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  …“Ho pensato che sarebbe stato un peccato non aver creato degli abiti che enfatizzassero la figura sexy di John”…

Affermazione della poliedrica artista e musicista statunitense d’origine giapponese Yoko Ono, moglie del carismatico Beatles John Lennon, con cui suggella il passaggio evolutivo da carta ad ordito, attraverso sconfinata immaginazione, di una raccolta di disegni e bozzetti da lei realizzati nel ’69 come dono nuziale e genesi della sua nuova Linea d’abbigliamento, la “Fashion for Man 1969/2012”, ispirata  alle velleità fisiche del compagno, dall’appeal stravagante a cavallo tra istigazione artistica e Moda.

Abituata a stupire e sconcertare la Ono, fra i primi membri dei Fluxus, associazione libera d’artisti d’Avanguardia d’inizio anni ’60, ed esploratrice d’arte Concettuale e Performance artistiche, incontra Lennon in concomitanza di una sua esibizione all’Indica Gallery di Londra nel’66, conquistandolo con la scanzonatura e l’interattività dell’operato presentato per l’occasione. Una produzione creativa sperimentale che, soprattutto ad inizio carriera e nei primi anni di matrimonio all’ombra della schiacciante popolarità di John Lennon, non ha saputo raccogliere grande consenso e riconoscenza, perché spesso tacciata come banale specchio del suo tempo e priva di comunicativa. Solo negli ultimi decenni, infatti, le sue opere sono state rivalutate da numerosi ed importanti critici d’arte, consentendole l’ottenimento di riconoscimenti e premi.

Alla soglia degli ottant’anni, incessantemente fedele alla giocosità del suo spirito ampiamente esercitata, Yoko Ono sceglie di evocare la memoria d’intimità con il suo uomo partendo da una testimonianza cartacea, ideata 43 anni prima, e consta di linee ed appunti nati per omaggiarne la sensuale freschezza  giovanile, divenuta poi una piccola raccolta biografica.

Concettualismi metrosexual che trasfigurano in indumenti, scarpe ed accessori pregni di quell’ironia dissacrante, costantemente provocatoria, caratterizzante la sua espressività. Prodotta in edizione limitata d’abiti, 52 pezzi a modello per Humberto Leon,  Fondatore e Direttore creativo di Opening Cremony  nonché promotore di Linee ideate da artisti avanguardisti, la Collezione è dominata da tre colori:  rosa, bianco e nero e correlata da accessori indossabili sulla nudità,  tra cui si annovera una sorta di sospensorio genitale illuminato a Led.

Maglie, giacche e pantaloni monocromi con dettagli applicati di stampe in vari materiali di occhi,  mani e particolari anatomici con sfacciato riferimento sessuale, posizionate in luoghi impertinenti come il pube ed i pettorali, che si articolano in diciotto pezzi unici dal gusto discutibilmente opinabile. Una Linea shocking, unisex e decisamente poco cheap, presentata a novembre negli Stati Uniti e poco dopo in Europa ed a Tokyo, che è pur sempre (quasi) Arte, ed è pur sempre Yoko Ono, moglie di John Lennon e colei che è stata definita “la più famosa artista sconosciuta : tutti conoscono il suo nome, ma nessuno sa cosa fa”.

“La pittura è una professione da cieco: uno non dipinge ciò che vede, ma ciò che sente, ciò che dice a se stesso riguardo a ciò che ha visto.” (Pablo Picasso)

É stata prolungata fino al 27 gennaio 2013 la mostra di Pablo Picasso a Palazzo Reale a Milano. Un evento che ha visto il grande artista spagnolo padrone degli spazi espositivi per ben 5 mesi, con un’affluenza di migliaia di appassionati.

Questa mostra si è distinta dalle precedenti non solo per la quantità delle opere esposte, oltre 250, ma anche perchè molti di questi capolavori non erano mai usciti dal museo di Picasso di Parigi.

La curatrice, Anne Baldassarri, ha spiegato che l’esposizione è stata strutturata in modo da condurre l’utente attraverso la linea evolutiva che ha caratterizzato la produzione artistica del genio spagnolo. Questo percorso si snoda dal periodo blu a quello rosa, dal periodo della ricerca “africana” o proto-cubista, al Cubismo Sintetico e al Cubismo Classico, per poi proseguire con le pitture surrealiste. Presenti opere anche del periodo del coinvolgimento politico e i dipinti sul tema della guerra, l’interludio pop e le variazioni sul tema ispirate ai grandi maestri dell’arte rinascimentale e moderna, fino alle sue ultimissime produzioni prima delle morte nel 1973.

Noi di Nerospinto abbiamo scelto di parlare di Picasso per la sua forte carica emotiva, la capacità di celare il suo punto di vista dietro opere apparentemente incomprensibili. Per il suo essere poliedrico e fedele alla sua poetica. Per aver sfidato canoni estetici fissati da anni e aver sconvolto il panorama artistico internazionale.

 

Infoline e prevendita: 02 54911

www.ticket.it/picasso

Orari

lunedì, martedì e mercoledì: 8.30-19.30

giovedì, venerdì, sabato e domenica: 9.30-23.30

Il servizio di biglietteria termina un’ora prima della chiusura

Biglietti

€ 9,00 INTERO

€ 7,50 RIDOTTO Minori dai 6 ai 18 anni, studenti fino ai 26 anni, visitatori oltre i 65 anni, portatori di handicap, soci Touring Club con tessera, possessori TOURIST CARD MILANO – AmaMi Card, militari, forze dell’ordine non in servizio, insegnanti, dipendenti Gruppo 24 ORE + un accompagnatore, Dipendenti Unipol con badge e società annesse, dipendenti con badge e abbonati annuali Trenord, dipendenti Coin con badge e possesori di Coin Card, dipendenti Petit Bateu con badge e possesori di Petit Bateu card, dipendenti Publitalia con badge, tesserati ARCI con tessera, soci Coop con tessera.

