Anteprima: Le "Canzoni" di Giovanni Luca Valea fra amore e politica
di Tiziana Latorre
Abbiamo ascoltato in anteprima il nuovo lavoro in studio del toscano Giavanni Luca Valea, l’album “Canzoni”, in uscita il prossimo 25 novembre su tutte le maggiori piattaforme digitali.
Canzoni, prodotto e distribuito da La Stanza Nascosta Records, è stato preceduto dal singolo La costellazione del cane, il cui videoclip- una produzione Pixel Studio- è stato trasmesso in anteprima da Tgcom24.
E’ sempre difficile scrivere di un lavoro artistico di Giovanni Luca Valea, che è cantautore ma anche poeta (ha all’attivo la pubblicazione di tre raccolte di poesie con case editrici indipendenti del territorio toscano, Canzoni di rabbia, poesie d’amore (2016), Una Storia che credevo di aver dimenticato (2019) e Una rosa al Padrone (2021)) e, ora, anche scrittore; ha appena pubblicato, infatti, anche il romanzo “Una vecchia valigia”( NeP Edizioni).
Canzoni è il terzo lavoro dopo Iniziali (La Stanza Nascosta Records, 2021) e La disciplina del sogno (La Stanza Nascosta Records, 2023). Un autore prolifico Giovanni Luca Valea, mosso da una grande urgenza espressiva e capace di riversarla nelle sue canzoni, nelle sue poesie e in generale nei suoi scritti con fervore e intelligenza.
Valea corre il rischio- e lo sa perfettamente- di essere bollato come un “animale strano”, di essere considerato anacronistico in tempi frenetici e distopici in cui il valore dell’opera d’arte (se ancora si può parlare di opera d’arte) è data dall’immediata appetibilità, in un gioco di ammiccamenti a “quello che vuole il mercato” che finisce col risolversi in un circolo vizioso.
Giovanni Luca valea ha ancora il coraggio della parola, scritta e cantata, in un mondo sempre più visivo (o forse dovremmo scrivere “visual”); il coraggio della lentezza della narrazione e della stasi in un’epoca sempre più convulsa; il coraggio dell’imperfezione vocale nell’era dell’editing estremo della voce, dei suoni sempre più plastificati e patinati che escono dagli studi.
Canzoni è un Giano bifronte, un album che lega a filo doppio interiorità e denuncia sociale, amore e politica, speranza e disperazione.
La canzone si fa gesto poetico, il gesto poetico diventa a sua volta manifesto di resistenza, atto insurrezionale. Sulle architetture sonore, di stampo classico, si adagia con eleganza una veste di contemporaneità, attraverso l’utilizzo di batterie elettroniche ora trap ora industrial.
“Canzoni- racconta Giovanni Luca Valea- è un album scritto essenzialmente a quattro mani e deve molto alla fortuna. Ho scritto le parole di tutti i brani in circa due anni e, quando balbettavo musicalmente, ho avuto il privilegio di conoscere Nuccio Corallo. Abbiamo lavorato duramente, senza tregua, tra chitarra e pianoforte. Il suo talento come compositore si è dimostrato fondamentale per dare una veste a certe canzoni.
Qualche volta abbiamo collaborato persino su questo fronte e non posso che definirlo un onore. Si è instaurato un rapporto di sincera stima e di reciproco apprezzamento, tanto artistico quanto umano.
Ne sono davvero felice. I nostri modi di interpretare e intendere questo lavoro si incroceranno di nuovo, molto presto.
Le canzoni, a ogni modo, dovrebbero parlare da sole – o, almeno, così spero. Vorrei sottolineare, nel caso non fosse abbastanza chiaro, che c’è senz’altro molta politica nell’album. Non è soltanto un disco fatto di canzoni d’amore – che avrebbe, in ogni caso, la sua assoluta dignità.
C’è della rabbia per la situazione attuale, c’è la vendetta personale. E poi, da qualche parte, come sempre, l’amore.
Sembra proprio che non se ne possa fare a meno…ed è, in definitiva, giusto così. Qualcuno lo ha definito “il motore del mondo”. Non posso che concordare e sottolineare, ancora una volta, che per fare certe scelte – a qualsiasi altezza – serve proprio l’amore. Nella vendetta, nella rabbia e persino nell’odio c’è una luce d’amore. È da quella parte che veniamo e, probabilmente, i più fortunati si allontaneranno in quel bagliore.”
La ricerca di atmosfere coerenti con la linea narrativa ha condotto a virate “progressive” (si ascoltino le distorsioni chitarristiche e gli archi ne I Mulini del Signore e il finale di Una giovane Marilyn) e all’inserimento di suggestioni proprie dell’elettropop colto italiano, attraverso il massiccio uso dei synth e l’ossessività delle linee di basso.
“Gli arrangiamenti di Salvatore Papotto- prosegue Valea- hanno dato una veste insospettabile e meravigliosa a queste dieci canzoni. Volevo un disco che avesse delle sonorità particolarmente contemporanee senza, tuttavia, tradire la mia natura.”
Ed è proprio la coerenza, intesa come presenza di una cifra stilistica riconoscibilissima e di una idea forte di progettualità, il filo conduttore di un disco senza cadute di stile, costellato di piccole perle: su tutte quell’inno all’amicizia che è James Dean, l'affresco potentissimo della storia delle migrazioni de Le navi al tramontare, e la maestosa “I Mulini del Signore”, testo da antologia letteraria e arrangiamento sublime.
Desidero dedicare questo lavoro- chiude Valea- alla disperazione che attraversa il mare su barche di fortuna. Nel mio piccolo, vorrei che queste donne e questi uomini sapessero che La Costellazione del Cane esiste anche per loro e, da qualche parte, magari più remota, una buona stella.
