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Un’esperienza magica da vivere questo sabato, 09 Febbraio 2013.

Un workshop aperto a tutti, che non richiede particolari doti yogiche e che vi da la possibilità di un completo abbandono e rilassamento dopo un’intensa settimana di lavoro o di stress.

Vi anticipo solo che ci saranno diversi momenti legati alla pratica delle Asana (posture), alla respirazione Pranayama, momenti di meditazione e molto altro ancora all’interno del Dojo del Parsifal accuratamente riscaldato dalla notte prima a una temperatura di 34°.

La calda sala di pratica accoglie il praticante e lo conduce naturalmente verso un atteggiamento positivo verso la vita. La qualità è rassicurante e per niente aggressiva, nota fondamentale per raggiungere quella condizione di piacere che è lo scopo ultimo dell’incontro. Infatti ogni momento della Sadhana stimola il piacere fisico-sensoriale ed emotivo, riducendo lo sforzo e lasciando spazio ad una consapevolezza rinnovata e rigenerante.

Giorno: Sabato 09 Febbraio dalle 10.00 alle 12.30 – Dove: Viale Gorizia,6 Milano MM Porta Genova

Attenzione! Per info e prenotazioni chiamate pure il centro Parsifal al numero 02-89 42 36 73

Io la consiglio “caldamente”. E ci sarò anche io in costume da bagno!!!

 

 

 

Se il cinema è finzione, sarebbe stato allora l’anticinema a rappresentare l’Italia davanti al mondo in occasione della prossima edizione dei Premi Oscar, il 24 febbraio a Los Angeles. “Cesare deve morire”, firmato da Paolo e Vittorio Taviani, dopo aver conquistato l’Orso d’oro al Festival di Berlino, è stato scelto dall’Anica (Associazione Nazionale Industrie Cinematografiche Audiovisive e Multimediali) per essere inserito nella rosa delle pellicole in lizza per la statuetta assegnata al “Miglior film straniero”, sbaragliando concorrenti come “Reality” di Matteo Garrone e “Bella addormentata” di Marco Bellocchio. Nonostante l’esclusione dalla cinquina delle nomination annunciata dall’Academy - è dal 2006, con la “Bestia nel cuore” di Cristina Comencini, che l’Italia non compare più tra i finalisti – la decisione dell’organo cinematografico italiano non può passare inosservata. La storia di “Cesare deve morire” inizia con due fratelli che amano il cinema, e in un piccolo paese di provincia trovano ogni mezzo per inseguire le immagini e scoprire la magia della verità raccontata dai grandi maestri, da Ejzenštejn a De Sica passando per Rossellini e Dreyer. Sullo sfondo la colonna sonora di un’Italia attraversata dalle contraddizioni storico-culturali di metà Novecento, sulle note di Verdi e con la continua incursione nel teatro e nella letteratura europea. Le parole non rimangono mai orfane per i due fratelli rapiti dalle pagine di Shakespeare e Tolstoj, trascinati nel racconto senza possibilità di disincanto. Sull’onda di quest’emozione per la vita, per il racconto della vita, arrivano a Roma e per mezzo secolo continuano a parlare della realtà dietro la macchina da presa, costretti nel confine asfissiante delle definizioni di genere, viaggiando tra storia e antistoria con la voglia di andare oltre quel confine, di oltrepassare il limite della realtà per dire quello che solo in un film può essere detto. Sono novantenni, quei due fratelli, quando gli si richiudono dietro le spalle i cancelli del carcere di Rebibbia. Sono lì per assistere ad uno spettacolo teatrale – finzione, come al cinema – ma quando Shakespeare torna a parlargli con la passione della gioventù dalla bocca sbarrata di un condannato all’ergastolo, capiscono che quella storia deve essere raccontata. Il dramma del tradimento – Giulio Cesare e i congiurati che lo uccideranno – diventa materia viva tra le celle, il teatro e i cortili della prigione romana, sfiorato dallo sguardo dei fratelli insieme registi e spettatori, pienamente travolti dal pathos tragico. E’ quella stessa emozione a raggiungere il pubblico in sala, i critici che hanno pluripremiato la pellicola, dai David di Donatello ala vittoria di Berlino, e ancora in promozione in giro per il mondo con Paolo e Vittorio Taviani a rappresentare l’intero cast di attori detenuti. Un racconto attraversato dalla vita, presente e imperitura in carcere, e passata, laddove il passato assume i contorni dell’infinito, dilatandosi nell’universalità della tragedia. Non è più storia dell’antica Roma, non è il teatro di Shakespeare e non è più un film, i confini ancora una volta oltrepassano le sbarre della vera prigione, quella della forma, per aprire nell’arte uno sconfinato squarcio di realtà. Non c’è un fotogramma che lo mostri, non c’è l’artificio di scena, ma di sangue ne scorre tantissimo in “Cesare deve morire”, in un flusso ininterrotto tra personaggi e attori, nella morte che racconta della vita. A noi di Nerospinto, Paolo e Vittorio Taviani piacciono per l’instancabile fame di verità che non li abbandona da quasi un secolo, per l’entusiasmo dei vent’anni mai perso e sempre rinnovato in una tra le più belle vecchiaie del cinema italiano, per la voglia di rischiare con un film difficile da produrre e distribuire che ha inaspettatamente trionfato in Europa.