€ 4,50 RIDOTTO SPECIALE Gruppi di studenti delle scolaresche di ogni ordine e grado, gruppi organizzati direttamente dal Touring Club, volontari Servizio Civile muniti di tesserino, dipendenti ATM e abbonati annuali ATM

GRATUITO Minori fino ai 6 anni, un accompagnatore per ogni gruppo, due accompagnatori per ogni gruppo scolastico, un accompagnatore per disabile che presenti necessità, un accompagnatore e una guida per ogni gruppo Touring Club, possessori coupon Vivi Milano del Corriere della Sera, dipendenti della Soprintendenza ai Beni Architettonici e Artistici, giornalisti iscritti allìalbo previo accredito, tesserati ICOM, guide turistiche munite di tesserino di abilitazione

€ 10,00 BIGLIETTO CHARITY intero

€ 8,50 BIGLIETTO CHARITY ridotto

Acquista i biglietti Charity e sostieni la Fondazione Ricerca sulla fibrosi cistica (onlus)

 

 

 

“La bellezza di una donna non consiste nei vestiti che indossa, né dall’aspetto che possiede o nel modo di pettinarsi. La bellezza di una donna si deve percepire come proveniente dai propri occhi, perché quella è la porta del suo cuore, il luogo in cui risiede l’amore”.

Così Audrey Hepburn vedeva le donne, lei che da attrice ne ha interpretate tante, lei che rivelava stile attraverso i suoi occhi da cerbiatto e interprete di pellicole indimenticabili quali “Vacanze romane”, “Colazione da Tiffany”, “Sabrina”, “My fair lady”.

A vent’anni esatti dalla sua prematura scomparsa, avvenuta a soli 63 anni, viene ancora, e soprattutto, ricordata dal pubblico per la sua eleganza innata che a tutti richiama alla mente quell’immagine che, stretta nel suo abito nero Givenchy, con uno chignon elegante, fantasticava davanti alla vetrina di Tiffany. Una star che ha vinto un Oscar, tre Golden Globe, un Emmy, un Grammy Award, due Tony e tre David di Donatello. E che nel 1999 è stata proclamata la terza più grande attrice di tutti i tempi dall'American Film Insitute.

I suoi abiti di scena hanno fatto la storia del costume, le sue sopracciglia sono state copiate da stilisti prestigiosi, il suo taglio di capelli corto con frangetta ha fatto storia, come la sua femminilità, che si è imposta in un momento in cui andavano di moda chiome lunghe, rosse e platinate. Audrey è stata in grado di trasgredire attraverso lo stile, particolare non indifferente se si pensa all’epoca in sui si è affermata: gli esplosivi anni Cinquanta, dominati da tipologie femminili imponenti e con una sensualità sfacciata. Anni nei quali Audrey si distingue per il suo fisico flessuoso e il portamento leggero. La Hepburn rappresenta quel prototipo femminile che racchiude in sé elementi anche distanti tra loro ma che combinati insieme, per qualche strana alchimia, concorrono a formare uno stile unico e riconoscibilissimo che si rispecchia anche nella sua attività umanitaria. Fu la prima a capire che la sua popolarità poteva essere sfruttata anche per campagne a scopo benefico e in particolare si dedicò con passione e convinzione alla causa dell’UNICEF, lei che di figli avrebbe voluto averne tanti.

Audrey Hepburn ci piace ancora oggi perché venne scelta da Truman Capote al posto di Marylin Monroe per interpretare l’indimenticabile Holly Golightly,perché a lei i disegnatori della Disney s’ispirarono per il fisico della principessa Aurora ne La Bella Addormentata nel Bosco, perché decise di tenere un cerbiatto come animale da compagnia, ancora una volta un simbolo di eleganza innata, ma soprattutto perché seppe trasformare un “petite robe” in un’icona di raffinatezza, che ancora oggi sa far risaltare qualsiasi donna.

Per conoscere meglio Audrey Hepburn, aldilà dei suoi celebri personaggi, vi consigliamo Audrey Hepburn. Un'anima semplice, scritto dal figlio Sean Hepburn Ferrer (edizioni Tea) e Cosa farebbe Audrey? di Pamela Keogh (edizioni Sonzogno), una raccolta di materiale inedito, testimonianze e aneddoti.

“Oggi chiacchiero con” è una chiacchiera, uno scambio di pensieri sullo Yoga che periodicamente farà parte dei miei articoli per farvi conoscere meglio gli insegnanti e gli insegnamenti che Milano offre. Con queste interviste vi svelerò i punti di vista dei maestri sullo yoga e le loro scuole che abitano il tessuto cittadino.

YogaDOTyoga, una firma Nerospinto, entra al centro Parsifal.

 

Sono nella sede di Milano di Parsifal in Viale Gorizia 6, Milano (P.ta Genova).

La scuola Parsifal, che prende il nome dal cavaliere della tradizione della Tavola Rotonda che incarna, più di ogni altro, il percorso, il viaggio di un uomo alla ricerca di se stesso.

Parsifal è un luogo in cui ritrovare le discipline dell’Antica Tradizione tra cui lo Yoga.

E’ un luogo antropologico, per scomodare l’antropologo Augé, in cui ritrovo elementi connotativi materiali ed immaterali (o spirituali). Dall’interior ai colori, dagli odori all’atmosfera tutta la “scatola” è stata pensata per far sentire i suoi allievi a proprio agio in una calda e piacevole spazialità dimenticando l’ambiente cittadino rumoroso e caotico.

Ma oggi conosciamo meglio Manuela Leoni, una delle maestre di Yoga Integrale del Centro Parsifal di Milano.

 

BIOGRAFIA

Manuela parte dagli studi scientifici prima di approdare allo yoga.

Maturità scientifica per poi proseguire gli studi all'Università di Medicina e Chirurgia di Parma, con specializzazione in Ostetricia. Tuttavia l'ospedale le stava troppo stretto: sentiva che non era la sua strada.

Dopo essersi concessa un paio di anni per viaggiare (Sud America, Nord Europa, Italia, ecc.), nel 1989 incontra finalmente la disciplina Yoga, capendo che quello sarebbe stato il suo punto di partenza. Inizia qui il suo percorso, come allieva di Yoga, meditazione e Tai-Chi.

A distanza di poco tempo incontra il suo maestro, Walter Ferrero, con il quale intraprende un vero percorso interiore basato sullo studio e la pratica dello Yoga Integrale.

Nel 1993 riceve dal Maestro l’abilitazione all’insegnamento e per anni si dedica, attraverso percorsi collettivi e individuali, a curare workshop e lezioni in diverse associazioni e centri benessere nel nord Italia divulgando la cultura dello Yoga e l’arte della consapevolezza di sé secondo l’insegnamento della sua guida. Nel contempo mette a punto un metodo per l’istruzione dello Yoga in gravidanza, basato sui principi dello yoga antico.

