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Si è spento a 67 anni Warren Clarke, attore inglese noto al grande pubblico per la sua interpretazione in Arancia Meccanica, film del 1971 del maestro Stanley Kubrick. Da poco tempo lottava contro un male incurabile.
Meno conosciuto rispetto a Malcolm McDowell, suo partner nel film di Kubrick, Clarke era riuscito a ritagliarsi uno spazio importante nelle serie tv inglesi e in alcuni film hollywoodiani. Recitò, agli inizi della sua carriere, nella soap opera Coronation Street, prima di acquisire grande fama in Gran Bretagna per il suo ruolo da protagonista nella serie televisiva “Dalziel and Pascoe”. Fu anche il capitano Lee nel film “Robinson Crusoe” del 1989.
Memorabile rimane il ruolo di Dim, personaggio di Arancia Meccanica che lo ha consegnato di diritto alla storia del cinema. Teppista pavido e succube del comandante indiscusso Alex DeLarge, Dim è il primo del gruppo a ribellarsi. È protagonista di una delle scene più famose del film, quando Alex, irritato per una battuta detta da Dim poco prima, decide di ferirlo a una mano e gettarlo in un lago artificiale, dal quale riesce ad uscire a malapena.
Questa volta Warren Clarke non ce l’ha fatta, ma ha ottenuto in cambio un posto nel Pantheon del cinema.
Tre spettacoli del Teatro delle Albe, tre momenti di una storia iniziata trent'anni fa, quando nel 1983 il teatro fu fondato da Marco Martinelli, Ermanna Montanari, Luigi Dadina e Marcella Nonni, tre momenti di una storia più che mai vitale.
Un percorso che intreccia alla ricerca del “nuovo” la lezione della tradizione: il drammaturgo e regista Martinelli scrive i testi ispirandosi agli antichi e al tempo presente, pensando le storie per gli attori, i quali diventano veri e propri co-autori degli spettacoli.
Il focus sulle Albe si apre con lo spettacolo ‘Pantani’, in scena dal 3 all’8 maggio, ultimo spettacolo della compagnia ispirato alla figura di Marco Pantani, eroe tragico dei nostri tempi.
Pantani l'idolo, il pirata dei record imbattibile in salita, Pantani il dopato, il mostro distrutto e infangato dalla stampa. Non è solo una questione sportiva, ma un’autentica “passione” moderna.
La scrittura di Marco Martinelli affonda nelle viscere dei nostri giorni e della società di massa che chiede sacrifici e capri espiatori, disegnando un affresco sull'Italia degli ultimi trent'anni, l'enigma di una società malata di delirio televisivo e mediatico, affannata a creare dal nulla e distruggere quotidianamente i suoi divi di plastica, ma anche capace di mettere alla gogna i suoi eroi di carne, veri, come Marco Pantani da Cesenatico, lo scalatore che veniva dal mare.
(Mar – Sab: 21.00 / Dom: 16.00)
Si prosegue poi con ‘Rumore di acque’, presentato dal 9 al 10 maggio, monologo nel quale la scrittura di Martinelli riesce a trasfigurare in grottesca e malinconica poesia la cronaca tragica dei barconi alla deriva nel Mediterraneo, un “oratorio per i sacrificati” accompagnato dai musicisti Enzo e Lorenzo Mancuso che, con le loro potenti voci di satiri antichi, sembrano gridare il dolore dell'umanità dal fondo di un abisso.
(Mar – Sab: 21.00)
Completa il ritratto della compagnia ravennate ‘Ouverture Alcina’, sul palco dall’11 al 12 maggio, un combattimento tra la potenza della voce di Ermanna Montanari e quella della musica di Luigi Ceccarelli, magica alchimia tra immagine e suono per una performance-concerto acclamata in tutto il mondo. La maga è sola in scena, si muove in uno spazio buio, a tratti attraversato da lampi di luce, che ne mostrano il corpo dolente come quello di una danzatrice butoh, all'interno di uno spazio sonoro orchestrato in diretta dallo stesso compositore. Quello che ne scaturisce è un concerto-performance dove la voce e la musica formano la stessa materia scenica. Non c'è azione, non c'è dramma: solo l'errare della voce vagabonda, visione fabulatoria in cui ci si può perdere come nello schianto dei sogni.