Bob Dylan è una delle figure più influenti della cultura del ventesimo secolo. Nel corso degli ultimi 48 anni ha pubblicato più di 45 album e scritto più di 500 canzoni alcune delle quali si sono aggiudicate un posto nel nostro immaginario collettivo come "Blowing in the Wind", "All Along the Watchtower", " Knocking on Heaven's Door " e innumerevoli altre. I suoi successi sono stati riconosciuti in tutto il mondo e hanno fruttato vendite di oltre 110 milioni di dischi e le sue canzoni sono state cantate da più di 3.000 artisti dai Duke Ellington ai Rolling Stones, dai Guns N 'Roses a Stevie Wonder. Anche se Bob Dylan è meglio conosciuto come cantante e cantautore, è anche un autore, regista, attore e conduttore radiofonico. La sua collezione sperimentale di scritti, Tarantula, è stata pubblicata nel 1970 e le sue memorie, Chronicles: Volume One ,uscite nel 2004 , sono diventate un bestseller internazionale. Ma pochi sanno che uno dei piú famosi luminari della storia della musica americana è anche pittore. Da artista visivo, inedita veste che lo vede impegnato giá da tempo, Bob Dylan ha infatti iniziato solo di recente ad esporre le sue opere al pubblico. Risale all’autunno 2007  The Drawn Blank Series , una raccolta di acquerelli e gouaches esposta in Germania al Kunstsammlungen Chemnitz, e al 2010 la serie di opere su tela e acrilico dedicate al Brasile in mostra alla Galleria Nazionale di Copenhagen.

Uno dei piú grandi poeti e cantautori della musica americana che ha fatto la storia di quella mondiale, ha scatenato diverse polemiche nel mondo dell’arte con l’esposizione di dipinti presso la galleria Gagosian di New York che hanno messo in forte dubbio la sua immagine parallela di artista visivo. La collezione, chiamata The Asia Series, è un excursus personale dell’artista che lo ha visto cimentarsi con visioni varie tra cui scene di strada, architettura e paesaggi, ritratti dalla sua vita quotidiana. Ció che è stato fortemente criticato e che ha suscitato scalpore, iniziando dal blog Arts Beat del New York Times,  è stato il fatto che molti dei dipinti originali di Dylan possiedono sorprendenti analogie, alcune sono state addirittura definite riproduzioni, con fotografie di artisti del calibro di Busy Leon e Henri Cartier-Bresson scatenando il dibattito sugli standard dell’arte, sull’importanza dell’originalità nelle esposizioni e l’originalitá stessa di quella di Dylan.

"Dipingo per lo più dalla vita reale", ha detto l’artista, "devo iniziare da questo: persone reali, vere e proprie scene di strada, il dietro le quinte, modelle dal vivo, dipinti, fotografie, installazioni, architettura, graphic design. Tutto ciò che serve per far funzionare la rappresentazione visiva. " A sostenere la tesi, Dylan tira in ballo il discorso musicale dimostrando come "Whistle Duquesne", la canzone di apertura dal suo trentacinquesimo album, Tempest, prenda elementi della melodia, il coro e la struttura stessa del pezzo da una canzone del 1929 di Memphis Jug Band, KC Moan. Ma allo stesso tempo per non creare fraintendimenti aggiunge: "Ho fatto disegni per la maggior parte della mia vita. Nel notebook, sui tovaglioli, su carta ruvida o cartone, piatti e tazzine da caffé. . . con qualsiasi cosa si possa rappresentare qualcosa, quindi disegnare non è una novitá per me" spiegando come i suoi dipinti possano soddisfare le carenze espressive che si possono riscontrare con la musica. "Se invece avessi potuto esprimere le stesse cose con una canzone lo avrei fatto’’.

Descritto come il neo espressionista dello stile beat, dal 5 febbraio Palazzo Reale ospita la personale di Bob Dylan. L’esposizione presenta una serie di 22 dipinti, New Orleans Series, che rendono omaggio alla città americana del cantante e cantautore. Le opere raccontano la storia di questa affascinante città e propongono alcune scene decadenti, atmosfere sospese, tensioni di amore e violenza fissate sulla tela e ambientate tra il 1940 e il 1850. Dylan è stato una figura influente nella musica e nella cultura per più di cinque decenni. Durante la sua carriera ha saputo esplorare con maestria molte tradizioni musicali, tra cui folk, blues, country, gospel, rock and roll, jazz e swing e ora torna a far parlare di sé affrontando un campo artistico per lui inconsueto. Noi di Nerospinto, che amiamo la sua musica,  non vediamo l’ora di riscoprirlo sotto questa sua nuova veste di pittore controverso che osa sfidare la critica piú sfrontata..e voi?

