinto invita caldamente a visitarla, per porsi a confronto con un grande artista, per affrontare e interrogarsi su dubbi e angosce della propria esistenza.
Info su costi e orari:
Da martedì a sabato dalle 11 alle 13.30 e dalle 15 alle 19
Lunedì dalle 15 alle 19
Ingresso Libero
Galleria d'arte moderna Il Castello
via Brera, 16
Milano
Carrousel non è solo un mercato, ma è l’idea che un’esperienza non possa stare senza l’altra.
E’ formato da un’area chiamata le Marchè, uno spazio espositivo nel quale ammirare e poter acquistare pezzi unici fatti a mano da artigiani, designer e stilisti, e da alcuni laboratori che prendono il nome di les Ateliers, per grandi e piccoli, per coloro che vogliono liberare la propria creatività realizzando personalmente degli oggetti.
E’ un evento quindi dedicato all’autoproduzione ricercata, all’unicità e alla condivisione di saperi, che si terrà domenica 21 aprile dalle 10.30 alle 20.30 presso Cascina Cuccagna.
Tanti makers, laboratori creativi per adulti e bambini, giochi e animazione in giardino e una sorpresa musicale negli spazi dell'esposizione.
Particolarità di quest’edizione sarà la presenza raccolta alimentare dell’associazione SOS Bambini a sostegno di due centri per l’infanzia in Romania, di cui la curatrice di Carrousel Michela Muroni, è responsabile del progetto cucito.
Alle.14.30 ci sarà un concerto di un maestro musicista di origine serba, Jovica Jovic, che suonerà la fisarmonica, seguito da visite guidate alla Casina per scoprire la storia e il progetto fino alle 16.30.
Dalle 14.30 alle 18.30 ci saranno giochi con i palloncini di Auliulè e dalle 16.30 alle 18.30 giochi di una volta in giardino, tra cui corsa con i sacchi, tiro alla fune, bandiera, ecc…
Domenica 21 aprile
Dalle 10.30 alle 20.30
Cascina Cuccagna
via Cuccagna 2/4 Milano
Con un tour di più di trenta date in giro per l’Italia alle spalle, torna a Milano Umberto Maria Giardini. “La dieta dell’imperatrice”, questo il titolo dell’album uscito il 5 ottobre 2012 dopo un periodo di pausa di ben tre anni successivo all’esperienza cantautoriale sotto il nome di Moltheni. Il disco ha riscosso un meritatissimo successo durante la stagione di uscita e lungo tutto il tour, iniziato a Dicembre 2012 e non ancora conclusosi. Dieci tracce in cui si ritrova molto della tappa precedente del percorso artistico dell’artista, dai testi ispirati ed elaborati, sognanti e malinconici, alle sonorità psichedeliche ed ipnotiche. Ciò che tuttavia con più piacere si ritrova è la sua voce: a volte soffio, a volte graffio, mantiene sempre lo stesso fascino. Particolarmente evidenti ed apprezzabili anche i nuovi influssi, virati molto più all’elettrico che all’acustico, di quel rock alternativo – psichedelico alla PJ Harvey, o, per meglio dire, alla Anna Calvi, artista dalla quale Umberto Maria Giardini dichiara di essere rimasto folgorato. Le influenze del disco tuttavia sono ben lungi dal provenire unicamente dall’isola della regina; Umberto Maria Giardini prende il meglio del panorama indipendente e alternativo italiano e lo rende proprio, distaccandosi dalla banalità dei circuiti musicali più nutriti nel bel paese senza tuttavia uniformarsi ad altri standard prefabbricati. Registrato al Mushroom studio di0 Pordenone e supportato dalla grande famiglia de La Tempesta dischi, alla quale l’autore è legato ormai da anni, il disco è distribuito sia su cd che su vinile.
Nonostante il fittissimo calendario di date live, Giardini trova anche il tempo di registrare, nel febbraio 2013, alcune delle canzoni già proposte dal vivo per raccoglierle in un EP dal titolo “Ognuno di noi è un po’ Anticristo”. Il disco sarà acquistabile solamente in occasione dei concerti a partire dalla fine di aprile, e sarà prodotto a tiratura limitata. Queste le prossime date de La dieta dell’imperatrice Tour 18/04 Biko - Milano 20/04 Teatro Kismet - Bari 24/05 Druso Circus - Bergamo
Lunedì 22 aprile alle ore 21 il Teatro Elfo Puccini vuole ricordare una grandissima attrice come Mariangela Melato dedicandole una serata in collaborazione con il Comune di Milano e il Corriere della Sera.
Verrà proiettato su grande schermo ‘Il dolore’, spettacolo prodotto dal Teatro Stabile di Genova, per la regia di Massimo Luconi, di cui l’attrice è stata indimenticabilmente protagonista.