Nel 1993 entra a far parte dell’Istituto per l’Evoluzione Armonica dell’ Uomo (diventata nel 2012 HORUS, Accademia per lo sviluppo del potenziale umano) fondata dal suo Maestro W. Ferrero e Andrea Di Terlizzi. Dal quel momento inizia il suo apprendistato come Istruttore di Yoga Integrale e un intenso studio sia pratico che teorico delle discipline insegnate all’Accademia, scuola di formazione umana e interiore: una vera e propria università per la ricerca di sé.

Nel 1997 Il Maestro Walter Ferrero fonda Parsifal a Milano e nel 2002 le conferisce la nomina di Istruttore Parsifal per le discipline Hatha Yoga, Pranayama, Meditazione.

Inizia l’avventura Parsifal insieme ai suoi colleghi ed esperti in discipline orientali insegnate nei Centri Parsifal di Milano, Verona, Crema, con i quali collabora e gestisce eventi, corsi speciali, conferenze, happening, formazione secondo il metodo Parsifal.

La formazione di Manuela è in continua evoluzione, come lei tende a sottolineare: “ nello Yoga non esiste una preparazione semplicemente accademica poiché lo Yoga è un lavoro interiore, una via: non ci sarà mai una conclusione; certo gli studi possono terminare ma il lavoro che facciamo a livello interiore va avanti fino all'Illuminazione!” (ndr. che non ho ancora raggiunto, aggiunge scherzando).

 

V: Qual è la tua visione personale dello Yoga? Cos’è per Manuela lo Yoga?

M: Per me lo Yoga è innanzitutto piacere: da subito per me è stata una grande esperienza di piacere sensoriale, mentale ed emotivo, e così è importante che lo sia per tutti, per affrontare meglio le tensioni che viviamo. Dalla capacità di abbandonare le proprie tensioni nasce la possibilità di sperimentare la grande potenza contenuta in questa scienza. E' uno strumento per entrare in contatto con se stessi realizzando la nostra vera natura come esseri umani e realizzare il vero significato della vita, delle cose, delle relazioni. Quindi uno strumento per vivere con consapevolezza.

V: Perché una persona è “spinta” a far Yoga? Quali sono secondo te i motivi per cui i tuoi allievi solitamente si avvicinano a questa disciplina?

M: Le motivazioni sono molte: forse la motivazione principale è la ricerca di equilibrio, di un benessere maggiore e di contatto con se stessi. Poi ci può essere anche la curiosità: lo Yoga in questi anni va molto di moda quindi vi è anche un fattore di immagine. Le persone sperimentano un grande vuoto in quest'epoca e lo Yoga dona un senso di pienezza: riconcilia con te stesso. Altri invece, ricercano una via di conoscenza di sé oppure un contatto con altre persone per comunicare, esprimersi. Tutti cercano sicuramente uno stato di piacere, a più livelli.

V: Tu insegni anche Yoga in gravidanza. Quali sono i benefici della pratica durante la gravidanza?

M: Sono molteplici. A parte i benefici fisiologici, che sono tanti, innanzitutto è un beneficio a livello psicologico. Lo Yoga permette una condizione di armonia psicofisica, ti aiuta a sentirti e a conoscerti: durante la gravidanza, nella quale la maggior parte delle volte la donna non sa ciò che sta vivendo, una disciplina come questa la tranquillizza, l'aiuta a conoscersi, a capire cosa sta accadendo mantenendola in uno stato di benessere. Benessere che si riflette sul decorso della gravidanza che varia man mano che essa procede. Anche la pratica dello Yoga si adatta alle varie fasi della gravidanza di volta in volta insegnando tecniche fisiche, psicologiche e respiratorie adatte all'esigenze della donna e delle difficoltà che incontra. I primi mesi fa fatica ad adattarsi al nuovo stato: ha paura. Quindi lo Yoga, strumento di armonizzazione, può aiutarla a sciogliere queste tensioni. Man mano che avanza la gravidanza si affrontano le difficoltà che possono insorgere nella donna che non conosce il suo corpo e non può contare su una condizione di equilibrio emotivo (stress da lavoro, ignoranza culturale sul parto e gravidanza in genere, rapporti affettivi complicati, etc). Tutte queste pressioni si riflettono sul suo stato psicofisico. Lo yoga viene in aiuto alle donne rafforzandole: rafforza il carattere e la sfera emotiva aiutandole a divenire più sicure di sé stesse.

V: Quindi secondo te le donne riescono a godersi di più la gravidanza praticando lo Yoga, assaporando di più la gioia di diventare madri?

M: Si, se si fidano e si lasciano andare. Se si riesce ad entrare in un rapporto empatico con l'allieva incinta lei può godere molto, può abbandonarsi e sperimentare una gravidanza e un parto molto piacevoli.

V: Yoga al caldo. Hai condotto una splendida sadhana ricca di tradizioni e di gesti che si perdono nel tempo qualche settimana fa al Parsifal. Vuoi spiegare cos’è lo Yoga al Caldo e quali sono i suoi punti forti?

M: Lo Yoga al caldo appartiene alla  tradizione dello Yoga Antico.

E' nato dall'unione di più tradizioni che si intersecano tra di loro e di diverse scuole di matrice yogica che in passato si incontravano e si confrontavano tra di loro (es. tradizione brahmanica tantrica, ecc). I maestri con gli allievi praticavano insieme in luoghi naturali (grotte) sfruttando il calore del fuoco acceso. Il calore esaltava quelle che sono le potenzialità dello yoga e quindi aiuta l'adepto a penetrare nella tecnica rendendola più efficace.

Lo yoga al caldo è una rilettura moderna di questa tradizione adattata a quelle che sono le esigenze dell'uomo occidentale del ventesimo secolo.

Un suo punto forte è sicuramente il calore: è il fattore che determina la qualità e l’intensità di ciò che si sperimenta. E' importante che una persona entri e viva pienamente questa condizione, abbandonandosi con fiducia..

Un altro punto è l'abbandono al piacere: non è facile toccare il piacere in quanto non siamo stati educati a viverlo. Abbiamo un sacco di barriere che ci impediscono di cercare liberamente il piacere, molti preconcetti per l'educazione che abbiamo ricevuto. Non siamo come gli Orientali che sono più liberi e sensibili all'ascolto per loro tradizione. Quindi il piacere è importante poiché nel momento in cui ci si abbandona ad esso ci si può liberare da molti pesi. La pratica è improntata su questo: creare delle condizioni per cui diventi facile abbandonare le tensioni e cogliere uno stato di piacere vivendolo sulla pelle. Da lì può nascere una condizione di maggior apertura alla vita, alla conoscenza e all'espressione di sé.