Bob Dylan - New Orleans Series

Palazzo Reale piazza Duomo 12

Dal 5 febbraio al 10 marzo

Lunedì dalle 14.30 alle 19.30 Martedì, mercoledì, venerdì e domenica dalle 9.30 alle 19.30 Giovedì e sabato dalle 9.30 alle 22.30

(free entry)

Il designer-to-consumer è una nuova impostazione produttiva che si avvale tanto delle risorse offerte dalle nuove tecnologie di prototipazione e produzione a controllo numerico quanto di lavorazioni tradizionali e dell'indispensabile supporto delle tecnologie web 2.0.

Questo nuovo modello produttivo, che sta trasformando il mondo della progettazione, della produzione e della distribuzione di beni, prevede che, attraverso la vendita online e il rapporto con i distributori tradizionali, i designer diventino produttori di sé stessi.

SFUSO/small-scale practices/ collettivo di designer , grafici e architetti under 30, attraverso Retrobottega invita designer, architetti, makers, artigiani, graphic designer, studenti e professionisti che si occupano di indagare questo nuovo sistema produttivo a esporre i loro lavori, con lo scopo di fornire loro un'occasione di visibilità, di incontro e di scambio.

Il tema deIl ’incontro tra passato e futuro e della necessità di un dialogo tra i due si rivela anche nella scelta della location, l'esposizione avverrà negli storici locali della Ferramenta Pietro Viganò in via Montevideo a Milano,in zona Tortona, e dell’apertura in occasione della settimana del Salone del Mobile 2013 dal 9 al 14 Aprile.

 

Alla call sono ammessi lavori di designer, studi, architetti, makers, graphic designer che realizzino in maniera indipendente piccole e grandi serie.

Il termine per la presentazione dei progetti scade il 23 marzo. I risultati, scelti da una giuria di esperti, verranno pubblicati su www.sfuso.org il 24 Marzo.

 

Info tecniche:

Le candidature vanno inoltrate a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..

La partecipazione alla call e all'esposizione è completamente gratuita. I costi di spedizione e trasporto dei progetti selezionati sono a carico dei singoli progettisti.

La partecipazione è aperta a tutti e si possono presentare quanti progetti si desidera e di qualsiasi tipologia: arredamento, oggetti per la casa, abbigliamento, accessori, dispositivi tecnologici ecc..

 

Per ogni progetto dovranno essere inviati:

-fotografie in alta definizione del prodotto o dei prodotti

-breve descrizione con particolare attenzione alle fasi produttive e alle lavorazioni

-scheda tecnica

-breve biografia dei produttori

-informazioni di contatto

 

I progetti presentati devono essere prodotti in piccole serie o prototipi pensati per la produzione in serie. Non sono ammessi i pezzi unici. Il fatto che il progetto sia già in produzione da un certo lasso di tempo, sia già stato presentato o pubblicato non costituisce impedimento per la partecipazione alla call.

Nella settimana del Salone del Mobile 2013 si susseguiranno inoltre una serie di iniziative volte ad approfondire il tema.

 

Altri Contributi

Al racconto sono chiamati a partecipare anche fotografi, artisti, architetti e designer che vorranno esporre ricerche di carattere teorico, concettuale o narrativo sul tema della relazione con il sistema degli oggetti nella più ampia accezione possibile. I contributi potranno essere di qualsiasi natura scritti, performance, video, produzioni editoriali, installazioni, infografiche ecc e verranno selezionati dagli organizzatori. Le candidature per questi contributi vanno inoltrate a  Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

 

Call for sponsors

La call è aperta anche a soggetti che desiderino supportare l'iniziativa mettendo a disposizione le proprie risorse, siano queste di natura materiale o immateriale. Sono benvenuti materiali, grezzi o lavorati, generi di consumo per la parte catering e rinfreschi, mezzi di locomozione (sostenibili!), attrezzature audio video, così come mediapartner per la diffusione dell'iniziativa, videomaker, addetti stampa, volontari per la realizzazione dell'allestimento. Verranno accettate solamente le candidature ritenute in linea con lo spirito dell'iniziativa. Scrivete a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

 

Retrobottega

@Ferramenta Pietro Vigano

Via Montevideo 8, Milano

9-14 Aprile 2013

Noi di Nerospinto amiamo l'arte contemporanea, le persone che credono di poter cambiare il mondo con la propria arte, poichè l'arte è l'unica testimonianza duratura del nostro passaggio su questo pianeta.

Un meraviglioso evento dedicato alla città di Milano: 55 mostre d’arte contemporanea, proposte dalle più importanti gallerie d’arte italiane con l’altissima selezione curatoriale di Flash Art, unite  nell’esclusiva e inusuale location di Palazzo del Ghiaccio, per un intero week end da dedicare all’arte.

È questa la scommessa di Giancarlo Politi fondatore e direttore di Flash Art, rivista leader per l’arte contemporanea in Italia e nel mondo, che è riuscito a riunire tutti i principali protagonisti dell’arte di oggi,  offrendo al pubblico una magnifica selezione curatoriale, qualitativamente elevatissima, d’arte contemporanea.