(Mar – Sab: 21.00 / Dom: 16.00)
Biglietto intero euro 30.50
Martedì euro 20
Ridotto giovani e anziani euro 16
Scuole euro 12
Teatro Elfo Puccini
C.so Buenos Aires, 33
Milano
Info:
02 00 66 06 06
Cosa succede alla setta di Carroll?
I follower, che sembravano una falange compatta e coesa, cominciano a dare segni di cedimento, malumore, quasi ribellione.
Rodrerick, braccio destro e operativo del leader lo tradisce e arriva addirittura a rapirne il figlio, fa accordi con l’FBI e si fa portavoce del dissenso crescente tra le fila dei seguaci.
I follower avevano infatti sperato in una conquista del mondo imminente o almeno repentina una volta che il loro “sacerdote” fosse arrivato tra loro e nella casa sicura, sede della setta.
Invece Joe Carroll sembra non pensarci proprio. Nessuna azione di conquista, nessun omicidio di massa, nessun virus letale per la popolazione, neppure un piccolo virus nei computer di ogni cittadino americano. Praticamente nulla. Eppure la sua liberazione dal regime di stretta detenzione da parte dell’FBI era stata una operazione complessa e con molto spargimento di sangue.
Carroll al contrario che fa? Scrive! Si occupa a tempo pieno del romanzo della sua vita dove amore e morte, edificazione e distruzione vanno di pari passo e per realizzarlo appieno e compiutamente ha bisogno di Ryan Hardy, il suo alter ego in questa vita, il suo nemico più acerrimo e la sua unica vera fonte di ispirazione. Il romanzo della vita di Carroll non può e non deve prescindere da quello di Hardy. I due lotteranno uno contro l’altro e vivranno insieme. O insieme soccomberanno.
Gli ultimi due episodi di The Following però vedono Joe Carroll perdere colpi.
Ryan è più scaltro, più agguerrito e forse anche più fortunato. Fa proclami in televisione, stringe patti con i follower che pensano di tradire il loro leader, mette a segno colpi eccellenti, come la liberazione e la messa in sicurezza del figlio di Carroll che è anche figlio di Claire, l’unica donna che Hardy ama. Il capo della setta a sua volta deve invece fare i conti con defezioni e malcontenti.
Rodrerick fugge e fa patti con Ryan, Emma scontenta del suo rapporto non più esclusivo con il leader pensa di stringere un patto con Jacob che a sua volta si sente minacciato da Carroll per aver fallito la liberazione di suo figlio e il clima all’interno della casa sicura è di incertezza e timore per il futuro prossimo. La polizia e l’FBI stanno per arrivare al cuore della setta e alla residenza rifugio di tutti loro. Carroll impone a tutti di mantenere la calma. Ma è solo una tregua momentanea.
I follower non sono più una falange coesa. La setta come gruppo inizia a scricchiolare.
La minaccia più dura e reale per Carroll arriva però da Claire. L’ex moglie, tenuta in ostaggio con il figlio, lo avvicina con un inganno e lo pugnala con decisione, ma non mortalmente.
Carroll riesce a fermarla e pur gravemente ferito chiama soccorso: Claire ha purtroppo fallito.
Il serial killer è furioso. Il senso di tradimento e sconfitta lo assale con tutta la forza.
Il suo progetto grandioso e universale gli si sta frantumando sotto gli occhi; le misure da prendere dovranno perciò essere proporzionate e persuasive.
Joe Carroll chiama Ryan Hardy e gli dice che la donna che entrambi amano presto morirà.
La maledizione che grava sull’esistenza dei congiunti dell’agente dell’FBI si verificherà nuovamente. Sarà come se Claire la uccidesse direttamente Hardy.
Solo una brutta minaccia o una ennesima azione distruttiva di Carroll e la sua assurda setta?
Dal 24 maggio all’8 settembre, nello spazio espositivo di via Chiese, sarà possibile ammirare le opere di Mike Kelley, nella mostra personale dedicata all’artista.
Un’esposizione unica, che approfondisce il suo lavoro, in un percorso aperto che si snoda tra installazioni, video e sculture realizzate tra il 2000 e il 2006.
Sono opere di grande intensità che rappresentano il complesso e visionario universo espressivo di una delle figure più influenti dell’arte, prematuramente morto a soli 58 anni.