V: Qual è il “segno” che fa capire quando si è pronti a trasmettere agli allievi questa disciplina?

M: Questo te lo dice il tuo maestro. Il segno l'ha riconosciuto lui in me. Mai avrei pensato di insegnare! (ndr. mi dice ridendo).

V: Cosa trasmetti ai tuoi allievi nelle tue lezioni? Qual è la cosa che a tuo avviso è più importante insegnare?

M: La capacità di ascoltarsi partendo da un atteggiamento di semplicità. Prima di tutto una persona dev'essere in grado di fermarsi dentro, di ascoltarsi e riconoscere una dimensione oltre i suoi pensieri e vivere il piacere di essere, di esistere.

V: Cosa secondo te è più frainteso in generale della pratica dello Yoga nel mondo Occidentale?

M: E' fraintesa la profondità di questa scienza che è vissuta in modo superficiale come fosse una ginnastica. Non c'è rispetto per questa scienza...ma non voglio colpevolizzare nessuno di questo: è successo da quando l'Oriente è arrivato in Occidente negli ultimi 30 anni in un certo modo. Si è colto dello yoga l'aspetto più esterno. Sono nati diversi movimenti culturali che potevano essere utili. Però sono stati manipolati per divenire un fattore consumistico o di massa. Ormai il Buddha, per usare un esempio, o comunque la posizione classica di meditazione la trovi ovunque...addirittura nelle chiavette per l'home banking!!!

Questo ti fa capire che lo Yoga è un marketing: certamente  c'è una grande richiesta e quindi è nato il mercato della consapevolezza.. Questa è un'epoca nella quale si sta cercando qualcosa di più, dei valori più profondi e quindi l'offerta è variegata e numerosa. Le scuole e i maestri ormai sono super organizzate e, alle volte, vi sono fini puramente materialistici.

V: Cosa consigli alle persone che dicono “vorrei ma non me la sento di far Yoga perché non ho una buona preparazione fisica, non sono molto flessibile, non mi piego abbastanza, sono troppo vecchio, ecc.”?

M: Che possono fare yoga senza problemi. Lo yoga non è una ginnastica. E' una disciplina che lavora sul corpo e la mente armonizzando tutto l'essere umano. Offre strumenti in più per star bene, non mi spaventerei di fronte a un problema fisico. Certo, se una persona ha grossi problemi fisici oggettivi ovviamente non farà determinate Asana.

Ho lavorato con una persona che aveva una artrite reumatoide insorta all'età di due anni. Lavoravo con lei che aveva 40 anni eppure era una persona che faceva meditazione e yoga. Non le facevo fare la posizione sulla testa ma per lei quello che riusciva a fare era yoga: e da quella pratica ricavava dei grandissimi benefici. Se tu accetti la tua condizione e abbandoni il giudizio nei tuoi confronti ottieni buonissimi risultati.

V: Anche perché forse la gente ha una visione occidentale della disciplina.. Se esternamente non riesce a raggiungere una determinata posizione anche internamente pensa di non raggiungere un certo stato...quindi secondo te anche un po' questo blocca la gente a venire a fare Yoga?

M: Questo perché non c'è abbastanza conoscenza della disciplina. C'è una visione legata al fitness, all’attività corporea come ginnastica,ma è comprensibile: lo yoga esula dalle altre attività. Si, adesso ci sono tanti sistemi di abilitazione che si basano sullo yoga, ma non è la stessa cosa comunque.

V: Può lo Yoga cambiare la vita delle persone? E in che modo ha cambiato la tua vita?

M: Si, può cambiare la vita delle persone. A me l'ha cambiata tanto. Ho cambiato personalità addirittura. Prima della pratica dello yoga ero una persona molto introversa, timida, chiusa e insicura, avevo difficoltà a parlare e non ero aperta alla vita e alle relazioni con gli altri... Attraverso questa pratica mi sono resa conto che ero totalmente cambiata partendo dalle cose più ovvie: avevo molta gioia e vivevo la vita con una carica e apertura diverse...mi ha cambiato la visione del mondo e della vita.

 

BOTTA E RISPOSTA: UNA DOMANDA – UNA PAROLA COME RISPOSTA

1-L’Asana che preferisci di più – BHUJANGASANA, il Cobra

2-Lo stile di yoga che senti più tuo -  YOGA INTEGRALE

3-Un libro utile (in generale) - SIDDHARTA

4-Un viaggio utile – IL GIRO DEL MONDO

5-Una citazione o una tua frase utile - “NON C'è NIENTE DI COSTANTE TRANNE IL CAMBIAMENTO”, BUDDHA

6-Un consiglio per chi pratica Yoga – ESSERE COSTANTI

7-La cosa da evitare per chi pratica Yoga – IL GIUDIZIO

8-Cosa ti rende felice quando insegni – IL VOLTO DEGLI ALLIEVI QUANDO SORRIDONO DOPO LA LEZIONE E MI SI AVVICINANO PER PARLARMI DELLA LORO PRATICA

9-Colore preferito – PERVINCA, COLORE INDIANO

10-Una bevanda che consigli a tutti – TEA AYURVEDICO INDIANO “TULSI”

 

Il Centro Parsifal lo trovate a Milano in Viale Gorizia, 6.

web: http://www.parsifal-yoga.it – per info e scoprire le altre sedi in Italia.

L'Accademia Horus, sulla quale abbiamo speso due parole per quanto riguarda la formazione di Manuela Leoni, la trovate al sito: http://www.accademiahorus.it/

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È passato più di un secolo dalla realizzazione del primo reggiseno brevettato: ciò che per le donne di oggi è un capo da esibire e scegliere con cura tra una gamma pressochè infinita di varianti, un tempo è stato al centro di una rivoluzione sociale divenendo simbolo di emancipazione e libertà femminile.

Si deve a Vogue la prima apparizione del reggiseno sulla carta stampata grazie alle mani del famoso sarto Paul Poiret e nel 1913 Mary Phelp Jacob, nota come Carezza Crosby, brevettò il primo modello, antenato degli odierni, ma questi tentativi iniziali non riscossero successo tra le donne.