Nei giorni di venerdì 8 sabato 9 e domenica 10 febbraio, i visitatori potranno accedere gratuitamente a Flash Art Event; l’ingresso è volutamente libero, pensato appositamente per avvicinare alle gallerie non solo il pubblico di addetti ai lavori, ma soprattutto un omaggio alla città di Milano, al suo serrato e intrigante rapporto con l’arte contemporanea.

Un fine settimana dinamico, frizzante, caratterizzato da novità, sorprese,  incontri: le gallerie più propositive, i migliori artisti emergenti o già famosi, i critici e curatori più sensibili e preparati nel panorama d’oggi, i collezionisti più attenti.

Non solo gallerie: all’interno della sede di Palazzo del Ghiaccio sarà possibile visitare la mostra realizzata dagli studenti di NABA (Nuova Accademia di Belle Arti Milano) ideata e curata da Marcello Maloberti, Igor Muroni e Arianna Rosica. Una grande opportunità sia per gli studenti NABA, per entrare a far parte dell’eccellenza dell’arte, che per i visitatori, stuzzicati da quelle che saranno le nuove proposte di domani.

Flash Art, da sempre leader nell’innovazione e specializzata nella creazione di eventi di grande successo, quali Aperto ‘93 alla Biennale di Venezia (che ha visto l’esordio di Damien Hirst, Maurizio Cattelan, Matthew Barney, John Currin, Félix Gonzalez-Torres) la Biennale di Tirana nel 2001, e dal 2003 la Biennale di Praga, la maggiore rassegna dell’Europa Orientale, ora ci presenta una nuova creazione innovativa e che vuole lasciare il segno a Milano e in Italia: Flash Art Event.

 

Le Immagini di solito hanno un impatto maggiore rispetto alle parole scritte, la loro capacità di emozionare l’osservatore è sicuramente superiore a quella del linguaggio. Se poi metti una fotocamera nelle mani giuste la differenza che si ottiene nello scatto finale diventa sostanziale. E quelle di Stanley Greene lo sono.

 

Nato a New York nel 1949 da adolescente è stato un membro attivista delle Pantere Nere contro la guerra del Vietnam e fondatore di SF Camerawork, uno spazio espositivo per la foto d’avanguardia. Greene ha studiato presso la Scuola di arti visive di New York e in seguito ha cominciato la sua carriera fotografica nel campo della moda e nella cronaca visiva legata al contesto musicale punk rock. Ma é stato l’incontro con W. Eugene Smith, famoso fotoreporter americano della Seconda Guerra Mondiale, che lo segna profondamente facendogli prendere la decisione di impiegare tutte le sue energie nel fotogiornalismo. Inizia cosí a lavorare per il New York Newsday. Nel 1986 si trasferisce a Parigi trovandosi in Europa in tempo per fotografare la caduta del muro di Berlino, scatti che lo hanno reso un professionista unico nel suo genere. Nel corso degli ultimi due decenni ha infatti realizzato alcune delle immagini piú toccanti scattate in zone critiche come Croazia, Ruanda, e la costa del Golfo del post uragano Katrina. Stabilitosi in Cecenia per più di un decennio documenta la lotta cecena per l'indipendenza dalla Russia, convinto che il fotografo non debba accorrere sul posto solo in caso di necessità per poi lasciarlo quando una nuova storia da documentare lo porta altrove.

 

Le sue fotografie sono in grado di rappresentare l’umanità soprattuto attraverso momenti tragici, lasciando lo spettatore in bilico tra la sicurezza della vita occidentale e gli orrori delle guerre straniere. Storie di tossicodipendenti provenienti da Kabul, uomini che fuggono dalle esplosioni delle bombe a Kirkuk, in Iraq, una bandiera americana sporca che ricopre un altare di una chiesa di New Orleans ancora in rovina due anni dopo l'uragano Katrina . ‘’La mia è una fotografia tradizionale in un ambiente non tradizionale. Oggi essere un fotoreporter significa essere totalmente determinato e impegnato nell’umanità. E’ letteralmente necessario essere coinvolti nel fotogiornalismo ; essere un fotoreporter significa essere un testimone, un informatore, un giornalista e non il protagonista della storia.’’ Questa è l'evoluzione attuale della fotografia giornalistica secondo Greene, che sottolinea come le foto debbano dare importanza alle relazioni fra uomini, sono un mezzo per documentare la storia umana promuovendo il cambiamento, documentando le atrocità della guerra ma allo stesso tempo celebrando  la vita. Uomo di grande fervore ideologico che rifiuta di compromettere i suoi valori, capace di operare con professionalità, distacco e sensibilità di cittadino coinvolto. E’ infatti inevitabile, se si vuole comunicare senza filtri la realtà di certi contesti, sviluppare un certo livello di empatia, facendosi coinvolgere dalle problematiche e dal quotidiano degli individui rappresentati. Greene è inoltre consapevole che gli aspetti tecnici del processo fotografico non sono gli obiettivi primari di un vero fotoreporter, il 75 % è affidato alla casualità e solo  il restante 25 alla bravura, questa é la magia della fotografia secondo Greene.

 

Vincitore di cinque World Press Studio, il prestigioso W. Eugene Smith Grant per la fotografia umanistica e innumerevoli altri premi internazionali tra cui il recentissimo grant dell'Aftermath Project 2013 per il suo progetto sulla Cecenia.

