Intervista a Diego Lemmi Moreno, protagonista, con il suo TangoScugnizzo, del quarto appuntamento di Terrazza Leuciana
Nerospinto ha incontrato Diego Lemmi Moreno, cantante, compositore e chitarrista argentino di Mar del Plata, con radici toscane e pugliesi ma partenopeo di adozione, protagonista il 21 giugno, ore 21.00, del quarto appuntamento della Rassegna Terrazza Leuciana- Echi di Luce.
Presso la Terrazza Atrio Superiore del Belvedere di San Leucio, Diego Moreno si esibisce in TangoScugnizzo, un ponte sonoro ed emozionale tra Napoli e Buenos Aires.
Diego Moreno (voce, chitarra e charango) sarà affiancato sul palco da una formazione d’eccellenza: Domenico Guastafierro al flauto traverso, Davide Ferrante alle percussioni e alla batteria e Mattia Carannante al piano e alle programmazioni.
TangoScugnizzo non vuole essere, banalmente, un’operazione nostalgia ma si propone invece di elevare la connessione ancestrale fra canzone napoletana e tango a progetto contemporaneo di caratura internazionale, capace di saldare memoria e futuro e di parlare alle nuove generazioni di italo-discendenti e a chiunque creda che la cultura non conosca confini.
La direzione artistica della rassegna è affidata alla Genovesemanagement di Gianni Genovese, con il patrocinio del Comune di Caserta e del Real Sito Belvedere di San Leucio ed il supporto del Teatro Pubblico Campano.
Una location d’eccezione, il Complesso Monumentale Belvedere di San Leucio – Patrimonio Unesco- per un cartellone che unisce eccellenza partenopea e respiro internazionale.
Trait d’union degli eventi in cartellone è l’ibridazione non solo sonora ma anche politica e metaforica, che trova a Napoli- città che continuamente si rinnova facendo del détournement il suo paradigma quotidiano- il suo luogo di elezione.
Lei è argentino, napoletano/flegreo di adozione…quali sono le analogie, non solo musicali, tra Buenos Aires e Napoli?
Hola Claudia, grazie per le tue domande … sì, certamente sono argentino, flegreo di adozione per aver vissuto per 20 anni a Pozzuoli … ma io sono nato a Mar del Plata (sull’Atlantico, nella vastissima provincia di Buenos Aires), il mare c’è già nel nome della mia bellissima città natale.Certamente, da sempre, ho sottolineato le somiglianze, non solo musicali, tra Buenos Aires e Napoli. Entrambe sono portuali- anche se per correttezza direi che il tango nasce nella zona del "Rìo de la Plata", quindi baciando anche parte del suolo uruguaiano-hanno un carattere passionale e una storia ricca di immigrazione. La musica, in particolare, è un elemento che le unisce: il tango argentino e la canzone napoletana condividono una profonda emotività e una capacità di raccontare storie di vita.
Sono convinto che la canzone napoletana sia stata uno degli elementi fondamentali per la genesi del "pensamiento triste que hasta se puede bailar" come lo definì il "grande poeta del Tango" Enrique Santos Discépolo, che non a caso era figlio di italiani e napoletani. In comune certamente hanno i "sentimenti" che raccontano entrambi i generi, ci sono similitudini anche nella poetica, negli argomenti trattati.
Dagli esordi, come leader del gruppo musicale Tawa, ad oggi, quanto è cambiato umanamente e artisticamente?
Direi abbastanza, “… el tiempo pasa!” recita una bellissima canzone argentina. Artisticamente, credo (spero) di essere cresciuto, esplorando il tango e la musica napoletana, come nel mio progetto "Tango Scugnizzo" (2008). Umanamente, credo di essere rimasto fedele alle mie radici, mantenendo un equilibrio tra la mia identità argentina e la mia adozione napoletana, un mix che mi rappresenta non solo artisticamente.
Tra i suoi artisti di riferimento che spazio occupa Carlos Gardel?
Carlos Gardel, che per il mondo è un Artista con la “A” maiuscola e una eccellenza mondiale, per me è un punto di riferimento fondamentale. Grazie a mio Padre Héctor Lemmi (fondatore della “Sociedad Admiradores de Carlos Gardel”) ho potuto scrivere tre libri su di lui, l’ultimo in ordine di arrivo s’intitola "Carlos Gardel - il Tango a Napoli" (Edizioni MEA), e ho dedicato progetti musicali alla sua memoria. Gardel rappresenta l'essenza del tango argentino e la sua influenza sulla mia musica credo sia evidente.