Solo con l’avvento della prima guerra mondiale le donne fecero di necessità virtù: avendo bisogno di essere più libere nei movimenti per lavorare in sostituzione dei mariti al fronte, abbandonarono i vecchi corsetti e il passaggio al nuovo underwear fu definitivo. Insieme al diffondersi del reggiseno si assistette ad un cambiamento sociale che vide il consolidarsi di un nuovo ideale del corpo femminile: fu il periodo d’oro di attrici come Marylin Monroe, Jane Russel, Gina Lollobrigida, Sophia Loren. L’ideale di bellezza si incarnò nella donna formosa, giunonica, con curve generose e armoniche, una donna rassicurante e accogliente.

Nel 1968 insieme ai grandi sconvolgimenti sociali, il reggiseno divenne il simbolo dell’emancipazione femminile, della donna che vota, che può decidere di divorziare, che può studiare ed essere libera dai vincoli imposti dalla società antecedente quegli anni.

Successivamente il reggiseno perse quella carica rivoluzionaria per diventare un capo noto a tutto l’universo femminile: nacquero le grandi case di produzione di reggiseni, come La Perla e Huit, che proposero capi innovativi con forme, colori e tessuti diversi. Proseguendo negli anni il reggiseno divenne un capo irrinunciabile carico di una femminilità particolare. Stilisti di fama internazionale  hanno dedicato ad icone del mondo della moda e della musica reggiseni creati ad hoc che sono adesso vere e proprie opere d’arte: che abbiano fatto storia o solo scandalo a noi non importa. A noi di Nerospinto piace che sia push up o sportivo, a balconcino o di pizzo, ci piace che il reggiseno rappresenti ogni donna, con la sua personalità e carattere.

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Colore, fashion, vintage, stile, divertimento, improvvisazione, sogni… Ma cos’è Zushii? Un logo a forma di orecchio che ha ormai invaso tutta Milano celebra il mantra ‘Follow The Ears Stickers’ che stuzzica, incuriosisce, decora i manifesti pubblicitari, trasforma le locandine del centro, ma rimane avvolto nel mistero. Nerospinto svela per voi il suburbano arcano che sta dietro il brand Zushii attraverso l’intervista ai suoi due creatori Davide e Francesca Micheli.

Come avete iniziato, com’è nato il progetto Zushii? D.: i creatori di Zushii siamo io e mia sorella Francesca, non siamo milanesi, veniamo dalla non contaminata Aprica, io mi occupo della parte più creativa, gestendo anche il sito e i social, mia sorella gestisce la parte organizzativa e commerciale e di pr. Questo brand di accessori non convenzionali e irriverenti è nato nel 2009 dalla nostra agenzia di comunicazione non ordinaria che si chiama Korrokontro. Siamo una realtà piccola, abbiamo alcuni collaboratori, promuoviamo le collezioni negli eventi in giro per Milano, facendo anche un marketing direttamente sulle strade. Abbiamo lanciato il marchio con una campagna di guerrilla marketing con degli stickers on the road, il nostro logo è l’orecchio (un punto di domanda per l'orecchio destro e uno per quello sinistro), crediamo infatti che il mistero sia ciò che fa andare avanti tutto, quindi anche per le nostre collezioni manteniamo sempre il mistero su quale sarà la prossima, cerchiamo sempre di spiazzare i nostri affezionati clienti. Qual è dello stile dei vostri accessori? D: Vogliamo fornire al cliente una scelta molto ampia, dall’animale, passando alla recentissima collezione che abbiamo fatto di ispirazione medievale con croci, angeli, riproduzioni di vetrate. La prima collezione è stata quella delle caramelle resinate, che tra l’altro quest’anno abbiamo riprodotto in un’edizione limitata. Abbiamo sempre indagato il mondo del gioco, dell’ironia, dell’infanzia perché noi crediamo che il mondo della moda non debba essere qualcosa di grigio e di comunque limitante per la persona, ma invece di possibilità, di grande espressione e con i colori dei nostri accessori riusciamo a esprimere la personalità di ciascuno. Un’altra collezione che ha spopolato è stata la collezione Wild Wild Zoo composta da animaletti un po’ sezionati e poi trasformati in anelli fashion e collane, questa collezione ha avuto tanto successo tant’è che Vladimir Luxuria ha indossato in tutte le puntate dell’Isola dei famosi i nostri accessori. La terza collezione, Zushiiland, è un po’ il riassunto delle prime due collezioni. Da dove nasce il nome, come vi è venuto in mente di chiamarvi così? D: In realtà il nome è ispirato un po’ al Giappone, un po’ a Madonna, agli anni Ottanta e vuole rappresentare la stranezza. Poi, in seguito ad un consulto con una nostra risorsa che ha studiato lingue orientali, abbiamo scoperto che la parola zushii può avere tantissime accezioni ed una di queste è, neanche a farlo apposta, i ‘disegni del pensiero’ e quindi il libero sfogo all’immaginazione. Come reperite dei materiali così singolari? D: Abbiamo diversi fornitori che sono top-secret per consentirci la replicabilità, tutti i nostri accessori, salvo alcuni casi che sono pezzi unici, sono riproducibili e quindi siamo un vero e proprio brand che ha una vera e propria collezione con un ordinativo. I nostri produttori sono variegati e diversificati perché le nostre collezioni sono anch’esse molto eterogenee. Ovviamente poi abbiamo anche un laboratorio che assembla i pezzi secondo la nostra direzione creativa. Qual è la vostra fonte di ispirazione? D: In realtà sono io principalmente il motore delle idee creative e non ho una particolare ispirazione, queste idee malsane o comunque fulminanti mi vengono così… Magari sono per strada e mi viene l’idea… poi sicuramente conoscere nuove persone, girare, io sono stato per tanti anni a Berlino e ho viaggiato molto, sono appassionato di fotografia, produco centinaia di scatti, web designer e grafica, sicuramente influisce… Credo che in parte la mia storia personale mi abbia portato ad avere queste idee un po’ frutto di elementi passati che si ricombinano nel nuovo. I vostri accessori sono anche apparsi in tv… Sì abbiamo fornito gli accessori per alcune trasmissioni tv tra cui X-Factor: l’anno scorso li ha indossati Arisa, quest’anno un po’ tutti i concorrenti, Chixi ha indossato il nostro anello panda. Abbiamo dato gli accessori al nuovo programma School of Glam in onda su Sky e in una puntata una nostra maglietta è stata l’outfit vincente, perché abbiamo fatto anche una flash collection di magliette e pochette per il Fuori Salone 2011 nell'ambito del progetto espositivo di COOL HUNTER Italy, che abbiamo stra-venduto. L’ anticipazione-mega è che Vladi (Vladimir Luxuria) torna in tv con un programma su La7 che si chiama Fuori di gusto che andrà in onda tutti i sabati e, siccome abbiamo ormai un rapporto di amicizia, ci ha chiesto di fornirgli tutti gli accessori per le venti puntate che saranno a tema alimentare perché sarà un programma di cucina. Zushii ci piace, stimola la nostra fantasia e ci fa sognare… Dove possiamo trovare i vostri accessori? Ci stiamo espandendo sul territorio e abbiamo alcuni punti vendita a Milano: Pretty in corso San Gottardo, DB Living a Repubblica, Fiorucci in San Babila; poi abbiamo un punto vendita a Padova, Mon Toutou, uno a Como, Angela Pozzuoli, un punto vendita a Torino, Sayang Ku di Serena Ciliberti, e ad Aprica Foto Ottica Micheli. Tra poco metteremo anche lo shopping online.