 

Stanley Greene è l’autore degli scatti presentati al Linke Lab di via Avancini 8 che ospiterà la mostra Western Front, una raccolta di  10 immagini tratte dall'omonimo libro realizzato da Greene e Van der Heijden dopo il famoso libro cult Black Passport di cui Nerospinto ripropone l’impressionante trailer.

 

 

LINKE LAB via Avancini 8

dal 5 al 10 febbraio

dalle 10.00 alle 19.00

(free entry)

Per informazioni:

Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. oppure 02/87382206

 

Alessandra Sporta Caputi

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In Italia non esiste una vera e propria legge che regolamenta la figura del massaggiatore.

I potenti benefici dei massaggi sono ostacolati dalle case farmaceutiche, psicologi e medici old style che temono di perdere i propri clienti che trovano nei trattamenti naturali la giusta risposta ai loro problemi fisici e mentali.

Questo da una parte porta ad un'ampia scelta di massaggi e massaggiatori, ma dall'altra mostra un panorama degno di un circo dove persone che fanno un corso di massaggio di due giorni si proclamano terapisti creando spesso grossi danni.

Oltre a questo compaiono sempre di più massaggi dai nomi improponibili e di dubbia natura:

massaggio con la cioccolata, massaggio olistico, massaggio emozionale, massaggio speciale, massaggio terapeutico, etc etc.

Cosa significano questi nomi? Da quale disciplina sono originanti?

Cosa vuol dire massaggio olistico? E "speciale" perché? "Terapeutico" per che cosa? E la cioccolata...beh... No comment.

Il massaggio deve essere necessariamente rivolto alla persona in base alle sue esigenze, al suo stato mentale e fisico di quel dato momento e solo un vero terapista può capire cosa è meglio per quella persona e solo lui dovrebbe decidere il giusto trattamento perchè un altro potrebbe addirittura aggravare una situazione.

Il menù dei massaggi che vediamo nei centri benessere ha spesso il valore del menù del bar. Un panino ha lo stesso valore di un massaggio.

I massaggi che hanno un valore sono quelli che derivano da lontane tradizioni, da uomini che per secoli si sono presi cura del prossimo e non del benessere del proprio portafoglio.

Il massaggio thai, ayurvedico, shiatsu, svedese, californiano e pochi altri sono efficaci perchè alla base di queste tecniche esiste la persona che va trattata e la si tratta per un certo e dato motivo.

Antiche tradizioni ancora oggi sopravvivono perché al centro del loro scopo c'è il benessere dell'uomo e non la scenografia attorno al lettino o la spettacolarità dei movimenti del massaggiatore o degli strumenti che usa.

Oggigiorno le parole "benessere" e "olismo" sono di moda, fa alternativo ma alla base cosa c'è?

Nel campo dei massaggi un massaggio olistico significa un mix di tecniche disparate. Un po' di thai, un po' di ayurveda, un po' di shiatsu. Insomma un po' du tutto e un (bel) po' di nulla.

Un movimento verso l'alto ha il suo senso e non è lo stesso che un movimento verso il basso e chi lo esegue sa cosa sta facendo e perché.

Un breve colloquio con la persona che ci si appresta a massaggiare non è solo importante, ma è fondamentale per capire chi abbiamo davanti, per capire il background di quella persona, le sue esigenze e bisogni.

Spesso l'onnipotenza di alcuni operatori porta ad inventarsi dei massaggi con un miscuglio di tecniche e il risultato è spesso disastroso.

Il massaggio è un eccellente aiuto a problemi di forte stress, esaurimento nervoso, crisi di panico, insonnia ma è il terapista che fa la differenza e di sicuro deve sapere perchè una persona si vuole sottoporre ad un massaggio.

Farsi massaggiare alle terme è piacevole e rilassante ma perchè pagare tanti soldi per la struttura che visitiamo e ricevere un trattamento di serie Z?

In India, in Cina, dove la si sa molto lunga, i massaggi vengono eseguiti per terra, in strutture ben lontane dai fasti del nostro immaginario, ma i benefici sono spesso miracolosi.

L'idea che si ha del massaggio e del massaggiatore deve essere necessariamente rivalutata.

Il massaggiatore è un terapista a tutti gli effetti e al contrario dei medici specialisti (che tra l'altro non battiamo ciglio a pagare tanti soldi perchè pensiamo che più costi e più valga) può e deve essere essere scelto.

La persona che per un'ora prende in mano il controllo della nostra vita sciogliendo contratture, portando a galla paure per poi dissiparle, ridandoci sicurezza e pace deve piacerci, lo possiamo scegliere perché anche questo è fondamentale.

Un massaggiatore non vale l'altro e non per capacità tecniche ma per quello che ci trasmette a pelle.

Come ci scegliamo gli amici anche i massaggiatori possono e devono essere scelti per poter essere tranquilli e in pace durante il trattamento.

Come ci si può rilassare se chi ci tratta non ci piace, non ci trasmette serenità?