Il progetto, pensato appositamente per HangarBicocca, deve la sua unicità alla curatirce italiana Emi Fontana, che evidenzia un intreccio di elementi culturali e ricordi autobiografici quali il rapporto con l’educazione, il legame con l’architettura modernista, la relazione con la tradizione della pittura e della letteratura americana, il confronto con la cultura popolare e gli stili della sottocultura musicale.
Kelley era capace di mixare arte colta e popolare, generi espressivi diversi ed esplorare temi quali la memoria, l’identità e il rapporto con l’autorialità.
La mostra si apre con Extracurricular Activity Projective Reconstruction #1 (A Domestic Scene) e Runway for Interactive DJ Event, due installazioni che rappresentano una svolta fondamentale nella sua ricerca, accompagnate da un video, nel quale viene pronunciata la frase ‘Eternity is a long time’, che dà il titolo al progetto.
L’installazione centrale è John Glenn Memorial Detroit River Reclamation Project (Including the Local Culture Pictorial Guide, 1968-1972, Wayne/Westland Eagle), ispirata a un monumento dell’astronauta John Glenn, a cui era dedicato il liceo frequentato da Kelley, ricoperto di frammenti di vetro e ceramica colorati.
Ingresso gratuito
Dal 24 maggio all’8 settembre
HangarBicocca
Via Chiese 2, Milano
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Celebriamo l'arrivo della tanto agognata bella stagione con un pò di sano electrobeat di matrice anglosassone, buono per i cieli grigi di Londra come per quelli di casa nostra.
Abbandoniamo pastrani alla Giacomo Leopardi, sciarpe stile giovane intellettuale sessantottino, stivaloni buoni solo per i pastori maremmani e lanciamoci nel vortice del ritmo sincopato che fa tanto "rave organizzato nella bassa Romagna", accompagnati dal caro Skrillex.
L'ultimo dei Mohicani from Los Angeles delizia i nostri canali uditivi con un brano tratto dalla sua ultima fatica discografica, seguito a ruota dai canadesi Cristal Castles, quei pazzi furiosi dei Fisherspooner, fino ad arrivare ai mancuniani Delphic e ai simpaticissimi Does it offend, you, yeah?
Prometto che la musica è migliore dei nomi del 50% degli artisti di questa playlist, roba che non verrebbe in mente neppure ad un figlio dei fiori in trip da acidi pesanti, in compagnia di Lucy che vola nell'azzurro cielo assieme ai diamanti.
Scopriamo le gambe, fuori le tette e facciamo festa, in attesa che una nuova perturbazione in arrivo dalla madre Russia ritorni a farci battere i denti e girare per la città con ombrelloni vecchio stile come neanche Mary Poppins.
Enjoy!
Dal 25 al 28 aprile si terrà lo splendido Festival dell'Oriente presso il Parco Esposizioni di Novegro.
Nerospinto vi invita a prendere parte all'evento e ad immergervi nelle culture e nelle tradizioni di un Continente sconfinato.
Dopo lo straordinario successo dello scorso anno, centomila metri quadri sono ora a vostra disposizione per imparare a conoscere ed apprezzare usi e costumi di luoghi lontani e fascinosi.
Le attività e i laboratori che vi guideranno alla scoperta di queste meravigliose terre sono innumerevoli: mostre fotografiche, bazar, stand commerciali, gastronomia tipica, cerimonie tradizionali, spettacoli folklorisitici, medicine naturali, concerti, danze e arti marziali si alterneranno nelle numerose aree tematiche dedicate ai vari paesi in un continuo ed avvincente susseguirsi di show, incontri, seminari ed esibizioni.
Potrete interagire con diversi esponenti di pratiche differenti e sperimentare gratuitamente decine di terapie tradizionali visitando il settore dedicato alla salute e al benessere, con i suoi padiglioni dedicati alle terapie olistiche le discipline bionaturali,lo yoga, ayurvedica, fiori di bach, theta healing, meditazione, spazio vegano, reiki, massaggi, ci kung, tai chi chuan, shiatsu, tuina, bio musica,rebirthing, integrazione posturale, e molte altre ancora.
