Per andare dietro a un frutto neanche così buono come la mela, ci siamo persi il Paradiso- Intervista a Vincenzo Greco
Abbiamo raggiunto telefonicamente Vincenzo Greco (in arte Evocante), che ha recentemente pubblicato il suo ultimo lavoro in studio, Tempi Moderni (Dialettica Label-Tunecore- La Stanza nascosta Records): un concept album che ricalca-per ammissione stessa dell’autore- l’impostazione narrativa à la Roger Waters; una dichiarazione non solo artistica ma politica, un atto necessario di difesa dell’umanità e di resistenza verso le violenze del potere.
Come Waters - racconta Greco- ho utilizzato anche le voci, tra qui quelle di vari dittatori in Ricorsi criminali, il brano forse più terrificante del disco, e quella di Pier Paolo Pasolini, cui questo disco è dedicato, che interviene nel brano di apertura Hey tu e nel penultimo Persongente.
Cantautore, saggista e artista multimediale, Vincenzo Greco intacca con forza il muro dell’indifferenza e- peggio- dell’omertà nei confronti delle storture dei tempi moderni, diventando colonna sonora della ribellione.
Al centro del suo ultimo singolo, Non c’è più tempo, dalla ritmica arrembante e schizofrenica, c’è quell’accelerazione del ritmo di vita già indagata- tra gli altri- da Hartmut Rosa e dai suoi maestri, Habermas e Honneth.
A fianco dei processi di accelerazione sociale Rosa colloca processi in controtendenza, ossia processi di decelerazione, di resistenze e di critica, fino a spingersi ad abbozzare un nuovo modello di comunità.
A suo avviso qual è l’antidoto a, per usare le sue parole, questa vita insapore, seriale, senza gioia e senza stupore?
(* da una intervista apparsa su Blog della Musica)
Ti rispondo con un po’ di volgarità, che ogni tanto ci vuole: fottersene e riprendersi il tempo. Pensa alla Bibbia e alla storia di Adamo ed Eva, che contiene una profezia mirabile: per andare dietro a un frutto neanche così buono come la mela, ci siamo persi il Paradiso. Quante volte vediamo gente assorta davanti uno smartphone mentre intorno a loro ci sono le meraviglie del mondo?
“Di questi tempi”(Dialettica Label 2022), Tempi Moderni (Dialettica Label- Tunecore- La Stanza Nascosta Records, 2026), “Il tempo moderno e i suoi inganni. Riflessioni critiche in musica: Ferretti, De André, Battiato, Waters”, (Arcana Edizioni, 2024); lo spettacolo Tempi Moderni-di tutto un po’…la riflessione sul momento storico che stiamo vivendo è una costante dei suoi lavori, mi pare…
Sì, libro, album e spettacolo sono parti di uno stesso progetto dal sapore filosofico e anche un po’ politico. Mi piace unire diversi mezzi espressivi, e mi piace collegare le cose tra loro. A ben vedere, tutto proviene dai miei studi di ermeneutica, anche di tipo giuridico: una norma si capisce in pieno se messa in relazione con altre. Tutto è inserito in un sistema, e per capire le singole parti vanno, appunto, rapportate al sistema. Ecco perchè quando scrivo un libro poi mi viene spontaneo anche scrivere un disco: faccio sistema. Il tema del tempo moderno è così vasto che merita di essere approfondito con più mezzi espressivi.
Il 23 aprile, 2026, a L’Asino che vola (Via Antonio Coppi 12/d, Roma), ha presentato lo spettacolo Sequenze, Frequenze e Incontri, con la partecipazione di Stefano Pio.
Come è avvenuto l’incontro con Stefano Pio, che cosa vi lega?
Ci siamo conosciuti in occasione di un suo concerto a Milo, e da lì l’amicizia è cresciuta sempre di più fino a diventare di tipo familiare. Quando vado a provare nella sua abitazione a Venezia mi sento come a casa, riconosco tutto un ambiente artistico, tra quadri di Battiato e manoscritti originali del padre. Ci legano, oltre a un approccio molto incuriosito e divertito verso la vita, il disinteresse- non facciamo arte per un interesse specifico diverso da quello puramente artistico- e l’amore per la Verità, dentro cui è compreso anche lo sforzo di ricordare che Giusto Pio non è stato un semplice arrangiatore ma coautore di Battiato, e in quanto tale i suoi eredi vanno consultati e riconosciuti ogni volta che si fa un’operazione commerciale su di lui. Cosa che purtroppo non avviene quasi mai.