Chi cerca un massaggiatore per motivi specifici dovrebbe innanzitutto incontrarlo o parlarci al telefono per capire chi c'è dall'altra parte, se ci si sente a proprio agio. il 99% della buona riuscita di un massaggio la fa chi ci massaggia.

Restare per un'ora o più con gli occhi spalancati per paura o nervoso non aiuta e nemmeno il migliore dei massaggiatori riuscirà mai a far rilassare chi si sottopone al trattamento.

E' vero che oggigiorno una coccola è senza dubbio ben accetta da chi è molto stressato, ma se veramente ci si vuole prendere di se stessi dobbiamo partire dalla base: da noi stessi.

Noi ci meritiamo tanto!

Come detto esistono tantissime tecniche e sarebbe interessante andare a scoprire che cosa vogliono dire tutti quei nomi, i benefici di un massaggio piuttosto che un altro, lo scopo e la storia di un trattamento.

A qualcuno il massaggio thai non piace perchè troppo doloroso, altri non amano l'ayurvedico perchè non vogliono perdersi nei meandri della loro anima, il californiano è troppo leggero, etc.

Ad ognuno il suo, ma alla base si parla di massaggi con un valore scientifico ed umano riconosciuto.

Prediligete un massaggiatore che ha il suo studio personale e personalizzato o che viene al vostro domicilio a grossi centri dove si diventa parte di una catena di montaggio e tutto è limitato alla musica carina, l'asciugamano caldo, la rosa sul lettino e via dicendo.

Fidatevi del passaparola. Se online trovate annunci che non vi convincono allora avete già deciso: non fa per voi.

Come per l'insegnante yoga, il parrucchiere, lo psicologo, il marito, la moglie, anche il massaggio e massaggiatore devono essere scelti per avere il meglio per se.

 

Walter

 

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Massaggiatore e reflessologo plantare professionista

Massaggi ayurvedici, rilassanti, linfodrenanti, energizzanti, californiani, hot stone, per donne in gravidanza, di bellezza.

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Generalmente la gente ha paura di farsi leggere le carte, perché ha paura di sapere cose negative. Non prendendo quasi mai che il cartomante, leggendo le carte, possa dire invece cose positive. Questa paura nasce da secoli e secoli di terrorismo psicologico nei confronti della negromanzia, stregoneria, e scienze occulte in genere perpetrate dalla chiesa. Molte discipline orientali sono anch’esse tacciate di stregoneria, o a volte indicate come mano diabolica, seppur di largo consumo e sapendo che sia assodato che facciano bene alla salute (yoga, discipline ayurvediche ecc.)

 

 

Il cartomante altro non fa, in genere se ben preparato, che leggere i segni contenuti all’interno delle carte, o lame. Ogni Carta dei tarocchi ha un significato specifico in sé. Accostati l'uno all’altro assumono significati diversi, ma non univoci. Ogni cartomante infatti, oltre a conoscere il significato delle carte in sè, deve lasciarsi guidare dalla propria esperienza. Nelle sue prime esperienze, sicuramente, ha imparato a riconoscere alcuni segni ricorrenti che gli permetteranno di focalizzare meglio le situazioni del richiedente.

 

 

La filmografia, molti libri, hanno decisamente rafforzato le paure di molte persone, e fuorviato il mezzo divinatorio dei tarocchi da quello che è a quello che serviva nel film o nel libro ai fini narrativi. I tarocchi nascono come un gioco. Sono delle indicazioni, assumono il valore che ogni persona vuole donargli. Le indicazioni sono molto chiare e precise, ma non definitive o incontrovertibili.

 

 

La base della credenza sul destino o meno, è proprio l’elemento chiave di ogni divinazione, sia esso con le carte, con le rune, sassi ecc. Se una persona crede che il proprio destino sia già scritto, ha paura che gli venga svelato dalle carte. Se una persona crede di fare da sè il proprio destino, si fa leggere le carte e usa il gioco per guidarsi su una strada, piuttosto che su un’altra. Se avete paura del vostro destino e non volete farvi leggere le carte, non preoccupatevi. Se è il destino a fare il vostro cammino, voi non avete colpe, che temete allora?

Mirko Ciotta

Uomo occidentale che sei cresciuto tra cristianesimo e chiese cattoliche; uomo contemporaneo che sei bombardato da immagini e stimoli ad accumulare sempre più per raggiungere un “benessere” effimero; uomo cittadino che abiti in una città come Milano dove l'apparenza sembra esser tutto e che magari lavora in tanti dei campi creativi dove pare ci sia bisogno di sgomitare per passare davanti gli altri. Tu, uomo del 2013, come mai hai scelto di fare yoga?