Lasciatevi incantare dalla magia dell'Oriente. Fatevi inebriare da gusti, aromi, sensazioni, sonorità di India, Cina ,Giappone, Thailandia, Indonesia, Marocco, Filippine, Vietnam, Tibet, Egitto, Uzbekistan, Mongolia, Nepal, Birmania, Corea, Cambogia.
Immergetevi in una cultura lontana e fatevi travolgere da ritmi, abitudini e approcci alla vita completamente nuovi.
Festival dell'Oriente
25-26-27-28 aprile 2013
Milano - Parco Esposizioni Novegro
Orario 10.00-23.00
Ingresso: 10€
Link sito: http://festivaldelloriente.net/
“Sto accompagnando la tua ragazza a casa, lei ride per non piangere e dice: come sono finita con una persona il cui senso dello humour peggiora di giorno in giorno?”
Cosi cantava Morrissey nel 1991, anno della pubblicazione del suo secondo album da solista Kill Uncle ,da molti ritenuto un mezzo passo falso rispetto all’esordio sfolgorante di Viva Hate, registrato dall’ex frontman degli Smiths nel 1988.
Nonostante la presenza in studio di mostri sacri del mixer, quali i produttori dei Madness e di Elvis Costello, il disco lasciò l’amaro in bocca ai fan ancora in lutto per lo scioglimento dello storico gruppo capeggiato da Moz e dal chitarrista Johnny Marr.
Ventidue anni dopo, Kill Uncle ritorna nei negozi di dischi, con una nuova copertina, foto inedite e una tracklist diversa dall’originale. La ristampa si inserisce in un progetto più ampio di restauro del back catalogue del John Keats del rock alternativo targato Madchester, e segue di un anno lavori più maturi quali SouthPaw Grammar, Maladjusted, l’antologia Bona Drag e il già citato Viva Hate.
Kill Uncle, uscito in Inghilterra su cd e vinile l’8 aprile su etichetta Parlophone, non manca tuttavia di chicche che faranno la gioia degli amanti del microcosmo messo in versi da Morrissey nelle sue canzoni:giovani in fiore e che si avvicinano timidamente all’amore, ragazzi che trascorrono le lunghe giornate estive leggendo poesie, adolescenti schiacciati dal pugno di ferro dell’Iron Lady e che trovano unico conforto nella bellezza immortale e incorrotta della musica.
La voce di Morrissey, a metà tra il falsetto e il salmodiare di un muezzin, conduce l’ascoltatore in un viaggio sognante tra la ricerca dello stordimento in cui annegare i propri pensieri (Our Frank), la speranza in una morte senza eredi (I’m the end of the family line) e la felicità dopo la morte (There’s a place in hell for me and my friends).
C’è anche spazio per la cover di East West degli Herman’s Hermits e la B-side Pashernate Love.
In contemporanea con l’uscita del disco, Morrissey si è lanciato in un ambizioso progetto, ossia ristampare, in 3 versioni diverse, il singolo del 1989 The Last of the famous international playboys; ogni versione (vinile, cd e digital download) contiene un brano inedito registrato dal vivo per la BBC nel 2011.
Manchester, here we come!
Cosa c'è di più liberatorio del rock'n'roll? Giovedì 25 aprile fatevi trasportare dalla serata più anarchica di Milano e date inizio ad un weekend di puro godimento. Parola di Nerospinto. Noi ci saremo..e voi?
"Noi siamo la liberazione!"
Per celebrare la giornata più importante dell'anno, Razzputin ha deliberato di farvi saltare i neuroni fino al tetto del Pirellone.
Quindi supermassive all'appuntamento e via l'ego!
1st Floor: Miss Brownie Party: Dolcetti di cioccolato e tons di vinili ska, r&b, nothern, motown, stax, rocksteady.
Basament no more war: Razzputin Crew
Dj donut + Deejay Dave
Plus Special Guerrilla DJs:
Daria LVGD (http://www.facebook.com/DariaLovegodDj)
The Bad & The Ugly (http://www.facebook.com/BadAndUglyDJ)
Expoz Barricada:
Boy Soprano Vintage (http://www.facebook.com/cry.wolf.7505)
Blackship Store (http://www.facebook.com/blackshipstore)
Vj anarchico Supreme:
Giulio Glamnoise (http://glamnoise.com/)
Free Pixxa: Annalisa Benegiamo
ZOOM BAR
Via Panfilo Castaldi, 26
MilanoLa splendida cornice del Lago di Como accoglie la sezione primaverile dell’8° edizione del LakeComo Festival, uno delle rassegne musicali più attesi della stagione.