L’album “Tango Scugnizzo” è uscito nel 2008, quale è stata la risposta del pubblico e quale quella della critica?
Ti posso dire che l'album/progetto "Tango Scugnizzo" ha ricevuto nel tempo ottime recensioni dalla critica e ha vinto premi come il Premio Masaniello (2014) e il Premio Nicolardi (2020). Ovunque siamo andati, da Cortina a Dubrovnik, passando per Sorrento, solo per citare appena tre luoghi delle decine di locations visitate in tour, il pubblico ha apprezzato sempre la fusione di tango e musica napoletana; credo (spero) di aver creato un sound unico e coinvolgente.
Il tratto prevalente del suo carattere?
Non amo parlare di me, ma se proprio vuoi una risposta, direi che sono un artista/musicista (io amo dire un artigiano della musica) appassionato, (spero autentico) e creativo, con un forte senso di identità e una profonda connessione con le mie radici. La mia musica riflette sicuramente la mia personalità, emotiva.
E’ storica la sua collaborazione con Fred Buongusto, ha qualche aneddoto da raccontarci a riguardo?
La collaborazione con Fred è stata incredibile! Abbiamo lavorato insieme per oltre quindici anni, e ricordo che ci vedevamo spesso a Napoli, Pozzuoli o Roma, sempre con due chitarre e tanta musica da condividere. Lui mi accennava i nuovi brani e io lavoravo sugli arrangiamenti, ma anche sulle nuove idee, molte delle quali non sono mai state pubblicate. È stato un compagno di musica straordinario e un amico vero.
Cosa possiamo aspettarci dal concerto alla Rassegna Terrazza Leuciana?
Sono molto felice di fare parte di questo cartellone artistico di grande livello musicale e ringrazio il suo ideatore, Gianni Genovese. Il nostro concerto alla Rassegna Terrazza Leuciana, il 21 giugno, penso che sarà un'esperienza unica! Presenterò il mio progetto "Tango Scugnizzo", e sarà un mix di tango argentino e musica napoletana. Non sarò da solo, avrò con me musicisti e ballerini di caratura artistica formidabile, ecco i loro nomi: Domenico Guastafierro al flauto traverso, Davide Ferrante alle percussioni e batteria e Mattia Carannante al piano e alle programmazioni, ovviamente non mancheranno la mia chitarra, il mio charango e la mia voce … e ducis in fundo due ballerini strepitosi, Fortuna e Fernando Cabrera.
Ci dice un suo passo falso e una intuizione che invece si è rivelata vincente?
Un passo falso? Sicuramente ci son stati … sai, uno che decide di emigrare affronta tutto con un misto di coraggio e incoscienza … lasciare l'Argentina per l'Italia appena maggiorenne, sicuramente, è stata una scelta che ha cambiato la mia vita! Una intuizione vincente? Sicuramente il progetto "Tango Scugnizzo", che ha unito la mia passione per il tango e la musica napoletana.
Lei ha partecipato alla realizzazione del progetto “Poeta Massimo”, poesie di Massimo Troisi musicate da Enzo Decaro. Che rapporto ha con la poesia?
Partecipare al progetto "Poeta Massimo" è stato un onore per me, così come mi onora l’amicizia fraterna con Enzo! Ho collaborato con Decaro, che ha musicato, in tempi non sospetti, le prime poesie di Massimo Troisi.
Certamente la poesia è una forma d'arte che mi tocca il cuore, e lavorare con i testi di Troisi è stata senza alcun dubbio un'esperienza unica.
In generale amo trovare delle poesie (alcuni testi di canzoni che io interpreto ritengo che siano molto poetici) e portarle all’interno dei miei spettacoli … una bellissima poesia che Massimo amava s’intitola “Orme sulla sabbia”, lui aveva adattato il testo originale in lingua napoletana, ho un ricordo splendido di questa poesia letta da Enzo Decaro all’auditorium della RAI di Napoli in una serata dedicata a Troisi.