Noi di Nerospinto amiamo il mondo fantasioso e colorato di Zushii e le sue creazioni shabby chic perché attraverso questi accessori rievochiamo la nostra sfera giocosa e fanciullesca.

http://www.zushii.com twitter facebook

www.korrokontro.com

La fashion photography fa parte della nostra cultura visiva. Fin dalla sua istituzione nel 1880 è stata sempre oggetto di critiche: ritenuta applicazione impura della forma d'arte e colpevole delle sue finalitá troppo commerciali, veniva respinta poiché frivola e promotrice di stereotipi non sempre positivi. Eppure è stata capace di generare alcune delle immagini più ampiamente riconoscibili, provocatorie e durature del nostro tempo. Realizzata per potersi accattivare tutta la nostra attenzione anche solo per un attimo, non è solo frutto di uno stratagemma ben riuscito per poter vendere qualcosa e fare in modo che quel qualcosa possa diventare oggetto dei nostri desideri, ma uno scatto puó diventare una vera e propria piéce teatrale immobile in grado di descrivere uno stile di vita. Banale considerarla come una mera guida alla shopping, essa è una vera e propria arte capace di registrare sulle carte patinate dei piú illustri magazine di moda i sogni e la cultura di un’epoca.

La psicologia dietro una fotografia di moda come vetrina per la vendita è un qualcosa di ben piú articolato che una semplice immagine che mette in mostra una borsa, un abito o dei gioielli: lo spettatore deve rimanere colpito, deve credere in essa. Non importa quanto sia artificiale l'impostazione, lo scatto deve persuadere degli individui ad indossare quegli abiti, utilizzare quel prodotto o accessorio, facendo loro la realtà della fotografia che stanno osservando. E’ rappresentazione di un certo stile di vita che sia glamour , un’accettazione sociale attraverso il più recente, il più costoso, o la più irraggiungibile chiave del successo.

Le opere dei fotografi di moda si possono considerare delle creazioni che vanno ben oltre il regno delle tendenze del momento. Essi sono dei veri artisti che spesso hanno subito le influenze di diverse correnti artistiche che riguardano l’arte in tutte le sue espressioni. Uno fra questi il celebre Edward Steichen che inizió la sua carriera nel 1925 collaborando con Vogue nel suo studio parigino. Non appena il suo stile si è evoluto, è cresciuto fino a comprendere i simboli architettonici della classicità greca che hanno caratterizzato le sue composizioni attentamente strutturate che rimandano alle tele del pittore surrealista Giorgio de Chirico. Lo stesso vale per il suo collega e amico Horst P. Horst, che puó vantare una formazione di tutto rispetto da attribuire niente di meno che all’architetto modernista Le Corbusier. Creatore di alcune delle fotografie piú famose di Vogue,le immagini di Horst presentano complesse strutture di grazia con un uso impressionante dell’ombra spesso caratterizzate dalla sua firma dagli effetti trompe-l'œil.

Il leggendario editore Condé Nast, responsabile del successo delle carriere di svariati fotografi che sono stati lanciati dalle pagine dei suoi giornali, uno fra i tanti Vogue. Il primo fotografo incaricato dalla società, nel 1914, fu il barone Adolphe de Meyer, seguito nei decenni successivi da luminari come lo stesso Edward Steichen, Man Ray, George Hoyningen-Huene, Cecil Beaton e Erwin Blumenfeld. L'editore divenne così un talent scout di talento che operava a New York, Parigi e Londra in laboratori di creatività, impiegando gli artisti desiderosi di catturare e mostrare le gemme di haute couture fino ai giorni nostri. A New York, Parigi, Londra o Milano, Deborah Turbeville, Bruce Weber, Peter Lindbergh, Ellen Von Unwerth, Corinne Day, Mario Testino, Steven Meisel, Nick Knight, Tim Walker, Miles Aldridge, Sølve Sundsbø o Willy Vanderperre, sono solo alcuni che hanno contribuito non solo alla storia delle riviste di moda, ma anche a quella della fotografia.

Con l'accesso senza precedenti agli archivi Condé Nast di New York, Parigi e Milano, la fotografa storica Nathalie Herschdorfer ha raccolto stampe originali e selezionato pagine di riviste per fornire l'opportunità unica di ripercorrere il lavoro di più di ottanta fotografi dall'inizio della loro carriera. Da Cecil Beaton fino a Guy Bourdin e Peter Lindbergh, Herschdorfer mette in mostra l’evoluzione di una produzione di lungimiranza, immagini innovative e artistiche che hanno saputo inventare nuove tecniche d'avanguardia, riadottate da altri generi fotografici.

A noi di Nerospinto piace e vi proponiamo questa mostra perchè non rappresenta solo moda, trattandola come un mero prodotto commerciale, ma un percorso fotografico che mette in luce un vero e propio stile di vita.

Fashion Photography

Fondazione Forma per la Fotografia, piazza Tito Lucrezio Caro, 1 zona Ticinese. Dal 17 gennaio al 7 aprile, costo del biglietto euro 7.50, tutti i giorni dalle 10 alle 20.