Le atmosfere e i paesaggi incantati del territorio comasco daranno spazio a otto concerti primaverili dedicati sia al repertorio della musica classica che alla nuova musica. Rinomati ed apprezzati artisti italiani e internazionali si esibiranno in favolose location: ville e dimore storiche saranno il palcoscenico di concerti di spessore.
Nerospinto ama la musica in tutte le sue sfumature e vi presenta il programma ricco e variegato di questa ottava edizione.
30 aprile, 18:00. TURKISH VIOLIN: Hakan Sensoy Villa Cipressi, Varenna +cena
4 maggio, 18:00. ROMANTIC HARP: Floraleda Sacchi Ascension Church, Cadenabbia-Griante
18 maggio, 18:30. BEETHOVEN /BACALOV: Trio Broz Villa Melzi, Bellagio
25 maggio, 18:00. CLARINET & PIANO: Massimo Santaniello, Carlo Benatti Villa Vigoni, Menaggio +visita guidata
1 giugno, 21:00. JAZZY GUITAR DUO: Andrea Candeli, Alessandro Menconi Villa Giamminola, Albavilla
2 giugno, 18:00. ELECTRO-ACOUSTIC: Floraleda Sacchi Villa Cipressi, Varenna +cena
7 giugno, 21:00. SOLO PIANO: Alessandro Marangoni Villa Vigoni, Menaggio +visita guidata
22 giugno, 21:00. PRALINES: Sara Calvanelli Villa Amalia, Erba +visita guidata
Per maggiori informazioni: www.lakecomofestival.com
‘Come un tuono’ è un film che ha fatto molto parlare di sé, per l’importanza dei contenuti trattati e la storia che lascia gli spettatori un po’ spiazzati, ma decisamente coinvolti, permettendo anche un margine di riflessione.
Il titolo originale della pellicola di Derek Cianfrance è ‘The place beyond the pines’, epopea familiare che mischia noir, poliziesco e melodramma con delle contaminazioni documentaristiche, caratteristiche che qualificano questo film come un futuro cult.
Luke (Ryan Gosling) è un talentuoso motociclista che si esibisce come stuntman in uno spettacolo itinerante chiamato globo della morte. Un giorno scopre di avere un figlio di un anno, Jason, nato dalla breve relazione avuta con Romina (Eva Mendez). Il protagonista decide quindi di non partire per essere il padre che lui non ha mai avuto. La donna però convive con un altro uomo, oltre al fatto che Luke non ha molti soldi. Su consiglio di un amico decide quindi di rapinare una banca ma viene tragicamente fermato dall’agente di polizia Avery (Bradley Cooper), diventato padre da poco di un bimbo di nome Aj. Quindici anni dopo Jason e Aj diventano amici, ma scopriranno il passato delle loro famiglie, che stravolgerà le loro vite.
Il magnifico cast interpreta benissimo i sentimenti dei diversi personaggi che si trovano di fronte a delle scelte che riguardano la replica o il rifiuto dell’eredità paterna. Nella trama ricorrono elementi narrativi che si rifanno alla tragedia greca, quali l’ineluttabilità del destino, l’idea della successione, le colpe dei padri che ricadono sui figli, la vendetta.
Il dramma familiare è decritto con grande realismo, infatti il regista predilige l’utilizzo di piani sequenza.
Anche la musica composta da Mike Patton va menzionata, che permette un totale coinvolgimento, restituendo intatte e immutate le atmosfere della cittadine di Schenectady, provincia di New York, riprodotte realisticamente dalla fotografia di Sean Bobbitt.
Nel complesso rapporto tra padre e figlio il bene e il male si confondono, vita e morte si intrecciano, attraverso due generazioni che sembrano portare ferite che non possono rimarginarsi ma solo tornare a sanguinare.
Un film romantico, disperato, commuovente ma magnificamente raccontato, già uscito da qualche settimana, ma per chi non volesse perderselo, è ancora nelle sale cinematografiche, pronto a regalare emozioni e anche qualche lacrima. Un film decisamente da non dimenticare.
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