Con questo titolo, che l’attrice desiderava portare sul palcoscenico, l’Elfo vuole far rivivere la passione di Mariangela per l’arte della scena, per la recitazione e per la creatività.
‘Il dolore’ verrà pubblicato come decima e ultima uscita della collana edita dal Corriere della Sera, ‘Il grande teatro di Mariangela Melato.’
Lo spettacolo è tratto dal romanzo autobiografico di Marguerite Duras e si riferisce ad un episodio drammatico della sua vita.
Entrata insieme con il marito Robert Antelme nella Residenza antinazista, la Duras trascorse i lunghi mesi tra il giugno 1944 a il periodo immediatamente seguente la fine della guerra in attesa del marito, arrestato con la sorella dai nazisti e deportato a Dachau.
È in questa cornice storica che si consuma una tragedia insieme personale e universale.
In una Parigi primaverile, in festa per la fine del conflitto mondiale, Marguerite si aggira sconvolta, come molte altre donne dei prigionieri e dei deportati che attendono notizie dei loro uomini.
Ansia e speranza, gioia e dolore; ma intanto l’esistenza di ogni giorno prosegue perché si è costretti a vivere comunque.
L’attesa che vive la protagonista è identica a quella di tutte le donne del mondo che aspettano, non solo nei momenti di guerra ma anche nei momenti di abbandono, di sofferenza interiore e testimonia una capacità di sofferenza che è un tratto specifico femminile.
Alla serata saranno presenti Anna Melato, Ferdinando Bruni, Elio De Capitani, Massimo Luconi e Maurizio Porro.
Ingresso libero
Lunedì 22 aprile
Ore 21.00
Durata 80’
Sala Shakespeare
Teatro Elfo Puccini
C.so Buenos Aires, 33, Milano
Tel. 0200660606
Fax. 0236755904
I protagonisti noir anni Sessanta tornano per una rassegna dedicata agli albi per adulti pubblicati in Italia dal 1964 al 1970, da Fantax a Genius fino a Spetterus e Zakimort, attraverso un itinerario di 12 cartelloni dedicati ognuno a un diverso personaggio, con teche contenenti volumi originali correlati da descrizioni dettagliate dei materiali esposti.
La mostra dal titolo ‘Avventure noir’ si terrà dal 13 aprile al 12 maggio al piano terra dello Wow Spazio Fumetto, museo del fumetto, dell’illustrazione e dell’immagine animata di Milano.
E’ una rassegna che ripercorre tutta la produzione nata sulla scia del successo di Diabolik ed è ispirata all’ omonimo saggio di Luca Mencaroni, curatore anche dell’esposizione, che ha voluto rendere omaggio agli anni ’60 e ’70 catalogando tutte le testate pubblicate nel periodo e valorizzando gli autori e gli editori di tali storie.
I pannelli sono dedicati a Fantax, Mister-x, Demoniak, Sadik, Spettrus, Jnfernal, Zakimort, Dany Coler, Dennis Cobb, Joe Sub, Genius e Killing, storie che contengono sesso e violenza, che sono tematiche basilari di questo tipo di narrazione.
Il noir infatti è conosciuto anche come romanzo nero, ed è un genere letterario poliziesco, il cui scopo però non è soltanto di raccontare e risolvere un crimine, ma deve portare il lettore a riflettere sulla realtà che lo circonda in base alle informazioni che ha raccolto durante la lettura, attraverso il percorso affrontato dal protagonista, che spesso è un antieroe mascherato.
Se siete volete rivivere una parte della storia dell'editoria italiana e se semplicemente siete curiosi, visitate questa originale esposizione!
Ingresso gratuito
WOW SPAZIO FUMETTO
Museo del Fumetto, dell’Illustrazione e dell’Immagine animata di Milano Viale Campania 12, Milano.
Orario mostra: da martedì a venerdì, ore 15.00-19.00; sabato e domenica, ore 15.00-20.00.
Info: 02 49524744/45
www.museowow.it
Conclusasi la Design Week, terminato il delirio da gadget, Redbull, Coca Zero e deodoranti gratuiti, esplode la primavera a Milano. Orde di comuni rappresentanti del genere umano scorrazzano felici per Milano invadendo Colonne di San Lorenzo e Navigli rendendo difficoltosa la deambulazione.
Ordunque, lettori, non lasciatevi trascinare dalla misantropia - io, ahimè, sono immerso fino al collo nell'agorafobia - e dedicatevi alla buona musica:
playlist piuttosto allegra, contemporaneamente cold, ma ritmicamente ballabile. Come conclusione: Jackie Dee - Trouble; niente di meglio di un brano "Rockabilly" per terminare in bellezza questo connubio "Post-Punk/New Rave/Electroclash".
à bientôt!
Francesco Zingaro
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