Si sa che alle volte gli opposti si attraggono. E tra questi annovero la felice unione dell'universo Occidentale con quello Orientale che dal 1968 si è fatta sempre più presente facendo diventare massiccio l'uso di parole come: yoga, meditazione, ayurveda, buddhismo, induismo, zen e quant'altro sia legato al mondo che si cela guardando “la mappa del mondo a destra”. Un uomo, ad un certo punto della propria esistenza, che sia a 20 30 40 50 60 o 70 anni, si sente saturo e pieno di insoddisfazioni capendo che c'è qualcosa che non va o che tutto ciò che ha non basta mai. O, ancora, che non ha la capacità di gioire, di vedersi all'interno e di scrutare i mostri celati all'interno di una stanza segreta del proprio subconscio...ma, lasciando il livello del proprio spirito, anche a livello fisico si vede sciatto e sgonfio come un palloncino ad elio lasciato troppo tempo al sole. Ecco qui che arriva una soluzione o tante soluzioni da mondi esotici che promettono la cura per questi nodi inestricabili. Tra questi rimedi vi è lo Yoga.

Nella maggior parte dei casi una persona è spinta dalla curiosità. Grazie al cielo aggiungerei. Perché? Perché, tra le tante qualità che l'uomo contemporaneo ha perso, quella di esser curioso resiste ancora: non saprei dire se per puro spirito di sopravvivenza animalesca (la curiosità porta a scoprire nuove strade per sopravvivere e sentirsi vivi) o semplicemente perché è un impulso che abbiamo e quindi lo assecondiamo. La curiosità per le culture lontane e che non ci appartengono ha sortito spesso un grande fascino in tutti noi: profumi, posizioni del corpo inusuali, nomenclature in lingue lontane sono così affascinanti da sembrare “cool” o trendy. Un po' come quando si parla del Buddha come se fosse più figo di Gesù. Cosa, a mio avviso, sciocca. Sono fermamente convinto che per amare lontano bisogna imparare prima ad amare da vicino e quindi amare e capire le cose che abbiamo a disposizione in Occidente. Curiosità e voglia di provare sono fondamentalmente i due ingredienti che avvicinano spesso le persone allo yoga.

Un'altra causa può essere il conoscere una persona che pratica Yoga o se ne interessa. Giusto ieri sera parlavo con una ragazza che mi diceva che vorrebbe provare una lezione di Yoga dato che il suo collega lo insegna: sottolineava il fatto che lo trova sempre in pace con sé stesso. Un vero e proprio sentimento di voler raggiungere lo stesso “status” di pace e serenità. Una voglia di scappare dal caos della propria mente e del mondo cittadino per voler ottenere lo stesso risultato. Ma, attenzione, tutti gli esseri umani sono diversi e le strade da intraprendere sono diverse e si adattano a tante tipologie di persone e di spiriti. Molte volte ho incontrato persone che hanno provato una lezione di Yoga che non era adatta a loro e pensano che alla fine il mondo yogico sia tutta una bellissima e affascinante messa in scena. Semplicemente la lezione che hanno provato non era nelle loro corde; alcuni lo capiscono altri, beh, se leggeranno queste due righe capiranno che magari devono cercare la propria strada Yogica tentando diverse strade (se l'interesse è davvero supportato da una forte voglia di cambiamento).

Il caso, oh il caso: le fatalità nel loro caos portano spesso frutti inaspettati nella propria vita facendo sbocciare in noi situazioni estremamente piacevoli o malevoli. La casualità nell'esser andato a provare lo yoga e essersene innamorati è una delle cause di inizio che preferisco. “Mi hanno invitato e senza pensarci su sono andato a provare...neanche sapendo cosa fosse”. Questo mi ha detto un amico pugliese che ha iniziato un lungo percorso che continua ancora oggi nella cultura dello Yoga e della meditazione. Morale della favola: non guardate le casualità con sospetto ma sappiatele accettare e osservarle per comprendere a fondo ciò che di bello hanno da darvi o la lezione che vi apprestate ad apprendere con una frustata.

Evoluzione: cercare un'evoluzione della propria condizione religiosa che sia cristiana, buddhista o qualunque altro credo. Yoga, ricordiamoci, deriva dalla radice sanscrita “yug”, che significa unire, legare insieme: cosa direte voi? Eh ditemelo voi vi dico io sorridendo! Potrei dirvi che per una persona religiosa lo Yoga unisce il corpo e la mente al divino: mediante la consapevolezza del respiro si è in grado di entrare in uno stato di coscienza che fa carpire meglio alcuni concetti come la nostra condizione divina e il nostro esser parte col tutto e quindi con Dio. Lo Yoga ci fa capire piano piano che siamo un'estensione della divina concezione in quanto mediante le Asana (posture) assumiamo le forme di tanti animali o oggetti dalla natura più umile a quella più elevata: in questo modo possiamo esser parte di tutte le opere d'arte del creato ma anche, per chi è un esteta, che possiamo raggiungere, mediante il nostro corpo e i nostri muscoli uniti al respiro, una qualità maggiore di benessere psicofisico.

