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Il cantautore sardo Stefano Mele pubblica "Walter", il nuovo lavoro in studio tra utopia e militanza

Il cantautore sardo Stefano Mele pubblica "Walter", il nuovo lavoro in studio tra utopia e militanza

Chi l'ha detto che la canzone di protesta non esiste più? Che il cantautorato "impegnato" è morto? Si ascolti "Walter", il nuovo lavoro in studio del cantautore sardo Stefano Mele, appena pubblicato dall'etichetta La Stanza Nascosta Records. Stefano Mele- classe 1978, cantautore nuorese che vive e lavora a Firenze da circa 15 anni- è uno che, artisticamente parlando, non le manda a dire. Un lavoro denso di impegno civico e politico, da parte di un artista che si fa interprete del nostro tempo non lesinando stilettate al mondo in cui stiamo vivendo.

Mele accende un faro potente sulle storture della nostra società e lo fa con impeto, con coraggio, con sensibilità, in un ep sul filo tra utopia e militanza.

Il singolo di lancio del lavoro, "Sorridi", è un vero e proprio proiettile polemico, a nostro avviso l'episodio più potente del disco; lo sfogo di una voce autentica, graffiata, dolorosamente attuale.

Mele spara a zero su una serie quasi infinita di derive, non ultima quella social (Guarda la gente/ Si piace con il contagiri Le foto col filtro/ Spesso siamo come vampiri (...) Lo sai? non me ne frega/ Che mangi a colazione), passando per la denuncia di una percezione diffusa del fenomeno dell'immigrazione (Vuoi un’arma tra le mani /ma prima gli italiani /Guarda il suo volto /Davvero è solo un nero che vedi? Arriva dal mare /Ma scappa da quello in cui credi/ Fermati/ I porti sono luoghi per vivi), fino alla constatazione della morte annunciata della sanità pubblica (Un’Eco una Tac /Un anno di Cardio,/Sorridi!?).

 

La Trilogia dell’Emigrante, che apre quello che per durata è sicuramente un ep ma che ha la vocazione del concept album, è la storia di un rifugiato del Nord Africa, disperso in mare in seguito all’affondamento nel Mar Mediterraneo della barca strapiena di emigrati. Suggestioni cubane animano la parte1- Bendito Sea- il titolo è un pastiche linguistico tra lo spagnolo “benedetto sia” e l’inglese “Sea”, mare- che accosta la speranza dell'inizio (Domani è un altro giorno/ E possiamo arrivare/L’Italia è tutta bella/ Ora prova a pregare) allo sconforto della fine, man mano che il sogno della salvezza sembra sfumare (Ora prova a pregare/In questa bara di fredda marea).

Canto al Vento sembra procedere stilisticamente per sottrazione, nel dare voce agli ultimi attimi di vita del protagonista, che si intrecciano poeticamente con le parole- in spagnolo- della sua donna (La herida de la noche Mirame a los ojos, dime que vendràs Ya no tengo miedo Por lo que serà Porquè estaremos juntos Juntos de nuevo aquì).

In chiusura di trilogia, il latin- rock di “Nind Andhera”, che trasporta l'ascoltatore in un paradiso islamico fatto essenzialmente di piaceri materiali. Nind Andhera si fa emblema dell’edonismo erotico ed enologico. Nind Andhera è infatti una donna bellissima, ma anche un alcaloide indiano, una potente droga citata ne Il sonno nero del dottor Satana (The Black Sleep), un film horror fantascientifico del 1956.

"Walter", title- track sul  tema dell'autismo, è un bozzetto delicato, un tratteggio sommesso, in punta di piedi.

Chiude l'ep "Adesso", sogno ad occhi aperti di un mondo immune dall'emergenza climatica. (E se il vento potesse parlare/ parlare senza tosse/ qui Adesso/ anche il mare potrebbe ascoltare/ i pesci e le conchiglie qui cantare).

Un lavoro da ascoltare, per non continuare a mettere la testa sotto la sabbia; un disco consigliato a chi è maturo per una presa di coscienza, a chi pensa, ancora e con forza, che la musica non debba essere solo un anestetico in questi tempi distopici.

Lina Cavalieri 

Redazione Nerospinto
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