Un cantautore italiano secondo lei sottovalutato e da riscoprire?
Maurizio Della Rosa. Era il fratello di Gianni Nazzaro e ha scritto nei primi anni ’90 un album molto bello, composto da canzoni molto intime (La notte, Per curiosità, Ti senti sola). Non ha sfondato, forse troppo sofisticato per certi gusti grossolani, e quindi è passato alla valorizzazione della canzone napoletana. Mi è spiaciuto quando ho appreso della sua morte, aveva tante frecce al suo arco.
Poi ci sarebbe anche Enzo Carella, del quale ho proposto nel mio album All’improvviso una cover, Parigi.
Vuole regalare ai lettori di Nerospinto una playlist di 5 brani per lei irrinunciabili?
Shine on you crazy diamond (Pink Floyd), L’apparenza (Battisti), Le sacre sinfonie del tempo (Battiato), Mimì sarà (De Gregori), A tratti (Csi).
Sul fronte saggistico e su quello musicale c’è già qualcosa di nuovo che bolle in pentola? Vuole darci delle anticipazioni?
Sto lavorando su entrambi i fronti, ma per ora ti dico pochissimo perché sto appena alla fase embrionale e poi perché mi piace alimentare curiosità.
Sul fronte saggistico sto su un progetto riguardante l’intero panorama della canzone italiana che potrebbe non esaurirsi in un solo testo. Questo sarà un testo veramente “per tutti”.
Su quello musicale, sto su due progetti molto diversi tra loro che penso nessuno si aspetti da me, sono una novità assoluta non solo per me ma per l’intero panorama nazionale nel senso che, sempre che qualcuno che ha avuto le stesse idee non mi bruci sul tempo, sarò il primo compositore e autore italiano a pubblicare questi tipi di dischi.
Invece sul lato teatrale posso già dirti che è prevista una replica de L’infinito fra le mani, spettacolo incentrato su temi suggeriti da Battiato, con canzoni sue e qualcuna mia, e una parte teatrale non invadente ma essenziale per far viaggiare lo spettatore e portarlo su temi metafisici come quelli sul senso del respiro, su chi siamo e dove siamo diretti. Lo spettacolo si terrà il pomeriggio del 13 dicembre al Teatro Sala Raffaello di Roma, rispetto alla prima versione ci saranno molti più musicisti, tra cui un trio d’archi, con la presenza di Stefano Pio. In effetti, è più una versione 2.0, per come la sto arricchendo musicalmente e con qualche variazione nella scaletta.
C’è un aforisma che, specie in questo periodo, la rappresenta o la guida?
“Ogni cosa a suo tempo”.
C’è un tempo giusto per fare certe cose, non bisogna forzare. Io ad esempio potrei dolermi di avere cominciato a pubblicare i miei progetti non proprio in giovanissima età. Ma, a parte che non mi sentivo pronto e non c’erano le condizioni che io ritengo necessarie per farlo, devo anche ammettere che il passaggio ad altra dimensione del mio maestro, che è stato Franco Battiato, ha costituito per me una spinta a proseguirne il percorso, ovviamente a mio modo e con i miei limiti, in prima persona, mettendoci la faccia.
Fino a che c’era lui non c’era bisogno, almeno per me, proprio perché c’era lui. Dopo ho sentito una motivazione molto forte, quasi una missione, non tanto a ricordare la sua arte, che si ricorda da sola e non ha certo bisogno di me, ma a ricordare i temi esistenziali su cui lui si è incamminato e quindi proseguirne il percorso, con i miei mezzi espressivi, senza imitare nessuno e senza cercare di “utilizzare” Franco per avere io una visibilità o, peggio ancora, un tornaconto economico non meritato personalmente.
Spero che quello che dico non venga equivocato, non mi paragono di certo alla sua grandezza, ma di sicuro tengo a specificare che non sono un suo epigono ma un prosecutore.