Da non sottovalutare sono i media e internet che costituiscono un'ingente fonte di informazione sulle svariate discipline che arrivano da lontano. Da Wikipedia a Nerospinto, in cui affrontiamo determinati argomenti, una persona può attingere informazioni e togliersi alcune curiosità in modo silenzioso e discreto...senza scomodarsi a chiedere a qualcun'altro. Va comunque detto che molti scritti on line possono sviare o creare idee erronee nell'immaginario individuale. Quindi consiglio di saper cercar bene sulla rete oppure leggere i cari e vecchi libri stampati che ormai, con l'avvento dei tablet per la lettura, sono talmente Vintage da esser considerati trendy. Non mi stancherò mai di scrivere che bisogna provare, provare e ancora provare. La scrittura o la parola possono esser potenti strumenti di comunicazione ma alla fin fine sarete voi ad agire per creare nel vostro animo idee e concetti oppure sfatarli dicendo a voi stessi: ok quello che ho letto era un'assurdità.

Postura e riabilitazione: lo Yoga sta iniziando ad avere molta importanza anche in campo medico. Molti dottori consigliano per i problemi alla schiena oppure per riprendersi da brutti incidenti alle articolazioni delle lezioni di Yoga che, ovviamene, saranno studiante ad hoc per accompagnare al meglio il ciclo di riabilitazione del convalescente. Ed egli stesso si sorprenderà come, oltre ad un miglioramento fisico, vi si accompagnerà anche un crescente ottimismo nella guarigione e una calma che non ha mai provato prima; quasi un paradosso dato che, quando si ha un deficit, si tende sempre a risultare più nervosi e indisposti nei confronti delle altre persone. Voler anche correggere la propria postura diviene anch'essa una causa per l'inizio della pratica dello Yoga. Tra le cose che si sanno di più dello Yoga, vi è sicuramente il massiccio lavoro sulla correzione della posizione della colonna vertebrale nonché il fatto che molte Asana, anche semplici all'apparenza come Tadasana (la Montagna), riescono a far render conto all'allievo di tutti i difetti nella propria postura: dalle spalle allo sbilanciamento del peso su una gamba piuttosto che un'altra, dalla posizione delle spalle alla posizione della nuca troppo spostata in avanti o indietro.

Ultimo: spero che la prossima causa per farvi iniziare a fare Yoga sia io. (Risatina sotto i baffi).

Namasté, Vittorio Pascale allievo praticante di Yoga Integrale presso il Centro Parsifal Yoga, Milano studioso di Buddhismo tibetano fondatore della pagina Fb: Yogamando per domande @: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Tanti anni sono passati dal loro ultimo disco, era il 1991 e Loveless diventò simbolo dello Shoegazing tutto pur avendo un artwork non del tutto eccezionale. Avevo nove anni quando uscì, lo persi nel momento della release ma quando lo recuperai poco tempo dopo, beh, lo consumai avido e felice.

Dopo lo scioglimento nel 1997, in seguito alla reunion avvenuta dieci anni dopo e successivamente a svariate notizie sull’uscita di un nuovo ipotetico album, ecco la conferma: durante il concerto di Londra, di pochi giorni fa, Kevin Shields ha annunciato che sono pronti e che verrà “sfornato” a breve. I fans sono ansiosi, affamati e non ne possono davvero più di post pubblicati sulla pagina dei My Bloody Valentine che confermano i rumori sul completamento del mastering, perché questo tira e molla va avanti da circa un anno e potete ben immaginare quanta curiosità abbia creato.

Potete stare tranquilli, sabato due febbraio il gruppo ha messo come immagine di copertina della loro pagina facebook la cover del nuovo album Mbv, che è in stile Loveless ma, invece di essere rosa, è blu; poche ore dopo ecco che compare un messaggio: The album is now live on www.mybloodyvalentine.org. Nuovo sito internet, quindi, messo subito on line e comunicazione che sulla loro pagina youtube si possono ascoltare i brani nuovi di pacca. Una manna dal cielo insomma.

Mbv sarà disponibile in tre diversi formati: CD, download digitale e in Vinile 180gr registrato e masterizzato completamente in analogico ovvero senza utilizzare processi digitali! Il download sarà immediato mentre per la spedizione di CD/Vinile bisogna aspettare la fine di questo mese; le copertine dei formati scelti non sono uguali, ma si differenziano di poco, ma come detto all’inizio non è quello che conta, anzi. Per ora buon pre-ascolto e segnatevi le date del loro Tour.

02/05 – Osaka, JP @ The Hatch 02/06 – Osaka, JP @ The Hatch 02/07 – Tokyo, JP @ Studio Coast 02/07 – Tokyo, JP @ Studio Coast 02/10 – Tokyo, JP @ Studio Coast 02/13 – Taipei, TW @ Ntu Sports Center 02/16 – Melbourne, AU @ ATP’s I’ll Be Your Mirror Melbourne 02/18 – Sydney, AU @ Enmore Theatre 02/20 – Queensland, AU @ The Tivoli 02/22 – Melbourne, AU @ Palace Theatre 03/08 – Birmingham, UK @ O2 Academy 03/09 – Glasgow, UK @ Barrowlands 03/10 – Manchester, UK @ Apollo 03/12 – London, UK @ Hammersmith Apollo 03/13 – London, UK @ Hammersmith Apollo 05/11-12 – Tokyo, JP @ Tokyo Rocks Music Festival 05/23 – Barcelona, ES @ Primavera Sound

http://www.youtube.com/user/TheOfficialMBV

 

Andrea Facchinetti

 

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