Se qualcuno fosse interessato ad approfondire l'argomento qui il libro della curatrice: Fashion. Un secolo di straordinarie fotografie di moda dagli archivi Condé Nast, Herschdorfer Nathalie, Editore Contrasto DUE.

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"L’aria è splendente, oggi: che meraviglia! Senza morsi né speroni né briglia ce ne partiamo a cavallo del vino verso un cielo incantevole, divino."

(Charles Baudelaire)

Versi che celebrano la vita ripercorrendone i piaceri, tutto ció che un bicchiere puó evocare se al suo interno è racchiuso dell’ottimo vino. Capace di inebriare lo spirito e scaldare il cuore si è da sempre rivelato una sorprendete fonte d'ispirazione per poeti, artisti e pittori.

Protagonista per eccellenza delle più antiche tradizioni pagane in onore del dio Bacco, sovrano dell’estasi e dell’inibizione, il vino ha il potere di riempire l'anima di ogni verità, di ogni sapere, di tutta la filosofia, così come lo descriveva il celebre scrittore rinascimentale Francois Rabelais. Se solo facessimo attenzione alla sua etimologia scopriremmo che non a caso la parola vino deriva dal sanscrito "vena", amare: così come l’amore avvolge e riscalda il cuore il vino può rivelarsi un balsamo penetrante per la mente la cui assunzione nella sua forma più nobile, rende gli uomini simili a degli Dei della Grecia antica.

Rilassate il corpo e isolatevi dal resto del mondo, mettete alla prova i vostri sensi e preparatevi ad un nuovo viaggio attraverso un percorso di degustazione.

Si inizia ascoltando il suono del tappo che viene estratto dalla bottiglia e da quello del vino che viene versato nel calice. Apprezzate le sue sfumature così come si presentano ai vostri occhi e dopo averne identificato il colore fatelo roteare leggermente cercando di percepire la sua densità attraverso gli "archetti" che disegna sul bicchiere, più questi saranno densi, più il vino che andrete ad assaporare sarà alcolico. Avvicinando il bicchiere al naso e chiudendo gli occhi fatevi pervadere dalle fragranze floreali o fruttate che sprigiona e che sicuramente inizieranno ad allietare la vostra capacità olfattive. Ora passatevi un po’ di vino tra le labbra facendo attenzione alle sensazioni tattili come quella termica e quella della sua consistenza. A questo punto fate in modo che il nettare raggiunga la vostra lingua inspirando leggermente in modo da facilitare le vostre sensazioni gustative. Siete in grado di distinguere il dolce, il salato, l’amaro o l’acido che pervadono la vostra bocca e distendono le vostre membra? Siete finalmente entrati in contatto con il "corpo" del vostro vino, scopritelo a brevi sorsi intensi: non starete già più pensando ad altro che alle sue gradevoli note avvolgenti, all’intimità dell’abbandono che suscita in voi.

Fate attenzione peró, non tutti i vini sono degni accompagnatori di questo viaggio sensoriale. Dedicatevi solo a quelli che meritano di essere assaporati: solo il giusto vascello potrá condurvi attraverso il piacere dionisiaco che una leggera ebbrezza di vino puó regalare.

La redazione di Nerospinto ha scelto di ritagliarsi un paio d'ore alla ricerca di location e piccoli luoghi insoliti di Milano dove poter sorseggiare ottimi calici, raccomandiamo sempre un libro come piacevole compagnia.

A pochi passi dalla redazione segnaliamo, nel cuore del vecchio quartiere Bovisa in via Schiaffino 21, Cibo enò che si presenta come la giusta oasi del gusto cui approdare. Qui potrete incontrare il sapore di un eccellente vino da esaltare con le varie proposte del menù del giorno. Una vera nicchia del piacere dove potrete dedicarvi ad una degustazione guidata o ad una delle tante iniziative culturali che questa particolare enosteria offre.

Per chi ama il connubio vino e musica proponiamo Rosso Borsieri in via Borsieri 16, zona Isola, luogo ideale per concedersi un giusto momento di relax. Qui potrete godere dei sapori e dei profumi di un calice di vino o di champagne, tipico e Doc, dell’accurata selezione italiana di grande qualità, accompagnandolo a formaggi o salumi, il tutto sulle note della live music jazz.

Per i tradizionalisti, all’enoteca drogheria De Ponti in via Plinio 17, zona Loreto, si respira aria di tradizione. Questo luogo storico, in attività dal 1934 da ben tre generazioni, oltre ai vini, ai rum, alla selezione di whisky e birra rigorosamente artigianali, offre una vasta scelta di leccornie da gustare direttamente sul posto o trasformare in golose idee regalo. Dai dolci tipici milanesi a quelli che ripercorrono la tradizione delle varie regioni italiane, ai prodotti del pastificio di ottima qualità, alle farine, ai prodotti macrobiotici o a quelli esteri come il muesli inglese, tedesco o svizzero e molto altro.

Per chi invece oltre al gusto vuole anche appagare gli occhi a partire dal design degli interni al menu e alla carta dei vini senza peró rinunciare alla ricercatezza delle proposte, il risto bar Pisacco in via Solferino 48 è sicuramente la scelta che soddisfa le vostre esigenze. Aperto dallo scorso settembre, è il luogo dove potrete degustare ottimo vino accompagnandolo a piatti semplici, ma che non transigono sulla freschezza e la genuinità delle materie prime. Ottimo per una cena esclusiva dall’atmosfera elegante e curata nei dettagli ma rilassata.

Consigliamo sempre di scegliere con cura i vostri compagni di degustazione, nel caso ne siate sprovvisti vi consigliamo delle piacevoli alternative:

Compagno di sbronze (tratto da Erections, Ejaculations, Exhibitions and General Tales of Ordinary Madness, 1972) Charles Bukowski, Universale Economica Feltrinelli.

I fiori del male (Les fleurs du Mal) Charles Baudelaire.

I poeti del vino. Cinquanta secoli di poesia dall'epopea di Gilgamesh all'Ode al vino di Pablo Neruda, Giulio Caporali, Protagon Editori Toscani.

 

That’s why: life is too short for bad wine..

Secondo Jung le lame dei tarocchi sono una rappresentazione degli archetipi.

Jung era un profondo conoscitore dei miti, delle leggende e delle letterature del mondo antico di tutte le culture. Pur non rinunciando mai a una metodologia scientifica, egli sapeva che la verità non può essere ridotta alla logica razionale.

La sua teoria prevede che, oltre l’inconscio individuale ricco di pulsioni represse e di desideri infantili che cercano di manifestarsi nonostante la censura dell’io cosciente, esiste un magma indifferenziato, un mare primordiale, nel quale fluttuano tutte le energie della specie umana e che chiamò inconscio collettivo.

Esistono nuclei di energia che si esprimono in immagini emblematiche, simboliche di qualcosa che va oltre la semplice umanità e che lo possono mettere in sintonia con un mondo oltremondano facendogli scoprire di avere in sé qualcosa di autenticamente superiore.

Questi simboli egli li chiamò archetipi e hanno una importanza fondamentale nell’attività onirica e quindi nell’interpretazione dei sogni che non sono più solo espressione di desideri repressi come spiegava Freud. Peraltro Platone aveva già parlato di “Idee” la cui sede è nell’iperuranio di cui ogni cosa sulla terra è solo un riflesso. Platone scriveva che non si impara qualcosa di nuovo ma la si “ricorda”. Questi simboli o nuclei divini sono propri di tutta l’umanità anche se, in alcuni casi, mutano nei tempi e nelle culture. Quindi, una realtà oltremondana viene tradotta in un’immagine che può essere interpretata.

I tarocchi, come I Ching cinesi, peraltro, fanno parte di questi archetipi e parlano un linguaggio di forme, figure, colori e numeri che ci comunica qualcosa quasi nostro malgrado. Possono suscitare, cioè, in noi una nuova metodica di conoscenza che non è più logico-razionale ma intuitiva- emozionale. Essi,quindi, sono utili per la meditazione e la concentrazione atte a far affiorare dal nostro inconscio comprensioni che non sono alla portata del nostro io cosciente.

Questo contatto con questa comprensione profonda avviene in modo oscuro e strano e necessita o di forti predisposizioni individuali o di un allenamento continuato. Ma ciò è alla portata di tutti.

La resistenza maggiore è data proprio dalla nostra abitudinaria razionalità che non può e non vuole dare peso a queste sciocchezze dipinte o stampate su carte da gioco. Eppure la facoltà di penetrazione si attiva con l’uso. Come ognuno sa anche i centri cerebrali si attivano o si disattivano a seconda dell’uso che se ne fa di essi. Come nel mondo artistico, una pura razionalità dà luogo solo a imitazioni. Il frutto artistico è sempre legato a una sorta di equilibrio fra invenzione e azione conveniente. Così l’arte o la meditazione sui tarocchi è altrettanto valida solo nel corretto bilanciamento fra le qualità dell’emisfero destro e quello dell’emisfero sinistro, quello creativo e quello logico. In tal modo, il contatto con il mondo della comprensione intuitiva potrà affinarsi nell’uso e nell’esperienza.

Tratto e condensato da uno dei capitoli del libro

Tarocchi Psicologici” di Maurizio Cusani Nuova Ipsa Ed 2011

Per gli amanti dell'arte e per chi vuole lasciarsi sedurre da questo mondo misterioso, segnaliamo la mostra“Il segreto dei segreti. I tarocchi Sola Busca e la cultura ermetico-alchemica tra Marche e Veneto alla fine del Quattrocento” in corso presso la Pinacoteca di Brera –con durata fino al 17 febbraio 2013.

Orari: 8.30-19.15 da martedì a domenica

Ingressi: € 10 /€ 7

Info: tel. 02/72263.257

Catalogo: Skira editore

www.brera.beniculturali.it

 

Santo Barbaro non è uno straniero crudele e incivile, in relazione con qualche divinità non meglio (ri)conosciuta; piuttosto per via della ripetizione in barbaro (il doppio bar) potremmo rappresentarcelo come un suono rozzo ma divino. Diciamo che come definizione può anche starci. I Santo Barbaro sicuramente sono un gruppo, capitanato da Pieralberto Valli (voce, basso) e sostenuto da Franco Naddei (synth e manipolazione sonora), Davide Fabbri (synth) e Enrico Mao Bocchini (batteria).

“Navi” è il terzo disco, preceduto da “Mare Morto” (autoprodotto nel 2008) e “Lorna” (Ribess Records, 2010), prodotto dallo stesso Naddei sotto il nome della Cosabeat Studio mentre le illustrazioni che impreziosiscono l’artwork sono di Toni Demuro. Questa volta sembra proprio che i ragazzi abbiano centrato l’obbiettivo: i versi sono delle reali fitte al cuore, il cantanto è un sussurro vicino alle declamazioni teatrali, che si appoggia perfettamente a un bordone frastagliato e che a volte parte in crescendo emozionali.

Non c’è più una ricerca al riferimento, non si deve più pensare a chi potremmo accostare i Santo Barbaro (El Muniria & Brusaschetto in salsa elettronica di Fabio Orsi? Tanto per rimanere in Italia) perchè quello che adesso si deve fare è poter affermare: questi sono i Santo Barbaro, punto.

Sicuramente non sarà stato un lavoro semplice per il gruppo: questi equilibri sono difficili da trovare ma soprattutto risultano complicati da collocare, sia a livello musicale che discografico.

Veniamo però alle canzoni (finalmente). “Urania” è un gioco di contrasti, musicali e visivi, ben posizionato come apripista. “Terzo Paesaggio” è il primo singolo estratto e con un ritmo ipnotico ci sostiene nella pianura arida resa più ospitale da un semplice respiro/ricordo. “Prendi me” inizia con un piano, qualche rumorino e poi archi, così una semplice preghiera prende il volo a pieno ritmo. “Tempesta” è semplicemente perfetta, la voce cresce con la musica stessa in pulsioni electro ben assestate. “Nove Navi” chiude questi viaggi sonori con un trip-hop, lievemente destrutturato, e con queste parole “...portami altrove, se il cuore non fosse così poco visibile, se il vento non fosse così difficile da spingere altrove, altrove, altrove...”.

Un ottimo album, tanto da posizionarsi automaticamente nelle mie preferenze musicali per l’anno che si è appena concluso: ricco di parole, di visioni e di suoni che riescono a interagire perfettamente, portando grande interesse e coinvolgimento in chi ascolta.

 

Tracklist:

01. Urania

02. Quercia

03. Terzo passaggio

04. Transit

05. Non sei tu

06. Prendi me

07. Il corpo della pioggia

08. Tempesta

09. Io non ricordo

10. Nove navi

 

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Andrea Facchinetti

 

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